Archivio della categoria: #iorestoincasa

Le pagine web del Ministero della Salute

Ricordiamo che sulla pandemia il Ministero della Salute sul suo sito web ha dedicato una sezione ad hoc raggiungibile cliccando qui.

Importante verificare periodicamente le informazioni presenti, tra l’altro è anche possibile, tramite un link al ministero dell’interno, scaricare il modulo per l’autocertificazione da utilizzare negli spostamenti necessari, perché ricordiamolo, dobbiamo restare in casa.

E’ presente anche un recente articolo sull’attività fisica in casa per gli Over 65 in epoca di Covid-19 contro i rischi della sedentarietà dove gli esperti del Ministero scrivono: “Soprattutto negli anziani l’esercizio fisico è particolarmente importante perché oltre a favorire un buon funzionamento del sistema muscolo-scheletrico aumenta il benessere psicologico e la percezione dell’autoefficacia personale, essenziali nella gestione dello stress e dell’ansia e tensione che la situazione attuale può determinare” e seguono alcuni consigli dell’ISS su attività ed esercizi fisici per gli over 65 che possono essere letti cliccando qui.

Numerose le informazioni presenti e aggiornate. Particolarmente interessante sono le false notizie sul Covid – 19, le bufale, puntualmente smascherate o almeno ridimensionate dal Ministero della Salute. Dall’acqua del rubinetto al bagno con l’acqua bollente, dalle mascherine fatte in casa agli essiccatori ad aria calda per le mani… insomma leggetele cliccando qui. Ci farà sicuramente bene conoscere maggiormente la situazione.

Finalmente Festa! Prima puntata

(di Roberta Greco) Pasqua è ormai alle porte e anche quest’anno ci tocca la grande consueta abbuffata prima di entrare in fissa con la prova costume. Questa è una piccola raccolta di piatti tradizionali del nostro bellissimo Paese 

A Napoli per Pasqua le ricette del menù del pranzo sono all’insegna della tradizione più antica. Si comincia con un ricco antipasto di salumi e formaggi tipici della regione: ricotta salata, provolone, salame tipo Napoli, mozzarelle di bufala, capocollo, pancetta, uova sode che si presentano già affettati in tavola su un grande tagliere dal quale ogni commensale può servirsi a suo piacere. Si prosegue con il casatiello. Una torta salata ripiena di salumi e formaggi e uova sode. Ovviamente il casatiello può, anzi, deve accompagnare i salumi e i formaggi del piatto beneditto. Il casatiello in genere si prepara la sera del Venerdì Santo e si lascia lievitare l’intera nottata, per poi cuocerlo il sabato seguente.

Pizza rustica, Casatiello Napoletano

Pizza rustica, Casatiello Napoletano

Eccoci poi ai primi piatti: la minestra maritata e a seguire la pasta al forno. Anche queste sono preparazioni abbastanza lunghe, soprattutto la minestra però il loro sapore ripagherà del tempo speso in cucina.

Il secondo di carne ossia il capretto al forno con piselli è legato come sempre alla tradizione soprattutto nel nome perché viene chiamato anche ‘o Ruoto proprio perché è cotto al forno in una teglia di forma circolare – il ruoto appunto.

Per contorno i carciofi mammarelle in pinzimonio oppure indorati e fritti.

E infine non poteva mancare il gran finale con la pastiera.

In Sicilia. In tutte le case dei catanesi quando si prepara il primo piatto pasquale non manca mai la pasta co sugu di l’Agneddu oppure la pasta co aggrassato di agneddu. Si tratta di due versioni differenti, la prima versione è un sugo di agnello mentre la seconda si tratta di uno stufato di agnello. Entrambe le versioni sono accompagnate necessariamente da contorno che sono patate al forno e carciofini arrostiti.

Come secondo le impanate ragusanel’agnello aggrassato o il cosciotto d’agnello al forno.

