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Toscana ANLA d’amare – Sulle nostre coste un impegno eco-sostenibile

(Comunicato Stampa) I volontari dell’Associazione Nazionale Lavoratori AnzianiANLA, della Toscana, in accordo con il Comune di Livorno e sostenuti dallo sponsor “Prince of the sea”, sabato 15 maggio puliranno la spiaggia La Vela di Livorno, liberandola da plastica, mozziconi di sigaretta, vetri e metalli, rifiuti e detriti portati dalla marea, a tutela anche della fauna e flora locale ma anche in vista delle vacanze estive che ci auguriamo tutti poter svolgere in serenità e sicurezza.

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Il Comune di Livorno, nella persona dell’assessore all’ambiente Giovanna Cepparello, si è dimostrato immediatamente disponibile nel concedere ad ANLA Toscana l’autorizzazione a procedere, mettendo disposizione tutto il materiale necessario per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. Il Comune di Livorno ha concesso il patrocinio gratuito all’iniziativa.

Lo sponsor Prince of the sea, brand nato da una passione smisurata per il mare e per la bellezza della sua fauna, libera e non imbrigliata in un mondo che non tiene conto del rispetto che ad essa è dovuto, ha voluto essere al nostro fianco, anche fisicamente con la presenza del titolare Riccardo Ciullini che parteciperà alla raccolta dei rifiuti, in questa significativa spiaggia di Livorno.

La presidente di ANLA Toscana e Consigliera nazionale Fiorenza Ciullini commenta: “Da tanto tempo ANLA Toscana aveva in mente di organizzare giornate dedicate alla difesa del nostro territorio e dato che adesso si ricomincia a guardare avanti, ci siamo fatti trovare pronti per partire con “zaino in spalla” come dice sempre il nostro presidente nazionale Edoardo Patriarca! In Toscana ci sono ben 397 Km di costa e quindi, come prima tappa, saremo a Livorno, molte volte da noi visitata per le tante iniziative culturali, per l’Accademia ed il Museo Navale, per la Nave Scuola Vespucci, per le fortificazioni rinascimentali e per il porto moderno, tappa di molte navi da crociera. Speriamo con queste nostre iniziative di sensibilizzare i cittadini e anche le istituzioni nel prestare ancor più attenzione al nostro patrimonio naturalistico, unico ed irripetibile, del quale noi siamo ospiti privilegiati! Ringraziamo il brand “Prince of the sea” che ci ha sponsorizzati, il Comune di Livorno che ci ha sostenuto in questa nostra prima esperienza e tutti i volontari che, armati di palette guanti e cestini, saranno con noi sabato 15 maggio alla spiaggia “La Vela”.

Questo sarà solo uno dei tanti appuntamenti che i volontari di ANLA Toscana hanno in agenda, come sottolinea la presidente Ciullini: “Dopo Livorno abbiamo già preso contatto con il Comune di Firenze e poi ci rivolgeremo ad altri Comuni. Iniziamo dalle piccole cose e cerchiamo di portare chi ci vede e ascolta a fare riflessioni, ad avere maggiore sensibilità, a cambiare usi e costumi scorretti molte volte dettati da abitudini pessime che devono necessariamente essere abbandonate.  Tutti noi possiamo fare qualcosa: è in gioco la nostra salute, il nostro benessere fisico e mentale! E’ necessario al più presto dare risposte concrete per portare il rispetto per il prossimo e per l’ambiente alla conoscenza e coscienza di tutti, dai più piccoli ai meno giovani. La pandemia ci ha tolto tanto ma ci ha anche insegnato che la vita è preziosa e che la sua qualità dipende essenzialmente da come trattiamo il nostro pianeta che ci sta chiamando ad una maggiore attenzione. Se una parte, anche piccola, di persone comincerà a comportarsi con la dovuta sensibilità, una migliore qualità della vita ci sarà per tutti!”.

