Archivio della categoria: ANLA

I giorni che verranno

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) Molti soci ANLA,  concluse le giornate di ferie,  torneranno al lavoro: l’associazione non è composta solo di pensionati, abbiamo tanti iscritti che dopo il lungo lockdown hanno ripreso le loro attività, molti non  hanno mai smesso per garantire servizi essenziali a tutti noi,  costretti a casa per il Covid-19. Questo tempo e le esperienze che ne sono scaturite –  lo smart working, le ferie solidali, la flessibilità degli orari, una maggiore attenzione alla conciliazione -  hanno riconquistato alle comunità  il senso e il significato del lavoro  che non   è riconducibile ad una  attività strumentale utile solo per guadagnare uno  stipendio – importante, ci mancherebbe! -   con il quale  dedicarsi  alla “vita vera”. È una stortura  che  colpisce molti giovani, illudendoli, o le persone che vivono di un lavoro indegno e di un salario  neppure sufficiente per la propria sopravvivenza. È meglio fuggire dal tempo del lavoro, viverlo come un obbligo inevitabile, come una sorta di condanna! Ma non è così…o non dovrebbe esserlo.

Summer School ANLA 2020

Summer School ANLA 2020

Il lavoro riguarda la persona, la sua umanità – quante volte lo abbiamo scritto -,  è ben  più di una attività strumentale: oso nell’affermare che  qualsiasi azione umana nasconde sempre,  magari solo in nuce,  un progetto, un desiderio, una ambizione che va ben oltre quello che appare concretamente. Se davvero crediamo che questa sia la via da perseguire e da sostenere,  per confermare che “tutto non sarà come prima” anche nel fare impresa e creare  buon lavoro, ci  attende come Associazione un compito arduo ed entusiasmante al tempo stesso. A fine settembre approveremo un nuovo Statuto e un Regolamento che ci consentiranno  di camminare celermente,   al passo con i tempi. La seconda edizione della Summer School indagherà con occhi saggi e curiosi le tracce di futuro già presenti in mezzo a noi e che la lunga quarantena hanno evidenziato come non mai. Non avremo tempi semplici, soprattutto per i giovani e  le persone più  fragili e  in difficoltà. Staremo su questi crinali per percorrerli con coraggio e prudenza,  forti di una storia nata più di settanta anni fa, metteremo a disposizione saperi e competenza là dove siamo presenti, accanto  alle imprese che ci sostengono e nei territori dove operiamo.  Le sfide che si pongono davanti a noi sono già note: la necessaria riconversione energetica per contrastare il cambiamento climatico, la digitalizzazione imponente che le nuove tecnologie imporranno alle imprese, i robot e l’intelligenza artificiale, una formazione tutta da ripensare per rendere le giovani   generazioni attrezzate a gestire il futuro prossimo. Non da ultimo una politica non tarata sul “qui e ora”, sull’ultimo sondaggio e “sull’aria che tira” o sull’intervento emergenziale pure necessario e doveroso, ma orientata da una progettualità che sa guardare nel  decennio che verrà. Avremo poco tempo se non vorremmo raccontare il declino di un grande paese che non lo merita.

Mi domanderete: ma noi che possiamo fare? Che ruolo  svolgere come associazione di adulti? Domande complicate che attendono una risposta:  è certo che tra noi non possono valere i refrain:  “va così… non ne vale la pena… ci penseranno gli altri… difendiamo i  diritti acquisiti… gli altri si arrangino…”.  Potremo essere protagonisti se saremo cittadini attivi e informati, se ci porremo a fianco di coloro che intendono aprire un rinascimento, una ri-nascita per un paese più libero e responsabile, più uguale e coeso.

Alla Summer School proveremo insieme ad andare a “caccia di tracce” di futuro. Vi aspettiamo!

Concretezza, rigore morale, realismo lungimirante

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale Anla)  L’apertura del Meeting di Rimini è stata contrassegnata dal messaggio del Presidente Mattarella e dall’intervento introduttivo di Mario Draghi. Due passaggi densi di contenuti, riflessioni prospettiche, precisazioni e puntualizzazioni sul nostro tempo. Merce assai rara in questa contingenza. Entrambi hanno rivolto ai protagonisti pubblici  l’invito a preservare la comunità nazionale coesa e unita,  e  ad una progettualità politica  che pensi coraggiosamente il paese prediligendo maggiormente  beni comuni come sanità e istruzione. Non da meno la Presidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia: alla cerimonia annuale  in memoria di Alcide De Gasperi ha tenuto  una lectio che merita la nostra attenzione personale e associativa. “In questo frangente è più che mai fecondo riandare alle fonti della storia costituzionale da cui è nata la Repubblica italiana, attingendo a quella saggezza che seppe ricostruire il Paese sulle rovine delle due guerre mondiali e sulle macerie dei totalitarismi, dando vita ad una nuova forma di convivenza civile”.

