Archivio mensile:agosto 2020

Cercatori di verità

(di Antonello Sacchi) Oggi desidero parlarvi di una ricorrenza. Il 28 agosto 2020 sono esattamente trascorsi 1590 anni dalla morte di Aurelio Agostino, vescovo, santo e dottore della Chiesa. Il pensiero filosofico, la psicologia, la pedagogia e ovviamente la teologia, sono profondamente legati a questo nordafricano di nascita, romano per cultura, cattolico per religione, e infine italiano per sepoltura (riposa a Pavia in San Pietro in Ciel d’Oro).

Perché ancora oggi, ogni giorno, viene pubblicato un libro su Agostino d’Ippona? Perché nonostante le centinaia di anni che ci separano, il suo testo più noto, Le Confessioni, è letto ancora oggi in ogni parte del mondo? Per quello che Agostino ha cercato e per quello che ha voluto essere. Agostino ha desiderato più di ogni altra cosa essere felice, l’unica vera aspirazione che accomuna ognuno di noi. In questo percorso esistenziale Agostino non si è mai fermato alla prima risposta che gli è stata data. Il suo itinerario biografico parla da solo: tiepidamente cristiano, giovane gaudente, manicheo – quindi lontano dalla fede cattolica – filosofo pagano, retore imperiale, cercava di appagare la sua inquietudine esistenziale che lo spingeva a cercare la verità, qualunque e dovunque essa fosse. La sua intelligenza lo ha portato a mettere in discussione ogni nozione acquisita per il semplice fatto che una cosa, per essere fatta propria, deve essere guadagnata sulla propria pelle, vissuta e fatta propria attraverso un incontro personale, perché in fin dei conti riusciamo ad amare veramente solo ciò che abbiamo visto e conosciuto. La poliedrica personalità di Agostino è talmente complessa che non è presentabile in poche righe. Vi richiamo solo il suo accanirsi contro la superbia. Nella ricerca della felicità. Agostino si imbatte nel problema del male: nel darvi adeguata riposta Agostino comprende che è centrale la riflessione sulla superbia. La superbia è vista da Agostino come il desiderio di un’altezza perversa perché l’anima umana, staccatasi dal Principio a cui nell’ordine divino deve restare attaccata, diventa principio a sé stessa: un vizio che mentre spinge verso l’alto provoca la più rovinosa delle cadute. Effetto della superbia è l’incapacità di cogliere la verità e Agostino lo dice anche in riferimento all’esperienza personale. Agostino pensa, immagina, vive emozioni che trasmette attraverso le sue parole in un pensiero quasi “biologico” a testimoniarne la vitalità e l’evoluzione, grazie al suo cuore inquieto, che non ha riposato prima di trovare la Verità.

I giorni che verranno

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) Molti soci ANLA,  concluse le giornate di ferie,  torneranno al lavoro: l’associazione non è composta solo di pensionati, abbiamo tanti iscritti che dopo il lungo lockdown hanno ripreso le loro attività, molti non  hanno mai smesso per garantire servizi essenziali a tutti noi,  costretti a casa per il Covid-19. Questo tempo e le esperienze che ne sono scaturite –  lo smart working, le ferie solidali, la flessibilità degli orari, una maggiore attenzione alla conciliazione -  hanno riconquistato alle comunità  il senso e il significato del lavoro  che non   è riconducibile ad una  attività strumentale utile solo per guadagnare uno  stipendio – importante, ci mancherebbe! -   con il quale  dedicarsi  alla “vita vera”. È una stortura  che  colpisce molti giovani, illudendoli, o le persone che vivono di un lavoro indegno e di un salario  neppure sufficiente per la propria sopravvivenza. È meglio fuggire dal tempo del lavoro, viverlo come un obbligo inevitabile, come una sorta di condanna! Ma non è così…o non dovrebbe esserlo.

