Fare memoria per ripartire

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA)

Questi pensieri giungeranno nella settimana nella quale molti di noi passeranno alcuni giorni di riposo in famiglia. I mesi che ci siamo lasciati dietro li ricorderemo per tanti anni, un virus che ha ucciso migliaia e migliaia di persone, il dolore di tanti, il tempo del lockdown, il distanziamento fisico, la solidarietà verso i più soli, la gran parte delle attività produttive sospese. Siamo stati un modello per l’intero pianeta, abbiamo appuntato nella  memoria  collettiva le nostre fragilità  già note  e che la pandemia ha riproposto con brutalità, mostrandocele senza  possibilità alcuna di passare oltre.   Ma abbiamo retto, hanno tenuto le nostre istituzioni, il governo ha  gestito – talvolta con fatica-   una crisi mai vista in tempi recenti. La società civile si è mostrata più fraterna, meno rabbiosa, con più senso civico e più che mai propensa al rispetto delle norme. Per usare un termine che ho commentato nelle nostre newsletter,  siamo stati resilienti, abbiamo affrontato i momenti difficili senza che il cuore e i pensieri fossero conquistati dalla rassegnazione, dalla cattiva tristezza, dall’accidia.

Non mi avventuro a fare previsioni, ma ritengo che i mesi che ci attendono non saranno semplici,  soprattutto sul fronte del lavoro. La minaccia di una disoccupazione diffusa non può che inquietarci: dovremo abilitare tutti gli strumenti che il Paese ha a disposizione, sperabilmente non solo di assistenza (pure importanti, ci mancherebbe) ma progetti seri di riforme e investimento. Le risorse ingenti  che l’Unione europea metterà a disposizione non vanno sprecate in mille rivoli, in provvedimenti parziali o a corto respiro, sarebbe un disastro soprattutto per le giovani generazioni e per  quelle future che si troveranno gravate di un debito pubblico già oggi  spaventoso, quasi il 160% per cento del Pil. Occorrono un investimento forte sulla qualità della istruzione oggi tra le più basse in OCSE, una formazione professionale adeguata alle richieste di competenze che provengono  dalle aziende, centri per l’impiego più efficienti (oggi marginali rispetto all’incontro tra domanda e   offerta),  sostegno fiscale al welfare aziendale, nuovi modelli di lavoro ( lavoro agile ma non solo…), contrasto al lavoro indegno e premi alle imprese che assumono a tempo indeterminato,  valorizzazione dei lavoratori senior e iniziative per favorire un invecchiamento attivo. Sono solo alcuni dei possibili punti di una agenda  che potremmo scrivere insieme e presentare come ANLA,  in autunno, alla politica, alle istituzioni, alle altre associazioni.

#zainoinspalla

#zainoinspalla

Per intanto buon Ferragosto, buona Assunta: sia un tempo di riposo e di serenità per tutti voi. Con lo zaino lì a fianco, vicino all’uscio, pronti a ripartire, con spirito di ascolto e di discernimento – una brezza leggera…- stupendamente evocato nella lettura biblica tratta dal Primo Libro dei Re :

“In quei giorni Elia essendo giunto al monte di Dio, l’Oreb, entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: esci e fermati sul monte alla presenza del Signore. Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.”

 

 

Giovani e Lavoro

(di Mario Ubbiali, consigliere nazionale ANLA)

La disoccupazione giovanile rappresenta a tutt’oggi una delle maggiori emergenze del nostro tempo. Non si tratta di una questione economica, bensì di giustizia ed equità sociale. Offrire ai nostri giovani l’opportunità di sentirsi parte integrante della grande comunità del lavoro umano, permettendogli di misurarsi con se stessi, di crescere e di relazionarsi con gli altri giungendo ad una piena realizzazione di sé nel lavoro ed attraverso di esso; costituisce infatti una questione morale che ci interroga sia personalmente che come A.N.L.A. Nella prospettiva cristiana il lavoro (e, con esso, l’attività economica) si pone – oltre che come strumento per il soddisfacimento dei bisogni propri e della propria famiglia – come mezzo per la piena realizzazione personale.

L’A.N.L.A. intende offrire alcuni spunti strettamente collegati al tema della disoccupazione giovanile. Il primo è quello della centralità dell’impresa, perchè “dire lavoro è dire impresa, che produce ricchezza attraverso il lavoro”. Il secondo è quello della formazione come leva strategica sia per la competitività delle imprese che per attirare quei capitali necessari per permettere ad esse di crescere e prosperare e, dunque, di generare sempre maggiori opportunità di lavoro.

