Archivio della categoria: cultura

Una passeggiata nei Castelli romani

(di Fiorenza Ciullini) E così, dopo aver approvato il bilancio e lo statuto, un regalo inaspettato: un tour tra i Castelli Romani!
Usciamo  dal comprensorio Mariapoli ed incontriamo il prof. Guglielmo Lorenzini, nostra guida e grande appassionato di pellegrinaggi (uno tra i tanti citati quello di Santiago de Compostela). Saliamo in pullman e partiamo alla scoperta delle colline e dei Castelli di Roma. Prima tappa: Frascati. Si scende dal bus e arriviamo davanti ad una bella terrazza dove possiamo ammirare in lontananza Roma con la zona Eur e Ciampino… Poi, una breve passeggiata e si raggiunge il Parco di Villa Torlonia, rimasto miracolosamente intatto  dopo i bombardamenti dell’ultima guerra. Lasciando il parco alle nostre spalle ci dirigiamo verso la Cattedrale di S. Pietro Apostolo. È una costruzione in stile  barocco del 1636 che ha attraversato periodi di decadimento e di importanti ristrutturazioni fino ad arrivare al 1975 dove Paolo Vi la annovera tra le basiliche più importanti.
Qualche goccia di pioggia non ci fermerà, così continuiamo il nostro giro a piedi fino ad arrivare alla Piazza dell’Olmo, con l’omonima Osteria famosa per la cucina tipica e per gli stornelli romani che allietano gli ospiti. Non mancherà Una foto ricordo alla fontana per un sorso d’acqua fresca!
Il nostro giro su Frascati ci porterà in un altra bella terrazza dove sullo sfondo si intravede la zona di Tor Bella Monaca!

Un angolo di Nemi

Un angolo di Nemi

Ma è arrivato il momento di lasciare Frascati e cosi con il pullman raggiungiamo Grottaferrata. Qui ci concentreremo  sulla famosa Abbazia, una delle 3 circoscrizioni ecclesiastiche della Chiesa Bizantina cattolica in Italia. Da sempre in comunione con il Vescovo di Roma pur mantenendo le sue tradizioni e le sue origini. Sembra che qui il tempo sia sospeso… Tutto Molto suggestivo!
Ancora una breve passeggiata per le strade del centro e poi la meravigliosa vista sul Lago Albano e non di Albano come dicono in molti! Di origine vulcanica arriva ad una profondità di 180 mt. In lontananza intravediamo le spiagge balneabili e immaginiamo  tramonti mozzafiato! Quindi Lasciamo anche il lago Albano e con il pullman si riparte  per l’ultima tappa: Nemi. Iniziamo il nostro giro con una spettacolare vista sull’omonimo lago. NEMI è veramente deliziosa, le sue terrazze con vista la rendono veramente uno dei borghi più belli d’Italia. Famoso anche per la coltivazione delle fragole e per la Sagra che si svolge ogni anno nel mese di giugno, Nemi divenne famosa anche per il ritrovamento di 2 navi risalenti l’epoca di Caligola.
Lasciamo infine la nostra ultima tappa per il viaggio di ritorno a Castelgandolfo, attraverso un sali e scendi di strade lastricate, viali alberati e vialetti nascosti nel bosco!
Grazie Guglielmo che ci hai guidato e che ci hai trasmesso un valore inestimabile che è la conoscenza del territorio a cui apparteniamo!

 

Un libro per sorridere un po’

(di Annalisa Gatti)  Dopo aver letto ”La bibliotecaria di Auschwitz” di Antonio Iturbe, di cui vi ho parlato la scorsa volta, avevo voglia di un libro che mi facesse sorridere. Mi ricordavo di aver letto alcuni anni fa un romanzo che mi aveva divertito molto: “Olive comprese” di Andrea Vitali. Non ricordandomi bene la trama ho cominciato a rileggerlo sperando che mi divertisse ancora.

