Anziani, un universo vitale

A.N.L.A.

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Anla, Associazione nazionale Seniores d’Azienda, continua nelle determinazioni assunte al Convegno nazionale di Bergamo intitolato “Anziani, una risorsa per il Paese”. Spiega il presidente di Anla Antonio Zappi: “Noi vogliamo rinnovarci nella consapevolezza che la realtà attuale per tanti aspetti mette sempre più in luce come anche le Associazioni, come tutti gli uomini, non possono vivere da sole, ma debbono operare, nel rispetto delle  varie specificità, con altri compagni di viaggio per compiere, se possibile, cammini comuni… Ci apriamo con maggiore determinazione al dialogo con le altre Associazioni a noi affini non perché spinti da interessi di parte, ma nell’unica prospettiva oggi essenziale e possibile, la costruzione del “Bene Comune” al quale siamo chiamati. Da soli possiamo fare poco, uniti possiamo avere quel giusto ruolo di consiglio, consultazione, indirizzo, espressione di una esperienza acquisita attraverso anni di impegno quotidiano in tante realtà organizzate, pubbliche o private e di qualunque dimensione, esperienza di cui oggi il nostro Paese ha bisogno”.

In questo ambito rientra la presentazione odierna di una riflessione, avviata con il Censis, dal titolo “Verso un nuovo protagonismo sociale” in cui protagonista è l’anziano, presentata oggi ad alcune importanti Associazioni: Unione Mutilati per Servizio, Anpe Comit, Federanziani, Anse, Ugaf, Raisenior, Federazione Maestri del Lavoro d’Italia, Unitalsi, Age Platform Europe, 50 & più.

“Gli anziani si presentano come uno dei pochi aggregati sociali che mostra un certo dinamismo, al punto tale da percepire quella attuale come una fase densa di opportunità” è sottolineato nel documento che ribadisce come sia diffusa un’immagine “distorta” dell’anziano: “Basti pensare che contrariamente ad una certa immagine stereotipata affermatasi dell’universo anziano, ben il 47,7% degli over 65 si definisce in questo momento vitale, a dispetto delle forti difficoltà attraversate dal Paese e del disorientamento e preoccupazione che attanagliano le generazioni più giovani. Ad essi, peraltro, si aggiunge un 15,3% che dichiara di progettare il proprio futuro, nonostante abbia oltrepassato la soglia della terza età”.

Un universo vitale e con una progettualità: “Il 34,7% dei pensionati afferma che svolgerebbe un’attività lavorativa, la stessa di quando lavorava oppure anche una del tutto diversa, senza avere timore di rimettersi completamente in gioco o di destinare una parte delle proprie energie alla sfera lavorativa, da poco abbandonata”. Secondo il  Censis, il 72,9% ritiene che “fare cose utili” per i propri cari sia una priorità nell’attuale fase della vita; quasi un anziano su tre (31,5%), inoltre, reputa importante destinare il proprio impegno verso altri, attraverso un impegno diretto o indiretto.

Famiglia e volontariato sono i campi dove l’impegno sociale degli anziani si concretizza più diffusamente ed anche il mercato guarda oggi ai consumatori più maturi con interesse crescente e questo anzitutto per il suo crescente peso demografico: già oggi il 21,2% della popolazione italiana appartiene alla categoria degli over 65; quest’ultima, peraltro, è cresciuta di quasi il 12% dal 2004, a fronte di una popolazione che nello stesso periodo è aumentata del 3,1%. Secondo le stime, inoltre, nel 2015 la quota di anziani all’interno della popolazione dovrebbe arrivare ad eguagliare quella giovanile (15-34 anni), nel segno di un progressivo sbilanciamento della piramide demografica verso le sue fasce più alte. Inoltre concorre a questo interesse del mercato da un lato per la maggiore tenuta economica di questa fascia di popolazione durante la crisi, e dall’altro, per un processo, di più lungo corso, che ha visto la ricchezza concentrarsi sempre più nei nuclei con capofamiglia anziano.

