Archivio della categoria: presidente Patriarca

Onorare la memoria

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) Un paradiso della natura, un inferno per gli uomini: è la sintesi  che descrive la situazione del Congo,  in guerra civile da più di 20 anni con il solo intento di controllare e accaparrare le immense ricchezze minerarie presenti  nel sottosuolo: petrolio, gas naturale, coltan, cobalto, diamanti, rame, uranio… È questa la storia della Repubblica Democratica del Congo, una storia tribolata come le  altre tragiche vicende in atto in questo immenso continente,  la culla dell’umanità.

Luca Attanasio era una  persona buona, affettuoso e sempre presente alla sua famiglia che l’ha accompagnato in Africa. Vittorio Iacovacci, a protezione dell’ambasciatore, era un giovane trentenne preparato e competente, carabiniere del 13^ reggimento Friuli Venezia  Giulia, un’Unità  da sempre in prima linea in operazioni all’estero e che aveva già pagato un tributo di sangue a Nassirya e in Afghanistan. Vittorio doveva sposarsi a giugno.  Musthafa Milambo sposato con 4 bambini, l’autista che accompagnava la delegazione italiana. La cronaca che già conoscete, in poche righe:  il  convoglio delle Nazioni Unite portava aiuti  all’interno del Programma alimentare, l’imboscata durante il transito su una strada a nord della città di Goma, capoluogo della provincia orientale congolese del Nord Kivu, ha portato alla morte di Luca, Vittorio e Musthafa.

La storia di Luca è una storia esemplare simile a quella di tanti nostri giovani, una vita impegnata nel volontariato e  attenta agli ultimi, laurea  con il massimo dei voti , una esperienza aziendale con  diversi incarichi, e poi  la scelta di intraprendere la carriera diplomatica, prima a Berna, poi console generale reggente a Casablanca, per giungere infine a Kinshasa .

L’Africa era la sua missione, il suo Continente, assieme a sua  moglie Zakia Seddiki conosciuta nella sua tappa a Casablanca che sposerà con rito cattolico a Limbiate  e poi con quello musulmano in Marocco, con la quale condivideva la  vita di diplomatico a tutto campo, anche l’animazione  della Ong  “Mama Sofia” gestita da Zakia dedita al sostegno di bambini e donne a Kinshasa.

“Quella dell’ambasciatore è una missione, a volte anche pericolosa, ma abbiamo il dovere di dare l’esempio… In Congo parole come pace, salute, istruzione, sono un privilegio per pochissimi, e oggi la Repubblica Democratica del Congo è assetata di pace, dopo tre guerre durate un ventennio”. Erano le parole che Luca rilasciò a Camerota (Salerno) il 12 ottobre scorso, in occasione del ricevimento del premio internazionale “Nassiriya per la pace”.

Come possiamo onorare la memoria di Luca e Vittorio? Educando i nostri giovani: alla bellezza  di un impegno civile che si fa vita; a guardare sempre oltre, a non rinchiudersi in pensieri recintati,  angusti e gretti; a vivere una cittadinanza aperta al  mondo e  di sostegno delle  migliaia di italiani impegnati sul fronte della solidarietà e dell’impegno civile all’estero. Sono tanti, rendono testimonianza e fanno onore ai valori che animano la nostra Patria. Non dimentichiamoli.

Concludo riprendendo la chiusa di un articolo che Franco Bechis ha dedicato a Luca Attanasio.“Siamo nelle mani di Dio, e a lui torniamo”, scriveva pochi giorni fa Zakia nel quinto anniversario della morte di suo padre, “ che Dio abbia misericordia di te, che Dio faccia che il paradiso sia con te”.

Così sia per Luca, Vittorio e Mustafa.

 

Lettera aperta al Presidente del Consiglio incaricato

Il presidente nazionale di ANLA Edoardo Patriarca rivolge al presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi la seguente lettera aperta.

