Archivio della categoria: pollice verde

Piante sorvegliate speciali

(di Annalisa Gatti) In questo periodo le nostre piante hanno bisogno di essere “sorvegliate speciali” perché nonostante la fioritura sono soggette a malattie e infestazioni. Le più comuni sono: cocciniglia, cocciniglia cotonosa, afide verde, mosca bianca e ragnetto rosso. La prima accortezza è quella di allontanare dalle altre la pianta malata.  In genere le piante con le foglie sottili e delicate sono attaccate da insetti come il ragnetto rosso mentre gli afidi prediligono le foglie e i gambi giovani. Alcuni parassiti oltre che sulle foglie si possono trovare anche nel terreno. Le piante che si trovano all’esterno possono essere attaccate da lumache, coleotteri e altri insetti da giardino.

Sono moltissimi gli insetticidi in commercio e bisogna saperli utilizzare per non danneggiare la pianta, infatti possono contenere sostanze chimiche dannose per l’uomo e molto velenose. I principi attivi (degli insetticidi sistemici) vengono assorbiti da radici o dalle foglie per essere poi trasportati nel resto degli organi della pianta e arrivano in questo modo ovunque ci siano parassiti. L’alcool denaturato può essere utile per rimuovere cocciniglia e cocciniglia cotonosa. Il ragnetto rosso si può evitare, migliorando le condizioni di umidità.

ALCUNE AVVERTENZE: mai mischiare tipi differenti di insetticida perché si possono provocare inaspettate reazioni chimiche; mai versarli in altri contenitori che siano bottiglie di vetro o altro materiale; mai irrorare quando c’è vento; mai respirare il prodotto; mai versarli nel lavandino e negli scarichi; mai preparare quantità superiori da quelle da utilizzare al momento, ne conservarlo per più di una giornata; irrorare sempre all’aperto, di sera, quando non circolano le api; lavate sempre bene gli attrezzi usati, riponete gli insetticidi in un posto asciutto riparato dal gelo, su uno scaffale alto lontano dalla portata dei bambini;  se avete animali teneteli lontani, soprattutto attenzione all’acqua dei pesci se si trovano nelle vicinanze.

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Lagerstroemia

(di Annalisa Gatti)  In natura ci sono un gran numero di alberi dalle dimensioni contenute, che daranno al giardino ombra e profumo senza però occupare tutto lo spazio disponibile.

Uno di questi è la lagerstroemia (lillà delle indie); ha un nome davvero difficile ma è di facile coltivazione. Originario del sud-est asiatico, questo piccolo albero mi ha colpito perché i fiori sono ondulati, increspati, arricciati molto particolari, per questo è chiamato “Mirto crespo”. Sono fiori spettacolari e più la pianta è esposta al sole e più il colore dei suoi fiori sarà acceso; sono mazzetti, larghi qualche centimetro, hanno sei petali e in base alla varietà della pianta sono: rosso porpora, fuxia, rosa chiaro, bianco, viola, (la varietà Dynamite si distingue da tutte per un colore rosso carminio, con pannocchie compatte, lunghe anche fino a 15/20 cm, coloratissima, la pianta elegante e raffinata è adatta a vaso, giardino e patio). La lagerstroemia fiorisce da luglio a settembre. Può raggiungere un’altezza di circa 10m. ma solitamente nei piccoli giardini viene coltivata la Lagerstroemia nana di dimensioni più contenute, circa 50/90 cm di altezza a forma di cespuglio.

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L’Albero di Giuda

(di Annalisa Gatti) Maggio, con l’arrivo della primavera la natura è sempre più rigogliosa e colori e profumi dolcissimi accompagnano le nostre passeggiate. Rose, margherite, calle, ortensie, petunie e tanti altri fiori rallegrano le nostre giornate. Anche molti alberi sono fioriti in questo periodo e regalano macchie di colore rosa, bianco, fuxia, che risaltano nel cielo azzurro. Recita un proverbio popolare: «Aprile fa il fiore e maggio gli dà il colore». A maggio fiorisce anche un piccolo albero con un nome molto particolare che ha catturato la mia curiosità: l’Albero di Giuda o di Giudea, nome scientifico Cercis siliquastrum, appartenente alla famiglia delle FabaceaeLeguminose.  Originario dell’Europa del sud e dell’Asia Minore ma molto diffuso in tutta Italia, ha dimensioni contenute e lo troviamo spesso ad abbellire giardini e bordure stradali perché resiste all’aria inquinata.

