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Dare-ricevere-ricambiare

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) È la seconda Pasqua che celebriamo limitati nei nostri movimenti. Le uova di cioccolata, o di altri materiali, che ci scambiamo sono da sempre segno e simboli della vita. Non ci rassegniamo alla tristezza: noi adulti, adulti anziani, noi tutti di ANLA siamo invitati, oggi più che mai, a testimoniare i sentimenti e i valori della vita. Non per rivendicare chissà quale spazio o primazia, ma per rendere conto della speranza che abita da sempre le nostre esistenze, come raccomandava Pietro nella sua lettera:  “Siate sempre pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Ma questo sia fatto con dolcezza, rispetto e retta coscienza”. (1 Pt 3, 15-17)

Come celebrare questa Pasqua, festa della vita piena, della speranza attesa con trepidazione, festa della pace amata nella quotidianità?  Come rendere conto di questa speranza, sì fragile ma che ci  protegge dalla tentazione di lasciarci  andare, o di ammalarci di accidia, o di quel male oscuro che si chiama  solitudine?

Rispondo per parte mia: stiamo dinanzi al futuro!  Accogliamo le incertezze e le fragilità di questo tempo così difficile, nutriamo la speranza che alberga nel nostro cuore ricca non solo di emozioni e sentimenti ma di azioni di futuro praticate ora, qui, nella vita presente.

Una prima azione oggi -  a mio parere  decisiva -   è animare il valore del  “prendersi cura”  delle persone che ci sono accanto e che incontriamo, con sincerità,  accettandone  limiti e fragilità, non nascondendole per timore di essere emarginati o sopraffatti. È una azione che pratica il principio di reciprocità, quella circolarità del dare-ricevere-ricambiare che abbiamo dimenticato e che costruisce fiducia (da fides, legare…)  tra noi, contro una cultura individualistica imperante che spinge a concedere questa “apertura di credito” a chi la pensa come noi e a diffidare di coloro che sono fuori dai nostri schemi di pensiero. Un meccanismo letale che porta al dissolvimento dei legami personali e associativi, al dissolvimento delle comunità e della stessa democrazia. Non solo, l’economia circolare del dare-ricevere-ricambiare riconquista a noi tutti la dimensione del dono che  pur abitando  una parte considerevole della nostra  vita  è stata offuscata  dal pensiero mainstream  che tutto  è  un acquisto e una vendita, un dare e un avere secondo la teoria degli equivalenti. Noi sappiamo che non è così.

Una seconda azione di speranza pasquale è praticare l’arte del rammendo, l’arte del rimettere a posto i cocci: da secoli in Giappone viene praticata l’arte del Kintsugi, la ceramica rotta che i restauratori giapponesi riparano con la polvere d’oro e che diventano preziose sia dal punto di vista economico che artistico. Può accadere anche alle nostre esistenze.  Non spaventiamoci delle fragilità o delle ferite che sopraggiungono: da esse può sorgere nuova bellezza, un’esistenza più resistente e generativa, e più consapevole della  speranza che è in noi  che, per non farla morire, va  donata a chi l’ha persa. Dare-ricevere- ricambiare: solo così staremo dinanzi al futuro, trepidanti e timorosi, un po’ incurvati,  ma sempre aperti ai riverberi di amore  che illuminano le nostre vite. E risorgeremo tutti i giorni. Buona Pasqua.

Pandemia, anno uno

(di Edoardo Patriarca presidente nazionale ANLA) Un anno fa il paese veniva sottratto alla sua vita con il sopraggiungere della pandemia, inizialmente sottovalutata nonostante gli avvisi dei virologi più avveduti. Gli hashtag #andratuttobene #Milanononsiferma, i balconi con il tricolore, l’inno nazionale spopolavano tra i social. Era il Paese della resilienza e della solidarietà. Nel breve tempo la pandemia si è impossessata della nostra vita, ci ha costretto ad una quaresima civile di mesi, ci siamo scoperti soli e malati di solitudine, un’astinenza dalle relazioni che si è fatta giorno dopo giorno più pesante e difficile da sopportare. Pure la nostra fisicità, le nostre mani, l’abbracciarci  hanno subito limitazioni penose, abbiamo inventato una gestualità a gomitate sgraziate e burattinesche, niente a che vedere con le strette di mano, il bacio sulle guance, l’abbraccio a due mani.

La politica non è stata sempre all’altezza: due governi in un anno  nella più grave crisi del dopoguerra a conferma della sua fragilità oramai strutturale, e con un ceto politico in parte lontano e distante dai bisogni delle persone. Noi di ANLA continuiamo a credere nella politica, nella buona politica, un servizio immensamente importante per costruire una società più fraterna e attenta al bene comune. La nostra associazione ha reagito rafforzando la comunicazione interna, la rivista e le newsletter settimanali, sostenendo le numerose  attività  solidali dei gruppi ANLA che hanno continuato ad operare pur nel rispetto delle norme di sicurezza. La Summer School di Castel Gandolfo è stata testimonianza di questa chiamata alla responsabilità e alla vita, al desiderio di esserci, all’amore per le “parole belle”.

È passato un anno: ci apprestiamo a vivere un’altra Pasqua in formato ridotto, abbiamo raggiunta la cifra inimmaginabile di  100 mila vittime, la  generazione della memoria e dei valori che hanno reso grande questo Paese ci ha lasciato, spesso in solitudine.  Una strage pari a quella provocata dalla prima guerra mondiale; non pensavamo  potesse accadere illusi da una “sanità la più bella del mondo” , certi che la scienza e le tecnologie mai avrebbero consentito un epilogo così drammatico. Il pensiero unico nel quale siamo vissuti ci aveva convinto che controllavamo tutto, che possedevamo  il Pianeta e lo potevamo governare. Un virus, piccolo e assassino, ha fatto crollare le nostre certezze arroganti.

Nelle newsletter  abbiamo scritto che questo anno non va dimenticato:  ci aiuterà a ripensare il Paese, a rigeneralo su prospettive più giuste e sostenibili. A questo auspicio occorre però dare gambe e alla retorica del “non sarà più come prima” affianchiamo il nostro impegno di adulti responsabili, che guardano lontano e sanno vigilare. La storia ci insegna a non dare nulla per scontato: dopo la pandemia della spagnola il “non sarà più come prima” si tramutò in una guerra mondiale, la inutile strage come la definì Papa Benedetto XV. Non sono in vista guerre mondiali grazie a Dio, ma non vogliamo un  mondo trafitto dalle ingiustizie e dalle mille guerre. La visita coraggiosa di Papa Francesco (un anziano adolescente di 83anni) ci insegna che si può sperare e che i sogni appartengono anche a noi.