Summer School ANLA 2020

Summer School ANLA 2020

Il lavoro riguarda la persona, la sua umanità – quante volte lo abbiamo scritto -,  è ben  più di una attività strumentale: oso nell’affermare che  qualsiasi azione umana nasconde sempre,  magari solo in nuce,  un progetto, un desiderio, una ambizione che va ben oltre quello che appare concretamente. Se davvero crediamo che questa sia la via da perseguire e da sostenere,  per confermare che “tutto non sarà come prima” anche nel fare impresa e creare  buon lavoro, ci  attende come Associazione un compito arduo ed entusiasmante al tempo stesso. A fine settembre approveremo un nuovo Statuto e un Regolamento che ci consentiranno  di camminare celermente,   al passo con i tempi. La seconda edizione della Summer School indagherà con occhi saggi e curiosi le tracce di futuro già presenti in mezzo a noi e che la lunga quarantena hanno evidenziato come non mai. Non avremo tempi semplici, soprattutto per i giovani e  le persone più  fragili e  in difficoltà. Staremo su questi crinali per percorrerli con coraggio e prudenza,  forti di una storia nata più di settanta anni fa, metteremo a disposizione saperi e competenza là dove siamo presenti, accanto  alle imprese che ci sostengono e nei territori dove operiamo.  Le sfide che si pongono davanti a noi sono già note: la necessaria riconversione energetica per contrastare il cambiamento climatico, la digitalizzazione imponente che le nuove tecnologie imporranno alle imprese, i robot e l’intelligenza artificiale, una formazione tutta da ripensare per rendere le giovani   generazioni attrezzate a gestire il futuro prossimo. Non da ultimo una politica non tarata sul “qui e ora”, sull’ultimo sondaggio e “sull’aria che tira” o sull’intervento emergenziale pure necessario e doveroso, ma orientata da una progettualità che sa guardare nel  decennio che verrà. Avremo poco tempo se non vorremmo raccontare il declino di un grande paese che non lo merita.

Mi domanderete: ma noi che possiamo fare? Che ruolo  svolgere come associazione di adulti? Domande complicate che attendono una risposta:  è certo che tra noi non possono valere i refrain:  “va così… non ne vale la pena… ci penseranno gli altri… difendiamo i  diritti acquisiti… gli altri si arrangino…”.  Potremo essere protagonisti se saremo cittadini attivi e informati, se ci porremo a fianco di coloro che intendono aprire un rinascimento, una ri-nascita per un paese più libero e responsabile, più uguale e coeso.

Alla Summer School proveremo insieme ad andare a “caccia di tracce” di futuro. Vi aspettiamo!

I Bambini di Svevia

(di Annalisa Gatti) Bambini e ancora bambini, piccoli protagonisti di storie incredibilmente dure e difficili. Tanta vita spesso dimenticata. Avevo letto poco tempo fa “Il treno dei bambini” di Viola Ardone.  Amerigo, il piccolo protagonista mi è rimasto nel cuore. Una vicenda poco conosciuta, una storia dura: migliaia di bambini meridionali che nel secondo dopoguerra venivano affidati a famiglie più ricche, del nord e del centro per strapparli alla miseria. Un romanzo appassionante e scritto benissimo, la storia di questo bambino e la sua lotta per la sopravvivenza. Anche questa volta il libro che mi ha appassionato parla di bambini.

Entrando in libreria sono stata incuriosita da tantissimi scatoloni appena arrivati che contenevano un libro da un titolo che mi ha subito catturato: I Bambini di Svevia di Romina Casagrande. Mi sono incuriosita e ho letto il libro. Bellissimo. I bambini di Svevia, chi erano?  Erano poveri figli di contadini, età compresa dai 5 ai 14 anni, provenienti dal Tirolo, Alto Adige, Liechtenstein e Svizzera che, a partire dal XVII secolo fino all’inizio del XX secolo, venivano acquistati e impiegati in Svevia (Germania) dai proprietari terrieri per lavori stagionali.

