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Un’idea di Europa

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) Una festa sempre in sordina quella del 9 maggio, la Festa dell’Europa,  che ricorda il giorno del 1950 quando Robert Schuman, allora ministro degli Esteri francese, presentò il piano di cooperazione economica ideato da Jean Monnet per la creazione di una Comunità europea del carbone e dell’acciaio, la CECA, prima di una serie di istituzioni europee sovranazionali che avrebbero condotto a quella che  oggi chiamiamo “Unione europea”.  Un’esperienza politica che va preservata e difesa dalla nostra generazione che ancora,   attraverso il racconto dei padri, sa cosa sia stata  la guerra, le distruzioni, le dittature, le frontiere, i passaporti…

Bandiera dell'Unione Europea

Bandiera dell’Unione Europea

L’Europa è l’unico laboratorio  al mondo che  ha mostrato come il metodo cooperativo possa dare buoni risultati per la  ricerca condivisa di beni comuni, che esiste una sovranità più sicura che va oltre i confini nazionali, e una cittadinanza europea che nulla toglie all’ appartenere ad una patria, anzi la rende più preziosa. È la nostra unica  chance per essere protagonisti nella globalizzazione  che verrà dopo  la pandemia, che sperabilmente vorremmo  più rispettosa della dignità delle persone e più attenta all’ambiente. I nostri figli, i nostri nipoti non si rendono  conto di cosa fosse   prima l’Europa: per andare in Francia o passare il  Brennero dovevi sottostare  al controllo dei documenti. Oggi i ragazzi, noi stessi, pandemia permettendo, attraversiamo il confine  in auto o in treno senza mostrare alcunché, arriviamo a Parigi con un volo Low Cost e ci sottoponiamo alle  medesime procedure  in atto a Fiumicino o a Linate per un volo nazionale.  E poi che dire del milione di giovani che hanno partecipato al progetto Erasmus o al servizio civile europeo, ai master frequentati a Berlino, a Barcellona, a Lisbona? E che dire dei giovani europei iscritti alle  università italiane? È questa l’Europa che hanno trovato i nostri giovani.

Tutto bene? Saremmo ingenui se nascondessimo le difficoltà. Le crisi di questi decenni, non ultima la pandemia, hanno acuito le fragilità della costruzione europea; le disuguaglianze fra gli Stati e dentro  gli stessi Stati sono aumentate, sono cresciuti rabbia e risentimenti un po’ dappertutto. il tedesco dell’est che se la prende con quello più ricco,  il cameriere olandese  che deve competere con quello polacco, il francese delle periferie che si ribella alle  élite metropolitane,  gli italiani impoveriti e precari che giudicano la propria  classe dirigente egoista e da mandare a casa,   i cittadini dell’Est europeo   che riscoprono l’identità religiosa per costruire muri. Che dire della questione migratoria tuttora irrisolta e in carico solo ad alcuni, noi tra questi?

Siamo dentro questo tempo, la Commissione UE ha scelto  di dare una risposta potente e mai vista prima per rispondere alla recessione e contrastare disuguaglianze e disoccupazione. Il Piano Nazionale di  Ripresa e Resilienza, a disposizione anche per l’ Italia,  è una occasione forse unica per avviare una trasformazione profonda del  paese e dare un nuovo impulso  alla costruzione europea. La nostra generazione non è uscita di scena: noi siamo parte di questa storia, a noi spetta il compito di dare sicurezza, incoraggiare la speranza, mostrare di  non aver paura nel futuro. Non sentiamoci fuori gioco o a bordo campo.

P.S. Nel 2019 abbiamo vissuto una esperienza associativa molto bella passando una settimana a Gerusalemme, i ricordi sono ancora vivi, giorni sereni di amicizia in una terra votata per la pace ma da decenni in guerra.  Con il cuore pesante  assistiamo alle violenze di sempre. E preghiamo per la riconciliazione.

ANLA, Basilica del Santo Sepolcro, Gerusalemme, novembre-dicembre 2019

ANLA, Basilica del Santo Sepolcro, Gerusalemme, novembre-dicembre 2019