Si tratta, invero, di due facce della stessa medaglia. Se da un lato il lavoro, non lo crea lo Stato ma le imprese, che a loro volta sono il frutto dell’azione di alcuni lavoratori la cui virtù imprenditoriale deriva dalla soggettività creativa della persona umana, dall’altro, esse hanno a loro volta bisogno del lavoro umano – sia esso manuale, intellettuale o creativo – per crescere e prosperare. Il destino dell’impresa è, dunque, indissolubilmente legato all’opera di coloro che in essa esercitano la propria vocazione professionale, svolgendo le proprie mansioni con sempre maggiore competenza, dedizione e capacità di cogliere nel lavoro un’opportunità di servizio a sé e agli altri.

Su questo terreno la formazione – intesa quale investimento sulla persona, che rappresenta il capitale umano dell’impresa – sia essa incentrata sulla diffusione della cultura d’impresa, sull’innalzamento delle competenze tecnico-professionali, o delle competenze manageriali, si impone sempre più come una potente leva strategica per favorire il successo dell’impresa.

In questa prospettiva, riprendendo l’insegnamento del fondatore dell’economia aziendale Carlo Masini, se l’impresa diventa comunità e in essa tutti contribuiscono a fare la propria parte, essa è capace di perseguire il bene comune permettendo il raggiungimento dei propri fini e, nello stesso tempo, concorrendo all’ordinato sviluppo economico e al progresso sociale.

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I pomodori

(di Roberta Greco)  I pomodori, considerati botanicamente come dei frutti in piena regola, sono ritenuti uno degli ortaggi simbolo della stagione estiva, in cui raggiungono la loro piena maturazione. In passato i mesi estivi rappresentavano il momento ideale per riunire la famiglia e cimentarsi nella preparazione della salsa di pomodoro casalinga in modo da averne delle scorte in dispensa per il resto dell’anno. Il pomodoro compare nelle ricette di ogni regione italiana e in mille varianti diverse, eppure il solanum lycopersicum, questo il suo nome scientifico, non proviene dall’Italia o dal Mediterraneo, bensì dall’America centrale.

Fu il conquistatore spagnolo Hernán Cortés che, in una sua spedizione del 1540 verso il Messico, decise di cogliere alcune di queste piante e portarle in Europa. La loro diffusione fu pressoché immediata: in Italia arrivò qualche anno dopo e si diffuse soprattutto nelle regioni meridionali, ma fu solo intorno al Seicento che si iniziò a usarlo in cucina, poiché la pianta era considerata velenosa.

Chiamato il “Pomo d’oro”, poiché in origine il suo colore era giallo intenso: diventò rosso con un lavoro di ingegneria botanica primordiale, innestandone varietà e tipi diversi, fino a renderlo uno dei capisaldi degli ingredienti della dieta mediterranea.

Oggi lo si trova sotto tantissime forme, fresco o conservato, ma in origine nessuno riuscì a capire come mantenerlo fresco e utilizzabile per più di qualche giorno. La possibilità di conservare i pomodori in dispensa venne scoperta grazie agli studi del medico italiano Lazzaro Spallanzani, che comprese il meccanismo della pastorizzazione attraverso la bollitura dei barattoli in acqua bollente.

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Un libro sempre con noi

(di Annalisa Gatti) Ci aspettano ancora tante giornate, lunghe e calde, l’estate è ancora nel pieno dei suoi colori sgargianti e tanti di noi sono in ferie, magari al mare o in montagna. Un libro sempre con noi, sul comodino in albergo a casa propria, sulla sdraio ad aspettarci dopo un bel bagno. Un libro da leggere, compagno ideale quando ci si sente soli, quando si è stanchi ma non si ha ancora sonno, quando vogliamo staccare la spina e viaggiare con la fantasia.