A Ragusa il Venerdì Santo viene lavorata la carne dell’agnello, per poi gustare le ossa, quindi il cibo più povero, il sabato, e godersi le impanate e i turciniuna (preparati con le interiora) la domenica.

Le impanate di agnello sono uno dei cibi pasquali più tipici di Ragusa, sono una sorta di focacce ripiene di carne d’agnello, in cui la carne viene cotta direttamente all’interno dell’impasto. Alcune famiglie mangiano le impanate già il sabato di Pasqua, altre invece aspettano la domenica (perché il sabato si spolpano le ossa dell’agnello), senza dimenticare di portarsele fredde alle scampagnate di Pasquetta. C’è chi prepara le impanate mettendo i pezzi d’agnello con le ossa all’interno e chi invece preferisce mettere la polpa disossata.

L’agnello aggrassato è una preparazione in umido, una sorta di spezzatino arricchito con le patate, ed è proprio lo sfarinarsi delle patate tipico di questa preparazione che rende l’aspetto dell’agnello “aggrassato”.

Un piatto molto apprezzato dai catanesi è u’ pastieri. Si tratta di una focaccia spesso utilizzata anche come antipasto fatta con pasta di pane e strutto ripiena di un impasto fatto di interiori di agnello tritata, carne di agnello cruda tritata, caciocavallo grattugiato, pepe, sale, prezzemolo, brodo di interiore e uova.

Per i dolci c’è la torta pasqualina, composta da sottili strati di un impasto non lievitato a base di farina, acqua e olio, e da un goloso ripieno a base di ricotta (la ricetta è ligure ed al posto della ricotta servirebbe la prescinseua, praticamente impossibile da trovare in altri posti), uova ed erbe.

Le cassatelle di ricotta ragusane, che sono molto diverse dalla cassata siciliana conosciuta in tutta Italia, sebbene abbiano in comune la ricotta come ingrediente base, hanno una base che somiglia un po’ a una frolla, ma fatta con lo strutto, e sono ripiene di ricotta fresca vaccina aromatizzata con la scorzetta di limone, anche se ormai se ne vedono anche in versioni più “moderne” con aggiunta di gocce di cioccolato.

I biscotti quaresimali. Si tratta di un dolce caratteristico di Catania che viene preparato con ingredienti tipici siciliani come le mandorle ed i pistacchi. L’impasto da infornare si ottiene con mandorle tritate mescolate con frutta candita, zucchero, uova e farina. Una volta sfornati vengono poi ricoperti di gomma arabica e granella di pistacchio.

#andratuttobene

I rapporti personali

(di Antonello Sacchi) Durante questa epidemia ho visto concretizzarsi nel senso peggiore l’antica massima latina, mutuata da Plauto, “homo homini lupus”: il contagio si diffonde da uomo a uomo, in un certo senso è il mio prossimo il mio potenziale nemico proprio perché potenziale untore. Untore fisico, perché possibile veicolo del virus. Untore psicologico perché possibile propagatore di malumore o di paura, o più banalmente di fake news, una volta si diceva di notizie inventate. A proposito, perché indugiare su immagini di morte o di grande criticità fisica quando  purtroppo queste possibili situazioni ci sono ben note?

Tramonto a Bordighera (si ringrazia l'Amministrazione Comunale per le immagini messe a disposizione)

Tramonto a Bordighera (Immagine di repertorio)

 

