Archivio mensile:marzo 2020

#iorestoincasa… e facciamo…

(di Annalisa Gatti) Scrivere, un via libera alle nostre emozioni

In questi giorni particolari in cui si resta in casa, si ha più tempo per pensare e almeno io alterno momenti di energia e buona volontà a momenti di ansia e tristezza per quello che accade intorno a me. Cerchiamo di essere positivi invece e di concentrarci su qualcosa che fino ad oggi non avevamo mai avuto il tempo di fare. Approfitto di questo spazio per raccontarvi dei miei genitori, di come sono riusciti ad utilizzare il tempo in casa in questo particolare momento. Mio papà ha oltre novant’anni e mamma dieci anni di meno e hanno 7 nipoti di cui due  piccolini, di tre e sei anni. La scorsa settimana il più piccolo è stato poco bene, con febbre molto alta, immaginate che preoccupazione in un momento come questo. I nonni, non potendo muoversi da casa e aiutare il piccolo malato, anche solo con la loro compagnia come sono abituati a fare, hanno pensato di assistere il nipotino in questo modo: attrezzati con carta, penna e tanta fantasia hanno cominciato a scrivere delle fiabe, episodi inventati da loro, dove il protagonista era proprio un bimbo che somigliava in tutto al piccolo Giorgio (questo il nome del nipotino) che doveva sconfiggere un drago (la febbre). Mamma, che ha molta immaginazione, dettava il testo e papà scriveva, poi mandavano le favole con una mail a casa del piccolo malato che apprezzava moltissimo le avventure a puntate di questo bimbo come lui. Questa iniziativa mi ha fatto tanto piacere perché ho pensato che i nonni, tutti i nonni, sono insostituibili in una famiglia e in generale, le persone di una certa età, hanno tanta esperienza in più rispetto a noi e sanno, anche nei momenti difficili, tenere duro, avere pazienza e non avvilirsi. Sono loro spesso che ci danno coraggio e forza, che trovano le parole adatte per consolarci e che con il loro affetto ci danno iniezioni di energia. Forza quindi, diamoci da fare, questo tempo finirà e allora sarà persa anche l’opportunità di fare qualcosa di particolare, qualcosa di buono, di utile, di curioso, chissà….

Scrivere...

Scrivere…

Scrivere… perché no? Per esempio scrivere un’autobiografia. Che bello raccontare di se, dei propri ricordi, delle antiche paure, delle grandi gioie, gli amori vissuti, quelli mancati… possono essere davvero infiniti i temi da affrontare. Forse non tutti hanno la fantasia della mia mamma ma anche solo ricordare e mettere su carta episodi della propria vita, può essere un valido aiuto contro la noia. A volte poi, rileggere i propri pensieri e i propri ricordi può servire ad affrontare le sfide presenti. Ma viene da chiedersi: “A chi può interessare la mia storia comune, che non ha nulla di interessante?” Non c’è bisogno di aver vissuto esperienze fuori dal comune per scrivere qualcosa di se. Avere affrontato un problema, un conflitto, una difficoltà è sempre la base per una buona storia. Potrebbe essere anche un regalo originale e tanto gradito per i propri familiari.

Ho letto che in Europa esistono diversi Archivi Nazionali delle Memorie: assomigliano a biblioteche ma anziché libri pubblicati e venduti, contengono racconti personali, spesso scritti da gente che non aveva mai scritto prima, memorie riportate anche in dialetto, a volte con errori di grammatica ma per questo ancora più autentiche e interessanti.

Se mi avessero chiesto “da dove si parte”avrei detto a chiunque “vai con la mente dove ti porta il cuore e scrivi” ma non è così.

Ci sono moltissimi consigli on line per chi avesse voglia di intraprendere questo cammino. Per curiosità sono andata a leggerne alcuni e riporto in queste righe quelli che, a mio parere, sono i più interessanti. Il cuore e la mente sono fondamentali ma ci sono alcuni consigli da seguire per non fare un pasticcio.