Le famiglie di quelle zone di montagna erano solitamente numerose e spesso poverissime. Migliaia di bambini erano allora impiegati come contadini nelle campagne. Quando la disoccupazione era insostenibile e le risorse a disposizione delle famiglie erano troppo scarse, per non morire di fame una soluzione fu quella di cercare lavoro stagionale nelle regioni più ricche a settentrione, come la Svevia. Il 19 marzo (festa di San Giuseppe) si svolgeva il mercato in piazza dove venivano scelti i “lavoratori” in base alle qualità fisiche e alle esigenze dei compratori. Le retribuzioni consistevano per lo più in indumenti e pochi soldi a fronte di un impegno lavorativo di diversi mesi. I giovani restavano al servizio dei loro compratori fino alla fine di ottobre e al ritorno erano sollevati dall’obbligo di frequenza scolastica invernale. I bambini per raggiungere la Svevia partivano a piedi, da soli o accompagnati da un giovane parroco, vestiti di stracci, e dovevano affrontare un viaggio lungo, faticoso, lungo sentieri di montagna spesso ancora innevati, dormendo in stalle e bivacchi di fortuna, al freddo, perché partivano a marzo e la temperatura in montagna in quel periodo è ancora molto rigida. Potevano capitare in famiglie che li trattavano con rispetto oppure essere trattati come schiavi, spesso le bambine, che venivano impiegate nei lavori domestici, tornavano incinte. A volte capitava che non tornassero proprio a casa, poteva essere una scelta restare nelle regioni più ricche per poter lavorare e costruirsi una vita meno dura, a volte invece non sceglievano loro ma il destino. Una storia dimenticata, quella dei “bambini di Svevia” sepolta tra le vallate della Val Venosta. Romina Casagrande, insegnante di lettere classiche, conoscendo bene i luoghi di cui scrive per averci anche insegnato rivela: “Ho provato imbarazzo per essere all’oscuro di fatti che sono andati avanti per tre secoli, ma che il territorio custodisce quasi come un segreto. Pochissimi conoscono queste vicende al di fuori dell’Alto Adige. Nella società contadina molte cose non si raccontavano, restavano nascoste. La valle si era chiusa su questo segreto perpetrato.” E ancora: “Ho trovato di profonda attualità questa storia, i bambini di Svevia mi hanno ricordato i bambini che oggi arrivano sui barconi, quella parte di società sempre sacrificata nei periodi di crisi. La forma narrativa del romanzo mi ha permesso d raccontare quel viaggio visto dagli occhi dei bambini. Nonostante la povertà, le difficili condizioni, il dolore di lasciare la famiglia, nei bambini c’era sempre la meraviglia del viaggio. Anche se poi si trovavano costretti a crescere di colpo, in solitudine, lottando per la sopravvivenza.”

Bressanone, Brixen Trentino Alto Adige, Italia

Bressanone, Brixen Trentino Alto Adige, Italia

Continua a leggere

Il peperoncino

(di Roberta Greco)  Molti di noi amano il piccante, d’inverno negli stufati di carne o nelle zuppe, e d’estate anche nelle insalate, mette sapore, colore ed allegria, anche se non tutti lo apprezzano per il suo sapore forte e con il potere di riscaldare, nonostante si usi soprattutto al sud anche perché è una spezia tipica delle zone molto calde, ed ha una duplice funzione: conservare il cibo ma anche dare sapore. Vediamo chi è realmente da vicino questo diavoletto rosso. Il peperoncino rosso (Capsicum annuum) è una pianta annuale appartenente alla famiglia delle Solanacee, la stessa di patate, melanzane, pomodori e tabacco. Originaria del continente americano, fu portata in Europa da Cristoforo Colombo, di ritorno dal suo secondo viaggio dal Nuovo Mondo.

Il peperoncino presenta fusto eretto, fiori bianchi e frutti dalla forma oblunga che nella fase della maturazione passano dal verde al giallo fino al rosso acceso. La peculiarità del frutto è la piccantezza al palato, caratteristica che gli viene data dalla capsaicina, un alcaloide presente in concentrazioni variabili a seconda della specie considerata.

La capsaicina è anche una sostanza rubefacente, cioè in grado di stimolare e aumentare il flusso sanguigno. Il tipico sapore piccante rende il peperoncino una spezia ideale in cucina per condire e insaporire le nostre ricette. Ma essendo ricchissimo di principi attivi, il peperoncino può essere utilizzato anche in preparazioni topiche per contrastare l’artrite e i dolori muscolari.

Il frutto contiene vitamine (C, E, K, B, A), sali minerali tra cui calcio, rame e potassio, carotenoidi, bioflavonoidi e lecitina. In particolare, il peperoncino è ricchissimo di vitamina C: 100 grammi di questo frutto piccante ne contengono ben 229 milligrammi contro i 50 dell’arancia!

Fu proprio studiando gli effetti del peperoncino che lo studioso ungherese Szent Gyorgyi scoprì questa importantissima vitamina, che per questa scoperta gli venne attribuito il premio Nobel.

La vitamina C difende dalle infezioni, da tutte le malattie da raffreddamento e dai disturbi cardiovascolari. Diversi studi scientifici confermano che la vitamina C e la vitamina E, anche essa presente nel peperoncino, potenziano le difese contro il cancro.