Ogni volta che muta la compagine governativa, si ripropongono al Presidente del Consiglio incaricato i desiderata, nella speranza che ogni suggerimento possa contribuire allo sviluppo del nostro Paese. Come ANLA non ci esimiamo da questo rito, tuttavia non vogliamo rivendicare nulla ma portare alla sua attenzione alcuni temi concreti che riguardano la nostra esperienza e la vita concreta di tutti i giorni. Siamo persone che provengono da un lungo impegno professionale in azienda, e come tali sentiamo la professione che abbiamo svolto come un valore, e la testimonianza di una vita dedita a costruire il futuro delle generazioni che verranno. Questo straordinario  patrimonio esperienziale crogiolo  di saggezze,  competenze e saperi non scritti,  non vada disperso  come da troppo tempo accade nel nostro Paese. Le chiediamo un impegno per ricostruire una presenza delle generazioni anziane significativa e positiva, un progetto di cittadinanza attiva a loro misura per contribuire al bene comune e a servizio delle giovani generazioni. Con una puntualizzazione Presidente: noi  rifuggiamo dalla trita e ritrita immagine  dell’anziano-problema da assistere, quasi da sopportare, di una persona che dopo il aver lasciato la propria attività lavorativa  non ha più nulla da dire e fare.

Logo ANLA

Logo ANLA

Siamo volontari di un’Associazione che è Associazione di Promozione Sociale e come tale un ente del Terzo Settore. È stata avviata negli anni scorsi un’importante riforma che ci dota finalmente di strumenti agili per consentire ai volontari di operare al meglio per il bene delle comunità. La pratica virtuosa del principio di sussidiarietà, accompagnata dal “dovere di solidarietà”,  può liberare energie e risorse nascoste ma  imponenti più di quanto si creda.

Signor Presidente, ci sentiamo parte di una riforma incompiuta: aiuti il Terzo Settore e tutte le Associazioni che ne fanno parte a tornare nel pieno delle proprie attività. Anch’esse sono state colpite dalla crisi provocata dalla pandemia: difficoltà a reperire risorse, posti di lavoro persi, attività ridotte al minimo, possibilità di autofinanziamento ridotte al lumicino.  In un piano nazionale di rinascita il Terzo Settore non può essere ignorato o lasciato ai margini: le nostre città sono sopravvissute per l’impegno solidale  con le persone in difficoltà,  con una  capacità mai sopita di inventare  nuove forme di aiuto, di vicinanza, di ricuciture pazienti e generose nelle comunità a rischio di deflagrazione. L’impegno generoso dei volontari non si improvvisa né si può lasciare al caso.

Ed eccoci al cuore, la tutela della salute e la sicurezza sono un diritto inalienabile, sono la vita delle persone.

Le persone anziane sono state  decimate dal virus: chiediamo che si ponga mano velocemente e in concreto alla riforma di un welfare a misura delle persone più fragili; chiediamo che si sostenga una progettazione innovativa  delle RSA, un’assistenza domiciliare  sociosanitaria degna di questo nome, una legge nazionale che riconosca lo straordinario lavoro di cura dei caregiver familiari; chiediamo che la campagna vaccinale riprenda con celerità in ogni parte d’Italia e un accesso gratuito e sicuro al vaccino contro il Covid – 19 per tutti. E infine le chiediamo che venga tutelata l’unica fonte di sussistenza, talvolta poco degna, quella pensione frutto di anni di lavoro: non rivendichiamo nulla, saremmo anacronistici e non avremmo capito quanto sta accadendo oggi. Una premura, quella  sì,  per le pensioni troppo basse. E di valutare, per una migliore gestione finanziaria, la separazione fra assistenza e previdenza.

Presidente le auguriamo per davvero buon lavoro, per quello che potremo le saremo vicini, disponibili a collaborare laddove lei lo riterrà opportuno.

