Archivio della categoria: #covid-19

Webinar ANLA: incontro con S.E. Mons. Vincenzo Paglia

Giovedì 8 aprile si è svolto il secondo webinar del Ciclo di incontri “Generazione Pandemia, una storia da scrivere” organizzati da ANLA: S.E. Mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia accademia per la vita, presidente della Commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana, in dialogo con il presidente nazionale di ANLA Edoardo Patriarca. Numerosi i temi toccati, centrale il convincimento che far vivere la persona anziana nel suo ambiente di riferimento è non solo importante per il suo benessere ma è anche di giovamento a tutta la comunità e la constatazione che l’individualismo ha fatto perdere il senso della comunitas. Come ha sottolineato più volte mons. Paglia, “Noi o ci salviamo insieme o non ci salviamo”.. Si tratta di una sorta di “Progetto Italia” cone ha commentato il presidente Patriarca, che riguarda il futuro, le generazioni, la cura, la prossimità, il volersi un po’ più di bene.
Chi desidera rivedere l’incontro può farlo qui:

Dare-ricevere-ricambiare

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) È la seconda Pasqua che celebriamo limitati nei nostri movimenti. Le uova di cioccolata, o di altri materiali, che ci scambiamo sono da sempre segno e simboli della vita. Non ci rassegniamo alla tristezza: noi adulti, adulti anziani, noi tutti di ANLA siamo invitati, oggi più che mai, a testimoniare i sentimenti e i valori della vita. Non per rivendicare chissà quale spazio o primazia, ma per rendere conto della speranza che abita da sempre le nostre esistenze, come raccomandava Pietro nella sua lettera:  “Siate sempre pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Ma questo sia fatto con dolcezza, rispetto e retta coscienza”. (1 Pt 3, 15-17)

Come celebrare questa Pasqua, festa della vita piena, della speranza attesa con trepidazione, festa della pace amata nella quotidianità?  Come rendere conto di questa speranza, sì fragile ma che ci  protegge dalla tentazione di lasciarci  andare, o di ammalarci di accidia, o di quel male oscuro che si chiama  solitudine?

Rispondo per parte mia: stiamo dinanzi al futuro!  Accogliamo le incertezze e le fragilità di questo tempo così difficile, nutriamo la speranza che alberga nel nostro cuore ricca non solo di emozioni e sentimenti ma di azioni di futuro praticate ora, qui, nella vita presente.

Una prima azione oggi -  a mio parere  decisiva -   è animare il valore del  “prendersi cura”  delle persone che ci sono accanto e che incontriamo, con sincerità,  accettandone  limiti e fragilità, non nascondendole per timore di essere emarginati o sopraffatti. È una azione che pratica il principio di reciprocità, quella circolarità del dare-ricevere-ricambiare che abbiamo dimenticato e che costruisce fiducia (da fides, legare…)  tra noi, contro una cultura individualistica imperante che spinge a concedere questa “apertura di credito” a chi la pensa come noi e a diffidare di coloro che sono fuori dai nostri schemi di pensiero. Un meccanismo letale che porta al dissolvimento dei legami personali e associativi, al dissolvimento delle comunità e della stessa democrazia. Non solo, l’economia circolare del dare-ricevere-ricambiare riconquista a noi tutti la dimensione del dono che  pur abitando  una parte considerevole della nostra  vita  è stata offuscata  dal pensiero mainstream  che tutto  è  un acquisto e una vendita, un dare e un avere secondo la teoria degli equivalenti. Noi sappiamo che non è così.

Una seconda azione di speranza pasquale è praticare l’arte del rammendo, l’arte del rimettere a posto i cocci: da secoli in Giappone viene praticata l’arte del Kintsugi, la ceramica rotta che i restauratori giapponesi riparano con la polvere d’oro e che diventano preziose sia dal punto di vista economico che artistico. Può accadere anche alle nostre esistenze.  Non spaventiamoci delle fragilità o delle ferite che sopraggiungono: da esse può sorgere nuova bellezza, un’esistenza più resistente e generativa, e più consapevole della  speranza che è in noi  che, per non farla morire, va  donata a chi l’ha persa. Dare-ricevere- ricambiare: solo così staremo dinanzi al futuro, trepidanti e timorosi, un po’ incurvati,  ma sempre aperti ai riverberi di amore  che illuminano le nostre vite. E risorgeremo tutti i giorni. Buona Pasqua.

