Archivio della categoria: cucina

L’Anice

(di Roberta Greco) La pianta dell’anice, il cui nome botanico è Pimpinella anisum, appartiene alla stessa famiglia del finocchio, dell’aneto e del cumino: i suoi piccoli semi dal sapore intenso e dolce sono usati nella preparazione dei cibi da moltissimi secoli. Originario del Medio Oriente, si diffuse in tutto il Mediterraneo al tempo dei greci e dei romani e venne esportato nelle Americhe poco dopo i viaggi di Cristoforo Colombo. Oggi viene coltivata ovunque il clima caldo lo consenta, ma prevalentemente nell’area Mediterranea e in India.

L’anice è noto fin dalle origini per le proprietà digestive oltre ad essere usato già in farmacologia: presso i latini si servivano infatti piccoli dolci profumati con questo aroma alla fine dei banchetti abbondanti. La pianta è infine ingrediente fondamentale del famoso pastis francese, degustato come aperitivo in tutta la regione sudorientale del paese.

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L’anice era così consumata che i soli pedaggi fissati sulle importazioni dei semi di anice servirono in larga parte a pagare le riparazioni del London Bridge all’inizio del 1300. Nell’Ottocento scoppiò la moda di allungare poche gocce di anice con acqua ghiacciata, ottenendo una bevanda molto semplice che conquistò un enorme consenso. Non dimentichiamo che l’anice è anche tra gli ingredienti fondamentali del liquore simbolo degli artisti, scrittori, musicisti e intellettuali bohémien durante il XIX secolo: l’assenzio.

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Tè verde

(di Roberta Greco)  A seguito di alcuni sondaggi eseguiti nel Regno Unito, è risultato che la bevanda nazionale, sembra essere in declino. Secondo queste indagini il suo consumo, negli ultimi anni, è calato del 5 per cento. La flessione non è clamorosa, ma è preoccupante. Infatti l’88 per cento dei sudditi di Sua Maestà al di sopra dei 65 anni non rinuncia al conforto del “consolatore”, come viene definita la fumante tazza di tè, mentre un buon 50 per cento di giovani tra i 15 e i 35 anni non ne sente più il bisogno. Qualcuno ha addirittura scomodato Shakespeare citando la battuta più famosa del suo repertorio: “To be or not to be” (essere o non essere), pronunciata dall’enigmatico Amleto con il teschio in mano, e l’ha trasformata in: “To tè or not to tè”, riferita al dubbioso consumatore britannico seduto al tavolino del bar. Ma allora cosa bevono i giovani inglesi d’oggi? Incredibile, preferiscono il caffé. Dilaga in Inghilterra la moda degli Starbucks, la catena di caffetterie lanciate in America, dove si bevono tazzoni di cappuccino, caffé lungo, o corto, con panna, macchiato. Ormai è lì che i giovani vanno all’ora del tè e in qualsiasi altra ora della giornata. Ma stanno cambiando le abitudini anche da noi, noti in tutto il mondo per l’invenzione del caffé espresso. Ci stiamo infatti dirigendo verso gusti nuovi, avidi di sensazioni diverse e curiosamente in controtendenza rispetto agli inglesi. Solo una decina di anni fa per esempio la nostra quota annuale era di 42 tazzine di tè all’anno, ma in questi ultimi tempi stiamo recuperando posizioni. È da collegarsi alla scoperta del tè verde, sarà perché abbiamo scoperto le sue proprietà miracolose, fatto sta che il consumo di questa bevanda, sacra agli orientali, nota già nell’età del bronzo, ha subito nel nostro Paese un balzo del 30 per cento.

Il tè verde, molto conosciuto per i suoi effetti benefici sull’organismo umano e soprattutto per la sua azione antiossidante, si ottiene sottoponendo le foglie di tè a un processo termico detto “stabilizzazione” – che può essere eseguito con calore secco (tostatura) o calore umido (vaporizzatura) – che inibisce gli enzimi responsabili dell’ossidazione e permette quindi alle foglie di mantenere il caratteristico colore.

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Prime coccole autunnali

(di Roberta Greco)  Ormai in questo autunno inoltrato, le nostre sensazioni sono cambiate, non cerchiamo più cose fresche e sfiziose ma qualcosa di caldo, che soddisfi la nostra voglia di buono e ci coccoli in questo periodo di insicurezze e soprattutto di tempo passato più in casa a causa delle restrizioni. Allora cosa c’è di meglio di una bella cioccolata calda per merenda, gustata insieme a dei biscottini rigorosamente fatti in casa per i nostri figli o nipoti o come dessert dopo cena.