 

Luce e bellezza della natura

(di Fiorenza Ciullini, consigliere nazionale e presidente regionale  ANLA Toscana) In un periodo in cui il desiderio più forte è quello di trovare le forze per riuscire ad andare avanti, volgere lo sguardo alle cose belle è sempre più vitale! Ecco perché oggi presteremo la nostra attenzione verso Maria Lorena Pinzauti Zalaffi, una donna che ha dedicato la propria vita ad una passione riuscendo ad andare oltre la passione stessa.

Nata a Firenze, dove attualmente risiede, ha iniziato a dipingere in età scolare; diplomata al Liceo Artistico e all’Accademia di Belle Arti di Firenze ha poi seguito corsi di pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma, lavorando anche in campo cinematografico e teatrale come scenografa e costumista. Ha insegnato per molti anni storia dell’Arte, del Costume e discipline pittoriche in corsi per stilisti di moda. Anni di insegnamento all’Istituto internazionale del Polimoda a Firenze hanno maturato in lei la predisposizione a sperimentare e praticare costantemente nuovi materiali per inseguire quell’ideale di bellezza di cui la natura è maestra. Ha inoltre esteso i suoi interessi al giornalismo, all’illustrazione di libri e all’arredamento, esperienze che hanno concorso alla compiutezza del suo essere artistico. Ha esposto in mostre personali e collettive dal 1970 ad oggi in Italia e all’estero. I suoi quadri si trovano in collezioni private e pubbliche in Italia, Francia, Inghilterra, Arabia Saudita e Stati Uniti.

Carissima professoressa Pinzauti Zalaffi, intanto ti ringraziamo per averci concesso questa intervista, difficile perché non in presenza, ma semplificata volendo essere una amichevole conversazione, così come tu stessa hai richiesto. Ovviamente parleremo di questo periodo difficile, così avaro di cose belle, di arte e di cultura.  Tu personalmente come stai vivendo questi mesi di pandemia?

Come tutti, in ristrettezze sociali ed in solitudine ma senza però farmi sopraffare dalla paura, tanto che non sono rimasta ferma, ho continuato a lavorare anche se chiusa in casa …

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La speranza

(di Annalisa Gatti)  Per non arrenderci di fronte al dolore arriva in soccorso la speranza. Nell’ultima Newsletter Anla concludevo così alcuni pensieri sul dolore; mi sono chiesta in seguito quale fosse il vero significato della parola speranza. E’ importante trovare le origini delle parole perché così non ci sono malintesi e interpretazioni. L’etimologia si ricollega al latino spes-speranza, a sua volta dalla radice sanscrita spa- che significa tendere verso una meta. Ho guardato su Internet (www.treccani.it) e riporto riassumendo: sentimento di attesa fiduciosa nella realizzazione, presente o futura, di quanto si desidera; fiducia nell’avvenire, nella buona riuscita di qualcuno o qualcosa; nella morale cattolica, insieme con la Fede e la Carità, é una delle tre virtù teologali.

Spes ultima dea” cioè la Speranza è l’ultima Dea, perché è l’ultima divinità a cui rivolgersi; questo detto romano derivava dal mito greco del vaso di Pandora.

Nella mitologia greca Elpìs era la dea che personificava lo spirito della speranza. Nell’opera del poeta greco antico Esiodo, “Le opere e i giorni”  è tra i doni che erano custoditi nel vaso regalato a Pandora, la prima donna creata da Efesto su ordine di Zeus.

Il mito narra che Pandora avesse con sé un vaso che non doveva aprire, ma spinta dalla curiosità lo scoperchiò liberando tutti i mali contenuti e facendoli gravare su tutta l’umanità. La vecchiaia, la gelosia, la malattia, il dolore, la pazzia e i vizi si riversarono sull’umanità, “Ma la donna di sua mano sollevò il grande coperchio dell’orcio e tutto disperse, procurando agli uomini sciagure luttuose.” Sul fondo del vaso rimase solo la speranza, che non fece in tempo ad allontanarsi perché il vaso fu chiuso nuovamente. Prima di questo momento l’umanità aveva vissuto libera da fatiche, dolori e preoccupazioni, e gli uomini erano immortali. Dopo l’apertura del vaso, il mondo divenne un luogo desolato, cupo ed inospitale, fino a quando Pandora aprì nuovamente il vaso e permise anche alla speranza di raggiungere gli uomini.