Continua a leggere

Settembre nel calendario Barbanera

NELL’ORTO

Tra le ultime raccolte di ortaggi estivi, pronti anche alla conservazione sott’olio, sott’aceto e in agrodolce, l’orto ci chiama anche alle semine, da fare all’aperto, con la Luna calante, per prezzemolo, ravanello, finocchio, radicchio, rapa, spinacio. Trapiantare inoltre il porro (tardivo). Ci sono poi le aromatiche da moltiplicare per talea, e tra queste il rosmarino e la salvia. Ancora semine in Luna crescente, ma di crescione e lattughino da taglio. Trapiantare bietola da costa, cicoria. Eliminare le foglie che ricoprono i frutti non molto maturi degli ortaggi estivi. Raccogliere i peperoncini e le zucche esponendole in pieno sole per favorire la piena maturazione.

NEL GIARDINO 

Ci siamo, è il momento di pensare innanzitutto a trovare spazio in ambienti riparati per le specie sensibili ai primi freddi autunnali. Asportare i boccioli sfioriti sulle ornamentali annuali o perenni per prolungarne la fioritura. Nei giorni di Luna calante potare la lavanda e fare anche le talee tagliando rametti di circa 10 cm da interrare in piccoli vasetti con terriccio misto di terra e torba. In crescente seminare in coltura protetta le annuali da fiore. Seminare invece all’aperto calendula, convolvolo, papavero, primula e i tappeti erbosi. Mettere a dimora bulbose a fioritura primaverile come anemone, bucaneve, croco, giacinto.

 

Per sempre bulbi!

Nei vasi o nelle aiuole è tempo di mettere a dimora, in Luna crescente, i bulbi a fioritura primaverile. Al momento di scegliere cosa piantare, sarà bene optare per specie a fioritura scalare così da avere fiori a lungo. A cominciare dai bulbi precocissimi (febbraio, marzo), come i bucaneve e i crochi, a quelli medio precoci (fine marzo aprile), come narcisi, muscari, giacinti e anemoni, fino a quelli tardivi (maggio), come certe varietà di tulipani. La terra dovrà essere lavorata e arieggiata, sia in giardino che nei vasi, e con un buon drenaggio, perché eventuali ristagni provocano muffe e la perdita dei bulbi stessi. Importante anche coprire con fogliame la superficie per proteggerla dall’azione battente della pioggia e dall’effetto crosta della terra. Nello scegliere i bulbi evitare quelli che si mostrano raggrinziti, poi piantarli ad una profondità doppia rispetto alla loro altezza. Un bulbo di 3-4 cm, come quello del muscari, va messo alla profondità di 6-8.

Continua a leggere

Concretezza, rigore morale, realismo lungimirante

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale Anla)  L’apertura del Meeting di Rimini è stata contrassegnata dal messaggio del Presidente Mattarella e dall’intervento introduttivo di Mario Draghi. Due passaggi densi di contenuti, riflessioni prospettiche, precisazioni e puntualizzazioni sul nostro tempo. Merce assai rara in questa contingenza. Entrambi hanno rivolto ai protagonisti pubblici  l’invito a preservare la comunità nazionale coesa e unita,  e  ad una progettualità politica  che pensi coraggiosamente il paese prediligendo maggiormente  beni comuni come sanità e istruzione. Non da meno la Presidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia: alla cerimonia annuale  in memoria di Alcide De Gasperi ha tenuto  una lectio che merita la nostra attenzione personale e associativa. “In questo frangente è più che mai fecondo riandare alle fonti della storia costituzionale da cui è nata la Repubblica italiana, attingendo a quella saggezza che seppe ricostruire il Paese sulle rovine delle due guerre mondiali e sulle macerie dei totalitarismi, dando vita ad una nuova forma di convivenza civile”.

De Gasperi era un uomo di confine, nato e cresciuto sui confini. Questo tratto esistenziale  ha caratterizzato la sua  persona e l’avventura politica che lo ha visto protagonista nel dopoguerra. Le  virtù che ha testimoniato oggi appaiono di grande attualità: l’assunzione della complessità del reale (la realtà è superiore all’idea direbbe Papa  Francesco), il senso del limite e al contempo lo sguardo lungo  sugli orizzonti,   la ricerca esigente e faticosa  delle tracce presenti nella storia delle comunità, sono  tratti esistenziali   che connotano   coloro che vivono sulla frontiera. Marta Cartabia definisce il realismo di De Gasperi come  lungimirante, non prigioniero della realtà stessa che lo ridurrebbe  ad un fatale immobilismo, o alla conservazione dello status quo mortifero e cinico. Parliamo di un realismo che parte dall’esistente ma sa dare   un respiro profondo al proprio agire nutrendosi di grandi ideali, e della consapevolezza che una politica vera  misura i  passi e le distanze e sa attendere i tempi della maturazione.