Nonni e genitori rappresentano oggi un pilastro fin troppo importante per il welfare del Paese.

Nel frattempo è radicalmente mutato anche il loro stile di vita, il rapporto con la tecnologia e i consumi in generale: gli anziani oggi consumano e sono meno frugali, e inoltre tengono in grossa considerazione il divertimento, i viaggi, la salute, ma anche il sociale.

Attivismo e vitalità, ma anche attenzione al benessere psico-fisico, che a sua volta riverbera sul mercato effetti economici ragguardevoli: il 31,5% consuma cibi biologici (era il 15,3% nel 2002), il 30,3% trascorre brevi periodi di vacanza nel corso dell’anno (il 24,7% nel 2002) e il 14,3% abitualmente va in piscina o palestra (era il 10,1% nel 2002).

È quello riferito agli anziani un universo vivo e vegeto, che non rinuncia neppure alle tecnologie: oltre un quinto degli over 65 naviga sul web (21,1%), e il 15,7% lo fa abitualmente; quasi uno su dieci ha l’account su Facebook, il 10,7% ha utilizzato internet per svolgere operazioni bancarie, il 7,3% per disbrigare pratiche con uffici pubblici, il 7% per fare acquisti, il 4,4% per organizzare e prenotare un viaggio. E questo è davvero un dato eclatante per “nativi non digitali”.

Tuttavia al crescente protagonismo degli anziani sul mercato, e alla forte apertura verso i consumi e le forme di acquisto al passo con i tempi, non corrisponde una pari tutela da truffe e frodi informatiche, come un consumatore moderno e appealing meriterebbe.

Gli anziani, dal canto loro, si percepiscono vittime di questa asimmetria, benché consapevoli delle possibilità che l’accesso alla rete dipana loro, in quanto cittadini e consumatori (il 43,3% è convinto che le nuove tecnologie possono migliorare la vita di tutte le persone), ma al contempo della propria debolezza di fronte a tecnologie e tecniche di raggiro sempre più sofisticate e difficili da decifrare.

Il neovitalismo che gli over 65 esprimono si scontra tuttavia con l’assenza di un loro pieno protagonismo, di immagine e di ruolo, nella società. E ciò non tanto e non solo perché l’immagine veicolata dai media, e diffusa presso l’opinione pubblica, tenda ancora in troppi casi a coincidere con un identikit che poco ha a che vedere con la terza e quarta età di “nuova generazione”; ma soprattutto perché il potenziale di energie e valori di cui oggi il mondo dell’anziano è portatore rischia di disperdersi in un fiorire di iniziative che “non fanno massa critica”, che non si coagulano: perché dispersi sono i luoghi dove vivono gli anziani (non c’è la scuola come per i giovani, o il luogo di lavoro per le generazioni più adulte), luoghi che peraltro non “fanno identità”, rendendo  spesso del tutto invisibile il contributo da essi fornito alla società.

 

Anla sottolinea e ribadisce quanto espresso dal Censis, “E’ importante che il Paese oggi riconosca il ruolo dell’anziano, non per inutili quanto inappropriate rivendicazioni di ruolo, ma soprattutto perché solo a partire dalla consapevolezza del contributo che gli anziani danno è possibile stimolare ancora di più il loro attivismo e il loro impegno sociale nelle sue molteplici forme, con effetti positivi non solo sulla loro dimensione di vita, privata e sociale, ma sull’intera collettività più in generale”.

Conclude il presidente Antonio Zappi: “Penso sia veramente urgente abbandonare ogni forma di egoismo e di individualismo che, prima di una moda culturale è una condanna che la situazione attuale impone, per impegnarsi sempre più a tutti i livelli per diventare anche come Associazione un laboratorio di cambiamento rivalutando il senso della  sensibilità per le necessità dell’altro, della disponibilità a condividere, dell’impegno per il prossimo, per quello vicino come per quello lontano, che però ci riguarda sempre da vicino”.