Poi però vedo persone che, bardate di mascherina e guanti, nel rispetto delle norme indicate dall’Autorità,  portano cibo e bevande a uno sconosciuto che non ha casa, a un anziano che vive da solo nel suo appartamento, o semplicemente fanno il loro lavoro perché la vita nelle nostre case possa proseguire. Allora comincio a pensare che alla fine di questa epidemia, perché finirà e speriamo ciò avvenga il prima possibile, ci ricorderemo di tante cose prima di andare a ballare nelle piazze come accadde alla fine della seconda guerra mondiale. Penseremo ai nostri cari che ci hanno lasciato, e ognuno di essi è mio familiare perché siamo veramente tutti fratelli e non lupi gli uni per gli altri, ci ricorderemo dei nostri medici e di tutto il personale sanitario che sta lottando per la salute di tutti, ci ricorderemo che non è scontato godere di un tramonto al mare, di una passeggiata nei boschi, o di un giro per le nostre meravigliose città Agostino parlava di “miracula quotidiana” a proposito del fatto che non è scontato nulla, neanche del fatto che gli alberi possano crescere… ecco cerchiamo di recuperare la dimensione dello stupore vedendo con occhi nuovi ogni cosa che prima dell’epidemia ci sembrava scontata, nostra di diritto, banale. La vita non è mai banale, e soprattutto non è un nostro diritto ma un bene da rispettare. Cerchiamo di pensare positivo, perché dovremo ripartire come Paese e come famiglie, con un po’ più di semplicità e meno retorica, anche e soprattutto nei rapporti umani, imparando a non prenderci troppo sul serio e a non arrogarci diritti. Quanto ci sembrano lontane ora certe cose…

Se volete sfruttare questo periodo anche per la lettura, vi segnalo un libro, rigorosamente in formato e-book. Sono le Confessioni di Sant’Agostino. Non storcete il naso pensando a un racconto agiografico… leggetelo anzi appassionatevi all’avventura umana di questo grande intellettuale vissuto a cavallo dei sec. IV-V in un momento in cui il mondo antico segnato dalla grandezza di Roma, crollava e si stentava a vedere un nuovo orizzonte. Leggetelo perché Agostino voleva una sola cosa, essere felice, e in questo libro racconta quanto gli è costato e cosa è per lui la felicità.

Maggior attenzione per le persone più deboli

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca: “Dobbiamo cominciare a pensare a un nuovo modello di welfare per il nostro Paese. Non attendiamo la fine dell’emergenza, che ci auguriamo comunque che avvenga presto, perché è nelle emergenze che si deve verificare la tenuta dello Stato sociale”.

Il presidente nazionale Edoardo Patriarca

Il presidente nazionale Edoardo Patriarca

 

Guardiamo con preoccupazione all’evoluzione della pandemia nel nostro Paese non tanto per quel che riguarda le misure di contenimento messe in atto, che forse in alcuni casi potevano essere più drastiche, quanto invece per la tipologia delle persone colpiteafferma il presidente nazionale di ANLA Edoardo PatriarcaCi riferiamo a tutta quella fascia di persone “deboli” che rischiano più degli altri per una duplice difficoltà, fisica e ambientale. Penso in primo luogo agli anziani ospiti delle RSA: i recenti casi in Lombardia e nel Lazio hanno evidenziato come questo sia uno degli ambiti sociali più delicati e bisognosi di immediata attenzione per la salute degli ospiti in primo luogo e per le famiglie dei loro cari. Non basta l’auto isolamento come è stato attuato tempestivamente nella maggior parte dei casi: occorre una supplementare attenzione da parte delle autorità per quel che concerne presidi, attrezzature, norme che possano garantire la sicurezza sia degli ospiti che delle persone che di loro si prendono cura. Altro ambito dove occorre  porre maggiore attenzione riguarda le famiglie con persone differentemente abili o gravemente malate e ospitate in casa che hanno bisogno più di altri di accompagnamento nella quotidianità di questi giorni. Uniamo la nostra voce a quella delle altre Associazioni  nel lanciare un grido di allarme: pensiamo alle famiglie in cui i genitori anziani si ammalano e non sono in grado più di aiutare i figli che da loro dipendono. Non basta in questi casi la pur generosa presenza dei volontari, occorre dar vita a un aiuto più strutturato. Ricordiamoci sempre dei più deboli, a cominciare dai nostri anziani, essi sono la forza della catena che unisce tutti noi”.

