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In stampa il nuovo numero di Esperienza

(di Antonello Sacchi) E’ andato in stampa, e presto verrà distribuito mediante spedizione postale ai tesserati, il nuovo numero di Esperienza, il nr. 5-6/2020. Ho scelto le Frecce Tricolori, che hanno sorvolato l’Italia intera in occasione della Festa della Repubblica, per la copertina di questo nuovo numero di Esperienza. Vogliamo così rendere omaggio alle vittime della pandemia, agli eroi noti che hanno salvato vite umane e agli eroi ignoti, ognuno di noi, che con un comportamento responsabile durante il lockdown hanno fermato il dilagare della pandemia, al nostro Paese intero che ha saputo soffrire e resistere, unito.

Copertina di Esperienza nr. 5-6/2020

Copertina di Esperienza nr. 5-6/2020

È tempo ora di voltare pagina, di guardare al futuro di questo nostro Paese, ce lo impongono i nostri figli. Ripartiamo dunque, ma come? Abbiamo bisogno di lavorare, di un lavoro giusto perché nella giustizia c’è dignità, e non di sussidi che creano dipendenza e clientelismo. Abbiamo bisogno di lavorare tutti, con giustizia, dicendo basta ai privilegi che ancora sussistono tanto nel pubblico quanto nel privato: è tempo di parlare di doveri e non di diritti acquisiti. Abbiamo bisogno di una nuova pace sociale perché i toni esasperati del dibattito sociale e politico che nei mesi del lockdown sembravano sopiti rischiano di riprendere forza e logorare il tessuto civile. Non è un bel segnale che responsabili locali e nazionali debbano viaggiare sotto scorta. Non dimentichiamo tanto facilmente i mesi di silenzio e di “confino” nelle nostre case, le riflessioni che la pandemia ci ha ispirato, la spiritualità che abbiamo riscoperto: ripartire non significa rifare esattamente le stesse cose di prima, significa farle nuove.

Belle parole, ma concretamente, se manca il lavoro? Ecco, diamoci da fare perché ci sia il lavoro, perché l’emergenza possa avere termine, evitando tuttavia l’errore dell’Unione Europea che ha guardato solo all’ aspetto economico, anche se necessario, per sperare in un’integrazione ancora lontana da realizzarsi. Il nostro Paese ha bisogno della famiglia, nella copertina del nr. 1/2014 di Esperienza già lo scrivevamo, ha bisogno anche di solidarietà, di volontariato, di capacità di dono, di attenzione all’altro: sono valori di tutti e, se condivisi, possono diventare fondanti di un Paese capace di guardare al futuro con meno apprensione.

#incucina – La cipolla (prima parte)

(di Roberta Greco)  La cipolla è un alimento che abbiamo sempre in casa, da utilizzare sia crudo che cotto, in un’infinità di ricette. Ma quali sono le sue proprietà medicinali e come dovremmo utilizzarla per sfruttarne al massimo i benefici?

La cipolla fa parte della stessa famiglia dell’aglio, dello scalogno, del porro e dell’erba cipollina. Si tratta di un ortaggio tipico della nostra tradizione culinaria di cui spesso si evidenzia il caratteristico gusto piuttosto che le proprietà. I benefici che offre il consumo di cipolla sono da tenere in grande considerazione, un po’ come l’aglio, infatti, andrebbe consumata più spesso per sfruttarne tutte le proprietà. La cipolla vanta proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, contiene inoltre buone quantità di quercitina, un flavonoide che aiuta a tenere a bada i livelli di colesterolo e trigliceridi nel sangue, inoltre è in grado anche di agire positivamente nei confronti della glicemia, riducendo quindi i livelli di zuccheri nel sangue. Tra i benefici più evidenti c’è poi la sua capacità antibatterica e antimicrobica, si tratta dunque di un bulbo in grado di impedire la proliferazione di microrganismi potenzialmente dannosi per la salute. Contemporaneamente è in grado di stimolare il sistema immunitario.

Cipolle

Cipolle

La cipolla è inoltre un ottimo rimedio disintossicante e dall’azione diuretica. Ciò è dovuto alla grande ricchezza di acqua di cui è composta che la rende un rimedio naturale per chi deve combattere il problema della ritenzione idrica. E’ un ottimo rimedio espettorante, utile quindi in caso di tosse e raffreddore. Decongestiona le mucose e può essere utilizzata quando vi è molto catarro, bronchite, sinusite, ecc. Famosi i rimedi naturali a base di cipolla come lo sciroppo fatto in casa ma anche la possibilità di tagliare una cipolla in due e lasciarla sul comodino del letto nel corso della notte per sedare un po’ la tosse e liberare il naso. Uno studio condotto in collaborazione tra l’Università degli Studi di Milano e l’Istituto Farmacologico Mario Negri ha poi notato come chi consuma più spesso cipolla (almeno due volte a settimana) così come l’aglio è meno a rischio di ammalarsi di cancro allo stomaco. Altre proprietà della cipolla sono la capacità di rinforzare le ossa proteggendole dal rischio osteoporosi e il fatto di migliorare l’umore grazie all’azione benefica dei suoi principi attivi che aiutano la regolazione di ormoni come la serotonina.