Uno dei modi migliori per imparare a scrivere della vostra vita è leggere prima alcune delle grandi autobiografie finora pubblicate. Inoltre cercate di inquadrare storicamente il periodo di cui si parla e non prendetevi troppo sul serio. Bisogna poi capire quale sarà il vostro pubblico perché il linguaggio e i dettagli saranno diversi. Ci dovrà essere un tema attorno a cui ruoteranno i ricordi e guardare le foto di famiglia e parlare con parenti, vecchi amici, può aiutare a ricordare momenti ricchi di episodi e storie divertenti, quindi aiutate la  memoria. Organizzate il cammino in ordine cronologico oppure basandovi su eventi importanti, attenzione a non fare un noioso elenco di avvenimenti! Dopo aver scritto una prima bozza rileggetela e soprattutto fatela leggere a qualcuno che vi conosca e che vi possa aiutare a individuare gli errori e vi possa dare suggerimenti per migliorare la lettura del testo. Prima di considerare l’autobiografia finita, mettetela da parte e riprendetela dopo alcune settimane. La leggerete con un altro spirito e vedrete che ci sarà altro da inserire, da tagliare, da aggiungere, da alleggerire. La vostra storia potrebbe diventare una realtà apprezzata dai vostri cari e magari per le generazioni a venire. Buon lavoro.

 

Finalmente Festa! Prima puntata

(di Roberta Greco) Pasqua è ormai alle porte e anche quest’anno ci tocca la grande consueta abbuffata prima di entrare in fissa con la prova costume. Questa è una piccola raccolta di piatti tradizionali del nostro bellissimo Paese 

A Napoli per Pasqua le ricette del menù del pranzo sono all’insegna della tradizione più antica. Si comincia con un ricco antipasto di salumi e formaggi tipici della regione: ricotta salata, provolone, salame tipo Napoli, mozzarelle di bufala, capocollo, pancetta, uova sode che si presentano già affettati in tavola su un grande tagliere dal quale ogni commensale può servirsi a suo piacere. Si prosegue con il casatiello. Una torta salata ripiena di salumi e formaggi e uova sode. Ovviamente il casatiello può, anzi, deve accompagnare i salumi e i formaggi del piatto beneditto. Il casatiello in genere si prepara la sera del Venerdì Santo e si lascia lievitare l’intera nottata, per poi cuocerlo il sabato seguente.

Pizza rustica, Casatiello Napoletano

Pizza rustica, Casatiello Napoletano

Eccoci poi ai primi piatti: la minestra maritata e a seguire la pasta al forno. Anche queste sono preparazioni abbastanza lunghe, soprattutto la minestra però il loro sapore ripagherà del tempo speso in cucina.

Il secondo di carne ossia il capretto al forno con piselli è legato come sempre alla tradizione soprattutto nel nome perché viene chiamato anche ‘o Ruoto proprio perché è cotto al forno in una teglia di forma circolare – il ruoto appunto.

Per contorno i carciofi mammarelle in pinzimonio oppure indorati e fritti.

E infine non poteva mancare il gran finale con la pastiera.

In Sicilia. In tutte le case dei catanesi quando si prepara il primo piatto pasquale non manca mai la pasta co sugu di l’Agneddu oppure la pasta co aggrassato di agneddu. Si tratta di due versioni differenti, la prima versione è un sugo di agnello mentre la seconda si tratta di uno stufato di agnello. Entrambe le versioni sono accompagnate necessariamente da contorno che sono patate al forno e carciofini arrostiti.

Come secondo le impanate ragusanel’agnello aggrassato o il cosciotto d’agnello al forno.

A Ragusa il Venerdì Santo viene lavorata la carne dell’agnello, per poi gustare le ossa, quindi il cibo più povero, il sabato, e godersi le impanate e i turciniuna (preparati con le interiora) la domenica.

Le impanate di agnello sono uno dei cibi pasquali più tipici di Ragusa, sono una sorta di focacce ripiene di carne d’agnello, in cui la carne viene cotta direttamente all’interno dell’impasto. Alcune famiglie mangiano le impanate già il sabato di Pasqua, altre invece aspettano la domenica (perché il sabato si spolpano le ossa dell’agnello), senza dimenticare di portarsele fredde alle scampagnate di Pasquetta. C’è chi prepara le impanate mettendo i pezzi d’agnello con le ossa all’interno e chi invece preferisce mettere la polpa disossata.

L’agnello aggrassato è una preparazione in umido, una sorta di spezzatino arricchito con le patate, ed è proprio lo sfarinarsi delle patate tipico di questa preparazione che rende l’aspetto dell’agnello “aggrassato”.

Un piatto molto apprezzato dai catanesi è u’ pastieri. Si tratta di una focaccia spesso utilizzata anche come antipasto fatta con pasta di pane e strutto ripiena di un impasto fatto di interiori di agnello tritata, carne di agnello cruda tritata, caciocavallo grattugiato, pepe, sale, prezzemolo, brodo di interiore e uova.

Per i dolci c’è la torta pasqualina, composta da sottili strati di un impasto non lievitato a base di farina, acqua e olio, e da un goloso ripieno a base di ricotta (la ricetta è ligure ed al posto della ricotta servirebbe la prescinseua, praticamente impossibile da trovare in altri posti), uova ed erbe.

