Archivio mensile:luglio 2020

Summer School ANLA 2020, le ragioni di una scelta

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA). Da sopravvissuti a protagonisti! È il titolo che abbiamo voluto dare alla nostra Summer School. Tre giornate nei Castelli romani, a Castel Gandolfo, un luogo nel quale goderemo della bellezza di un paesaggio dolce e verde, ricco di storia e dal clima mite. Alcuni amici, ancora dubbiosi – pochi devo dire -  mi hanno chiesto perché  la presidenza nazionale promuova  - oramai da due anni -  un incontro con questo format, quali siano il senso e  i significati. Perché non proporre nel medesimo periodo una gita fuori porta piuttosto che ascoltare e discutere con persone esperte?  A che pro?  Non sarebbe meglio spender soldi per una iniziativa più leggera e più ludica?

Vi darò le mie risposte rinnovando l’invito ad essere con noi, iscritti e non, amici e familiari.

 

Il Centro Mariapoli Internazionale dove si svolgerà la Summer School ANLA 2020

Il Centro Mariapoli Internazionale dove si svolgerà la Summer School ANLA 2020

In questi mesi si è parlato tanto di formazione e istruzione, di bambini e bambine soprattutto. Si è parlato poco di adulti e adulti anziani. Eppure la formazione-per-sempre è posta dagli esperti come uno degli elementi da curare con assiduità per vivere bene la proprio vita, per invecchiare positivamente, per sentirsi protagonisti. È questa la prima risposta al perché di una Summer School: ci troveremo insieme per formarci ancora, per capire il tempo che viviamo, per mettere a frutto la nostra esperienza di vita, le nostre competenze ancora importanti per pensare il futuro delle nuove generazioni.

Siamo una associazione di volontari, siamo legati alle aziende da cui proveniamo, siamo legati alle nostre comunità. Proponiamo iniziative, eventi, scriviamo e prendiamo posizione quando necessario. L’associazione ha uno statuto, un progetto culturale, e valori che non tiene per sé, seduta sul divano: li propone, li traduce in opere e gesti. Ma per fare questo occorre essere comunità, condividere un sentire, per non perdere l’attitudine ad “annusare” il tempo che viviamo, per non essere “fuori gioco” ed essere invece generativi verso le nuove generazioni, e sapere che se parlerai avrai dietro gli amici.    Ecco la seconda risposta: facciamo una Summer school per sentirci più associazione, per non esaurire il capitale sociale e culturale maturato in   settant’anni di presenza, per non morire giorno per giorno.

Non solo formazione ma anche tempo libero. Si diventa amici pranzando e cenando insieme, facendo una chiacchierata negli intervalli, scambiandosi una battuta, raccontandosi qualcosa della propria vita personale, godendo insieme un bel luogo, una passeggiata. E questa è la terza risposta del perché di una Summer School: stare insieme per condividere e fare più amicizia in un tempo di solitudine e di individualismi esacerbati.

Venite a Castel Gandolfo: tre giorni di formazione, di amicizia e di tempo libero. Non vi annoierete. Vi aspettiamo.

Concorso letterario nazionale 2020

(di Fiorenza Ciullini, presidente regionale ANLA della Toscana). Il regalo più grande che potremo fare e farci è quello di poter condividere con gli altri esperienze di vita reale oppure spunti di fantasia che ci hanno fatto volare oppure cadere. Questo lo avvertiamo oggi più che mai in un periodo storico che ha sconvolto tutto il mondo. Così ANLA ha voluto fortemente dare un senso a tutto questo attraverso il 2° CONCORSO LETTERARIO “e passavano i giorni…” In un anno così difficile, a motivo di una pandemia che ha sconvolto le nostre vite e che ha coinvolto principalmente la  generazione dei nostri anziani, ANLA ha voluto dare uno spazio, alla Vostra capacità di trasmettere sensazioni e sentimenti. Siete voi i principali artefici di tutto questo e inviandoci i vostri racconti, le vostre memorie e le vostre sensazioni, sarete parte fondamentale di questo progetto. Tutti gli elaborati saranno letti da una giuria composta da scrittori e professionisti di altissimo livello. La giuria sceglierà il vincitore del Concorso ed il suo racconto, insieme a tanti altri, farà parte di un libretto che sarà donato a tutti coloro che parteciperanno.