Letture estive

Letture estive

Ecco qualche titolo: tra i romanzi d’amore, d’amicizia e di grandi sentimenti, vorrei segnalare“ Dormi stanotte sul mio cuore” di Enrico Galliano, autore dei bestseller “Eppure cadiamo felici , Tutta la vita che vuoi e Più forte di ogni addio”. E’ la storia di Mia e della sua amicizia con Margerita, sua maestra delle elementari. Mia da quando ha perso le tracce di Fede, il ragazzo che la sua famiglia aveva preso in affido e con il quale aveva avuto un rapporto felice, non riesce più ad avvicinarsi alle persone. Questa amicizia così speciale con questo ragazzino che ha due anni più di lei la segnerà per tutta la vita.  Sarà proprio la sua maestra ad aiutarla, a vivere questo distacco permettendo di riconciliarsi con gli altri e con se stessa. Il professore, Enrico Galliano, che sa parlare ai ragazzi ed è amato dai genitori, ritorna con questo romanzo a raccontare gli adolescenti e a guardare in fondo al loro cuore.

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Ogni anziano un nonno

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA). “Ogni anziano un nonno” e l’hastag #sendyourhug raccolgono il cuore dell’ultimo intervento di Papa Francesco che da mesi segue il fil rouge che congiunge le estremità della  vita per comprenderla tutta, l’infanzia e l’anzianità, due stagioni straordinarie per tutte le persone. In questi anni di presidenza anche noi di ANLA abbiamo  voluto comprendere tutta la  vita, giovani e anziani, nonni e nipoti, in un rapporto fecondo di reciprocità e donazione. Non abbiamo partecipato al gioco della contrapposizione generazionale come troppo spesso accade nel dibattito politico, abbiamo piuttosto difeso una relazione preziosa che cresce e matura dentro le famiglie e nelle case. Non siamo l’associazione dei “diritti acquisiti” quando i privilegi non sono meritati, siamo al contrario l’associazione dei diritti tout court, soprattutto quando  i diritti non sono tutelati e non garantiscono una vita degna ai bambini e alle bambine e agli anziani tutti. La lunga quarantena ha fatto emergere le nostre fragilità, il Covid 19 non è stato affatto democratico come alcuni commentatori l’hanno descritto, ha colpito selettivamente le persone più anziane, le ha colpite soprattutto nelle residenze sanitarie mostrando le manchevolezze di un sistema di assistenza che va ripensato daccapo e che oggi spesso offre servizi sulla base del censo degli ospitati.

La pandemia ha colpito in altro modo i bambini e le bambine, più di 1 milione e mezzo, privi di sostegni formativi, poveri di strumenti digitali, costretti  spesso in case troppo piccole e a rapporti, già rarefatti, con nonni e coetanei  azzerati nei mesi di quarantena. Una generazione che rischia il proprio futuro già minacciato  per la cronica  mancanza di servizi diffusi per la prima infanzia. Su entrambe le “estremità” della vita ANLA non rinuncerà a dire la sua, lo ha fatto in questi mesi con pubbliche dichiarazioni e continuerà a farlo.

Non so se ne usciremo migliori, non so neppure se tutto non sarà più come prima. Gli uomini non cambiano all’improvviso, resistono ai cambiamenti, e se cambiano lo fanno con i tempi della vita. Certo è che il virus, con cattiveria, ha riproposto la verità sulla nostra natura umana. Noi siamo una relazione cercata quotidianamente con le persone, con gli altri essere viventi, persino con gli oggetti che ci sono più cari.  Senza relazione l’esistenza intristisce, guarda paranoicamente il proprio l’ombelico, si chiude in una scatola -dorata per i più fortunati-  ma vuota  di valori, colma solo di cianfrusaglie e poco altro.

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Summer School ANLA

ANLA organizza la seconda edizione della Summer School. Abbiamo scelto come sede dei lavori il Centro Mariapoli Internazionale, una struttura particolarmente accogliente, tecnologicamente attrezzata e immersa nel verde per assicurare la migliore riuscita dei lavori in piena sicurezza e in grado di accogliere famiglie.Vi aspettiamo!