Il Giorno del Ricordo

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale di ANLA) La  realpolitik, la guerra fredda, il confine orientale e i rapporti con la Yugoslavia comunista di Tito hanno per decenni silenziato la memoria di quella tragedia. E dopo il crollo delle dittature  dell’est  abbiamo assistito ancora a  disattenzioni  e trascuratezze   verso i  nostri connazionali  che attendevano da troppo tempo che quel dolore fosse finalmente accolto e raccontato; una storia di solitudine, di dolore e sofferenze,   e di ricordi  “archiviati” tanto  che fu necessaria una legge del 2004 per istituire il Giorno del Ricordo.

Tre anni dopo il  Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano  dichiarava: “… l’imperdonabile orrore contro l’umanità costituito dalle foibe e va ricordata la congiura del silenzio, la fase meno drammatica ma ancor più amara e demoralizzante dell’oblio. Anche di quella non dobbiamo tacere, assumendoci la responsabilità dell’aver negato, o teso a ignorare, la verità per pregiudiziali ideologiche e cecità politica, e dell’averla rimossa per calcoli diplomatici e convenienze internazionali”.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il Presidente della Repubblica di Slovenia Borut Pahor depongono una corona di fiori presso la lastra di ferro che copre l’ingresso della foiba di Basovizza

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il Presidente della Repubblica di Slovenia Borut Pahor depongono una corona di fiori presso la lastra di ferro che copre l’ingresso della foiba di Basovizza

Altrettanto chiara e limpida la dichiarazione del Presidente Mattarella nel 2020: Il “giorno del Ricordo”, istituito con larghissima maggioranza dal Parlamento nel 2004, contribuisce a farci rivivere una pagina tragica della nostra storia recente, per molti anni ignorata, rimossa o addirittura negata: le terribili sofferenze che gli italiani d’Istria, Dalmazia e Venezia Giulia furono costretti a subire sotto l’occupazione dei comunisti jugoslavi…Si trattò di una sciagura nazionale alla quale i contemporanei non attribuirono – per superficialità o per calcolo – il dovuto rilievo. Questa penosa circostanza pesò ancor più sulle spalle dei profughi che conobbero nella loro Madrepatria, accanto a grandi gesti di solidarietà, anche comportamenti non isolati di incomprensione, indifferenza e persino di odiosa ostilità.”

Il riferimento di Mattarella è al “treno della vergogna”, una vicenda infinitamente triste che forse conoscete già : gli esuli giunti al porto di Ancona ripartono su un treno merci alla volta di Bologna. Vi giungono  il 18 febbraio del ’47,  una sosta che doveva permettere il rifornimento  di viveri forniti dalla Croce Rossa e dalla  Pontificia Opera Assistenza. Ma  giunti in stazione i ferrovieri del sindacato si ribellano, parte  lo sciopero contro il “treno dei fascisti”,    le famiglie vengono lasciate senza cibo. Dovrà intervenire l’Esercito.

Gli studi storici stanno mettendo in luce i fatti, i protagonisti di quelle tristi vicende come giusto che sia. Lasciamo a loro il compito di investigare e far emergere tutti gli elementi che ci aiutano a  fare memoria. Con rispetto e compostezza, vigilando affinché quel ricordo ci impegni per la pace e la concordia tra i popoli.  Quel confine di sangue è oggi un confine di speranza tra italiani, sloveni e i croati. Mano nella mano. E la “politica misera” eviti strumentalizzazioni.

 

Prendersi cura della persona anziana

“Il documento presentato oggi dalla Pontificia Accademia per la Vita rappresenta un significativo passo in avanti nella comprensione dell’attuale momento pandemico in vista della costruzione del domani a cui siamo tutti chiamati”. Il presidente nazionale di ANLA Edoardo Patriarca così commenta il testo “La vecchiaia: il nostro futuro. La condizione degli anziani dopo la pandemia” presentato nella Sala Stampa della Santa Sede e aggiunge: “Papa Francesco ci ha ricordato più volte che da una crisi non si esce mai uguali a prima ma migliori o peggiori: solo partendo da un’attenta analisi dell’esistente si possono trovare le prospettive di miglioramento da percorrere. La pandemia, e il documento lo mette bene in evidenza, ha rafforzato l’idea che la “ricchezza degli anni” sia un tesoro da valorizzare e proteggere”.