Il presidente Patriarca sottolinea un ulteriore punto: “Dobbiamo cominciare a pensare a un nuovo modello di welfare per il nostro Paese. Non attendiamo la fine dell’emergenza, che ci auguriamo comunque che avvenga presto, perché è nelle emergenze che testiamo la tenuta e la qualità  dello Stato sociale. La rete preziosa del gran cuore degli italiani, il volontariato, non si è fermata e nel rispetto delle norme diramate continua a dare una mano a chi è nel bisogno. Anche questa sia un’ulteriore occasione di riflessione per portare a termine la riforma del Terzo Settore”. E guardare avanti, a nuovi modelli di welfare comunitario già in atto e che vanno sostenuti con più decisione.

Spiritualità

Oggi la parola che vi propongo è SPIRITUALITÀ.

Sono stati quasi 5 milioni le persone che hanno partecipato al rosario di alcuni giorni fa, dati che hanno stupito alcuni commentatori. Un appuntamento che ha riguardato solo i credenti cristiani? Segno di una diffusa paura, di un timore che attraversa la vita e al quale non sappiamo dare una risposta? Il rifugio verso la religione “oppio dei popoli”? O qualcosa di più, una domanda interiore forse inespressa, confusa nella fretta della vita quotidiana, e che oggi riemerge nella quaresima civile che stiamo vivendo, mai così lunga?

La spiritualità appartiene strutturalmente alla dimensione umana, attraversa tutte le civiltà, persino quelle preistoriche, e ha trovato una molteplicità di risposte stupefacente. Nella fede per chi crede, e per coloro che non credono nella passione e nella dedizione a servizio dell’umanità. Nella mia vita ho imparato tanto da amici e amiche non credenti, mi comunicavano una “rassegnazione” però mai triste, interrogativa, su chi siamo e dove stiamo andando. La “certezza” della mia fede mi costringeva a reincontrare il mistero della vita, e le domande che ancora non trovano risposte.

E oggi, nella lunga quaresima dovuta al coronavirus, riscopriamo le dimensioni spirituali spente e sottaciute dal pensiero efficiente, tecnocratico , dell’algoritmo che risolve tutto, delle biotecnologie che vorrebbero spiegarci cosa sia la felicità, la tristezza, l’amore.

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca

Di fronte alla fragilità, alla morte che si fa presente così terribile, aliena, sconosciuta tanto da impedirci di salutare i nostri morti, di poterli accompagnare, non abbiamo parole, siamo ammutoliti. O forse no. Forse in questi giorni emergono le risorse interiori preziose che ci appartengono da sempre, ma vissute più nella dimensione doveristica che nella prospettiva del gesto del dono e della gratuità libera e creativa. “Faccio questo perché penso sia giusto, buono e bello. Punto. Poi giungerà la legge che mi aiuterà a mantenere gli impegni di fronte alla comunità. Ma questo verrà dopo. Prima ho scelto in libertà.”

E così come credente comincio a sentire la mancanza della mia domenica, di comunicarmi, di scoprire che quel rito è una necessità interiore. Sento la mancanza di alcuni gesti per noi banali ma che oggi comprendiamo come “riti spirituali”: un abbraccio, un sorriso, la premura e la cortesia, le chiacchierate notturne a parlare dei massimi sistemi. Sento che la fragilità e la morte attendono una risposta, mai definitiva, mai certa, sempre inquieta e un po’ spaventata. Da cercare.

Mi ha molto colpito l’invito del vescovo di Bergamo fatto ai credenti e non, ai medici e infermieri delle terapie intensive, a compiere un gesto di benedizione verso le persone che muoiono sole. Un gesto di grande umanità, un amore smisurato per gli uomini, per la loro dignità, per un corpo inanime eppure persona. Possiamo ripartire da qui. Benedire sta per dire-bene.

