Una scelta spesso dimenticata

(di Antonello Sacchi) Nonostante tutto, anzi proprio per dare un segnale opposto all’attuale immobilismo forzato dettatoci dalla pandemia, dobbiamo tornare a progettare il nostro futuro. Sempre, giorno dopo giorno, azione dopo azione consapevoli che da questa crisi si può uscire migliori o peggiori, in ogni caso non uguali a prima, con buona pace di tutti coloro che continuano a vivere nel passato. Una scelta fondamentale, che spesso non richiama adeguata attenzione, è quella che riguarda i nostri figli, o nipoti, che devono costruirsi un iter scolastico in vista della definizione del loro “stare in società”, cioè della professione che saranno chiamati a svolgere. Parliamo di lavoro quindi, anzi di orientamento scolastico. Il vero discernimento matura in famiglia, ad esso possono concorrere più fatti esterni virtuosi, penso ad esempio alla saggezza dei “capelli bianchi” che può essere utile nel raccontare come affrontare la vita, come prendere decisioni. Ma in ultima analisi, la scelta, ogni scelta, è sempre e solo personale. Viviamo in un’epoca dove la tecnologia domina in maniera assoluta quindi avanti con tecnici, tecnici specializzati, laureati in materie scientifiche, eppure un virus ci ha fatto capire che abbiamo un disperato bisogno di infermieri e di medici.

 

In generale, le condizioni di vita possono radicalmente cambiare, portando alla ribalta improvvisamente certi ruoli al posto di altri. Non potendo prevedere il futuro, non resta che comprendere come ben scegliere. Il punto di partenza sono ovviamente le qualità della persona, le inclinazioni, i desideri e le ambizioni, ma forse occorre sgomberare il campo da alcuni pregiudizi. La contrapposizione fra materie umanistiche e materie scientifiche è frutto solo dell’esasperata e recente corsa tecnologica, in realtà sono complementari e essenziali le une alle altre. Senza citare le arti del trivio e del quadrivio che rappresentavano l’educazione medievale, mix armonico di lettera e scienza, l’uomo non è fatto per una crescita monotematica. E poi, chi l’ha detto che le materie umanistiche sono inutili? Senza un’adeguato loro approfondimento rischieremmo di non avere le categorie per comprendere quanto ci accade o la realtà che ci circonda.

D’accordo, in linea di principio, ma cosa devo fare per vivere? Essere te stesso, in primo luogo, e non avere paura se sei portato per l’approfondimento letterario o filosofico: se farai bene ciò che vorrai fare, sarai professionale e utile a te stesso e agli altri. Come dice quella frase che circola in rete? Accendere un fiammifero vale infinitamente di più che maledire l’oscurità…

Salute, diritto fondamentale

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) I giornali di alcuni giorni fa hanno fatto circolare la bozza del piano pandemico per gli anni 2021/23, un documento assolutamente necessario e indispensabile per superare questa epidemia e per prepararci  ad un’altra eventuale emergenza sanitaria. Un passaggio del testo ha lasciato tutti sconcertati:  “i medici curino prima chi può salvarsi”. Una dichiarazione inaccettabile da un punto di vista etico e anticostituzionale. Il Ministero si è  affrettato a dichiarare che si trattava solo di una bozza. Ma gli interrogativi si affollano: come può un dirigente ministeriale, o comunque l’estensore della bozza solo immaginare uno scenario di questo tipo?

L’articolo 32 della Costituzione recita : “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.”