Conferenza stampa di presentazione del documento della Pontificia Accademia per la Vita

Conferenza stampa di presentazione del documento della Pontificia Accademia per la Vita

Il presidente Patriarca ricorda che Mons. Paglia è stato graditissimo relatore alla Summer School di ANLA organizzata lo scorso settembre al Centro Mariapoli di Castel Gandolfo e commenta: “Il documento sottolinea come spesso manchi un disegno generale che aiuti a vivere bene, in pienezza, gli anni che la natura e la scienza ci donano da vivere in più rispetto a quelli che hanno vissuto le generazioni passate e per fare questo è necessario un progetto che aiuti gli anziani a essere protagonisti attivi della propria esistenza. Questo passa inevitabilmente dall’anello più debole rappresentato dalla malattia o dalla non autosufficienza: ecco dunque la necessità, avanzata dal testo vaticano, di un ripensamento dei modelli assistenziali degli anziani a livello culturale e di coscienza civile e cristiana. Come ANLA abbiamo già ribadito più volte la necessità di un nuovo modello per le RSA e abbiamo parlato della fondamentale importanza dei care-giver nella convinzione che la permanenza delle persone più anziane nella propria abitazione o in famiglia sia la soluzione da cercare il più possibile, per la salute e la qualità della vita dei nostri cari. Mi sembra che il documento faccia emergere l’intreccio indissolubile fra piano umano, sociale, medico e qualitativo della situazione degli anziani oggi, cosa che come Associazione la sperimentiamo ogni volta nelle nostre attività di prossimità che ci sono concesse nel rispetto delle norme anti – Covid: la complessità della persona umana anziana, sottolineo persona perché è da lì che dobbiamo partire se vogliamo progredire, è tale per cui non si può risolvere solo uno degli aspetti che la qualificano per poter farla stare bene. Lo sanno bene i nostri volontari che operano a Bologna nel trasporto delle persone in attesa di dialisi dove l’aspetto umano è nel cammino di salute tappa fondamentale o in Toscana o in Friuli o in altre parti d’Italia dove l’attenzione al prossimo, la valorizzazione di attività che le persone anziane possono ancora svolgere da volontari nel campo della cultura, dell’arte, del turismo sociale possono far sì che le persone più avanti in età possano dare ancora un valido contributo alla costruzione del bene comune. O ci prendiamo cura della persona anziana sotto tutti i punti di vista o otteniamo solo palliativi. Per noi di ANLA il fulcro di tutto ciò è la protezione della famiglia, il potenziamento delle misure che possono consentire a più generazioni di vivere sotto lo stesso tetto. Qui possiamo allora sperimentare quella ripresa del dialogo fra giovani e anziani volto al travaso di conoscenze, competenze, saggezza e voglia di vivere che finisce con l’essere a doppio senso di circolazione, dagli anziani ai giovani e viceversa. Come ANLA, Associazione Nazionale Lavoratori Anziani, che nella nostra vita anche professionale abbiamo fatto tesoro di saperi non scritti, siamo impegnati e ci sentiamo ancora di più chiamati, a questo scambio generazionale”.

 

La politica della cura

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) I dati ISTAT  pubblicati sui quotidiani ci consegnano una fotografia del paese a tinte scure, un’economia flagellata, migliaia di imprese sparite, numeri drammatici  sull’occupazione. Sono  colpite le donne e i giovani soprattutto nella fascia di età sotto i 35 anni,  il settore più devastato è  quello dei servizi (turismo, ristorazione, alberghi, cultura, servizi alle persone…), e a  pagare di più sono lavoratrici e lavoratori in posizione di fragilità contrattuale quasi sempre sottopagati. Se ne può trarre qualche insegnamento per ripensare il Paese e  su come investire le ragguardevoli  risorse che il Recovery Fund ci metterà a disposizione?