E’ considerato un arbusto estremamente ornamentale, sia per la bellissima e abbondante fioritura primaverile sia per il tronco e i rami, che sono nodosi e contorti.

Questa pianta, una delle più particolari al mondo, ha tra le sue caratteristiche principali la caulifloria (ovvero i fiori molto graziosi sbocciano in gruppo, direttamente dalla corteccia, mentre di solito le piante producono i fiori sulle parti più giovani della chioma).

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La Zinnia

(di Annalisa Gatti) Appartenente alla famiglia delle Asteracee, originarie del continente americano, in particolare del Messico è una pianta erbacea perenne, semi-arbustiva.  Sono piante tutte diverse per dimensioni, colori, composizione dei fiori, portamento e sono adatte a rallegrare giardini, bordure, aiole e balconi. La varietà GoblinLilliputPumila e Peter Pan sono varietà nane adatte alla coltivazione in cassette da davanzali, altre varietà con fiori molto più grandi come la Giants of California sono più da patio o giardino. I fiori, in capolini, sono sostenuti da robusti peduncoli e i colori vanno dal bianco al rosso, al giallo, all’arancione al violetto, al carminio, con corolla semplice o doppia. I fiori della Zinnia misurano fino a 13 cm in larghezza, anche recisi durano molto a lungo. Le foglie sono ovali o lanceolate, di un verde molto intenso.

Le piantine nate da seme si mettono a dimora verso maggio, si seminano invece in febbraio marzo. Fioriscono da giugno-ottobre, novembre. Queste piante hanno bisogno di tanta luce in tutte le stagioni, non amano il buio, il freddo, tanto meno le correnti d’aria, hanno bisogno di una bella esposizione al sole per mantenersi rigogliose.

La temperatura deve essere di circa 18/ 21 °, temono il gelo.

Per quanto riguarda l’innaffiatura, mantenere sempre la terra appena umida, innaffiando solo dal basso senza toccare i fiori. Fare attenzione perché teme il marciume. L’ambiente deve essere secco e la terra ben drenata. Cresce bene nei terreni ricchi di humus e sostanza organica, non acidi.

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Il Capelvenere

(di Annalisa Gatti) Il capelvenere appartiene alla famiglia delle Polypodiaceae, piccola felce nota anche come “Barba di Giove”. Per il suo aspetto richiama invece le chiome di Venere, è decisamente graziosa, elegante, leggera, in poche parole ornamentale.

La specie più conosciuta si chiama Adiantum capillus-veneris; il termine Adiantum deriva dal greco e significa “che non si bagna”; ciò probabilmente sta ad indicare la caratteristica di rimanere asciutta quando viene immersa o spruzzata da schizzi di acqua.

Tipica di zone tropicali temperate dell’America Settentrionale e dell’Asia le piante di capelvenere sono coltivate a scopo ornamentale e impiegate soprattutto per composizioni di cesti e mazzi per la delicatezza e l’eleganza delle fronde. In natura crescono nel sottobosco, spesso si trova spontanea nelle nostre campagne, rampicante sui muri, all’interno dei vecchi pozzi, intorno a fontane; in zone submontane fresche e umide la troviamo nei pressi di corsi d’acqua e nei terreni calcarei. E’ una pianta usata anche in appartamento, prospera in una cucina o anche in un bagno pieno di vapori purché ben illuminati, una luce diffusa e non diretta. Piccoli accorgimenti in un appartamento: non deve essere spostata da una stanza all’altra, non ama le correnti d’aria e neppure il fumo delle sigarette. Si tratta di una felce con le foglie composte da altre piccole foglie dalla forma particolare, a ventaglio, di colore verde con un profumo aromatico, molto sottili e delicate, con margine frastagliato, attaccate tra loro da sottili filamenti di colore nero.

