Archivio mensile:maggio 2020

Aspettando #ZeligCovidEdition

Il presidente nazionale Edoardo Patriarca parteciperà sabato 30 maggio dalle 16 alle 18 al Salotto Smemolab/ Dentro Tutti in attesa dell’evento #ZeligCovidEdition. E’ possibile seguire l’evento in

www.facebook.com/DentroTuttiSmemolab

Interverranno Claudia Fiaschi, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore, Stefano Tabò  presidente dell’Istituto Italiano della Donazione, Gherardo Colombo e  Gino & Michele, Nico Colonna e Sergio Stiamo, Antonio Silva e Leonardo Becchetti.

Spiega il presidente Patriarca “Si tratta di un evento che vede la convergenza di tanti enti non profit e come ANLA siamo stati invitati a partecipare al fine di mettere a punto, insieme, un’agenda che veda il mondo associativo e più in generale quello del Terzo Settore, impegnato per la ripartenza del nostro Paese”.

Aspettando_#ZeligCovidEdition

Aspettando_#ZeligCovidEdition

In stampa il nuovo numero di Esperienza

(di Antonello Sacchi) E’ andato in stampa, e presto verrà distribuito mediante spedizione postale ai tesserati, il nuovo numero di Esperienza, il nr. 5-6/2020. Ho scelto le Frecce Tricolori, che hanno sorvolato l’Italia intera in occasione della Festa della Repubblica, per la copertina di questo nuovo numero di Esperienza. Vogliamo così rendere omaggio alle vittime della pandemia, agli eroi noti che hanno salvato vite umane e agli eroi ignoti, ognuno di noi, che con un comportamento responsabile durante il lockdown hanno fermato il dilagare della pandemia, al nostro Paese intero che ha saputo soffrire e resistere, unito.

Copertina di Esperienza nr. 5-6/2020

Copertina di Esperienza nr. 5-6/2020

È tempo ora di voltare pagina, di guardare al futuro di questo nostro Paese, ce lo impongono i nostri figli. Ripartiamo dunque, ma come? Abbiamo bisogno di lavorare, di un lavoro giusto perché nella giustizia c’è dignità, e non di sussidi che creano dipendenza e clientelismo. Abbiamo bisogno di lavorare tutti, con giustizia, dicendo basta ai privilegi che ancora sussistono tanto nel pubblico quanto nel privato: è tempo di parlare di doveri e non di diritti acquisiti. Abbiamo bisogno di una nuova pace sociale perché i toni esasperati del dibattito sociale e politico che nei mesi del lockdown sembravano sopiti rischiano di riprendere forza e logorare il tessuto civile. Non è un bel segnale che responsabili locali e nazionali debbano viaggiare sotto scorta. Non dimentichiamo tanto facilmente i mesi di silenzio e di “confino” nelle nostre case, le riflessioni che la pandemia ci ha ispirato, la spiritualità che abbiamo riscoperto: ripartire non significa rifare esattamente le stesse cose di prima, significa farle nuove.

Belle parole, ma concretamente, se manca il lavoro? Ecco, diamoci da fare perché ci sia il lavoro, perché l’emergenza possa avere termine, evitando tuttavia l’errore dell’Unione Europea che ha guardato solo all’ aspetto economico, anche se necessario, per sperare in un’integrazione ancora lontana da realizzarsi. Il nostro Paese ha bisogno della famiglia, nella copertina del nr. 1/2014 di Esperienza già lo scrivevamo, ha bisogno anche di solidarietà, di volontariato, di capacità di dono, di attenzione all’altro: sono valori di tutti e, se condivisi, possono diventare fondanti di un Paese capace di guardare al futuro con meno apprensione.

Palazzo Vecchio a Firenze

Il prof. Federico Napoli, storico dell’arte, racconta in questo video storia e aneddoti di  Palazzo Vecchio di Firenze, che da 700 anni ospita il governo della città. Arnolfo di Cambio ne fu l’architetto: ebbe un’indicazione precisa da parte della Repubblica, non costruire su terra ghibellina. Venne costruito per ospitare i priori, che ogni due mesi ruotavano, e venne chiamato all’inizio Palazzo dei Priori. Cambiato il governo, venne chiamato Palazzo della Signoria, quando Cosimo dei Medici e la moglie Eleonora, entrambi duchi, vi si trasferirono venne chiamato Palazzo Ducale, quando poi gli stessi andarono a abitare nell’attuale Palazzo Pitti, il palazzo appena lasciato divenne finalmente Palazzo Vecchio.

Bicarbonato di sodio

Tutti conoscono il bicarbonato di sodio e lo hanno provato almeno una volta per lavare frutta e verdura o nell’acqua calda del bagno. Pochi sanno che è un prodotto eccezionalmente versatile e può essere impiegato con ottimi risultati in varie occasioni. Il bicarbonato di sodio appartiene alle cosiddette sostanze “tampone” ossia in grado di stabilizzare attorno a un valore di 8,1 il pH delle soluzioni acide e di quelle fortemente basiche nelle quali è disciolto. Questa caratteristica fa si che sia una componente presente in numerosi prodotti farmaceutici, cosmetici, detersivi ecc. Altri nomi del bicarbonato sono: carbonato acido di socio, carbonato acido monosodico, idrogeno carbonato di sodio, baking soda, sale di vichy.  Ha le proprietà di neutralizzante degli acidi, addolcitore delle acque dure (usato per lavare i panni riduce il consumo di sapone), abrasivo delicato (anche per lucidare l’argenteria).