Ricette semplicissime ma dal gusto inconfondibile che rievocano a tutti ricordi d’infanzia, di semplicità e di gioia quando ancora non esistevano le merendine.

La Cioccolata calda è una bevanda a base di latte, zucchero e cacao o cioccolato, e si può aromatizzare a seconda dei gusti con scorzette di arancia, una spolverata di cannella o come ultima moda una spolverata di zenzero per i più audaci. Una volta in tazza si può arricchire con ciuffi di panna perché la dolcezza non abbia mai fine.

Vi occorreranno solo 5 minuti per mescolare insieme gli ingredienti e addensarli su fuoco!

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Il cavolo, toccasana per la salute

(di Roberta Greco) Il cavolo rappresenta uno degli ortaggi più benefici, nutrienti e salutari che si possa portare in tavola, ed è uno degli ortaggi più diffusi e consumati al mondo. Anche nella cucina italiana ed europea, il cavolo è diventato un protagonista indiscusso consumato in ogni periodo dell’anno. Per gustare al meglio questo ortaggio dalle spiccate proprietà benefiche sarebbe meglio consumarlo durante l’autunno e l’inverno. La tradizione vuole, infatti, che i cavoli più saporiti siano quelli colti subito dopo la prima gelata invernale.

All’aspetto, le foglie del cavolo devono risultare turgide, di un bel colore intenso e uniforme, e una volta acquistati possono essere conservati in frigorifero anche per diversi giorni (da 2 a 5).

Il cavolo è composto per lo più da acqua (90%) e si caratterizza per il bassissimo contenuto di zuccheri e di grassi. Queste peculiarità lo rendono un alimento decisamente ipocalorico e adatto a tutti i regimi alimentari orientati alla perdita di peso. Se l’apporto calorico e lipidico è veramente scarso, notevole è quello di fibre e sali minerali.

Le fibre contenute sono un vero toccasana per l’intestino. Aiutano, infatti, tutto l’intero tratto gastro-intestinale a liberarsi da gas e scorie e favoriscono la motilità intestinale.

Il consumo abituale svolge sull’organismo un’azione antinfiammatoria e antiossidante che rallenta e contrasta l’azione dei radicali liberi. Studi scientifici confermano che tutte le varietà di cavolo supportano la prevenzione dei tumori, in particolare di quello al colon.

Il cavolo è anche un alleato contro l’ipertensione grazie all’apporto di acido glutammico che regola la pressione sanguigna. Studi più recenti dimostrano che gli ortaggi appartenenti alle famiglie delle crucifere, la stessa del cavolo, riattivano la proteina Nrf2 grazie al sulforano.

Si tratta di una proteina ‘spazzina’ che pulisce i vasi sanguigni e le arterie dagli accumuli di grasso, contrastando l’insorgenza di molte malattie cardiocircolatorie.

Alla famiglia dei cavoli appartengono varietà molto diffuse come il cavolo riccio, il cavolo nero e rosso, la verza, ilcavolo cappuccio, il cavolo rapa, il cavolo broccolo, il cavolo romano e i cavolfiori. Si tratta di ortaggi molto versatili in cucina che si prestano come ingredienti principali di zuppe, minestre e minestroni.

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Finalmente autunno

(di Roberta Greco) L’Autunno è arrivato molto in fretta ma porta con sé tanti sapori che riscopriamo e che scaldano il cuore come le zuppe della nostra tradizione culinaria, un primo piatto unico, ricco e genuino che vi accompagnerà nelle prime giornate uggiose, quando avrete il desiderio di scaldarvi senza rinunciare al gusto. In queste deliziose e cremose zuppe abbiamo chiamato a raccolta gli ingredienti più genuini della stagione: la zucca con il suo sapore dolce, la delicatezza delle patate e la versatilità dei legumi, per piatti caldi ma delicati giusti per questa stagione.

 

Vellutata di zucca 

Ingredienti (per 4 persone)

Zucca 800 g di polpa, brodo vegetale 2 dadi, mele 3, piuttosto aspre, sale, pepe macinato fresco, curcuma 1 cucchiaino in polvere, limone 1, olio d’oliva 1 cucchiaio, burro 1 cucchiaio, per friggere, zucchero 2 cucchiaini.