Sulla cresta dell’onda sonora

(di Umberto Zanarelli)

in qualità di musicista professionista mi è stata offerta la possibilità di partecipare al grande coro che mai come in questo periodo ci vede tutti uniti per far fronte come sappiamo alla grave emergenza sanitaria che sta coinvolgendo tutto il mondo. Non siamo che infinitesimali granelli di sabbia indifesi, ma ciascuno con la propria anima, con i propri sentimenti e con le proprie emozioni. Oltre a seguire le indicazioni che ci vengono comunicate dagli esperti in materia ed oggi forzatamente costretti per giusti scopi precauzionali a rinunciare ai nostri abituali comportamenti, come smarriti, siamo quotidianamente alla ricerca di un qualcosa per meglio trascorrere il tempo vissuto tra le pareti domestiche e che possa apportare al nostro spirito un po’ di buon umore. Ascoltare musica, per esempio potrebbe essere una giusta scelta.

Rilassare e ascoltare musica

Rilassare e ascoltare musica

La musica unisce i popoli, e ciò ci è stato dimostrato attraverso i flash mob avvenuti in tutte le città come simbolo appunto di unione, quell’unione che ci fa sentire più forti. La musica ha capacità terapeutiche – studi scientifici hanno dimostrato come le sue vibrazioni siano in grado di sollecitare gran parte dei nostri organi, rallentare la frequenza cardiaca, abbassare la pressione sanguigna e diminuire l’ormone dello stress. La musica è capace di condurci in un’altra dimensione, nel sogno, nell’immaginazione dirottandoci così da brutti pensieri come quelli che in questo particolare momento alimentano le nostre paure a causa di un “nemico invisibile” – quindi, perché non ascoltare la Cantata n. 147 di Bach capace di elevare il nostro spirito, oppure una delle Sinfonie o Concerti per pianoforte e orchestra di Mozart atti a trasmetterci serenità, oppure le Quattro stagioni di Vivaldi per riappropriarci del nostro contatto con la Natura? Questi sono soltanto alcuni dei suggerimenti, soggettivi forse, ma visto che la musica agisce come distrazione favorendo al contempo l’esplorazione delle nostre emozioni, lascio anche a voi decidere di ascoltare ciò che più sarà consono al vostro momentaneo stato d’animo. Non deve trattarsi esclusivamente di musica classica o operistica, ma ciò che mi preme suggerirvi, è: per quanto vi sarà possibile, ascoltate musica!

#iorestoincasa… e facciamo…

(di Annalisa Gatti)  Cura delle piante da interno 

Amavo il sabato e la domenica per via di quei risvegli pigri e assonnati che mi facevano ciabattare fino in soggiorno, sorseggiando il mio caffè; guardavo con occhi pieni di orgoglio le mie belle piante che vicino alle finestre godevano del tiepido sole che le illuminava. In particolare le orchidee che di anno in anno fioriscono senza che io abbia per loro accorgimenti particolari. Purtroppo da qualche settimana le mattine assomigliano tutte a quelle del weekend, non c’è il suono della sveglia che ti obbliga al risveglio, non c’è la colazione veloce e la corsa verso il lavoro che mi attende. La prima settimana di stop il mio orologio biologico continuava a svegliarmi e farmi fretta, le giornate mi sembravano lunghissime e difficili da riempire; ora che sono passate quasi tre settimane mi sono abituata a una calma diversa da quella del fine settimana, una calma che è un misto di pazienza, attesa e speranza. Stando ubbidiente a casa come la maggior parte di noi, cerco di vedere nelle piccole cose di ogni giorno, nei gesti quotidiani, tanti piccoli grandi doni. In effetti, poter osservare senza fretta il proprio soggiorno, i volti delle persone care che ti sorridono nelle foto incorniciate, i soprammobili che hanno tutti una storia da raccontare, le proprie piante più o meno rigogliose …… togliere con calma le foglioline secche, passare lo straccetto umido per togliere la polvere dalle foglie… ma chi lo faceva prima? Era uno spazio rubato a un week di brutto tempo. In queste strane giornate cerco di vedere cosa posso fare di buono, di utile, di bello, qualcosa che possa farmi stare bene, perché poi il bene è contagioso forse più del nostro invisibile nemico.