Summer School ANLA 2020

Summer School ANLA 2020

Per informazioni sul programma e sulla logistica, cliccate qui

Per informazioni sulle modalità di iscrizione e di partecipazione, cliccate qui

(Dal nr. 7-8/2020 di Esperienza) La pandemia ha impietosamente azzerato vite, sentimenti, abitudini, stili di vita. Possiamo anche raccontarci che non è così, che in fondo tutto sta tornando come prima, ma anche il più ostinato, se in buona fede, sa in fondo in fondo che questo evento ha segnato drammaticamente la nostra epoca. Non si supera  un simile spartiacque se non si fa il punto della situazione: solo comprendendo veramente la realtà che abbiamo vissuto e che viviamo possiamo ripartire senza paura di ulteriori errori. Anni ’20 dunque, con il tentativo nostro e di tutta quanta l’Associazione di aiutare ognuno di noi a compiere questo cammino, passare dalla condizione di sopravvissuto a protagonista. La Summer School che ANLA organizza a Castel Gandolfo il prossimo settembre e alla quale siamo tutti calorosamente invitati a partecipare vuole avere un duplice scopo: ritrovarsi per capire e ripartire per tornare a svolgere un ruolo di servizio da protagonisti nella nostra società. Ci aiuteranno in queste riflessioni intellettuali, filosofi, teologi, demografi, economisti di primaria rilevanza nazionale. Ivo Lizzola, ad esempio, docente di Pedagogia sociale e Pedagogia del conflitto, della marginalità e della devianza all’Università di Bergamo, ha recentemente affrontato il tema in più scritti. In “Generazioni e pandemia” pubblicato in La fede e la pandemia, I Quaderni di Dialoghi, Ave, si è domandato quali solchi abbia tracciato questa pandemia, evento che ha sospeso il tempo del mondo. Ivo Lizzola vive là dove il virus ha colpito più duramente e leggendo emerge dalle sue parole la drammaticità di quanto ha veduto. Pensando ai più anziani, “La loro è attesa di non perdere, attendono delle attenzioni alla loro fragilità. Hanno colto che prestazione e cura non sono proprio la stessa cosa, che servizi e prossimità neppure”. Di fronte alla drammaticità di un evento che azzera la vita, l’uomo finisce con il chiedersi cosa veramente conta e cosa veramente sia possibile trasmettere alle giovani generazioni: “In un certo numero hanno colto ciò che avevano da offrire ai tempi giovani che bussano alla porta. Con la consapevolezza (quanto riuscirà a consolidarsi?) che un evento lascia macerie, anche cattive nostalgie, e può avvelenare la speranza. E che è duro e grande impegno quello di pulire il futuro, di tenerlo aperto al nuovo ed alla generazione. Perché sia un cammino di vita, e di giustizia: e nessuno sia escluso, scartato perché “incapace” o pesante. Adulti e anziani tesi al futuro, capaci di futuro. Sapendo che lo abiteranno come futuro anteriore, come seminato. Ma saranno stati capaci, avranno avuto desiderio d’augurio e d’anticipo”

Concorso Fotografico Nazionale 2020 di ANLA

Sono aperte le iscrizioni al Concorso Fotografico Nazionale 2020 di ANLA. Il tema è “Kairòs19 – ISTANTANEE AL TEMPO DELLA PANDEMIA CATTURATE ATTRAVERSO GLI OCCHI DEGLI ANZIANI”.

logo KAIROS19

logo KAIROS19

Il Concorso ha l’obiettivo di raccogliere istantanee, attimi fermati nel tempo come solo le fotografie sanno fare: paure, sogni, sofferenze, speranze, emarginazioni e voglia di vivere; nella propria abitazione, nel condominio, nel quartiere, in un istituto, nei rapporti a distanza con figli e nipoti, anche nello schermo del telefonino, tablet o personal computer. Il Concorso vuole rendere visibili e durature nel tempo quelle emozioni affinché attraverso una foto si possano conservare e trasmettere da generazione a generazione. Un periodo buio, quello della Pandemia COVID19, che ha colpito tutto il pianeta e che resterà nella storia di tutti i popoli, visto attraverso gli occhi degli anziani, certamente tra i più colpiti, non solo nel corpo ma anche nello spirito.

La giuria, composta da professionisti del settore e responsabili ANLA, esprimerà un giudizio insindacabile espresso sulla qualità tecnica e sulla coerenza con le finalità ed il tema del concorso.

Per informazioni sulle modalità di partecipazione e sul regolamento, cliccate qui

Scrittrici di successo

(di Annalisa Gatti) Dobbiamo dire grazie ad Andrea Camilleri e Luciano De Crescenzo, due gentiluomini del sud, grandi autori contemporanei, voci importanti della letteratura italiana, perché ci hanno lasciato tanti tesori da leggere, tanta vita da studiare, un esempio per tutti noi. Nel panorama letterario italiano contemporaneo però non ci sono solo uomini grandi scrittori ma tante autrici di indubbio successo.