 

Digeribilità e Alitosi

Molti credono che la cipolla sia un prodotto tendenzialmente poco digeribile, in quanto l’odore tende a “riproporsi” insistentemente nell’alito per diverse ore dopo il pasto. In realtà, la cipolla è un alimento tutt’altro che “pesante”; si tratta di una verdura che transita rapidamente nello stomaco e nell’intestino. Ciò che determina questo l’inconveniente è la relativa componente aromatica, la quale fatica a svanire sia dalle mucose orali, sia da quelle gastriche. Se il pasto, oltre ad essere ricco di cipolle, è stato anche piuttosto corposo (quindi difficile da digerire e permanente nello stomaco), l’effetto indesiderato sarà certamente amplificato. Alcuni sistemi utili a moderare l’effetto “alitosico” della cipolla sono: l’eliminazione della così detta anima, ovvero il germoglio interno (soprattutto se già verdognolo), e l’ammollo della cipolla già tagliata nel latte (in quest’ultimo caso non è ben chiaro quale sia il meccanismo in atto, ma sembra funzionare). Tuttavia non tutti riescono a mangiare la cipolla senza avere qualche effetto collaterale. Dopo aver consumato questo alimento possono comparire problemi gastrointestinali soprattutto dolori addominali, formazione di gas e diarrea. Sconsigliata ad esempio, se non in piccole dosi e dopo aver valutato la tolleranza, a chi soffre di colite e a tutte le persone che già hanno un’ipersensibilità a livello intestinale.

Anche chi ha problemi di digestione o bruciore di stomaco potrebbe non tollerare molto la cipolla, in particolare cruda. In questo caso si consiglia di consumarla solo a piccole dosi e cotta. Ricordate infine di non dare mai cipolla ai vostri animali, per loro questo ortaggio può essere altamente tossico.

Cipolla, come usarla per esaltarne i benefici

Per sfruttare al meglio tutte le proprietà della cipolla sarebbe meglio consumarla cruda, in quanto con la cottura si perdono una serie di sostanze benefiche. Via libera dunque ad insalate in cui si aggiunge della cipolla tritata, oppure ad un mix come cipolla e fagioli. Lo svantaggio del consumo di questo bulbo crudo può essere solo un certo fastidio che si avverte sia agli occhi che lacrimano e bruciano sia alla bocca. Tutti questi leggeri problemi scompaiono una volta cotta la cipolla.

Se non si riesce a consumarla cruda l’alternativa è sottoporla ad una leggera cottura, scottandola insieme ad altre verdure magari aggiungendo un filo d’olio extravergine d’oliva possibilmente a crudo. Un soffritto leggero, invece, si può preparare aggiungendo acqua ad un cucchiaino o due di olio prima di aggiungere la cipolla tritata. Sappiamo che la cipolla si usa comunemente in cucina ma pochi sanno che per molti secoli questo bulbo è stato anche un rimedio naturale tra i più utilizzati dalla medicina popolare. Con la cipolla si può preparare: uno sciroppo per la tosse, un cataplasma contro il raffreddore, per alleviare le cicatrici o abbassare il colesterolo. Ma anche tagliata a metà e poggiata sul comodino per alleviare tosse e raffreddore.  Sono davvero molte le varietà di cipolle che si coltivano in Italia alcune tipiche della stagione primaverile ed estiva altre invece dell’autunno inverno. Tra queste ricordiamo: Grossa Piatta d’Italia, Bianca Gigante di Giugno, Bianca di Maggio, Cipolla d’Agosto, Cipolla Tonda di Milano, Cipolla Verdina di Firenze, Cipolla Rossa Piatta di Bassano, Cipolla della Rocca, Cipolla Dorata Rotonda di Parma, Cipolla Rossa di Tropea.