Dopo solo poche pagine mi sono ritrovata nel bel mezzo di Bellano, cittadina sul lago di Como dove una travolgente giostra di personaggi rende la vita per nulla noiosa al maresciallo maggiore Ernesto Maccadò, un calabrese in servizio nella cittadina lacustre che guarda con occhio disincantato, critico e ironico il variegato popolo che gli si para difronte. Il maresciallo Maccadò  in questo romanzo deve risolvere diverse questioni: quattro ragazzi del paese che creano problemi nella cittadina, (il maresciallo avverte le famiglie che come si può immaginare, si agitano e creano ancora più confusione e disordine) la morte dell’anziana vedova Fioravanti (e del suo gatto), la scomparsa del giovane Girabotti…. una serie di storie esilaranti, intrecci davvero divertenti che mentre leggevo mi mettevano di buon umore. Impossibile raccontare la trama, tanti sono i personaggi che si muovono nella cittadina, il prevosto e i carabinieri della stazione locale, il podestà e la moglie (donna decisamente particolare), Il Crociati, un buffo ma esperto cacciatore, Eufrasia Sofistrà a cui tutti chiedono consigli perché è una specie di indovina, veggente, sensitiva… Amori, pettegolezzi, piccoli scherzi, segreti, insomma il ritratto benevolo, affettuoso e divertito di una cittadina vicino al lago, dove tutti sanno tutto o credono di sapere, dove le vite dei personaggi si intrecciano e si ingarbugliano.

«Nei miei romanzi racconto sempre la provincia perché la amo. Ne so gli umori, i respiri, la forza e la caducità». Andrea Vitali 

L’autore è nato e cresciuto proprio a Bellano dove ha esercitato la professione di medico di base per soddisfare le aspirazioni del padre. In realtà avrebbe voluto intraprendere la professione di giornalista. Nel 2014 abbandona la professione medica per dedicarsi alla scrittura. Un successo immediato. Ha scritto circa quaranta libri vinto numerosi premi, e racconta lui stesso che le sue storie sono vita vissuta, parenti, amici, conoscenti, tutti animano i suoi racconti. Leggendo “Olive comprese” si avverte una vera partecipazione, un coinvolgimento divertito e uno sguardo benevolo dei suoi concittadini. 

Riporto alcuni commenti: «Vitali, che si presenta con l’umiltà dell’artigiano, oggi è uno dei più bravi narratori italiani.» Massimo Boffa, Panorama. «Non so quale sia il segreto. Sta di fatto che Andrea Vitali è un raro caso di narratore che mette d’accordo pubblico e critica»

Antonio Gnoli, Robinson – la Repubblica. «Molto tempo dopo che lo avrete letto vi farà ancora ridere.» Magazine – Corriere della Sera.

Nel suo ultimo libro: “Un uomo in mutande” il maresciallo Maccadò si trova per le mani un caso difficile da catalogare.

«Un uomo in mutande?» chiese il maresciallo Ernesto Maccadò. Nessuna traccia di sorriso. Anzi, un’espressione che valeva un punto interrogativo.
Il Misfatti l’aveva messa sullo scherzo, ma quello, niente, aveva preteso i dettagli invece di riderci su.«Si spieghi meglio, appuntato», disse il Maccadò. «Dicevo tanto per…» annaspò il Misfatti.
«L’ascolto comunque», insisté il maresciallo. 

Vitali con il suo stile semplice e scanzonato ci garantirà qualche ora di spensierato divertimento anche con questo suo nuovo libro. In questo periodo complicato che stiamo vivendo a causa della pandemia, un poco di buon umore fa davvero tanto bene

Il dopo

(di Annalisa Gatti) Ancora oggi, ogni giorno, mattina e sera, accendendo la Tv e ascoltando i notiziari tra le primissime notizie si parla di Covid: i dati aggiornati, le sperimentazioni per il vaccino, i personaggi conosciuti che si sono ammalati, la situazione in Italia e nel mondo e ipotesi di vita quotidiana, consigli… Le notizie sono davvero tante, forse troppe e confuse. Ho letto un libro poco tempo fa che, tra i tantissimi in libreria, mi ha incuriosito: “IL DOPO – Il virus che ci ha costretto a cambiare mappa mentale” di Ilaria Capua.