La premiazione si svolgerà in una delle sale più prestigiose di Firenze, in presenza del presidente regionale e nazionale ANLA, saranno presenti anche autorità universitarie e istituzionali che daranno prestigio alla premiazione. Sarà anche un momento per ricordare, riflettere e guardare avanti volgendo lo sguardo soprattutto verso gli anziani, coloro che erano e sono un pilastro sia economico che emotivo nella nostra società. Li sono le nostre radici e tutti sanno che un albero senza radici muore…. In questo il Concorso letterario vuole essere  la spinta per promuovere una serie di iniziative volte a sensibilizzare un argomento tante volte messo all’angolo. Gli anziani devono e possono trovare il loro ruolo in una società che molte volte si dimentica le proprie radici.

Qui potete consultare il regolamento dell’edizione 2020

Siamo consapevoli del periodo in cui stiamo vivendo e vogliamo essere vicini a coloro che hanno perso una persona cara, molte volte unico sostegno nella propria famiglia. Non sarà facile andare avanti, soprattutto per le incertezze sanitarie e per i conti con la crisi economica che bussa sempre più prepotentemente alle nostre porte ma, la vita deve andare avanti e oggi c’è tanta voglia di sole, di vacanze e anche di riprenderci la nostra vita di sempre! Questo sarà possibile se riusciremo a guardare oltre, con un po’ di ottimismo. Essere fiduciosi, non costa niente e aiuta tantissimo! Lo dobbiamo a noi stessi e a chi ci è vicino ma senza dimenticare, questo mai. La nostra memoria deve far parte del nostro presente e del nostro futuro, un percorso che sarà più facile se terremo conto dell’esperienza e questa sarà resa viva attraverso i vostri racconti! 

Letture estive – De Crescenzo

(di Annalisa Gatti)  La volta scorsa ho ricordato Andrea Camilleri, (Porto Empedocle, 6 settembre 1925 – Roma, 17 luglio 2019) famoso scrittore italiano, ideatore di uno dei personaggi più amati del mondo della letteratura e della televisione: il Commissario Montalbano. Il nostro Paese ha visto andarsene nello stesso anno, il giorno dopo, un altro grande scrittore e personaggio pubblico: Luciano De Crescenzo. Diversi tra loro, ma entrambi uomini del Sud, molto affabili e solari, accomunati dal fatto di aver raggiunto il successo in tarda età, hanno entrambi venduto milioni di libri; un vanto per la cultura italiana. Nonostante fossero tanto diversi, questi due gentiluomini hanno lasciato un grande vuoto umano ma per fortuna delle storie bellissime da leggere; Giorgio Faletti ha detto: “Gli scrittori non muoiono mai, smettono solo di scrivere”.

Luciano De Crescenzo, nato a Napoli il 18 agosto 1928 è morto a Roma all’età di 90 anni. Ingegnere ma soprattutto è stato scrittore, sceneggiatore, regista, attore e conduttore. Ha esordito come scrittore nel 1977 con “Così parlò Bellavista” pubblicato da Mondadori. Da allora ha pubblicato oltre 40 libri, tradotti in 21 lingue. Leggendo la sua biografia si resta colpiti da quanto questo personaggio sia stato prolifico e poliedrico.

Sono stato fortunato” titolo della sua autobiografia, è una sua frase che riassume lo spirito ottimista, positivo e scanzonato con il quale ha vissuto. Una vita ricca di passioni: ha lavorato come ingegnere elettronico fino a diventare dirigente alla Ibm, poi a metà degli anni settanta la decisione di dedicarsi alla scrittura. Ha spiegato: “La verità è che mi annoiavo. Ero circondato da bravissime persone, sia chiaro, ma ai miei occhi sembravano tutte uguali, identiche nei gusti e nei comportamenti. Spinto dal desiderio di novità, decisi di lasciare il lavoro e dedicarmi completamente alla scrittura. Se vogliamo chiamarlo un salto nel vuoto, oggi col senno di poi, posso affermare che non avrei potuto scegliere vuoto migliore”.