Orchidea, cura della casa

Orchidea, cura della casa

Non ho il pollice verde, però con le orchidee ho grandi soddisfazioni, inaspettatamente fioriscono e sono bellissime. Per questo vorrei dare qualche piccolo, semplice consiglio a chi, come me, non sa proprio come muoversi con questo fiore bellissimo ma particolare. Vorrei suggerire come prima cosa di fare molta attenzione all’esposizione: le orchidee hanno bisogno di luce solare, forte ma indiretta, per crescere bene. Se il sole è diretto, meglio che stiano dietro una tenda trasparente, in modo che non vengano bruciate. Per fiorire hanno bisogno di ricevere tanta luce. Usare vasi, meglio se trasparenti, con fori di drenaggio e utilizzare un sottovaso. Il terriccio deve essere a drenaggio veloce, tipo corteccia o sfagno (muschio filamentoso che mantiene la corretta umidità per le radici, non richiede numerose innaffiature, non fa assorbire l’acqua in eccesso). Per quanto riguarda le annaffiature io mi regolo così: cerco di mantenere la terra sempre umida, mai troppo bagnata, mai acqua stagnante nel sottovaso. Cerco di pulire le belle foglie verdi ogni tanto con un panno bagnato di acqua e qualche goccia di latte. La gran parte delle orchidee coltivabili in appartamento sono di origine tropicale, quindi sono adattate al clima caldo e umido e allora quando fa davvero caldo, vaporizzo le foglie con acqua, stando attenta a non toccare i fiori che, ho letto, si possono macchiare. Controllate spesso le foglie della vostra orchidea: se diventano gialle o ricoperte di macchioline, la pianta è esposta a troppo sole; se invece assumono una colorazione che tende troppo al verde scuro, la luce va aumentata, perché insufficiente. Se la pianta non da fiori si può aiutare a produrre nuovi boccioli semplicemente accorciando lo stelo, tagliandolo con delle semplici forbici o delle cesoie, almeno a 1 centimetro sopra il “nodo”. Se il vaso è diventato troppo piccolo o se notate radici danneggiate o muffa è il momento di rinvasare. Di solito si fa in autunno ma si può praticare anche a inizio primavera, l’importante è che non ci siano fiori. In genere vanno rinvasate ogni due o tre anni.

Le piante d’appartamento comunque sono tutte da osservare con attenzione: la polvere le attacca, le correnti d’aria le danneggiano… in questi giorni a casa abbiamo più tempo e forse possiamo dedicare loro un poco di più di cure. Ecco qualche breve suggerimento: come fare per avere un fogliame bello e lucido? La polvere e lo sporco ostruiscono i numerosi stomi e il risultato sarà la crescita più lenta e la salute che ne risentirà, il fogliame sarà inoltre più opaco. Per le piante a foglia grande tenete ferma la foglia con una mano e con l’altra passate un panno umido o una spugna, ogni dieci giorni circa. Per quelle a foglia piccola, la cosa migliore da fare è vaporizzare (è bene lasciar riposare l’acqua o metterla a bollire, per poi farla raffreddare prima di utilizzarla); oltre ad aumentare l’umidità si riuscirà ad allontanare anche la minaccia di attacchi di parassiti. Le piante dalle foglie vellutate sono molto delicate e trattengono molta polvere, il miglior modo per eliminarla è quello di passare dolcemente un pennello; per le piante pungenti invece utilizzate il phon con aria fredda a una distanza di 15 cm. Per lucidare le foglie? Io utilizzo una soluzione di acqua e latte, ¾ di latte e ¼ di acqua. Basterà strofinare delicatamente un panno di cotone imbevuto con la soluzione indicata e le foglie appariranno da subito bellissime.

Certamente questi accorgimenti richiederanno un poco di tempo e di pazienza ma le piante a loro modo ringrazieranno.

Quaresima in tavola… 3° puntata!

