Archivio della categoria: Istituzioni

Le famiglie in Italia

(di Antonello Sacchi) La famiglia è stata questa settimana al centro del dibattito sociale in Italia. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione della Giornata internazionale della Famiglia, che si celebra il 15 maggio, ha dichiarato: “La famiglia è nucleo vitale della società. L’art. 29 della Costituzione ne riconosce espressamente il carattere di società naturale preesistente allo Stato e ne afferma i diritti. Luogo di condivisione e trasmissione dei valori, segna il rapporto tra le generazioni ed è al centro dello sviluppo dei sentimenti della comunità, oltre a rappresentare elemento centrale della sua continuità” e, contestualizzando la ricorrenza nell’attuale epoca segnata dalla pandemia, ne evidenzia la centralità per effettuare un’efficace ripartenza del nostro Paese.

Papa Francesco, intervenendo agli Stati Generali della Natalità celebrati a Roma il 14 maggio, oltre a ricordare il ruolo dei nonni, “E quanti sacrifici sono richiesti ai nonni, vere scialuppe di salvataggio delle famiglie! Ma non solo: sono loro la memoria che ci apre al futuro” ha indicatro tre parole “utili” per una rinnovata primavera: dono, sostenibilità, solidarietà. Ha detto il Papa a proposito della prima: “Il coraggio di scegliere la vita è creativo, perché non accumula o moltiplica quello che già esiste, ma si apre alla novità, alle sorprese: ogni vita umana è la vera novità, che non conosce un prima e un dopo nella storia. Noi tutti abbiamo ricevuto questo dono irripetibile e i talenti che abbiamo servono a tramandare, di generazione in generazione, il primo dono di Dio, il dono della vita”. Per quanto riguarda la sostenibilità: “Non saremo in grado di alimentare la produzione e di custodire l’ambiente se non saremo attenti alle famiglie e ai figli. La crescita sostenibile passa da qui”. Infine sulla solidarietà, che deve essere generazionale e strutturale: “Sono indispensabili una politica, un’economia, un’informazione e una cultura che promuovano coraggiosamente la natalità”.

Il Presidente del Consiglio Mario Draghi, intervenendo anch’egli agli Stati Generali della Natalità ha ricordato: “Per decidere di avere figli, ho detto spesso che i giovani hanno bisogno di tre cose: di un lavoro certo, una casa e un sistema di welfare e servizi per l’infanzia. In Italia, purtroppo, siamo indietro su tutti questi fronti” e ha spiegato: “Un’Italia senza figli è un’Italia che non ha posto per il futuro è un Italia che lentamente finisce di esistere. Quindi per il Governo questo è un impegno prioritario. Il Governo si sta impegnando come sapete su molti fronti per aiutare le coppie e le giovani donne”.

Un’idea di Europa

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) Una festa sempre in sordina quella del 9 maggio, la Festa dell’Europa,  che ricorda il giorno del 1950 quando Robert Schuman, allora ministro degli Esteri francese, presentò il piano di cooperazione economica ideato da Jean Monnet per la creazione di una Comunità europea del carbone e dell’acciaio, la CECA, prima di una serie di istituzioni europee sovranazionali che avrebbero condotto a quella che  oggi chiamiamo “Unione europea”.  Un’esperienza politica che va preservata e difesa dalla nostra generazione che ancora,   attraverso il racconto dei padri, sa cosa sia stata  la guerra, le distruzioni, le dittature, le frontiere, i passaporti…

Bandiera dell'Unione Europea

Bandiera dell’Unione Europea

L’Europa è l’unico laboratorio  al mondo che  ha mostrato come il metodo cooperativo possa dare buoni risultati per la  ricerca condivisa di beni comuni, che esiste una sovranità più sicura che va oltre i confini nazionali, e una cittadinanza europea che nulla toglie all’ appartenere ad una patria, anzi la rende più preziosa. È la nostra unica  chance per essere protagonisti nella globalizzazione  che verrà dopo  la pandemia, che sperabilmente vorremmo  più rispettosa della dignità delle persone e più attenta all’ambiente. I nostri figli, i nostri nipoti non si rendono  conto di cosa fosse   prima l’Europa: per andare in Francia o passare il  Brennero dovevi sottostare  al controllo dei documenti. Oggi i ragazzi, noi stessi, pandemia permettendo, attraversiamo il confine  in auto o in treno senza mostrare alcunché, arriviamo a Parigi con un volo Low Cost e ci sottoponiamo alle  medesime procedure  in atto a Fiumicino o a Linate per un volo nazionale.  E poi che dire del milione di giovani che hanno partecipato al progetto Erasmus o al servizio civile europeo, ai master frequentati a Berlino, a Barcellona, a Lisbona? E che dire dei giovani europei iscritti alle  università italiane? È questa l’Europa che hanno trovato i nostri giovani.

