Anton Maria Maragliano

C’è una mostra da non perdere a Genova, una mostra che ci permette di conoscere ed ammirare l’attività di un grandissimo scultore ligure in un’unica esposizione che comprende opere disseminate in tutto il territorio ligure dalla costa all’entroterra.

L’artista genovese, il più grande scultore del legno nella Liguria del Sei-Settecento, maestro indiscusso sia in Italia che in Europa, è stato uno dei protagonisti del suo tempo, Alla sua formazione contribuirono scultori come Arata, Bissoni e Andrea Torre. La sua bottega raggiunse notorietà ben oltre i confini genovesi, lavorando in particolar modo per nobili, ordini religiosi e confraternite.

Ha rinnovato in chiave barocca e pre-rococò l’arte del legno importando la poetica decorativa e celebrativa svolta contemporaneamente da Domenico Piola nella pittura e da Filippo Parodi nel marmo. Le suggestive sculture decisamente influenzate dal linguaggio berniniano, rappresentano il compromesso perfetto tra estro aulico e gusto popolare dando vita a macchine spettacolari e scene dense di pathos.

La mostra “Anton Maria Maragliano 1664 – 1739”, allestita a Palazzo Reale, Teatro del Falcone, fino al 10 marzo 2019, si propone come un viaggio cronologico del Maragliano, che va dalla formazione alla gestione della sua bottega. Un racconto e una testimonianza della straordinaria capacità artistica che ha riformato la tecnica scultorea lignea policroma. Quattro sezioni tematiche suddivise in suggestive aggregazioni di opere per iconografia o impatto scenografico: documenti inediti, bozzetti, sculture dai crocifissi alle madonne o santi, passando per statue di presepi e casse processionali.

Genova, Palazzo Reale

Genova, Palazzo Reale

Dopo la prima sezione di impostazione prettamente cronologica dedicata ai suoi esordi, alla sua bottega, alle opere giovanili come il San Michele Arcangelo di Celle Ligure o il San Sebastiano di Rapallo, che fu esposta al Metropolitan – MET Breuer a New York City, ispirata allo scultore francese Pierre Puget, la mostra prosegue in più sezioni tematiche con una sequenza di opere rappresentanti la crocifissione, l’immagine mariana, in singole opere o in gruppi scultorei narranti la Passione di Cristo per le processioni nella Settimana Santa.

Durante il percorso espositivo si comprende come le sue opere siano caratterizzate da un dinamismo che si discosta dalla staticità delle sculture lignee di epoca anteriore e come queste siano capaci di infondere una grazia coinvolgente, pur nella complessa teatralità barocca che le contraddistingue. I suoi crocifissi minuziosamente indagati nella tensione dell’ultimo spasmo, la torsione del corpo, le chiome scomposte, assunsero una nuova iconografia che divenne testo di riferimento per un rinnovamento stilistico della sua scuola.

Anche l’immagine della Vergine fu interpretata dallo scultore con una raffinata eleganza, a volte con Gesù Bambino su un cumulo di nubi circondata da paffuti angioletti, oppure nel gruppo della Pietà dolorosamente china sulla figura del Cristo, in una posa composta, avvolta in panneggi che ricordano le più note sculture in marmo.

Merita soffermarsi ad ammirare la descrizione particolareggiata applicata nell’esecuzione degli incarnati, delle dorature, nella realizzazione della tecnica di pittura a tempera sull’oro, che prevede spesso l’imitazione di broccati tessuti con fili d’oro, ma anche diverse altre forme decorative, talvolta realizzate “graffiando” il colore con uno stilo per scoprire lo strato di oro sottostante.