È  Lo stile del montanaro, del passo lungo senza fretta o accelerazioni, che evita  le facile scorciatoie ( ti sfiancano e rompono il ritmo del tuo passo) e percorre la via più lunga e certa, quella  che  permette di raggiungere la vetta o il rifugio.Oggi si parla tanto di innovazione, di riformismi, di trasformazione piuttosto che di cambiamento: i protagonisti non saranno  gli innovatori del nulla, o i trasformisti che vogliono tutelare i privilegi di sempre. Occorre conoscere,  far tesoro del passato e amare i confini, le frontiere.

Siamo una grande associazione, abbiamo da poco compiuto i settant’anni: anche a noi spetta il compito di testimoniare queste virtù (concretezza, rigore morale, realismo lungimirante) donando saperi e competenze alle generazioni giovani, aiutandoli a stare sulle frontiere, standoci anche noi, rifuggendo lo stereotipo di una anzianità che pensa a se stessa, un po’ in pantofole, accartocciata sui propri problemi, in difesa dello status quo.

I nostri appuntamenti

Settembre si avvicina e con esso la ripresa delle attività associative di ANLA. Vi ricordiamo i principali appuntamenti:

innanzitutto, vi aspettiamo alla Summer School ANLA di settembre a Castel Gandolfo: iscrivetevi!

Per consultare il programma completo con tutte le iniziative previste, cliccate qui.

Per conoscere costi e logistica della Summer School ANLA 2020, cliccate qui.

Per chiedere informazioni e per iscriversi alla Summer School ANLA,  scrivete a iscrizione@anla.it

I 70 anni di ANLA

I 70 anni di ANLA

Concorso nazionale fotografico

ANLA, al fine di valorizzare l’impegno sociale e culturale dei propri tesserati, indice La 2^ edizione del Concorso Nazionale Fotografico sul tema “Kairòs19 – Istantanee al tempo della pandemia catturate attraverso gli occhi degli anziani”. Il Concorso ha l’obiettivo di raccogliere istantanee, attimi fermati nel tempo come solo le fotografie sanno fare: paure, sogni, sofferenze, speranze, emarginazioni e voglia di vivere; nella propria abitazione, nel condominio, nel quartiere, in un istituto, nei rapporti a distanza con figli e nipoti, anche nello schermo del telefonino, tablet o personal computer.

Clicca qui per informazioni e modalità di partecipazione

Concorso letterario nazionale

“… E passavano i giorni… “Questo l’incipit del 2° Concorso letterario ANLA Nazionale.

Un tema ispirato al periodo straordinario che abbiamo appena lasciato alle spalle ma che ancora abbiamo il dovere di tenere ben vivo nel presente. Non potevamo non abbinare questo concorso alla festa dei nonni, soprattutto nel ricordo di coloro che ci hanno lasciato, in questo difficile anno. Passavano i giorni, le settimane e poi i mesi… E non sarà stato uguale per tutti, ognuno di noi avrà avuto delle esperienze, delle sensazioni, delle fantasie da voler condividere con il prossimo, generosamente, riaprendo quel cassetto della memoria. Potrà essere doloroso ma anche liberatorio, questo ognuno di noi potrà scoprirlo con il proprio racconto.

Clicca qui per informazioni e modalità di partecipazione

 

 

 

 

 

Sulle Orme dei Pellegrini – La Via della Marca Anconitana

Dal 19/08/2020 al 28/08/2020, con orari : 9-13 e 15-19, presso la Sala Mostre “Oscar Marziali” – Arco di Porta Romana – Loreto, una mostra ad ingresso libero sui cammini dei pellegrini nel periodo medioevale organizzata dall’Associazione di Promozione Sociale “Fraternitas Studiorum” in collaborazione con Fondazione Itinera, Associazione ANLA e con il patrocinio del Comune di Loreto.