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Il Croco

(di Annalisa Gatti) E’ una pianta erbacea bulbosa, originaria del nord Africa e Asia. Il nome non è molto bello ma invece è una graziosa (ma robusta) erbacea perenne, diffusa soprattutto nelle zone collinari e montuose. Ne esistono circa ottanta specie di cui una trentina sono coltivate. Il nome fa riferimento agli stimmi lunghi e filamentosi, deriva infatti dall’antica parola greca “Kroke” che significa filamenti. I bulbi si pongono a dimora in autunno, o anche a fine estate.

Si piantano alla profondità di 7 cm e mezzo circa, uno accanto all’altro ma evitando che si tocchino; infine si ricopre di terriccio, che dovrà essere mantenuto appena umido. 

Devono essere sistemati per almeno 8 settimane in un luogo fresco e al buio. L’ideale è metterli sotto la sabbia o la cenere, in giardino, oppure avvolgerli in plastica nera o giornali e conservarli in una stanza fredda o sul davanzale di una finestra. Quando appaiono i germogli la pianta va sistemata alla luce. Lo sviluppo di queste piante è legato strettamente all’umidità ambientale: nei periodi di siccità i crochi rimangono in completo riposo vegetativo; non appena cade qualche goccia di pioggia, ricominciano a produrre radici, e spesso anche fiori e foglie. Il fiore compare prima delle foglie, e sboccia direttamente dal bulbo; i petali sono di colore giallo, bianco, viola, o anche striati e variegati. Le foglie sono molto sottili, simili a fili d’erba, leggermente spesse, lucide, ricoperte da una cuticola protettiva; al centro la foglia è suddivisa in due parti da una scanalatura bianca, la pagina superiore è verde scuro, quella inferiore è chiara; in genere un singolo bulbo produce uno o due fiori e circa 8-10 foglie sottili.
La temperatura massima deve essere di 7° mentre si trova al buio; quando invece è fiorita la temperatura massima deve essere di 18 gradi. Per quanto riguarda l’acqua, il terriccio deve essere umido ma durante la fioritura invece è bene bagnare due volte la settimana.

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La pianta Mangiafumo

(di Annalisa Gatti)  È una pianta che appartiene alla famiglia delle Aspargaceae, nome scientifico Beaucarnea recurvata (specie più conosciuta e coltivata)ed è conosciuta anche con il nome di piede di elefante per via del rigonfiamento del suo fusto. Proviene dal Messico, dove è una specie protetta, ma è molto apprezzata come pianta da interno anche da noi; si adatta ad ambienti difficili, appunto pieni di fumo e di odori, per questo il suo nome mangiafumo. In realtà questa pianta come il Filodendro, il Ficus ed altre, è in grado di neutralizzare l’odore di nicotina e catrame e assorbire gas nocivi presenti nell’aria, magari rilasciati da smalti, da vernici, per questo motivo questa pianta è utile posizionarla negli uffici dove c’è presenza di stampanti con toner e inchiostri.

La Mangiafumo può crescere, se in interno, fino a 2 metri e anche oltre, la crescita avviene gradualmente. Il fusto degli esemplari in natura può arrivare negli anni anche a essere alto fino a 15 metri restando con pochi rami. Il rigonfiamento del tronco in realtà è il serbatoio d’acqua che consente alla pianta di superare anche lunghi periodi di siccità. Le foglie a forma di nastro, lunghi e sottili, cadono verso il basso e tendono  ad arricciarsi leggermente, il colore è di un bel verde scuro. I fiori appaiono raramente nelle piante di una certa età. Il frutto è una piccola capsula che contiene all’interno due o tre semi.

E’ una pianta che non crea grosse difficoltà di coltivazione anche se richiede condizioni ambientali diversificate a seconda che sia estate o inverno.

