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#andratuttobene

(di Antonello Sacchi) Siamo ancora in emergenza. Non dimentichiamolo. Rimaniamo in casa, è un obbligo. Possiamo muoverci solo per motivi eccezionali e ben provati, non per nulla occorre un’autocertificazione, e secondo determinate regole.

Limitando il discorso alle relative difficoltà del  periodo di quarantena che tutti noi dobbiamo rispettare – perché la vera difficoltà è là dove donne e uomini lottano ogni giorno, anche mettendo a rischio la propria incolumità,  per salvare la vita delle nostre sorelle e dei nostri fratelli duramente provati dalla malattia  – penso che  il rispetto ferreo  di una regola drastica  sia una novità assoluta e come tale difficile da gestire. Siamo stati abituati a godere di una libertà assoluta in ogni ambito, quindi a seguire regole di vita parziali perché investivano solo alcuni aspetti del nostro vivere quotidiano. Ora invece dobbiamo ubbidire alla Regola, quella con la lettera maiuscola, e il disubbidirla o l’aggirarla non dà nessuna patente di furbizia ma compromette la salute nostra e del nostro prossimo. Ecco perché è necessaria anche una comunicazione univoca, che unisca competenza a scelta del tempo opportuno per parlare, perché ci sia chiarezza nelle indicazioni e ne possano conseguire comportamenti virtuosi.  Cerchiamo di aiutarci tutti, non è facile lo so, ma restiamo a casa, anche se ci dovrà probabilmente volere tutto il mese di aprile.

L'attesa

L’attesa

In base alle attuali indicazioni, è presumibile che a maggio potremo tornare ad uscire. Ci sorprendiamo spesso a interrogarci sulla vita che faremo e sul fatto che niente sarà come prima. Vero, falso, non lo so: vorrei solo evitare la ben nota affermazione gattopardesca del fatto che sia necessario che tutto cambi perché tutto rimanga come prima (anche se nel romanzo di Tomasi di Lampedusa, che ho controllato essere acquistabile anche in formato digitale, è Tancredi e non il principe di Salina a parlare di questo). Quel che sempre di più mi convince è che non viviamo un tempo sospeso ma un tempo in pienezza: cioè non viviamo “in attesa di”, qualcuno o qualche cosa o tornare a fare etc etc, ma viviamo qui e ora giorni che fanno parte del nostro tempo, del tempo che ci è dato vivere. Non salgo al piano superiore – lascio la metafisica ad altri – ma restando al qui e ora comprendo che quello che sarò a maggio lo sarò in base alle scelte di oggi, a  come vivo ora le relazioni, reali in famiglia e virtuali con il resto del mondo, e che l’Italia che ripartirà a maggio sarà figlia, nel bene e nel male, della capacità progettuale di oggi. E naturalmente di quanto sapremo avvalerci della capacità che avevano i nostri anziani, cioè di saper attendere.

#andratuttobene

I rapporti personali

(di Antonello Sacchi) Durante questa epidemia ho visto concretizzarsi nel senso peggiore l’antica massima latina, mutuata da Plauto, “homo homini lupus”: il contagio si diffonde da uomo a uomo, in un certo senso è il mio prossimo il mio potenziale nemico proprio perché potenziale untore. Untore fisico, perché possibile veicolo del virus. Untore psicologico perché possibile propagatore di malumore o di paura, o più banalmente di fake news, una volta si diceva di notizie inventate. A proposito, perché indugiare su immagini di morte o di grande criticità fisica quando  purtroppo queste possibili situazioni ci sono ben note?