De Crescenzo ha sempre affiancato alla sua attività di scrittore quella di divulgatore, capace di introdurre anche il lettore più inesperto ai problemi sollevati dalla filosofia antica. Scrive “ La storia della filosofia greca” (1983/1986) un grande successo. Ha avuto il merito di aver reso popolare la filosofia antica: la figura di Socrate è diventata familiare, il lettore comune scopre con De Crescenzo il pensiero e la saggezza dei filosofi. E’ stato un bravissimo attore, regista e sceneggiatore ma in questo poco spazio che resta volevo scrivere qualcosa del suo primo lavoro: “Così parlò bellavista”.  Secondo il professore, don Gennaro Bellavista, partenopeo purosangue, troppe sono le banalità che si dicono e si scrivono su Napoli e i suoi abitanti. La vita a Napoli è un’arte sottile. “Il sorriso e il sentimento aiutano l’intelligenza nel mestiere di vivere” scrive de Crescenzo. Un libro molto divertente e scorrevole, ambientato in una Napoli dove l’arte di arrangiarsi è all’ordine del giorno. Racconti, che nascono da domande quotidiane e risposte filosofiche. Uno degli argomenti del professor Bellavista: la divisione umana in due categorie. Coloro che hanno fretta e vogliono consumare poco, come i milanesi, che si fanno la doccia. Coloro che, invece, vogliono riflettere e pensare, in comodità e solitudine, prendendo tempo per se stessi, come i napoletani, che si fanno il bagno. Un inno a Napoli e alla sua gente. Spunti originali per sorridere e trovare delle risposte alternative. Se ancora non lo avete letto e volete passare qualche ora spensierata lo consiglio vivamente.

Il suo ultimo lavoro: Napolitudine (2019) è firmato con Alessandro Siani: i due scrittori si incontrano tra le pagine e, in veste di moderni pensatori, si confrontano sulla Napoli di ieri e di oggi, osservandola con l’occhio amorevole di chi è consapevole delle sue eccellenze, ma anche delle sue contraddizioni.

La napolitudine è un tipo di nostalgia inspiegabile, perché a me Napoli manca sempre, persino quando sono lì. Io la napolitudine la sento sempre, anche mentre passeggio tra le bancarelle di San Gregorio Armeno e sfioro i pastori creati dai maestri artigiani. Mi si arrampica sulle papille gustative, stuzzicate dal profumo delle sfogliatelle appena sfornate. Mi accompagna come l’ammuina dei vicoli, che ritrovo immutata nel tempo, o come il profilo del Vesuvio, un paesaggio unico al mondo. Insomma, questa nostalgia avvolge tutti i miei sensi e mi agguanta lo stomaco come una mano fatta di tufo, la materia vulcanica nata dalla concentrazione di lava, pomici, cenere e lapilli, su cui è costruita l’intera città.”

Luciano de Crescenzo, scrittore simbolo dell’Italia dell’ultimo secolo. Ci mancherà.

Alimentazione degli animali – il cane

(di Roberta Greco) Quando quest’amico a quattro zampe entra a fare parte della nostra famiglia, ne diventa automaticamente un membro a tutti gli effetti e come tale ci preoccupiamo del loro benessere. Un modo di curarli con attenzione consiste nel dargli una corretta alimentazione. La classica scelta è tra il cibo secco o umido, crocchette o scatolette? Se di ottima qualità, per chi lavora e non ha molto tempo da trascorrere in cucina, le crocchette sono sicuramente preferibili. Bisogna tenere conto che nella preparazione dei cibi in scatola, sono presenti carni, ossa, interiora di scarto ma anche conservanti e additivi. Inoltre, mentre le crocchette possono essere lasciate per qualche ora senza problemi, il cibo umido tende a deteriorarsi velocemente, favorendo la proliferazione di batteri dannosi all’apparato digerente. L’ideale sarebbe un’alimentazione casalinga. Il cane è un animale carnivoro, anche se nel corso degli anni e per svariati motivi, ha dovuto modificare la sua alimentazione, diventando, pertanto, anche onnivoro: un cane che ha fame, mangia di tutto, quindi prima di imparare a cucinare per il cane bisogna comprendere quali sono gli alimenti che possiamo dargli senza creare disturbi al suo apparato digerente e qual è, invece, il cibo che fa male. Nel preparare cibo casalingo per cani, teniamo presente che la carne, il pesce, le uova e i latticini sono fonti proteiche che devono essere sempre presenti nella sua dieta. Importanti per l’apporto vitaminico e di sali minerali sono anche alcune verdure: le carote, le zucchine, la zucca, i finocchi, da fargli consumare preferibilmente crudi, grattugiati sulla pappa o dati interi come snack. I carboidrati sono necessari per un corretto bilanciamento della sua dieta: il riso e la pasta, anche se devono essere ben cotti e senza aggiunta di sale, le patate cotte.

