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Giornata della Memoria

Auschwitz, con tutto quel che racchiude e rappresenta, è un buco nero nella storia dell’umanità. Un buco nero che ha di colpo inghiottito – insieme a milioni di vittime innocenti – secolari conquiste nel campo del diritto, della scienza, del pensiero, dell’arte“.

Il Presidente della Repubblica, nel Giorno della Memoria ha ricordato l’orrore provocato dalla barbarie nazista e ha ricordato che “Auschwitz, con i suoi reticolati, le camere a gas, le baracche, i forni crematori non ci abbandona. Al contrario, ci interpella costantemente, ci costringe ogni volta a tornare sul ciglio dell’abisso e a guardarvi dentro, con gli occhi e la mente pieni di dolore e di rivolta morale

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Ci associamo alle parole del Capo dello Stato, in questa giornata così importante, facendo nostro l’invito del Presidente Mattarella: “Richiamo le parole di Primo Levi: “Meditate che questo è stato. Vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore”. Questo è stato il suo grido, di rabbia e di dolore, al ritorno da Auschwitz. Meditare e tramandare, cari giovani presenti. E’ questo l’autentico e irrinunziabile significato del Giorno della Memoria“.

Sulle determinazioni della Corte Costituzionale

I membri delle otto Associazioni aderenti al Patto Federativo

I membri delle otto Associazioni aderenti al Patto Federativo

Per quanto riguarda la determinazione della Corte Costituzionale e la conseguente decisione del Governo, riprendiamo la risposta ad un lettore del nostro direttore, avvocato Franco Panzolini, pubblicata a pag. 23 e seguenti del numero 6/2015 di Esperienza. Raccomandiamo comunque una lettura integrale del testo pubblicato su Esperienza.

Riproponiamo di seguito alcuni punti salienti della risposta di Panzolini:
“Con la sentenza n. 70 del 10 marzo 2015, depositata il 30 aprile e pubblicata in G.U. n. 18 del successivo 6 maggio, la Corte costituzionale (Presidente Alessandro Criscuolo, redattore Silvana Sciarra) ha dichiarato illegittimo – quindi privo di effetto e fatto decadere – l’art. 24, comma 25 del decreto-legge 6 dicembre 2011,
n. 201, convertito, con modificazioni, dall’art. 1 della legge 22 dicembre 2011, 214. Questa norma stabiliva che “in considerazione della contingente situazione finanziaria, la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici. secondo il meccanismo stabilito dall’art. 34, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, è riconosciuta, per gli anni 2012 e 2013, esclusivamente ai trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a tre volte il trattamento minimo Inps, nella misura del 100 per cento”…

Da un’attenta lettura delle considerazioni esposte e pubblicate a pagina 24 e 25 del numero 6/2015 di Esperienza “possiamo trarre le seguenti conclusioni:
a) l’art. 24, comma 25, del d.l. n. 201/2011 non è una disposizione tributaria e, quindi, non contrasta con la Costituzione (art. 53);

b) nell’ampia motivazione della sentenza, appare evidente che la Corte ritiene che la norma censurata è penalizzante per le pensioni di modesto importo (senza però mai precisarne i confini);

c) solo nella parte conclusiva della motivazione si dichiara esplicitamente che il comma 25 (vale a dire, tutto il comma) è incostituzionale.

Non appena pubblicata la sentenza, il ministro delle Finanze Padoan ha protestato perché la Corte ha ignorato le conseguenze della pronuncia sui numeri del bilancio pubblico; ma il presidente della Corte Criscuolo ha replicato che il Tesoro glieli poteva trasmettere in tempo e non lo ha fatto. Al di là di questa polemica (subito smorzata dal Capo dello Stato Mattarella), rilevante è l’interpretazione data dal Governo alla sentenza, che cioè ha riguardato solo il danno arrecato alle pensioni di importo modesto, per cui il decreto che lo stesso Esecutivo ha deliberato “è esaustivo dell’applicazione della sentenza n. 70” Simile decisione ha suscitato reazioni contrastanti tra gli stessi magistrati, nonché tra coloro che (avvocati, sindacalisti, associazioni di consumatori, ecc.) si stanno organizzando per promuovere vertenze in favore dei pensionati esclusi dai benefici.

