Archivio della categoria: ANLA – archivio

Kent Haruf

(di Annalisa Gatti)

Non avevo mai letto nulla di Kent Haruf che durante la sua vita non fu conosciutissimo (1943-2014) ma è diventato uno dei più apprezzati scrittori americani. Mi hanno incuriosito le recensioni, tutte positive, su un libro: La strada di casa, ultima opera pubblicata in Italia dello scrittore. Prima di andare in libreria e affrettarmi a comprarlo ho cercato notizie su di lui e sui suoli libri. Riporto qualche breve notizia.

Nella vita ha fatto di tutto, bracciante agricolo in una fattoria di galline, operaio edile, assistente in una clinica riabilitativa e in un ospedale, bibliotecario, docente universitario e solo a 56 anni, con Plainsong (1999) Canto della pianura, giunge alla notorietà.  La prima stampa sarà di 70.000 copie, il libro sarà accompagnato da una recensione molto positiva sul New York Times. Dal libro viene girato anche un film per la televisione. Il romanzo, ha così tanto successo da permettergli di lasciare il mestiere di insegnante e di dedicarsi completamente alla scrittura. Con il romanzo Il canto della pianura è stato finalista al National Book Award, al Los Angeles Times Book Prize, e al New Yorker Book Award. Con Crepuscolo, secondo romanzo della Trilogia della Pianura, ha vinto il Colorado Book Award. Benedizione è stato finalista al Folio Prize. NN Editore ha pubblicato tutti i libri della trilogia compreso Le nostre anime di notte, uscito postumo nel 2017.Tutti i romanzi di Haruf si svolgono nella città inesistente di Holt nelle pianure del Colorado.

La sua prosa semplice lo ha fatto paragonare a Ernest Hemingway. Raccontano la vita quotidiana, l’amore o la morte di persone normali. Non ci sono avventure, eventi soprannaturali o personaggi così cattivi da non meritare uno sguardo di comprensione da parte dell’autore e dei lettori. I personaggi dei suoi romanzi sono persone normali.

Le nostre anime di notte, ad esempio è la storia di amore e di amicizia tra due anziani, che incomincia il giorno in cui lei si presenta da lui e lo invita, di punto in bianco, a passare le notti a casa sua, perché vuole avere qualcuno con cui parlare al buio perché, da quando è rimasta vedova, non riesce a dormire bene. Una storia di tenerezza e di rispetto.

 

La strada di casa è stato un libro molto atteso: si tratta dell´ultimo romanzo dello scrittore americano a essere tradotto in italiano, e ultimo rimarrà visto che con questo tutta la produzione narrativa di Haruf è stata pubblicata nel nostro paese.

In realtà La strada di casa è il secondo romanzo di Haruf, uscito nel 1990 a sei anni di distanza dal primo ed è quindi molto precedente alla fortunata serie ambientata nella cittadina di Holt.

Non ho letto, come ho già detto i suoi romanzi, non mi sono affezionata a quei luoghi che ritornano puntuali nei suoi racconti. Forse darei un giudizio diverso sul libro se avessi letto prima gli altri. Però posso dire che se sono qui a scrivere di Lui e di questo libro è perché ho apprezzato una storia scorrevole ma non banale, pagine intrise di ironia e umanità spesso tristi ma mai disperate. Mi è piaciuto moltissimo.

Come già scritto, riporto alcune parti di una lunga ed esaustiva recensione che ho letto su internet. Scritta  con il cuore, rende davvero in modo efficace, l’atmosfera di luci ed ombre che si respira nel libro: da “Una Valigia ricca di sogni – diario di una sognatrice -“ “Jack Burdette, il protagonista di questa storia, torna a Holt dopo tanti anni e senza essere atteso. Il libro si apre così, con un ritorno a casa. Un ritorno che riapre ferite non ancora del tutto rimarginate”. “A metà pomeriggio dell’ultimo giorno di dicembre del 1976, Jack Burdette scomparve. E non tornò a Holt per molto tempo, quando ormai il danno era fatto, e si trattava di un danno molto grave.” “Il protagonista, ha lasciato improvvisamente Holt otto anni prima, senza una spiegazione, abbandonando la giovane moglie e i due figli piccoli.  Ed ora, e al volante di una Cadillac rossa ritorna come se nulla fosse, spavaldo, senza rimpianti, irrispettoso, incurante di una comunità che ancora chiede giustizia. Ma cosa è successo otto anni prima? E perché Burdette è tornato? A narrare le vicende è Pat Arbuckle, direttore del giornale locale un tempo amico di Jack. In un viaggio indietro nel tempo, la storia di Jack e degli altri abitanti della piccola comunità di Holt che hanno incrociato il suo cammino. Il tema che emerge tra queste pagine è sicuramente quello della giustizia.Tribunali inadeguati, cittadini che quindi vogliono farsi giustizia da sé, vendicandosi sui colpevoli”.

