Aloe variegata

(di Annalisa Gatti) La pianta di Aloe proviene dal Sud Africa e dall’Africa Orientale e comprende molte piante (circa 500 specie) di varia grandezza Una delle più diffuse e conosciute è senza dubbio, la cosiddetta Aloe variegata. Somiglia molto all’Agave ma si differenzia da questa perché ha una forma leggermente diversa e non muore dopo la fioritura, inoltre le foglie sono più carnose e, a differenza dell’Agave, ha spine che l’Agave non possiede.

E’ una pianta molto apprezzata non solo dal punto di vista estetico, ma anche da quello terapeutico e medicinale. Si tratta di una sempreverde, in genere priva di fusto, formata da un ciuffo di foglie basali di colore intenso da cui nasce una bellissima infiorescenza. Può essere collocata all’interno, vicino a una finestra, oppure in giardino o terrazzo ma necessita sempre di luce piena.

Le foglie coriacee, di colore verde scuro sono screziate di bianco, lunghe e dritte, particolarmente carnose, con una cuticola notevolmente spessa, (il livello piuttosto alto di carnosità di queste foglie si deve essenzialmente alla presenza del gel al loro interno), le spine si trovano solamente lungo i lati delle foglie.  Fiorisce all’inizio della primavera (marzo-aprile) producendo una bella infiorescenza a grappolo lunga anche 30 cm, formata da numerosi fiori di colore rosa-rosso che si aprono progressivamente dal basso del gambo verso l’alto; quest’ ultimo non deve essere tolto fino a che non è appassito e completamente secco; quando i fiori muoiono tagliare lo stelo più in basso possibile, oppure aspettare fino a che il gambo si sfili facilmente con la mano.

La temperatura ideale è compresa tra i 20-24° C di massima e i 10-14 di minima. La pianta in genere non tollera le temperature sotto i 7 gradi, tantomeno le gelate; ci sono comunque alcune specie che possono sopportare alcune ore di temperature sotto lo zero, a condizione che vi sia un eccellente drenaggio. L’Aloe tollera la siccità ma non i ristagni idrici.

Essendo una pianta grassa non ha bisogno di molta acqua: durante l’inverno le annaffiature si riducono a una due volte il mese, mentre in primavera e in estate meglio una volta a settimana circa. Se l’Aloe avrà bisogno di essere innaffiata di più il modo di comunicarlo sarà quando le foglie cominceranno a ingiallire; se le foglie invece saranno sbiadite vorrà dire che la luce è insufficiente; se si scuriranno e tenderanno a seccare probabilmente avrà le radici rovinate da troppa acqua, se invece saranno raggrinzite il clima sarà troppo secco; se le foglie sono coperte da fuliggine nera è una muffa provocata dal nettare di fiori, si può togliere con una spugna morbida.

Esistono in commercio fertilizzanti studiati per la concimazione delle piante grasse: è sempre bene concimare una o due volte l’anno nelle dosi consigliate dal prodotto.

Il terreno da utilizzare per l’Aloe deve essere molto sabbioso formato da tre parti di sabbia e una di terra da giardino, sul fondo del vaso è indispensabile uno strato di ghiaia.

Il rinvaso è annuale e si esegue in primavera.

 

Proprietà: la specie variegata condivide con l’Aloe vera delle incredibili proprietà curative e cosmetiche: sono tonificanti, antinfiammatorie e cicatrizzanti ma anche rivitalizzanti e idratanti della pelle. Il gel aiuta a diminuire la perdita di capelli ed è un valido aiuto contro la forfora. Dell’Aloe sono utilizzate le foglie fresche raccolte alla fine dell’estate e ben turgide.

 

Curiosità: come altre specie l’Aloe si distingue da altre piante d’appartamento per la sua capacità di liberare ossigeno e assorbire anidride carbonica durante le ore notturne. Questa sua qualità la rende una pianta molto adatta a essere sistemata in una camera da letto.

Un tempo si riteneva che l’Aloe avesse il potere di cacciare gli spiriti maligni e i nemici dalla casa, per questo veniva collocata all’ingresso dei giardini. Gli antichi egizi, ad esempio, ne disponevano diverse quantità lungo tutto il percorso che portava alle piramidi anche come simbolo del percorso verso la terra dei morti. I faraoni e le regine stendevano il gel ricavato dalle foglie sui loro visi per rigenerarli e renderli più belli e giovani. Alessandro il Grande la coltivava in vaso e la portava in battaglia custodita nei carri, utilizzandola sempre fresca, per guarire le ferite dei soldati. Cristoforo Colombo, la definiva “La medicina in vaso”.