Archivio della categoria: summer school

Una possibilità per il Mezzogiorno

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) Abbiamo celebrato a Pietrelcina, la settimana scorsa, la Summer School alla quale ANLA è stata presente per la seconda volta. Lo spirito che ha animato gli organizzatori in questi anni è  quello dei navigatori, spesso andando di “bolina”, controvento, nello studio esigente del presente  per pensare  al futuro, correggendo il nostro modo di guardare il Mezzogiorno, e cercando con ostinazione  nuove prospettive di osservazione.

L’edizione conclusa ha seguito la medesima traccia culturale. La tesi riproposta, suffragata da elementi concreti di analisi, e che la pandemia  ha posto ancor più in luce, è che l’Italia dei “margini”, o l’Italia dei “vuoti”come la chiamano alcuni studiosi – tra questi il prof. Cersosimo -  oggi appaia  più che mai centrale per rompere l’assedio di un presente che percepiamo  sempre più sconfortante.

Siamo convinti  che  in questa Italia dei margini potremo sperimentare nuove economie, nuove relazioni sociali, nuove istituzioni civili come lo sono le nascenti fondazioni e cooperative di comunità. Nelle due sessioni abbiamo provato ad assumere altre “posture”,  punti di vista diversi per accogliere la sfida di una Italia da  riabitare (come recita il Manifesto del prof. Cersosimo), un Paese non solo affidato ai “centri”, ai “pieni” delle grandi città e delle aree metropolitane,  ma  anche agli   spazi urbani intermedi, alle aree interne, ai  borghi. Con nuove interconnessioni, nuove strutture fisiche e digitali, progetti di welfare comunitari,   una manutenzione diffusa  dei territori nei quali i giovani potranno cogliere opportunità inedite e progetti imprenditoriali sostenibili. 

Non abbiamo mai coltivato una cultura rivendicazionista, ci siamo attenuti ai dati di realtà: siamo fermamente convinti che  il Mezzogiorno sia la  maggiore riserva di crescita per l’Italia, esso   dispone  di una gran  quantità  di risorse inutilizzate, in primis quelle umane, i giovani e le donne. Ma può  dare un  contributo prezioso solo se è messo in grado di poterlo fare, per sé e a vantaggio di tutto il Paese. L’agenda è nota a tutti noi, la conosciamo da tempo, i titoli sono retoricamente elencati in tante dichiarazioni pubbliche. Garantire i diritti di cittadinanza, costruire reti territoriali innovative di welfare e sanità, l’investimento nella istruzione pubblica per accrescere quantità e qualità degli apprendimenti lungo tutta la filiera scolastica, una mobilità sostenibile per ricucire i territori, la valorizzazione delle diversità territoriali, quelle agricole, i beni culturali, il turismo sostenibile. Per non parlare della questione demografica affrontata in altre edizioni della Summer School: nel sud la popolazione si è ridotta più che in altre parti,  l’Italia si riempie da una parte e si svuota lentamente dall’altra, un fenomeno lento, non immediatamente percepibile, un po’ come lo scioglimento dei ghiacciai i cui effetti si manifestano tragicamente nel tempo. Per non parlare dello spreco dei talenti di    giovani e  donne, uno spreco immenso di energia lavorativa già bassa in Italia rispetto all’Europa, ancor più nel Mezzogiorno.

Una agenda conosciuta, ahimè,  ma rimasta in gran parte sulla carta, una pagina bianca. 

Abbiamo fatto altre scelte.  Davanti a noi stanno  i decenni passati, decenni nei quali l’economia della conoscenza ha dato un forte impulso alle grandi agglomerazioni urbane, le città si sono estese inglobando porzioni importanti di territori come ci raccontano i casi di Milano, Roma, e di gran parte delle capitali europee. Sono seguiti  investimenti strutturali  per aeroporti, alta velocità, metropolitane, ferrovie leggere, edilizia residenziale, Università, sedi di multinazionali. Non  v’è dubbio che vivere nelle  città offra oggi un accesso a reti di valore formali e informali, di conoscenza e saperi, di innovazioni e opportunità lavorative,  inimmaginabili in altri territori. Ma è pur vero   che i territori pieni hanno generato anche disuguaglianze, periferie povere, lavoro indegno, scarsa qualità ambientale.

