Archivio della categoria: pollice verde

La Guzmania

(di Annalisa Gatti)  La Guzmania è una pianta da appartamento originaria delle zone tropicali e appartenente alla famiglia delle Bromeliaceae.  Il suo habitat naturale è il Sud America o l’India Occidentale dove questa pianta cresce sui rami degli alberi. Ne esistono numerose varietà (più di 100 specie perenni e sempreverdi) differenti per infiorescenze e foglie. In generale però hanno foglie arcuate di colore verde brillante, la coppa centrale è composta da brattee scarlatte o arancio vivo che durano fino a 8 settimane; ha piccoli fiori gialli o bianchi, raggruppati in spighe o pannocchie, con fioritura invernale. Le foglie sono simili a nastri e tendono a perdere colore mano a mano che la brattea si sviluppa. Può raggiungere un’altezza dai 20 cm fino ad 1 m.

Viene molto spesso coltivata anche dai principianti del settore per la facilità con cui si presta alla coltura. Tutte le varietà richiedono le medesime condizioni di temperatura, umidità e bagnature.

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La kentia

(di Annalisa Gatti) E’ una delle piante ornamentali più conosciute e apprezzate.

Si adatta perfettamente a qualsiasi ambiente e con poche cure riesce a garantire ottimi risultati. La Kentia è originaria delle zone tropicali boreali, precisamente ad est dell’Australia, ovvero dell’isola di Lord Howe. Antiche sono le origini della famiglia di appartenenza, le Arecaceae, sono stati ritrovati resti fossili nel Cretaceo (circa 70 milioni di anni fa!).

Il genere Howea comprende solo due specie a crescita lenta che facilmente riescono ad adattarsi al clima caldo e secco delle nostre case: la Howea forsteriana e la Howea belmoreana. Non ci sono grandi differenze per quanto riguarda la coltivazione ma esteticamente quest’ultima specie ha un fogliame più abbondante; in natura inoltre l’Howea belmoreanadifficilmente raggiunge le considerevoli altezze che contraddistinguono l’Howea forsteriana che può arrivare a raggiungere i tre metri di altezza.

Entrambe le specie di Howea non possono essere coltivate in piena terra nel nostro paese perché il clima, soprattutto in inverno, è troppo freddo.

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Il Ficus Benjamin

(di Annalisa Gatti) E’ una pianta comunemente coltivata in vaso negli appartamenti; molto decorativa è facile prendersene cura perché richiede poche attenzioni; è resistente e in estate sta bene anche in balcone, purché in ombra totale e con elevata umidità ambientale, allo scopo di conservare la bellezza del suo fogliame. Sempreverde originaria delle zone tropicali dell’Africa e dell’Asia, il Ficus Benjamin è la più nota tra le specie a foglia piccola. Ha molti rami flessibili e fini che si incurvano graziosamente specialmente quando diventa adulta.

Le foglie sono cerose di un verde brillante e sullo stesso gambo ne crescono numerose, raggiungono gli 8 cm di lunghezza e 2-3 cm di larghezza. È un albero molto alto che tocca anche i 30 metri se coltivato nelle sue zone di provenienza, mentre non supera i 3-4 metri nelle nostre case. Ha bisogno di luce piena ma teme i raggi del sole diretti; la temperatura minima deve essere intorno ai 13-15°, d’estate la massima circa 24°; è molto sensibile alle correnti d’aria. Per quanto riguarda le innaffiature è sempre buona norma non bagnare mai troppo e non lasciare ristagni per evitare marciumi; in inverno basterà innaffiare ogni 10 giorni circa  con acqua tiepida e in estate al massimo due volte alla settimana; l’acqua piovana sarebbe l’ideale in quanto i depositi calcarei rovinano le radici rallentando la crescita; è bene anche irrorarlo tutti i giorni per fornirgli la giusta umidità. In primavera e in estate, cioè durante il periodo della crescita, va concimata con un fertilizzante adatto alle piante da interno: azoto, fosforo e potassio in parti uguali, disciolti nell’acqua, nelle proporzioni indicate in confezione, aiuteranno la vostra pianta ad essere in salute.

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La Rosa di Natale

(di Annalisa Gatti) Noto con il nome Elleboro è un genere appartenente alla famiglia Ranunculaceae.  Originario dell’Europa Centrale, diffuso soprattutto lungo l’arco alpino tra Italia e Austria  cresce prevalentemente nei sottoboschi, nelle pinete, nelle faggete e nelle macchie di montagna. La pianta comprende circa 30 specie perenni, alcune con fioritura invernale, altre con fioritura primaverile, con fiori di vario colore, alcune spontanee nei boschi del nostro territorio.