Valori nutrizionali

Come abbiamo detto la cipolla è formata per la sua gran parte di acqua, ma contiene anche una buona quantità difibre, variabile a seconda della tipologia. È ricca inoltre di vitamina C e contiene acido folico, calcio, potassio e fosforo. E’ un bulbo ipocalorico, apporta infatti solo 26 calorie ogni 100 grammi di prodotto. Adatta quindi a chi è a dieta oltre che a chi segue un periodo di alimentazione disintossicante

Un lento ritorno alla normalità

(di Annalisa Gatti) Era il primo weekend di maggio e mancavano ormai poche ore alla tanto attesa fine della quarantena. Sentimenti contrastanti hanno accompagnato queste ultime giornate prima della fase 2: un timido ottimismo (viste le notizie confortanti della diminuzione dei contagi) ma anche una certa paura del futuro. Tanta la voglia di uscire, di riprendersi la propria vita rimasta congelata e in attesa. Prudenza, ecco cosa sento di consigliare. Abbiamo fatto fatica ad abituarci alla mancanza di un abbraccio, stare in casa tanti giorni sembrava una cosa impossibile a volte anche lontano dai nostri affetti, eppure il tempo è passato; è stato un banco di prova per le coppie, per le famiglie con bambini piccoli, per gli anziani, per chi è solito avere una vita attiva, sportiva …

distanziamento sociale

distanziamento sociale

Ho letto una barzelletta che mi ha fatto sorridere in cui una bimba chiede candidamente alla mamma: “cosa farai quando si potrà uscire mamma?” e la mamma con un sorriso furbo risponde: “ti lascerò dai nonni per tre mesi tesoro …” per sorridere un poco; i nonni, quanto sono mancati ai nipotini e le mamme, quanto ne hanno sentito la necessità! Immagino la difficoltà di molti nel restare a casa per tanto tempo: in un piccolo appartamento, da soli, lavorando in smart working con a casa bambini piccoli da accudire e intrattenere, tante le situazioni di disagio. E’ stata dura e abbiamo tutti fatto uno sforzo per organizzare al meglio le nostre giornate riscoprendo la lettura, la cucina, il giardinaggio, la ginnastica e altro, tanto altro e abbiamo anche apprezzato l’opportunità di riflessione che questo tempo ci ha regalato. Abbiamo rivalutato tante piccole cose della nostra quotidianità che ci sembravano ovvie e scontate, quasi un diritto, scoprendo con sorpresa, che le nostre giornate sono piene di tanti piccoli doni che per fretta e superficialità non abbiamo apprezzato a sufficienza. Ci siamo ricreati in questo tempo la nostra zona di comfort, le cose inusuali sono diventate familiari e giorno dopo giorno abbiamo cominciato a sentirci a nostro agio. Non ci ha mai abbandonato però l’ansia, la preoccupazione grande per il futuro, per la salute, per il lavoro, perché le notizie che avevamo facevano davvero paura. Per questo credo che la nostra casa, per noi, sia stata apprezzata come luogo sicuro, un posto dove ci siamo sentiti protetti, lontani da una realtà durissima e spaventosa.

Ora comincia una nuova fase, finalmente possiamo organizzare un lento ritorno alla normalità. Grande è la gioia perché vuol dire che le cose dal punto di vista sanitario stanno andando meglio ma altrettanto grande è l’insicurezza che ci fa sentire fragili e vulnerabili. Sono tante le domande che ci facciamo: come ci dobbiamo comportareA quali rischi andiamo in contro? Sappiamo che il virus non è sparito, in questa fase dobbiamo imparare a conviverci. Ora è possibile incontrare i nostri affetti più cari, ma sempre con divieto di assembramento anche al chiuso, sono possibili i rientri presso il proprio domicilio per chi si trova lontano da casa, finalmente si può fare una passeggiata al parco, anche l’attività sportiva è consentita rispettando le distanze di sicurezza. Sento intorno a me i rumori di cantieri edili che hanno ripreso a lavorare, insomma timidi segnali di vita “normale”. Vedo cittadini che finalmente fanno colazione con cappuccino e cornetto, per strada, camminando; immagini di file composte in attesa alla fermata dell’autobus, davanti al supermercato, uomini e donne che hanno solo occhi con cui esprimere emozioni, toni di voce più alti per farsi capire, la mascherina invade i tratti del nostro viso e ci rende anonimi.