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La pianta di limone in vaso

(di Annalisa Gatti) Fa parte della famiglia delle Rutaceae, è una pianta sempreverde ed è originaria dell’India e dell’Indocina. Il nome “limone” deriva dal malese “lemo”. In India, il frutto dell’albero di limone è chiamato “nimu”, e in Cina – “limung”. Probabilmente proviene da ibridazione tra Cedro e Lime; la pianta ha una durata massima di 45 anni e le varietà sono davvero innumerevoli.

Si differenzia dalle altre piante da frutto perché durante l’anno rifiorisce (la fioritura dura almeno due mesi) e produce più di un raccolto, la fruttificazione inizia 6-7 anni dopo la semina.
La pianta di limone ha bisogno di sole e deve essere collocata in terrazze e balconi esposti a sud e non ventilati. In inverno è bene proteggere la pianta dal freddo mettendola al riparo in un luogo coperto. Non fatela svernare in un luogo riscaldato. Per la coltivazione in vaso meglio sceglierne uno in terracotta che sia più profondo che largo. Dovrebbe avere la circonferenza e l’altezza doppie del pane di terra che avvolge le radici.

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Aloe variegata

(di Annalisa Gatti) La pianta di Aloe proviene dal Sud Africa e dall’Africa Orientale e comprende molte piante (circa 500 specie) di varia grandezza Una delle più diffuse e conosciute è senza dubbio, la cosiddetta Aloe variegata. Somiglia molto all’Agave ma si differenzia da questa perché ha una forma leggermente diversa e non muore dopo la fioritura, inoltre le foglie sono più carnose e, a differenza dell’Agave, ha spine che l’Agave non possiede.

E’ una pianta molto apprezzata non solo dal punto di vista estetico, ma anche da quello terapeutico e medicinale. Si tratta di una sempreverde, in genere priva di fusto, formata da un ciuffo di foglie basali di colore intenso da cui nasce una bellissima infiorescenza. Può essere collocata all’interno, vicino a una finestra, oppure in giardino o terrazzo ma necessita sempre di luce piena.

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Il Pothos

(di Annalisa Gatti)  La denominazione scientifica è Epipremnum, ma è conosciuta come Pothos o Potos o anche ScindapsusE’ un lontano parente del Filodendro con aspetto e caratteristiche che gli somigliano. Può essere coltivato come rampicante (servirà un tutore ricoperto di muschio) oppure sospeso con le foglie ricadenti; come rampicante lasciato crescere liberamente può superare i 4 metri, per tenerlo nei limiti basta potarlo appena sopra una foglia in primavera. Può essere coltivato bene anche in idrocultura. ll Pothos appartiene alla famiglia delle Aracee e il genere comprende circa 50 specie. Originaria dell’Asia, dell’Australia, delle isole del Pacifico e del Madagascar è  una pianta comunemente usata negli appartamenti perché ha un bel fogliame lucente, è facile da coltivare e ha una rapida crescita. 

Può vivere in penombra ma se  è troppo al buio i suoi colori variegati saranno meno intensi. Non ama i raggi diretti del sole. Ha bisogno di una temperatura che in inverno deve essere sui 16°anche se sopravvive a temperature un poco più basse; in estate è meglio che non superi i 24°. Il Pothos ha bisogno di un buon drenaggio, teme il marciume delle radici ma necessita sempre di un terreno fresco; le annaffiature devono essere abbondanti nei mesi estivi, in inverno una volta a settimana dovrebbe bastare. Ama un clima temperato umido, per questo meglio irrorare la pianta in estate due o tre volte nella settimana e in inverno, con acqua tiepida, due volte nella settimana.

Si deve concimare una volta al mese per tutto l’anno utilizzando un fertilizzante per piante da interno ( dimezziamo la dose indicata). Come per tutte le piante verdi che sviluppano molte foglie, è preferibile usare concimi che abbiano abbastanza azoto perchè favorisce lo sviluppo delle parti verdi. Sfagno, torba e carbone vegetale in parti uguali o comunque una base di terra grassa, è l’ideale per questo rampicante.

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