Medico veterinario di formazione, la abbiamo vista spesso in televisione e il suo sorriso era per me davvero rassicurante. Per oltre trent’ anni ha diretto gruppi di ricerca in laboratori, italiani ed esteri, nel campo delle malattie trasmissibili dagli animali all’uomo e del loro potenziale epidemico. In collegamento dalla Florida dove vive con la sua famiglia e dirige all’università il Centro di Eccellenza One Health, la abbiamo spesso ascoltata dare risposte e spiegazioni alle numerose domande che le venivano poste sul Covid. Questa voce autorevole ma chiara e pacata, ha cercato in questo libro di dare uno sguardo oltre questo “tempo di mezzo” -cosi lo chiama- e mette a fuoco sia le cause, sia le opportunità che nasconde. La comparsa di questo virus Ilaria Capua lo considera uno “stress test”, in grado di far emergere e misurare le fragilità di questo nostro sistema paese. Uno dei motti della scienziata è - ogni nuvola ha una cornice d’argento- per dire che anche questo virus, che ci ha fatto vivere nella paura per mesi, ha tirato fuori molti temi di riflessione, ha qualcosa da insegnarci.

Continua a leggere

Cercatori di verità

(di Antonello Sacchi) Oggi desidero parlarvi di una ricorrenza. Il 28 agosto 2020 sono esattamente trascorsi 1590 anni dalla morte di Aurelio Agostino, vescovo, santo e dottore della Chiesa. Il pensiero filosofico, la psicologia, la pedagogia e ovviamente la teologia, sono profondamente legati a questo nordafricano di nascita, romano per cultura, cattolico per religione, e infine italiano per sepoltura (riposa a Pavia in San Pietro in Ciel d’Oro).

Perché ancora oggi, ogni giorno, viene pubblicato un libro su Agostino d’Ippona? Perché nonostante le centinaia di anni che ci separano, il suo testo più noto, Le Confessioni, è letto ancora oggi in ogni parte del mondo? Per quello che Agostino ha cercato e per quello che ha voluto essere. Agostino ha desiderato più di ogni altra cosa essere felice, l’unica vera aspirazione che accomuna ognuno di noi. In questo percorso esistenziale Agostino non si è mai fermato alla prima risposta che gli è stata data. Il suo itinerario biografico parla da solo: tiepidamente cristiano, giovane gaudente, manicheo – quindi lontano dalla fede cattolica – filosofo pagano, retore imperiale, cercava di appagare la sua inquietudine esistenziale che lo spingeva a cercare la verità, qualunque e dovunque essa fosse. La sua intelligenza lo ha portato a mettere in discussione ogni nozione acquisita per il semplice fatto che una cosa, per essere fatta propria, deve essere guadagnata sulla propria pelle, vissuta e fatta propria attraverso un incontro personale, perché in fin dei conti riusciamo ad amare veramente solo ciò che abbiamo visto e conosciuto. La poliedrica personalità di Agostino è talmente complessa che non è presentabile in poche righe. Vi richiamo solo il suo accanirsi contro la superbia. Nella ricerca della felicità. Agostino si imbatte nel problema del male: nel darvi adeguata riposta Agostino comprende che è centrale la riflessione sulla superbia. La superbia è vista da Agostino come il desiderio di un’altezza perversa perché l’anima umana, staccatasi dal Principio a cui nell’ordine divino deve restare attaccata, diventa principio a sé stessa: un vizio che mentre spinge verso l’alto provoca la più rovinosa delle cadute. Effetto della superbia è l’incapacità di cogliere la verità e Agostino lo dice anche in riferimento all’esperienza personale. Agostino pensa, immagina, vive emozioni che trasmette attraverso le sue parole in un pensiero quasi “biologico” a testimoniarne la vitalità e l’evoluzione, grazie al suo cuore inquieto, che non ha riposato prima di trovare la Verità.

I Bambini di Svevia

(di Annalisa Gatti) Bambini e ancora bambini, piccoli protagonisti di storie incredibilmente dure e difficili. Tanta vita spesso dimenticata. Avevo letto poco tempo fa “Il treno dei bambini” di Viola Ardone.  Amerigo, il piccolo protagonista mi è rimasto nel cuore. Una vicenda poco conosciuta, una storia dura: migliaia di bambini meridionali che nel secondo dopoguerra venivano affidati a famiglie più ricche, del nord e del centro per strapparli alla miseria. Un romanzo appassionante e scritto benissimo, la storia di questo bambino e la sua lotta per la sopravvivenza. Anche questa volta il libro che mi ha appassionato parla di bambini.