Le cassatelle di ricotta ragusane, che sono molto diverse dalla cassata siciliana conosciuta in tutta Italia, sebbene abbiano in comune la ricotta come ingrediente base, hanno una base che somiglia un po’ a una frolla, ma fatta con lo strutto, e sono ripiene di ricotta fresca vaccina aromatizzata con la scorzetta di limone, anche se ormai se ne vedono anche in versioni più “moderne” con aggiunta di gocce di cioccolato.

I biscotti quaresimali. Si tratta di un dolce caratteristico di Catania che viene preparato con ingredienti tipici siciliani come le mandorle ed i pistacchi. L’impasto da infornare si ottiene con mandorle tritate mescolate con frutta candita, zucchero, uova e farina. Una volta sfornati vengono poi ricoperti di gomma arabica e granella di pistacchio.

#andratuttobene

I rapporti personali

(di Antonello Sacchi) Durante questa epidemia ho visto concretizzarsi nel senso peggiore l’antica massima latina, mutuata da Plauto, “homo homini lupus”: il contagio si diffonde da uomo a uomo, in un certo senso è il mio prossimo il mio potenziale nemico proprio perché potenziale untore. Untore fisico, perché possibile veicolo del virus. Untore psicologico perché possibile propagatore di malumore o di paura, o più banalmente di fake news, una volta si diceva di notizie inventate. A proposito, perché indugiare su immagini di morte o di grande criticità fisica quando  purtroppo queste possibili situazioni ci sono ben note?

Tramonto a Bordighera (si ringrazia l'Amministrazione Comunale per le immagini messe a disposizione)

Tramonto a Bordighera (Immagine di repertorio)

 

Poi però vedo persone che, bardate di mascherina e guanti, nel rispetto delle norme indicate dall’Autorità,  portano cibo e bevande a uno sconosciuto che non ha casa, a un anziano che vive da solo nel suo appartamento, o semplicemente fanno il loro lavoro perché la vita nelle nostre case possa proseguire. Allora comincio a pensare che alla fine di questa epidemia, perché finirà e speriamo ciò avvenga il prima possibile, ci ricorderemo di tante cose prima di andare a ballare nelle piazze come accadde alla fine della seconda guerra mondiale. Penseremo ai nostri cari che ci hanno lasciato, e ognuno di essi è mio familiare perché siamo veramente tutti fratelli e non lupi gli uni per gli altri, ci ricorderemo dei nostri medici e di tutto il personale sanitario che sta lottando per la salute di tutti, ci ricorderemo che non è scontato godere di un tramonto al mare, di una passeggiata nei boschi, o di un giro per le nostre meravigliose città Agostino parlava di “miracula quotidiana” a proposito del fatto che non è scontato nulla, neanche del fatto che gli alberi possano crescere… ecco cerchiamo di recuperare la dimensione dello stupore vedendo con occhi nuovi ogni cosa che prima dell’epidemia ci sembrava scontata, nostra di diritto, banale. La vita non è mai banale, e soprattutto non è un nostro diritto ma un bene da rispettare. Cerchiamo di pensare positivo, perché dovremo ripartire come Paese e come famiglie, con un po’ più di semplicità e meno retorica, anche e soprattutto nei rapporti umani, imparando a non prenderci troppo sul serio e a non arrogarci diritti. Quanto ci sembrano lontane ora certe cose…

Se volete sfruttare questo periodo anche per la lettura, vi segnalo un libro, rigorosamente in formato e-book. Sono le Confessioni di Sant’Agostino. Non storcete il naso pensando a un racconto agiografico… leggetelo anzi appassionatevi all’avventura umana di questo grande intellettuale vissuto a cavallo dei sec. IV-V in un momento in cui il mondo antico segnato dalla grandezza di Roma, crollava e si stentava a vedere un nuovo orizzonte. Leggetelo perché Agostino voleva una sola cosa, essere felice, e in questo libro racconta quanto gli è costato e cosa è per lui la felicità.

Maggior attenzione per le persone più deboli

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca: “Dobbiamo cominciare a pensare a un nuovo modello di welfare per il nostro Paese. Non attendiamo la fine dell’emergenza, che ci auguriamo comunque che avvenga presto, perché è nelle emergenze che si deve verificare la tenuta dello Stato sociale”.