Nella scelta della carne da cucinare per il nostro peloso possiamo scegliere tra il pollo e il tacchino, come carni bianche, oppure possiamo optare per carne di ovino, di manzo, di cavallo (per la sua proprietà di digeribilità e ipoallergenicità). Anche la trippa è un ottimo alimento per il nostro amico, anche se dobbiamo fare attenzione a non comprarla nelle vaschette pre-confezionate del supermercato: è sbiancata con additivi chimici e dannosi alla sua salute. Meglio farci conservare queste interiora dal nostro macellaio. Il suo aspetto sarà scuro o grigiastro, l’odore sgradevole all’olfatto umano, ma è la migliore fonte di proteine ed è ricca di probiotici, vitamine e sali minerali. Quando scegliamo la carne dobbiamo sapere che il cane ha bisogno del grasso, perché è da quello che ricava l’energia necessaria. Anche le cartilagini, da noi sempre scartate, sono invece per lui un ottimo nutriente.

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Il mercato del lavoro

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA)

L’ultima rilevazione Istat sull’andamento del mercato del lavoro ci consegna una fotografia purtroppo già nota: ad essere maggiormente colpiti sono giovani e donne, e il Mezzogiorno in particolare. La crisi sanitaria e a seguire quella economica  già tra noi hanno accentuato questi divari che da tempo collocano il nostro Paese  nelle ultime posizioni   delle classifiche europee. Non riporto i dati di Istat facilmente  reperibili  sul web, piuttosto vi proporrei alcuni snodi critici, i crocevia da attraversare per uscire da uno situazione che non porta nulla di buono al benessere delle persone e delle famiglie. Sarebbe altresì auspicabile che Governo e Parlamento, a seguito dell’accordo sul Recovery Fund, ponessero questi temi al centro di una agenda finalmente declinata al futuro e non tarata sul “qui e ora”, alla ricerca di un consenso tanto facile sull’immediato quanto drammaticamente fragile e velleitario per le generazioni future.

La questione giovanile e quella femminile si incrociano da decenni,  questioni irrisolte da troppo tempo:   hanno assunto oramai  forme patologiche  profonde che meriterebbero di  essere trattate   con ricette e farmaci adeguati. Non sono più utili – semmai lo sono stati- interventi tampone, cure palliative spot, bonus di vario genere. Le questioni vanno prese di petto con una strategia riformatrice paziente e coraggiosa, che dispieghi i suoi effetti nel medio e lungo periodo.

Ma andiamo nel merito.

Il primo crocevia attiene alla qualità del sistema  istruzione-formazione nel nostro Paese. I dati ISTAT ci raccontano che questo punto è un discrimine attraverso il quale passa il destino dei ragazzi. Le fasce meno istruite sono quelle più fragili e soggette a disoccupazione oltreché a emarginazione sociale e culturale. Se il sistema di istruzione continua a produrre una dispersione scolastica tra le più alte in Europa, e se il sistema non è capace di ridurre la povertà educativa che coinvolge più di un milione di bambine e bambini, mi domando, cosa si aspetta ad agire  per assumere decisioni serie? Abbiamo bisogno di una nuova task force o piuttosto di una “decisione”. Per non parlare della qualità del sistema universitario che ha sì tante eccellenze, ma non sufficienti ad alzare la qualità media e il tono di tutto il settore. Domandiamoci come mai in Italia stanno nascendo come funghi le università telematiche, come mai non vi sia una formazione professionalizzante parallela a quella universitaria degna di questo nome. Domandiamoci come mai, salvo poche Regioni, l’offerta di servizi per l’infanzia sia tra quelle più basse in Europa.