Entrando in libreria sono stata incuriosita da tantissimi scatoloni appena arrivati che contenevano un libro da un titolo che mi ha subito catturato: I Bambini di Svevia di Romina Casagrande. Mi sono incuriosita e ho letto il libro. Bellissimo. I bambini di Svevia, chi erano?  Erano poveri figli di contadini, età compresa dai 5 ai 14 anni, provenienti dal Tirolo, Alto Adige, Liechtenstein e Svizzera che, a partire dal XVII secolo fino all’inizio del XX secolo, venivano acquistati e impiegati in Svevia (Germania) dai proprietari terrieri per lavori stagionali.

Le famiglie di quelle zone di montagna erano solitamente numerose e spesso poverissime. Migliaia di bambini erano allora impiegati come contadini nelle campagne. Quando la disoccupazione era insostenibile e le risorse a disposizione delle famiglie erano troppo scarse, per non morire di fame una soluzione fu quella di cercare lavoro stagionale nelle regioni più ricche a settentrione, come la Svevia. Il 19 marzo (festa di San Giuseppe) si svolgeva il mercato in piazza dove venivano scelti i “lavoratori” in base alle qualità fisiche e alle esigenze dei compratori. Le retribuzioni consistevano per lo più in indumenti e pochi soldi a fronte di un impegno lavorativo di diversi mesi. I giovani restavano al servizio dei loro compratori fino alla fine di ottobre e al ritorno erano sollevati dall’obbligo di frequenza scolastica invernale. I bambini per raggiungere la Svevia partivano a piedi, da soli o accompagnati da un giovane parroco, vestiti di stracci, e dovevano affrontare un viaggio lungo, faticoso, lungo sentieri di montagna spesso ancora innevati, dormendo in stalle e bivacchi di fortuna, al freddo, perché partivano a marzo e la temperatura in montagna in quel periodo è ancora molto rigida. Potevano capitare in famiglie che li trattavano con rispetto oppure essere trattati come schiavi, spesso le bambine, che venivano impiegate nei lavori domestici, tornavano incinte. A volte capitava che non tornassero proprio a casa, poteva essere una scelta restare nelle regioni più ricche per poter lavorare e costruirsi una vita meno dura, a volte invece non sceglievano loro ma il destino. Una storia dimenticata, quella dei “bambini di Svevia” sepolta tra le vallate della Val Venosta. Romina Casagrande, insegnante di lettere classiche, conoscendo bene i luoghi di cui scrive per averci anche insegnato rivela: “Ho provato imbarazzo per essere all’oscuro di fatti che sono andati avanti per tre secoli, ma che il territorio custodisce quasi come un segreto. Pochissimi conoscono queste vicende al di fuori dell’Alto Adige. Nella società contadina molte cose non si raccontavano, restavano nascoste. La valle si era chiusa su questo segreto perpetrato.” E ancora: “Ho trovato di profonda attualità questa storia, i bambini di Svevia mi hanno ricordato i bambini che oggi arrivano sui barconi, quella parte di società sempre sacrificata nei periodi di crisi. La forma narrativa del romanzo mi ha permesso d raccontare quel viaggio visto dagli occhi dei bambini. Nonostante la povertà, le difficili condizioni, il dolore di lasciare la famiglia, nei bambini c’era sempre la meraviglia del viaggio. Anche se poi si trovavano costretti a crescere di colpo, in solitudine, lottando per la sopravvivenza.”

Bressanone, Brixen Trentino Alto Adige, Italia

Bressanone, Brixen Trentino Alto Adige, Italia

Continua a leggere

Sulle Orme dei Pellegrini – La Via della Marca Anconitana

Dal 19/08/2020 al 28/08/2020, con orari : 9-13 e 15-19, presso la Sala Mostre “Oscar Marziali” – Arco di Porta Romana – Loreto, una mostra ad ingresso libero sui cammini dei pellegrini nel periodo medioevale organizzata dall’Associazione di Promozione Sociale “Fraternitas Studiorum” in collaborazione con Fondazione Itinera, Associazione ANLA e con il patrocinio del Comune di Loreto.

