Archivio mensile:marzo 2021

Dare-ricevere-ricambiare

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) È la seconda Pasqua che celebriamo limitati nei nostri movimenti. Le uova di cioccolata, o di altri materiali, che ci scambiamo sono da sempre segno e simboli della vita. Non ci rassegniamo alla tristezza: noi adulti, adulti anziani, noi tutti di ANLA siamo invitati, oggi più che mai, a testimoniare i sentimenti e i valori della vita. Non per rivendicare chissà quale spazio o primazia, ma per rendere conto della speranza che abita da sempre le nostre esistenze, come raccomandava Pietro nella sua lettera:  “Siate sempre pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Ma questo sia fatto con dolcezza, rispetto e retta coscienza”. (1 Pt 3, 15-17)

Come celebrare questa Pasqua, festa della vita piena, della speranza attesa con trepidazione, festa della pace amata nella quotidianità?  Come rendere conto di questa speranza, sì fragile ma che ci  protegge dalla tentazione di lasciarci  andare, o di ammalarci di accidia, o di quel male oscuro che si chiama  solitudine?

Rispondo per parte mia: stiamo dinanzi al futuro!  Accogliamo le incertezze e le fragilità di questo tempo così difficile, nutriamo la speranza che alberga nel nostro cuore ricca non solo di emozioni e sentimenti ma di azioni di futuro praticate ora, qui, nella vita presente.

Una prima azione oggi -  a mio parere  decisiva -   è animare il valore del  “prendersi cura”  delle persone che ci sono accanto e che incontriamo, con sincerità,  accettandone  limiti e fragilità, non nascondendole per timore di essere emarginati o sopraffatti. È una azione che pratica il principio di reciprocità, quella circolarità del dare-ricevere-ricambiare che abbiamo dimenticato e che costruisce fiducia (da fides, legare…)  tra noi, contro una cultura individualistica imperante che spinge a concedere questa “apertura di credito” a chi la pensa come noi e a diffidare di coloro che sono fuori dai nostri schemi di pensiero. Un meccanismo letale che porta al dissolvimento dei legami personali e associativi, al dissolvimento delle comunità e della stessa democrazia. Non solo, l’economia circolare del dare-ricevere-ricambiare riconquista a noi tutti la dimensione del dono che  pur abitando  una parte considerevole della nostra  vita  è stata offuscata  dal pensiero mainstream  che tutto  è  un acquisto e una vendita, un dare e un avere secondo la teoria degli equivalenti. Noi sappiamo che non è così.

Una seconda azione di speranza pasquale è praticare l’arte del rammendo, l’arte del rimettere a posto i cocci: da secoli in Giappone viene praticata l’arte del Kintsugi, la ceramica rotta che i restauratori giapponesi riparano con la polvere d’oro e che diventano preziose sia dal punto di vista economico che artistico. Può accadere anche alle nostre esistenze.  Non spaventiamoci delle fragilità o delle ferite che sopraggiungono: da esse può sorgere nuova bellezza, un’esistenza più resistente e generativa, e più consapevole della  speranza che è in noi  che, per non farla morire, va  donata a chi l’ha persa. Dare-ricevere- ricambiare: solo così staremo dinanzi al futuro, trepidanti e timorosi, un po’ incurvati,  ma sempre aperti ai riverberi di amore  che illuminano le nostre vite. E risorgeremo tutti i giorni. Buona Pasqua.

Luce e bellezza della natura

(di Fiorenza Ciullini, consigliere nazionale e presidente regionale  ANLA Toscana) In un periodo in cui il desiderio più forte è quello di trovare le forze per riuscire ad andare avanti, volgere lo sguardo alle cose belle è sempre più vitale! Ecco perché oggi presteremo la nostra attenzione verso Maria Lorena Pinzauti Zalaffi, una donna che ha dedicato la propria vita ad una passione riuscendo ad andare oltre la passione stessa.