Il presidente nazionale Edoardo Patriarca

Il presidente nazionale Edoardo Patriarca

 

Guardiamo con preoccupazione all’evoluzione della pandemia nel nostro Paese non tanto per quel che riguarda le misure di contenimento messe in atto, che forse in alcuni casi potevano essere più drastiche, quanto invece per la tipologia delle persone colpiteafferma il presidente nazionale di ANLA Edoardo PatriarcaCi riferiamo a tutta quella fascia di persone “deboli” che rischiano più degli altri per una duplice difficoltà, fisica e ambientale. Penso in primo luogo agli anziani ospiti delle RSA: i recenti casi in Lombardia e nel Lazio hanno evidenziato come questo sia uno degli ambiti sociali più delicati e bisognosi di immediata attenzione per la salute degli ospiti in primo luogo e per le famiglie dei loro cari. Non basta l’auto isolamento come è stato attuato tempestivamente nella maggior parte dei casi: occorre una supplementare attenzione da parte delle autorità per quel che concerne presidi, attrezzature, norme che possano garantire la sicurezza sia degli ospiti che delle persone che di loro si prendono cura. Altro ambito dove occorre  porre maggiore attenzione riguarda le famiglie con persone differentemente abili o gravemente malate e ospitate in casa che hanno bisogno più di altri di accompagnamento nella quotidianità di questi giorni. Uniamo la nostra voce a quella delle altre Associazioni  nel lanciare un grido di allarme: pensiamo alle famiglie in cui i genitori anziani si ammalano e non sono in grado più di aiutare i figli che da loro dipendono. Non basta in questi casi la pur generosa presenza dei volontari, occorre dar vita a un aiuto più strutturato. Ricordiamoci sempre dei più deboli, a cominciare dai nostri anziani, essi sono la forza della catena che unisce tutti noi”.

Il presidente Patriarca sottolinea un ulteriore punto: “Dobbiamo cominciare a pensare a un nuovo modello di welfare per il nostro Paese. Non attendiamo la fine dell’emergenza, che ci auguriamo comunque che avvenga presto, perché è nelle emergenze che testiamo la tenuta e la qualità  dello Stato sociale. La rete preziosa del gran cuore degli italiani, il volontariato, non si è fermata e nel rispetto delle norme diramate continua a dare una mano a chi è nel bisogno. Anche questa sia un’ulteriore occasione di riflessione per portare a termine la riforma del Terzo Settore”. E guardare avanti, a nuovi modelli di welfare comunitario già in atto e che vanno sostenuti con più decisione.

Spiritualità

Oggi la parola che vi propongo è SPIRITUALITÀ.

Sono stati quasi 5 milioni le persone che hanno partecipato al rosario di alcuni giorni fa, dati che hanno stupito alcuni commentatori. Un appuntamento che ha riguardato solo i credenti cristiani? Segno di una diffusa paura, di un timore che attraversa la vita e al quale non sappiamo dare una risposta? Il rifugio verso la religione “oppio dei popoli”? O qualcosa di più, una domanda interiore forse inespressa, confusa nella fretta della vita quotidiana, e che oggi riemerge nella quaresima civile che stiamo vivendo, mai così lunga?

La spiritualità appartiene strutturalmente alla dimensione umana, attraversa tutte le civiltà, persino quelle preistoriche, e ha trovato una molteplicità di risposte stupefacente. Nella fede per chi crede, e per coloro che non credono nella passione e nella dedizione a servizio dell’umanità. Nella mia vita ho imparato tanto da amici e amiche non credenti, mi comunicavano una “rassegnazione” però mai triste, interrogativa, su chi siamo e dove stiamo andando. La “certezza” della mia fede mi costringeva a reincontrare il mistero della vita, e le domande che ancora non trovano risposte.

E oggi, nella lunga quaresima dovuta al coronavirus, riscopriamo le dimensioni spirituali spente e sottaciute dal pensiero efficiente, tecnocratico , dell’algoritmo che risolve tutto, delle biotecnologie che vorrebbero spiegarci cosa sia la felicità, la tristezza, l’amore.

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca

Di fronte alla fragilità, alla morte che si fa presente così terribile, aliena, sconosciuta tanto da impedirci di salutare i nostri morti, di poterli accompagnare, non abbiamo parole, siamo ammutoliti. O forse no. Forse in questi giorni emergono le risorse interiori preziose che ci appartengono da sempre, ma vissute più nella dimensione doveristica che nella prospettiva del gesto del dono e della gratuità libera e creativa. “Faccio questo perché penso sia giusto, buono e bello. Punto. Poi giungerà la legge che mi aiuterà a mantenere gli impegni di fronte alla comunità. Ma questo verrà dopo. Prima ho scelto in libertà.”