Tutto bene? Saremmo ingenui se nascondessimo le difficoltà. Le crisi di questi decenni, non ultima la pandemia, hanno acuito le fragilità della costruzione europea; le disuguaglianze fra gli Stati e dentro  gli stessi Stati sono aumentate, sono cresciuti rabbia e risentimenti un po’ dappertutto. il tedesco dell’est che se la prende con quello più ricco,  il cameriere olandese  che deve competere con quello polacco, il francese delle periferie che si ribella alle  élite metropolitane,  gli italiani impoveriti e precari che giudicano la propria  classe dirigente egoista e da mandare a casa,   i cittadini dell’Est europeo   che riscoprono l’identità religiosa per costruire muri. Che dire della questione migratoria tuttora irrisolta e in carico solo ad alcuni, noi tra questi?

Siamo dentro questo tempo, la Commissione UE ha scelto  di dare una risposta potente e mai vista prima per rispondere alla recessione e contrastare disuguaglianze e disoccupazione. Il Piano Nazionale di  Ripresa e Resilienza, a disposizione anche per l’ Italia,  è una occasione forse unica per avviare una trasformazione profonda del  paese e dare un nuovo impulso  alla costruzione europea. La nostra generazione non è uscita di scena: noi siamo parte di questa storia, a noi spetta il compito di dare sicurezza, incoraggiare la speranza, mostrare di  non aver paura nel futuro. Non sentiamoci fuori gioco o a bordo campo.

P.S. Nel 2019 abbiamo vissuto una esperienza associativa molto bella passando una settimana a Gerusalemme, i ricordi sono ancora vivi, giorni sereni di amicizia in una terra votata per la pace ma da decenni in guerra.  Con il cuore pesante  assistiamo alle violenze di sempre. E preghiamo per la riconciliazione.

ANLA, Basilica del Santo Sepolcro, Gerusalemme, novembre-dicembre 2019

ANLA, Basilica del Santo Sepolcro, Gerusalemme, novembre-dicembre 2019

 

Morti bianche

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) Alcuni giorni fa lo abbiamo ribadito  al Presidente Mattarella in occasione del Primo Maggio: lavorare  è scegliere  una vita onesta, è dare ritmo ad una intera esistenza:  la mattina ti svegli presto, quasi sempre compi lo stesso tragitto, incontri i colleghi, prendi posto e lo occupi fino a conclusione dell’attività, poi giunge il tempo della famiglia e  il tempo libero. È la storia di tutti noi, anche di  Luana D’Orazio, vittima del lavoro. Giovanissima, 22 anni, un figlio avuto a 17 anni: non finisce le scuole superiori per l’arrivo di Alessio, di lei i social raccontano immagini piene di gioia, graziosa e fiera, con progetti ancora in bocciolo, un fratello Luca disabile, una mamma e un papà molto presenti.

Non voglio scrivervi  frasi fatte e di circostanza, ma  le morti bianche nel nostro paese sono una vera e propria piaga che non può essere sottaciuta: 1270 nel 2020, 185 nei primi mesi di questo anno, 3 morti al giorno.

La morte di Luana ci costringe a porre lo sguardo su  una realtà lavorativa nascosta ai più; nei commenti di notisti  e commentatori il lavoro è raccontato al futuro:  lavoro leggero e immateriale,  smart e regolato da conference call e riunioni con zoom, webinar su Meet Google e Dad,  con dispostivi sempre   più sofisticati e algoritmi che pianificano tutto. È vero,  c’è anche questo lavoro che porta con sé problemi e sfide  nuove, ma  c’e ancora  il lavoro duro e faticoso. Luana è morta risucchiata e stritolata da una macchina, un orditoio, che ingoia  fili e non ammette distrazioni, come accadeva  a Charlie Chaplin  85 anni fa in “Tempi  moderni”:  le macchine possono ancora mangiare e uccidere uomini e donne.  Il tempo veloce della cosiddetta post modernità,  ahnoi, non è pari al tempo dei diritti che scorre troppo lentamente.  La concorrenza spietata, un tessuto produttivo spezzettato  impone ritmi di produzione serrati, si corre  troppo e sempre per garantire più margini e battere sui tempi i concorrenti. In queste condizioni può giungere la morte.