Il secondo crocevia interconnesso con il primo è il mercato del lavoro, poco conosciuto ahimè da molti politici e decisori pubblici. I dati lo dicano senza timore di smentite: i Paesi che hanno i minori divari di genere (un tasso di occupazione femminile al pari di quella maschile) sono quelli più progrediti. Se una donna su tre è costretta a lasciare  il proprio lavoro dopo la nascita del primo figlio la questione che si pone è chiara davanti a noi, non ha bisogno di riflessioni e dibattiti ulteriori. Altro esempio,  se non viene praticata la parità  retributiva,  imprese e sindacati  dovrebbero far chiarezza ogniqualvolta rinnovano i  contratti senza attendere l’ennesimo decreto ministeriale. Perché la parità è iscritta nella Costituzione e andrebbe praticata nell’azione politica come  pure nella autonomia dei corpi intermedi (quante sono le presidenti di associazioni,  sindacati o rappresentanze di vario gente?). Non da ultimo: occorre  ridurre a zero il cuneo fiscale per l’assunzione dei giovani, promuovere la formazione permanente, l’apprendistato duale, l’alternanza  scuola lavoro,  Garanzia Giovani, i centri per l’impiego radicalmente riformati.….

Potrei proseguire.. Mi preme ribadire che di analisi e approfondimenti ne abbiamo fatti tanti. Questo è il tempo di decidere, e per ritornare alla triade cara alla mia generazione vedere-giudicare- agire, ecco,  mi pare sia giunto il tempo (… che non fa sconti) di agire, con saggezza e prudenza,  certo, ma con quella determinazione  attesa da tutti noi.

Il punto sulla Serie A

(di Luigi Venturi) Incredibile! La domanda è: la Juventus di Massimiliano Allegri avrebbe perso una gara e un’occasione del genere? Chi può dirlo. La Juventus di Maurizio Sarri invece perde faccia e partita (quinto ko in trasferta) alla Dacia Arena ma può ancora vincere lo scudetto. Subisce l’ennesimo smacco in rimonta (come era accaduto contro il Milan) ed esce dal campo arrabbiata, delusa, incredula. La castiga Fofana in contropiede, siglando il 2-1 che è una doccia fredda e regala all’Udinese punti pesanti in chiave salvezza. Lo scudetto? È tutto rimandato alla prossima partita di campionato contro la Sampdoria. La Juventus fallisce il primo match point, resta a+6 sull’Atalanta – seconda in classifica – e allunga di un’altra settimana l’attesa per la conquista del tricolore numero 36 della storia, il 9° consecutivo. Il primo titolo dell’era Sarri sarà sudato, in linea con la stagione piena di contraddizioni dei bianconeri: sono più forti in tutto (in campo, in panchina, nel palazzo) ma faticano ad ammazzare il campionato (e le gare nei momenti clou) nonostante abbiano una delle rose migliori e più costose di questi dieci anni di dominio assoluto.

La Juventus non riesce a chiudere la partita e fa i conti – di nuovo – con l’insostenibile leggerezza dell’essere una squadra forte che rischia di rovinare sempre tutto sul più bello. Aveva la partita e lo scudetto in pugno, gli sono sfuggiti entrambi. Non c’è pericolo che perda il titolo, lo ha già cucito sulla maglia. Più per l’insipienza degli avversari che pienamente per i propri meriti. Senza lo stop per la pandemia sarebbe stata la stessa cosa? Forse sì, forse no. I fatti dicono che questa Juventus dovrà attendere ancora qualche giorno – e un ulteriore dispendio di energie mentali – per conquistare qualcosa che ha sotto mano ma non riesce a prendere.

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Letture estive VII parte

(di Annalisa Gatti)  Il 17 luglio scorso è stato il primo anniversario della scomparsa di Andrea Camilleri che ci ha lasciato all’età di 93 anni.

Scrivo perché è sempre meglio che scaricare casse al mercato centrale; Scrivo perché non so fare altro; Scrivo perché dopo posso dedicare i libri ai miei nipoti; Scrivo perché così mi ricordo di tutte le persone che ho amato; Scrivo perché mi piace raccontarmi storie; Scrivo perché mi piace raccontare storie; Scrivo perché alla fine posso prendermi la mia birra; Scrivo per restituire qualcosa di tutto quello che ho letto”.