Tramonto a Bordighera (si ringrazia l'Amministrazione Comunale per le immagini messe a disposizione)

Tramonto a Bordighera (Immagine di repertorio)

 

Poi però vedo persone che, bardate di mascherina e guanti, nel rispetto delle norme indicate dall’Autorità,  portano cibo e bevande a uno sconosciuto che non ha casa, a un anziano che vive da solo nel suo appartamento, o semplicemente fanno il loro lavoro perché la vita nelle nostre case possa proseguire. Allora comincio a pensare che alla fine di questa epidemia, perché finirà e speriamo ciò avvenga il prima possibile, ci ricorderemo di tante cose prima di andare a ballare nelle piazze come accadde alla fine della seconda guerra mondiale. Penseremo ai nostri cari che ci hanno lasciato, e ognuno di essi è mio familiare perché siamo veramente tutti fratelli e non lupi gli uni per gli altri, ci ricorderemo dei nostri medici e di tutto il personale sanitario che sta lottando per la salute di tutti, ci ricorderemo che non è scontato godere di un tramonto al mare, di una passeggiata nei boschi, o di un giro per le nostre meravigliose città Agostino parlava di “miracula quotidiana” a proposito del fatto che non è scontato nulla, neanche del fatto che gli alberi possano crescere… ecco cerchiamo di recuperare la dimensione dello stupore vedendo con occhi nuovi ogni cosa che prima dell’epidemia ci sembrava scontata, nostra di diritto, banale. La vita non è mai banale, e soprattutto non è un nostro diritto ma un bene da rispettare. Cerchiamo di pensare positivo, perché dovremo ripartire come Paese e come famiglie, con un po’ più di semplicità e meno retorica, anche e soprattutto nei rapporti umani, imparando a non prenderci troppo sul serio e a non arrogarci diritti. Quanto ci sembrano lontane ora certe cose…

Se volete sfruttare questo periodo anche per la lettura, vi segnalo un libro, rigorosamente in formato e-book. Sono le Confessioni di Sant’Agostino. Non storcete il naso pensando a un racconto agiografico… leggetelo anzi appassionatevi all’avventura umana di questo grande intellettuale vissuto a cavallo dei sec. IV-V in un momento in cui il mondo antico segnato dalla grandezza di Roma, crollava e si stentava a vedere un nuovo orizzonte. Leggetelo perché Agostino voleva una sola cosa, essere felice, e in questo libro racconta quanto gli è costato e cosa è per lui la felicità.

Maggior attenzione per le persone più deboli

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca: “Dobbiamo cominciare a pensare a un nuovo modello di welfare per il nostro Paese. Non attendiamo la fine dell’emergenza, che ci auguriamo comunque che avvenga presto, perché è nelle emergenze che si deve verificare la tenuta dello Stato sociale”.

Il presidente nazionale Edoardo Patriarca

Il presidente nazionale Edoardo Patriarca

 

Guardiamo con preoccupazione all’evoluzione della pandemia nel nostro Paese non tanto per quel che riguarda le misure di contenimento messe in atto, che forse in alcuni casi potevano essere più drastiche, quanto invece per la tipologia delle persone colpiteafferma il presidente nazionale di ANLA Edoardo PatriarcaCi riferiamo a tutta quella fascia di persone “deboli” che rischiano più degli altri per una duplice difficoltà, fisica e ambientale. Penso in primo luogo agli anziani ospiti delle RSA: i recenti casi in Lombardia e nel Lazio hanno evidenziato come questo sia uno degli ambiti sociali più delicati e bisognosi di immediata attenzione per la salute degli ospiti in primo luogo e per le famiglie dei loro cari. Non basta l’auto isolamento come è stato attuato tempestivamente nella maggior parte dei casi: occorre una supplementare attenzione da parte delle autorità per quel che concerne presidi, attrezzature, norme che possano garantire la sicurezza sia degli ospiti che delle persone che di loro si prendono cura. Altro ambito dove occorre  porre maggiore attenzione riguarda le famiglie con persone differentemente abili o gravemente malate e ospitate in casa che hanno bisogno più di altri di accompagnamento nella quotidianità di questi giorni. Uniamo la nostra voce a quella delle altre Associazioni  nel lanciare un grido di allarme: pensiamo alle famiglie in cui i genitori anziani si ammalano e non sono in grado più di aiutare i figli che da loro dipendono. Non basta in questi casi la pur generosa presenza dei volontari, occorre dar vita a un aiuto più strutturato. Ricordiamoci sempre dei più deboli, a cominciare dai nostri anziani, essi sono la forza della catena che unisce tutti noi”.