È possibile ripensare a questo modello così  evocato dal mainstream della riflessione culturale e politica odierna? Un riequilibrio, una trasformazione!

La domanda che ci poniamo, ora più stringente con la diffusione della pandemia, è    se siano maturi i tempi per trasformare  l’attuale articolazione territoriale dei sistemi economici, delle politiche sanitarie e di welfare,  in una prospettiva di benessere diffuso e inclusivo. È una idea romantica? Un ritorno ai “bei tempi”? Oppure  vi sono concrete possibilità di rianimare   una Italia più  rispettosa delle diversità, insomma  più inclusiva, fatemi dire più bella? Non  isole o localismi gretti, ma un arcipelago  potentemente connesso e  aperto, sostenuto da  una azione collettiva ricostruttiva come recita il titolo della Summer School 2020 di Pietrelcina. 

In tutto questo, sottolineo l’estrema importanza del ruolo che hanno e che avranno le Associazioni, e in particolare ANLA, con il suo bagaglio di valori e di competenze, rappresenta una risorsa che  può giocare un ruolo importante nelle regioni del Mezzogiorno.

L’Italia dei margini

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) Ci siamo ritrovati a fine settembre alla nostra Summer School, a Castelgandolfo,  per studiare il tempo presente al futuro. Il numero di Esperienza che  sta giungendo a casa  propone una bella sintesi dei contenuti proposti. Vi invito a leggerlo, è un utile strumento per sentirci ancora protagonisti come recitava il titolo della nostra “scuola”.

La Summer School organizzata da Cives a Pietrelcina, e che ci vede coprotagonisti,  segue la medesima traccia culturale, stavolta  lo sguardo si fa attento al  Mezzogiorno. La tesi che proponiamo, suffragata da elementi concreti di analisi, è che l’Italia dei “margini”, o l’Italia dei “vuoti” come la chiamano alcuni studiosi, oggi appaia  più che mai centrale (ancor più con la pandemia) per rompere l’assedio di un presente sempre più sconfortante. Forse in questa Italia dei margini potremo sperimentare nuove economie, nuove relazioni sociali, nuove istituzioni civili come lo sono le nascenti fondazioni e cooperative di comunità. Nella due giorni di Pietrelcina proveremo ad assumere altre “posture”,  punti di vista diversi per accogliere la sfida di una Italia da  riabitare come recita il Manifesto del prof.Cersosimo, un Paese non solo affidato ai “centri”, ai “pieni” delle grandi città e delle aree metropolitane,  ma  anche agli   spazi urbani intermedi, alle aree interne, ai  borghi. Con nuove interconnessioni, nuove strutture fisiche e digitali, progetti di welfare comunitari,   manutenzione diffusa  dei territori nei quali i giovani potranno cogliere opportunità inedite e progetti imprenditoriali sostenibili.

Davanti a noi sono  i tre decenni nei quali l’economia della conoscenza ha dato un forte impulso alle grandi agglomerazioni urbane, le città si sono estese inglobando porzioni importanti di territori come ci raccontano i casi di Milano, Roma, e di gran parte delle capitali europee. Sono seguiti  investimenti strutturali imponenti per aeroporti, alta velocità, metropolitane, ferrovie leggere, edilizia residenziale, Università, sedi di multinazionali . Non  v’è dubbio che vivere nelle  città offra un accesso a reti di valore formali e informali, di conoscenza e saperi, di innovazioni e opportunità lavorative  inimmaginabili in altri territori. Ma è pur vero   che i territori pieni hanno generato anche disuguaglianze, periferie povere, lavoro indegno, scarsa qualità ambientale.

È possibile ripensare a questo modello tanto evocato dal mainstream della riflessione culturale e politica odierna? Un riequilibrio, una trasformazione!