Leggo dell’ennesima proposta di una commissione di inchiesta parlamentare: per cortesia evitiamo di buttare giù proposte a caso che sanno di spot.  La  storia di Luana merita rispetto, il suo volto,  le parole di  composta dignità  dei suoi genitori sono  un soffio di nobiltà in un  paese che si parla troppo addosso, un chiacchiericcio assordante in un condominio  litigioso e in assemblea permanente.

È giunto il tempo che si riconquisti un equilibrio più saggio tra tutela dei diritti individuali (facili da cavalcare) e diritti sociali troppo spesso dimenticati a vantaggio dei primi.

Una agenda? Si riprenda il Decreto legislativo 81 del 2008: il testo unico sulla sicurezza sul lavoro è stato solo in parte attuato nei capitoli  dedicati alla prevenzione e  scarsamente finanziato,  con un paradosso tragico  molto italico:  spendiamo 3 punti di Pil per interventi ex post a riparare i danni dovuti all’assenza di prevenzione.  Un tavolo sulla sicurezza? Bene, si faccia presto, le proposte di riforma sono già scritte da tempo, basterebbe fare sintesi e attuarle,  a partire dall’accorpamento  dei ruoli ispettivi di Stato,  Regioni,  Asl, INAIL, Inps. Il naufragio dell’Ispettorato nazionale del lavoro è davanti ai nostri occhi.

L’11 ottobre è la giornata nella quale si commemorano i morti sul lavoro: come Associazione ci attendiamo che in quel giorno non si recitino le ennesime litanie ma si possano  contare i passi avanti compiuti nella prevenzione.

Perché il lavoro è vita.

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Festa del Lavoro 2021, intervento del presidente ANLA Edoardo Patriarca

Il video dell’intervento del presidente nazionale di ANLA prof. Edoardo Patriarca durante la celebrazione della Festa del Lavoro 2021 al Quirinale al cospetto del Capo dello Stato. Si ringrazia l’ Ufficio per la Stampa e la Comunicazione del Presidente della Repubblica Settore Video per le immagini gentilmente concesse.

 

Per leggere il testo dell’intervento, occorre cliccare qui

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA)  “In questo Piano c’è in gioco il destino del Paese, la sua credibilità e reputazione come fondatore dell’Unione Europea”. Mario Draghi è intervenuto alle Camere per presentare il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) approvato sabato scorso dopo un lungo Consiglio dei Ministri, e dopo un confronto piuttosto travagliato  con la Commissione europea. Proviamo a spiegare in poco spazio in che cosa consiste il Piano  e perché rappresenta un passaggio decisivo per il futuro del paese.

Anzitutto le cifre stanziate. Parliamo di 248 miliardi sommando i 191,5 miliardi messi a disposizione della Ue, gli ulteriori 26 messi per  la realizzazione di opere specifiche e stanziati entro il 2032 e i 30 già annunciati nei giorni scorsi di risorse nazionali tutte in deficit.  Fuori dal computo le somme del programma React Eu, per altri 13 miliardi ancora.

L’obiettivo generale possiamo riassumerlo  in due obiettivi: riparare i danni economici e sociali provocati dalla crisi pandemica, e finanziare le riforme che da decenni bloccano lo sviluppo del Paese. 6 le missioni del Piano, 39 gli assi di intervento,137 i progetti, 7 le riforme.

Vediamo brevemente le missioni: digitalizzazione per 49,2 miliardi (banda larga in tutta Italia, nuove tecnologie, pubblica amministrazione in cloud); rivoluzione verde 68,6 mld (riciclo, bus e treni locali, ristrutturazione degli edifici, sostegno alla filiera dell’idrogeno, efficientamento della rete idrica); mobilità sostenibile  31,4 mld (treni ad alta velocità, potenziamento delle linee ferroviarie regionali, ammodernamento del sistema portuale, digitalizzazione della catena logistica… ); istruzione  e ricerca  31,9 mld (asili nidi e scuole materne, risanamento edifici scolastici, riforma di orientamento, programmi di dottorato…); inclusione e coesione 22,4 mld (formazione al lavoro, politiche attive, centri per l’impiego, fondo impresa donna, interventi per i più fragili, zone economiche speciali e periferie…); salute 18,5 mld (assistenza territorio, assistenza a casa, telemedicina, attrezzature ospedaliere, fascicolo sanitario elettronico…).