Ma quale è lo spirito con cui affrontare questa ripresa parziale? Anche solo uscire per andare a fare la spesa è diventato un momento di preoccupazione e richiede una certa organizzazione: ricordarsi di prendere la mascherina, magari i guanti e il gel igienizzante da tenere in macchina insieme al portafoglio, le chiavi e il cellulare. Già prima della quarantena rimaneva sempre qualcosa in casa, ora salgo e scendo le scale almeno una volta di più per recuperare le cose che ho dimenticato. La mascherina è scomoda, mi fa caldo, gli occhiali sul naso si appannano continuamente, per non parlare dei guanti con i quali non riesco a digitare il pin del bancomat, oppure rispondere al telefono… forse sono io molto impacciata ma trovo faticoso essere tanto attenti a tutto. Attenzione a non avvicinarsi troppo al banco del supermercato o alla signora davanti a te, attenzione a igienizzare le mani al rientro a casa, attenzione a cercare di isolare e lavare cose che possiamo aver contaminato inavvertitamente, potrei fare un lungo elenco; tutto è importante e diventa fonte di ansia e stress notevoli. Però purtroppo è quello che dobbiamo fare ancora per molto tempo se vogliamo essere utili al nostro Paese e a noi stessi. Adesso conosciamo meglio il nostro nemico e dobbiamo combattere alcune resistenze al cambiamento che tutti noi abbiamo e che ci tengono bloccati, spesso per paura, che poi diventa ansia.  A volte un’emozione negativa è un campanello d’allarme che ci mette in guardia da un pericolo, ci spinge ad attivarci per non correre rischi, quindi ci protegge. Dobbiamo cercare però di reagire in modo positivo a questa nuova realtà di vita che ci si pone difronte, di modo da attivarci in maniera costruttiva. Preoccuparsi agitandosi e alla fine attuando comportamenti irrazionali e controproducenti non serve, si fa solo un’inutile fatica. Meglio occuparsi con serietà del problema, vincere il fastidio e la paura delle novità e affrontare la nuova quotidianità. Le nostre autorità sanitarie, hanno dato poche, chiare e semplici regole da seguire: ognuno di noi dovrebbe chiedersi: sto in questo momento, seguendo le indicazioni che mi hanno suggerito? Come ad esempio: lavarsi le mani frequentemente, non toccare bocca e occhi prima di essersi igienizzati, coprirsi naso e bocca con mascherine o altro quando si è in luoghi pubblici o comunque in compagnia, rispettare le distanze, non andare al Pronto Soccorso ma chiamare il numero dedicato nel caso di sintomi sospetti;  non è facile, non siamo abituati ma devono diventare delle abitudini di vita. Abbiamo tutti il desiderio di poter tornare a riabbracciarci, ad andare al cinema o a teatro ma dobbiamo essere attenti e diligenti per proteggere chi amiamo e noi stessi.

Gli eventi stressanti vissuti fino ad oggi non potranno essere dimenticati, l’impatto emotivo è andato oltre il contagio fisico, ha colpito in modo molto forte le nostre abitudini e la nostra autonomia. Per gestire questo particolare periodo cerchiamo di fare affidamento sulle nostre risorse personali: conoscenze, competenze e abilità che crediamo di possedere sono nostri Punti di forza. Abbiamo sempre cercato di migliorare ciò che ci riusciva male, oggi abbiamo l’opportunità di riflettere su quello che siamo bravi a fare, mettere a disposizione i nostri talenti con generosità e altruismo e agire in modo collettivo, per un bene che va oltre noi stessi come singoli individui.

La responsabilità individuale sarà la nostra garanzia del ritorno alla normalità quanto prima.