Elena Ferrante, tra i suoi  libri più famosi “L’Amica geniale” del 2011, seguito nel 2012 dal secondo volume: “Storia  del nuovo cognome”, poi del terzo: “Storie di chi fugge e chi resta” e nel 2014 il quarto ed ultimo: “Storia della bambina perduta” infine ”La vita bugiarda degli adulti”. Il tema comune è la donna e il suo rapporto con le altre donne. Margaret Mazzantini, moglie di Sergio Castellitto, inizia la sua carriera come attrice ma poi si dedica alla scrittura con grande successo. I suoi romanzi diventano film, il più famoso “Non ti muovere” con l’attrice Penelope Cruz o anche “Venuto al mondo”. Sveva Casati Modigliani, raffinata e delicata nei suoi romanzi troviamo l’amore e la vita in tante declinazioni diverse. Dal suo primo romanzo: “Anna dagli occhi verdi”, ne sono nati tanti altri, alcuni tra i tanti: “La vigna di Angelica”, “Dieci e lode”, “Léonie”, “Festa di famiglia”, “Vaniglia e cioccolato”. Susanna Tamaro, chi di noi donne non ha letto il suo:” Va dove ti porta il cuore?”, un best seller che ha venduto 16 milioni di copie in tutto il mondo; una lettera che una nonna scrive alla nipote facendo emergere una verità sconosciuta. E ancora Oriana Fallaci, anche lei come Camilleri e De Crescenzo non è più tra noi, ci ha lasciato nel 2006. Una donna speciale, forte, decisa, dinamica, intraprendente, coraggiosa. Giornalista, prima donna inviata speciale, mandata al fronte durante la guerra in Vietnam, attivista, grande scrittrice, con i suoi libri ha venduto circa venti milioni di copie. Tante le critiche e gli insulti, le polemiche che si è tirata dietro per le sue prese di posizione contro l’Islam ma indimenticabili alcuni suoi libri tra questi voglio citare :”Lettera ad un bambino mai nato” un libro legato ad un fatto particolare, intimo,  un monologo di una donna che aspetta un figlio e guarda all’esperienza della maternità come ad una scelta personale. Basta volere un figlio per costringerlo alla vita?. Altro libro da leggere assolutamente:” Un uomo” il romanzo della vita di Panagulis, compagno della Fallaci, condannato a morte nel 1968 per l’attentato a Georgius Papadopulos. “Insciallah”, la storia dell’intervento delle forze internazionali in Libano ai tempi della guerra civile e la partecipazione del contingente italiano. Con “La rabbia e l’orgoglio” Oriana fallaci prendendo spunto dalla tragedia dell’11 settembre 2001, esprime il suo punto di vista sul rapporto Occidente e Islam. E’ il primo libro de: “ La Triologia di Oriana fallaci”. Il libro ha venduto in tutto il mondo milioni di copie. La Fallaci accusa duramente la classe politica italiana, gli intellettuali, la Chiesa cattolica di alimentare e tollerare la decadenza della civiltà occidentale. Non può bastare questo spazio per parlare di una donna di questo spessore.

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Alimentazione degli animali – il gatto

(di Roberta Greco)

Basta poco per nutrire al meglio i nostri adorati amici pelosetti, senza spendere una fortuna. Basta preparare in casa il loro cibo: con un pizzico di fantasia e la ricetta giusta diventa un gioco preparare tante scodelline sfiziose, sane e nutrienti. I prodotti in commercio molto apprezzati dai nostri gatti ma possono contenere conservanti e altri ingredienti che in alcuni animali possono scatenare allergie o intolleranze. Preparare in casa il loro cibo vi permetterà invece di fornire ai vostri amici un alimento genuino, risparmiando notevolmente anche sui costi. Imparare a conoscere le esigenze alimentari dei gatti è molto importante. Devono seguire diete che richiedono pianificazione e attenzione. A loro servono molte proteine e grassi, nella dieta di un gatto occorre circa l’85% di carne, grasso, frattaglie e ossa, mentre le verdure, le erbe e le fibre dovrebbero costituire solo il rimanente 15%.