Siamo solo all’inizio, passato il vaglio parlamentare, il Consiglio dei Ministri  dovrà reintervenire sul testo entro il 30 aprile, recependo eventuali indicazioni operative contenute nelle risoluzioni approvate in Parlamento. Poi inizierà  era un vero e proprio tour de force: da maggio a fine anno dovrà  produrre 11 provvedimenti legislativi, tra decreti, riforme e deleghe.

Il primo appuntamento è quello con il decreto semplificazioni che il governo si è impegnato ad adottare entro la prima settimana di maggio, a seguire quello sulla governance e per il reclutamento nella pubblica amministrazione. Poi la sfida immensamente complicata  per la riforma della  giustizia, la legge delega sul fisco, a seguire quella su ambiente e appalti.

Non sarà una passeggiata, ora inizia il tempo della operatività  e sappiamo bene che su questo il nostro paese ha mostrato da decenni le sue fragilità: ritardi, inefficienze, miopi visioni, burocrazia, sprechi e  corruzione. Non ce lo possiamo più concedere, sprecare queste risorse così straordinarie significherebbe consegnare  alle prossime generazioni un paese irreversibilmente in declino , impoverito e senza speranza.

 

 

Salute e scuola, priorità

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) Due passaggi del discorso di mercoledì del Presidente Draghi in Parlamento meritano di essere ripresi da parte nostra.

La denuncia di quanto sta accadendo in alcune Regioni

“Per quanto riguarda la copertura vaccinale di coloro che hanno più di 80 anni, persistono purtroppo importanti differenze regionali che sono molto difficili da accettare. Mentre alcune regioni seguono le disposizione del ministro della salute, altri trascurano i loro anziani in favore di gruppi che vantano priorità, probabilmente in base a qualche loro forza contrattuale. Dobbiamo essere uniti”.

La Corte per parte sua ha ribadito che durante una emergenza nazionale sanitaria le decisioni finali spettano al Governo. Ciò nonostante le anomalie e le discrasie riscontrate in questo anno terribile mettono in luce le differenze che marcano le venti sanità regionali che vanno a discapito della popolazione più fragile, persone anziane e non solo. Una riflessione andrà posta con intelligenza, evitando inutili contrapposizioni o ideologie tardo novecentesche. Lo abbiamo ribadito anche noi di ANLA in questi lunghi mesi: la salute è un bene comune, la vita e la dignità delle persone sono inviolabili e vanno tutelate su tutto il territorio nazionale. Non può più valere il noto refrain secondo il quale in Italia, per vedere tutelati i propri diritti costituzionali (non solo la salute), conta dove nasci. Non è più tollerabile perché a pagare non è la popolazione benestante che può consentirsi le trasferte extra regionali in ospedali di altre regioni, ma le persone più fragili e povere che sono tante, più di quanto si possa immaginare.

Ci ha fatto piacere anche il richiamo alla scuola. 

“Se la situazione epidemiologica lo permette cominceremo a riaprire la  scuola in primis . Cominceremo a riaprire almeno le scuole primarie e la scuola dell’infanzia, anche nelle zone rosse, allo scadere delle attuali restrizioni, ovvero speriamo – sottolineo che è una speranza – di poterlo fare subito dopo Pasqua”.

Classroom

Quante volte lo abbiamo scritto e comunicato che la nostra Associazione, composta in gran parte da adulti anziani-adolescenti, ha a cuore i bambini e le bambine: è nel rapporto intergenerazionale che si gioca il futuro di una comunità. Non vogliamo apparire la generazione dei diritti acquisiti, e contrastiamo lo scontro spesso raccontato dai media tra generazioni. E dunque, presidente Draghi, sì riapriamo le scuole per l’infanzia e le scuole primarie, proviamoci per davvero. La scuola non è solo apprendimento, è scuola di vita, socialità, relazioni vive con gli adulti, uno spazio di libertà. Liberiamo così le famiglie, soprattutto le mamme, da un compito improbabile: il dover contemporaneamente lavorare a casa e al contempo  accudire e seguire i propri figli. La Salute, la tutela dei più fragili, come il diritto allo studio sono entrambi valori irrinunciabili.