«La mostra» afferma il Presidente Roberto Fiorini «sintetizza i primi risultati di ricerche condotte in questi anni dal Centro Studi “Fraternitas Studiorum”. L’evento vuole essere anche un’occasione di dibattito per lanciare l’idea di un nuovo cammino: “La Via della Marca Anconitana“, un progetto finalizzato a valorizzare e promuovere il territorio provinciale. In particolare intendiamo costruire percorsi accessibili alle più diverse categorie di fruitori, di diverse fasce di età, di diversa sensibilità (ambientale, storica, culturale, più in generale turistica) proponendo soluzioni di cammino, soggiorno, visita (musei, castelli, monumenti, abbazie, centri storici, realtà produttive agricole, artigianali, sociali …) e quant’altro possa essere fondato sulle risorse del territorio. Un itinerario dalla montagna al mare, alla scoperta dei luoghi e dei percorsi lungo la valle dell’Esino e del Musone».

Continua a leggere

Scrittrici di successo

(di Annalisa Gatti) Dobbiamo dire grazie ad Andrea Camilleri e Luciano De Crescenzo, due gentiluomini del sud, grandi autori contemporanei, voci importanti della letteratura italiana, perché ci hanno lasciato tanti tesori da leggere, tanta vita da studiare, un esempio per tutti noi. Nel panorama letterario italiano contemporaneo però non ci sono solo uomini grandi scrittori ma tante autrici di indubbio successo.

Elena Ferrante, tra i suoi  libri più famosi “L’Amica geniale” del 2011, seguito nel 2012 dal secondo volume: “Storia  del nuovo cognome”, poi del terzo: “Storie di chi fugge e chi resta” e nel 2014 il quarto ed ultimo: “Storia della bambina perduta” infine ”La vita bugiarda degli adulti”. Il tema comune è la donna e il suo rapporto con le altre donne. Margaret Mazzantini, moglie di Sergio Castellitto, inizia la sua carriera come attrice ma poi si dedica alla scrittura con grande successo. I suoi romanzi diventano film, il più famoso “Non ti muovere” con l’attrice Penelope Cruz o anche “Venuto al mondo”. Sveva Casati Modigliani, raffinata e delicata nei suoi romanzi troviamo l’amore e la vita in tante declinazioni diverse. Dal suo primo romanzo: “Anna dagli occhi verdi”, ne sono nati tanti altri, alcuni tra i tanti: “La vigna di Angelica”, “Dieci e lode”, “Léonie”, “Festa di famiglia”, “Vaniglia e cioccolato”. Susanna Tamaro, chi di noi donne non ha letto il suo:” Va dove ti porta il cuore?”, un best seller che ha venduto 16 milioni di copie in tutto il mondo; una lettera che una nonna scrive alla nipote facendo emergere una verità sconosciuta. E ancora Oriana Fallaci, anche lei come Camilleri e De Crescenzo non è più tra noi, ci ha lasciato nel 2006. Una donna speciale, forte, decisa, dinamica, intraprendente, coraggiosa. Giornalista, prima donna inviata speciale, mandata al fronte durante la guerra in Vietnam, attivista, grande scrittrice, con i suoi libri ha venduto circa venti milioni di copie. Tante le critiche e gli insulti, le polemiche che si è tirata dietro per le sue prese di posizione contro l’Islam ma indimenticabili alcuni suoi libri tra questi voglio citare :”Lettera ad un bambino mai nato” un libro legato ad un fatto particolare, intimo,  un monologo di una donna che aspetta un figlio e guarda all’esperienza della maternità come ad una scelta personale. Basta volere un figlio per costringerlo alla vita?. Altro libro da leggere assolutamente:” Un uomo” il romanzo della vita di Panagulis, compagno della Fallaci, condannato a morte nel 1968 per l’attentato a Georgius Papadopulos. “Insciallah”, la storia dell’intervento delle forze internazionali in Libano ai tempi della guerra civile e la partecipazione del contingente italiano. Con “La rabbia e l’orgoglio” Oriana fallaci prendendo spunto dalla tragedia dell’11 settembre 2001, esprime il suo punto di vista sul rapporto Occidente e Islam. E’ il primo libro de: “ La Triologia di Oriana fallaci”. Il libro ha venduto in tutto il mondo milioni di copie. La Fallaci accusa duramente la classe politica italiana, gli intellettuali, la Chiesa cattolica di alimentare e tollerare la decadenza della civiltà occidentale. Non può bastare questo spazio per parlare di una donna di questo spessore.