Preparazione

Sbucciate 2 mele, tagliatele a metà, eliminate il torsolo e tagliatele in quarti. Tagliate la polpa di zucca in modo grossolano, poi mettetela in un tegame e copritela con l’acqua fredda. Unite i dadi e portate all’ebollizione.

Fate cuocere per circa 20-25 minuti a fuoco medio, aggiungendo le mele dopo circa 10 minuti di cottura.

Scolate la zucca e le mele con una schiumarola e passatele in un secondo tegame.

Per la vellutata di zucca riducete il tutto in purea usando un frullatore ad immersione diluite poi la purea con 3-4 mestoli del brodo rimasto nel primo tegame, insaporite con il succo di limone, l’olio d’oliva e la curcuma e aggiustate di sale e pepe.

Lavate la terza mela e tagliatela a fette, riscaldate il burro in una padella e fatevi indorare le fette di mela a fiamma moderata girandole diverse volte, cospargete di zucchero e fatele caramellare, poi salatele un poco. Servite la vellutata di zucca con una guarnizione di mele caramellate.

Vellutata di patate 

Ingredienti (per 4 persone)

Patate 600 g., brodo vegetale 350 g., latte 500 g., cipolla 1/2, in alternativa un porro, burro q.b., parmigiano Reggiano q.b.

Preparazione

Pelare le patate e tagliarle a pezzetti. Soffriggere un porro o mezza cipolla, una volta appassito e dorato il soffritto, unire le patate e lasciare insaporire. Aggiungere il brodo, il latte e cuocere per 20 minuti circa, finché le patate non si ammorbidiscono.

A questo punto spegnere il fuoco, versare le patate in un recipiente adatto e frullarle fino ad ottenere una crema omogenea.

Per finire, aggiungere il parmigiano e un po’ di burro.

Servire la vellutata di patate calda, accompagnata dai crostini.

 

La zuppa di lenticchie rosse decorticate (ricetta indiana)

Ingredienti (Porzioni 4)

Finocchio 1, peperoncini 2 – 3, cipolla 1, zenzero 3 cucchiai, grattugiato fresco, olio di sesamo 1 cucchiaio, curry un cucchiaio, in polvere, lenticchie 500 g, rosse, brodo vegetale 1 l, coriandolo 2 rametti, sale, lime 1.

Preparazione

Lavate e pulite il finocchio, poi tagliatelo a dadini minuscoli. Tagliate ad anellini i peperoncini. Sbucciate e tritate finemente la cipolla. Riscaldate l’olio in una pentola e fatevi rosolare a fiamma moderata il finocchio e la cipolla insieme con lo zenzero e il peperoncino. Aggiungete la polvere di curry, fate rosolare per qualche secondo, quindi aggiungete le lenticchie e il brodo, coprite e fate cuocere per circa 30 minuti a fiamma bassa.

Mettete da parte due mestoli di lenticchie il resto riducetelo in purea con un frullatore a immersione. Riaggiungete le lenticchie messe da parte e insaporite con sale e succo di limone (a piacere). Servite la zuppa in tazze o scodelline e con una guarnizione di fogliette di coriandolo e qualche spicchio di limone.

Olio di oliva

(di Roberta Greco) Tutti lo conosciamo, tutti lo usiamo ma una domanda nella vita ce la siamo fatta tutti: cosa sono le olive frutta o verdura? L’oliva è il frutto; di forma ovale divisa in tre parti, una parte più esterna sottile e trasparente detta epicarpo, una parte media polposa detta mesocarpo, ed una parte interna detta endocarpo, comunemente detta nocciolo. Frutto dal quale si estrae un olio  preziosissimo in termini nutrizionali che di cura vera propria. Conosciuto fin dai tempi più antichi: per i Greci l’olio era prezioso. Non solo gli atleti si ungevano d’olio d’oliva prima di combattere corpo a corpo, ma i vincitori delle olimpiadi ricevevano una corona di rami d’ulivo e ottenevano come premio anfore d’olio, oltre alle odi dei poeti e a inestimabile rispetto da parte dei cittadini. Presso i popoli fenici e cretesi, l’olio aveva funzioni iniziatiche ed era soprattutto fonte di luce, non solo in senso metaforico: furono proprio i fenici a diffondere l’uso della lampada a olio.