De Gasperi era un uomo di confine, nato e cresciuto sui confini. Questo tratto esistenziale  ha caratterizzato la sua  persona e l’avventura politica che lo ha visto protagonista nel dopoguerra. Le  virtù che ha testimoniato oggi appaiono di grande attualità: l’assunzione della complessità del reale (la realtà è superiore all’idea direbbe Papa  Francesco), il senso del limite e al contempo lo sguardo lungo  sugli orizzonti,   la ricerca esigente e faticosa  delle tracce presenti nella storia delle comunità, sono  tratti esistenziali   che connotano   coloro che vivono sulla frontiera. Marta Cartabia definisce il realismo di De Gasperi come  lungimirante, non prigioniero della realtà stessa che lo ridurrebbe  ad un fatale immobilismo, o alla conservazione dello status quo mortifero e cinico. Parliamo di un realismo che parte dall’esistente ma sa dare   un respiro profondo al proprio agire nutrendosi di grandi ideali, e della consapevolezza che una politica vera  misura i  passi e le distanze e sa attendere i tempi della maturazione.

È  Lo stile del montanaro, del passo lungo senza fretta o accelerazioni, che evita  le facile scorciatoie ( ti sfiancano e rompono il ritmo del tuo passo) e percorre la via più lunga e certa, quella  che  permette di raggiungere la vetta o il rifugio.Oggi si parla tanto di innovazione, di riformismi, di trasformazione piuttosto che di cambiamento: i protagonisti non saranno  gli innovatori del nulla, o i trasformisti che vogliono tutelare i privilegi di sempre. Occorre conoscere,  far tesoro del passato e amare i confini, le frontiere.

Siamo una grande associazione, abbiamo da poco compiuto i settant’anni: anche a noi spetta il compito di testimoniare queste virtù (concretezza, rigore morale, realismo lungimirante) donando saperi e competenze alle generazioni giovani, aiutandoli a stare sulle frontiere, standoci anche noi, rifuggendo lo stereotipo di una anzianità che pensa a se stessa, un po’ in pantofole, accartocciata sui propri problemi, in difesa dello status quo.

I nostri appuntamenti

Settembre si avvicina e con esso la ripresa delle attività associative di ANLA. Vi ricordiamo i principali appuntamenti:

innanzitutto, vi aspettiamo alla Summer School ANLA di settembre a Castel Gandolfo: iscrivetevi!

Per consultare il programma completo con tutte le iniziative previste, cliccate qui.

Per conoscere costi e logistica della Summer School ANLA 2020, cliccate qui.

Per chiedere informazioni e per iscriversi alla Summer School ANLA,  scrivete a iscrizione@anla.it

I 70 anni di ANLA

I 70 anni di ANLA

Concorso nazionale fotografico

ANLA, al fine di valorizzare l’impegno sociale e culturale dei propri tesserati, indice La 2^ edizione del Concorso Nazionale Fotografico sul tema “Kairòs19 – Istantanee al tempo della pandemia catturate attraverso gli occhi degli anziani”. Il Concorso ha l’obiettivo di raccogliere istantanee, attimi fermati nel tempo come solo le fotografie sanno fare: paure, sogni, sofferenze, speranze, emarginazioni e voglia di vivere; nella propria abitazione, nel condominio, nel quartiere, in un istituto, nei rapporti a distanza con figli e nipoti, anche nello schermo del telefonino, tablet o personal computer.

Clicca qui per informazioni e modalità di partecipazione

Concorso letterario nazionale

“… E passavano i giorni… “Questo l’incipit del 2° Concorso letterario ANLA Nazionale.

Un tema ispirato al periodo straordinario che abbiamo appena lasciato alle spalle ma che ancora abbiamo il dovere di tenere ben vivo nel presente. Non potevamo non abbinare questo concorso alla festa dei nonni, soprattutto nel ricordo di coloro che ci hanno lasciato, in questo difficile anno. Passavano i giorni, le settimane e poi i mesi… E non sarà stato uguale per tutti, ognuno di noi avrà avuto delle esperienze, delle sensazioni, delle fantasie da voler condividere con il prossimo, generosamente, riaprendo quel cassetto della memoria. Potrà essere doloroso ma anche liberatorio, questo ognuno di noi potrà scoprirlo con il proprio racconto.