Una umanità che mi fa un poco paura, fragile ed egoista ma in Jessie, la protagonista femminile, si riscatta perché lei è forte e determinata ad andare avanti da sola. Dolcissima e protettiva con i suoi bambini, sicura delle sue decisioni, generosa come ce la descrive lo stesso Arbuckle il vecchio amico di Burdette.

Una cosa è certa, tanti sono i lettori che hanno amato e apprezzato Haruf. Quasi tutti hanno letto questo libro già aspettandosi qualcosa di simile agli altri. Conoscendo lo stile, pacato e tranquillo, semplice e diretto. Io invece andrò in ordine, leggerò di certo anche gli altri e forse il cammino dell’autore, la sua crescita, i suoi cambiamenti, saranno ancora più evidenti.

 

 

Giovani e Lavoro

(di Mario Ubbiali, consigliere nazionale ANLA)

La disoccupazione giovanile rappresenta a tutt’oggi una delle maggiori emergenze del nostro tempo. Non si tratta di una questione economica, bensì di giustizia ed equità sociale. Offrire ai nostri giovani l’opportunità di sentirsi parte integrante della grande comunità del lavoro umano, permettendogli di misurarsi con se stessi, di crescere e di relazionarsi con gli altri giungendo ad una piena realizzazione di sé nel lavoro ed attraverso di esso; costituisce infatti una questione morale che ci interroga sia personalmente che come A.N.L.A. Nella prospettiva cristiana il lavoro (e, con esso, l’attività economica) si pone – oltre che come strumento per il soddisfacimento dei bisogni propri e della propria famiglia – come mezzo per la piena realizzazione personale.

L’A.N.L.A. intende offrire alcuni spunti strettamente collegati al tema della disoccupazione giovanile. Il primo è quello della centralità dell’impresa, perchè “dire lavoro è dire impresa, che produce ricchezza attraverso il lavoro”. Il secondo è quello della formazione come leva strategica sia per la competitività delle imprese che per attirare quei capitali necessari per permettere ad esse di crescere e prosperare e, dunque, di generare sempre maggiori opportunità di lavoro.

Si tratta, invero, di due facce della stessa medaglia. Se da un lato il lavoro, non lo crea lo Stato ma le imprese, che a loro volta sono il frutto dell’azione di alcuni lavoratori la cui virtù imprenditoriale deriva dalla soggettività creativa della persona umana, dall’altro, esse hanno a loro volta bisogno del lavoro umano – sia esso manuale, intellettuale o creativo – per crescere e prosperare. Il destino dell’impresa è, dunque, indissolubilmente legato all’opera di coloro che in essa esercitano la propria vocazione professionale, svolgendo le proprie mansioni con sempre maggiore competenza, dedizione e capacità di cogliere nel lavoro un’opportunità di servizio a sé e agli altri.

Su questo terreno la formazione – intesa quale investimento sulla persona, che rappresenta il capitale umano dell’impresa – sia essa incentrata sulla diffusione della cultura d’impresa, sull’innalzamento delle competenze tecnico-professionali, o delle competenze manageriali, si impone sempre più come una potente leva strategica per favorire il successo dell’impresa.

In questa prospettiva, riprendendo l’insegnamento del fondatore dell’economia aziendale Carlo Masini, se l’impresa diventa comunità e in essa tutti contribuiscono a fare la propria parte, essa è capace di perseguire il bene comune permettendo il raggiungimento dei propri fini e, nello stesso tempo, concorrendo all’ordinato sviluppo economico e al progresso sociale.

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I pomodori

(di Roberta Greco)  I pomodori, considerati botanicamente come dei frutti in piena regola, sono ritenuti uno degli ortaggi simbolo della stagione estiva, in cui raggiungono la loro piena maturazione. In passato i mesi estivi rappresentavano il momento ideale per riunire la famiglia e cimentarsi nella preparazione della salsa di pomodoro casalinga in modo da averne delle scorte in dispensa per il resto dell’anno. Il pomodoro compare nelle ricette di ogni regione italiana e in mille varianti diverse, eppure il solanum lycopersicum, questo il suo nome scientifico, non proviene dall’Italia o dal Mediterraneo, bensì dall’America centrale.