Salute e scuola, priorità

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) Due passaggi del discorso di mercoledì del Presidente Draghi in Parlamento meritano di essere ripresi da parte nostra.

La denuncia di quanto sta accadendo in alcune Regioni

“Per quanto riguarda la copertura vaccinale di coloro che hanno più di 80 anni, persistono purtroppo importanti differenze regionali che sono molto difficili da accettare. Mentre alcune regioni seguono le disposizione del ministro della salute, altri trascurano i loro anziani in favore di gruppi che vantano priorità, probabilmente in base a qualche loro forza contrattuale. Dobbiamo essere uniti”.

La Corte per parte sua ha ribadito che durante una emergenza nazionale sanitaria le decisioni finali spettano al Governo. Ciò nonostante le anomalie e le discrasie riscontrate in questo anno terribile mettono in luce le differenze che marcano le venti sanità regionali che vanno a discapito della popolazione più fragile, persone anziane e non solo. Una riflessione andrà posta con intelligenza, evitando inutili contrapposizioni o ideologie tardo novecentesche. Lo abbiamo ribadito anche noi di ANLA in questi lunghi mesi: la salute è un bene comune, la vita e la dignità delle persone sono inviolabili e vanno tutelate su tutto il territorio nazionale. Non può più valere il noto refrain secondo il quale in Italia, per vedere tutelati i propri diritti costituzionali (non solo la salute), conta dove nasci. Non è più tollerabile perché a pagare non è la popolazione benestante che può consentirsi le trasferte extra regionali in ospedali di altre regioni, ma le persone più fragili e povere che sono tante, più di quanto si possa immaginare.

Ci ha fatto piacere anche il richiamo alla scuola. 

“Se la situazione epidemiologica lo permette cominceremo a riaprire la  scuola in primis . Cominceremo a riaprire almeno le scuole primarie e la scuola dell’infanzia, anche nelle zone rosse, allo scadere delle attuali restrizioni, ovvero speriamo – sottolineo che è una speranza – di poterlo fare subito dopo Pasqua”.

Classroom

Quante volte lo abbiamo scritto e comunicato che la nostra Associazione, composta in gran parte da adulti anziani-adolescenti, ha a cuore i bambini e le bambine: è nel rapporto intergenerazionale che si gioca il futuro di una comunità. Non vogliamo apparire la generazione dei diritti acquisiti, e contrastiamo lo scontro spesso raccontato dai media tra generazioni. E dunque, presidente Draghi, sì riapriamo le scuole per l’infanzia e le scuole primarie, proviamoci per davvero. La scuola non è solo apprendimento, è scuola di vita, socialità, relazioni vive con gli adulti, uno spazio di libertà. Liberiamo così le famiglie, soprattutto le mamme, da un compito improbabile: il dover contemporaneamente lavorare a casa e al contempo  accudire e seguire i propri figli. La Salute, la tutela dei più fragili, come il diritto allo studio sono entrambi valori irrinunciabili.

Sensoristica e pandemia

(di prof. Luigi Campanella)  Dinnanzi al covid19 che rallenta ma non si ferma si moltiplicano le iniziative a difesa personale, non tutte scientificamente supportate, ma tutte legate alla speranza di proteggerci dal virus pandemico. La sensoristica ha così trovato un nuovo campo di applicazione che si aggiunge a quelli storicamente più tradizionali, ambiente, alimenti, sicurezza.