Il presidente Patriarca sottolinea un ulteriore punto: “Dobbiamo cominciare a pensare a un nuovo modello di welfare per il nostro Paese. Non attendiamo la fine dell’emergenza, che ci auguriamo comunque che avvenga presto, perché è nelle emergenze che testiamo la tenuta e la qualità  dello Stato sociale. La rete preziosa del gran cuore degli italiani, il volontariato, non si è fermata e nel rispetto delle norme diramate continua a dare una mano a chi è nel bisogno. Anche questa sia un’ulteriore occasione di riflessione per portare a termine la riforma del Terzo Settore”. E guardare avanti, a nuovi modelli di welfare comunitario già in atto e che vanno sostenuti con più decisione.

#andratuttobene

(di Antonello Sacchi) Stiamo in casa. Non è un consiglio, è un obbligo, per la nostra salute e per la salute del nostro prossimo. Questo non significa che fra le pareti domestiche ci si debba lasciare andare, tutt’altro: la tecnologia ci offre la possibilità di effettuare un gran numero di attività, dalla lettura al lavoro, telelavoro o smart working che sia. Ora siamo costretti per necessità a modificare le nostre abitudini lavorative  ma cerchiamo di farne tesoro per quando supereremo questa difficile situazione.

Come ANLA, lo avete letto la settimana scorsa, abbiamo rinviato al prossimo 19 maggio il Convegno che terremo a Milano sul tema “Anni ’20. Pensione e Welfare, cosa resterà?” originariamente previsto in questi giorni, stiamo lavorando al prossimo numero di Esperienza che cercheremo di far uscire prima di Pasqua, stiamo lavorando già sui prossimi appuntamenti, in primis la Summer School di ANLA che quest’anno si terrà a Castel Gandolfo (Roma) dal 25 al 27 settembre.

#restiamoincasa dunque cercando di far tesoro di alcune suggestioni che qua e là si palesano. Questa pandemia può segnare una differenza fra un prima e un dopo, mi riferisco alla diffusione del virus, spingendoci a dare una personalissima risposta alla domanda su cosa sia superfluo e cosa sia essenziale nella nostra vita. Vedremo tutto con occhi nuovi, una volta finita la pandemia, e torneremo a interrogarci sul senso delle cose proprio perché maggiormente consapevoli del nostro limite, cosa che avevamo un po’ perso.

#restiamoincasa e dedichiamo più spazio alla famiglia, ai nostri cari, alla lettura:  la tecnologia può aiutarci con le video chiamate per vedere i nostri cari che non abitano con noi e se vogliamo leggere un buon libro, le edizioni e-book sono ormai talmente diffuse che con un click è possibile avere sul proprio smartphone o pc o Mac il libro desiderato.

lIbri e e-book

lIbri e e-book

 

Insomma, guardiamo avanti, cerchiamo di non restare tutto il giorno davanti alla tv ma abituiamoci a sentire le informazioni su canali istituzionali e a intervalli, per restare informati in maniera sobria e corretta – sulla comunicazione di questi giorni tornerò più avanti – per sapere esattamente cosa fare e cosa accade. Cerchiamo di mantenere la calma, di seguire in maniera rigorosa le indicazioni che ci verranno date dalle Autorità e così facendo, ma facendolo sul serio a cominciare dallo stare tutti a casa, #andratuttobene

Impresa

La parola che vi propongo oggi è impresa. L’emergenza ci fa riscoprire l’impresa e il suo ruolo. Un ruolo che il  tempo del mercatismo  e del liberismo hanno voluto ridurre   a solo macchina per  profitti e fornitrice  di lavoro salariato.  Se si aggiunge  altro,  a detta del pensiero economico mainstream,  si tradirebbe la sua vocazione originaria. Da  tempo, ma ora con l’emergenza tutto appare più  evidente,  abbiamo compreso  che le imprese  sono un “bene comune”. Vi apparirà   una forzatura, un azzardo. Un forzatura per coloro che pensano che le imprese devono  macinare profitti per i propri azionisti e nient’altro; un azzardo  per coloro che vedono l’impresa luogo strategico e simbolico per guadagnare le  “magnifiche sorti e progressive” riattizzando lo scontro ideologico capitale/lavoro.