La salute è un fondamentale diritto dell’individuo, sta qui il cuore della dichiarazione. Non  si tratta di giovani o anziani, di dare precedenze o salvaguardare particolari settori della popolazione. È un diritto fondamentale perché attorno alla tutela della salute si cela un caposaldo della nostra cultura umanistica, il diritto inviolabile alla  vita di ogni persona. La pandemia ha rivelato le fragilità del nostro sistema sanitario troppo frettolosamente evocato come il “migliore del mondo”. I tagli di questi decenni, il pregiudizio economicistico  secondo il quale   sanità e salute siano  da annoverare nel capitolo sprechi  e ruberie di vario tipo  ha fatto il resto. Si tratta ora di ricostruire una sanità più a misura di persone, soprattutto di quelle più fragili e bisognose di cure. Prevenzione, medicina territoriale, telemedicina, ammodernamento dei dispositivi tecnologici e delle strutture ospedaliere sono i capitoli da approntare con progetti concreti e fattibili. Senza sprechi, con lo sguardo lungo. E va da sé che un piano pandemico non possa che prevedere la tutela della salute e della vita di tutte le persone che risiedono nel nostro paese.

La nostra Associazione in questi mesi non si è tirata indietro, quando è stato necessario abbiamo espresso le nostre critiche e osservazioni con responsabilità e rispetto delle istituzioni. Abbiamo voluto richiamare    la   “stagione  della libertà” che vivono in particolare  le persone anziane e i  bambini, due fasce di popolazione che hanno pagato pesantemente le conseguenze della pandemia. E riaffermare il diritto al  “ tempo della libertà” per entrambi, in questi mesi  costretti nelle mure  di casa, impauriti, spesso in solitudine.

Lo ribadiamo senza alcun indugio: invitiamo  i nostri aderenti a rispettare le indicazioni delle autorità, alla prudenza, a contrastare i  “populismi negazionisti” che non fanno parte del DNA associativo, siamo fiduciosi nella scienza e nella conoscenza, condanniamo l’ ignoranza manipolata, amiamo la cultura che costruisce legami e non si affida alla paura.   Rispettiamo le regole ma non rinunciamo a dire la nostra.

Si giunga al più presto ad una vaccinazione per tutti. E ricominci la vita e il tempo della libertà  responsabile. Noi siamo pronti.

Scaldarsi in tavola

(di Roberta Greco) L’inverno e il freddo segnano una stagione all’insegna delle ricette che sappiano rinfrancare il corpo e la mente, è il momento migliore per assaporare zuppe, minestre e minestroni, da realizzare impiegando al meglio i legumi e verdure che la stagione offre e per avere un’arma in più per allontanare i malanni di stagione e favorire le difese immunitarie grazie alle loro proprietà benefiche.

Le ricette più sostanziose e nutrienti che la cucina tradizionale italiana offre, sono l’ideale basti pensare a piatti corposi come pasta e fagioli, la polenta con le spuntature, i tortellini in brodo o i pizzoccheri alla valtellinese.

Pizzoccheri

Ma per riscaldarci non basta che i cibi siano soltanto caldi, per essere efficaci, le ricette contro il freddo da portare in tavola devono aiutarci a produrre più energia e, di conseguenza, calore, stimolando il nostro metabolismo. Alcuni ingredienti sono capaci di fare esattamente questo lavoro grazie al giusto equilibro fra apporto calorico e proteico. Stiamo parlando in particolare di carne, legumi e verdure di stagione, che ci aiutano ad aumentare in modo sano le calorie giornaliere necessarie in inverno per combattere le temperature più rigide.

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Piante da interno: Spatifillo

(di Annalisa Gatti)  E’ una bella pianta d’appartamento ma nei luoghi con clima molto mite può vivere anche all’aperto. Facile da coltivare è adatta anche ai meno esperti. Appartiene alla famiglia delle Araceae e comprende moltissime specie.  Originaria dei paesi tropicali umidi come Filippine e Colombia è una pianta erbacea perenne con una forma elegante che può raggiungere il metro di altezza.

Fiorisce dalla primavera fino all’autunno. Ha i fiori bianchi che durano a lungo, anche 5-6 settimane e che sbocciano quasi continuamente da quando la pianta ha circa sei mesi; sono sostenuti da un lungo stelo, la loro parte esterna, la spata, è bianca e lo spadice centrale è color crema. Con il tempo diventano entrambi di un verde delicato. Le foglie sono oblunghe di un colore verde vivo, la loro particolarità è la totale mancanza di fusto: le foglie crescono infatti direttamente da un rizoma sotterraneo. Quando un fiore appassisce bisogna tagliare lo stelo in prossimità della terra, così anche con le foglie.