Omero, nell’Odissea, narra dell’offerta che la dea Atena fece a Ulisse: una fiala di olio di oliva, attraverso cui l’eroe riconquistò vigore e bellezza. Plinio il Vecchio invece dedicò un intero capitolo della sua Naturalis historia all’ulivo e alle sue virtuose proprietà (Cap. XVII).

Il procedimento di raccolta dell’olio passa per fasi delicatissime: dalla sistemazione delle olive in appositi graticci al lavaggio, fino alla spremitura. Dalla prima spremitura provengono i due oli di oliva più pregiati: quello extra vergine d’oliva e quello sopraffino vergine d’oliva. Dalla seconda spremitura delle stesse olive si ottengono l’olio fine vergine d’oliva e l’olio vergine d’oliva. Le fasi dell’estrazione dell’olio sono invece tre: frangitura, gramolatura, estrazione.

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La ‘nduja, dove il peperoncino è re

(di Roberta Greco) Originaria di Spilinga, un piccolo comune in provincia di Vibo Valentia, la ‘nduja, o anche detta duja, è un salume piccante dalla consistenza morbida.

Oggi è un ingrediente usato anche nei menù gourmet dei ristoranti stellati, ma la sua origine è estremamente povera: nasce dall’esigenza di non sprecare nulla del suino. Pare infatti che, dopo aver dato ai proprietari terrieri le sue parti più pregiate, ai contadini rimanessero gli scarti come stomaco, milza, polmoni ma anche testa e lingua. Da questi e dall’unione con il peperoncino si ottenne la prima ‘nduja. Trattandosi di un insaccato che si conserva a lungo, proprio questa preparazione assicurò l’approvvigionamento di intere famiglie durante le stagioni fredde. La ‘nduja che mangiamo oggi non è realizzata con le interiora dell’animale come una volta ma bensì con la sua parte grassa. L’origine del nome della nduja di Spilinga è da ricercare nel termine latino induco e cioè introdurre, che fa riferimento al gesto di introdurre la carne lavorata all’interno del budello. Da diversi anni è stata inoltre stabilita una giornata dedicata a questo insaccato: l’8 agosto, giorno nel quale, ogni anno, a Spilinga si tiene la sagra della ‘nduja.

L’alto quantitativo di peperoncino calabrese contenuto al suo interno fa sì che non siano necessari conservanti poiché la funzione antisettica è già svolta dal peperoncino.

Inoltre, il processo di “affumicatura” successiva all’ inserimento nel budello, le conferiscono un sapore molto aromatico.

Se volete cimentarvi a farla in casa gli ingredienti sono: 1 kg di carne di maiale tritata, 30 g di sale fino e 450 g di peperoncini piccanti essiccati. Preparazione: Iniziate a macinare la carne molto finemente: dovete ottenere una crema grossolana. Unite alla carne i peperoncini piccanti essiccati e ridotti in polvere e il sale: andateci piano e assaggiate man mano, ma tenete conto che il piccante perderà di intensità un po’ durante la stagionatura. Una volta mescolato bene il composto, insaccatelo nel budello e lasciate riposare 12 ore prima di procedere con l’affumicatura e l’asciugatura. Appendete la ‘nduja in una stanza apposita (meglio se con camino) e abbiate cura di accendere un fuoco di almeno mezz’ora per i primi 10 giorni di affumicatura.

Prima di gustarla, dopo l’affumicatura, dovete aspettare per 3/5 mesi (dipende quanto fresco vi piace il salume). La ‘nduja è priva conservanti perché il peperoncino, presente in così alte quantità, ha proprietà antisettiche ed antiossidanti. Gli insaccati si conservano per un paio di mesi. Se pensate di non riuscire a consumarli in tempo, metteteli sottovuoto o sotto grasso: dureranno fino a un anno! Ma come si mangia? Dato il suo sapore inconfondibile, non ha bisogno di essere unita a molti altri ingredienti, è perfetta ad esempio per un aperitivo gustoso se spalmata su una fetta di pane casereccio leggermente tostato accompagnato ad una fetta di caciocavallo.