Me lo auguro di cuore. La  “politica della cura”, da sempre fanalino di coda delle politiche del Paese,  in questo frangente  reclamerebbe  uno sforzo straordinario di  innovazione e progettazioni ardite.  Curare la cura – scusate il gioco di parole – è un dovere costituzionale,  un bene comune che pretende  il medesimo  sostegno, la identica tensione creativa richiesta  agli altri settori produttivi, ad esempio al  manifatturiero chiamato ad una rivoluzione industriale straordinaria  indotta dalle tecnologie digitali e dalla intelligenza artificiale. La pandemia con i suoi quasi novantamila morti  ha disvelato la imprenscibilità delle politiche di cura senza le quali non vi è il Paese, non vi sono le comunità. Dotiamoci di una infrastruttura sociale potenziata e diffusa su tutto  il territorio nazionale, davvero  non sono più ammissibili  i troppi  divari territoriali. Una infrastruttura sanitaria adeguata, una rete di servizi per l’ infanzia, una scuola sempre aperta, un welfare di prossimità, assistenza domiciliare per i più fragili, strutture di terzo settore qualificate, il turismo  dei borghi di cui è ricca l’Italia, la tutela del patrimonio ambientale…. Sono settori che hanno bisogno di occupazione, tanta occupazione, perché un tablet può aiutare ma non può sostituire le relazioni tra le persone su cui si fondano questi settori. Non vorremmo esagerare, ma parliamo di migliaia e migliaia di potenziali posti di lavoro qualificati  e retribuiti dignitosamente.

Siamo vicini al presidente Mattarella, le sue parole a tratti aspri e netti  hanno colpito   i nostri cuori, un politico adulto (solo?) di fronte a dirigenti di partiti e movimenti che sembrano aver perso  contegno, disciplina  e maturità, presi da una regressione infantile inaccettabile: scatti e  impulsi di nervi,  giochini al rialzo, cocciutaggine, esibizionismo social…. No, non è questa la politica che amiamo.

Caro Presidente vogliamo condividere con te un pensiero tratto dagli scritti dell’Imperatore Marco Aurelio Antonino (180 d.c), siamo certi che gradirai. ANLA ti conferma stima e vicinanza.

“Ma cos’è, allora, ciò in cui ci si deve impegnare ? Unicamente questo: un pensiero ispirato a giustizia, azioni tese al bene comune, una parola che non inganni mai e una disposizione che  di cuore abbracci tutto ciò che  avviene , in quanto necessario, già noto,  da un tale principio e da una tale sorgente “.

Monument for Marcus Aurelius

Nonni e nipoti in dialogo

Nei giorni scorsi abbiamo diffuso il seguente comunicato stampa:

“Ringraziamo Papa Francesco per il grande dono della Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani” sottolinea il presidente nazionale di ANLA Edoardo Patriarca “ideale compimento di un magistero che fin dal suo inizio ha voluto essere attento alla vita quando è debole, l’infanzia e l’età anziana. Come Associazione nazionale di lavoratori anziani plaudiamo all’iniziativa perché consente di porre in evidenza il ruolo sociale svolto dagli anziani e dai nonni in particolare. Da anni sottolineiamo il notevole apporto, talora anche in termini economici, che le generazioni più anziane danno a quelle più giovani e il prezioso ruolo giocato dai nonni nel welfare familiare e quindi nel sociale del nostro Paese.