La pianta ha bisogno di penombra in estate e piena luce in inverno, non gradisce la luce diretta del sole; meglio evitare gli sbalzi di temperatura essendo una pianta che predilige il calore costante.  Il terriccio bisogna mantenerlo sempre umido, bagnare quindi due o tre volte la settimana in estate e una volta la settimana in inverno. Quando la temperatura è superiore ai 21°meglio irrorare giornalmente; per assicurare un’umidità locale permanente è meglio mettere il vaso sopra un sottovaso contenente ghiaia ricoperta quasi interamente di acqua, attenzione però che il vaso non sia a contatto con l’acqua.

Il terreno deve essere soffice, morbido, con torba mista a sabbia, umido e ben drenato. E’ una pianta che, se crescendo velocemente diventa troppo grande per il vaso che la ospita, può essere divisa in primavera: la divisione dei cespi avviene mediante il taglio delle radici rizomatose. Il rizoma portante va tagliato con un coltello affilato e disinfettato; la porzione recisa deve avere alcune radici e poi va interrata in terriccio universale. Una volta rinvasate, le due parti devono essere tenute in ombra ad una temperatura di circa 21° fino a che non diano segni di una nuova vegetazione.

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Pronti a ripartire!

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) Siamo agli inizi del 2021, un anno che ci appare ancora sospeso e poco decifrabile, incerto sui tempi di uscita  dalla pandemia. Ma noi non rinunciamo a “pensarlo”, sentiamo l’urgenza di ripartire per non darla vinta al coronavirus che ci ha strappato già il 2020. No! Non lo vogliamo consentire ma neppure possiamo archiviare l’anno passato con nonchalance. Alcune parole mainstream degli anni scorsi appaiono offuscate e dai contorni meno netti: il richiamo ai valori (senza praticarli), competitività, eccellenza, flessibilità, efficienza-efficacia, merito, velocità  ecc ecc. Non sono parole da archiviare, ci mancherebbe: che il nostro Paese, ad esempio, non sia competitivo e che non premi il merito è un dato di realtà condiviso da molti osservatori. Ma queste parole, e altre ancora,  compongono  un paradigma sociale e culturale che la pandemia ha messo in gran parte in soffitta.

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca

Se ne sono affacciate altre, da tempo trascurate e percepite come troppo buoniste o più semplicemente inutili e marginali per il progresso delle comunità: fragilità, cura, beni comuni, fraternità, solidarietà, sostenibilità, inclusione… La pandemia le ha fatte riemergere imponendole alla nostra attenzione, senza di esse non saremmo sopravvissuti, la presa di coscienza collettiva di come  siano essenziali per la vita comune e per una esistenza più felice è maturata giorno dopo giorno.

Su due parole vorrei soffermarmi: (prendersi) cura e (vivere il) tempo.

La cura è ritenuta erroneamente un’attività tipicamente femminile. Uno stereotipo  duro a morire, ma  sappiamo che oltre i luoghi comuni   essa   costituisce una dimensione fondativa della nostra umanità tanto da dover essere educata sin dalla prima infanzia. Essa vive di gesti quotidiani, di attenzioni, di scelte familiari e lavorative, e perché no di scelte associative. Si può pensare alla nostra Associazione (c’è chi la pensa davvero così…) come mero contenitore  di alcuni servizi più o meno convenienti e per celebrare la cena di fine anno con pochi eletti,  o al contrario (io sono qui) come  un progetto culturale, un luogo di impegno e di amicizia per vivere più appieno la propria esistenza nel prenderci cura reciprocamente.