Già nelle precedenti edizioni della Summer School questa traccia di pensiero è stata approfondita, potremmo dire che è stata la postura con la quale ci siamo posti nell’indagare la risorsa  Mezzogiorno. La domanda che ci poniamo, ora più stringente con la diffusione della pandemia, è    se siano maturi i tempi per trasformare  l’attuale articolazione territoriale dei sistemi economici, delle politiche sanitarie e di welfare,  in una prospettiva di benessere diffuso e inclusivo. È una idea romantica? Un ritorno ai “bei tempi”? Oppure  vi sono concrete possibilità di rianimare un’Italia più  rispettosa delle diversità,  più connessa? Non  isole o localismi gretti, ma un arcipelago  potentemente connesso e  aperto, sostenuto da  una azione collettiva ricostruttiva come recita il titolo della Summer School 2020.

L’associazionismo e  la società civile tutta non possono starne fuori.

 

Con ANLA alla Summer School CIVES di Pietrelcina

Il Covid-19 non ferma la Summer School CIVES di Pietrelcina, anche se quest’anno l’evento si svolgerà soltanto in diretta streaming nelle giornate di venerdì 30 ottobre (dalle ore 17 alle ore 19) e di sabato 31 ottobre (dalle ore 10 alle ore 12). 

L’evento si articolerà in due sessioni tematiche:

- Venerdì 30 ottobre: “Ricominciare dal Mezzogiorno. Problemi e futuro del Sud”

-  Sabato 31 ottobre  : “ Formazione, innovazione e lavoro per scommettere sui giovani meridionali”

Ettore Rossi, Coordinatore di CIVES, tiene a sottolineare che “chiamare Summer School un evento che si svolge in pieno autunno potrebbe sembrare un errore. Nella locandina, con un tocco di ironia, abbiamo chiuso tra parentesi la parola Summer, ma abbiamo voluto salvarla. Siamo alla sesta edizione e non abbiamo voluto cambiare il nome dell’evento perché, pur nel piccolo ambito del nostro territorio, la Summer School è una realtà affermata, che costituisce un sempre più valido riferimento per identificare il luogo nel quale ci si trova per affrontare tematiche di grande rilevanza per la valorizzazione del Meridione, la riqualificazione delle sue aree interne e, soprattutto, per favorire la crescita dell’occupazione dei nostri giovani pensando al post pandemia, che hanno modo di toccare con mano le opportunità di lavoro latenti che potrebbero emergere dall’ascolto delle esperienze di chi è riuscito nell’intento e da proposte nuove in un’ottica di ricostruzione”.

 

Nel rinviare all’allegato programma completo, riportante i nominativi dei prestigiosi relatori, il Senatore Edoardo Patriarca, Presidente dell’Associazione Nazionale Lavoratori Anziani, afferma: “Come tanti eventi svoltisi quest’anno, anche l’edizione 2020 della Summer School CIVES si svolgerà in streaming anziché in presenza, a causa della recrudescenza della pandemia, che in questi giorni sta nuovamente preoccupando l’intera Italia. Per contro, questa modalità di trasmissione rappresenterà un’occasione unica per far uscire l’evento dalle mura di Pietrelcina, consentendo la diffusione degli importanti contenuti che saranno trattati ad una più vasta platea di contatti. C’è un’Italia discreta, come quella rappresentata dagli amici di Cives, che porta avanti le tematiche sociali con grande concretezza, studiando nuove forme di soluzione dei problemi del Mezzogiorno e con l’intento di supportare lo sviluppo di nuove opportunità di lavoro per i giovani del Sud, grazie anche alle bellissime testimonianze che saranno portate da imprenditori operanti nelle aree interne del Sud. Riteniamo molto significativo il fatto che la Senatrice Teresa Bellanova – Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, ha accettato con grande favore di concludere i lavori della prima giornata”.    