E così come credente comincio a sentire la mancanza della mia domenica, di comunicarmi, di scoprire che quel rito è una necessità interiore. Sento la mancanza di alcuni gesti per noi banali ma che oggi comprendiamo come “riti spirituali”: un abbraccio, un sorriso, la premura e la cortesia, le chiacchierate notturne a parlare dei massimi sistemi. Sento che la fragilità e la morte attendono una risposta, mai definitiva, mai certa, sempre inquieta e un po’ spaventata. Da cercare.

Mi ha molto colpito l’invito del vescovo di Bergamo fatto ai credenti e non, ai medici e infermieri delle terapie intensive, a compiere un gesto di benedizione verso le persone che muoiono sole. Un gesto di grande umanità, un amore smisurato per gli uomini, per la loro dignità, per un corpo inanime eppure persona. Possiamo ripartire da qui. Benedire sta per dire-bene.

Sulla cresta dell’onda sonora

(di Umberto Zanarelli)

in qualità di musicista professionista mi è stata offerta la possibilità di partecipare al grande coro che mai come in questo periodo ci vede tutti uniti per far fronte come sappiamo alla grave emergenza sanitaria che sta coinvolgendo tutto il mondo. Non siamo che infinitesimali granelli di sabbia indifesi, ma ciascuno con la propria anima, con i propri sentimenti e con le proprie emozioni. Oltre a seguire le indicazioni che ci vengono comunicate dagli esperti in materia ed oggi forzatamente costretti per giusti scopi precauzionali a rinunciare ai nostri abituali comportamenti, come smarriti, siamo quotidianamente alla ricerca di un qualcosa per meglio trascorrere il tempo vissuto tra le pareti domestiche e che possa apportare al nostro spirito un po’ di buon umore. Ascoltare musica, per esempio potrebbe essere una giusta scelta.

Rilassare e ascoltare musica

Rilassare e ascoltare musica

La musica unisce i popoli, e ciò ci è stato dimostrato attraverso i flash mob avvenuti in tutte le città come simbolo appunto di unione, quell’unione che ci fa sentire più forti. La musica ha capacità terapeutiche – studi scientifici hanno dimostrato come le sue vibrazioni siano in grado di sollecitare gran parte dei nostri organi, rallentare la frequenza cardiaca, abbassare la pressione sanguigna e diminuire l’ormone dello stress. La musica è capace di condurci in un’altra dimensione, nel sogno, nell’immaginazione dirottandoci così da brutti pensieri come quelli che in questo particolare momento alimentano le nostre paure a causa di un “nemico invisibile” – quindi, perché non ascoltare la Cantata n. 147 di Bach capace di elevare il nostro spirito, oppure una delle Sinfonie o Concerti per pianoforte e orchestra di Mozart atti a trasmetterci serenità, oppure le Quattro stagioni di Vivaldi per riappropriarci del nostro contatto con la Natura? Questi sono soltanto alcuni dei suggerimenti, soggettivi forse, ma visto che la musica agisce come distrazione favorendo al contempo l’esplorazione delle nostre emozioni, lascio anche a voi decidere di ascoltare ciò che più sarà consono al vostro momentaneo stato d’animo. Non deve trattarsi esclusivamente di musica classica o operistica, ma ciò che mi preme suggerirvi, è: per quanto vi sarà possibile, ascoltate musica!

#iorestoincasa… e facciamo…

(di Annalisa Gatti)  Cura delle piante da interno 

Amavo il sabato e la domenica per via di quei risvegli pigri e assonnati che mi facevano ciabattare fino in soggiorno, sorseggiando il mio caffè; guardavo con occhi pieni di orgoglio le mie belle piante che vicino alle finestre godevano del tiepido sole che le illuminava. In particolare le orchidee che di anno in anno fioriscono senza che io abbia per loro accorgimenti particolari. Purtroppo da qualche settimana le mattine assomigliano tutte a quelle del weekend, non c’è il suono della sveglia che ti obbliga al risveglio, non c’è la colazione veloce e la corsa verso il lavoro che mi attende. La prima settimana di stop il mio orologio biologico continuava a svegliarmi e farmi fretta, le giornate mi sembravano lunghissime e difficili da riempire; ora che sono passate quasi tre settimane mi sono abituata a una calma diversa da quella del fine settimana, una calma che è un misto di pazienza, attesa e speranza. Stando ubbidiente a casa come la maggior parte di noi, cerco di vedere nelle piccole cose di ogni giorno, nei gesti quotidiani, tanti piccoli grandi doni. In effetti, poter osservare senza fretta il proprio soggiorno, i volti delle persone care che ti sorridono nelle foto incorniciate, i soprammobili che hanno tutti una storia da raccontare, le proprie piante più o meno rigogliose …… togliere con calma le foglioline secche, passare lo straccetto umido per togliere la polvere dalle foglie… ma chi lo faceva prima? Era uno spazio rubato a un week di brutto tempo. In queste strane giornate cerco di vedere cosa posso fare di buono, di utile, di bello, qualcosa che possa farmi stare bene, perché poi il bene è contagioso forse più del nostro invisibile nemico.