Diversi studi si collocano in questa linea di ricerca ed innovazione. Cominciamo da uno studio dell’Università di Città del Messico secondi cui la pandemia si sconfigge a tavola con una dieta ricca di omega 3 e 6 presenti in molti alimenti a base di pesce: ne deriverebbe un effetto antiinfiammatorio che è stato verificato attraverso la risposta di sensori enzimatica ed immunoenzimatico ed un’accresciuta resistenza alla penetrazione del virus nelle nostre cellule. Un’altra proposta riguarda una mascherina innovativa dotata di un sensore che trasmette i dati della respirazione al cellulare e di un filtro che rileva l’inquinamento: dai due dati si ricavano informazioni preziose sul nostro stato di salute. Un cerotto da applicare sotto l’ascella funge da termometro e consente di controllare da remoto la temperatura del corpo: questo sistema è stato messo a punto nell’Università di Tor Vergata. 2 mascherine una Ffp2 sovrapposta ad una chirurgica vengono consigliate dal consigliere di Joe Biden Antony Fauci: la protezione totale risulta aumentata, soprattutto rispetto alle miniparticelle di saliva, monitorate a distanza. L’Universitá della Corea propone un armadio disinfettante per tenere i nostri vestiti sempre privi di carica virale: la capacità disinfettante viene periodicamente testata attraverso un biosensore incorporato. Un italiano, Cosimo Scotucci, ha scoperto una fibra funzionale che ti guida, legata al pavimento, verso percorsi più sanificati.

Continua a leggere

18 marzo, primo anniversario

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) Ieri abbiamo ricordato i 160 anni dell’unità d’Italia, oggi e per i prossimi anni, il 18 marzo ricorderemo le centomila e più vittime provocate dalla pandemia. È stata decimata un’intera generazione di persone per lo più anziane, come abbiamo scritto più volte, depositarie della memoria del Paese, la generazione artefice della ricostruzione e del miracolo economico degli anni ’60. Non vorrei essere pessimista, ma noi italiani siamo facili all’entusiasmo e altrettanto alla dimenticanza, liquidiamo con una certa rapidità emozioni e buoni propositi, ricadiamo alla prima occasione nelle nostre furbizie italiche come il  saltare la fila durante la  campagna vaccinale… Da non crederci!

Ricorderemo le persone decedute, ANLA sarà pronta all’appuntamento 2022.

La memoria va onorata  non solo con un rito ben preparato, curato nella sua bellezza e intensità; va amata coltivando i pensieri al futuro che essa racchiude e porta con sé, carica di quel  passaggio così cruento che si vuole ricordare. Lo hanno scritto in tanti in questo anno quaresimale:  la sofferenza e il dolore, l’emergenza economica e sociale,  talvolta la rabbia e il risentimento, hanno svelato  le verità su noi stessi e sulle nostre comunità,  le  fragilità delle politiche praticate in questi decenni che non hanno affrontato i nodi che andavano sciolti per rendere praticato e vissuto quell’articolo 3 della nostra Costituzione, a noi tutti molto caro, che impone alla Repubblica  la rimozione degli ostacoli per un’autentica uguaglianza tra i cittadini.

La memoria delle centomila vittime dovrà rammentare a noi tutti che la prima uguaglianza da garantire è il diritto all’istruzione e alla formazione delle giovani generazioni. Questo diritto non può essere consegnato alla mercé di una pandemia o emergenza; gli asili nido, le scuole materne e di ogni grado vanno ripensate in qualità e solidità, un sistema resiliente che non chiude mai. Occorreranno più risorse, personale formato alle nuove sfide pedagogiche, patti educativi che coinvolgano tutte le realtà di un territorio.

La memoria ci ricorderà che il principio di uguaglianza si fonda sul diritto alla vita, alla vita buona, in salute per quanto possibile. I tagli alla sanità, i divari territoriali, l’ospedalizzazione e l’abbandono dei presidi territoriali hanno tragicamente evidenziato le falle di un sistema sanitario che pensavamo il più bello del mondo.

La memoria ci riproporrà   la riforma delle nostre istituzioni troppo farraginose, una architettura confusa nei rapporti tra stato centrale e regioni, tra governo e parlamento, tra elettori ed eletti.  In questo anno di pandemia più che a una orchestra di suoni, come avremmo desiderato, abbiamo assistito ad una cacofonia insopportabile e stonata. Garantire l’uguaglianza dei cittadini è costruire una democrazia partecipata e informata.