Oggi tuttavia c’è qualcosa di più. La pandemia ha radicalmente mutato il contesto nel quale viviamo e lo sta facendo in tutto il mondo. Anche gli anziani hanno dovuto cambiare nuovamente il loro modo di vivere, rinunciando spesso a quella socialità che diventa a un certo punto della vita indispensabile per il proprio equilibrio psico – fisico. In un contesto che ha visto bloccare quasi ogni tentativo di aggregazione e pressoché ogni iniziativa associativa, gli anziani sono di nuovo tornati ad essere anello debole della nostra società. Abbiamo cercato di alleviare questo stato grazie all’impiego della tecnologia – penso alle video chiamate o agli incontri sulle piattaforme digitali o anche alle telefonate – ma gli anziani come i più piccoli hanno bisogno del calore di un incontro, della tenerezza di uno sguardo, della forza della compagnia, non per vivere di ricordi – sarebbe questo già un errore in partenza – ma per condividere insieme un tratto di strada con la dolcezza dell’amicizia e del comune percorso intrapreso. Non è ancora il momento, dobbiamo proteggere i nostri anziani in attesa che la vaccinazione contro il virus possa essere realmente alla portata di tutti, ma come ANLA sentiamo il desiderio di aiutare – anziani noi con altri anziani – a spezzare la freddezza dell’isolamento consentendo, è il Papa che l’ha ricordato ieri nelle sue parole dopo l’Angelus, l’incontro fra nonni e nipoti. Allora come Associazione desideriamo promuovere su tutto il territorio nazionale non l’ennesimo concorso ma un progetto, “i nonni che scrivono ai nipoti” nell’ambito del quale da oggi fino alla quarta domenica di luglio, festa dei “nonni” di Gesù, raccoglieremo le lettere e i messaggi che i nonni d’Italia vorranno scrivere, per presentarne una selezione al Papa, pubblicarli sul nostro periodico Esperienza e festeggiare ancora una volta, come già facciamo ogni 2 ottobre, festa dei nonni nella Repubblica italiana, chi ci ha donato la vita, il cuore, l’affetto. Il Papa, nell’udienza che ha voluto concederci lo scorso 16 dicembre 2019, ci ha ricordato: “Il futuro – e questo non è esagerato – sarà nel dialogo fra giovani e anziani. Se i nonni non dialogano con i nipoti, non ci sarà futuro. Siamo tutti chiamati a contrastare questa velenosa cultura dello scarto. Siamo chiamati a costruire con tenacia una società diversa, più accogliente, più umana, più inclusiva, che non ha bisogno di scartare chi è debole nel corpo e nella mente, anzi, una società che misura il proprio “passo” proprio su queste persone”. Noi di ANLA abbiamo scelto di mettere al servizio del nostro Paese, per la costruzione del bene comune, quanto abbiamo appreso nella nostra vita in termini di professionalità e lavoro, dal volontariato in ambiti sanitari delicati come a Bologna o nell’ambito culturale come in Toscana, alla semplice presenza in compagnia come nei gruppi di anziani d’azienda in tutta Italia. Nonni e nipoti sono il nostro bene più grande, sono la trasmissione della vita”.

Un patto educativo di comunità

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) La terribile vicenda di Antonella, la  giovanissima ragazza palermitana morta per un gioco estremo propagato dalla piattaforma online TikTok, non può lasciarci indifferenti,  o mobilitarci solo per  alcuni  giorni.  Il tema dei limiti e del controllo delle reti social è dibattuto da anni, affrontato timidamente e sempre sotto traccia salvo  riemergere di fronte a queste tragedie. Le reti osannate come spazio delle libertà, fondamento per il futuro della democrazia oggi ci appaiono un labirinto  oscuro. I fenomeni di revenge porn o di hate speach sono all’ordine del giorno, la componente cosiddetta dark della rete è superiore al livello che abitualmente frequentiamo, noto e trasparente. I challenge, i giochi estremi come black out, choiking game, pass-out, il planking (sdraiarsi nei posti più inconsueti, filmarsi e mettere in rete) o il bird box challenge (esci bendato da casa mentre qualcuno ti riprende) sono assai frequentati dai giovanissimi. Una evoluzione accelerata dalla intelligenza artificiale che porta con sé il rischio concreto di una situazione fuori controllo.