Per la sua capacità di neutralizzare gli acidi, viene spesso somministrato in presenza di bruciori di stomaco, gastriti, ulcere peptiche e tutte le volte in cui sia necessario alcalinizzare le urine o altri liquidi corporei. Nel caso di intossicazione da farmaci con caratteristiche di acidi deboli, il bicarbonato di sodio – rendendo basiche le urine – ne inibisce il riassorbimento renale favorendone l’escrezione; è il caso, ad esempio, dell’aspirina e dei barbiturici, che in un ambiente basico (essendo appunto acidi deboli) si trovano principalmente nella forma dissociata, molto più sfavorevole al loro riassorbimento rispetto alla forma non dissociata. Ampiamente usato in cucina, cosmesi e nelle pulizie di casa, il bicarbonato di sodio vanta anche proprietà e benefici per la salute.

Bicarbonato di sodio

Bicarbonato di sodio

Per la salute della bocca, non è un caso se il bicarbonato si trovi tra i primi ingredienti di molti dentifrici in commercio, il bicarbonato di sodio è infatti tradizionalmente usato per l’igiene orale e per la salute di bocca e denti, in particolare per prevenire la formazione di placca, tartaro e carie, profumare l’alito, sbiancare lo smalto dei denti e calmare le infiammazioni di bocca e gengive, tra cui afte e gengiviti. Per sfruttare le proprietà e i benefici del bicarbonato di sodio per la salute della bocca è sufficiente sciogliere un cucchiaino di bicarbonato in un bicchiere di acqua tiepida e utilizzare la soluzione per effettuare risciacqui della bocca: usate questo collutorio naturale tutti i giorni, effettuando ogni volta più di un risciacquo e tenendo l’acqua all’interno della bocca per almeno venti secondi, terminate con un risciacquo finale solo con acqua per eliminare il sapore leggermente salato del bicarbonato.

Il bicarbonato di sodio può essere una soluzione d’emergenza per problemi digestivi e reflusso gastrico. Per avere sollievo dopo un pasto troppo abbondante o in caso di bruciore di stomaco e reflusso acido è possibile bere una soluzione preparata con un cucchiaino di bicarbonato di sodio sciolto in un bicchiere d’acqua: grazie al pH alcalino del bicarbonato, si tamponerà almeno parzialmente l’acidità di stomaco.

Bicarbonato di sodio contro le micosi. Il bicarbonato di sodio è tradizionalmente impiegato per combattere le infezioni vaginali causate da Candida albicans. Usato per lavaggi esterni, il bicarbonato è efficace per lenire l’infiammazione e calmare quindi prurito, bruciore e arrossamento causati dall’infezione del fungo; si può utilizzare tutti i giorni una o più volte al giorno e anche durante la gravidanza. Basta aggiungere due cucchiaini di bicarbonato di sodio all’acqua tiepida del bidet per trarre sollievo immediato da questo rimedio naturale contro la candida.

E’ inoltre efficace come coadiuvante per combattere le micosi che interessano i piedi, note come “piede d’atleta”: in questo caso, il bicarbonato di sodio si utilizza una o più volte al giorno nell’acqua del pediluvioe spolverato sui piedi asciutti e all’interno delle scarpe.

Ma ora veniamo in cucina…

A cosa serve il bicarbonato di sodio nelle ricette? Molto utile in cucina, è un ingrediente naturale molto versatile. Si può utilizzare in tante preparazioni, dai dolci ai legumi.

Il bicarbonato di sodio nelle ricette dolci serve soprattutto a dare fragranza. È molto utile nella preparazione dei biscotti e della pasta frolla. Ne basta una punta.

A volte c’è un po’ di confusione e si ritiene che il bicarbonato di sodio, da solo, possa essere utilizzato come agente lievitante nelle ricette di torte. Non è così, a meno che non lo si usi insieme al cremor tartaro o a un altro ingrediente acido (il limone, per esempio). Il bicarbonato di sodio è una base che, per causare la lievitazione, ha bisogno di reagire a un acido. L’acido tartarico, meglio conosciuto come cremor tartaro, viene usato spesso come reagente insieme al bicarbonato. Dosare bene acido e base non è semplice; esistono, però, in commercio, bustine molto simili a quelle del lievito chimico per dolci, già dosate. Si utilizzano allo stesso modo delle bustine di lievito chimico, si aggiungono, cioè alle ricette dei dolci, come ultimo ingrediente, prima di infornare.