Nata a Firenze, dove attualmente risiede, ha iniziato a dipingere in età scolare; diplomata al Liceo Artistico e all’Accademia di Belle Arti di Firenze ha poi seguito corsi di pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma, lavorando anche in campo cinematografico e teatrale come scenografa e costumista. Ha insegnato per molti anni storia dell’Arte, del Costume e discipline pittoriche in corsi per stilisti di moda. Anni di insegnamento all’Istituto internazionale del Polimoda a Firenze hanno maturato in lei la predisposizione a sperimentare e praticare costantemente nuovi materiali per inseguire quell’ideale di bellezza di cui la natura è maestra. Ha inoltre esteso i suoi interessi al giornalismo, all’illustrazione di libri e all’arredamento, esperienze che hanno concorso alla compiutezza del suo essere artistico. Ha esposto in mostre personali e collettive dal 1970 ad oggi in Italia e all’estero. I suoi quadri si trovano in collezioni private e pubbliche in Italia, Francia, Inghilterra, Arabia Saudita e Stati Uniti.

Carissima professoressa Pinzauti Zalaffi, intanto ti ringraziamo per averci concesso questa intervista, difficile perché non in presenza, ma semplificata volendo essere una amichevole conversazione, così come tu stessa hai richiesto. Ovviamente parleremo di questo periodo difficile, così avaro di cose belle, di arte e di cultura.  Tu personalmente come stai vivendo questi mesi di pandemia?

Come tutti, in ristrettezze sociali ed in solitudine ma senza però farmi sopraffare dalla paura, tanto che non sono rimasta ferma, ho continuato a lavorare anche se chiusa in casa …

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La pianta di limone in vaso

(di Annalisa Gatti) Fa parte della famiglia delle Rutaceae, è una pianta sempreverde ed è originaria dell’India e dell’Indocina. Il nome “limone” deriva dal malese “lemo”. In India, il frutto dell’albero di limone è chiamato “nimu”, e in Cina – “limung”. Probabilmente proviene da ibridazione tra Cedro e Lime; la pianta ha una durata massima di 45 anni e le varietà sono davvero innumerevoli.

Si differenzia dalle altre piante da frutto perché durante l’anno rifiorisce (la fioritura dura almeno due mesi) e produce più di un raccolto, la fruttificazione inizia 6-7 anni dopo la semina.
La pianta di limone ha bisogno di sole e deve essere collocata in terrazze e balconi esposti a sud e non ventilati. In inverno è bene proteggere la pianta dal freddo mettendola al riparo in un luogo coperto. Non fatela svernare in un luogo riscaldato. Per la coltivazione in vaso meglio sceglierne uno in terracotta che sia più profondo che largo. Dovrebbe avere la circonferenza e l’altezza doppie del pane di terra che avvolge le radici.

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La colomba pasquale

(di Roberta Greco)  Come nacque la colomba, uno dei dolci italiani più amati? Quali tra leggende, regine, santi, battaglie e marketing ha contribuito alla sua fama? Tra i dolci pasquali, pochi hanno la potenza simbolica della colomba. Per la sua forma, simbolo di pace e di amore, che si affianca a quell’uovo che rappresenta invece la Resurrezione. Ma anche per quella semplicità dell’impasto e quella dolcezza della glassa di mandorle. Ma forse attorno a pochi dolci sono fiorite tante leggende quante attorno alla nostra colomba pasquale. Scopriamolo addentrandoci in questo magico mondo della colomba.

San Colombano e la regina Teodolinda - Secondo la tradizione, la colomba pasquale è un dolce lombardo. È lì che sono ambientate tutte le leggende che ne parlano. Per la prima occorre volare a Pavia. Si narra che, attorno al 610, in quella che era la capitale dei Longobardi la regina Teodolinda avesse ospitato un gruppo di pellegrini irlandesi, guidati da San Colombano. La sovrana offrì agli ospiti cani di selvaggina e ricche libagioni, ma il santo declinò perché era periodo di Quaresima. Teodolinda e il marito Agilulfo interpretarono il rifiuto come un’offesa personale e fu allora che Colombano, benedicendo la selvaggina, la trasformò in bianche colombe di pane.