Particolare fascino e curiosità destano anche le piccole statue che il Maragliano e i suoi allievi produssero per rappresentare il Presepe. Una caratteristica unica del presepe genovese è la rappresentazione della Madonna come regina, con abiti sfarzosi e in testa una corona. Questo deriva dal fatto che Maria nel 1637 venne proclamata regina di Genova»

Non tutti sanno che a rivaleggiare con il presepe napoletano, più famoso, è stata la grande scuola genovese. Dalla prima metà del XVI secolo fino ai primi decenni del XIX secolo Genova si afferma, accanto a Napoli, come uno dei centri più attivi nella produzione di figure da presepe – spiega Giulio Sommariva, direttore dell’Accademia Ligustica di Genova –. Numerose botteghe di intagliatori, la più nota era quella di Anton Maria Maragliano, si dedicarono anche alla produzione di statuette scolpite a tutto tondo e di manichini lignei articolati, parzialmente policromati, rivestiti con abiti in splendido tessuto, testimonianza della grande manifattura tessile della Superba. Si tratta di un’importante collezione che va dal Santuario della Madonnetta al Museo dei Cappuccini.

La mostra è un evento unico e irripetibile: ci sono volute quattro settimane solo per allestirla con un meteo sfavorevole. Anche l’allestimento si è dovuto continuamente adattare agli imprevisti, per alcune casse processionali è occorso un giorno intero per smontarle negli oratori dove stavano ed è occorso un altro giorno per rimontarle nella sede museale del Teatro del Falcone di Palazzo Reale

Ma la produzione del Maestro è molto vasta e quindi, vista la ricca presenza delle sue opere nelle chiese del centro storico e non solo, è anche possibile ammirare diverse sculture nel loro contesto originario, come un museo diffuso, all’interno delle cappelle per le quali furono create, in un percorso realizzato grazie al Progetto Chiese Aperte che, con l’aiuto di custodi volontari, vuole far conoscere ai cittadini e ai turisti i tesori conservati nel centro storico genovese. E’ un’occasione che pone in risalto l’intensa spiritualità dei capolavori del grande artista guidandoci lungo un itinerario espositivo che permette di vedere grandi sculture e casse processionali ancora oggi custodite nei luoghi d’origine, opere che non potrebbero essere movimentate per la loro complessità.

Suggerirei di iniziare con la visita alla Chiesa della Santissima Annunziata dove è presente un gruppo volto a celebrare San Pasquale Baylon, un lavoro commissionato da Filippo Maria Lomellini, ideata come strumento utile alla preghiera. Il gruppo costituito dalla figura del santo in estasi, giunse all’Annunziata del Vastato nella seconda metà dell’800.

Nella Chiesa di San Marco al Molo, nella prima cappella entrando a destra, è conservata una Madonna Assunta donata da Giacomo Rocca nel 1736 per essere posta sull’altar maggiore. La Vergine, quasi in bilico su una cascata di cherubini, è protesa al cielo, raffigurata in una posa composta, animata da panneggi misurati e ben calibrati che sottolineano l’accurato risalto plastico delle forme.

In Santa Maria delle Vigne sono presenti tre statue che costituiscono l’apparato scultoreo del “sacello di Giacomo Squarciafico”, ricordata dalle fonti antiche tra le “migliori che abbia fatto il celebre Maragliano”. Il Cristo in croce è posto al centro della cappella mentre, nelle nicchie laterali, sfilano le statue dell’Addolorata e di San Giovanni Evangelista. Le pregiate sculture che, una volta poste in loco nel 1712, vennero benedette, rappresentano un insieme particolarmente efficace nel ricordare il dramma del Salvatore e un invito alla meditazione sulle sue sofferenze.

La Chiesa di San Matteo ospita una splendida “deposizione nel sepolcro” eseguita intorno al 1717. Nei primi decenni del XVIII secolo Giovanni Andrea III Doria decise di restaurare la chiesa gentilizia di famiglia e tra le note di pagamento alle maestranze si registrano 44 lire “a maestro Maragliano scultore” come saldo o pagamento per l’esecuzione del gruppo scultoreo raffigurante il Cristo tra le braccia di Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea.

Questo ammirevole, grande sforzo organizzativo ha raggiunto lo scopo di esaltare non solo l’opera del Maragliano ma tutta la scultura lignea, richiamando più attenzione sulla necessità di preservare il nostro patrimonio culturale, un immenso tesoro identitario della comunità del territorio spesso ignorato dagli abitanti e amministratori.

Vi invito dunque a provare questa emozione che lascerà un segno indelebile nel vostro cuore.

Rosanna Cordaz