Il presidente nazionale Edoardo Patriarca

Il presidente nazionale Edoardo Patriarca

Non è una forzatura e neppure un azzardo. Un filone del pensiero economico da sempre minoritario si sta affacciando   e sta guadagnando spazio. Le imprese sono anche attori sociali!  Non  in automatico, è una funzione che va “guadagnata”: senso di responsabilità verso la comunità,   competitività e solidarietà tenute assieme, competenze  dei propri dipendenti da valorizzare e garanzie per la loro salute; sostenibilità sul fronte ambientale e sociale  promuovendo  welfare aziendale, volontariato di impresa, rapporto generativo con il territorio nel quale  vivono.

Ecco forse si aprirà una nuova stagione, un capitalismo 2.0  con imprese che fanno profitto (non vivrebbero senza) e distribuiscono ricchezza, ma  che arricchiscono al contempo la democrazia di un paese, producono beni e servizi, fanno cultura e innovano stili  di vita sostenibili.  Dal shareholder value ( massimizzazione dei profitti e quotazioni in borsa) si passa al stakeholder value ( il valore dei lavoratori, il territorio, la comunità locale, i consumatori).

Queste imprese saranno chiamate a modificare i modi di produrre di matrice fordista , a riorganizzare le filiere produttive forse troppo lunghe, a favorire la ricerca e  l’innovazione valorizzando il proprio  personale, e nuovi modi di lavorare per la conciliazione tra vita familiare e lavoro ( perché non incentivare lo smartworking?  Non da ultimo, anche in economia  va coltivata la biodiversità: accanto alle imprese profit vanno aiutate le altre forme: quella sociale, quella cooperativa e quella pubblica. Quest’ultima,  negli anni delle privatizzazioni,  non sempre riuscite,  sono state ingiustamente  demonizzate. Ma la crisi del #coronavirus ci ripropone il loro valore strategico in  alcuni settori:  penso alla sanità e alle aziende ospedaliere,  alla infrastrutture strategiche come   trasporti, energia ,  comunicazioni…. Non il  ritorno ad uno stato che si fa imprenditore occupando impropriamente spazi  affidati alla libera iniziativa economica come prevede la costituzione , ma uno Stato  che protegge i  settori che presidiano i  beni  comuni.

 

Il volontariato non si ferma

(di Tiziana Marchetti). Sono Tiziana, come già sapete faccio parte di un gruppo di volontari, che coordino e che si occupa del trasporto dei dializzati. Si tratta di persone sofferenti, che assolutamente non possono rimanere a casa e per forza devono sottoporsi al trattamento in media tre volte alla settimana, pena la vita. Si sa questo è un momento difficile, c’è un’epidemia in atto, le persone sono allarmate, c’è un’immensa paura del contagio e ci si chiede se bisogna rimanere a casa, oppure stare al fianco degli ammalati che trasportiamo durante tutta la settimana, persone non autonome, persone di una certa età, a volte anche sole. La scelta non è facile, continuare comporta rischi, ma ci si mette anche una mano sul cuore, pensando che il servizio sanitario è al collasso, che medici, infermieri, operatori sono stanchi, esausti, stanno facendo tutti la loro parte e si sa che hanno bisogno di aiuto e allora???…. si continua, cercando di avere una maggiore attenzione, di seguire le regole: mascherine, guanti e poi noi non siamo soli, collaboriamo con l’Ausl e la centrale operativa del 118, che sono a nostra disposizione per mezzi cautelativi e consigli.

ANLA, volontari a Bologna

ANLA, volontari a Bologna

Mai, come in questo periodo mi sono sentita utile, cerco anche di trasmettere sicurezza agli altri volontari, ma, perdurando questa epidemia, il clima non è sereno e nelle varie incertezze ci sono anche le paure dei familiari, che sono preoccupati e sconsigliano vivamente i volontari di continuare il servizio.