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Se ve le siete perse…

… ecco qualche info utile sulla settimana trascorsa (di Antonello Sacchi)

Dal 1 febbraio si amplia la possibilità di visitare musei e altre istituzioni culturali ma solo dal lunedì al venerdì. Hanno riaperto infatti i luoghi della cultura in Piemonte, Liguria, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Marche, Abruzzo, Lazio e Calabria, aggiungendosi  a quelli di Toscana, Campania, Basilicata e Molise già riaperti al pubblico dal 18 gennaio scorso. I musei saranno aperti secondo le modalità esposte nei rispettivi siti internet. È un primo passo, speriamo presto possano crearsi le condizioni per essere riaperti quando papà e mamma che lavorano riescono veramente a frequentarli con i figli, cioè nel fine settimana.

Roma capitale d’Italia compie 150 anni. La legge che formalmente la istituisce come tale porta la data del 3 febbraio 1871 e sancisce il trasferimento del governo italiano da Firenze a Roma.  Vivere a Roma è un’esperienza unica, anche perché ci sono più realtà: la Roma sacra, la Roma politica, la Roma delle ambasciate e delle Nazioni Unite, la Roma della storia etc etc… occorre coniugare le esigenze di una moderna metropoli europea con l’eredità che i secoli ci hanno lasciato, un’eredità che non ha eguali nel mondo e di cui dobbiamo essere all’altezza.

Lunedì è partita la “lotteria degli scontrini”. Giovedì 11 marzo è la data della prima estrazione mensile ma ci sarà anche un’estrazione annuale e da giugno anche una settimanale, naturalmente ognuna con differenti premi e regole. Per partecipare occorre avere il codice lotteria, un codice a barre e alfanumerico che si può ottenere inserendo il proprio codice fiscale sul Portale della lotteria (www.lotteriadegliscontrini.gov.it). Tanti biglietti quanti sono gli euro spesi ma attenzione alle regole e alle modalità di partecipazione: per maggiori informazioni consultate il sito dell’Agenzia delle Entrate cliccando qui https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/cs-del-30-gennaio-2021-modifiche-provvedimento-lotteria-degli-scontrini

Il Giorno della Memoria 2021

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA)  Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche entrano in Auschwitz: una giornata che   l’assemblea dell’Onu il 1 novembre 2005 ha riconosciuto   come “giorno  della memoria”  per commemorare le vittime dell’Olocausto. In Italia la giornata viene istituita qualche anno prima con la legge  211 del 20 luglio 2000 che all’articolo 1 recita:

“La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordate la Shoah ( sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato vite e protetto i perseguitati”.

Ho voluto ricordare le tappe  che hanno portato all’istituzione  di questa giornata, penso ci aiutino a comprendere i tempi talvolta troppo lunghi e i percorsi del dibattito  storico culturale necessari per maturare una scelta.

Ora un pensiero in più.

Memoria, ricordo…: sono parole che  useremo in questo giorno, come pure  in   altri momenti della nostra vita. Il significato etimologico di ricordare è  “richiamare in cuore”, richiamare   quanto è accaduto per prendersi  cura e responsabilità del presente e del futuro,  vigilando e,  se necessario,  combattendo perché non accada più. Ho visitato  anni fa i campi di sterminio in Polonia, un viaggio della memoria in compagnia di pochi, nell’ascolto e nel silenzio. Porto con me il sentimento di sgomento che provai nello scoprire l’uso maniacale e puntuale  della razionalità, l’efficienza dell’organizzazione, l’intelligenza, la  cura dei particolari,  il non lasciare nulla al caso , persino una banda musicale per l’accoglienza… e altro, messi  a disposizione del male assoluto, di un male scandito in  una quotidianità ordinata. Lo sgomento  cresceva in me  giorno dopo giorno perché quegli   strumenti   normalmente li  utilizziamo al meglio per organizzare  la vita nostra e  della  comunità. Come era potuto accadere?