L’evento potrà essere seguito in diretta streaming ai seguenti link:

www.facebook.com/cives.benevento/ -

https://www.facebook.com/DentroTuttiSmemoLab

 

 

Summer School 2020, riflessioni

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) Difficile fare una sintesi dei contenuti della nostra Summer School: la quantità di contenuti che ci sono stati offerti meriteranno approfondimenti, una presa in carico da parte di noi tutti affinché nulla vada disperso. Il prossimo numero di Esperienza sarà  dedicato alle relazioni svolte a Castel Gandolfo, saranno motivo di riflessione e di sintesi per mettere a disposizione dell’associazione una griglia di lavoro utile a renderci presenti sui territori. Vorrei dedicare questo poche righe al tema del welfare degli anziani riprendendo i passaggi più significativi proposti nelle conversazioni. Partirei dalla immagine che ci ha consegnato Mons. Paglia: abbiamo costruito un palazzo senza scale e ascensori, con uno scantinato nel quale abbiamo relegato i più fragili, e con balconi senza cielo. Si tratta non tanto di proporre alcuni cambiamenti, ma di operare una vera e propria trasformazione del  palazzo (il welfare) che oramai appare vetusto e inadeguato rispetto alle sfide che provoca il COVID 19. Anzitutto sconfiggere le tante e troppe solitudini: occorre svuotare gli scantinati, munire il caseggiato di scale e ascensori. E dotare la nuova architettura di una visione, di un pensiero generativo sull’anzianità senza il quale i “balconi sono senza il cielo”.

Il presidente Patriarca e mons. Paglia

Il presidente Patriarca e mons. Paglia

Ne deriva un primo messaggio: l’anzianità non è un problema, un inciampo, una spesa ma una grande risorsa se ben valorizzata e sostenuta. Una “vecchiaia adolescente” che mette a disposizione le proprie competenze e capacità alle nuove generazioni, una vera e propria “consegna” del testimone. Non solo abilità  tecniche ma la competenza del vivere-bene che si acquisisce   dalla esperienza vissuta e che nessun libro può insegnare. Una alleanza tra generazioni per vincere le due paure entrambe da sconfiggere: la paura dei giovani di perdere il futuro e la paura degli anziani di perdere il passato,  per scrivere un nuovo umanesimo segnato inevitabilmente dalle nuove teologie.

Secondo messaggio. Perché questo accada e si faccia storia occorre reinventare le città e i suoi spazi, rafforzare le competenze digitali, promuovere luoghi di incontro  intergenerazionali, cohousing, servizi di welfare integrati, nuove politiche abitative, una legge per l’invecchiamento attivo che riconosca il ruolo di cittadinanza gratuita offerta da molte persone anziane. Non da ultimo il rafforzamento dei servizi territoriali o socio sanitari, le RSA non possono più rappresentare  il modello di welfare principale per persone sole e non autosufficienti.

Terzo messaggio, il ruolo strategico dell’associazionismo:  per sconfiggere la solitudine, per un impegno condiviso in comunità, per fare esperienze generative, per continuare a formarsi e a vivere  la vita con la speranza nel cuore.

Summer School 2020 ANLA, ripensare l’età attuale

Gli interventi di S.E. Mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia della Vita e da pochi giorni chiamato dal ministro Speranza a presiedere una commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana, e della dott.ssa Ester Dini, Esperta di mercato del lavoro e attualmente responsabile del Centro Studi della Fondazione Consulenti del Lavoro, hanno aperto ieri la Summer School ANLA 2020 organizzata dall’Associazione al Centro Mariapoli Internazionale di Castel Gandolfo. Commenta il presidente ANLA Edoardo Patriarca: “La sessione è stata dedicata a comprendere in profondità ciò che è accaduto nella vita delle comunità nell’anno del coronavirus. Mons. Paglia  ha offerto una riflessione sulle tante solitudini  incontrate  e al contempo sulla ricchezza di relazioni  riscoperte, sul significato profondo di amicizia e del prendersi cura. L’analisi puntuale dei dati economici e occupazionali forniti da Ester Dini  ha consentito di individuare le sfide che ci attendono e il ruolo cruciale che potranno svolgere le associazioni,  Anla in particolare”.