Andando avanti la realtà di un probabile contagio prende sempre più forma, ma davanti ai miei occhi ci sono quegli ammalati che trasportiamo quotidianamente e non posso, non me la sento di abbandonarli, so che il tempo da noi dedicato a loro, per una struttura sanitaria, sarebbe un grosso ulteriore problema, probabilmente ingestibile in questo periodo. Quindi con coraggio si va avanti, sopperendo anche a quei turni, per i quali  alcuni volontari hanno deciso di non prestare più il servizio.

Il nostro gruppo è formato per lo più da persone grandi di età, persone maggiormente sottoposte al contagio con grossi rischi di guarigione, ma il mio amico Gabriele, 90 anni, mi insegna, questa la sua risposta ad una mia telefonata: “ Cara Tiziana mi spieghi perché non vuoi che faccia il servizio? Sei molto gentile, ma io ho preso un impegno e lo porterò a termine, io voglio fare il mio servizio”. Ecco di fronte a tanta grandezza d’animo, tutti i dubbi se ne vanno e si continua domani, dopodomani e poi……andrà tutto bene.

p.s. Tengo a precisare che il trasporto dei dializzati in questo momento è volontariato autorizzato per mancanza di personale e mezzi nelle strutture ospedaliere. È una situazione difficile anche per i volontari che cominciano ad avere incertezze se continuare o meno il servizio per paura del contagio, ebbene in tutto questo una luce: una persona che non conoscevo mi ha telefonato dicendomi che si rendeva conto del disagio e si candidava come aspirante volontario. Da oggi ha iniziato ad aiutarci. La Divina Provvidenza?

Tre riflessioni sull’emergenza

(di Edoardo Patriarca) Cari amici,

le crisi, sanitaria, umana, sociale, economica, che attraversiamo ci interpellano e provocano due possibili reazioni: il chiudersi a riccio o l’affrontare a viso aperto l’emergenza. I provvedimenti del Governo intervengono sulle criticità sanitaria e  economica  e vi comunico che come ANLA abbiamo avanzato all’Esecutivo una precisa richiesta, ripresa dalle agenzie stampa come potete leggere cliccando qui, in cui chiediamo di anticipare da parte dello Stato il pagamento del 5×1000 per ridare fiato a tutto il Terzo Settore. Le  crisi però portano con sé anche più opportunità per riguadagnare quelle dimensioni che abbiamo trascurato e quindi condivido con voi tre riflessioni.

Il presidente nazionale Edoardo Patriarca

Il presidente nazionale Edoardo Patriarca

Anzitutto il valore delle persone anziane, delle nonne e dei nonni. Sono le persone più fragili, quelle più aggredibili dal coronavirus e dalle malattie infettive. Eppure i nonni e le nonne, con  attenzione e premura e nel rispetto delle regole indicate dalle autorità,  stanno svolgendo il compito di sempre.  La chiusura degli asili nido, delle scuole di ogni ciclo, hanno riproposto all’attenzione dei media il servizio  di cura e di presa in carico che essi svolgono nei confronti dei  propri nipoti. Le reti familiari e amicali vanno curate sempre, si costruiscono con amore e pazienza, sono luoghi nei quali si apprende il  dialogo tra le generazioni. Guardarsi negli occhi, ascoltare  storie che i nipoti mai hanno ascoltato, il prendersi cura, i gesti di cortesia e di reciprocità, il trapasso di saggezza e di sogni che ti possono essere solo donati e  trasmessi da chi la saggezza l’ha nel cuore: perché non provarci anche dopo la fine dell’emergenza?

La seconda riflessione ci spinge a riscoprire la  fragilità come costitutiva della vita tutta.  Il coronavirus ha isolato migliaia di persone anziane nelle loro case: l’abbandono colpisce il cuore, fa sentire la propria vita inutile, innesca patologie depressive. Su questo difficile crinale i volontari stanno compiendo  un lavoro  davvero straordinario rischiando anche la propria salute. Non sono sole le malattie che portano alla non autosufficienza,  ma la solitudine e l’isolamento sociale che oramai colpisce oltre il 70 per cento delle persone in età avanzata.  Occorre   investire  sulla risorsa anziana con politiche che sostengano l’invecchiamento attivo nella fase di uscita dal lavoro, sostenendo il volontariato degli anziani (sono più di un milione), i centri di aggregazione, il turismo sociale, la formazione permanente.