Il bicarbonato di sodio va sempre setacciato prima di utilizzarlo nelle ricette. Il bicarbonato di sodio nelle ricette salate viene usato con scopi diversi. Nella pasta frolla salata o nella pasta brisé serve, come nei biscotti, a dare fragranza. Il quantitativo necessario è minimo, la punta di un cucchiaino è sufficiente per mezzo chilo di pasta frolla. E’ inoltre, molto utile quando si vogliono cucinare i legumi secchi. In quel caso va aggiunto all’acqua in cui si mettono in ammollo ceci e fagioli; serve a renderli più morbidi e più digeribili. Ne basta una punta. I legumi vanno poi risciacquati e messi a cuocere in altra acqua. Aggiunto all’acqua di cottura di cavoli rape, un cucchiaino di bicarbonato di sodio attenua l’odore che si sviluppa in cucina durante la preparazione di questi vegetali. Il bicarbonato di sodio riduce l’acidità dei pomodori; basta aggiungerne un pizzico al sugo.Aggiunto nell’acqua di lavaggio di frutta e verdura aiuta a rimuovere il 90% di impurità, cere e ed eventuali residui di antiparassitari.

L’Italia riparte

(di Annalisa Gatti) Vorrei aggiungere che per ripartire l’Italia ha proprio bisogno di noi Italiani e del nostro essere bravi cittadini, quindi si fa un appello al nostro “senso civico”. Mi riferisco a quell’insieme di comportamenti e atteggiamenti che sono rivolti al rispetto degli altri e delle regole di vita in una comunità. Di conseguenza la prima cosa che dovremmo fare noi cittadini è quella di rispettare la legge e non di accomodarla a seconda delle nostre necessità. Per ignoranza o per la “logica del comodo” spesso ci facciamo le nostre leggi trovando mille attenuanti ai nostri comportamenti, diciamolo pure, maleducati e a volte disonesti.

Ad esempio: parcheggiamo in doppia fila, in sosta vietata, perché andiamo di fretta, perché non c’è alternativa, ci scusiamo dicendo: “tanto è solo un attimo”; leggiamo messaggi in macchina, addirittura scriviamo in macchina perché è urgente; passiamo con il semaforo rosso; dimentichiamo di chiedere lo scontrino nel negozio, per timidezza o per leggerezza; gettiamo il mozzicone di sigaretta per strada, perché non c’è un cestino nelle vicinanze; accettiamo a volte prestazioni professionali pagate in nero; siamo pigri con la nostra raccolta di rifiuti e non ci impegniamo nel suddividere tutti i prodotti; paghiamo in ritardo il condominio; facciamo rumore rientrando a casa la sera tardi o la mattina presto senza pensare che qualcuno potrebbe riposare; facciamo il nostro lavoro svogliatamente; lasciamo libero il cane incuranti del fatto che qualcuno potrebbe avere paura; giriamo lo sguardo se qualcuno ha bisogno di noi…. sarebbe troppo facile e anche deprimente continuare con questo elenco. Tutti conosciamo i comportamenti incivili. Sembrano piccole cose ma non lo sono.   Egoismo, avarizia, ipocrisia, quanto siamo deboli e fragili noi esseri umani.

Ama il tuo prossimo come te stesso. Gesù chiama l’uomo all’azione, ad agire nei confronti del fratello, a fare del bene. Pensiamo alle nostre relazioni e a come sarebbero diverse e migliori se tutti applicassimo queste parole: ama il prossimo tuo come te stesso. Roberto Benigni nel suo spettacolo I dieci Comandamenti dice: “Dobbiamo amare noi stessi, per diventare la misura dell’amore per gli altri. Non solo ognuno di noi ha il dovere di amare, ma ha il diritto di essere amato. Affrettiamoci ad amare, noi amiamo sempre troppo poco e troppo tardi.”

Ma chi è il mio prossimo? Chi devo amare come me stesso? Papa Francesco spiega che non dobbiamo giudicare gli altri per decidere chi è il mio prossimo e chi non lo è, dipende da noi essere o non essere prossimo. “Dipende da noi essere o non essere prossimo della persona che incontro e che ha bisogno di aiuto, anche se estranea o magari ostile“. E’ un invito a uscire dalla nostra tranquillità, e ci dice di farci “prossimo del fratello e della sorella che vedi in difficoltà”. Fare opere buone.  “Mi faccio prossimo o semplicemente passo accanto?” Questa è la domanda che ci pone il Vescovo di Roma.

Ma cosa c’entra il rispettare le leggi e il senso civico? In questi giorni dalla fine del lockdown appena leggo la prima pagina di un quotidiano qualsiasi mi rendo conto di quanto siamo lontani dalla capacità vera di amare senza condizioni. Oggi i titoli citavano un Ministro minacciato e sotto scorta; il presidente Trump che litigava con i social; un articolo, parlando del governo titolava: il valzer dei dispetti; ancora violenza sulle donne, spaccio, furti e altro, tanto altro e tutte notizie brutte. Possiamo sempre dire che noi non ci entriamo in queste vicende così tristi, che non rubiamo, non uccidiamo, che, in pratica, non facciamo nulla di male. E se questa fosse solo una scusa per cercare di vivere tranquilli? L’indifferenza ci aiuta e anche l’indolenza ci accompagna verso un grande egoismo.  Credo purtroppo che non ci siano leggi e tantomeno rispetto per gli altri, se prima di tutto nel nostro cuore manca l’amore.