Helleborus in the garden

Possono essere coltivate con successo anche in giardino o in vaso purché se ne rispettino le esigenze. Sono considerate perenni dalla vita lunga, per questo stanno diventando molto popolari nei giardini del nostro paese. Recentemente si stanno diffondendo varie tipologie di ibridi, caratterizzate da nuovi colori, dimensioni e portamento ma fino a poco tempo fa l’unica varietà conosciuta e diffusa era la varietà Elleboro nero (nome scentifico Helleborus niger) detta anche Rosa di Natale. Una pianta perenne, rizomatosa che fiorisce in inverno. Il nome niger fa riferimento al colore del rizoma. I fiori bianchi e soprattutto il precoce periodo di fioritura rendono inconfondibile questa pianta. Questa specie riesce ad avere delle splendide corolle anche in pieno dicembre, non a caso sono simbolo di coraggio, forza e speranza. Ha petali larghi a forma di cuore e una corona di stami bianchi e gialli al centro. Le foglie sono di un verde scuro. Si possono trovare in commercio piante con fiori rosa, screziati, verdi e violacei. Viste le tante diverse varietà, il periodo di fioritura si allunga e tutto il genere è sempre più apprezzato e inserito negli spazi verdi.
Può raggiungere anche i 30 metri di altezza. In natura vive nel sottobosco quindi è bene posizionarla in mezz’ ombra ma la parte aerea ha bisogno della luce e del sole, meglio non troppo forte. Necessita di un terreno alcalino fresco e umido. Le radici è bene che siano riparate dalla siccità quindi nelle zone più calde meglio che la pianta si trovi in ombra e si annaffi regolarmente perché, nonostante non fioriscano, producono molte foglie verdi e diventa molto decorativa. Nei mesi più freddi è bene diradare le annaffiature. Per la messa a dimora è meglio procedere a metà autunno. Le piantine interrate cresceranno velocemente sviluppando un importante apparato radicale. Purtroppo sia l’Elleboro niger sia gli ibridi si adattano poco alla coltivazione in vaso perché sviluppano un apparato radicale molto ampio e soprattutto profondo. Tendono quindi in breve tempo ad occupare tutto lo spazio a loro disposizione per poi deperire. Sono molto sensibili a marciumi radicali che sono più frequenti nella coltivazione in spazi ristretti.

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Il Gelsomino di San Giuseppe

(di Annalisa Gatti) Conosciamo tutti il Gelsomino e lo associamo a quella pianta rampicante che produce piccoli fiori bianchi a stella. In realtà al genere Jasminum, nome che deriva da un vocabolo arabo – persiano che significa “fiore bianco”, appartengono varie specie del Gelsomino, le più note e coltivate come piante ornamentali sono: il Gelsomino di Spagna (questo nome perché introdotto in Spagna dagli arabi), il trifogliato, con foglie pennate formate da tre fronde di colore verde chiaro, il marzolino con fiori bianco rosati profumatissimi, il primulino e il Gelsomino di San Giuseppe chiamato anche Jasminum nudiflorum, il termine latino nudiflorum probabilmente perché i rami della pianta sono nudi quando i fiori sbocciano, poiché questi compaiono prima delle foglie.

Mi volevo soffermare sul Gelsomino di San Giuseppe o Gelsomino invernale perché sul mio balcone questa pianta mi ha regalato (senza troppe richieste di attenzione) delle belle fioriture anche intorno al mese di febbraio. Una soddisfazione avere un balcone fiorito anche in inverno, e  probabilmente è per questo che viene detto Gelsomino di San Giuseppe, perché il giorno della festa di San Giuseppe, il 19 marzo, è in piena fioritura.

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Piante autunnali: Il cavolo ornamentale

(di Annalisa Gatti) Questa pianta è perfetta anche per chi non ha il pollice verde. E’ facile da curare, resiste alle escursioni termiche e non teme il freddo. La Brassica oleracea ovvero il cavolo ornamentale è un cavolo senza testa, un’erbacea perenne, appartiene alla stessa famiglia di cavoli e verze ma il suo uso è esclusivamente ornamentale.

Somigliano a dei bouquet dove il fiore centrale è raccolto da un fogliame verde. Attenzione in realtà non è un fiore bensì foglie colorate. E’ molto conosciuto e utilizzato nei paesi del nord per rallegrare bordure di aiuole e vialetti, ma anche in vaso si può coltivare tranquillamente. Si tratta di una pianta stagionale a ciclo breve da mettere a dimora ad ottobre, garantirà la fioritura in inverno ; basterà per coltivarla una zona soleggiata e le piogge, che manterranno il terreno umido.  Non è più alta di 20/25 cm, le foglie sono grandi e arricciate ai bordi e sfoggiano colori come il verde e viola, verde e bianco e verde e rosa. Resiste molto bene al freddo e alcune varietà possono sopportare anche temperature fino a 10 gradi sotto lo 0. Più il freddo persiste, più il cavolo ornamentale potrà sfoggiare i suoi colori, se la temperatura è mite, il colore sarà semplicemente verdognolo. Nei luoghi con poco sole, le foglie stentano a crescere, sono più piccole, più opache e di colore sbiadito. Inoltre, si consiglia di non coltivarli in casa perché l’aria secca e  il calore dei termosifoni ne potrebbe causare un rapido deperimento.

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Piante autunnali: l’Erica e la Skimmia

(di Annalisa Gatti) In autunno le giornate piano piano si accorciano, le ore di luce diminuiscono, si alternano giornate con il sole ancora caldo e altre umide e piovose, inoltre c’è un’escursione termica notevole tra giorno e notte.