E accaduto alla famiglia di Antonella – non è la sola – che nel luogo ritenuto più sicuro, le  nostre case, possa  giungere sotto forma di gioco un invito ad una adolescente a confrontarsi con la morte. Facile scaricare le responsabilità a genitori e famiglie. È troppo semplice e pilatesco, consentitecelo.Le istituzioni svolgano tutto quanto è necessario per far sì che la rete non sia un territorio fuori controllo dove tutto può accadere e dove tutto è lecito. La soglia dei 13 anni  prevista dalle nostre leggi va fatta rispettare da coloro che gestiscono le reti social. Riteniamo  che l’attività preziosa della polizia postale vada potenziata con più risorse e personale, come pure il ruolo delle Autority e la rete  dei Garanti per l’Infanzia. Ma più di tutto chiediamo un patto educativo di comunità nel quale – in primis le famiglie che vanno aiutate – tutti i soggetti coinvolti nei processi educativi si assumano un impegno e una responsabilità condivisa.  Nel cuore  i papà  e le mamme  non sostituibili con uno smartphone, e il personale docente  non surrogabile con la sola didattica a distanza. Come per gli   ospedali che non chiudono  per tutelare il diritto alla salute, lo stesso criterio valga per gli istituti scolastici, le scuole materne e i nidi per tutelare il diritto al futuro, chiusi ahimè durate la pandemia.

Un ruolo importante spetta alle associazioni, a noi di ANLA, nel promuovere formazione.  I genitori vanno  aiutati a comprendere  il mondo della rete, a navigarlo con i figli (o nipoti), a  “giocarlo”  creativamente con loro per renderli consapevoli che tutto ciò che viene messo in rete va a costituire un “dossier virtuale”  disponibile per sempre a tutti, nel bene e nel male. Parliamo  con i nostri bambini, giochiamo e usiamo insieme le opportunità  che la rete ci mette a disposizione;  ascoltiamo le  loro gioie e tristezze,  le disperazioni e la  incosciente felicità, non lasciamoli mai soli. Proteggiamoli dotandoci di   sistemi di controllo, di software  che consentono di monitorare l’attività. Facciamolo con il loro consenso.

Ci piace dire che siamo un’Associazione  di giovani-anziani,  in virtù di questa anzianità vissuta con impegno e dedizione non vogliamo   che le giovani generazioni si perdano  nei cloud, o nelle stanze segrete  di  Telegram.  In   Giappone  accade da un decennio con gli hikikomori, i ragazzi che si chiudono in una stanza, scivolando mese dopo  mese nell’esistenza parallela del web, fino alla alienazione più  totale. Desideriamo che le tecnologie digitali non siano una minaccia ma una incredibile opportunità per crescere in umanità, per tutti.

Il Giorno della Memoria 2021

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA)  Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche entrano in Auschwitz: una giornata che   l’assemblea dell’Onu il 1 novembre 2005 ha riconosciuto   come “giorno  della memoria”  per commemorare le vittime dell’Olocausto. In Italia la giornata viene istituita qualche anno prima con la legge  211 del 20 luglio 2000 che all’articolo 1 recita:

“La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordate la Shoah ( sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato vite e protetto i perseguitati”.

Ho voluto ricordare le tappe  che hanno portato all’istituzione  di questa giornata, penso ci aiutino a comprendere i tempi talvolta troppo lunghi e i percorsi del dibattito  storico culturale necessari per maturare una scelta.

Ora un pensiero in più.

Memoria, ricordo…: sono parole che  useremo in questo giorno, come pure  in   altri momenti della nostra vita. Il significato etimologico di ricordare è  “richiamare in cuore”, richiamare   quanto è accaduto per prendersi  cura e responsabilità del presente e del futuro,  vigilando e,  se necessario,  combattendo perché non accada più. Ho visitato  anni fa i campi di sterminio in Polonia, un viaggio della memoria in compagnia di pochi, nell’ascolto e nel silenzio. Porto con me il sentimento di sgomento che provai nello scoprire l’uso maniacale e puntuale  della razionalità, l’efficienza dell’organizzazione, l’intelligenza, la  cura dei particolari,  il non lasciare nulla al caso , persino una banda musicale per l’accoglienza… e altro, messi  a disposizione del male assoluto, di un male scandito in  una quotidianità ordinata. Lo sgomento  cresceva in me  giorno dopo giorno perché quegli   strumenti   normalmente li  utilizziamo al meglio per organizzare  la vita nostra e  della  comunità. Come era potuto accadere?