Tradizionalmente la ‘nduja viene sciolta in un pentolino rudimentale simile ad un brucia-essenze che presenta un buco all’interno del quale si posiziona una candelina. Una volta sciolta, viene spalmata su fette di pane abbrustolito e gustata così com’è. Oggi, però, la si usa anche per aggiungere gusto a ragù, sughi e anche sulla pizza! La ricetta che amo di più è quella della pasta con ‘nduja: non dovete fare altro che privarla del suo budello, farla tostare in padella e poi aggiungere della pasta scolata al dente (se necessario mantecata con un po’ di acqua di cottura). Potete arricchire i fiori di zucca o gli arancini con la nduja, oppure usarla per arricchire una frittata.

Sappiate però che per ogni cucchiaino da tavola di ‘nduja si contano 77 kcal (512 Kcal ogni 100 g), e le principali proprietà nutritive derivano dalla presenza del peperoncino.

Il peperoncino

(di Roberta Greco)  Molti di noi amano il piccante, d’inverno negli stufati di carne o nelle zuppe, e d’estate anche nelle insalate, mette sapore, colore ed allegria, anche se non tutti lo apprezzano per il suo sapore forte e con il potere di riscaldare, nonostante si usi soprattutto al sud anche perché è una spezia tipica delle zone molto calde, ed ha una duplice funzione: conservare il cibo ma anche dare sapore. Vediamo chi è realmente da vicino questo diavoletto rosso. Il peperoncino rosso (Capsicum annuum) è una pianta annuale appartenente alla famiglia delle Solanacee, la stessa di patate, melanzane, pomodori e tabacco. Originaria del continente americano, fu portata in Europa da Cristoforo Colombo, di ritorno dal suo secondo viaggio dal Nuovo Mondo.

Il peperoncino presenta fusto eretto, fiori bianchi e frutti dalla forma oblunga che nella fase della maturazione passano dal verde al giallo fino al rosso acceso. La peculiarità del frutto è la piccantezza al palato, caratteristica che gli viene data dalla capsaicina, un alcaloide presente in concentrazioni variabili a seconda della specie considerata.

La capsaicina è anche una sostanza rubefacente, cioè in grado di stimolare e aumentare il flusso sanguigno. Il tipico sapore piccante rende il peperoncino una spezia ideale in cucina per condire e insaporire le nostre ricette. Ma essendo ricchissimo di principi attivi, il peperoncino può essere utilizzato anche in preparazioni topiche per contrastare l’artrite e i dolori muscolari.

Il frutto contiene vitamine (C, E, K, B, A), sali minerali tra cui calcio, rame e potassio, carotenoidi, bioflavonoidi e lecitina. In particolare, il peperoncino è ricchissimo di vitamina C: 100 grammi di questo frutto piccante ne contengono ben 229 milligrammi contro i 50 dell’arancia!

Fu proprio studiando gli effetti del peperoncino che lo studioso ungherese Szent Gyorgyi scoprì questa importantissima vitamina, che per questa scoperta gli venne attribuito il premio Nobel.

La vitamina C difende dalle infezioni, da tutte le malattie da raffreddamento e dai disturbi cardiovascolari. Diversi studi scientifici confermano che la vitamina C e la vitamina E, anche essa presente nel peperoncino, potenziano le difese contro il cancro.

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Frullati e smoothies

(di Roberta Greco) I frullati sono una categoria di bevande ottenute frullando diversi alimenti da soli o insieme a una base di acqua, latte, yogurt o simili; possono essere zuccherati o arricchiti con altri ingredienti. Se nella preparazione si impiega anche del ghiaccio tritato si parla più propriamente di frappé. Con il caldo la nostra alimentazione deve variare rispetto a quella invernale poiché non abbiamo bisogno di molte calorie giornaliere per combattere il freddo ma sono sufficienti dei pasti leggeri e freschi. Gli alimenti estivi devono essere più ricchi di fibre ed acqua e meno di proteine, molto più lente da digerire.

frullati e i frappè sono un’idea per una fresca pausa o merenda estiva che possiamo gustare non solo al bar in spiaggia, ma anche a casa. La differenza fra le due bevande sta nella parte liquida: il frullato utilizza acqua, mentre il frappé è a base di latte. Il primo è molto più fresco e digeribile, il secondo è più gustoso e nutriente e forse più adatto ai bambini.