Le piante in balcone hanno bisogno di qualche accorgimento per fare in modo che possano tornare a fiorire rigogliose e forti in primavera. Molte piante come i Gerani amano il sole e il caldo, mentre non sopportano le basse temperature, tantomeno forti correnti di aria. In inverno, meglio spostare i vasi e riparare le piante. Anche le Petunie che rallegrano i nostri balconi con i loro piccoli fiori ricadenti e compatti resistono al caldo, prediligono esposizioni soleggiate ma temono il freddo. L’Hibiscus con la sua forma a imbuto e i suoi fiori colorati fiorisce da giugno a settembre, sopporta il clima caldo estivo ma con i primi freddi è meglio spostarlo in casa. Non dobbiamo però immaginare il nostro balcone senza neppure un poco di colore. Moltissime sono le piante autunnali ornamentali, colorate e festose, che possono fare compagnia nel periodo autunnale, ad esempio l’Erica.

In questo periodo si vedono intere distese di Erica che, come una pennellata di colore, illuminano i fianchi scoscesi e ombrosi delle nostre montagne. Ve ne sono di tante varietà, in Italia se ne contano almeno 8 spontanee e con fiori piccolissimi di tanti colori diversi: dal rosa al bianco, al rosso, al verde, che fanno la loro comparsa all’inizio di febbraio, fino all’inizio dell’estate. Una curiosità: dal suo polline si ricava un miele pregiato prodotto soprattutto in Toscana ma anche in Liguria, Umbria e Sardegna. Il colore del miele è Ambra con sfumature arancioni, il suo sapore ricorda la caramella Mou e in base alla zona di produzione si può percepire un retrogusto di liquerizia.

Ma torniamo al nostro balcone: le piante di Erica non sono facilissime da coltivare perché hanno bisogno di un ambiente idoneo. Devono stare sempre all’aperto, non temono il freddoresistono benissimo sotto la neve.  E’ una pianta acidofila, una specie perenne che ha bisogno di un terreno leggero e preferibilmente privo di calcare. L’habitat naturale delle piante acidofile è la montagna quindi se avete l’occasione di trovarvi sul posto tanto meglio, prelevate un poco di terra per la vostra Erica, oppure acquistate un terriccio specifico pre-miscelato. Vanno collocate in un luogo dove il sole non batta troppo forte nelle ore più calde, come a mezzogiorno, ma solo al mattino presto o al pomeriggio. Il terriccio deve rimanere sempre leggermente umido (ma attenzione ai ristagni di acqua). Se le cime e poi gli interi rametti si seccano, l’ambiente è troppo caldo o soleggiato, oppure l’acqua è stata scarsa. Sono necessarie frequenti nebulizzazioni alla chioma. Le concimazioni invece non sono necessarie.

Dall’inizio della primavera a fine maggio, dopo la fioritura, alcune specie (le tappezzanti) devono essere leggermente potate per eliminare i fiori secchi e accorciare i rami. L’Erica anche in vaso può sopravvivere da un anno all’altro, basta avere queste accortezze, non dimentichiamo di osservarla spesso, ci farà capire subito le sue necessità.

Un’altra pianta molto decorativa che produce fiori profumati e bacche rosse e resiste al freddo del periodo invernale è la Skimmia. Originaria del Giappone e dell’Asia Centrale è arrivata in Europa intorno alla metà dell’Ottocento. E’ un arbusto non più alto di due metri, ma in vaso raggiunge al massimo 50/60 cm. Le Skimmia sono specie dioiche : “piante maschili” (che portano solo fiori maschili) e “piante femminili” ( che portano solo fiori femminili). Le piante femminili producono infiorescenze con una forma di pannocchia e fiori stellati che hanno un delicato profumo. I fiori maschili, di solito, hanno un profumo più intenso rispetto ai fiori femminili. I frutti (che appaiono sulle piante femminili) sono delle bacche verdi che maturano in autunno diventando rosse e restano sulla pianta fino alla primavera. Nelle fioriere sul balcone a dicembre, regalano proprio un tocco allegro e natalizio. Attenzione ai bambini, le bacche non sono commestibili. La Skimmia in vaso non perde il fogliame durante l’inverno ma, di colore verde scuro, sono belle e lucide con una elegante forma ovale. E’ molto resistente al freddo, però teme le gelate, quindi anche per lei bisogna spostare il vaso in posizione riparata ma sempre non esposta al sole troppo caldo perché le foglie possono ingiallire. Come l’Erica predilige un terreno ben drenato e acido. Per quanto riguarda le innaffiature in inverno intervenire solo se si sente il terreno secco; in generale pochissimo. Tra luglio e agosto, si può fare la moltiplicazione per talea (usate rametti lunghi almeno 10 cm e con 4-5 nodi), da trapiantare nella primavera dell’anno successivo. Nel mese di settembre invece si può seminare. Una curiosità: nel linguaggio dei fiori, alla Skimmia è attribuito il significato del: “So che mi hai tradito”. Certamente perché i suoi frutti possono provocare fastidi all’apparato digerente.