Solo queste sue parole, proposte nella quarta del libro Come la penso,  fanno intuire la sua straordinaria umanità e intelligenza. Tutti noi abbiamo letto almeno un suo libro, anche solo per curiosità ma soprattutto abbiamo visto almeno una puntata della serie televisiva di grande successo: Il Commissario Montalbano trasmessa su Rai 1.  Scrittore, sceneggiatore, drammaturgo e regista, ha venduto più di 10 milioni di copie e i suoi libri sono stati tradotti in almeno 120 lingue; non si può scrivere in poco spazio quanto sia stato importante il suo lavoro, raccontare del suo carattere, della sua carriera, delle sue numerose opere, si può soltanto invitare, chi non ha mai letto nulla di scritto da lui, a prendere in mano un suo libro, ad esempio La forma dell’acqua, che Camilleri diede alle stampe nel 1994. Questo è il primo romanzo poliziesco con protagonista il famoso commissario Salvo Montalbano, interpretato in TV dal bravissimo Luca Zingaretti. Uno dei personaggi più noti del giallo all’italiana è siciliano, amante della buona cucina, della lettura, delle donne e della propria terra, Salvo Montalbano ha un carattere sbrigativo, diretto e insofferente ai metodi tradizionali.

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Legumi d’estate (seconda parte)

(di Roberta Greco) La bellezza dei legumi consiste nel poter essere utilizzati in maniera variegata, passando dalle zuppe alle insalate, fino alle creme di legumi, creando piatti completi uniti ad altre verdure e cereali per la felicità del palato ed un occhio alla linea. Scopriamo qualche fresca prelibatezza da usare per le cene all’aperto…

Insalata con lenticchie, pomodori e cetriolo

Le lenticchie sono certamente tra i legumi più utilizzati perché non richiedono ammollo e i tempi di cottura sono decisamente più brevi rispetto a quelli di altri legumi. Per questo motivo, possono rappresentare una soluzione veloce anche in estate, trasformando questo ingrediente in un’insalata fresca e saporita. Ingredienti per 2 persone: 300 g di insalata verde mista, 300 g di lenticchie già cotte (potete prenderle in barattolo), 8 pomodorini, 1 cetriolo, 1 cipolla rossa, 5 cucchiai di olio extravergine di oliva, 1 limone, di sale e di pepe. Per prima cosa, scolate le lenticchie e mettetele in una insalatiera. Unite i pomodorini lavati e tagliati a metà. Sbucciate la cipolla e tagliatela ad anelli, aggiungendola al resto e facendo insaporire i legumi. A parte, preparate un’emulsione con olio, sale, limone e pepe, con cui andrete a condire l’insalata facendola insaporire per un po’. In ultimo, lavate e sminuzzate l’insalata verde e unitela alle lenticchie. Aggiungete anche il cetriolo, che avrete precedentemente lavato e tagliato. Mescolate, aggiustate di sale e servite fredda.

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Farinata di ceci con peperoni

Le farine ottenute dai legumi sono molto versatili e costituiscono un’ottima alternativa alle farine di cereali, soprattutto per chi è intollerante al glutine. In particolare, la farina di ceci, ricca di fibre, è utilizzata spesso per preparare le farinate, ovvero delle torte salate molto basse, tipiche della tradizione ligure, oppure le panelle, frittelle di farina di ceci che si gustano con il pane, in uno dei più famosi piatti di “cibo da strada” palermitano. In questa ricetta, la farinata è arricchita con verdure di stagione. Ingredienti per 2 persone: 100 g di farina di ceci, 300 g di acqua, q.b. di sale e pepe, 1 peperone, 1 cipolla, aromi (timo o basilico fresco a piacere), olio extra vergine di oliva. Con l’aiuto di una frusta a mano, stemperate la farina di ceci con l’acqua, aggiungete un pizzico di sale e mettete a riposo l’impasto per 3-4 ore. Lavate i peperoni e tagliateli a listarelle. Fate soffriggere la cipolla tritata con un cucchiaio di olio extra vergine di oliva e aggiungete i peperoni. Lasciate appassire il tutto coperto su fiamma bassa qualche minuto, avendo cura di girare spesso. Aggiustate di sale e unite qualche foglia di timo fresco. Lasciate da parte. Schiumate l’impasto di acqua e farina di ceci, e aggiungete un cucchiaio di olio, sale e pepe. Ungete una teglia con un filo d’olio e disponete sul fondo della teglia una parte dei peperoni. Versate il composto di acqua e farina di ceci, aggiungete un pizzico di sale e pepe e cuocete in forno a 200°C per 15-20 minuti. Servite con un contorno di verdure fresche.