Clicca qui per informazioni e modalità di partecipazione

 

 

 

 

 

Summer School ANLA 2020, le ragioni di una scelta

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA). Da sopravvissuti a protagonisti! È il titolo che abbiamo voluto dare alla nostra Summer School. Tre giornate nei Castelli romani, a Castel Gandolfo, un luogo nel quale goderemo della bellezza di un paesaggio dolce e verde, ricco di storia e dal clima mite. Alcuni amici, ancora dubbiosi – pochi devo dire -  mi hanno chiesto perché  la presidenza nazionale promuova  - oramai da due anni -  un incontro con questo format, quali siano il senso e  i significati. Perché non proporre nel medesimo periodo una gita fuori porta piuttosto che ascoltare e discutere con persone esperte?  A che pro?  Non sarebbe meglio spender soldi per una iniziativa più leggera e più ludica?

Vi darò le mie risposte rinnovando l’invito ad essere con noi, iscritti e non, amici e familiari.

 

Il Centro Mariapoli Internazionale dove si svolgerà la Summer School ANLA 2020

Il Centro Mariapoli Internazionale dove si svolgerà la Summer School ANLA 2020

In questi mesi si è parlato tanto di formazione e istruzione, di bambini e bambine soprattutto. Si è parlato poco di adulti e adulti anziani. Eppure la formazione-per-sempre è posta dagli esperti come uno degli elementi da curare con assiduità per vivere bene la proprio vita, per invecchiare positivamente, per sentirsi protagonisti. È questa la prima risposta al perché di una Summer School: ci troveremo insieme per formarci ancora, per capire il tempo che viviamo, per mettere a frutto la nostra esperienza di vita, le nostre competenze ancora importanti per pensare il futuro delle nuove generazioni.

Siamo una associazione di volontari, siamo legati alle aziende da cui proveniamo, siamo legati alle nostre comunità. Proponiamo iniziative, eventi, scriviamo e prendiamo posizione quando necessario. L’associazione ha uno statuto, un progetto culturale, e valori che non tiene per sé, seduta sul divano: li propone, li traduce in opere e gesti. Ma per fare questo occorre essere comunità, condividere un sentire, per non perdere l’attitudine ad “annusare” il tempo che viviamo, per non essere “fuori gioco” ed essere invece generativi verso le nuove generazioni, e sapere che se parlerai avrai dietro gli amici.    Ecco la seconda risposta: facciamo una Summer school per sentirci più associazione, per non esaurire il capitale sociale e culturale maturato in   settant’anni di presenza, per non morire giorno per giorno.

Non solo formazione ma anche tempo libero. Si diventa amici pranzando e cenando insieme, facendo una chiacchierata negli intervalli, scambiandosi una battuta, raccontandosi qualcosa della propria vita personale, godendo insieme un bel luogo, una passeggiata. E questa è la terza risposta del perché di una Summer School: stare insieme per condividere e fare più amicizia in un tempo di solitudine e di individualismi esacerbati.

Venite a Castel Gandolfo: tre giorni di formazione, di amicizia e di tempo libero. Non vi annoierete. Vi aspettiamo.

La voce di ANLA nei media

Il presidente nazionale Edoardo Patriarca è intervenuto alla trasmissione radiofonica Piazza inBlu del 23 aprile scorso condotta dalla collega Chiara Placenti e trasmessa sul circuito radio inBlu.

Per ascoltare l’ intervento del presidente Patriarca cliccate qui e avviate il file audio. L’intervento è ascoltabile quando manca 6 minuti e 25 secondi alla fine.

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca

Anla Toscana, percorsi culturali in Firenze

Anla Toscana condivide con tutti i tesserati ANLA due nuovi interventi del prof. Federico Napoli sulla Loggia del Porcellino e sulle campane di Firenze. Scrive la presidente Anla Toscana Fiorenza Ciullini “Certi di rappresentare il vostro pensiero, vogliamo ringraziare con profondo affetto e stima il prof. Napoli per tutto quello che sta facendo per la nostra Associazione. Non vediamo l’ora di poter riprendere con lui i nostri percorsi culturali”.