Non da ultimo la memoria riscalderà i nostri cuori rinnovando la nostra promessa ai “doveri di solidarietà” senza i quali non vi sono   diritti garantiti e esigibili.

Una Repubblica fondata sui diritti, una Repubblica fondata sui doveri di cittadinanza.

Salute, diritto fondamentale

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) I giornali di alcuni giorni fa hanno fatto circolare la bozza del piano pandemico per gli anni 2021/23, un documento assolutamente necessario e indispensabile per superare questa epidemia e per prepararci  ad un’altra eventuale emergenza sanitaria. Un passaggio del testo ha lasciato tutti sconcertati:  “i medici curino prima chi può salvarsi”. Una dichiarazione inaccettabile da un punto di vista etico e anticostituzionale. Il Ministero si è  affrettato a dichiarare che si trattava solo di una bozza. Ma gli interrogativi si affollano: come può un dirigente ministeriale, o comunque l’estensore della bozza solo immaginare uno scenario di questo tipo?

L’articolo 32 della Costituzione recita : “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.”

La salute è un fondamentale diritto dell’individuo, sta qui il cuore della dichiarazione. Non  si tratta di giovani o anziani, di dare precedenze o salvaguardare particolari settori della popolazione. È un diritto fondamentale perché attorno alla tutela della salute si cela un caposaldo della nostra cultura umanistica, il diritto inviolabile alla  vita di ogni persona. La pandemia ha rivelato le fragilità del nostro sistema sanitario troppo frettolosamente evocato come il “migliore del mondo”. I tagli di questi decenni, il pregiudizio economicistico  secondo il quale   sanità e salute siano  da annoverare nel capitolo sprechi  e ruberie di vario tipo  ha fatto il resto. Si tratta ora di ricostruire una sanità più a misura di persone, soprattutto di quelle più fragili e bisognose di cure. Prevenzione, medicina territoriale, telemedicina, ammodernamento dei dispositivi tecnologici e delle strutture ospedaliere sono i capitoli da approntare con progetti concreti e fattibili. Senza sprechi, con lo sguardo lungo. E va da sé che un piano pandemico non possa che prevedere la tutela della salute e della vita di tutte le persone che risiedono nel nostro paese.

La nostra Associazione in questi mesi non si è tirata indietro, quando è stato necessario abbiamo espresso le nostre critiche e osservazioni con responsabilità e rispetto delle istituzioni. Abbiamo voluto richiamare    la   “stagione  della libertà” che vivono in particolare  le persone anziane e i  bambini, due fasce di popolazione che hanno pagato pesantemente le conseguenze della pandemia. E riaffermare il diritto al  “ tempo della libertà” per entrambi, in questi mesi  costretti nelle mure  di casa, impauriti, spesso in solitudine.

Lo ribadiamo senza alcun indugio: invitiamo  i nostri aderenti a rispettare le indicazioni delle autorità, alla prudenza, a contrastare i  “populismi negazionisti” che non fanno parte del DNA associativo, siamo fiduciosi nella scienza e nella conoscenza, condanniamo l’ ignoranza manipolata, amiamo la cultura che costruisce legami e non si affida alla paura.   Rispettiamo le regole ma non rinunciamo a dire la nostra.

Si giunga al più presto ad una vaccinazione per tutti. E ricominci la vita e il tempo della libertà  responsabile. Noi siamo pronti.

Il nuovo DPCM

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il nuovo DPCM firmato il 3 novembre scorso dal Presidente del Consiglio contenente ulteriori misure stringenti per contrastare la diffusione del nuovo coronavirus. Come spiega il Ministero della Salute “Le nuove misure sono state assunte in seguito all’analisi dei dati epidemiologici sulla diffusione dell’epidemia. Il Decreto individua tre aree, corrispondenti ad altrettanti scenari di rischio, per le quali sono previste misure modulari. Nella fascia riservata alle Regioni a rischio di massima gravità, con scenario 4 (cosiddetta area rossa) sono concentrate le misure più restrittive; nella fascia per le Regioni a rischio alto ma compatibili con lo scenario 3 (cosiddetta area arancione), sono previste misure lievemente meno restrittive, nella terza fascia, quella per tutto il territorio nazionale, rientrano le restanti Regioni (cosiddetta area gialla)”.