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Salute e scuola, priorità

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) Due passaggi del discorso di mercoledì del Presidente Draghi in Parlamento meritano di essere ripresi da parte nostra.

La denuncia di quanto sta accadendo in alcune Regioni

“Per quanto riguarda la copertura vaccinale di coloro che hanno più di 80 anni, persistono purtroppo importanti differenze regionali che sono molto difficili da accettare. Mentre alcune regioni seguono le disposizione del ministro della salute, altri trascurano i loro anziani in favore di gruppi che vantano priorità, probabilmente in base a qualche loro forza contrattuale. Dobbiamo essere uniti”.

La Corte per parte sua ha ribadito che durante una emergenza nazionale sanitaria le decisioni finali spettano al Governo. Ciò nonostante le anomalie e le discrasie riscontrate in questo anno terribile mettono in luce le differenze che marcano le venti sanità regionali che vanno a discapito della popolazione più fragile, persone anziane e non solo. Una riflessione andrà posta con intelligenza, evitando inutili contrapposizioni o ideologie tardo novecentesche. Lo abbiamo ribadito anche noi di ANLA in questi lunghi mesi: la salute è un bene comune, la vita e la dignità delle persone sono inviolabili e vanno tutelate su tutto il territorio nazionale. Non può più valere il noto refrain secondo il quale in Italia, per vedere tutelati i propri diritti costituzionali (non solo la salute), conta dove nasci. Non è più tollerabile perché a pagare non è la popolazione benestante che può consentirsi le trasferte extra regionali in ospedali di altre regioni, ma le persone più fragili e povere che sono tante, più di quanto si possa immaginare.

Ci ha fatto piacere anche il richiamo alla scuola. 

“Se la situazione epidemiologica lo permette cominceremo a riaprire la  scuola in primis . Cominceremo a riaprire almeno le scuole primarie e la scuola dell’infanzia, anche nelle zone rosse, allo scadere delle attuali restrizioni, ovvero speriamo – sottolineo che è una speranza – di poterlo fare subito dopo Pasqua”.

Classroom

Quante volte lo abbiamo scritto e comunicato che la nostra Associazione, composta in gran parte da adulti anziani-adolescenti, ha a cuore i bambini e le bambine: è nel rapporto intergenerazionale che si gioca il futuro di una comunità. Non vogliamo apparire la generazione dei diritti acquisiti, e contrastiamo lo scontro spesso raccontato dai media tra generazioni. E dunque, presidente Draghi, sì riapriamo le scuole per l’infanzia e le scuole primarie, proviamoci per davvero. La scuola non è solo apprendimento, è scuola di vita, socialità, relazioni vive con gli adulti, uno spazio di libertà. Liberiamo così le famiglie, soprattutto le mamme, da un compito improbabile: il dover contemporaneamente lavorare a casa e al contempo  accudire e seguire i propri figli. La Salute, la tutela dei più fragili, come il diritto allo studio sono entrambi valori irrinunciabili.

Sensoristica e pandemia

(di prof. Luigi Campanella)  Dinnanzi al covid19 che rallenta ma non si ferma si moltiplicano le iniziative a difesa personale, non tutte scientificamente supportate, ma tutte legate alla speranza di proteggerci dal virus pandemico. La sensoristica ha così trovato un nuovo campo di applicazione che si aggiunge a quelli storicamente più tradizionali, ambiente, alimenti, sicurezza.