Importante assicurarsi che la sua alimentazione contenga i seguenti elementi: acqua pulita (disponibile sempre e di facile accesso), proteine, grassi (i gatti hanno bisogno di grassi per avere energia, per assumere acidi grassi essenziali e vitamine solubili nei grassi) e vitamina A (è possibile trovarla nel fegato, nelle uova e nel latte, ma si tratta di alimenti da usare con cautela), vitamina B (nel lievito di birra, se hanno una carenza di questa vitamina, può manifestarsi perdita dell’appetito per alcuni giorni o febbre), vitamina E (vitamina necessaria per il metabolismo dei grassi insaturi) e calcio (un minerale importante per la costruzione e lo sviluppo delle ossa dell’animale).

La taurina è un aminoacido essenziale nell’alimentazione di un gatto. Solitamente ne è presente una quantità sufficiente nel cibo per gatti (secco o umido), ma se si nutrirà con piatti preparati in casa o con una dieta vegetariana, potresti doverla integrare. La carenza di taurina nei felini può provocare la degenerazione centrale della retina, che porta a cecità irreversibile, oltre a insufficienze cardiache.

Inoltre i gatti hanno esigenze diverse in fatto di orario e frequenza dei pasti e tipi di alimenti secondo la loro età. Anche se quasi tutti gli esemplari di questa razza sono in grado di regolarsi bene da soli in merito al cibo, ci sono alcuni casi in cui sarai tu a dover provvedere.

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Summer School ANLA 2020, le ragioni di una scelta

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA). Da sopravvissuti a protagonisti! È il titolo che abbiamo voluto dare alla nostra Summer School. Tre giornate nei Castelli romani, a Castel Gandolfo, un luogo nel quale goderemo della bellezza di un paesaggio dolce e verde, ricco di storia e dal clima mite. Alcuni amici, ancora dubbiosi – pochi devo dire -  mi hanno chiesto perché  la presidenza nazionale promuova  - oramai da due anni -  un incontro con questo format, quali siano il senso e  i significati. Perché non proporre nel medesimo periodo una gita fuori porta piuttosto che ascoltare e discutere con persone esperte?  A che pro?  Non sarebbe meglio spender soldi per una iniziativa più leggera e più ludica?

Vi darò le mie risposte rinnovando l’invito ad essere con noi, iscritti e non, amici e familiari.

 

Il Centro Mariapoli Internazionale dove si svolgerà la Summer School ANLA 2020

Il Centro Mariapoli Internazionale dove si svolgerà la Summer School ANLA 2020

In questi mesi si è parlato tanto di formazione e istruzione, di bambini e bambine soprattutto. Si è parlato poco di adulti e adulti anziani. Eppure la formazione-per-sempre è posta dagli esperti come uno degli elementi da curare con assiduità per vivere bene la proprio vita, per invecchiare positivamente, per sentirsi protagonisti. È questa la prima risposta al perché di una Summer School: ci troveremo insieme per formarci ancora, per capire il tempo che viviamo, per mettere a frutto la nostra esperienza di vita, le nostre competenze ancora importanti per pensare il futuro delle nuove generazioni.

Siamo una associazione di volontari, siamo legati alle aziende da cui proveniamo, siamo legati alle nostre comunità. Proponiamo iniziative, eventi, scriviamo e prendiamo posizione quando necessario. L’associazione ha uno statuto, un progetto culturale, e valori che non tiene per sé, seduta sul divano: li propone, li traduce in opere e gesti. Ma per fare questo occorre essere comunità, condividere un sentire, per non perdere l’attitudine ad “annusare” il tempo che viviamo, per non essere “fuori gioco” ed essere invece generativi verso le nuove generazioni, e sapere che se parlerai avrai dietro gli amici.    Ecco la seconda risposta: facciamo una Summer school per sentirci più associazione, per non esaurire il capitale sociale e culturale maturato in   settant’anni di presenza, per non morire giorno per giorno.

Non solo formazione ma anche tempo libero. Si diventa amici pranzando e cenando insieme, facendo una chiacchierata negli intervalli, scambiandosi una battuta, raccontandosi qualcosa della propria vita personale, godendo insieme un bel luogo, una passeggiata. E questa è la terza risposta del perché di una Summer School: stare insieme per condividere e fare più amicizia in un tempo di solitudine e di individualismi esacerbati.

Venite a Castel Gandolfo: tre giorni di formazione, di amicizia e di tempo libero. Non vi annoierete. Vi aspettiamo.