Archivi giornalieri: 2 aprile 2020

Lavoro

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) La parola che vi propongo oggi è lavoro

Nella nostra Costituzione  la parola riecheggia  13 volte. Il principio lavoristico  declamato nell’art.1,  assieme a quello solidaristico e democratico,  mette al centro la persona e la sua dignità. Il cuore del lavoro è la persona, rifugge la sola dimensione contrattualistica (occupazione e retribuzione),  è di più, è anche  un atto creativo, un fare bene ciò che ti è stato affidato. Papa Francesco  in linea   con il dettato costituzionale, e va da sé con la dottrina sociale della Chiesa,   descrive  il  “lavoro  degno” con quattro aggettivi: libero, creativo, partecipativo e solidale. Risuonano    nella  Costituzione in forma diversa:  “Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società” (art.4).

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca

Ora la pandemia ci ha posto di fronte ad un passaggio inaspettato e tragico,  una discontinuità dirompente pari a quella provocata da una guerra. Ne siamo consapevoli, lo sentiamo sulla nostra pelle,  lascerà tracce profonde e durature. Abiteremo diversamente il tempo che ci è dato di vivere: il declino, la povertà, la decrescita infelice saranno un destino inevitabile?   O l’opportunità per ripensare modelli organizzativi, e  archiviare la   scansione   spazio/tempo – grigia e inossidabile  da un secolo- ereditata dalla  prima rivoluzione industriale?    Perché non innescare  un processo di cambiamento,  un nuovo umanesimo, un Rinascimento nel modo di produrre e di lavorare? Le dichiarazioni “visionarie”  della  Costituzione, molte ancora da attuare, forse troveranno nuova linfa. Una premessa va fatta. Se riflettiamo sul  lavoro degno non possiamo non  denunciare quello indegno: quello dei lavoratori irregolari, in nero (si parla di quasi 4 milioni di persone),  coinvolti soprattutto  nei servizi  alla persona, in agricoltura, edilizia, trasporti, ristorazione, turismo, commercio…e i working poor , i lavoratori sottopagati che pur lavorando vivono nella miseria e nella povertà, senza orari . “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità  e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.  Ancora una volta c’è lo ricorda la Costituzione nell’ art.36).

Detto ciò, un primo abbozzo di riflessione.
In queste settimane sono state scritte parole per lo più sconosciute ai più: home working, lavoro agile, smart working, telelavoro… Hanno significati diversi, modelli contrattuali e regole differenti, ma   tutti hanno un unico denominatore: il lavoro si svolge in luoghi altri da quello aziendale ( generalmente a casa ) e in orari diversi dall’orario canonico.Stiamo vivendo queste esperienze per emergenza, costretti dalla pandemia. Possiamo trarne qualche insegnamento? E se proponessero in filigrana un nuovo paradigma, una sorta     di sgretolamento degli spazi e  dei tempi canonici, la  smaterializzazione del prodotto resa possibile dalla evoluzione delle tecnologie digitali?
Ma quali sono le condizioni perché lo smart working funzioni per davvero? Non funziona, è certo, se vige il modello fordista, il controllo a vista, la mentalità gerarchica  e burocratica in azienda. Funziona se si avviano   processi partecipativi che premiano la collaborazione e la cooperazione , la fiducia e la responsabilità, l’autorealizzazione e la messa a frutto dei propri talenti, il senso  di appartenenza e la programmazione  per obiettivi. Ma questi indicatori necessari per il lavoro agile non sono altrettanto generativi per tutte le tipologie di lavoro? Se già ora provassimo a vivere il cambiamento    rafforzando le piattaforme digitali, la banda larga, la formazione  dei dipendenti, il sostegno alle imprese che ci vogliono provare, avremo  sperimentato  nuovi modi per sostenere la conciliazione tra vita lavorativa e  vita familiare; daremo la possibilità  a molti giovani di poter abitare   nei territori cosiddetti periferici   (penso alle aree montane),  apriremo nuovi moduli  formativi per valorizzare i talenti di ognuno e avremo imprese più efficienti e produttive.