Il presidente Patriarca con Ester Dini

Il presidente Patriarca con Ester Dini

Monsignor Paglia ha richiamato l’urgenza di un nuovo paradigma per gli anziani, di una nuova comprensione di questa età della vita così importante per la società italiana: “tutti abbiamo purtroppo dovuto assistere ad una tragedia che non ci aspettavamo: il Coronavirus si è abbattuto in una maniera spietata soprattutto sugli anziani e noi siamo stati senza sapere cosa fare, assistendo persino all’impossibilità di tenere la mano, persino di condurre al cimitero. In questo senso è urgente un sussulto di pensiero e a mio avviso anche di amore. Dobbiamo ripensare il modo in cui tutti noi dobbiamo essere prossimi agli anziani diventati sempre più numerosi, diventati anche sempre più problematici nella quotidianità. È chiesto a tutti noi un sussulto di pensiero creativo perché gli anziani restino a casa accuditi e aiutati dai familiari, dai parenti, dai vicini e perché no anche dalla comunità cristiana perché questo è il senso del quarto  comandamento, onora il padre e la madre. Onoriamo i nostri anziani, è un grande compito perché tutte le altre generazioni possano apprendere il senso stesso della vita, perché la vita è lo sviluppo delle generazioni”.

Ester Dini ha svolto un’analisi del tempo presente mettendo in evidenza criticità e possibili punti di sviluppo: “Veniamo da mesi che hanno inevitabilmente segnato la vita degli italiani, non solo per la crisi economica e le incertezze legate al lavoro. In  questi mesi di lockdown gli italiani hanno maturato un approccio nuovo: ci sono stati fenomeni importantissimi, lo smart working, un processo amplissimo di alfabetizzazione digitale che ha riguardato anche la popolazione più anziana… gli italiani hanno fatto i conti con il loro tempo a disposizione, si sono trovati a poter dar sfogo ai propri interessi: elemento del tutto eccezionale hanno messo al primo posto lo studio, la lettura, aspetti che forse non ci si aspettava. Gli italiani hanno fatto anche il punto sulla loro condizione di vita, tantissimi hanno vissuto in solitudine, soprattutto gli anziani, il periodo del lockdown e molti hanno vissuto in abitazioni strette. Il lockdown ha per molti versi accelerato cambiamenti che erano già in atto e occorre mettere a fuoco le direttrici di sviluppo di questa nostra società oggi segnata incredibilmente dall’esperienza dello smart working e dal nuovo modello di organizzazione sociale che potrebbe scaturire dalla nuova concezione del lavoro, rispetto alla tecnologia che è diventata essenziale per tutte le nostre operazioni. Si pone oggi dunque un dilemma tecnologico… pensiamo poi al mito della globalizzazione che il lockdown ha arrestato, ponendo interrogativi sui rischi che un interscambio così globale può determinare per la nostra contemporaneità”.

 

Oggi la Summer School di ANLA prevede gli interventi del prof. Ivo Lizzola, professore di Pedagogia sociale e di Pedagogia della marginalità e della devianza presso l’Università degli Studi di Bergamo, e della prof.ssa Maria Rita Parsi, psicologa, psicoterapeuta, psicopedagogista docente, saggista e scrittrice.

Summer School 2020, protagonisti e non attivisti

Con l’introduzione del presidente nazionale Edoardo Patriarca ha preso il via l’edizione 2020 della Summer School ANLA presso il Centro Mariapoli Internazionale di Castel Gandolfo, via S. Giovanni Battista De La Salle. Spiega il presidente nazionale di ANLA Edoardo Patriarca: “Anni ’20: da sopravvissuti a protagonisti è il titolo che abbiamo voluto dare alla nostra Summer School. Ci troveremo insieme per formarci ancora, per capire il tempo che viviamo, per mettere a frutto la nostra esperienza di vita, le nostre competenze ancora importanti per pensare il futuro delle nuove generazioni”.