Da parte nostra, raccomandiamo cautela e attesa di migliori informazioni sull’evoluzione della questione, per non incorrere in spese inutili e lungaggini (quali la causa collettiva contro l’Inps): non si può escludere a priori che l’interpretazione data dal Governo e i provvedimenti decisi per darne attuazione, siano opinabili”.

In questa prospettiva, presentiamo la posizione assunta dal Patto Federativo a tutela degli anziani di cui il nostro presidente Antonio Zappi è Coordinatore: il Patto sottolinea la necessità di un’approfondita e prudente valutazione della situazione che in futuro potrebbe ancora riservare alcune sorprese o in un nuovo pronunciamento della Corte o nell’atteggiamento del Governo. Pertanto, considerando la natura non sindacale di alcune associazioni a fronte della caratterizzazione opposta di altre sempre all’interno del Patto, si assume che come Patto non verrà avviata un’azione comune ma ai singoli tesserati che vorranno comunque avviare un’azione, verrà rivolto l’invito ad avvalersi di quanto messo a disposizione da FEDER.S.P.eV. sul sito http://www.federspev.it/ cliccando su Ricorso INPS e seguendo le istruzioni
oppure direttamente cliccando qui.

Fra gli impegni concreti assunti dal Patto Federativo nella recente riunione del Comitato di coordinamento, è assunta la comune determinazione di redigere un documento che getti luce sulla grande confusione in atto fra previdenza ed assistenza, un documento redatto da esperti. L’obiettivo è di impegnarsi concretamente presso le Istituzioni perché finalmente la tanto desiderata separazione fra previdenza e assistenza venga messa in atto.

Questo documento avrebbe due finalità: una “politica” nel senso di invitare le Istituzioni ad effettuare tale chiarificatrice azione, l’altra di tipo culturale per contribuire a eliminare l’idea così oggi diffusa che l’anziano non sia capace di alcun contributo utile alla società. Questo testo nella sua globalità verrà portato a conoscenza dei presidenti dell’Assemblea del Patto Federativo a tutela degli anziani agli inizi di settembre: la stessa Assemblea verrà convocata a fine settembre per la ratifica dei testi che saranno quindi oggetto di un incontro successivo con il Governo.

Le attese degli Anziani dal nuovo Esecutivo

cropped-PEN2221.jpgEcco il testo del comunicato stampa che la Presidenza Nazionale di A.N.L.A. ha diffuso in merito all’attuale situazione.

Come Seniores d’azienda auspichiamo che l’Esecutivo che sta nascendo possa e debba intervenire con incisività sui problemi che maggiormente minano lo Stato civile, in particolare sui problemi del lavoro e sulla qualità della vita, che se in generale in Italia è messa a dura prova, in particolare per noi “più avanti in età” rischia di assumere connotati drammatici“. Antonio Zappi, presidente nazionale di A.N.L.A., Associazione Nazionale Seniores d’Azienda, la più grande associazione italiana che raggruppa al suo interno gli ex dipendenti dei maggiori gruppi industriali italiani, come Telecom, Edison, Finmeccanica, Electrolux e di tantissime realtà industriali italiane medio-piccole, rivolge un pressante invito a Matteo Renzi e a coloro che saranno chiamati a svolgere incarichi governativi, affinché nella stesura delle linee programmatiche del nuovo Governo non vengano dimenticati gli anziani, sia in termini di welfare sia in termini di contributi positivi che la categoria è ancora in grado di offrire per la costruzione del Bene Comune.

Abbiamo intitolato il nostro recente Convegno “Anziani, una risorsa per il Paese” e lo abbiamo fatto non come provocazione, ma come constatazione” prosegue Zappi. “Con l’ausilio del Censis, che ha realizzato per noi una ricerca, abbiamo verificato come oggi in Italia gli anziani, grazie al prolungamento della vita media e alle generali migliori condizioni di salute, siano punti di riferimento per le famiglie e questo sotto un duplice aspetto: da un lato come sostegno, come “nonni”, in quanto, se c’è il lavoro, entrambi i genitori lavorano e i figli sono a loro affidati; dall’altro, se manca il lavoro, gli anziani sono il punto di riferimento economico rimasto“.