Dedico questi pensieri a   Charlotte Salomon, una ebrea tedesca uccisa ad  Auschwitz   a 26 anni. Era un’artista, i suoi 769 quadri realizzati con la tecnica “gouache” si rifanno  ai colori (usa solo il rosso giallo e blu)  e alle ambientazioni di Van Gogh e Chagall;  raccontano la sua vita, l’ascesa del nazismo in Germania e il potere di Adolf Hitler, l’internamento del padre e la costrizione a lasciare Berlino per fuggire in Francia dai nonni per poi essere catturata . Le  sue opere  furono messe in salvo da Georges Moridis, a cui Charlotte Salomon affidò i suoi quadri prima di partire per l’esilio il Francia dai nonni dove fu poi catturata dai nazisti. Ora  si trovano allo “Joods Historisch Museum” di Amsterdam, dove sono arrivate dopo la guerra e il salvataggio della memoria di Charlotte ad opere di Moridis.

Riflessioni sul tempo

(di Annalisa Gatti)  “L’avvenire ci tormenta, il passato ci trattiene, il presente ci sfugge” Gustave Flaubert. Ho letto la frase del celebre scrittore francese riportata sul libro: “Artefici del nostro destino. Realizzare se stessi tra lavoro e famiglia” di Nuria Chinchilla e Maruja Moragas. Come vivo la mia storia? Nel capitolo 8 (Il tempo per conciliare) si affronta questo argomento e sono davvero tanti gli spunti di riflessione. 

La mia storia è fatta dal mio tempo, se il tempo lo inseguo, mi preoccupo del mio lavoro, dei miei legami familiari, dei problemi della mia città e ascolto le opinioni dei consulenti per il lavoro, dei politici che mi dicono come e cosa pensare, degli economisti che mi dicono come andranno le cose, di fatto sono in continua tensione e la mia storia la subisco piuttosto che dirigerla. Tutto cambia in fretta, faticosamente ma anche, a volte, malvolentieri mi adeguo. Reagisco difronte ai problemi ma è difficile prevedere e giocare di anticipo per cercare di evitarli.

Il tempo sembra avere una velocità sempre crescente. Tra le ferite del passato e le paure legate al futuro, il presente sembra che ci sfugga di mano. Certamente il passato nella nostra storia ha un enorme peso ma non si può cambiare, “ se lo avessi saputo..” oppure “magari … ” dobbiamo cercare di liberarci di queste espressioni negative e concentrarci sul presente. Il passato se è stato ricco di esperienze positive può rafforzarci e darci una energia positiva ma nella storia di qualsiasi persona ci sono stati momenti di sofferenza e si sono fatti degli errori. Il tempo a volte ci regala la possibilità di rimediare, bisogna avere coraggio per affrontare il passato, fa paura ritornare sul dolore subito o recato ma (non sempre purtroppo) se le condizioni ci si pongono proprio davanti allora un tentativo si deve fare. Se non ci saranno i risultati sperati, se non saremo riusciti a rimediare al danno fatto ma ci abbiamo sinceramente provato, allora è tempo di guardare dritti davanti a noi. Se invece abbiamo subito un torto dobbiamo dimenticare il problema, (ormai è passato) sarà alla coscienza dell’altra persona provare a porre rimedio. Finché c’è tempo c’è la possibilità di cambiamento. Il tempo se siamo proattivi è nostro alleato, in caso contrario, a molti di noi risulta faticoso stare a galla.