Resilienza

(di Edoardo Patriarca) Oggi vi parlerò della resilienza. Parola riscoperta in questi ultimi anni, molto fortunata, citata  come non mai in articoli e convegni. Proviamo a indagarla insieme per trarne qualche insegnamento.
E partiamo dal suo significato originario. Il termine resilienza  così come l’aggettivo resiliente, è un termine che si ritrova già  in alcuni testi del primo ottocento, soprattutto nell’ambito delle scienze dei materiali. Trae origine dal latino resiliens, participio presente di resilire (“saltare indietro”): descrive la qualità di tutto ciò che “rimbalza” e che reagisce di fronte ad un urto, ad un evento.  Più precisamente nel  lessico delle scienze dei materiali, è la  capacità di un materiale di resistere agli urti assorbendone l’energia attraverso una deformazione elastica che, restituita, lo fa tornare  alle condizioni di partenza. Una precisazione va fatta: spesso si fa confusione tra resilienza e resistenza, nel linguaggio corrente appaiono simili se non sinonimi. In realtà mentre per quest’ultima si intende la capacità di resistere ad un urto o ad uno sforzo  prolungato, la resilienza è la proprietà di un sistema di adattarsi al cambiamento. Come accade per altri termini di derivazione scientifica ( vedi la fragilità che abbiamo indagato in un altro capitolo), anche la parola resilienza nel tempo ha maturato una molteplicità di significati in ambiti assai diversi, da quello psicologico a quello della formazione, nella sociologia come nell’analisi dei sistemi complessi, in ecologia e in biologia…
E se l’applichiamo alla persona e alla dimensione sociale cosa ne caviamo? Possiamo trarne qualche insegnamento? Per analogia possiamo dire che una  persona è resiliente quando di fronte ad un evento traumatico, una circostanza avversa, sceglie di ammortizzare il colpo subito, lo assorbe,  non soccombe, si lascia “deformare” pronto   a  riorganizzare positivamente la propria vita, senza rinunciare  ai propri sogni, alle proprie speranze.
Non è un  sopravvivere a tutti i costi (anche), piuttosto è   la capacità di apprendere dalle  situazioni difficili, dalle  sconfitte e dai dolori   cogliendo e mettendo a frutto le opportunità positive incontrate.   Se l’atteggiamento del resistente propone  più la dimensione della fissità, del fare muro, del rinserrarsi in attesa di tempi migliori,  la resilienza richiama un movimento, un” rimbalzo”,  un rimbalzo per prendere fiato e reagire. A me pare che in  questa emergenza la pratica della resilienza ci aiuti a “sopravvivere  con un rimbalzo”, senza mai, neppure per un attimo, rinunciare a riprenderci la vita quando ci sarà consentito. Stiamo imparando un nuovo modo di stare insieme,  riflettiamo  sulle scelte fatte, sui nostri stili di vita, sugli errori compiuti. Se vivremo questo passaggio con lo stile dei resilienti saremo pronti a  ripartire facendo bene e  meglio di prima. Ne sono certo, con più solidarietà e cooperazione soprattutto.

Per concludere vi propongo 4 immagini “resilienti”.

La prima è dedicata alla poesia “La Ginestra ” di Giacomo Leopardi, una poesia che pone  l’attenzione su una pianta, la ginestra  appunto (per Leopardi simbolo della condizione umana)che cresce anche negli ecosistemi più svantaggiati e  più ostili. Vive e rinasce  nonostante le sue radici affondino in  terreni  aridi e poco favorevoli alla vegetazione, e lo fa non in modo striminzito,  ma con  l’esplosione di fiori gialli da un profumo assai intenso.
La seconda la prendo dalla favola della Canna e della Quercia di La Fontaine che racconta che un giorno ci fu un grande uragano, con fulmini e tuoni che scuotevano tutto il cielo. La pioggia cadeva fitta e il vento travolgeva tutta la natura.  La Canna e la Quercia vivevano vicini. Di fronte alla tempesta la  Canna iniziò a ondeggiare sempre di più, piegandosi a terra per rialzarsi subito dopo. La  Quercia al contrario decise di mostrare  la sua forza: affrontò  il vento stando immobile con il suo robusto tronco. Ma il vento soffiò con raffiche sempre più forti, fino a che il  tronco della Quercia non ce la fece più e si ruppe.
La terza la traggo dal linguaggio della vela, “andare  di bolina” : risalire il vento, andare avanti nonostante il vento contro. Lo sanno bene i velisti, serve creatività, serve tanta tenacia,  non bisogna mai distrarsi, mai mollare un attimo. Si va contro vento andando avanti!
Non da ultimo la  celebrazione della Resistenza il prossimo 25 aprile. Scelgo l’immagine delle Aquile randagie: nel ventennio fascista  tennero vivo in clandestinità  il movimento cattolico scout soppresso dal Regime. Un movimento resiliente, reinventarono il metodo scout nella  clandestinità, riposero gli stendardi negli armadi ma mantennero vivo lo spirito. Rischiarono la pelle. E prepararono la democrazia.

bandiere italiane

bandiere italiane

Visita virtuale a Firenze

Anla Toscana offre una visita virtuale della Firenze medievale dal titolo “Il porto fluviale di Firenze”, magistralmente tenuta dal Prof. Federico Napoli, storico dell’arte e scrittore, vincitore del premio giornalistico Versilia nel 1996 e nel 1997, che ringraziamo per il pensiero che ha avuto verso i tesserati  Anla.

Prudenza e pazienza

(di Edoardo Patriarca) Siamo alla vigilia della Pasqua 2020, un contributo di riflessione per pensare al dopo. Prudenza e pazienza le parole sulle quale vorrei avventurami assieme con voi.