S.E. Mons. Vincenzo Paglia

S.E. Mons. Vincenzo Paglia

Ad aprire i lavori S.E. Mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia della Vita e da pochi giorni chiamato dal ministro Speranza a presiedere una commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana.  Il presule ha richiamato l’attenzione sul significato che non riusciamo a dare agli anni di vita in più che le nostre generazioni hanno saputo conquistare: “Non sappiamo che farcene… manca una riflessione organica sul significato di questi anni… Quanto è accaduto durante la pandemia ha mostrato l’incapacità della società contemporanea a porsi rispetto alla vecchiaia. Papa Francesco ha ragione: l’anzianità è un tempo di fatto scartato, di fatto appeso, e quel che è accaduto è perché non c’è pensiero, non c’è riflessione sul tema”. La nostra società sente di fatto ancora gli anziani come un peso enorme e mons. Paglia sottolinea “C’è bisogno di ripensare in maniera globale l’assetto della società cominciando anche dagli anziani, occorre comprendere gli anni dell’anzianità come opportunità da capire”. Il vescovo sottolinea la forza della debolezza, la forza della fragilità: “la debolezza della vecchiaia ricorda a tutti noi il senso del limite a cui apparteniamo” e ci invita a una riflessione sul tempo che ci è dato. Mons. Paglia ha posto in evidenza il rischio dell’attivismo: “il malato che non può più muoversi è contraddizione all’imperativo dell’autosufficienza”. Il Vescovo ha evidenziato il narcisismo come  vero protagonismo di oggi: ”Tuttavia Narciso muore su se stesso. L’annuncio cristiano di una famiglia nuova deve avere nuovi linguaggi contro Narciso. Questo è la grande avventura e la grande opportunità: il tempo della vecchiaia è il tempo in cui l’oltre acquista una qualche importanza”. Mons. Paglia ha concluso il suo intervento con un invito: “Gli anziani devono stare in casa e non negli Istituti”: certo si apre un grande discorso che riguarda più aspetti della vita sociale, dall’assistenza all’edilizia per anziani ma il senso dell’umano  non può che volgere a questo.

Il presidente di ANLA Edoardo Patriarca ha quindi annunciato la grande manifestazione nazionale di ANLA a favore dei nonni il prossimo 2 ottobre: a Firenze, presso l’Auditorium al Duomo via de Cerretani 54r. Sala Anfiteatro Andrey Tomaszewski dalle ore 16,30 per la premiazione del Concorso letterario nazionale dedicato ai nonni dal tema  “la penna racconta”. Il pensiero va ai nostri anziani che ci hanno lasciato ma anche a quelli che vivono in solitudine un periodo storico pieno di incertezze. Ecco perché, nonostante le difficoltà, la Premiazione è stata mantenuta al 2 ottobre, per dare un profondo significato ai nonni, ai così detti diversamente giovani, coloro che sono ancora  oggi la linfa vitale della nostra società. 

 

Il valore della formazione

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) In queste settimane tanto si è discusso della prossima riapertura delle scuole, dei ritardi, dei timori, delle occasioni perdute. La lunga quarantena ha fatto emergere come non mai il valore dell’educazione e della formazione nella costruzione della identità personale, e delle opportunità che esse aprono al futuro della vita di ciascuno. Uno degli asset strategici che vengono indicati nel Recovery Fund è l’ investimento in  formazione e ricerca per le nuove generazioni,  a significarne il valore prezioso e inestimabile che esso ha.

Solo chi possiede conoscenze trasversali, competenze e abilità,  abitudine al lavoro in equipe, flessibilità e adattabilità, avrà  gli strumenti necessari per realizzare  una vita buona. Abbiamo a cuore il futuro delle nuove generazioni ma è bene rammentare che la formazione continua è per tutta la vita, è quella che  assicura una vita degna anche quando si è anziani e che allontana nel tempo la non autosufficienza. Lo confermano le tante ricerche svolte in questi anni a livello internazionale. Da qui nasce il progetto di promuovere una Summer School per la nostra associazione, una occasione per formarci e continuare a dare un proprio contributo di pensiero per comprendere il tempo che viviamo. Per noi stessi anzitutto, ma più che altro per offrire ai nostri associati, ai nostri amici un punto di vista assai particolare e  raro perché  si nutre di una esperienza di vita e al tempo stesso di una tensione spirituale che ti porta oltre, un mix  di ingredienti che le giovani generazioni non riescono a possedere,   non per manchevolezza ma perché hanno intrapreso da poco il cammino della vita. Formazione per tutta la vita dunque: è questo l’imperativo che ci consegna questa lungo distanziamento fisico provocato dal Covid19.