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Il valore della formazione

(di Antonello Sacchi)  Non è mai troppo tardi, lo ricordava il maestro Alberto Manzi. Era allora l’Italia del boom economico che voleva crescere e recuperare il tempo perso. Oggi possiamo dire lo stesso in un’Italia che cerca di ritrovare se stessa sperando, con tutto il mondo, di uscire presto dalla pandemia. E’ stato ricordato recentemente che da una crisi si può uscire migliori o peggiori, mai come prima. Un’opportunità che abbiamo tutti noi per migliorarci e migliorare l’ambiente in cui viviamo è puntare sulla formazione personale. In questo campo il  limite non è dettato dalla nostra anagrafica ma solo dalla presunzione di sapere tutto e di non avere più bisogno di approfondire. Socrate ce lo ricordava, l’unica certezza è sapere di non sapere.

Cosa significa? Che dobbiamo sfruttare ogni occasione per informarci, leggere, documentarci, accrescere quel patrimonio personale di conoscenze e competenze che ci consentono di avvalerci delle opportune categorie interpretative per affrontare i fatti della vita. In questi giorni, nelle poche “zone gialle” d’Italia, sono stati riaperti i musei. La cultura è strada maestra per avvicinarci a quella bellezza che salverà il mondo proprio perché in grado di innalzare il nostro pensiero – qualcosa di simile alla biblia pauperum delle nostre chiese medievali – e dato che abbiamo la fortuna, purtroppo poco sfruttata, di vivere in un Paese che è un museo a cielo aperto, avvalerci di questa possibilità è importante per iniziare a riprendere in mano la nostra vita. ANLA nelle sue regioni, ad esempio la Toscana, ma davvero dappertutto nei suoi gruppi, da sempre propone ai suo tesserati la possibilità di compiere gite o viaggi nella cultura: è una dimensione che ci appartiene: torneremo a farli, in tutta sicurezza, rispettando le norme sanitarie. Per ora, nelle regioni in fascia gialla, approfittiamo, dove possibile e sempre in sicurezza rispettando le norme, dell’apertura dei musei: il che significa fare visite di persona, esperienze concrete, maturare sensazioni nel silenzio, lontani dalle troppe ed eccessive parole, tornare alla meditazione accanto alle opere d’arte del passato. Il silenzio dei grandi ci aiuterà a disintossicarci anche dell’eccessivo ricorso al digitale, necessario ma che va saputo dosare.

Una passeggiata nei Castelli romani

(di Fiorenza Ciullini) E così, dopo aver approvato il bilancio e lo statuto, un regalo inaspettato: un tour tra i Castelli Romani!
Usciamo  dal comprensorio Mariapoli ed incontriamo il prof. Guglielmo Lorenzini, nostra guida e grande appassionato di pellegrinaggi (uno tra i tanti citati quello di Santiago de Compostela). Saliamo in pullman e partiamo alla scoperta delle colline e dei Castelli di Roma. Prima tappa: Frascati. Si scende dal bus e arriviamo davanti ad una bella terrazza dove possiamo ammirare in lontananza Roma con la zona Eur e Ciampino… Poi, una breve passeggiata e si raggiunge il Parco di Villa Torlonia, rimasto miracolosamente intatto  dopo i bombardamenti dell’ultima guerra. Lasciando il parco alle nostre spalle ci dirigiamo verso la Cattedrale di S. Pietro Apostolo. È una costruzione in stile  barocco del 1636 che ha attraversato periodi di decadimento e di importanti ristrutturazioni fino ad arrivare al 1975 dove Paolo Vi la annovera tra le basiliche più importanti.
Qualche goccia di pioggia non ci fermerà, così continuiamo il nostro giro a piedi fino ad arrivare alla Piazza dell’Olmo, con l’omonima Osteria famosa per la cucina tipica e per gli stornelli romani che allietano gli ospiti. Non mancherà Una foto ricordo alla fontana per un sorso d’acqua fresca!
Il nostro giro su Frascati ci porterà in un altra bella terrazza dove sullo sfondo si intravede la zona di Tor Bella Monaca!