Fu il conquistatore spagnolo Hernán Cortés che, in una sua spedizione del 1540 verso il Messico, decise di cogliere alcune di queste piante e portarle in Europa. La loro diffusione fu pressoché immediata: in Italia arrivò qualche anno dopo e si diffuse soprattutto nelle regioni meridionali, ma fu solo intorno al Seicento che si iniziò a usarlo in cucina, poiché la pianta era considerata velenosa.

Chiamato il “Pomo d’oro”, poiché in origine il suo colore era giallo intenso: diventò rosso con un lavoro di ingegneria botanica primordiale, innestandone varietà e tipi diversi, fino a renderlo uno dei capisaldi degli ingredienti della dieta mediterranea.

Oggi lo si trova sotto tantissime forme, fresco o conservato, ma in origine nessuno riuscì a capire come mantenerlo fresco e utilizzabile per più di qualche giorno. La possibilità di conservare i pomodori in dispensa venne scoperta grazie agli studi del medico italiano Lazzaro Spallanzani, che comprese il meccanismo della pastorizzazione attraverso la bollitura dei barattoli in acqua bollente.

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Un libro sempre con noi

(di Annalisa Gatti) Ci aspettano ancora tante giornate, lunghe e calde, l’estate è ancora nel pieno dei suoi colori sgargianti e tanti di noi sono in ferie, magari al mare o in montagna. Un libro sempre con noi, sul comodino in albergo a casa propria, sulla sdraio ad aspettarci dopo un bel bagno. Un libro da leggere, compagno ideale quando ci si sente soli, quando si è stanchi ma non si ha ancora sonno, quando vogliamo staccare la spina e viaggiare con la fantasia.

Letture estive

Letture estive

Ecco qualche titolo: tra i romanzi d’amore, d’amicizia e di grandi sentimenti, vorrei segnalare“ Dormi stanotte sul mio cuore” di Enrico Galliano, autore dei bestseller “Eppure cadiamo felici , Tutta la vita che vuoi e Più forte di ogni addio”. E’ la storia di Mia e della sua amicizia con Margerita, sua maestra delle elementari. Mia da quando ha perso le tracce di Fede, il ragazzo che la sua famiglia aveva preso in affido e con il quale aveva avuto un rapporto felice, non riesce più ad avvicinarsi alle persone. Questa amicizia così speciale con questo ragazzino che ha due anni più di lei la segnerà per tutta la vita.  Sarà proprio la sua maestra ad aiutarla, a vivere questo distacco permettendo di riconciliarsi con gli altri e con se stessa. Il professore, Enrico Galliano, che sa parlare ai ragazzi ed è amato dai genitori, ritorna con questo romanzo a raccontare gli adolescenti e a guardare in fondo al loro cuore.

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Summer School ANLA

ANLA organizza la seconda edizione della Summer School. Abbiamo scelto come sede dei lavori il Centro Mariapoli Internazionale, una struttura particolarmente accogliente, tecnologicamente attrezzata e immersa nel verde per assicurare la migliore riuscita dei lavori in piena sicurezza e in grado di accogliere famiglie.Vi aspettiamo!