Clicca qui per leggere l’intera comunicazione

DPCM del 18 ottobre 2020

Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 maggio 2020, n. 35, recante «Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19», e del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74, recante «Ulteriori misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19». (Fonte Ministero della Salute).

In particolare, fra le norme introdotte in aggiunta a quelle già emanate, sono sospese tutte le attività convegnistiche o congressuali, ad eccezione di quelle che si svolgono con modalità a distanza.

Qui il testo pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 

Vi raccomandiamo di controllare costantemente per gli aggiornamenti in materia il sito del Governo, quello del Ministero della Salute, quello della propria Regione e quello del proprio Comune oltre a quello delle strutture sanitarie locali di riferimento.

Nuovo DPCM con misure urgenti di contenimento del contagio

(di Antonello Sacchi) E’ stato firmato il 13 ottobre dal Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e dal ministro della Salute, Roberto Speranza, il nuovo DPCM, decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, contenente misure urgenti di contenimento del contagio da nuovo coronavirus sull’intero territorio nazionale.

Raccomandiamo a tutti i volontari ANLA e a tutte le sedi ANLA di agire nel massimo rispetto della normativa sanitaria e della normativa di legge in materia di contenimento del contagio da nuovo coronavirus, Covid- 19.

Il decreto (fonte ministero della Salute) conferma l’obbligo dell’uso di mascherine sia al chiuso che all’aperto e raccomanda il loro uso anche in casa se in presenza di persone non conviventi. In particolare è “disposto l’obbligo, su tutto il territorio nazionale, di portare con sé i dispositivi di protezione delle vie respiratorie e di indossarli nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e in tutti i luoghi all’aperto a eccezione dei casi in cui, per le caratteristiche dei luoghi o per le circostanze di fatto, sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi, e comunque con salvezza dei protocolli e delle linee guida anti-contagio previsti per le attività economiche, produttive, amministrative e sociali, nonché delle linee guida per il consumo di cibi e bevande.

Il Decreto raccomanda fortemente l’uso dei dispositivi di protezione delle vie respiratorieanche all’interno delle abitazioni private in presenza di persone non conviventi. L’utilizzo delle mascherine si aggiunge alle altre misure di protezione finalizzate alla riduzione del contagio, tra cui il distanziamento sociale e il lavaggio delle mani.

Il Decreto raccomanda fortemente di evitare feste e di evitare riunioni fra oltre 6 persone non conviventi”.

Rinviamo, per un’approfondita lettura e una completa conoscenza di tutte le norme da osservare, al sito del Ministero della Salute e invitiamo a controllare periodicamente i siti internet del Ministero della Salute e in generale quello del Governo e della propria regione per conoscere tutti gli aggiornamenti della normativa.

Qui potete leggere il testo del DPCM del 13 ottobre

“Non restare passivo a guardare la vita scorrere, vivila!”

(di Annalisa Gatti)

La scorsa newsletter ho terminato così, con un invito di Chiara Amirante tratto dal suo libro “E gioia sia”. Scusatemi se riprendo in mano l’argomento ma questo è un momento a dir poco particolare e credo ci faccia bene riflettere su chi siamo, quanto siamo importanti e quante cose grandi possiamo fare.

Si, perché questo virus, dalle dimensioni infinitesimali, ha messo l’umanità intera di fronte alla riscoperta della propria dimensione terrena e della sua fragilità. Sta mettendo in discussione tutte le nostre sicurezze: dove avevamo certezze adesso abbiamo dubbi, dove ci sentivamo forti ora ci sentiamo deboli. In una situazione come quella che stiamo vivendo la paura non serve, crea solo più confusione, porta all’egoismo e alla chiusura. La tentazione è stata proprio questa, ma invece una cosa la abbiamo capita: nessuno si salva da solo.