Due virtù bistrattate, due parole che sanno di antico e vetusto,  condannate e soffocate da luoghi comuni ostinati e persistenti: tempo perso inutilmente, eterna  indecisione, mancanza di coraggio, rassegnazione codarda sono le affermazioni più ricorrenti. Prudenza e Pazienza: la tesi che vi propongo è  che nel tempo del coronavirus entrambe riconquisteranno  il valore  che meritano.   Per iniziare, qualche quesito, qualche interpello vale la pena porselo. E mi domando se non siamo stati abbindolati da  idee errate su come debba essere una  vita buona e felice; se la dipendenza tossica     dalle cose di cui siamo circondati  non ci abbia  resi più poveri di  relazioni; se l’ossessione per la salute a tutti costi non abbia obnubilato il senso del limite che penetra l’esistenza; per non parlare del consumo compulsivo di eventi, o della   mobilità forsennata e insostenibile  per una cena o un aperitivo a kilometri  di distanza;  all’esserci per un attimo, per un selfie, piuttosto che sostare e  gustare quell’evento, piccolo o grande che sia.

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca

Prudenza e pazienza, parole  tanto bistrattate quanto ricche di attesa e di speranza. Ecco la domanda:   come possono aiutarci  rideclinare  la  vita personale , sociale e politica? A  “masticare” con prudenza e pazienza la speranza, altra parola  tanto declamata quanto poco agita. Perché “La speranza non è la convinzione che ciò che stiamo facendo avrà successo. La speranza è la certezza che ciò che stiamo facendo ha un significato. Che abbia successo o meno” …ci ricorda Vaclav Havel.
Partiamo da Prudenza. Etimologicamente  riporta al  latino  Prudentem contratto da Providens participio presente di Providere: vedere innanzi, osservare prima di agire, decidere  con  coraggio  e responsabilità. È l’annuncio di una decisione prossima che valuta  con calma e lungimiranza   il presente,     cogliendone  l’essenziale  senza lasciarsi ottundere dalle   apparenze. E va da sé che la Prudenza  non ama la fretta, la precipitazione nella scelta, la sciatteria e la banalità delle  argomentazioni a supporto.    È una virtù che matura con l’esperienza, una virtù adulta che si acquisisce nell’agire quotidiano e dal  ritornare su se stessi e sui propri errori.
Anche la  Pazienza nell’era della velocità, delle notizie istantanee e delle scelte immediate,  è ritenuta  una  pratica  inutile se non dannosa. La  si considera  una perdita di tempo, una virtù inadeguata e malata nel tempo dei bit,  dei click o dei like. Come per la Prudenza, la Pazienza viene avvolta di luoghi comuni e  confusa con inerzia , compromesso al ribasso o  accettazione remissiva della sconfitta. L’impazienza, al contrario,  appare vittoriosa e necessaria  per la conquista del potere,  è segno di forza, di risolutezza e  determinazione. Eppure è proprio la pazienza,  con il suo passo “montanaro”, da fondista,  e con lo sguardo lungo, che consente di attendere e comprendere   il tempo  giusto della decisione. Come la Prudenza anche la Pazienza è una virtù indispensabile per l’impegno sociale e  politico,  per  acquisire un consenso solido e consapevole. La politica in-paziente, dei Twitter in rima, degli annunci strepitosi, e dei risultati  qui-e-ora assai improbabili,  non porta da nessuna parte. Lo hanno capito sulla loro pelle anche i politici di questa stagione: quando hai troppa fretta, e non comprendi  la realtà per quella che è, se dividi piuttosto che unire, rischi di deragliare e di perdere il treno della storia. Torneremo a vivere! Se riscopriremo prudenza e pazienza come virtù da coltivare nella vita quotidiana,  nell’assumere decisioni che riguardano noi e la nostra comunità, e nel    tessere pazientemente   relazioni di amicizia pubblica,  questo tempo di quaresima civile non sarà passato inutilmente. Gli artigiani meglio di tutti testimoniamo prudenza e pazienza nel creare i loro manufatti: proviamo  a divenire artigiani esperti del bene!
Buona Pasqua.