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Debiti & Debiti

(di Giuseppe Taddei, presidente regionale della Campania)  Molti anni fa un noto brand di arredamento della provincia di Bari rese celebre e facilmente memorizzabile il suo core business ed il suo principale marchio di fabbrica attraverso una non innovativa trovata di marketing pubblicitario che consisteva nella pedissequa ripetizione e duplicazione  della fonologia  enfatizzante  della griffe da  commercializzare. In questo periodo nel quale il dibattito e le riflessioni dei media sono particolarmente incentrati sulla individuazione delle modalità attraverso le quali negoziare i fondi per la ripartenza delle economie nazionali, ma principalmente di quella italiana, la trattazione che segue, nel richiamarsi solo nel prologo alla perifrasi introduttiva,  si pone l’obiettivo  di esplicitare una tassonomia delle policrome forme, schemi, procedure, presupposti concettuali e congetturali delle asincronie finanziarie con accenni alla sfera privata e convergere prioritariamente su quella pubblica.

 

Economia e mercati

Economia e mercati

Preliminarmente è bene osservare e differenziare anche etimologicamente, funzionalmente e strutturalmente la terminologia che in maniera a volte eccessivamente diffusa e generalizzata si utilizza nella fattispecie debitoria. Il debito è il vincolo giuridico che obbliga il debitore al creditore; il fondo è l’accumulo di risorse finanziarie cui attingere per fornire la liquidità; il titolo è lo strumento giuridico portatore e rappresentativo del debito; le modalità, la metodologia ed i vincoli sia di utilizzo che di restituzione delle somme prese a prestito sono le c.d. condizioni. I titoli di stato esprimono il debito che una nazione ha verso i suoi finanziatori. Le obbligazioni esprimono il debito che una impresa di diritto privato ha contratto con soggetti terzi. Le azioni non sono titoli di debito ma quote di capitale. In estrema sintesi la struttura sia del debito pubblico che di quello privato o di impresa attiene alla composizione pro tempore delle scadenze delle restituzioni che in una corretta logica gestionale devono essere strettamente correlate alle fonti di rimborso aventi la medesima cadenza temporale: incassi fiscali e tributari per la P.A., programmazione delle vendite per le imprese, fonti reddituali per i privati.

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Il punto sulla Serie A

(di Luigi Venturi)

La Capolista.

Sassuolo-Juventus 3-3. De Zerbi mette paura a Sarri, la Juve soffre e si fa rimontare. Gol, errori e tanto spettacolo tra Sassuolo e Juventus: al Mapei Stadium finisce 3-3 con i neroverdi di De Zerbi che rimontano la Vecchia Signora grazie alle reti di Djuricic, Berardi e Caputo ma è Alex Sandro a rimettere le cose a posto per Maurizio Sarri. Bianconeri che erano sul doppio vantaggio, gol di Danilo e Higuain, ma hanno gestito male la gara e hanno sofferto le iniziative emiliane. Szczesny il migliore dei suoi.  Il Sassuolo ci prova fino alla fine, la Juventus trema ma resiste. Gara molto difficile per la squadra di Maurizio Sarri, che dopo essersi portata sul doppio vantaggio ha sofferto le iniziative dei neroverdi e subito la spinta propositiva dei ragazzi di Roberto De Zerbi, molto bravi a non abbattersi ribaltando l’incontro e sfiorando l’impresa. Si tratta della seconda rimonta nelle ultime due trasferte che subisce la Vecchia Signora, che nelle ultime tre gare ha subito 9 reti.

La seconda in classifica.

L’Inter vince 4-0 in casa della Spal, scavalca Lazio e Atalanta e si porta a 6 punti dalla Juventus capolista. Tutto semplice per la squadra di Conte che nel primo tempo segna con Candreva e nella ripresa rende netto il successo con i gol di Biraghi, Alexis Sanchez e Gagliardini. Spal a un passo dalla Serie B. Missione compiuta. L’Inter si porta al secondo posto solitario e si mette a sei punti dalla Juventus, che non sono pochi (perché mancano cinque giornate), ma nemmeno tantissimi. Il sogno remutanda, anche se non lo dirà mai, Conte lo coltiva. A segno nel primo tempo Candreva e nella ripresa Biraghi, Sanchez e Gagliardini. La prossima gara è contro la Roma.

Atalanta-Brescia 6-2: tripletta di Pasalic, nerazzurri ora al terzo posto in Serie A

La Dea stravince con il Brescia e si porta al terzo posto in Serie A. Gasperini supera la Lazio e si mette alle spalle di Inter. Grande protagonista del match Pasalic, autore di una tripletta. A segno anche Duvan Zapata, Malinovskiy e De Roon. Brescia in gol con Torregrossa e Spalek. Partita senza storia e non poteva essere altrimenti considerato il divario in classifica (ora ci sono quasi 50 punti di differenza). Tripletta di Pasalic, gol anche di Zapata e Malinovskiy. Il Brescia è con un piede e mezzo in Serie B.