Orchidea, cura della casa

Orchidea, cura della casa

Non ho il pollice verde, però con le orchidee ho grandi soddisfazioni, inaspettatamente fioriscono e sono bellissime. Per questo vorrei dare qualche piccolo, semplice consiglio a chi, come me, non sa proprio come muoversi con questo fiore bellissimo ma particolare. Vorrei suggerire come prima cosa di fare molta attenzione all’esposizione: le orchidee hanno bisogno di luce solare, forte ma indiretta, per crescere bene. Se il sole è diretto, meglio che stiano dietro una tenda trasparente, in modo che non vengano bruciate. Per fiorire hanno bisogno di ricevere tanta luce. Usare vasi, meglio se trasparenti, con fori di drenaggio e utilizzare un sottovaso. Il terriccio deve essere a drenaggio veloce, tipo corteccia o sfagno (muschio filamentoso che mantiene la corretta umidità per le radici, non richiede numerose innaffiature, non fa assorbire l’acqua in eccesso). Per quanto riguarda le annaffiature io mi regolo così: cerco di mantenere la terra sempre umida, mai troppo bagnata, mai acqua stagnante nel sottovaso. Cerco di pulire le belle foglie verdi ogni tanto con un panno bagnato di acqua e qualche goccia di latte. La gran parte delle orchidee coltivabili in appartamento sono di origine tropicale, quindi sono adattate al clima caldo e umido e allora quando fa davvero caldo, vaporizzo le foglie con acqua, stando attenta a non toccare i fiori che, ho letto, si possono macchiare. Controllate spesso le foglie della vostra orchidea: se diventano gialle o ricoperte di macchioline, la pianta è esposta a troppo sole; se invece assumono una colorazione che tende troppo al verde scuro, la luce va aumentata, perché insufficiente. Se la pianta non da fiori si può aiutare a produrre nuovi boccioli semplicemente accorciando lo stelo, tagliandolo con delle semplici forbici o delle cesoie, almeno a 1 centimetro sopra il “nodo”. Se il vaso è diventato troppo piccolo o se notate radici danneggiate o muffa è il momento di rinvasare. Di solito si fa in autunno ma si può praticare anche a inizio primavera, l’importante è che non ci siano fiori. In genere vanno rinvasate ogni due o tre anni.

Le piante d’appartamento comunque sono tutte da osservare con attenzione: la polvere le attacca, le correnti d’aria le danneggiano… in questi giorni a casa abbiamo più tempo e forse possiamo dedicare loro un poco di più di cure. Ecco qualche breve suggerimento: come fare per avere un fogliame bello e lucido? La polvere e lo sporco ostruiscono i numerosi stomi e il risultato sarà la crescita più lenta e la salute che ne risentirà, il fogliame sarà inoltre più opaco. Per le piante a foglia grande tenete ferma la foglia con una mano e con l’altra passate un panno umido o una spugna, ogni dieci giorni circa. Per quelle a foglia piccola, la cosa migliore da fare è vaporizzare (è bene lasciar riposare l’acqua o metterla a bollire, per poi farla raffreddare prima di utilizzarla); oltre ad aumentare l’umidità si riuscirà ad allontanare anche la minaccia di attacchi di parassiti. Le piante dalle foglie vellutate sono molto delicate e trattengono molta polvere, il miglior modo per eliminarla è quello di passare dolcemente un pennello; per le piante pungenti invece utilizzate il phon con aria fredda a una distanza di 15 cm. Per lucidare le foglie? Io utilizzo una soluzione di acqua e latte, ¾ di latte e ¼ di acqua. Basterà strofinare delicatamente un panno di cotone imbevuto con la soluzione indicata e le foglie appariranno da subito bellissime.

Certamente questi accorgimenti richiederanno un poco di tempo e di pazienza ma le piante a loro modo ringrazieranno.

Quaresima in tavola… 3° puntata!