Continua a leggere

Letture estive – De Crescenzo

(di Annalisa Gatti)  La volta scorsa ho ricordato Andrea Camilleri, (Porto Empedocle, 6 settembre 1925 – Roma, 17 luglio 2019) famoso scrittore italiano, ideatore di uno dei personaggi più amati del mondo della letteratura e della televisione: il Commissario Montalbano. Il nostro Paese ha visto andarsene nello stesso anno, il giorno dopo, un altro grande scrittore e personaggio pubblico: Luciano De Crescenzo. Diversi tra loro, ma entrambi uomini del Sud, molto affabili e solari, accomunati dal fatto di aver raggiunto il successo in tarda età, hanno entrambi venduto milioni di libri; un vanto per la cultura italiana. Nonostante fossero tanto diversi, questi due gentiluomini hanno lasciato un grande vuoto umano ma per fortuna delle storie bellissime da leggere; Giorgio Faletti ha detto: “Gli scrittori non muoiono mai, smettono solo di scrivere”.

Luciano De Crescenzo, nato a Napoli il 18 agosto 1928 è morto a Roma all’età di 90 anni. Ingegnere ma soprattutto è stato scrittore, sceneggiatore, regista, attore e conduttore. Ha esordito come scrittore nel 1977 con “Così parlò Bellavista” pubblicato da Mondadori. Da allora ha pubblicato oltre 40 libri, tradotti in 21 lingue. Leggendo la sua biografia si resta colpiti da quanto questo personaggio sia stato prolifico e poliedrico.

Sono stato fortunato” titolo della sua autobiografia, è una sua frase che riassume lo spirito ottimista, positivo e scanzonato con il quale ha vissuto. Una vita ricca di passioni: ha lavorato come ingegnere elettronico fino a diventare dirigente alla Ibm, poi a metà degli anni settanta la decisione di dedicarsi alla scrittura. Ha spiegato: “La verità è che mi annoiavo. Ero circondato da bravissime persone, sia chiaro, ma ai miei occhi sembravano tutte uguali, identiche nei gusti e nei comportamenti. Spinto dal desiderio di novità, decisi di lasciare il lavoro e dedicarmi completamente alla scrittura. Se vogliamo chiamarlo un salto nel vuoto, oggi col senno di poi, posso affermare che non avrei potuto scegliere vuoto migliore”.

De Crescenzo ha sempre affiancato alla sua attività di scrittore quella di divulgatore, capace di introdurre anche il lettore più inesperto ai problemi sollevati dalla filosofia antica. Scrive “ La storia della filosofia greca” (1983/1986) un grande successo. Ha avuto il merito di aver reso popolare la filosofia antica: la figura di Socrate è diventata familiare, il lettore comune scopre con De Crescenzo il pensiero e la saggezza dei filosofi. E’ stato un bravissimo attore, regista e sceneggiatore ma in questo poco spazio che resta volevo scrivere qualcosa del suo primo lavoro: “Così parlò bellavista”.  Secondo il professore, don Gennaro Bellavista, partenopeo purosangue, troppe sono le banalità che si dicono e si scrivono su Napoli e i suoi abitanti. La vita a Napoli è un’arte sottile. “Il sorriso e il sentimento aiutano l’intelligenza nel mestiere di vivere” scrive de Crescenzo. Un libro molto divertente e scorrevole, ambientato in una Napoli dove l’arte di arrangiarsi è all’ordine del giorno. Racconti, che nascono da domande quotidiane e risposte filosofiche. Uno degli argomenti del professor Bellavista: la divisione umana in due categorie. Coloro che hanno fretta e vogliono consumare poco, come i milanesi, che si fanno la doccia. Coloro che, invece, vogliono riflettere e pensare, in comodità e solitudine, prendendo tempo per se stessi, come i napoletani, che si fanno il bagno. Un inno a Napoli e alla sua gente. Spunti originali per sorridere e trovare delle risposte alternative. Se ancora non lo avete letto e volete passare qualche ora spensierata lo consiglio vivamente.

Il suo ultimo lavoro: Napolitudine (2019) è firmato con Alessandro Siani: i due scrittori si incontrano tra le pagine e, in veste di moderni pensatori, si confrontano sulla Napoli di ieri e di oggi, osservandola con l’occhio amorevole di chi è consapevole delle sue eccellenze, ma anche delle sue contraddizioni.