#iorestoincasa… e facciamo…

(di Annalisa Gatti) Scrivere, un via libera alle nostre emozioni

In questi giorni particolari in cui si resta in casa, si ha più tempo per pensare e almeno io alterno momenti di energia e buona volontà a momenti di ansia e tristezza per quello che accade intorno a me. Cerchiamo di essere positivi invece e di concentrarci su qualcosa che fino ad oggi non avevamo mai avuto il tempo di fare. Approfitto di questo spazio per raccontarvi dei miei genitori, di come sono riusciti ad utilizzare il tempo in casa in questo particolare momento. Mio papà ha oltre novant’anni e mamma dieci anni di meno e hanno 7 nipoti di cui due  piccolini, di tre e sei anni. La scorsa settimana il più piccolo è stato poco bene, con febbre molto alta, immaginate che preoccupazione in un momento come questo. I nonni, non potendo muoversi da casa e aiutare il piccolo malato, anche solo con la loro compagnia come sono abituati a fare, hanno pensato di assistere il nipotino in questo modo: attrezzati con carta, penna e tanta fantasia hanno cominciato a scrivere delle fiabe, episodi inventati da loro, dove il protagonista era proprio un bimbo che somigliava in tutto al piccolo Giorgio (questo il nome del nipotino) che doveva sconfiggere un drago (la febbre). Mamma, che ha molta immaginazione, dettava il testo e papà scriveva, poi mandavano le favole con una mail a casa del piccolo malato che apprezzava moltissimo le avventure a puntate di questo bimbo come lui. Questa iniziativa mi ha fatto tanto piacere perché ho pensato che i nonni, tutti i nonni, sono insostituibili in una famiglia e in generale, le persone di una certa età, hanno tanta esperienza in più rispetto a noi e sanno, anche nei momenti difficili, tenere duro, avere pazienza e non avvilirsi. Sono loro spesso che ci danno coraggio e forza, che trovano le parole adatte per consolarci e che con il loro affetto ci danno iniezioni di energia. Forza quindi, diamoci da fare, questo tempo finirà e allora sarà persa anche l’opportunità di fare qualcosa di particolare, qualcosa di buono, di utile, di curioso, chissà….

Scrivere...

Scrivere…

Scrivere… perché no? Per esempio scrivere un’autobiografia. Che bello raccontare di se, dei propri ricordi, delle antiche paure, delle grandi gioie, gli amori vissuti, quelli mancati… possono essere davvero infiniti i temi da affrontare. Forse non tutti hanno la fantasia della mia mamma ma anche solo ricordare e mettere su carta episodi della propria vita, può essere un valido aiuto contro la noia. A volte poi, rileggere i propri pensieri e i propri ricordi può servire ad affrontare le sfide presenti. Ma viene da chiedersi: “A chi può interessare la mia storia comune, che non ha nulla di interessante?” Non c’è bisogno di aver vissuto esperienze fuori dal comune per scrivere qualcosa di se. Avere affrontato un problema, un conflitto, una difficoltà è sempre la base per una buona storia. Potrebbe essere anche un regalo originale e tanto gradito per i propri familiari.

Ho letto che in Europa esistono diversi Archivi Nazionali delle Memorie: assomigliano a biblioteche ma anziché libri pubblicati e venduti, contengono racconti personali, spesso scritti da gente che non aveva mai scritto prima, memorie riportate anche in dialetto, a volte con errori di grammatica ma per questo ancora più autentiche e interessanti.

Se mi avessero chiesto “da dove si parte”avrei detto a chiunque “vai con la mente dove ti porta il cuore e scrivi” ma non è così.

Ci sono moltissimi consigli on line per chi avesse voglia di intraprendere questo cammino. Per curiosità sono andata a leggerne alcuni e riporto in queste righe quelli che, a mio parere, sono i più interessanti. Il cuore e la mente sono fondamentali ma ci sono alcuni consigli da seguire per non fare un pasticcio.

Uno dei modi migliori per imparare a scrivere della vostra vita è leggere prima alcune delle grandi autobiografie finora pubblicate. Inoltre cercate di inquadrare storicamente il periodo di cui si parla e non prendetevi troppo sul serio. Bisogna poi capire quale sarà il vostro pubblico perché il linguaggio e i dettagli saranno diversi. Ci dovrà essere un tema attorno a cui ruoteranno i ricordi e guardare le foto di famiglia e parlare con parenti, vecchi amici, può aiutare a ricordare momenti ricchi di episodi e storie divertenti, quindi aiutate la  memoria. Organizzate il cammino in ordine cronologico oppure basandovi su eventi importanti, attenzione a non fare un noioso elenco di avvenimenti! Dopo aver scritto una prima bozza rileggetela e soprattutto fatela leggere a qualcuno che vi conosca e che vi possa aiutare a individuare gli errori e vi possa dare suggerimenti per migliorare la lettura del testo. Prima di considerare l’autobiografia finita, mettetela da parte e riprendetela dopo alcune settimane. La leggerete con un altro spirito e vedrete che ci sarà altro da inserire, da tagliare, da aggiungere, da alleggerire. La vostra storia potrebbe diventare una realtà apprezzata dai vostri cari e magari per le generazioni a venire. Buon lavoro.