Diversi studi si collocano in questa linea di ricerca ed innovazione. Cominciamo da uno studio dell’Università di Città del Messico secondi cui la pandemia si sconfigge a tavola con una dieta ricca di omega 3 e 6 presenti in molti alimenti a base di pesce: ne deriverebbe un effetto antiinfiammatorio che è stato verificato attraverso la risposta di sensori enzimatica ed immunoenzimatico ed un’accresciuta resistenza alla penetrazione del virus nelle nostre cellule. Un’altra proposta riguarda una mascherina innovativa dotata di un sensore che trasmette i dati della respirazione al cellulare e di un filtro che rileva l’inquinamento: dai due dati si ricavano informazioni preziose sul nostro stato di salute. Un cerotto da applicare sotto l’ascella funge da termometro e consente di controllare da remoto la temperatura del corpo: questo sistema è stato messo a punto nell’Università di Tor Vergata. 2 mascherine una Ffp2 sovrapposta ad una chirurgica vengono consigliate dal consigliere di Joe Biden Antony Fauci: la protezione totale risulta aumentata, soprattutto rispetto alle miniparticelle di saliva, monitorate a distanza. L’Universitá della Corea propone un armadio disinfettante per tenere i nostri vestiti sempre privi di carica virale: la capacità disinfettante viene periodicamente testata attraverso un biosensore incorporato. Un italiano, Cosimo Scotucci, ha scoperto una fibra funzionale che ti guida, legata al pavimento, verso percorsi più sanificati.

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Aloe variegata

(di Annalisa Gatti) La pianta di Aloe proviene dal Sud Africa e dall’Africa Orientale e comprende molte piante (circa 500 specie) di varia grandezza Una delle più diffuse e conosciute è senza dubbio, la cosiddetta Aloe variegata. Somiglia molto all’Agave ma si differenzia da questa perché ha una forma leggermente diversa e non muore dopo la fioritura, inoltre le foglie sono più carnose e, a differenza dell’Agave, ha spine che l’Agave non possiede.

E’ una pianta molto apprezzata non solo dal punto di vista estetico, ma anche da quello terapeutico e medicinale. Si tratta di una sempreverde, in genere priva di fusto, formata da un ciuffo di foglie basali di colore intenso da cui nasce una bellissima infiorescenza. Può essere collocata all’interno, vicino a una finestra, oppure in giardino o terrazzo ma necessita sempre di luce piena.

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Webinar ANLA

(di Antonello Sacchi) Con l’intervento del prof. Fabrizio Pregliasco, docente di igiene all’Università degli studi di Milano, direttore sanitario IRCCS Galeazzi del capoluogo lombardo e presidente nazionale ANPAS lo scorso 19 marzo, in dialogo con il presidente nazionale Edoardo Patriarca, è iniziato il ciclo di conferenze sul web dal tema Generazione Pandemia,  una storia da scrivere.  In questi incontri ci rivolgiamo a alcuni  “esperti”  che ci aiutano a capire l’oggi per preparare il nostro domani, con uno sguardo speciale agli anziani che hanno sofferto e pagato un tributo altissimo, e al Terzo Settore al quale ANLA appartiene e nel quale opera.

I prossimi appuntamenti di aprile saranno: giovedì 8 aprile alle 18 quando ascolteremo, in dialogo con il nostro presidente Patriarca,  S.E. Mons. Vincenzo Paglia, presidente della “Commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana” istituita dal ministro Speranza; giovedì 22 aprile sempre alle 18 quando sarà la volta del prof. Giorgio Fiorentini, docente senior e professore di Management delle Imprese Sociali – Università Bocconi.

Il webinar, offerto ai tesserati ANLA, è a numero chiuso e si svolge su piattaforma digitale. La partecipazione è consentita previa registrazione e è limitata ai posti disponibili. Chi volesse assistere all’incontro è pregato di segnalare la sua partecipazione scrivendo una e-mail a newsletter@anla.it entro martedì 6 aprile per l’incontro con S.E. Mons. Paglia e entro martedì 20 aprile per l’incontro con il prof. Fiorentini. 

Ci desidera, può rivedere l’incontro con il prof. Pregliasco:

Gli asparagi

(di Roberta Greco) L’asparago (Asparagus officinalis L.) è una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Liliaceae e al genere delle Asparagaceae. Conta oltre 240 specie disperse nelle regioni tropicali e sub-tropicali, con diffusione fino a 1500 m di altezza. Il genere, molto dominante nelle regioni dell’Africa meridionale, dell’Europa, dell’Australia e dell’Asia, annovera anche la varietà dell’Asparagus officinalis, la cui coltivazione si è diffusa a livello mondiale. La pianta di asparago è straordinariamente preziosa per i sui impieghi a scopo ornamentale, alimentare e medicinale sin dal tempo preistorico.