La napolitudine è un tipo di nostalgia inspiegabile, perché a me Napoli manca sempre, persino quando sono lì. Io la napolitudine la sento sempre, anche mentre passeggio tra le bancarelle di San Gregorio Armeno e sfioro i pastori creati dai maestri artigiani. Mi si arrampica sulle papille gustative, stuzzicate dal profumo delle sfogliatelle appena sfornate. Mi accompagna come l’ammuina dei vicoli, che ritrovo immutata nel tempo, o come il profilo del Vesuvio, un paesaggio unico al mondo. Insomma, questa nostalgia avvolge tutti i miei sensi e mi agguanta lo stomaco come una mano fatta di tufo, la materia vulcanica nata dalla concentrazione di lava, pomici, cenere e lapilli, su cui è costruita l’intera città.”

Luciano de Crescenzo, scrittore simbolo dell’Italia dell’ultimo secolo. Ci mancherà.

Letture estive VII parte

(di Annalisa Gatti)  Il 17 luglio scorso è stato il primo anniversario della scomparsa di Andrea Camilleri che ci ha lasciato all’età di 93 anni.

Scrivo perché è sempre meglio che scaricare casse al mercato centrale; Scrivo perché non so fare altro; Scrivo perché dopo posso dedicare i libri ai miei nipoti; Scrivo perché così mi ricordo di tutte le persone che ho amato; Scrivo perché mi piace raccontarmi storie; Scrivo perché mi piace raccontare storie; Scrivo perché alla fine posso prendermi la mia birra; Scrivo per restituire qualcosa di tutto quello che ho letto”.

Solo queste sue parole, proposte nella quarta del libro Come la penso,  fanno intuire la sua straordinaria umanità e intelligenza. Tutti noi abbiamo letto almeno un suo libro, anche solo per curiosità ma soprattutto abbiamo visto almeno una puntata della serie televisiva di grande successo: Il Commissario Montalbano trasmessa su Rai 1.  Scrittore, sceneggiatore, drammaturgo e regista, ha venduto più di 10 milioni di copie e i suoi libri sono stati tradotti in almeno 120 lingue; non si può scrivere in poco spazio quanto sia stato importante il suo lavoro, raccontare del suo carattere, della sua carriera, delle sue numerose opere, si può soltanto invitare, chi non ha mai letto nulla di scritto da lui, a prendere in mano un suo libro, ad esempio La forma dell’acqua, che Camilleri diede alle stampe nel 1994. Questo è il primo romanzo poliziesco con protagonista il famoso commissario Salvo Montalbano, interpretato in TV dal bravissimo Luca Zingaretti. Uno dei personaggi più noti del giallo all’italiana è siciliano, amante della buona cucina, della lettura, delle donne e della propria terra, Salvo Montalbano ha un carattere sbrigativo, diretto e insofferente ai metodi tradizionali.

Continua a leggere

Letture estive VI parte

(di Annalisa Gatti) Proprio ieri pomeriggio sono entrata in una libreria molto fornita, volevo fare un regalo ad una amica. Pioveva moltissimo e avevo la scusa per restare tutto il tempo che volevo perché era impossibile mettere il naso fuori dal negozio. Ho chiesto per curiosità quale fosse il romanzo più richiesto, più letto e più venduto tra le tante novità.  Due sono i titoli più richiesti - mi ha detto la commessa -  Il treno dei bambini, di Viola Ardone e La misura del tempo di Gianrico Carofiglio. 