(di Roberta Greco) LA FRITTURA

La frittura è un intelligente trucco affinato nei luoghi dove l’osservanza ai precetti era ferrea, per rendere più gustosi i magri ingredienti consentiti nel digiuno pre-pasquale, per lo più verdure, ma anche polente, impasti dolci e salati, pesci. Se proprio bisognava rinunciare all’opulenza della carne, meglio ingegnarsi a creare pastelle per insaporire tocchetti di pesce e vegetali, da tuffare in olio bollente.

Frittura di calamari

Frittura di calamari

Proprio ai quattro tempora (che sono quattro distinti gruppi di giorni del rito romano della Chiesa cattolica, originariamente legati alla santificazione del tempo nelle quattro stagioni destinati a invocare e a ringraziare la provvidenza di Dio Padre per i frutti della terra e per il lavoro dell’uomo) è legata una pratica di cucina oggi molto in voga. Si tratta della tecnica di frittura chiamata tempura.

Secondo alcuni etimologisti la tempura giapponese dovrebbe il suo nome alle Quattro tempora, e la sua invenzione si fa risalire al secolo XVI, con i primi contatti tra i giapponesi e i marinai portoghesi che recavano con loro missionari gesuiti; poiché in questo tempo i cattolici mangiavano solo verdure e pesce e si dedicavano alla preghiera chiesero ai locali di preparare loro un piatto adatto alle tempora. Da qui il termine tempura che i giapponesi utilizzano ancora oggi per questo piatto.

Nel 1966 con il decreto Paenitemini di papa Paolo VI i “tempora” sono stati esclusi dai precetti alimentari che regolavano i momenti di astinenza/digiuno ma la tradizione delle fritture è rimasta nelle nostre tradizioni odierne.

QUARESIMA ORTODOSSA

Per i cristiani ortodossi, che seguono il calendario giuliano, la Grande Quaresima è molto più severa.

Cosa non si può mangiare: carne, latte e tutto quello che lo contiene, uova e tutto quello le contiene, pesce, olio d’oliva e vino. Tutti i cibi che non sono consentiti vengono esclusi perché “caldi” o “ignei”: lo scopo è togliere alle passioni questo fuoco che le alimenta dall’esterno per permettere loro di ardere internamente col loro proprio fuoco e perché così possano essere trasmutate e trasfigurate, che è il senso e lo scopo delle varie ricorrenze liturgiche tutte incentrate nella Pasqua di Resurrezione, appunto.

Solo nella settimana dei latticini, in preparazione all’inizio della Grande Quaresima, è consentito il formaggio ed anche le uova.

Domenica delle Palme: licenza di pesce, olio e vino.

Ricette ce ne sono tantissime, ma il cuore è costituito da quelle della Dieta Mediterranea che si è modellata proprio sui canoni alimentari dei Padri nei suoi ultimi 2000 anni di storia. Poi, ci sono le varie coniugazioni: nord-africana, balcanica, europea, magnogreca e pure athonita.

IL NUMERO 40

Il numero 40 è fortemente simbolico e ricorre molte volte nella Bibbia. 40 furono i giorni del diluvio universale, 40 i giorni che passò Mosè sul Monte Sinai, per 40 anni il popolo d’Israele peregrinò prima di arrivare alla terra promessa, 40 giorni in cui Gesù digiunò nel deserto dopo il suo battesimo, 40 i giorni che Gesù trascorse sulla terra dopo la sua resurrezione prima di ascendere in cielo.

#andratuttobene

(di Antonello Sacchi) Stiamo in casa. Non è un consiglio, è un obbligo, per la nostra salute e per la salute del nostro prossimo. Questo non significa che fra le pareti domestiche ci si debba lasciare andare, tutt’altro: la tecnologia ci offre la possibilità di effettuare un gran numero di attività, dalla lettura al lavoro, telelavoro o smart working che sia. Ora siamo costretti per necessità a modificare le nostre abitudini lavorative  ma cerchiamo di farne tesoro per quando supereremo questa difficile situazione.

Come ANLA, lo avete letto la settimana scorsa, abbiamo rinviato al prossimo 19 maggio il Convegno che terremo a Milano sul tema “Anni ’20. Pensione e Welfare, cosa resterà?” originariamente previsto in questi giorni, stiamo lavorando al prossimo numero di Esperienza che cercheremo di far uscire prima di Pasqua, stiamo lavorando già sui prossimi appuntamenti, in primis la Summer School di ANLA che quest’anno si terrà a Castel Gandolfo (Roma) dal 25 al 27 settembre.