(di Roberta Greco) LA FRITTURA

La frittura è un intelligente trucco affinato nei luoghi dove l’osservanza ai precetti era ferrea, per rendere più gustosi i magri ingredienti consentiti nel digiuno pre-pasquale, per lo più verdure, ma anche polente, impasti dolci e salati, pesci. Se proprio bisognava rinunciare all’opulenza della carne, meglio ingegnarsi a creare pastelle per insaporire tocchetti di pesce e vegetali, da tuffare in olio bollente.

Frittura di calamari

Frittura di calamari

Proprio ai quattro tempora (che sono quattro distinti gruppi di giorni del rito romano della Chiesa cattolica, originariamente legati alla santificazione del tempo nelle quattro stagioni destinati a invocare e a ringraziare la provvidenza di Dio Padre per i frutti della terra e per il lavoro dell’uomo) è legata una pratica di cucina oggi molto in voga. Si tratta della tecnica di frittura chiamata tempura.

Secondo alcuni etimologisti la tempura giapponese dovrebbe il suo nome alle Quattro tempora, e la sua invenzione si fa risalire al secolo XVI, con i primi contatti tra i giapponesi e i marinai portoghesi che recavano con loro missionari gesuiti; poiché in questo tempo i cattolici mangiavano solo verdure e pesce e si dedicavano alla preghiera chiesero ai locali di preparare loro un piatto adatto alle tempora. Da qui il termine tempura che i giapponesi utilizzano ancora oggi per questo piatto.

Nel 1966 con il decreto Paenitemini di papa Paolo VI i “tempora” sono stati esclusi dai precetti alimentari che regolavano i momenti di astinenza/digiuno ma la tradizione delle fritture è rimasta nelle nostre tradizioni odierne.

QUARESIMA ORTODOSSA

Per i cristiani ortodossi, che seguono il calendario giuliano, la Grande Quaresima è molto più severa.

Cosa non si può mangiare: carne, latte e tutto quello che lo contiene, uova e tutto quello le contiene, pesce, olio d’oliva e vino. Tutti i cibi che non sono consentiti vengono esclusi perché “caldi” o “ignei”: lo scopo è togliere alle passioni questo fuoco che le alimenta dall’esterno per permettere loro di ardere internamente col loro proprio fuoco e perché così possano essere trasmutate e trasfigurate, che è il senso e lo scopo delle varie ricorrenze liturgiche tutte incentrate nella Pasqua di Resurrezione, appunto.

Solo nella settimana dei latticini, in preparazione all’inizio della Grande Quaresima, è consentito il formaggio ed anche le uova.

Domenica delle Palme: licenza di pesce, olio e vino.

Ricette ce ne sono tantissime, ma il cuore è costituito da quelle della Dieta Mediterranea che si è modellata proprio sui canoni alimentari dei Padri nei suoi ultimi 2000 anni di storia. Poi, ci sono le varie coniugazioni: nord-africana, balcanica, europea, magnogreca e pure athonita.

IL NUMERO 40

Il numero 40 è fortemente simbolico e ricorre molte volte nella Bibbia. 40 furono i giorni del diluvio universale, 40 i giorni che passò Mosè sul Monte Sinai, per 40 anni il popolo d’Israele peregrinò prima di arrivare alla terra promessa, 40 giorni in cui Gesù digiunò nel deserto dopo il suo battesimo, 40 i giorni che Gesù trascorse sulla terra dopo la sua resurrezione prima di ascendere in cielo.

Quaresima in tavola… 2° puntata

(di Roberta Greco) Per la tradizione della Quaresima in tavola ora passiamo al centro sud, a Napoli, tra i piatti della Quaresima troviamo la frittata di scammaro, ossia un condimento a base di capperi, pinoli, acciughe e olive nere, utilizzato anche per condire la pasta e anche il Baccalà alla Napoletana che deve essere infarinato, fritto e finito di cuocere ripassandolo nel forno con pomodoro fresco, capperi, olive, pinoli ed uvetta.  Non mancano le specialità romane come il Baccalà in Guazzetto o in Agrodolce.

