Archivi giornalieri: 20 marzo 2020

#andratuttobene

(di Antonello Sacchi) Stiamo in casa. Non è un consiglio, è un obbligo, per la nostra salute e per la salute del nostro prossimo. Questo non significa che fra le pareti domestiche ci si debba lasciare andare, tutt’altro: la tecnologia ci offre la possibilità di effettuare un gran numero di attività, dalla lettura al lavoro, telelavoro o smart working che sia. Ora siamo costretti per necessità a modificare le nostre abitudini lavorative  ma cerchiamo di farne tesoro per quando supereremo questa difficile situazione.

Come ANLA, lo avete letto la settimana scorsa, abbiamo rinviato al prossimo 19 maggio il Convegno che terremo a Milano sul tema “Anni ’20. Pensione e Welfare, cosa resterà?” originariamente previsto in questi giorni, stiamo lavorando al prossimo numero di Esperienza che cercheremo di far uscire prima di Pasqua, stiamo lavorando già sui prossimi appuntamenti, in primis la Summer School di ANLA che quest’anno si terrà a Castel Gandolfo (Roma) dal 25 al 27 settembre.

#restiamoincasa dunque cercando di far tesoro di alcune suggestioni che qua e là si palesano. Questa pandemia può segnare una differenza fra un prima e un dopo, mi riferisco alla diffusione del virus, spingendoci a dare una personalissima risposta alla domanda su cosa sia superfluo e cosa sia essenziale nella nostra vita. Vedremo tutto con occhi nuovi, una volta finita la pandemia, e torneremo a interrogarci sul senso delle cose proprio perché maggiormente consapevoli del nostro limite, cosa che avevamo un po’ perso.

#restiamoincasa e dedichiamo più spazio alla famiglia, ai nostri cari, alla lettura:  la tecnologia può aiutarci con le video chiamate per vedere i nostri cari che non abitano con noi e se vogliamo leggere un buon libro, le edizioni e-book sono ormai talmente diffuse che con un click è possibile avere sul proprio smartphone o pc o Mac il libro desiderato.

lIbri e e-book

lIbri e e-book

 

Insomma, guardiamo avanti, cerchiamo di non restare tutto il giorno davanti alla tv ma abituiamoci a sentire le informazioni su canali istituzionali e a intervalli, per restare informati in maniera sobria e corretta – sulla comunicazione di questi giorni tornerò più avanti – per sapere esattamente cosa fare e cosa accade. Cerchiamo di mantenere la calma, di seguire in maniera rigorosa le indicazioni che ci verranno date dalle Autorità e così facendo, ma facendolo sul serio a cominciare dallo stare tutti a casa, #andratuttobene

Impresa

La parola che vi propongo oggi è impresa. L’emergenza ci fa riscoprire l’impresa e il suo ruolo. Un ruolo che il  tempo del mercatismo  e del liberismo hanno voluto ridurre   a solo macchina per  profitti e fornitrice  di lavoro salariato.  Se si aggiunge  altro,  a detta del pensiero economico mainstream,  si tradirebbe la sua vocazione originaria. Da  tempo, ma ora con l’emergenza tutto appare più  evidente,  abbiamo compreso  che le imprese  sono un “bene comune”. Vi apparirà   una forzatura, un azzardo. Un forzatura per coloro che pensano che le imprese devono  macinare profitti per i propri azionisti e nient’altro; un azzardo  per coloro che vedono l’impresa luogo strategico e simbolico per guadagnare le  “magnifiche sorti e progressive” riattizzando lo scontro ideologico capitale/lavoro.

Il presidente nazionale Edoardo Patriarca

Il presidente nazionale Edoardo Patriarca

Non è una forzatura e neppure un azzardo. Un filone del pensiero economico da sempre minoritario si sta affacciando   e sta guadagnando spazio. Le imprese sono anche attori sociali!  Non  in automatico, è una funzione che va “guadagnata”: senso di responsabilità verso la comunità,   competitività e solidarietà tenute assieme, competenze  dei propri dipendenti da valorizzare e garanzie per la loro salute; sostenibilità sul fronte ambientale e sociale  promuovendo  welfare aziendale, volontariato di impresa, rapporto generativo con il territorio nel quale  vivono.

Ecco forse si aprirà una nuova stagione, un capitalismo 2.0  con imprese che fanno profitto (non vivrebbero senza) e distribuiscono ricchezza, ma  che arricchiscono al contempo la democrazia di un paese, producono beni e servizi, fanno cultura e innovano stili  di vita sostenibili.  Dal shareholder value ( massimizzazione dei profitti e quotazioni in borsa) si passa al stakeholder value ( il valore dei lavoratori, il territorio, la comunità locale, i consumatori).

Queste imprese saranno chiamate a modificare i modi di produrre di matrice fordista , a riorganizzare le filiere produttive forse troppo lunghe, a favorire la ricerca e  l’innovazione valorizzando il proprio  personale, e nuovi modi di lavorare per la conciliazione tra vita familiare e lavoro ( perché non incentivare lo smartworking?  Non da ultimo, anche in economia  va coltivata la biodiversità: accanto alle imprese profit vanno aiutate le altre forme: quella sociale, quella cooperativa e quella pubblica. Quest’ultima,  negli anni delle privatizzazioni,  non sempre riuscite,  sono state ingiustamente  demonizzate. Ma la crisi del #coronavirus ci ripropone il loro valore strategico in  alcuni settori:  penso alla sanità e alle aziende ospedaliere,  alla infrastrutture strategiche come   trasporti, energia ,  comunicazioni…. Non il  ritorno ad uno stato che si fa imprenditore occupando impropriamente spazi  affidati alla libera iniziativa economica come prevede la costituzione , ma uno Stato  che protegge i  settori che presidiano i  beni  comuni.