Il “next generation” italiano metta in cantiere una infrastruttura forte e diffusa di servizi per l’infanzia

Oggi abbiamo diramato il seguente comunicato stampa a proposito del via libera da parte del Senato al disegno di legge che introduce un unico strumento economico in favore dei figli.

Il presidente nazionale di ANLA Edoardo Patriarca saluta con soddisfazione questo passaggio per il beneficio che ne trarranno le famiglie e quindi il welfare del nostro Paese: “Guardiamo con gioia a ogni provvedimento che vada in direzione di un aiuto concreto e immediato alle nostre famiglie che reggono in questo difficile momento il peso di nuove restrizioni, necessarie ma pur sempre pesanti. Il provvedimento era atteso da anni: si tratta finalmente di una scelta che guarda al futuro. Siamo uno dei Paesi con l’età più avanzata al mondo: se da un lato questo ci rassicura per i progressi dello stato sociale, dall’altro ci preoccupa perché significa che ancora non abbiamo messo in grado le nostre famiglie di avere più figli. Il tema dell’inverno demografico diventa oggi finalmente e concretamente all’ordine del giorno della agenda politica, ora si proceda con i decreti attuativi. E il piano “next generation” italiano a questo punto metta in cantiere una infrastruttura forte e diffusa di servizi per l’infanzia. Come ANLA ci siamo sempre battuti per la famiglia, mattone della comunità: guardiamo con favore alla direzione intrapresa ma auspichiamo che sia percorsa per intero il più brevemente possibile, così che i nonni possano tornare a fare i nonni e non solo i baby sitter per sopperire all’attuale sistema di welfare per niente amico delle famiglie”.

 

Comunicato Stampa – 5×1000 alle Forze dell’Ordine: intervenga lo Stato

In merito alla discussione in Senato di un disegno di legge che amplia il 5 per mille a tutte le Forze di Polizia e ai Vigili del Fuoco, ecco la dichiarazione del presidente ANLA Edoardo Patriarca: “Occorre essere molto chiari in questa delicatissima vicenda. Polizia, Vigili del Fuoco, Polizia Penitenziaria e in generale tutti i corpi di sicurezza dello Stato sono essenziali per la nostra società, per il funzionamento dello Stato, per la tranquillità di noi cittadini. A loro va non solo il nostro plauso ma il nostro fermo incoraggiamento e desideriamo che vengano sempre più potenziati e messi in condizione di operare sempre al meglio. Il punto in discussione non è questo. In Senato si discute di ampliare la possibilità di donare il 5 per mille anche a questi Corpi dello Stato. Noi non riteniamo sia questa la strada opportuna per finanziare al meglio le Forze dell’Ordine, tutte in generale aggiungo io, senza omettere alcun ramo che, per il solo fatto che vigilia sulla concordia civile, è meritevole di attenzione. Noi chiediamo che lo Stato, a cui competono queste Forze, intervenga con una riforma forte, strutturale, solida, continua nel tempo, costante e certa nell’impegno economico, assicurando così l’operato al meglio possibile di queste Forze. In poche parole, lo strumento del 5 per mille non è lo strumento opportuno per dare sollievo economico a questi Corpi dello Stato: la sua natura aleatoria e ogni anno mutevole è l’esatto contrario di una fissità che in questo delicato campo è necessaria.

Altare della Patria with Italian flag - Rome Italy

Si utilizzi allora la fiscalità generale per sostenere queste forze, si proponga un emendamento al DL Rilancio, ma si tenga fuori il 5 per mille nato come strumento per sostenere il Terzo Settore, a cui come Associazione apparteniamo, ribadito e regolamentato con la legge di Riforma; ricordo tra l’altro che stiamo ancora attendendo il decreto attuativo. Il Terzo Settore è vincolato da una infinità di regole per i suoi bilanci, deve rendicontare tutto, misurare l’impatto sociale, fare il bilancio sociale, rendicontare il 5 per mille, così per le raccolte fondi: è giusto che sia così. Lasciamogli però i pochi strumenti che ha a disposizione per esercitare quella sussidiarietà riconosciuta nella Carta Costituzionale, oggi strategica e tanto evocata.