Nel 2020 il tempo si è quasi contratto, la vita quotidiana si è svuotata di senso e di futuro, abbiamo vissuto alla giornata, intimoriti dalle morti di  amici e conoscenti. Mi sono domandato se non fosse questo lo stato esistenziale in cui eravamo immersi senza averne contezza anche prima della pandemia.  Una sorta di “bolla temporale” permanente che ci ha precluso di vivere il tempo come attesa speranzosa, come  sguardo proteso verso l’orizzonte lontano che fiorisce di tutti i secondi che la vita dona a noi tutti. Un tempo  dannatamente  veloce ed efficiente, in realtà povero di tutto, di relazioni e di futuro.

Ad una associazione di adulti come la nostra inaspettatamente attende un compito arduo ed entusiasmante: testimoniare la bellezza del prendersi cura di tutto ciò che ci circonda e di vivere il tempo quotidiano con stupore. Pronti a ripartire amiche e amici!

Anthurium

(di Annalisa Gatti)  Siamo ancora nel pieno di un periodo delicato: il virus in circolazione è ancora molto pericoloso e le festività si preannunciano casalinghe, intime, con tante restrizioni.

Passando più tempo in casa, ci siamo dedicati con maggiore cura a renderla accogliente per le festività natalizie. Nel momento in cui poi dovremo togliere il presepio e riporteremo in cantina l’albero di Natale, tutto l’ambiente sembrerà spoglio e vuoto; il colore rosso delle feste però ci potrà ancora accompagnare per un lungo periodo se acquisteremo una pianta che in soggiorno è sempre molto decorativa: l’Anthurium.

Anthurium

Anthurium

 

Appartenente alla famiglia delle Araceae, originaria dell’America tropicale è un genere che comprende circa 600-1000 specie. È nota anche come il cuore delle Hawaii o il fiore fenicottero. La pianta è molto simile allo Spathiphyllum che è meno colorato ed ha le stesse esigenze colturali.

Essendo una pianta tropicale predilige un clima caldo e umido senza sbalzi di temperatura, e durante l’estate ha bisogno di abbondanti innaffiature senza mai esagerare; come la maggior parte delle piante non ama i ristagni di acqua che formano marciumi alle radici quindi si può sistemare in un vaso con sottovaso pieno di ghiaia, quasi interamente coperta di acqua; si può anche nebulizzare un paio di volte al giorno nei periodi caldi ma mai durante la fioritura.

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L’Anice

(di Roberta Greco) La pianta dell’anice, il cui nome botanico è Pimpinella anisum, appartiene alla stessa famiglia del finocchio, dell’aneto e del cumino: i suoi piccoli semi dal sapore intenso e dolce sono usati nella preparazione dei cibi da moltissimi secoli. Originario del Medio Oriente, si diffuse in tutto il Mediterraneo al tempo dei greci e dei romani e venne esportato nelle Americhe poco dopo i viaggi di Cristoforo Colombo. Oggi viene coltivata ovunque il clima caldo lo consenta, ma prevalentemente nell’area Mediterranea e in India.

L’anice è noto fin dalle origini per le proprietà digestive oltre ad essere usato già in farmacologia: presso i latini si servivano infatti piccoli dolci profumati con questo aroma alla fine dei banchetti abbondanti. La pianta è infine ingrediente fondamentale del famoso pastis francese, degustato come aperitivo in tutta la regione sudorientale del paese.

anice

anice

L’anice era così consumata che i soli pedaggi fissati sulle importazioni dei semi di anice servirono in larga parte a pagare le riparazioni del London Bridge all’inizio del 1300. Nell’Ottocento scoppiò la moda di allungare poche gocce di anice con acqua ghiacciata, ottenendo una bevanda molto semplice che conquistò un enorme consenso. Non dimentichiamo che l’anice è anche tra gli ingredienti fondamentali del liquore simbolo degli artisti, scrittori, musicisti e intellettuali bohémien durante il XIX secolo: l’assenzio.