Summer School ANLA 2020

Summer School ANLA 2020

Per informazioni sul programma e sulla logistica, cliccate qui

Per informazioni sulle modalità di iscrizione e di partecipazione, cliccate qui

(Dal nr. 7-8/2020 di Esperienza) La pandemia ha impietosamente azzerato vite, sentimenti, abitudini, stili di vita. Possiamo anche raccontarci che non è così, che in fondo tutto sta tornando come prima, ma anche il più ostinato, se in buona fede, sa in fondo in fondo che questo evento ha segnato drammaticamente la nostra epoca. Non si supera  un simile spartiacque se non si fa il punto della situazione: solo comprendendo veramente la realtà che abbiamo vissuto e che viviamo possiamo ripartire senza paura di ulteriori errori. Anni ’20 dunque, con il tentativo nostro e di tutta quanta l’Associazione di aiutare ognuno di noi a compiere questo cammino, passare dalla condizione di sopravvissuto a protagonista. La Summer School che ANLA organizza a Castel Gandolfo il prossimo settembre e alla quale siamo tutti calorosamente invitati a partecipare vuole avere un duplice scopo: ritrovarsi per capire e ripartire per tornare a svolgere un ruolo di servizio da protagonisti nella nostra società. Ci aiuteranno in queste riflessioni intellettuali, filosofi, teologi, demografi, economisti di primaria rilevanza nazionale. Ivo Lizzola, ad esempio, docente di Pedagogia sociale e Pedagogia del conflitto, della marginalità e della devianza all’Università di Bergamo, ha recentemente affrontato il tema in più scritti. In “Generazioni e pandemia” pubblicato in La fede e la pandemia, I Quaderni di Dialoghi, Ave, si è domandato quali solchi abbia tracciato questa pandemia, evento che ha sospeso il tempo del mondo. Ivo Lizzola vive là dove il virus ha colpito più duramente e leggendo emerge dalle sue parole la drammaticità di quanto ha veduto. Pensando ai più anziani, “La loro è attesa di non perdere, attendono delle attenzioni alla loro fragilità. Hanno colto che prestazione e cura non sono proprio la stessa cosa, che servizi e prossimità neppure”. Di fronte alla drammaticità di un evento che azzera la vita, l’uomo finisce con il chiedersi cosa veramente conta e cosa veramente sia possibile trasmettere alle giovani generazioni: “In un certo numero hanno colto ciò che avevano da offrire ai tempi giovani che bussano alla porta. Con la consapevolezza (quanto riuscirà a consolidarsi?) che un evento lascia macerie, anche cattive nostalgie, e può avvelenare la speranza. E che è duro e grande impegno quello di pulire il futuro, di tenerlo aperto al nuovo ed alla generazione. Perché sia un cammino di vita, e di giustizia: e nessuno sia escluso, scartato perché “incapace” o pesante. Adulti e anziani tesi al futuro, capaci di futuro. Sapendo che lo abiteranno come futuro anteriore, come seminato. Ma saranno stati capaci, avranno avuto desiderio d’augurio e d’anticipo”

Concorso letterario nazionale 2020

(di Fiorenza Ciullini, presidente regionale ANLA della Toscana). Il regalo più grande che potremo fare e farci è quello di poter condividere con gli altri esperienze di vita reale oppure spunti di fantasia che ci hanno fatto volare oppure cadere. Questo lo avvertiamo oggi più che mai in un periodo storico che ha sconvolto tutto il mondo. Così ANLA ha voluto fortemente dare un senso a tutto questo attraverso il 2° CONCORSO LETTERARIO “e passavano i giorni…” In un anno così difficile, a motivo di una pandemia che ha sconvolto le nostre vite e che ha coinvolto principalmente la  generazione dei nostri anziani, ANLA ha voluto dare uno spazio, alla Vostra capacità di trasmettere sensazioni e sentimenti. Siete voi i principali artefici di tutto questo e inviandoci i vostri racconti, le vostre memorie e le vostre sensazioni, sarete parte fondamentale di questo progetto. Tutti gli elaborati saranno letti da una giuria composta da scrittori e professionisti di altissimo livello. La giuria sceglierà il vincitore del Concorso ed il suo racconto, insieme a tanti altri, farà parte di un libretto che sarà donato a tutti coloro che parteciperanno.

La premiazione si svolgerà in una delle sale più prestigiose di Firenze, in presenza del presidente regionale e nazionale ANLA, saranno presenti anche autorità universitarie e istituzionali che daranno prestigio alla premiazione. Sarà anche un momento per ricordare, riflettere e guardare avanti volgendo lo sguardo soprattutto verso gli anziani, coloro che erano e sono un pilastro sia economico che emotivo nella nostra società. Li sono le nostre radici e tutti sanno che un albero senza radici muore…. In questo il Concorso letterario vuole essere  la spinta per promuovere una serie di iniziative volte a sensibilizzare un argomento tante volte messo all’angolo. Gli anziani devono e possono trovare il loro ruolo in una società che molte volte si dimentica le proprie radici.

Qui potete consultare il regolamento dell’edizione 2020

Siamo consapevoli del periodo in cui stiamo vivendo e vogliamo essere vicini a coloro che hanno perso una persona cara, molte volte unico sostegno nella propria famiglia. Non sarà facile andare avanti, soprattutto per le incertezze sanitarie e per i conti con la crisi economica che bussa sempre più prepotentemente alle nostre porte ma, la vita deve andare avanti e oggi c’è tanta voglia di sole, di vacanze e anche di riprenderci la nostra vita di sempre! Questo sarà possibile se riusciremo a guardare oltre, con un po’ di ottimismo. Essere fiduciosi, non costa niente e aiuta tantissimo! Lo dobbiamo a noi stessi e a chi ci è vicino ma senza dimenticare, questo mai. La nostra memoria deve far parte del nostro presente e del nostro futuro, un percorso che sarà più facile se terremo conto dell’esperienza e questa sarà resa viva attraverso i vostri racconti! 