Un angolo di Nemi

Un angolo di Nemi

Ma è arrivato il momento di lasciare Frascati e cosi con il pullman raggiungiamo Grottaferrata. Qui ci concentreremo  sulla famosa Abbazia, una delle 3 circoscrizioni ecclesiastiche della Chiesa Bizantina cattolica in Italia. Da sempre in comunione con il Vescovo di Roma pur mantenendo le sue tradizioni e le sue origini. Sembra che qui il tempo sia sospeso… Tutto Molto suggestivo!
Ancora una breve passeggiata per le strade del centro e poi la meravigliosa vista sul Lago Albano e non di Albano come dicono in molti! Di origine vulcanica arriva ad una profondità di 180 mt. In lontananza intravediamo le spiagge balneabili e immaginiamo  tramonti mozzafiato! Quindi Lasciamo anche il lago Albano e con il pullman si riparte  per l’ultima tappa: Nemi. Iniziamo il nostro giro con una spettacolare vista sull’omonimo lago. NEMI è veramente deliziosa, le sue terrazze con vista la rendono veramente uno dei borghi più belli d’Italia. Famoso anche per la coltivazione delle fragole e per la Sagra che si svolge ogni anno nel mese di giugno, Nemi divenne famosa anche per il ritrovamento di 2 navi risalenti l’epoca di Caligola.
Lasciamo infine la nostra ultima tappa per il viaggio di ritorno a Castelgandolfo, attraverso un sali e scendi di strade lastricate, viali alberati e vialetti nascosti nel bosco!
Grazie Guglielmo che ci hai guidato e che ci hai trasmesso un valore inestimabile che è la conoscenza del territorio a cui apparteniamo!

 

Un libro per sorridere un po’

(di Annalisa Gatti)  Dopo aver letto ”La bibliotecaria di Auschwitz” di Antonio Iturbe, di cui vi ho parlato la scorsa volta, avevo voglia di un libro che mi facesse sorridere. Mi ricordavo di aver letto alcuni anni fa un romanzo che mi aveva divertito molto: “Olive comprese” di Andrea Vitali. Non ricordandomi bene la trama ho cominciato a rileggerlo sperando che mi divertisse ancora.

Dopo solo poche pagine mi sono ritrovata nel bel mezzo di Bellano, cittadina sul lago di Como dove una travolgente giostra di personaggi rende la vita per nulla noiosa al maresciallo maggiore Ernesto Maccadò, un calabrese in servizio nella cittadina lacustre che guarda con occhio disincantato, critico e ironico il variegato popolo che gli si para difronte. Il maresciallo Maccadò  in questo romanzo deve risolvere diverse questioni: quattro ragazzi del paese che creano problemi nella cittadina, (il maresciallo avverte le famiglie che come si può immaginare, si agitano e creano ancora più confusione e disordine) la morte dell’anziana vedova Fioravanti (e del suo gatto), la scomparsa del giovane Girabotti…. una serie di storie esilaranti, intrecci davvero divertenti che mentre leggevo mi mettevano di buon umore. Impossibile raccontare la trama, tanti sono i personaggi che si muovono nella cittadina, il prevosto e i carabinieri della stazione locale, il podestà e la moglie (donna decisamente particolare), Il Crociati, un buffo ma esperto cacciatore, Eufrasia Sofistrà a cui tutti chiedono consigli perché è una specie di indovina, veggente, sensitiva… Amori, pettegolezzi, piccoli scherzi, segreti, insomma il ritratto benevolo, affettuoso e divertito di una cittadina vicino al lago, dove tutti sanno tutto o credono di sapere, dove le vite dei personaggi si intrecciano e si ingarbugliano.