Lo ha affermato con decisione anche Papa Francesco quando ha pregato in una Piazza San Pietro deserta:” Siamo stati presi all’improvviso da una tempesta inaspettata e furiosa, ci siamo trovati su una stessa barca fragili e disorientati ma allo stesso tempo importanti e necessari, chiamati a remare insieme e a confortarci a vicenda. Su questa barca ci siamo tutti. E ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto proprio ma solo insieme. Nessuno si salva da solo.” Solidarietà e fiducia, abbiamo aiutato chi era più esposto di noi, abbiamo avuto fiducia noi stessi di afferrare una mano tesa. Abbiamo vissuto un momento davvero incredibile in cui l’altro, ovvero un nonno da solo, un vicino di casa, un medico stremato, una cassiera esausta, avevano bisogno di noi e noi di loro.

Con il lockdown abbiamo dato un senso alle nostre giornate prendendoci cura degli altri, anche solo stando a casa, abbiamo avuto tutti una opportunità per darsi da fare e fare del bene. 

Chiara Amirante parla di vivere la vita, di individuare grandi mete, di avere grandi obiettivi. Ecco, credo che non ci dobbiamo far troppo distrarre da tante vanità che ci sembrano attraenti, non dobbiamo aver paura del giudizio e del rifiuto dell’altro. Non basta vivere da spettatori, guardare la vita scorrere veloce nella stessa routine che ci ha reso un poco pigri ed egoisti. Per sentirsi felici, appagati e gratificati, bisogna scendere in campo. Chiara nel suo libro parla di un viaggio importante che viene intrapreso senza aver stabilito la meta.

Le pandemie sono eventi catastrofici ma, come dice la virologa Ilaria Capua, sono anche dei “rimodellatori socialiobliterando il passato offrono lo spazio e la flessibilità per far entrare il nuovo.” Questo nuovo è il futuro al quale stiamo andando incontro. Ci fa paura il cambiamento ma la vita inevitabilmente ci cambia. C’è un prima e un dopo, prima e dopo una nascita, prima e dopo un incontro, prima e dopo un lutto. Ci sarà, (spero il prima possibile), un dopo pandemia e spero tanto che non ci dimenticheremo di quello che abbiamo vissuto. La felicità che si prova nel prendersi cura, nel sentirsi uniti, solidali, questo rinnovato senso di appartenenza è una ricchezza straordinaria. Prendersi cura. Abbiamo nel nostro paese una popolazione anziana numerosa e fragile nonostante abbia una vita ancora autosufficiente, ora questo virus li ha resi ancora più vulnerabili. A casa sono certamente più protetti ma magari più soli. Prendiamoci cura di loro, andiamo a visitarli, aiutiamoli ad utilizzare tablet e smartphone. Sarebbe bello poter dare loro modo di ascoltare audiolibri, magari giocare a carte o vedersi con amici da remoto, insomma cercare di avere relazioni a distanza piuttosto che rimanere isolati. La tecnologia in questo momento ha aiutato a riempire di contenuti tanta solitudine. Cosa possiamo quindi fare a livello sociale? Prenderci cura gli uni degli altri. Credo che questo porti alla felicità del cuore, ad un senso di pienezza che ti fa sentire davvero vivo. Chiara Amirante nel suo libro scrive: “Fai agli altri ciò che vorresti che gli altri facessero a te. Vorresti che qualcuno trovasse il tempo per ascoltare i tuoi problemi? Mettiti tu in ascolto di ciò che preoccupa qualche tuo amico. Vorresti che qualcuno ti chiamasse per fare due passi? Fallo tu. Desideri tanto che qualcuno ti dimostri concretamente la sua attenzione, si prenda cura di te? Cerca di essere disponibile e attento ai bisogni delle tante persone che conosci.”” Scoprirai che: c’è più gioia nel dare che nel ricevere!” (Atti 20,35).