#restiamoincasa dunque cercando di far tesoro di alcune suggestioni che qua e là si palesano. Questa pandemia può segnare una differenza fra un prima e un dopo, mi riferisco alla diffusione del virus, spingendoci a dare una personalissima risposta alla domanda su cosa sia superfluo e cosa sia essenziale nella nostra vita. Vedremo tutto con occhi nuovi, una volta finita la pandemia, e torneremo a interrogarci sul senso delle cose proprio perché maggiormente consapevoli del nostro limite, cosa che avevamo un po’ perso.

#restiamoincasa e dedichiamo più spazio alla famiglia, ai nostri cari, alla lettura:  la tecnologia può aiutarci con le video chiamate per vedere i nostri cari che non abitano con noi e se vogliamo leggere un buon libro, le edizioni e-book sono ormai talmente diffuse che con un click è possibile avere sul proprio smartphone o pc o Mac il libro desiderato.

lIbri e e-book

lIbri e e-book

 

Insomma, guardiamo avanti, cerchiamo di non restare tutto il giorno davanti alla tv ma abituiamoci a sentire le informazioni su canali istituzionali e a intervalli, per restare informati in maniera sobria e corretta – sulla comunicazione di questi giorni tornerò più avanti – per sapere esattamente cosa fare e cosa accade. Cerchiamo di mantenere la calma, di seguire in maniera rigorosa le indicazioni che ci verranno date dalle Autorità e così facendo, ma facendolo sul serio a cominciare dallo stare tutti a casa, #andratuttobene

Impresa

La parola che vi propongo oggi è impresa. L’emergenza ci fa riscoprire l’impresa e il suo ruolo. Un ruolo che il  tempo del mercatismo  e del liberismo hanno voluto ridurre   a solo macchina per  profitti e fornitrice  di lavoro salariato.  Se si aggiunge  altro,  a detta del pensiero economico mainstream,  si tradirebbe la sua vocazione originaria. Da  tempo, ma ora con l’emergenza tutto appare più  evidente,  abbiamo compreso  che le imprese  sono un “bene comune”. Vi apparirà   una forzatura, un azzardo. Un forzatura per coloro che pensano che le imprese devono  macinare profitti per i propri azionisti e nient’altro; un azzardo  per coloro che vedono l’impresa luogo strategico e simbolico per guadagnare le  “magnifiche sorti e progressive” riattizzando lo scontro ideologico capitale/lavoro.

Il presidente nazionale Edoardo Patriarca

Il presidente nazionale Edoardo Patriarca

Non è una forzatura e neppure un azzardo. Un filone del pensiero economico da sempre minoritario si sta affacciando   e sta guadagnando spazio. Le imprese sono anche attori sociali!  Non  in automatico, è una funzione che va “guadagnata”: senso di responsabilità verso la comunità,   competitività e solidarietà tenute assieme, competenze  dei propri dipendenti da valorizzare e garanzie per la loro salute; sostenibilità sul fronte ambientale e sociale  promuovendo  welfare aziendale, volontariato di impresa, rapporto generativo con il territorio nel quale  vivono.

Ecco forse si aprirà una nuova stagione, un capitalismo 2.0  con imprese che fanno profitto (non vivrebbero senza) e distribuiscono ricchezza, ma  che arricchiscono al contempo la democrazia di un paese, producono beni e servizi, fanno cultura e innovano stili  di vita sostenibili.  Dal shareholder value ( massimizzazione dei profitti e quotazioni in borsa) si passa al stakeholder value ( il valore dei lavoratori, il territorio, la comunità locale, i consumatori).

Queste imprese saranno chiamate a modificare i modi di produrre di matrice fordista , a riorganizzare le filiere produttive forse troppo lunghe, a favorire la ricerca e  l’innovazione valorizzando il proprio  personale, e nuovi modi di lavorare per la conciliazione tra vita familiare e lavoro ( perché non incentivare lo smartworking?  Non da ultimo, anche in economia  va coltivata la biodiversità: accanto alle imprese profit vanno aiutate le altre forme: quella sociale, quella cooperativa e quella pubblica. Quest’ultima,  negli anni delle privatizzazioni,  non sempre riuscite,  sono state ingiustamente  demonizzate. Ma la crisi del #coronavirus ci ripropone il loro valore strategico in  alcuni settori:  penso alla sanità e alle aziende ospedaliere,  alla infrastrutture strategiche come   trasporti, energia ,  comunicazioni…. Non il  ritorno ad uno stato che si fa imprenditore occupando impropriamente spazi  affidati alla libera iniziativa economica come prevede la costituzione , ma uno Stato  che protegge i  settori che presidiano i  beni  comuni.