Infine, le famiglie: oggi sono architrave nella gestione dell’emergenza. Meritano più attenzione, risorse e  servizi per la cura dei figli  e delle persone anziane. Le esperienze di smart working messe in cantiere dalle aziende diventino strumento stabile per la conciliazione  tra vita familiare e vita lavorativa. I congedi parentali per la cura  dei propri figli, attivati in questo difficile momento,   assumano una dimensione finalmente ordinaria e non più emergenziale.

Proviamo a ricordarcene quando sarà tutto finito. Coraggio, #andratuttobene

#andratuttobene

(di Antonello Sacchi). Non pensavamo fosse così dura, ammettiamolo, e ora ci ritroviamo, tutta Italia, nella morsa di un nemico tanto invisibile quanto subdolo.Coraggio amici miei, ripartiremo. Facciamo tesoro di queste giornate che forzatamente trascorreremo in casa, lasciando a zero la socialità, per riguadagnare quanto la frenesia di questi anni ci ha fatto trascurare, portando al massimo la dimensione della riflessione, della spiritualità, dello stare in famiglia. Abbiamo eroi che stanno lavorando con turni massacranti in corsia per salvare vite umane, cerchiamo ognuno di noi di fare la nostra parte fermando il contagio restando a casa, #iorestoacasa.

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Nel frattempo  noi di ANLA cercheremo di tenervi compagnia con qualche numero della nostra newsletter. Invitiamo i lettori tesserati ANLA a mandarci un breve scritto (max 2000 caratteri spazi compresi) sulla vostra quotidianità al tempo del #iorestoacasa con un accenno a quello che vorrete fare quando potremo tirare un respiro di sollievo. Non si tratta di un concorso ma di voler condividere le nostre esperienze di genitori, coppie, single, nonni a cui è cambiata improvvisamente la vita. Pubblicheremo i contenuti pervenuti su un’apposita sezione del nostro Anlablog e una selezione sulla nostra newsletter. Resistiamo, #andratuttobene!

Coronavirus, anticipare il pagamento del 5×1000

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca: “Le Associazioni di Terzo Settore potrebbero riprendersi e continuare ad assicurare, nel rispetto delle normative emanate dallo Stato, il loro contributo così prezioso per la vita di tante e tanti cittadini italiani”.

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca

A proposito delle misure economiche allo studio da parte del Governo per contrastare la crisi derivata dalla pandemia di Covid-19, il presidente Anla Edoardo Patriarca interviene con una proposta che, se recepita dall’Esecutivo, aiuterebbe tutto  il Terzo Settore: “In questi momenti così difficili per gli italiani che a memoria d’uomo non hanno mai vissuto  un simile pericolo, la solidarietà cerca di non arrestare del tutto la propria macchina in favore dei più deboli e dei più esposti al rischio, penso ad esempio agli anziani che spesso restano soli e spaventati sia nelle grandi città che nei piccoli centri del nostro grande Paese. Il Governo sta studiando misure straordinarie per l’economia e la vita quotidiana degli italiani che per i prossimi mesi ancora sarà segnata dalla straordinarietà di questo periodo che stiamo attraversando. Come ANLA, come Associazione del Terzo Settore, chiedo al Governo una misura semplice da attuare ma concreta e importantissima: l’anticipo del  pagamento delle competenze del 5×1000 alle Associazioni di Terzo Settore. Normalmente la cifra che i contribuenti italiani mettono a disposizione di queste Associazioni viene fatta conoscere ad aprile e erogata dallo Stato ai soggetti aventi diritto a luglio e agosto. Se questo pagamento venisse effettuato ora e non più a fine estate, le Associazioni di Terzo Settore potrebbero riprendersi e continuare ad assicurare, nel rispetto delle normative emanate dallo Stato, il loro contributo così prezioso per la vita di tante e tanti cittadini italiani. Anche in queste grandi difficoltà, ricordiamoci sempre dei nostri anziani e dare una mano a chi li aiuta può essere un ulteriore mezzo per far ripartire il Paese appena possibile”.