Archivio della categoria: Rapporto Censis

Il 54esimo Rapporto Censis

È stato presentato oggi il 54esimo Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese. Nel prossimo numero di Esperienza in stampa fra pochi giorni troverete ampio risalto ai vari punti sollevati. Vi presentiamo qui un breve accenno tratto dal comunicato stampa sul capitolo dedicato al lavoro, alla professionalità e alle rappresentanze. 

Poveri all’improvviso: lavoro fragile e insicurezza economica. Nel secondo trimestre del 2020 si registrano 841.000 occupati in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, 1.310.000 persone inattive in più, che non cercano lavoro, e una riduzione di quasi 650.000 disoccupati come effetto di una forte sfiducia nella possibilità di trovare un impiego. L’incremento delle persone che rinunciano alla ricerca di un lavoro è pari al 4,8% e l’insieme delle persone scoraggiate sale a 1.424.000, il 60% dei quali è rappresentato da donne. Le persone in bilico, a rischio immediato di insicurezza economica, sono quelle che dispongono di risorse finanziarie per meno di un mese: sono il 17,1% della popolazione, il 16,9% tra gli imprenditori e i professionisti, il 14,9% tra gli occupati con un contratto a tempo indeterminato. Quote più elevate si riscontrano tra i disoccupati (26,0%), i residenti nel Mezzogiorno (18,3%), i soggetti meno istruiti (21,3%). La metà degli italiani (50,8%) ha dichiarato di avere sperimentato un’improvvisa caduta delle proprie disponibilità economiche, con punte del 60% tra i giovani, del 69,4% tra gli occupati a tempo determinato, del 78,7% tra gli imprenditori e i liberi professionisti.

Gli scenari occupazionali nel post Covid-19. Sono 59 milioni gli occupati in Europa che rischiano il posto di lavoro a causa dell’epidemia: un lavoratore su quattro (il 25,7% su un totale di 230 milioni di occupati). Nello stesso tempo, l’automazione dei processi produttivi sta determinando una profonda riorganizzazione delle imprese, sostituendo il lavoro di 51 milioni di occupati in Europa (il 22,2% del totale). La coincidenza dei due fenomeni mette a repentaglio la stabilità lavorativa di circa 24 milioni di addetti (il 10,4% degli occupati europei). Nelle previsioni al 2024, in Italia il ridimensionamento riguarderà il settore agricolo per circa 10.000 addetti e il settore industriale per oltre 100.000. Occupazione aggiuntiva e occupazione per sostituzione nel terziario, se sommate, riportano un fabbisogno occupazionale di oltre 2,1 milioni di addetti. Lo stock occupazionale complessivo registrerà una variazione positiva a fine periodo dello 0,8%, con un contributo positivo da parte del lavoro dipendente nel settore privato (+1,3%) e dell’impiego pubblico (+2,9%).