L’Italia riparte. Piano piano ricominciamo a vivere la nostra giornata sentendoci più liberi, meno spaventati e meno soli. Quando le nostre strade erano vuote, quando i negozi erano chiusi, quando nell’aria c’era un silenzio pesante, tutti avevamo voglia di un abbraccio, tutti ci siamo sentiti soli, tanta era la voglia di socialità. Ci siamo preoccupati per i nostri genitori, per i nostri parenti lontani, per i medici, per gli infermieri, per i poveri senza tetto. Chi ha potuto ha fatto donazioni alla protezione Civile, alla Caritas, ad associazioni umanitarie, passava sottotraccia il continuo battibecco dei partiti politici, eravamo spaventati e volevamo aiutarci gli uni con gli altri.

Ora si riparte ma con quali propositi? Ci siamo già lasciati alle spalle il ricordo di questa terribile quarantena oppure questa esperienza ci sarà servita a qualcosa? I giornali e i telegiornali hanno ricominciato a darci le solite cattive notizie a cui siamo abituati e che ascoltiamo distrattamente nella maggioranza dei casi, per strada siamo tornati ad essere prepotenti, maleducati, egoisti. L’Italia riparte più povera e acciaccata di prima (e già non se la passava proprio bene), una ferita così profonda ha creato tante criticità diverse. Ci sarà ancora più povertà, ancora più disuguaglianza, ancora più rabbia e delusione da parte dei cittadini più esposti, più deboli.

Ci siamo commossi guardando le immagini delle infermiere, dei medici, dei volontari, ora possiamo fare qualcosa anche noi per gli altri, per il nostro vicino. Possiamo partire dall’amare la nostra terra, la nostra città, i nostri prodotti, i nostri vicini di casa. Possiamo cercare di preferire le vacanze italiane, il cibo italiano, possiamo ospitare qualcuno nella nostra casa al mare, qualcuno meno fortunato che non può permettersi una vacanza, possiamo fare una spesa solidale, possiamo essere meno arroganti in macchina, possiamo cercare di essere generosi e altruisti, per noi stessi e per chi ci vive intorno.L’Italia ha bisogno dei suoi cittadini, della loro generosità, della loro creatività, del loro altruismo, del loro saper amare. Dobbiamo insieme ricucire le tante ferite che si sono create, ognuno facendo la sua parte con le sue capacità. Basta con le polemiche, basta con gli insulti, basta con l’ arroganza; i politici è vero dovrebbero dare il buon esempio per primi ma anche tutti noi dobbiamo imparare a fidarci gli uni degli altri. Ama il tuo prossimo difficile ma non impossibile.

Ponte Vecchio a Firenze

Il Ponte più antico di Firenze, Vecchio perché esisteva già in epoca romana, anche molte volte abbattuto e ricostruito, sostanzialmente sempre ricostruito nel punto del guado, dove le rive dell’Arno sono più vicine. Il 1333 è una data importante per Ponte Vecchio: una straordinaria piena del fiume travolse tutto e la Repubblica decise di costruire un nuovo ponte in muratura, poco più a valle e nel 1345 dette incarico a un architetto per la sua realizzazione. Secondo il Vasari fu Taddeo Gaddi, allievo di Giotto a avere questo incarico, altri sostengono sia stato Neri di Fioravante, capo mastro della Repubblica. Il ponte è strutturato su tre arcate, per offrire meno ostacolo alle piene ed era fortificato perché era l’unico ponte che dava accesso al centro della città. Il 1563 fu realizzato il Corridoio Vasariano e in quegli anni  fu fatta l’inventario delle attività commerciali, in tutto 43, fra cui una trattoria forse erede di quelle trattoria che si dice lo stesso Leonardo avesse aperto sul Ponte. Dal 1594 orafi e Ponte Vecchio costituiscono un binomio indissolubile.  Ripercorriamo ora queste vicende storiche nel racconto del prof. Federico Napoli, storico dell’arte.

Solidarietà

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) Oggi dedico la riflessione alla parola solidarietà.
E parto, come mio solito, dal suo significato etimologico. Solidarietà deriva dal latino solidus, solido, o solidum che significa moneta, e dall’espressione del diritto romano in solidum obligari («obbligazione in solido»).
Ci tornerò su fra un po’. Per noi la parola solidarietà indica un sentimento, un atteggiamento che è parte costitutiva della dimensione umana; una virtù praticata da tanti, la vicenda del coronavirus l’ha riportata potentemente   alla nostra attenzione. Sembrerebbe dunque una parola  antica, da sempre presente nei nostri scritti.  In realtà   il termine è entrato tardi nella lingua italiana, e ci  è arrivato dal  francese  solidarité, che negli anni della Rivoluzione francese ha assunto il significato di “sentimento di fratellanza”. Nella nostra lingua il termine si è diffuso a metà dell’Ottocento ed è  comparsa  per la prima volta nel Dizionario politico popolare pubblicato nel 1851,  definita come «responsabilità reciproca e comune fra più persone».
Voi mi direte che sulla solidarietà è stato scritto tutto, e che sia inutile approfondire. È vero, c’è poco da aggiungere. Eppure questa  parola bella come tante altre rischia di essere abusata e utilizzata come condimento in troppe   pietanze tanto da farci  dimenticare il suo sapore. Non voglio tediarvi nel  descrivere   le  nuove forme attraverso le quali la solidarietà oggi si esprime: ricerche, studi, indagini ci rappresentano i tratti e l’evoluzione  del mondo della solidarietà.  Per di più L’Istat annualmente ci descrive l’arcipelago del non profit  con elementi di conoscenza sempre  più dettagliati.