Debiti & Debiti

(di Giuseppe Taddei, presidente regionale della Campania)  Molti anni fa un noto brand di arredamento della provincia di Bari rese celebre e facilmente memorizzabile il suo core business ed il suo principale marchio di fabbrica attraverso una non innovativa trovata di marketing pubblicitario che consisteva nella pedissequa ripetizione e duplicazione  della fonologia  enfatizzante  della griffe da  commercializzare. In questo periodo nel quale il dibattito e le riflessioni dei media sono particolarmente incentrati sulla individuazione delle modalità attraverso le quali negoziare i fondi per la ripartenza delle economie nazionali, ma principalmente di quella italiana, la trattazione che segue, nel richiamarsi solo nel prologo alla perifrasi introduttiva,  si pone l’obiettivo  di esplicitare una tassonomia delle policrome forme, schemi, procedure, presupposti concettuali e congetturali delle asincronie finanziarie con accenni alla sfera privata e convergere prioritariamente su quella pubblica.

 

Economia e mercati

Economia e mercati

Preliminarmente è bene osservare e differenziare anche etimologicamente, funzionalmente e strutturalmente la terminologia che in maniera a volte eccessivamente diffusa e generalizzata si utilizza nella fattispecie debitoria. Il debito è il vincolo giuridico che obbliga il debitore al creditore; il fondo è l’accumulo di risorse finanziarie cui attingere per fornire la liquidità; il titolo è lo strumento giuridico portatore e rappresentativo del debito; le modalità, la metodologia ed i vincoli sia di utilizzo che di restituzione delle somme prese a prestito sono le c.d. condizioni. I titoli di stato esprimono il debito che una nazione ha verso i suoi finanziatori. Le obbligazioni esprimono il debito che una impresa di diritto privato ha contratto con soggetti terzi. Le azioni non sono titoli di debito ma quote di capitale. In estrema sintesi la struttura sia del debito pubblico che di quello privato o di impresa attiene alla composizione pro tempore delle scadenze delle restituzioni che in una corretta logica gestionale devono essere strettamente correlate alle fonti di rimborso aventi la medesima cadenza temporale: incassi fiscali e tributari per la P.A., programmazione delle vendite per le imprese, fonti reddituali per i privati.

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Il valore della memoria

(di Edoardo Patriarca) L’incontro tra il Presidente Mattarella e il Presidente sloveno  Pahor ha scritto un capitolo di  una storia alla quale tutti vorremmo partecipare attivamente. Una comunità vive se possiede una narrazione condivisa, una narrazione  non angelicata o piegata ad una ideologia di parte come spesso accade nel nostro Paese, ma che si fa carico di quelle evento-memoria accogliendone tutte le  sfaccettature e i contorni non sempre nitidi:  speranza,  nostalgia,  passione civile e  talvolta dolori, incomprensioni,  tragedie. La memoria se vuole essere  amata, condivisa e partecipata a tutti non non può non farsene carico. La celebrazione dei due Presidenti così ricca di segni e di gesti di amicizia non ha negato la tragicità  di quel momento storico che ha coinvolto   prima  la comunità slovena perseguitata dai fascisti e poi quella italiana trucidata  dalla  follia persecutoria e omicida dei partigiani comunisti. Quelle comunità se vorranno,  dopo questo passaggio,  faranno riemergere  una amicizia che durava da secoli e una contaminazione culturale straordinaria. Quel dolore e quella sofferenza sono  il viatico, la porta da  attraversare -non ci sono scorciatoie- per recuperare quello spirito. I due Presidenti, il nostro Presidente,  hanno indicato la via.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il Presidente della Repubblica di Slovenia Borut Pahor depongono una corona di fiori presso la lastra di ferro che copre l’ingresso della foiba di Basovizza

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il Presidente della Repubblica di Slovenia Borut Pahor depongono una corona di fiori presso la lastra di ferro che copre l’ingresso della foiba di Basovizza (foto tratta da www.quirinale.it)