Il treno dei Bambini è ispirato a una storia vera. Amerigo Speranza, questo è il nome del bambino di 7 anni che racconta le vicende che si svolgono tra il 1946 e il 1952 nel Sud Italia. Amerigo vive a Napoli nei quartieri spagnoli con la mamma Antonietta e a volte vende stracci con il compagno della mamma. Piccolo ma sveglio, intelligente e curioso viene mandato con il treno della felicità a Modena presso una famiglia più agiata che lo accoglierà per alcuni mesi in modo da poter passare l’inverno. Una iniziativa di grande sensibilità, promossa dal partito Comunista di allora che organizzava dei soggiorni per i bambini delle famiglie in difficoltà, poveri e orfani. Salivano su un treno che li portava nelle regioni del centro Nord, qui venivano affidati a famiglie più benestanti, mandati a scuola e curati. Il desiderio della mamma di Amerigo era sapere che il bambino sarebbe stato sfamato e protetto dalla miseria e dalla povertà, almeno per un poco di tempo. Prima di salire sul treno a tutti i bambini veniva regalato un cappotto nuovo e anche delle scarpe nuove. Al piccolo Amerigo sbagliano il numero ma era tale la paura di non averle più che si terrà le scarpe strette: d’altra parte non aveva mai avuto scarpe sue ed era abituato a camminare con i piedi che si adattavano sofferenti, a qualsiasi cosa. Quando arriva dalla nuova famiglia si apre per lui un nuovo orizzonte, una nuova vita, nuovi amici, imparerà a conoscere la musica e si affezionerà a Derna, la donna che si prenderà cura di lui. Dovrà poi rientrare a Napoli e ritrovare la miseria che aveva lasciato. Ora però è tutto diverso, ha conosciuto un’altra realtà. Per gelosia o per paura di perderlo la mamma interrompe i contatti con la famiglia di Modena mentre gli altri bambini ricevono lettere e pacchi dono. In un salto poi ci troviamo nel 1994 e Amerigo è adulto ed è diventato un musicista di successo. Un bambino che riesce a sfuggire alla povertà, la malinconia del passato, il tentativo di ritornare a Napoli e ricomporre il rapporto con la madre compromesso dal lungo distacco, con la voce di Amerigo Viola Ardone ci porta in una Italia spaccata in due, che fatica a rialzarsi e racconta la storia difficile di un bambino in affido, senza nessuna maschera senza nessun pregiudizio. La dolcezza e l’ingenuità di Amerigo conquisterà certamente il lettore.

La misura del Tempo è il nuovo romanzo di Gianrico Carofiglio.  Quando Guido Guerrieri, giovane praticante in uno studio legale, vede la prima volta Lorenza, ne rimane conquistato. È la primavera del 1987 e la loro è una storia d’amore non del tutto vissuta che finisce senza un vero perché.Guido esce dalla delusione di questa storia d’amore ammaccato ma adulto. Nei ricordi dell’avvocato Guerrieri Lorenza è una donna affascinante, enigmatica, una figura forte e determinata. Ventisette anni dopo, Lorenza entra nello studio di Guido avvolta nell’odore di sigaretta e in una giacca di pelle sformata e lui non la riconosce :“Era lì davanti a me, a quel punto sapevo benissimo chi fosse, ma ugualmente non ne avevo la più pallida idea”. E’ completamente diversa dall’immagine del passato: è una donna dimessa, invecchiata, insignificante. Suo figlio Iacopo è in carcere con una condanna per omicidio. L’avvocato che seguiva la famiglia è morto e Lorenza senza soldi, deve rivolgersi a Guido sua unica speranza. Lui accetta il caso con una certa apprensione dovuta sopra tutto alla presenza di Lorenza che in qualche modo gli crea una certa inquietudine.

Il caso appare da subito molto difficile, perché tutto sembra indicare in Iacopo l’unico colpevole. La strategia difensiva di Guido mira a costruire possibili scenari alternativi, intanto la mente ricorda quel periodo giovanile con Lorenza. Presente e passato si alternano, fare i conti con la propria esistenza, con il tempo che passa, con il cambiamento inevitabile e poi arrivare ad ammettere che non esiste una sola risposta ai dilemmi umani. “Hai mai fatto caso, Guido, a come la vita sembri accelerare con l’età?”.

Questa nuova storia di Guido Guerrieri (i lettori di Carofiglio lo hanno già conosciuto in altri libri precedenti  insieme al fedele sacco da boxe che pende dal soffitto del suo soggiorno) è intrisa di nostalgia verso il mondo giovanile: il mondo degli adulti non ammette gli entusiasmi.  Guido si guarda indietro e vede il ragazzo di allora con distacco e disinteresse. Bari è la città teatro della storia. “Col passare del tempo alcuni luoghi della città – la pineta e uno di questi – mi ricordano sempre più intensamente sensazioni e fantasticherie del passato remoto. Un’epoca di stupore. Ecco, certi luoghi della città mi fanno sentire nostalgia per lo stupore. Essere storditi dalla forza di qualcosa. Mi piacerebbe tanto, se capitasse di nuovo”. Tra sfida processuale, nel tentativo di far assolvere Iacopo, e il ricordo di sé più giovane, nel nuovo libro di Carofiglio, Guerrieri fa i conti con il tempo che passa inesorabile, il passato che emerge con i suoi ricordi, difficile da riconoscere e un presente al quale non ci si abitua completamente.