Il presidente nazionale Edoardo Patriarca

Il presidente nazionale Edoardo Patriarca

Vi propongo un altro percorso.  Mi piace riprendere il  primo significato,   solidus solido, un attributo  che   poco si addice con una pratica saltuaria o occasionale, nel caso della solidarietà per esempio con una azione scaturita dalla commozione provata per aver ascoltato una toccante storia  o per una catastrofe ambientale o per uno stato di necessità. Nella Evangelii gaudium di Papa Francesco della solidarietà si  dice che  non è «una mera somma di piccoli gesti personali nei confronti di qualche individuo bisognoso, il che potrebbe costituire una sorta di “carità à la carte”, una serie di azioni tendenti solo a tranquillizzare la propria coscienza». Una persona è solidale se è anche solida, cioè se assume la solidarietà come  tratto peculiare del proprio stile di vita, e del modo di pensare tutte le dimensioni della vita personale e collettiva. Non  è filantropia o beneficenza (pure importanti, ci mancherebbe!), non è partecipare alle raccolte fondi o firme per appelli, pure importanti. È qualcosa di più.  Nella Sollicitudo Rei Socialis  di Giovanni Paolo II in un passaggio  la questione viene chiarita con una  sorprendente sintesi. “Questa [la solidarietà], dunque, non è un sentimento di vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone, vicine o lontane. Al contrario, è la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno perché tutti siamo veramente responsabili di tutti”.
Si parla di determinazione ferma e perseverante. E  una determinazione è ferma e perseverate solo se ha un respiro lungo, se è solida e ben progettata, se non si affida alle emozioni del momento, se ha la cifra della durata, del prendersi  cura sul serio e non per un attimo.
La pandemia potrebbe fornirci una opportunità inaspettata  per dare forza al dovere di solidarietà previsto nella Costituzione: più giustizia sociale, un welfare di comunità, spazio maggiore alla sussidiarietà che chiama tutti i soggetti  alla responsabilità di operare per il ben comune. Non solo per  il valore straordinario che porta con sé  ma per l’ impatto positivo  che ha  sulla economia, necessariamente  più civile, più sostenibile,  più democratica. E quindi più profittevole.

Comunicato stampa – Lavoro, il Governo ascolti veramente la voce di chi è in difficoltà

Il presidente nazionale Edoardo Patriarca: “Lavorare è una cosa seria, occorre che il Governo ascolti veramente la voce dei più deboli economicamente, che ora sono tutti coloro che hanno perso il lavoro o che senza adeguati aiuti non possono ripartire, a cominciare dal cosiddetto popolo delle partite IVA, perché la nostra società, la nostra Repubblica che è fondata sul lavoro, possa veramente superare unita questa difficile prova”.

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca

“Senza diritto al lavoro e senza diritti nel lavoro non ci può essere sviluppo sostenibile”: oggi ricordiamo i 50 anni dello Statuto dei Lavoratori e questa frase del Presidente della Repubblica ci spinge a ricapitolare l’eccezionale periodo che stiamo vivendo, riportando al centro gli interessi reali del Paese” spiega il presidente ANLA Edoardo Patriarca che prosegue: “Stiamo uscendo dalla pandemia con grande difficoltà – il pericolo non è del tutto scongiurato, dobbiamo convivere con il virus e dobbiamo fare molta attenzione alla nostra vita sociale – e questo grazie al coraggio e alla determinazione degli italiani che, tranne poche eccezioni, confermano il nostro essere capaci di grandi sacrifici e di poter raggiungere gli obiettivi che vogliamo. Quello che ora vogliamo è lavorare. Non un sussidio o un bonus, vogliamo un lavoro serio in cui ogni lavoratore possa ritrovare libertà, solidarietà e giustizia, un lavoro che possa dare dignità alla persona perché il lavoro vero è lavoro dignitoso, sicuro, qualificante della dimensione sociale di ognuno di noi. Dovremo affrontare una sfida senza precedenti, dettata dall’emergenza sanitaria che il nostro Capo dello Stato ha sottolineato averci dimostrato “che la protezione sociale, la sicurezza, la stessa possibilità di progettare il futuro poggia anzitutto sul lavoro”. Cosa scriverebbero oggi gli autori dello Statuto dei Lavoratori? Mi sono più volte posto questa domanda, e vedendo in queste giornate di lockdown donne e uomini continuare a fare il proprio dovere con abnegazione e senza risparmiarsi, ho pensato che il bene comune è il collante della nazione, che anche il lavoro non può fare a meno della solidarietà che non si improvvisa ma che deve essere tratto peculiare di ogni persona, determinazione a occuparsi del bene di tutti e di ciascuno perché tutti siamo responsabili di tutti come ci ricorda la Sollicitudo rei socialis di Giovanni Paolo II di cui abbiamo appena ricordato il centenario della nascita. Allora il lavoro non può che essere giusto, sicuro, dignitoso ma anche flessibile, capace non di rivendicazioni ma di adattamenti allo spirito del tempo perché non ha più senso la sopravvivenza di antichi privilegi. Anche questo concorre a definire giusto il lavoro, che per definizione deve essere scevro da privilegi. Poi penserei che il lavoro è una cosa seria, e la nostra ANLA, fatta dai lavoratori anziani d’Italia, lo dimostra: la serietà non va a braccetto con le parole al vento, ma si lega alla concretezza della vita e della quotidianità, che è fatta di sacrificio, di aiuto, di condivisione”.  Conclude il presidente Patriarca: “Non è più tempo di proclami, ma di aiuti concreti verso tutti i lavoratori e non solo verso alcune corporazioni a scapito di altre: penso alle scuole paritarie, alle strutture private per l’infanzia che non hanno ricevuto aiuto adeguato, a tutti quei giovani che vorrebbero impegnarsi nel servizio civile ma che dovranno fare i conti con una dotazione data al settore dal recente decreto che definire insufficiente è un eufemismo. Lavorare è una cosa seria, occorre che il Governo ascolti veramente la voce dei più deboli economicamente, che ora sono tutti coloro che hanno perso il lavoro o che senza adeguati aiuti non possono ripartire, a cominciare dal cosiddetto popolo delle partite IVA, perché la nostra società, la nostra Repubblica che è fondata sul lavoro, possa veramente superare unita questa difficile prova”.