Dedico questi pensieri a   Charlotte Salomon, una ebrea tedesca uccisa ad  Auschwitz   a 26 anni. Era un’artista, i suoi 769 quadri realizzati con la tecnica “gouache” si rifanno  ai colori (usa solo il rosso giallo e blu)  e alle ambientazioni di Van Gogh e Chagall;  raccontano la sua vita, l’ascesa del nazismo in Germania e il potere di Adolf Hitler, l’internamento del padre e la costrizione a lasciare Berlino per fuggire in Francia dai nonni per poi essere catturata . Le  sue opere  furono messe in salvo da Georges Moridis, a cui Charlotte Salomon affidò i suoi quadri prima di partire per l’esilio il Francia dai nonni dove fu poi catturata dai nazisti. Ora  si trovano allo “Joods Historisch Museum” di Amsterdam, dove sono arrivate dopo la guerra e il salvataggio della memoria di Charlotte ad opere di Moridis.

Pensiamo al futuro

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) Siamo dentro una crisi di governo piuttosto incomprensibile, non spetta ad una associazione come la nostra infilarsi in commenti a favore o contro le forze politiche di maggioranza o opposizione che siedono in Parlamento. Ma un giudizio politico sulla situazione che sta vivendo il paese ci spetta, siamo una associazione apartitica ma non apolitica se intendiamo la politica lo strumento attraverso il quale costruire bene comune e   “città degli uomini” giuste e solidali. Siamo tuttora  dentro una pandemia terribile, le persone continuano a morire, il conflitto tra diritto alla salute e  diritto al lavoro  -  che non dovrebbe esistere -    è  causa di tragiche disperazioni e nuove povertà.

Lo Stato, le nostre istituzioni hanno il dovere di proteggere i propri cittadini, un obbligo morale non derogabile sul quale si regge il patto di cittadinanza che  lega tutti noi, e che va confermato quotidianamente  se non  si vuole dare  spazio a sentimenti di ribellione, di rabbia che inevitabilmente allontanano le persone dalla vita delle comunità e indeboliscono la democrazia.

Ma non basta: accanto all’aiuto occorre pensare al futuro, perché la risposta  alla pandemia è coltivare  una speranza possibile, una visione, una prospettiva. E quest’ultima, lo diciamo con franchezza, non ci pare ben chiara nel dibattito politico di questi giorni. Le ingenti  risorse europee messe a disposizione non vanno sprecate in mille rivoli, abbiamo bisogno per davvero di una ripartenza, dovremmo scegliere le priorità, quelle più strategiche, soprattutto per dare fiducia alle imprese e per dare un lavoro degno ai nostri ragazzi colpiti severamente dalla pandemia.

Non  ci vorrà tanta fantasia:  il NextgenerationUE le indicazioni le dà con chiarezza: una conversione ecologica integrale, l’introduzione massiccia delle tecnologie digitali, un ripensamento sulla gestione dei beni pubblici (welfare, sanità e scuola). Se proposte con chiarezza, con convinzione e competenza,   siamo  certi  emergeranno le forze migliori di questo paese pronte ad assumersi le  responsabilità. Responsabilità diffuse e un clima di concordia sono gli ingredienti indispensabili  per una rinascita desiderata da tutti  come spesso abbiamo scritto in questa newsletter,  senza appiattire il confronto, le diversità di opinione sempre necessarie per far vivere la democrazia.

In questi giorni così nevrotici e confusi due parole sono state e spesso evocate: responsabili e costruttori, parole care anche al Presidente Mattarella. Parole care anche a noi di ANLA, preziose e praticate per una intera vita dai nostri iscritti. Consentiteci una raccomandazione: preserviamole nella loro bellezza, usiamole con parsimonia, per noi sono una vita di impegno e dedizione.