A Roma un detto recita cosi:

“A chi tocca nun se ‘ngrugna”. La Lazio al momento ne è consapevole. Alla Dacia Arena vincono stanchezza e difese. Termina 0-0 il match della 33a giornata di Serie A tra Udinese e Lazio. Tanti gli errori in campo alla Dacia Arena con i calciatori delle due squadre apparsi poco lucidi in fase di finalizzazione. Si allunga dunque la striscia di partite senza vittorie dei biancocelesti, scivolati in terza posizione in classifica alla vigilia del match di Torino contro la Juventus. Punto d’oro invece per i friulani che salgono a +7 sulla zona retrocessione.  La Lazio non sa più vincere. Dopo le tre sconfitte consecutive la formazione di Simone Inzaghi non riesce ad andare oltre lo 0-0 alla Dacia Arena contro l’Udinese. I biancocelesti mancano dunque il controsorpasso in classifica ai danni dell’Atalanta.

Calciomercato in breve: Napoli.

Secondo il direttore generale del club francese Lille, Marc Ingla, il passaggio del giovane attaccante nigeriano Osimhen al Napoli di Rino Gattuso è davvero molto vicino. Il giovane attaccante nigeriano, astro nascente del calcio francese, è infatti atteso a Roma nelle prossime ore per le visite mediche con il club partenopeo.

Vincono Milan e Roma.

Stefano Pioli ha dimostrato di meritare di allenare il Milan (ma l’ha fatto troppo tardi). Cambiando marcia dopo la pausa forzata per il lockdown, l’allenatore emiliano subentrato a stagione iniziata a Marco Giampaolo prima della pausa ha collezionato in 19 partite 7 vittorie, 6 sconfitte e altrettanti pareggi, con la squadra rossonera che si è dimostrata fragile e altalenante. L’ultima partita prima dello stop, ovvero il ko interno contro il Genoa ha rappresentato il punto forse più basso della stagione di un Milan già proiettato nel futuro, con il nuovo progetto targato Rangnick e un’annata da provare a chiudere nel migliore dei modi, quasi limitando i danni. E invece al ritorno in campo, quel Milan confusionario e con poche certezze è diventato solo un brutto ricordo. Mister Pioli ha trovato la quadratura del cerchio con il suo Milan che ha collezionato 5 vittorie e due pareggi in Serie A con una media-punti da scudetto, seconda solo all’Atalanta. Sicuramente l’innesto di Ibrahimovic nello spogliatoio ha dato una marcia in più a tutto il gruppo. Il tecnico ha dimostrato di meritare la panchina rossonera che però lascerà a fine stagione a Ralf Rangnick.

Un finale concitato quello di Roma-Verona in casa giallorossa con la lite tra Gianluca Mancini e Nicolò Zaniolo. Mister Fonseca ha inserito il centrocampista della nazionale italiana al minuto 21 del secondo tempo, al posto di Lorenzo Pellegrini e sul risultato di 2-1. Forze fresche per cercare di aiutare la squadra a portare a casa i 3 punti, respingendo il ritorno dell’Hellas che aveva ritrovato fiducia con la rete di Pessina. L’atteggiamento di Zaniolo però non è stato gradito al compagno Gianluca Mancini: scarso aiuto in fase difensiva da parte del talento classe 1999. Ne è nata una discussione accesa in campo, con l’ex atalantino che ha strigliato Zaniolo a più riprese invitandolo ad un maggiore impegno. Il faccia a faccia è proseguito anche dopo il fischio finale, al rientro nel tunnel degli spogliatoi, con Mancini che ha trovato l’appoggio anche di alcuni compagni nel bacchettare Zaniolo in primis Veretout. Una situazione che non è sfuggita a mister Fonseca stuzzicato sull’argomento nel post-partita. L’allenatore portoghese si è schierato apertamente dalla parte di Mancini, puntando il dito a sua volta contro Zaniolo. Quest’ultimo dovrà cambiare registro soprattutto perché ha le potenzialità per fare molto di più per la Roma a detta del proprio mister.

 

Serie A

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