 

#iorestoincasa… e facciamo…

(di Annalisa Gatti) I giorni passano e si susseguono notizie su notizie, allarmanti o rassicuranti, consigli, opinioni, suggerimenti, disposizioni etc. Siamo sempre attenti e non ci perdiamo una parola di quello che ci viene comunicato, passiamo ore con il cellulare in mano o con la televisione accesa. Questo vale per chi, come me, non deve uscire per forza per andare a lavorare, ovvio. Sembrano più lunghe le giornate, le chiacchiere al telefono ci tengono compagnia e direi che tutti noi abbiamo le stesse reazioni: a volte ci sentiamo pieni di buona volontà, reattivi, energici e con tanta voglia di fare mille cose, a volte pigri e disfattisti, vagamente depressi, tanto spaventati e a volte totalmente inutili. Certo vediamo che altri si giocano la vita per aiutare chi è in difficoltà e noi che facciamo? Stiamo a casa. Ho letto una vignetta, tra le tante che circolano in questo periodo e mi ha fatto proprio sorridere: Snoopy, il celebre cane di Charlie Brown, in pigiama che diceva:” non capita tutti i giorni di salvare l’Italia restando in pigiama”. Vero! Bisogna combattere questo fastidioso senso di inutilità ed essere coscienti del fatto che, proprio nella misura in cui ubbidiamo alle disposizioni e restiamo a casa, siamo utili a tutti, ai nostri parenti, ai vicini di casa, conoscenti, colleghi, amici, insomma a una marea di persone che direttamente e indirettamente sono legate a noi. Siamo utili così, utilissimi certamente, e questo già basta per sentirsi contenti. Poi, se vogliamo anche essere produttivi guardiamoci in torno e le cose da fare sono davvero tante. Quindi, alziamoci dal divano e diamoci da fare, quando avremo finito, magari anche solo di ramazzare per casa, avremo una bella coscienza sollevata e saremo più inclini al sorriso.

Io oggi ho fatto qualcosa che non avevo mai fatto e la condivido: ho pulito un mobile antico che mi regalò il mio papà: per esattezza una ribaltina in noce che mi limitavo solo a spolverare per paura di fare danni. Spolveravo con un panno morbido e nelle pieghe del legno usavo uno spazzolino da denti sempre morbido. Avevo notato però che con il tempo il legno era diventato opaco e secco. Guardando su internet trovavo tantissimi suggerimenti, certamente validi, ma non mi decidevo mai. Mi è capitato qualche tempo fa di parlare con un mio amico falegname che mi ha dato qualche consiglio e mi ha indirizzato verso una pulizia poco aggressiva e inquinante, molto semplice, naturale e soprattutto efficace. Per cominciare ho spolverato accuratamente il mobile (come già ho detto) con un panno morbido che non lasciasse pelucchi. Poi ho fatto una miscela che ha donato lucentezza ed esaltato le naturali venature del legno rimuovendo gli aloni; ho mischiato aceto bianco (oppure aceto di mele per un odore più delicato) con olio di oliva (anche l’olio di semi di lino va bene). Per le dosi mi sono regolata così: 1 tazza riempita per ¾ di olio e 1/4 di aceto. Ho mescolato bene e poi ho immerso un panno che, ben strizzato ho passato per pulire la superficie facendo dei movimenti circolari e sempre seguendo le venature del legno. Ci sono in commercio anche degli oli per il corpo, meglio se per bambini che sono più delicati, usati con parsimonia, hanno un buon odore e possono essere ugualmente efficaci. Devo dire che questa pulizia ha reso molto più lucente e più bello la mia ribaltina.

Mobili in legno

Mobili in legno

Ho letto, un altro rimedio naturale che mi sembrava interessante, per ravvivare i mobili in legno. Utilizzare il succo di mezzo limone mischiato a 1 cucchiaino di sapone di Marsiglia liquido e 4 gocce della vostra essenza profumata preferita. Mescolati insieme devono essere spruzzati direttamente sulla superfice in legno. Una volta asciugato il mobile si passa un panno umido sul quale avrete versato poche gocce di olio di oliva: il vostro legno antico sarà così nutrito e ravvivato. Un altro suggerimento che mi sembra valido se avete problemi di legno annerito o con la muffa: utilizzate l’acqua ossigenata e l’ammoniaca; una raccomandazione: mettete i guanti e proteggete gli occhi e utilizzate un recipiente capiente, in quanto le due sostanze insieme potrebbero andare in ebollizione. La miscela dovrà essere composta solo per il 5% di ammoniaca: applicatela sulla zona con un panno pulito.

Se il legno si è annerito a causa della muffa, allora potete utilizzare la candeggina preparando una soluzione con acqua e il 30% di candeggina: anche in questo caso utilizzate guanti e mascherina e passate il prodotto sul mobile seguendo le venature del legno. Dopo circa un paio di ore risciacquate la superficie  fino a quando i residui di candeggina saranno completamente eliminati.