Ma altrettanto diffusa nel Centro-Sud è la pasta con la colatura di alici, così somigliante – assieme ad alcune salse liguri e alla sardella calabrese – a quel garum di cui erano ghiotti i Romani. Il passo che la separa dalla pasta con le sarde siciliana, in fin dei conti, è assai breve. L’origine della Pasta con Colatura di Alici è antichissima, risale infatti alla cultura greco-romana: la colatura è un liquido ricavato dal processo di salatura del pesce azzurro, tipico della zona campana di Cetara.

Alici di Menaica - Colatura di Alici

Alici di Menaica – Colatura di Alici

Infine i siciliani hanno saputo trasformare ricette apparentemente povere in piatti molto saporiti, come la Pasta con le Sarde, arricchita da finocchietto selvatico, zafferano, uvetta e pinoli.

Mangiar di magro tuttavia non significa necessariamente mangiare senza gusto. Nella ricetta abruzzese del Baccalà Mollicato, il pesce viene lessato, finito al forno e successivamente ben rivestito di mollica.

E i formaggi?

Secondo l’antica dottrina della Chiesa occidentale andavano esclusi (ma via via si è attenuato il divieto), mentre il latte e la panna sono permessi tanto è vero che i maritozzi romani (con uvetta) sono considerati i dolci quaresimali per eccellenza, come testimonia il poeta della seconda metà dell’800 Giggi Zanazzo: “In Quaresima pe’ ddivuzzione se magneno li maritozzi, anzi c’è cchi è ttanto divoto pe’ magnalli che a ccapo ar giorno se ne strozza nun se sa quanti”. E si accompagnano alla panna.

Anche per la ricotta, che è un latticino ma non un formaggio c’è via libera e infatti si riempiono i classici ravioli di magro, unendola a erbette, bietola o spinaci.

In generale tutta la pasta, fresca e secca, ripiena di erbe, era perfetta per i periodi di magro, perché saziante, gustosa e del tutto vegetale. Unita a verdure o semplicemente unta da olio al profumo d’aglio godeva del benestare delle gerarchie ecclesiastiche. Non a caso gli gnocchi di semolino alla romana sono citati da Pellegrino Artusi nel menu quaresimale.

Pellegrino Artusi, il più famoso gastronomo d’Italia e della Romagna, nel suo libro La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, presenta degli spaghetti di Quaresima che, afferma, normalmente vengono serviti in Romagna. Si tratta di spaghetti conditi con zucchero, noci, pan grattato e spezie! L’Artusi elenca la ricetta tra le minestre:

Pestate delle noci framezzo a pangrattato, uniteci dello zucchero a velo e l’odore delle spezie e, levati asciutti gli spaghetti dall’acqua, conditeli prima con olio e pepe, poi con questo pesto a buona misura.”

Inoltre, presta dovizia di particolari a raccontare i tortelli di ceci, “un piatto che si usa fare in Quaresima”, spiega (ravioli di pasta all’uovo ripieni di una farcia dolce di ceci e castagne, poi fritti).

E i dolci solo se morigerati…

Una ricetta “di magro” tipica fiorentina è costituita dal pane di ramerino, dolce preparato con farina, olio, rosmarino, uva passa e zibibbo. Tra i dolci, sia in Liguria che in Toscana sono diffusi i quaresimali. Quelli liguri, sembra siano stati inventati in un convento di Genova da un gruppo di suore che voleva incoraggiare il rispetto dell’astinenza dai grassi. Si preparano infatti con pasta di mandorle, zucchero, acqua di fiori d’arancio, albume d’uovo, farina, semi di finocchio, confezionati a forma di piccole ciambelle e guarniti con zucchero al gusto di maraschino, pistacchio, limone o caffè. I quaresimali toscani sono invece più semplici, biscotti all’uovo con zucchero e cacao in polvere a forma di lettere dell’alfabeto.