Vediamo come preparare un gustoso frullato di frutta di mela e cannella

Per preparare il frullato di mela e cannella, dobbiamo innanzitutto sbucciare le mele, dividerle a metà e rimuovere il torsolo. Fatto questo, occorre tagliarle a pezzetti abbastanza piccoli e riporre questi ultimi nel boccale di un frullatore.Uniamo il latte parzialmente scremato e frulliamo il tutto, così da ottenere un frullato omogeneo e perfettamente liscio. Aggiungiamo la cannella in polvere e azioniamo il mixer per altri 10-15 secondi, così da amalgamare il tutto e rendere la bevanda speziata e profumata, versiamolo all’interno dei bicchieri in vetro e decoriamolo a piacere con delle stecche di cann ella. Se preferiamo gustare il frullato al cucchiaio, possiamo lasciare qualche pezzetto di mela intero o aggiungerlo successivamente.

Ma gli smoothies? Non sono neanche parenti dei centrifugati, che sono l’estrazione pura e a freddo dei succhi dalla frutta o dalla verdura, non si possono definire milkshake, fatti con il gelato o con ingredienti calorici come cioccolato, nocciole, panna montata e così via.

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Legumi d’estate (seconda parte)

(di Roberta Greco) La bellezza dei legumi consiste nel poter essere utilizzati in maniera variegata, passando dalle zuppe alle insalate, fino alle creme di legumi, creando piatti completi uniti ad altre verdure e cereali per la felicità del palato ed un occhio alla linea. Scopriamo qualche fresca prelibatezza da usare per le cene all’aperto…

Insalata con lenticchie, pomodori e cetriolo

Le lenticchie sono certamente tra i legumi più utilizzati perché non richiedono ammollo e i tempi di cottura sono decisamente più brevi rispetto a quelli di altri legumi. Per questo motivo, possono rappresentare una soluzione veloce anche in estate, trasformando questo ingrediente in un’insalata fresca e saporita. Ingredienti per 2 persone: 300 g di insalata verde mista, 300 g di lenticchie già cotte (potete prenderle in barattolo), 8 pomodorini, 1 cetriolo, 1 cipolla rossa, 5 cucchiai di olio extravergine di oliva, 1 limone, di sale e di pepe. Per prima cosa, scolate le lenticchie e mettetele in una insalatiera. Unite i pomodorini lavati e tagliati a metà. Sbucciate la cipolla e tagliatela ad anelli, aggiungendola al resto e facendo insaporire i legumi. A parte, preparate un’emulsione con olio, sale, limone e pepe, con cui andrete a condire l’insalata facendola insaporire per un po’. In ultimo, lavate e sminuzzate l’insalata verde e unitela alle lenticchie. Aggiungete anche il cetriolo, che avrete precedentemente lavato e tagliato. Mescolate, aggiustate di sale e servite fredda.

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Farinata di ceci con peperoni

Le farine ottenute dai legumi sono molto versatili e costituiscono un’ottima alternativa alle farine di cereali, soprattutto per chi è intollerante al glutine. In particolare, la farina di ceci, ricca di fibre, è utilizzata spesso per preparare le farinate, ovvero delle torte salate molto basse, tipiche della tradizione ligure, oppure le panelle, frittelle di farina di ceci che si gustano con il pane, in uno dei più famosi piatti di “cibo da strada” palermitano. In questa ricetta, la farinata è arricchita con verdure di stagione. Ingredienti per 2 persone: 100 g di farina di ceci, 300 g di acqua, q.b. di sale e pepe, 1 peperone, 1 cipolla, aromi (timo o basilico fresco a piacere), olio extra vergine di oliva. Con l’aiuto di una frusta a mano, stemperate la farina di ceci con l’acqua, aggiungete un pizzico di sale e mettete a riposo l’impasto per 3-4 ore. Lavate i peperoni e tagliateli a listarelle. Fate soffriggere la cipolla tritata con un cucchiaio di olio extra vergine di oliva e aggiungete i peperoni. Lasciate appassire il tutto coperto su fiamma bassa qualche minuto, avendo cura di girare spesso. Aggiustate di sale e unite qualche foglia di timo fresco. Lasciate da parte. Schiumate l’impasto di acqua e farina di ceci, e aggiungete un cucchiaio di olio, sale e pepe. Ungete una teglia con un filo d’olio e disponete sul fondo della teglia una parte dei peperoni. Versate il composto di acqua e farina di ceci, aggiungete un pizzico di sale e pepe e cuocete in forno a 200°C per 15-20 minuti. Servite con un contorno di verdure fresche.

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