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2021

(di Antonello Sacchi) 2021. Vi passo qualche veloce appunto. Cosa chiedere a questo anno? Che tutto passi velocemente, ma anche che non passi invano. La grande sofferenza che stiamo vivendo e che non è ancora finita facciamo si che non sia stata vana.  Ripenso ai racconti dei miei nonni e di mio padre sui tempi di guerra. Quei racconti che tornavano sempre uguali e da cui volevo scappare ma che ora, che non posso più sentirli, vorrei riascoltare ogni sera. Anche allora una terribile sofferenza, un nemico da combattere, la mancanza di un orizzonte.

2021

2021

Terminata la guerra? Non solo voglia di festeggiare, ma anche il desiderio di aiutare e essere aiutati, rispettare e essere rispettati. Spero che la sofferenza che stiamo vivendo purifichi la nostra società e radichi di nuovo il senso del rispetto. Cosa significa oggi rispetto? Provo a darne qualche possibile definizione. Rispettare non significa parlare sempre e comunque  ma saper anche stare zitti, ascoltare e poi eventualmente  parlare rispettando le competenze. Rispettare significa non venir meno alle proprie idee o non citare le persone perché qualcuno potrebbe turbarsi, ma capire che da qualsiasi persona dotata di intelletto, purché sia con cuore sincero, disinteressato  e umile, può venire una parola di verità o un suggerimento. Rispettare significa non vivere nel passato, Lucrezio direbbe laudator temporis acti, ma capire che le idee vanno attualizzate e declinate nell’oggi del tempo che viviamo e capire che a volte è necessario passare la mano. Rispettare tutti significa non vanificare i sacrifici fatti per uscire ma da questa pandemia ma anche non esasperare le persone già provate. Rispettare significa anche voler bene, in primo luogo il bene comune attraverso cui progredire come società e come paese.

Buon 2021, in attesa di tempi migliori che sicuramente verranno.

L’eroicità della quotidianità

In data odierna abbiamo diramato il seguente comunicato:

Il presidente nazionale di ANLA Edoardo Patriarca plaude al gesto del Presidente della Repubblica che ha conferito le onorificenze al Merito della Repubblica Italiana a cittadine e cittadini che si sono distinti per atti di eroismo, per l’impegno nella solidarietà, nel volontariato, per l’attività in favore dell’inclusione sociale, nella cooperazione internazionale, nella promozione della cultura, della legalità e del diritto alla salute.

Il presidente Anla sen.Edoardo Patriarca alla Festa del Lavoro 2019 al Quirinale

Il presidente Anla sen.Edoardo Patriarca alla Festa del Lavoro 2019 al Quirinale

Ringraziamo il Capo dello Stato per questa sensibilità che va oltre le persone insignite dell’onorificenza a cui vanno i nostri complimenti ed auguri” spiega il presidente Patriarca che continua “Leggiamo in queste nomine il riconoscimento pieno della quotidianità spesa al servizio del Bene Comune. In una società così duramente colpita dalla pandemia c’è bisogno di ricordare l’impegno a favore della collettività, perché altrimenti non si costruisce la “Res pubblica”, la cosa pubblica, il nostro stare insieme, ma anche di affermare che servire il Bene Comune può essere fatto in molteplici maniere e non esiste un canale privilegiato. Penso ai volontari di ANLA che lontano dalle luci della ribalta continuano un umile servizio a favore di chi più ha bisogno – e sono tanti davvero – a cominciare da una semplice telefonata di prossimità, un sorriso, fino ad un impegno più delicato come può essere il farsi carico del trasporto di persone in attesa di dialisi come a Bologna. In questo momento il nostro Paese non ha bisogno di testimonial o di singoli “supereroi” ma di eroi, perdonate il gioco di parole, del quotidiano che come le persone premiate possono essere ognuno di noi quando ci prendiamo a cuore la nostra società, che comincia prima di tutto nella nostra famiglia. Non c’è bisogno di fare imprese straordinarie, basta credere che un nostro singolo gesto può effettivamente fare la differenza”.

Conclude il presidente Patriarca: “Ringrazio a nome di ANLA il Capo dello Stato perché ci ha ricordato che ognuno di noi può e deve fare la differenza nel posto in cui vive, per il bene della collettività”.