Le cipolle (seconda parte)

Ma come sbucciarla senza piangere?

Tutti sappiamo che le cipolle, una volta sbucciate e tagliate, comportano il fastidioso effetto di farci piangere. Questo perché durante il loro sviluppo assorbono zolfo e quando le affettiamo si viene a liberare una sostanza detta allinasi, irritante per gli occhi. Come fare allora per ovviare a questo inconveniente? Scopriamo qualche consiglio… Non iniziate ad affettare la cipolla prima di sbucciarla. A volte si tende a rimuovere con il coltello la parte superiore o quella inferiore della cipolla, per poter eliminare la buccia più facilmente. In questo modo però la liberazione delle sostanze fastidiose inizia da subito. Quindi provate a sbucciare la cipolla con le dita, senza utilizzare il coltello e senza premere troppo contro la polpa. Sciacquate la cipolla sotto l’acqua fredda, oppure immergetela in una ciotola con acqua fredda. Dividetela a metà. Sciacquate di nuovo la prima metà da affettare, in modo che l’acqua possa raggiungere anche la parte interna della cipolla. Lasciate la seconda metà lontana dal piano di lavoro, meglio se con la parte interna rivolta verso il basso.

L’acqua fredda infatti aiuta a limitare gli effetti negativi della cipolla sugli occhi, che quindi non lacrimeranno. Esistono, inoltre, alcuni rimedi alternativi piuttosto curiosi per quanto riguarda le cipolle. Accendete una candela o un lumino accanto al tagliere prima di iniziare ad affettare le cipolle. La fiamma dovrebbe attirare verso di sé i composti gassosi fastidiosi, in modo che gli occhi risultino protetti. Posizionate la candela in modo da non scottarvi.

Se avete fretta o se dovete sbucciare molte cipolle, potrete risciacquare sotto l’acqua fredda il coltello, anziché l’ortaggio stesso. Ripetete l’operazione più volte, non appena vi accorgete che gli occhi iniziano a pizzicare. Conservate la cipolla per qualche minuto in freezer o in frigorifero prima di iniziare a tagliarla. Pare proprio che a causa del freddo il rilascio delle sostanze irritanti avvenga più lentamente. Aspettate almeno un quarto d’ora prima di estrarre la cipolla dall’ambiente freddo e quindi mettetevi all’opera. Ma se la classica sensazione di fastidio agli occhi dovesse ripresentarsi, sciacquate subito la cipolla sotto l’acqua fredda. Rimuovete la parte inferiore e la parte superiore della cipolla direttamente sotto l’acqua del rubinetto, prima di iniziare a sbucciarla. Potrete anche sbucciare la cipolla completamente nel lavello, sotto un filo di acqua fredda. Riempite per metà un bicchiere con dell’acqua e colmatelo con dell’aceto. Dopo aver suddiviso la cipolla in due o quattro parti, nebulizzatela con questo composto. Oppure potrete immergere la cipolla divisa a metà in una ciotola con acqua e aceto per almeno cinque minuti, dopo averla sbucciata, prima di iniziare ad affettarla o tritarla.

 

Cipolla, come conservarla?

La cipolla andrebbe conservata in un luogo fresco e asciutto (la temperatura ideale è di circa 10°) e assolutamente non alla luce del sole. Questo per evitare soprattutto la germogliazione. Si possono conservare dunque in cantina o in dispensa magari all’interno di un cesto di vimini ricoperto da fogli di giornale. Se chiuse, vanno riposte in un sacchetto carta, questo eviterà la formazione di umidità e di conseguenza la proliferazione di microrganismi, dunque le cipolle dureranno più a lungo.