Il furore ideologico di un tempo, la volgarizzazione  che si fa oggi della nostra storia non aiutano, come neppure la trasandatezza e la sciatteria che la fanno da padroni. Ma noi singoli cittadini,  e come associazione soprattutto,  possiamo per davvero assumere il testimone animando  laddove siamo presenti una  memoria che rincuori la comunità, la renda più sicura e speranzosa. Il  calendario civile – 25 aprile, 8 marzo,  1 maggio, 2 giugno, il 4 novembre per citare alcune date- ,   come quello religioso -penso al Natale, al capodanno, all’epifania, alla Pasqua, a Ferragosto, a Ognissanti, alle feste per il Patrono – sono luoghi e spazi nei quali far maturare questa memoria, momenti spesso accompagnati da celebrazioni ufficiali, e da momenti festosi di comunità. In ognuno aiutiamoci a recuperare il senso e il significato di quel convenire,  sia una celebrazione civile o religiosa. Comunichiamolo  alle giovani generazioni, eviterei la solita  retorica roboante  che non comprenderebbero, lasciamo spazio alle parole e ai silenzi, alle speranze e ai dolori che hanno portato con se, alle liberazioni che non sono le sorti magnifiche e progressive ma tracciati di umanità che hanno esigito  sacrifici, impegni, dedizioni e… tradimenti, vigliaccherie  che per onestà vanno raccontati senza  permettere ad alcuno che quella memoria venga annacquata o “revisionata”.

Vi ho parlato delle memorie di una comunità nazionale. Ma non voglio tralasciare con voi le memorie che vivono nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità, in associazione. Non trascuriamole mai, indicano  vie  di  speranza alle nuove generazioni e del tempo che si fa storia: i compleanni, i “natali”, le cene associative, la festa dei nonni, i battesimi, le cresime, i matrimoni, le feste di diploma o di laurea. Facciamole con cura e con amore.

 

In stampa il nuovo numero di Esperienza

(di Antonello Sacchi) E’ andato in stampa, e presto verrà distribuito mediante spedizione postale ai tesserati, il nuovo numero di Esperienza, il nr. 5-6/2020. Ho scelto le Frecce Tricolori, che hanno sorvolato l’Italia intera in occasione della Festa della Repubblica, per la copertina di questo nuovo numero di Esperienza. Vogliamo così rendere omaggio alle vittime della pandemia, agli eroi noti che hanno salvato vite umane e agli eroi ignoti, ognuno di noi, che con un comportamento responsabile durante il lockdown hanno fermato il dilagare della pandemia, al nostro Paese intero che ha saputo soffrire e resistere, unito.

Copertina di Esperienza nr. 5-6/2020

Copertina di Esperienza nr. 5-6/2020

È tempo ora di voltare pagina, di guardare al futuro di questo nostro Paese, ce lo impongono i nostri figli. Ripartiamo dunque, ma come? Abbiamo bisogno di lavorare, di un lavoro giusto perché nella giustizia c’è dignità, e non di sussidi che creano dipendenza e clientelismo. Abbiamo bisogno di lavorare tutti, con giustizia, dicendo basta ai privilegi che ancora sussistono tanto nel pubblico quanto nel privato: è tempo di parlare di doveri e non di diritti acquisiti. Abbiamo bisogno di una nuova pace sociale perché i toni esasperati del dibattito sociale e politico che nei mesi del lockdown sembravano sopiti rischiano di riprendere forza e logorare il tessuto civile. Non è un bel segnale che responsabili locali e nazionali debbano viaggiare sotto scorta. Non dimentichiamo tanto facilmente i mesi di silenzio e di “confino” nelle nostre case, le riflessioni che la pandemia ci ha ispirato, la spiritualità che abbiamo riscoperto: ripartire non significa rifare esattamente le stesse cose di prima, significa farle nuove.

Belle parole, ma concretamente, se manca il lavoro? Ecco, diamoci da fare perché ci sia il lavoro, perché l’emergenza possa avere termine, evitando tuttavia l’errore dell’Unione Europea che ha guardato solo all’ aspetto economico, anche se necessario, per sperare in un’integrazione ancora lontana da realizzarsi. Il nostro Paese ha bisogno della famiglia, nella copertina del nr. 1/2014 di Esperienza già lo scrivevamo, ha bisogno anche di solidarietà, di volontariato, di capacità di dono, di attenzione all’altro: sono valori di tutti e, se condivisi, possono diventare fondanti di un Paese capace di guardare al futuro con meno apprensione.