«La mostra» afferma il Presidente Roberto Fiorini «sintetizza i primi risultati di ricerche condotte in questi anni dal Centro Studi “Fraternitas Studiorum”. L’evento vuole essere anche un’occasione di dibattito per lanciare l’idea di un nuovo cammino: “La Via della Marca Anconitana“, un progetto finalizzato a valorizzare e promuovere il territorio provinciale. In particolare intendiamo costruire percorsi accessibili alle più diverse categorie di fruitori, di diverse fasce di età, di diversa sensibilità (ambientale, storica, culturale, più in generale turistica) proponendo soluzioni di cammino, soggiorno, visita (musei, castelli, monumenti, abbazie, centri storici, realtà produttive agricole, artigianali, sociali …) e quant’altro possa essere fondato sulle risorse del territorio. Un itinerario dalla montagna al mare, alla scoperta dei luoghi e dei percorsi lungo la valle dell’Esino e del Musone».

Continua a leggere

Kent Haruf

(di Annalisa Gatti)

Non avevo mai letto nulla di Kent Haruf che durante la sua vita non fu conosciutissimo (1943-2014) ma è diventato uno dei più apprezzati scrittori americani. Mi hanno incuriosito le recensioni, tutte positive, su un libro: La strada di casa, ultima opera pubblicata in Italia dello scrittore. Prima di andare in libreria e affrettarmi a comprarlo ho cercato notizie su di lui e sui suoli libri. Riporto qualche breve notizia.

Nella vita ha fatto di tutto, bracciante agricolo in una fattoria di galline, operaio edile, assistente in una clinica riabilitativa e in un ospedale, bibliotecario, docente universitario e solo a 56 anni, con Plainsong (1999) Canto della pianura, giunge alla notorietà.  La prima stampa sarà di 70.000 copie, il libro sarà accompagnato da una recensione molto positiva sul New York Times. Dal libro viene girato anche un film per la televisione. Il romanzo, ha così tanto successo da permettergli di lasciare il mestiere di insegnante e di dedicarsi completamente alla scrittura. Con il romanzo Il canto della pianura è stato finalista al National Book Award, al Los Angeles Times Book Prize, e al New Yorker Book Award. Con Crepuscolo, secondo romanzo della Trilogia della Pianura, ha vinto il Colorado Book Award. Benedizione è stato finalista al Folio Prize. NN Editore ha pubblicato tutti i libri della trilogia compreso Le nostre anime di notte, uscito postumo nel 2017.Tutti i romanzi di Haruf si svolgono nella città inesistente di Holt nelle pianure del Colorado.

La sua prosa semplice lo ha fatto paragonare a Ernest Hemingway. Raccontano la vita quotidiana, l’amore o la morte di persone normali. Non ci sono avventure, eventi soprannaturali o personaggi così cattivi da non meritare uno sguardo di comprensione da parte dell’autore e dei lettori. I personaggi dei suoi romanzi sono persone normali.

Le nostre anime di notte, ad esempio è la storia di amore e di amicizia tra due anziani, che incomincia il giorno in cui lei si presenta da lui e lo invita, di punto in bianco, a passare le notti a casa sua, perché vuole avere qualcuno con cui parlare al buio perché, da quando è rimasta vedova, non riesce a dormire bene. Una storia di tenerezza e di rispetto.

 

La strada di casa è stato un libro molto atteso: si tratta dell´ultimo romanzo dello scrittore americano a essere tradotto in italiano, e ultimo rimarrà visto che con questo tutta la produzione narrativa di Haruf è stata pubblicata nel nostro paese.

In realtà La strada di casa è il secondo romanzo di Haruf, uscito nel 1990 a sei anni di distanza dal primo ed è quindi molto precedente alla fortunata serie ambientata nella cittadina di Holt.

Non ho letto, come ho già detto i suoi romanzi, non mi sono affezionata a quei luoghi che ritornano puntuali nei suoi racconti. Forse darei un giudizio diverso sul libro se avessi letto prima gli altri. Però posso dire che se sono qui a scrivere di Lui e di questo libro è perché ho apprezzato una storia scorrevole ma non banale, pagine intrise di ironia e umanità spesso tristi ma mai disperate. Mi è piaciuto moltissimo.