Loggia del Porcellino

Le campane di Firenze

Bellezza infinita e realtà virtuale

(di Giuseppe Taddei, presidente ANLA Campania)

Molto, troppo spesso, per la spensieratezza, la leggerezza, la superficialità della prima età adolescenziale, distratta da diverse lontane recondite chimere, la storia è stata vista come una arida, vuota nozione di date, di fatti e di personaggi che poco o nulla avevano a che fare con gli interessi  del momento. Con l’avanzare dell’età evolutiva la storia è stata, poi e meglio, accettata e recepita come strumento per capire il passato e comprendere ed interpretare il presente. Lo studio specifico della storia economica, di quella della sociologia, della medicina, del diritto romano, dei conflitti nazionali e mondiali e delle altre branche della scienza ci aiutano a progettare ed affrontare le sfide della prossima immanenza.

L’umanità del primo ventennio del terzo millennio sta assistendo ad  una svolta epocale del corso della storia che sarà raccontata alle generazioni che verranno. La terribile pandemia che ancora ci attanaglia, le vicissitudini,  di donne e di uomini che hanno sofferto e hanno vinto la malattia, di coloro che hanno patito la limitazione delle libertà individuali, la morte di quelli che non ce l’hanno fatta, costituiscono,  sono il presupposto, e  sono tutte precondizioni per una diversa, altra vita che mai sarà come prima.

Già alla fine dello scorso millennio era chiaro che vi era un vero e proprio limite fisico alla quantità di risorse fisiche delle quali possiamo usufruire, e che uno stato di perpetua crescita era una pura chimera.

Da una attenta analisi critica dell’economia occidentale, fatalmente destinata al collasso, appariva irreversibile ed irrinunciabile passare ad una prospettiva economica ed esistenziale  alternativa che proprio per l’inversione di tendenza che richiedeva, veniva denominata “decrescita” , come ampiamente previsto dall’economista Serge Latouche.  La tragedia che stiamo vivendo ci fa capire che l’attuale sistema  è del tutto insostenibile sotto il profilo relazionale, sociale, esistenziale e di vita quotidiana perché destinato a scontrarsi con una limitatezza di risorse materiali (materie prime e beni di consumo) e di trascurare quelle immateriali (l’amore, la fede, l’altruismo, la prodigalità, l’onestà, la carità cristiana) con le quali, ancora, rifiuta di mettersi a confronto. Oltre a ciò, questo sistema presenta un’altra fondamentale contraddizione: pur offrendo all’uomo (quello occidentale) ogni agio e comfort, lo condanna ad uno stile di vita frenetico, di perenne insoddisfazione e tale da produrre una società malata di ricchezza, impregnata di disuguaglianze ed ingiustizie.

E’ giunto il momento in cui donne ed uomini, non siano solo testimoni e spettatori passivi  di questo difficile evo, ma protagonisti attivi  chiamati a dare una nuova e diversa ermeneutica alle logiche esistenziali ed alle prospettive della vita che ci aspetta. Progettare un futuro finito, circoscritto ai limiti fisici e sopportabili dalla natura umana,  ma anche e principalmente riscrivere e ridisegnare un futuro infinito che  può darci e donarci la bellezza classica in tutte le sue espressioni, quella del creato, quella dello spirito, quella delle emozioni, della fede, dell’arte in tutte le sue manifestazioni pittoriche, scultoree, architettoniche.  Facciamo un salto di qualità passiamo da una previsione esistenziale con vertice vettoriale essenzialmente metafisico, ad  una dimensione ontica e progettuale  attraverso la quale trovare la giusta gratificazione e determinazione dell’essente.

Reggia di Caserta

Reggia di Caserta

Tornando alla premessa, riappropriamoci della storia, quella dell’arte, la storia dell’arte, rivalutiamo la storia che studia la nascita ed il progresso delle espressioni artistiche, riavviciniamoci al pensare filosofico, al senso estetico, apriamoci alla crescita interiore.  Approdiamo al concetto di bellezza classica come nobile categoria dell’etica…

Il seguito dell’articolo sarà pubblicato sul nr. 5-6/2020 di Esperienza

La voce di ANLA nei media

Oggi due nostri esponenti hanno commentato la situazione attuale sui media nazionali e internazionali.