Un problema più grande presenta la conservazione di una cipolla aperta soprattutto per via dell’odore. Vi consigliamo di affettare anche la parte di cipolla che non userete e congelarla in un sacchetto freezer. L’alternativa è conservarla in frigo, magari in un apposito contenitore per evitare che l’odore si espanda, e consumarla entro 2 giorni.

 

Ricette e Applicazioni culinarie

La cipolla è un alimento che, in genere, viene incorporato nelle preparazioni culinarie per insaporire la ricetta che lo contiene; la sua presenza è quindi integrativa, o meglio supplementare. Assieme all’olio, alle carote e al sedano, la cipolla costituisce la base del così detto “soffritto”, elemento fondamentale per favorire la “presa di corpo” di moltissime preparazioni.Seppur meno conosciute, non mancano le ricette che impiegano la cipolla come elemento principale. Alcuni esempi sono: cipolline in agrodolce, cipolla gratinata al forno, cipolla al cartoccio, supplì di cipolla rossa con aceto balsamico e zucchero di canna, minestra di cipolle ecc. Altre ricette classiche che prevedono l’utilizzo immancabile della cipolla sono: frittata con cipolle, piadina con salsiccia e cipolla, insalata mista e cipolle ecc.

Cipolle

Cipolle

La cottura

Ricordiamo che la cipolla tende a perdere gran parte del suo contenuto nutrizionale con la cottura; inoltre, se è vero che conferisce un ottimo gusto alle ricette, è altrettanto vero che, una volta “bruciacchiata”, rovina totalmente la preparazione in oggetto. Il livello di cottura più idoneo è detto “imbiondire” e prevede una leggerissima alterazione cromatica del bulbo che, da bianco, acquisisce una sfumatura giallina.

Per ottenere una cipolla correttamente imbiondita (reazione di Maillard) è possibile unire poca acqua all’olio dentro la padella ancora fredda; in questo modo, durante la cottura, il liquido non raggiunge temperature “pericolose” e la cipolla rimane ben idratata. E’ comunque buona norma non esagerare perché, una volta appassita, dovrà essere fatta asciugare con cautela e a fuoco lento; troppa acqua determinerebbe un effetto “lesso” o la totale perdita di consistenza. Per velocizzare il processo di “maillardizzazione” della cipolla è possibile aumentare il pH (rendendolo basico) con un pizzico di bicarbonato di sodio

Vacanze italiane

(di Annalisa Gatti) Questo lungo periodo alle prese con la pandemia e le sue conseguenze ha portato tutti noi a una grande voglia di evasione. Sfuggire al quotidiano, dai problemi, dalle incertezze, dalle brutte notizie; una parte della nostra mente sente di aver bisogno di staccare la spina.

Pensare alle vacanze: dopo tutto quello che è capitato e che ancora stiamo vivendo, con tante famiglie in difficoltà, con tanti ostacoli ancora da superare e tante incertezze da chiarire, chi può permettersi una vacanza non ha tanta voglia di esultare e di parlarne.

Ci si sente privilegiati. Forse è davvero così e credo sia doveroso trovare il modo di donare a chi ha bisogno un “poco” del “tanto” che si ha. In questo momento abbiamo visto il nostro Paese mostrare il suo lato solidale, un aspetto poco reclamizzato che però è stato di vitale importanza. Altruismo e generosità hanno accompagnato tantissimi volontari, operosi e silenziosi, alle prese con le più svariate necessità. E’ forte la consapevolezza che insieme si possono affrontare le difficoltà, tante mani tese per sorreggere i più deboli sono in grado di salvare tante vite senza essere medici e infermieri. Che bello! Grazie a chi si è adoperato senza riserve, grazie per chi in silenzio soccorre e aiuta come può chi ha bisogno.

Torno con il pensiero alle vacanze. Non è un pensiero leggero e superficiale quello di organizzare una vacanza: qualche giorno di pausa dopo un inverno e una primavera tanto pesanti aiuta a ripartire più dinamici, riposati e ottimisti.

L’indagine di Confturismo-Confcommercio, avverte che più della metà degli italiani intervistati non si muoverà in località di villeggiatura. Non c’è da stupirsi, ancora troppa è la preoccupazione per il rischio Covid. I più tenderanno a riscoprire e sostenere l’Italia. Sono tante le domande che ci facciamo: al mare e in montagna con le mascherine? E gli aeroporti, come si tornerà a volare? Si potrà andare in crociera? Come sarà protetta la nostra salute?

Reggia di Caserta

Reggia di Caserta

Sappiamo che il 3 giugno riaprono le frontiere italiane. Sarà quindi possibile spostarsi tra le regioni, ma saranno aperti anche i confini nazionali a tutti i cittadini dell’area Schengen, senza quarantena e senza autocertificazione. Invece tante le difficoltà per uscire dall’Italia: l’Austria, ad esempio, ha confermato la chiusura delle frontiere all’Italia, altri Paesi consentono i viaggi solo per motivi di lavoro, altri ancora chiedono un periodo di quarantena all’arrivo.