«Nei miei romanzi racconto sempre la provincia perché la amo. Ne so gli umori, i respiri, la forza e la caducità». Andrea Vitali 

L’autore è nato e cresciuto proprio a Bellano dove ha esercitato la professione di medico di base per soddisfare le aspirazioni del padre. In realtà avrebbe voluto intraprendere la professione di giornalista. Nel 2014 abbandona la professione medica per dedicarsi alla scrittura. Un successo immediato. Ha scritto circa quaranta libri vinto numerosi premi, e racconta lui stesso che le sue storie sono vita vissuta, parenti, amici, conoscenti, tutti animano i suoi racconti. Leggendo “Olive comprese” si avverte una vera partecipazione, un coinvolgimento divertito e uno sguardo benevolo dei suoi concittadini. 

Riporto alcuni commenti: «Vitali, che si presenta con l’umiltà dell’artigiano, oggi è uno dei più bravi narratori italiani.» Massimo Boffa, Panorama. «Non so quale sia il segreto. Sta di fatto che Andrea Vitali è un raro caso di narratore che mette d’accordo pubblico e critica»

Antonio Gnoli, Robinson – la Repubblica. «Molto tempo dopo che lo avrete letto vi farà ancora ridere.» Magazine – Corriere della Sera.

Nel suo ultimo libro: “Un uomo in mutande” il maresciallo Maccadò si trova per le mani un caso difficile da catalogare.

«Un uomo in mutande?» chiese il maresciallo Ernesto Maccadò. Nessuna traccia di sorriso. Anzi, un’espressione che valeva un punto interrogativo.
Il Misfatti l’aveva messa sullo scherzo, ma quello, niente, aveva preteso i dettagli invece di riderci su.«Si spieghi meglio, appuntato», disse il Maccadò. «Dicevo tanto per…» annaspò il Misfatti.
«L’ascolto comunque», insisté il maresciallo. 

Vitali con il suo stile semplice e scanzonato ci garantirà qualche ora di spensierato divertimento anche con questo suo nuovo libro. In questo periodo complicato che stiamo vivendo a causa della pandemia, un poco di buon umore fa davvero tanto bene

Il dopo

(di Annalisa Gatti) Ancora oggi, ogni giorno, mattina e sera, accendendo la Tv e ascoltando i notiziari tra le primissime notizie si parla di Covid: i dati aggiornati, le sperimentazioni per il vaccino, i personaggi conosciuti che si sono ammalati, la situazione in Italia e nel mondo e ipotesi di vita quotidiana, consigli… Le notizie sono davvero tante, forse troppe e confuse. Ho letto un libro poco tempo fa che, tra i tantissimi in libreria, mi ha incuriosito: “IL DOPO – Il virus che ci ha costretto a cambiare mappa mentale” di Ilaria Capua.

Medico veterinario di formazione, la abbiamo vista spesso in televisione e il suo sorriso era per me davvero rassicurante. Per oltre trent’ anni ha diretto gruppi di ricerca in laboratori, italiani ed esteri, nel campo delle malattie trasmissibili dagli animali all’uomo e del loro potenziale epidemico. In collegamento dalla Florida dove vive con la sua famiglia e dirige all’università il Centro di Eccellenza One Health, la abbiamo spesso ascoltata dare risposte e spiegazioni alle numerose domande che le venivano poste sul Covid. Questa voce autorevole ma chiara e pacata, ha cercato in questo libro di dare uno sguardo oltre questo “tempo di mezzo” -cosi lo chiama- e mette a fuoco sia le cause, sia le opportunità che nasconde. La comparsa di questo virus Ilaria Capua lo considera uno “stress test”, in grado di far emergere e misurare le fragilità di questo nostro sistema paese. Uno dei motti della scienziata è - ogni nuvola ha una cornice d’argento- per dire che anche questo virus, che ci ha fatto vivere nella paura per mesi, ha tirato fuori molti temi di riflessione, ha qualcosa da insegnarci.

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