 

Le considerazioni del presidente Zappi giungono alla vigilia di un importante appuntamento associativo che vede riuniti a Roma i presidenti regionali dell’A.N.L.A. per un seminario formativo. L’Associazione fondata nel 1949, è diffusa su tutto il territorio nazionale: No Profit con decreto n. 22 dell’8/7/2002, è riconosciuta come Associazione di promozione sociale. A.N.L.A. è presente con propri delegati nelle Commissioni regionali e in quella nazionale presso il Ministero del Lavoro per il conferimento ai lavoratori più meritevoli della onorificenza della Stella al Merito del Lavoro e cura la presentazione ed il patrocinio delle domande per la concessione delle Onorificenze al Merito della Repubblica.

 

Oggi, più che mai, le persone “più avanti in età”  possono essere utili al contesto in cui vivono: basta non considerali uno “scarto”! L’anziano ha una sua vitalità, un suo programma di vita, una sua funzione nella famiglia e nella società in quanto è un punto di riferimento non solo economico; è espressione di saggezza e di esperienza; in parte continua ancora a lavorare, in parte fa volontariato, in parte cura, coltiva e sviluppa le relazioni amicali anche attraverso viaggi e momenti conviviali e culturali; in definitiva l’anziano dà una immagine completamente diversa da quella del “vecchietto posizionato sulla panchina” in quanto è depositario di memoria e di competenze” ribadisce il presidente Zappi che suggerisce all’attenzione del dibattito politico alcuni temi cari ai seniores e agli anziani: strumenti e politiche per il sostegno al welfare familiare; la tutela dei diritti del consumatore anziano, a rischio di comportamenti scorretti e opachi; strumenti di sostegno alla dimensione di anzianità attiva, che favoriscano il coinvolgimento degli anziani nel contribuire allo sviluppo economico e sociale del Paese, in forma sia volontaria che retribuita.

 

Tesserati A.N.L.A. sono particolarmente attivi sul territorio nazionale per quanto riguarda il volontariato: dall’Emilia, dove da anni assicurano il trasporto di persone dializzate dall’abitazione all’Ospedale Sant’Orsola Malpighi di Bologna e viceversa, alle Marche, dove i volontari effettuano attività di clownterapia presso R.S.A. alla Toscana dove i volontari A.N.L.A. sono attivi nell’ambito culturale con la creazione di premi letterari e mostre o ad altre regioni italiane dove i volontari assicurano un servizio prezioso che consente di mantenere aperte mostre e rassegne culturali. “Gli anziani in Italia sono essi stessi un valore per il contributo che ancora possono assicurare alla vita sociale. Auspichiamo che il nostro Paese possa assicurare alla terza età quella qualità della vita che consenta all’anzianato attivo di continuare a contribuire alla crescita dell’Italia” conclude il presidente Zappi.

Staffetta generazionale, meglio guardare altrove

Roberto PerottiRoberto Perotti, docente universitario,  co-direttore del Journal of the European Economic Association, e Research Fellow presso il Center for Economic Policy Research, in un interessante articolo dal titolo “Disoccupazione, altro che staffetta generazionale. Ridurre le pensioni alte” qui consultabile, prende in esame le posizioni di alcuni economisti e di alcuni sindacalisti sul problema dell’età pensionabile e del suo innalzamento, sulla disoccupazione giovanile e sulla “staffetta generazionale”.

Scrive Perotti: “In ultima analisi, il problema della staffetta è un gatto che si morde la coda. Ridurre l’età pensionabile favorirebbe l’occupazione dei giovani nel breve periodo, ma aumenterebbe le tasse e i contributi che ogni occupato (inclusi i giovani) dovrebbero pagare, sia per pagare gli incentivi necessari per far funzionare la staffetta, sia per pagare  le pensioni dei lavoratori che di fatto vengono pre-pensionati. Ciò aumenterebbe il costo del lavoro, e dopo poco la disoccupazione aumenterebbe nuovamente“.

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