Ribadisco, gli amici delle Forze dell’Ordine hanno bisogno da subito di un intervento strutturale serio, articolato, continuo e certo per operare: aiutiamoli con misure stabili  e definitive da parte dello Stato, non costringiamo i cittadini a intervenire ancora una volta al posto dello Stato”.

Coronavirus, anticipare il pagamento del 5×1000

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca: “Le Associazioni di Terzo Settore potrebbero riprendersi e continuare ad assicurare, nel rispetto delle normative emanate dallo Stato, il loro contributo così prezioso per la vita di tante e tanti cittadini italiani”.

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca

A proposito delle misure economiche allo studio da parte del Governo per contrastare la crisi derivata dalla pandemia di Covid-19, il presidente Anla Edoardo Patriarca interviene con una proposta che, se recepita dall’Esecutivo, aiuterebbe tutto  il Terzo Settore: “In questi momenti così difficili per gli italiani che a memoria d’uomo non hanno mai vissuto  un simile pericolo, la solidarietà cerca di non arrestare del tutto la propria macchina in favore dei più deboli e dei più esposti al rischio, penso ad esempio agli anziani che spesso restano soli e spaventati sia nelle grandi città che nei piccoli centri del nostro grande Paese. Il Governo sta studiando misure straordinarie per l’economia e la vita quotidiana degli italiani che per i prossimi mesi ancora sarà segnata dalla straordinarietà di questo periodo che stiamo attraversando. Come ANLA, come Associazione del Terzo Settore, chiedo al Governo una misura semplice da attuare ma concreta e importantissima: l’anticipo del  pagamento delle competenze del 5×1000 alle Associazioni di Terzo Settore. Normalmente la cifra che i contribuenti italiani mettono a disposizione di queste Associazioni viene fatta conoscere ad aprile e erogata dallo Stato ai soggetti aventi diritto a luglio e agosto. Se questo pagamento venisse effettuato ora e non più a fine estate, le Associazioni di Terzo Settore potrebbero riprendersi e continuare ad assicurare, nel rispetto delle normative emanate dallo Stato, il loro contributo così prezioso per la vita di tante e tanti cittadini italiani. Anche in queste grandi difficoltà, ricordiamoci sempre dei nostri anziani e dare una mano a chi li aiuta può essere un ulteriore mezzo per far ripartire il Paese appena possibile”.

 

Includere, non escludere

La risposta del presidente nazionale di ANLA, Edoardo Patriarca, alla proposta di Beppe Grillo di togliere il diritto di voto agli anziani.

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca

Il dibattito è aperto. Prendiamo spunto dalle parole conclusive del post di Beppe Grillo intitolato “Se togliessimo il diritto di voto agli anziani?” per dire la nostra. Come sempre, ad ANLA non interessano sterili polemiche o rivendicazioni di privilegi ormai anacronistici: alla nostra Associazione, impegnata come è nel quotidiano ogni giorno per risolvere con il volontariato di tanti “over 65” ma anche “under 65” i problemi della gente, interessa dare il proprio contributo per continuare a contribuire alla costruzione del bene comune, concetto di cui si parla sempre meno ma di cui paradossalmente c’è sempre più bisogno.

“Solo al termine della II Guerra mondiale  è stato introdotto in Italia il suffragio universale che ha consentito il voto alle donne rendendo finalmente a tutti libertà di voto” afferma il presidente di ANLA Edoardo Patriarca “Ora la proposta di Grillo introduce il discorso di un voto per età o per generazioni. Anche se l’intento sembra essere nobile, restituire peso a generazioni a parer suo penalizzate dalla loro stessa esiguità numerica, il discorso di Grillo sottende una visione della realtà a parer nostro quanto meno errata. Innanzitutto il concetto di democrazia, che nell’accezione di Grillo è molto più vicino al suo originale significato ateniese – dove però poteva votare effettivamente solo una ristretta percentuale della popolazione – che al significato contemporaneo dove tutti siamo chiamati a dare il nostro contributo decisionale ma soprattutto di pensiero alla cosa pubblica proprio perché interessa tutti e nella democrazia moderna chi ha un voto in più vince. In secondo luogo, la proposta di Grillo ripropone – e lo registriamo purtroppo con una certa delusione – lo stereotipo dell’anziano egoista e consumatore di risorse. Anche se come in ogni cosa non è possibile generalizzare, questa concezione dell’anziano è lontana come affermano le cifre”.

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