Come già scritto, riporto alcune parti di una lunga ed esaustiva recensione che ho letto su internet. Scritta  con il cuore, rende davvero in modo efficace, l’atmosfera di luci ed ombre che si respira nel libro: da “Una Valigia ricca di sogni – diario di una sognatrice -“ “Jack Burdette, il protagonista di questa storia, torna a Holt dopo tanti anni e senza essere atteso. Il libro si apre così, con un ritorno a casa. Un ritorno che riapre ferite non ancora del tutto rimarginate”. “A metà pomeriggio dell’ultimo giorno di dicembre del 1976, Jack Burdette scomparve. E non tornò a Holt per molto tempo, quando ormai il danno era fatto, e si trattava di un danno molto grave.” “Il protagonista, ha lasciato improvvisamente Holt otto anni prima, senza una spiegazione, abbandonando la giovane moglie e i due figli piccoli.  Ed ora, e al volante di una Cadillac rossa ritorna come se nulla fosse, spavaldo, senza rimpianti, irrispettoso, incurante di una comunità che ancora chiede giustizia. Ma cosa è successo otto anni prima? E perché Burdette è tornato? A narrare le vicende è Pat Arbuckle, direttore del giornale locale un tempo amico di Jack. In un viaggio indietro nel tempo, la storia di Jack e degli altri abitanti della piccola comunità di Holt che hanno incrociato il suo cammino. Il tema che emerge tra queste pagine è sicuramente quello della giustizia.Tribunali inadeguati, cittadini che quindi vogliono farsi giustizia da sé, vendicandosi sui colpevoli”.

Una umanità che mi fa un poco paura, fragile ed egoista ma in Jessie, la protagonista femminile, si riscatta perché lei è forte e determinata ad andare avanti da sola. Dolcissima e protettiva con i suoi bambini, sicura delle sue decisioni, generosa come ce la descrive lo stesso Arbuckle il vecchio amico di Burdette.

Una cosa è certa, tanti sono i lettori che hanno amato e apprezzato Haruf. Quasi tutti hanno letto questo libro già aspettandosi qualcosa di simile agli altri. Conoscendo lo stile, pacato e tranquillo, semplice e diretto. Io invece andrò in ordine, leggerò di certo anche gli altri e forse il cammino dell’autore, la sua crescita, i suoi cambiamenti, saranno ancora più evidenti.

 

 

Frullati e smoothies

(di Roberta Greco) I frullati sono una categoria di bevande ottenute frullando diversi alimenti da soli o insieme a una base di acqua, latte, yogurt o simili; possono essere zuccherati o arricchiti con altri ingredienti. Se nella preparazione si impiega anche del ghiaccio tritato si parla più propriamente di frappé. Con il caldo la nostra alimentazione deve variare rispetto a quella invernale poiché non abbiamo bisogno di molte calorie giornaliere per combattere il freddo ma sono sufficienti dei pasti leggeri e freschi. Gli alimenti estivi devono essere più ricchi di fibre ed acqua e meno di proteine, molto più lente da digerire.

frullati e i frappè sono un’idea per una fresca pausa o merenda estiva che possiamo gustare non solo al bar in spiaggia, ma anche a casa. La differenza fra le due bevande sta nella parte liquida: il frullato utilizza acqua, mentre il frappé è a base di latte. Il primo è molto più fresco e digeribile, il secondo è più gustoso e nutriente e forse più adatto ai bambini.

Vediamo come preparare un gustoso frullato di frutta di mela e cannella

Per preparare il frullato di mela e cannella, dobbiamo innanzitutto sbucciare le mele, dividerle a metà e rimuovere il torsolo. Fatto questo, occorre tagliarle a pezzetti abbastanza piccoli e riporre questi ultimi nel boccale di un frullatore.Uniamo il latte parzialmente scremato e frulliamo il tutto, così da ottenere un frullato omogeneo e perfettamente liscio. Aggiungiamo la cannella in polvere e azioniamo il mixer per altri 10-15 secondi, così da amalgamare il tutto e rendere la bevanda speziata e profumata, versiamolo all’interno dei bicchieri in vetro e decoriamolo a piacere con delle stecche di cann ella. Se preferiamo gustare il frullato al cucchiaio, possiamo lasciare qualche pezzetto di mela intero o aggiungerlo successivamente.

Ma gli smoothies? Non sono neanche parenti dei centrifugati, che sono l’estrazione pura e a freddo dei succhi dalla frutta o dalla verdura, non si possono definire milkshake, fatti con il gelato o con ingredienti calorici come cioccolato, nocciole, panna montata e così via.

Continua a leggere