Summer School ANLA 2020

Summer School ANLA 2020

Dunque, formazione come diritto e come dovere. Un diritto tutelato dalla Costituzione e che va garantito a tutti i bambini e le bambine, saremo vigili affinché la riapertura dell’anno scolastico avvenga in sicurezza e in qualità, non faremo mancare il nostro sostegno e se necessario suggerimenti e critiche. Un dovere per noi tutti: siamo una associazione di adulti impegnati a vario modo, non abbiamo rinunciato al nostro impegno di cittadinanza attiva, siamo presenti sui nostri territori e nelle aziende per tessere ponti   tra le generazioni, per mantenere vivo il testimone di una storia personale e comunitaria preziosa anche per il futuro. Il testimone lo si consegna se siamo ancora persone generative, aggiornate e soprattutto formate ai tempi nuovi. Un compito al quale non vogliamo rinunciare.

 

Summer School ANLA 2020 a Castel Gandolfo (ROMA)

(di Antonello Sacchi) Cari amici, il presidente nazionale Edoardo Patriarca guiderà la seconda edizione della Summer School che si terrà a Castel Gandolfo, famosa località dei Castelli Romani a pochi chilometri dalla capitale. Abbiamo scelto il Centro Mariapoli Internazionale per la bellezza del luogo, la capacità ricettiva, le strutture ampie e confortevoli in grado di assicurare lo svolgimento dei lavori in piena sicurezza. S.E. Mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia accademia per la vita e gran cancelliere del Pontificio istituto Giovanni Paolo II, Ester Dini, Responsabile Centro Studi alla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, Ivo Lizzola,  professore di Pedagogia sociale e di Pedagogia della marginalità e della devianza presso l’Università degli Studi di Bergamo, Maria Rita Parsi, psicologa, docente e scrittrice, Alberto Brambilla, Presidente Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, saranno i relatori della tre giorni che prenderà il via venerdì 25 settembre con la seguente articolazione (il programma potrà subire variazioni nei titoli degli interventi e negli orari):

Centro_Mariapoli_aula

Centro_Mariapoli_aula

Venerdì 25 settembre

- Introduzione del presidente nazionale Edoardo Patriarca (ore 15.30)

- La nuova situazione   (dott.ssa Ester Dini) (ore 16.00).  

- Gli anziani nel post Covid-19  (S.E. Mons. Vincenzo  Paglia) (ore 17.00)

- Cena in Mariapoli.

Sabato 26 settembre

- Visita alla Residenza Pontificia di Castel Gandolfo e ai giardini (mattina)

- pranzo in Mariapoli

- L’orizzonte (prof. Ivo Lizzola) ore 15

-  Gli anziani e i bambini oltre la pandemia (prof.ssa Maria Rita Parsi)  ore 17

- Cena in un locale caratteristico a Castel Gandolfo ore 20

Domenica 27 settembre

- S.Messa (per chi desidera parteciparvi) in Mariapoli  ore 09.00

- Previdenza 2021: aggiornamenti (prof. Alberto Brambilla)  ore 10

- pranzo e arrivederci all’anno prossimo

Centro_mariapoli_giardino

Centro_mariapoli_giardino

Per partecipare è previsto un contribuito una tantum di euro 50,00 ed è necessario iscriversi: occorre pertanto contattarci all’indirizzo e-mail  iscrizione@anla.it e seguire le indicazioni che verranno date. Potete vedere la struttura del Centro Mariapoli cliccando qui 

Vi aspettiamo!