Il presidente nazionale Edoardo Patriarca è intervenuto al Tg di Tv2000 delle 18.30 per un commento della situazione: potete ascoltarlo al minuto 1 e 18 secondi del seguente servizio di Luigi Ferraiuolo

La presidente regionale dell’Emilia Romagna Tiziana Marchetti è intervenuta al programma In prima linea di Radio Vaticana dove ha dialogato con la conduttrice Paola Simonetti, potete ascoltarla cliccando qui sul link di Radio Vaticana  e cliccando sul simbolo play nel podcast.

 

 

 

Lavoro

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) La parola che vi propongo oggi è lavoro

Nella nostra Costituzione  la parola riecheggia  13 volte. Il principio lavoristico  declamato nell’art.1,  assieme a quello solidaristico e democratico,  mette al centro la persona e la sua dignità. Il cuore del lavoro è la persona, rifugge la sola dimensione contrattualistica (occupazione e retribuzione),  è di più, è anche  un atto creativo, un fare bene ciò che ti è stato affidato. Papa Francesco  in linea   con il dettato costituzionale, e va da sé con la dottrina sociale della Chiesa,   descrive  il  “lavoro  degno” con quattro aggettivi: libero, creativo, partecipativo e solidale. Risuonano    nella  Costituzione in forma diversa:  “Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società” (art.4).

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca

Ora la pandemia ci ha posto di fronte ad un passaggio inaspettato e tragico,  una discontinuità dirompente pari a quella provocata da una guerra. Ne siamo consapevoli, lo sentiamo sulla nostra pelle,  lascerà tracce profonde e durature. Abiteremo diversamente il tempo che ci è dato di vivere: il declino, la povertà, la decrescita infelice saranno un destino inevitabile?   O l’opportunità per ripensare modelli organizzativi, e  archiviare la   scansione   spazio/tempo – grigia e inossidabile  da un secolo- ereditata dalla  prima rivoluzione industriale?    Perché non innescare  un processo di cambiamento,  un nuovo umanesimo, un Rinascimento nel modo di produrre e di lavorare? Le dichiarazioni “visionarie”  della  Costituzione, molte ancora da attuare, forse troveranno nuova linfa. Una premessa va fatta. Se riflettiamo sul  lavoro degno non possiamo non  denunciare quello indegno: quello dei lavoratori irregolari, in nero (si parla di quasi 4 milioni di persone),  coinvolti soprattutto  nei servizi  alla persona, in agricoltura, edilizia, trasporti, ristorazione, turismo, commercio…e i working poor , i lavoratori sottopagati che pur lavorando vivono nella miseria e nella povertà, senza orari . “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità  e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.  Ancora una volta c’è lo ricorda la Costituzione nell’ art.36).

Detto ciò, un primo abbozzo di riflessione.
In queste settimane sono state scritte parole per lo più sconosciute ai più: home working, lavoro agile, smart working, telelavoro… Hanno significati diversi, modelli contrattuali e regole differenti, ma   tutti hanno un unico denominatore: il lavoro si svolge in luoghi altri da quello aziendale ( generalmente a casa ) e in orari diversi dall’orario canonico.Stiamo vivendo queste esperienze per emergenza, costretti dalla pandemia. Possiamo trarne qualche insegnamento? E se proponessero in filigrana un nuovo paradigma, una sorta     di sgretolamento degli spazi e  dei tempi canonici, la  smaterializzazione del prodotto resa possibile dalla evoluzione delle tecnologie digitali?
Ma quali sono le condizioni perché lo smart working funzioni per davvero? Non funziona, è certo, se vige il modello fordista, il controllo a vista, la mentalità gerarchica  e burocratica in azienda. Funziona se si avviano   processi partecipativi che premiano la collaborazione e la cooperazione , la fiducia e la responsabilità, l’autorealizzazione e la messa a frutto dei propri talenti, il senso  di appartenenza e la programmazione  per obiettivi. Ma questi indicatori necessari per il lavoro agile non sono altrettanto generativi per tutte le tipologie di lavoro? Se già ora provassimo a vivere il cambiamento    rafforzando le piattaforme digitali, la banda larga, la formazione  dei dipendenti, il sostegno alle imprese che ci vogliono provare, avremo  sperimentato  nuovi modi per sostenere la conciliazione tra vita lavorativa e  vita familiare; daremo la possibilità  a molti giovani di poter abitare   nei territori cosiddetti periferici   (penso alle aree montane),  apriremo nuovi moduli  formativi per valorizzare i talenti di ognuno e avremo imprese più efficienti e produttive.