Meglio a mio avviso restare nel nostro bellissimo Paese che non ha nulla da invidiare al resto d’Europa. Vogliamo parlare delle nostre città ricche di arte, di storia, con i loro preziosi musei? Dei piccoli borghi arrampicati su alture verdissime che offrono prodotti di artigianato locale? I nostri laghi, il mare cristallino, le spiagge bianche, le coste rocciose, le montagne delle Alpi e degli Appennini? Non manca proprio nulla, siamo davvero fortunati a vivere in Italia. La nostra gastronomia e i prodotti della nostra terra sono famosi in tutto il mondo e non hanno paragone. Eccellenti. Anche il clima è vario, il più delle volte gradevole, le temperature miti ci accompagnano gran parte dell’anno. Lo sanno bene i turisti che sono sempre venuti e che hanno portato il paese nel 2019, ad essere il quarto più visitato al mondo.

Le nuove misure del governo hanno previsto un bonus vacanze fino a 500 euro per chi sceglierà di trascorrere le sue ferie in Italia. Queste agevolazioni sono rivolte alle famiglie con redditi medio-bassi. Gli utenti potranno godere subito di una riduzione del prezzo della vacanza, mentre l’operatore turistico sarà rimborsato. Credo che quest’anno in molti approfitteranno di questa opportunità e godranno della nostra bella Italia, magari privilegiando i luoghi meno noti e affollati (e ce ne sono davvero tanti), poco turistici ma non per questo meno belli.

Molti anni della mia villeggiatura li ho passati in Toscana, andavo al mare all’Argentario e come quasi tutti i turisti frequentavo spiagge davvero bellissime. Proprio lo scorso anno, stufa della troppa gente che affollava gli stabilimenti ho cominciato a cercare con più attenzione luoghi più tranquilli. Ho scoperto sentieri con panorami mozzafiato, cale e calette nascoste alla folla, raggiungibili solo in escursioni dal monte o con la barca. E’ stato bello percorrere in bicicletta la riserva naturale, passeggiare in laguna…. Tanti i panorami maremmani da vedere: Castiglione della PescaiaMassa MarittimaOrbetello e la sua laguna, PitiglianoRoselle (una delle principali città etrusche), ScansanoSovana con i suoi ricordi etruschi e medievali, Talamone e altro, tantissimo altro.

Un altro esempio è il Lazio con tutta la zona del lago di Bracciano a pochi chilometri da Roma. Il lago è di origine vulcanica, molto conosciuto e frequentato ma tutto intorno si snoda una strada panoramica che vi permetterà di visitare i borghi più caratteristici, presenti sulle sue sponde, fra cui i più interessanti: Trevignano Romano e Anguillara Sabazia.

Le cose da fare e da vedere sul lago sono veramente tante e per tutti i gusti: porticcioli caratteristici e acque pulite dove nuotare o praticare sport d’acqua, come il windsurf o la canoa e per chi ama la pesca sportiva il lago è pieno di pesci. Per chi preferisce passeggiare è possibile effettuare rilassanti e semplici camminate nei dintorni all’interno del Parco Naturale Regionale di Bracciano – MartignanoIl Bosco di Manziana, vicinissimo a Bracciano (solo 5 km) si estende per 580 ettari. Bellissimo, qui si possono fare tante escursioni e gite in bicicletta.

Amo molto la montagna, soprattutto in estate e potrei dilungarmi sul Tirolo e tutto quello che offre ai turisti. Non ho abbastanza spazio per descrivere tutta la sua bellezza, aggiungo solamente che vale la pena almeno una volta recarsi in quei luoghi. Non parlo di cittadine affollate, conosciute e turistiche ma di piccoli paesi disseminati nelle valli verdissime. Un esempio: Gais, Campo Tures, FalzesPredoi, i cui abitanti, che hanno nel sangue l’arte dell’ospitalità, vi sapranno coccolare tanto da farvi tornare, anno dopo anno, come è successo a me.

Paesaggi stupendi e cibo genuino. Sono infiniti i sentieri tranquilli e poco frequentati per tutti i gusti. Anche in montagna si consiglia sempre di indossare la mascherina, sempre come barriera contro il virus, così come lo sono il distanziamento e l’igiene delle mani. Ovvio che se ci troviamo da soli su un sentiero possiamo anche farne a meno, salvo diverse disposizioni provinciali o regionali. Teniamola abbassata sul collo ma sempre a portata di mano in modo da indossarla il più rapidamente possibile in caso di necessità. Tenerla nello zaino, di sicuro, è inutile.

Quante sarebbero le località da ricordare! Ma di certo il nostro Paese non ci deluderà; e lasciamoci tentare dai nostri pregiati e prelibati prodotti locali; aiutiamo la nostra economia.

Ricordiamoci anche che le regole senza il buon senso non servono a molto, quindi tutti noi siamo chiamati a essere rispettosi delle norme locali e attenti anche agli altri. La parola d’ordine continuerà con ogni probabilità ad essere distanziamento. Buone vacanze.