Originaria della Mesopotamia, era utilizzata già oltre 5000 anni fa dagli Egizi, che la mangiavano per lo straordinario sapore dei germogli e per le sue proprietà diuretiche.

Per i Greci, gli asparagi avevano proprietà afrodisiache, mentre i Romani ne avevano una vera passione ritenendoli, tra l’altro, un potente anticoncezionale. Catone, Plinio e Apicio, illustri letterati della Roma antica, ne descrissero minuziosamente il metodo di coltivazione e di preparazione.

Gli imperatori romani non si facevano mancare gli asparagi e avevano apposite navi chiamate “asparagus” per approvvigionarsene.

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18 marzo, primo anniversario

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) Ieri abbiamo ricordato i 160 anni dell’unità d’Italia, oggi e per i prossimi anni, il 18 marzo ricorderemo le centomila e più vittime provocate dalla pandemia. È stata decimata un’intera generazione di persone per lo più anziane, come abbiamo scritto più volte, depositarie della memoria del Paese, la generazione artefice della ricostruzione e del miracolo economico degli anni ’60. Non vorrei essere pessimista, ma noi italiani siamo facili all’entusiasmo e altrettanto alla dimenticanza, liquidiamo con una certa rapidità emozioni e buoni propositi, ricadiamo alla prima occasione nelle nostre furbizie italiche come il  saltare la fila durante la  campagna vaccinale… Da non crederci!

Ricorderemo le persone decedute, ANLA sarà pronta all’appuntamento 2022.

La memoria va onorata  non solo con un rito ben preparato, curato nella sua bellezza e intensità; va amata coltivando i pensieri al futuro che essa racchiude e porta con sé, carica di quel  passaggio così cruento che si vuole ricordare. Lo hanno scritto in tanti in questo anno quaresimale:  la sofferenza e il dolore, l’emergenza economica e sociale,  talvolta la rabbia e il risentimento, hanno svelato  le verità su noi stessi e sulle nostre comunità,  le  fragilità delle politiche praticate in questi decenni che non hanno affrontato i nodi che andavano sciolti per rendere praticato e vissuto quell’articolo 3 della nostra Costituzione, a noi tutti molto caro, che impone alla Repubblica  la rimozione degli ostacoli per un’autentica uguaglianza tra i cittadini.

La memoria delle centomila vittime dovrà rammentare a noi tutti che la prima uguaglianza da garantire è il diritto all’istruzione e alla formazione delle giovani generazioni. Questo diritto non può essere consegnato alla mercé di una pandemia o emergenza; gli asili nido, le scuole materne e di ogni grado vanno ripensate in qualità e solidità, un sistema resiliente che non chiude mai. Occorreranno più risorse, personale formato alle nuove sfide pedagogiche, patti educativi che coinvolgano tutte le realtà di un territorio.

La memoria ci ricorderà che il principio di uguaglianza si fonda sul diritto alla vita, alla vita buona, in salute per quanto possibile. I tagli alla sanità, i divari territoriali, l’ospedalizzazione e l’abbandono dei presidi territoriali hanno tragicamente evidenziato le falle di un sistema sanitario che pensavamo il più bello del mondo.

La memoria ci riproporrà   la riforma delle nostre istituzioni troppo farraginose, una architettura confusa nei rapporti tra stato centrale e regioni, tra governo e parlamento, tra elettori ed eletti.  In questo anno di pandemia più che a una orchestra di suoni, come avremmo desiderato, abbiamo assistito ad una cacofonia insopportabile e stonata. Garantire l’uguaglianza dei cittadini è costruire una democrazia partecipata e informata.

Non da ultimo la memoria riscalderà i nostri cuori rinnovando la nostra promessa ai “doveri di solidarietà” senza i quali non vi sono   diritti garantiti e esigibili.

Una Repubblica fondata sui diritti, una Repubblica fondata sui doveri di cittadinanza.