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Pandemia, anno uno

(di Edoardo Patriarca presidente nazionale ANLA) Un anno fa il paese veniva sottratto alla sua vita con il sopraggiungere della pandemia, inizialmente sottovalutata nonostante gli avvisi dei virologi più avveduti. Gli hashtag #andratuttobene #Milanononsiferma, i balconi con il tricolore, l’inno nazionale spopolavano tra i social. Era il Paese della resilienza e della solidarietà. Nel breve tempo la pandemia si è impossessata della nostra vita, ci ha costretto ad una quaresima civile di mesi, ci siamo scoperti soli e malati di solitudine, un’astinenza dalle relazioni che si è fatta giorno dopo giorno più pesante e difficile da sopportare. Pure la nostra fisicità, le nostre mani, l’abbracciarci  hanno subito limitazioni penose, abbiamo inventato una gestualità a gomitate sgraziate e burattinesche, niente a che vedere con le strette di mano, il bacio sulle guance, l’abbraccio a due mani.

La politica non è stata sempre all’altezza: due governi in un anno  nella più grave crisi del dopoguerra a conferma della sua fragilità oramai strutturale, e con un ceto politico in parte lontano e distante dai bisogni delle persone. Noi di ANLA continuiamo a credere nella politica, nella buona politica, un servizio immensamente importante per costruire una società più fraterna e attenta al bene comune. La nostra associazione ha reagito rafforzando la comunicazione interna, la rivista e le newsletter settimanali, sostenendo le numerose  attività  solidali dei gruppi ANLA che hanno continuato ad operare pur nel rispetto delle norme di sicurezza. La Summer School di Castel Gandolfo è stata testimonianza di questa chiamata alla responsabilità e alla vita, al desiderio di esserci, all’amore per le “parole belle”.

È passato un anno: ci apprestiamo a vivere un’altra Pasqua in formato ridotto, abbiamo raggiunta la cifra inimmaginabile di  100 mila vittime, la  generazione della memoria e dei valori che hanno reso grande questo Paese ci ha lasciato, spesso in solitudine.  Una strage pari a quella provocata dalla prima guerra mondiale; non pensavamo  potesse accadere illusi da una “sanità la più bella del mondo” , certi che la scienza e le tecnologie mai avrebbero consentito un epilogo così drammatico. Il pensiero unico nel quale siamo vissuti ci aveva convinto che controllavamo tutto, che possedevamo  il Pianeta e lo potevamo governare. Un virus, piccolo e assassino, ha fatto crollare le nostre certezze arroganti.

Nelle newsletter  abbiamo scritto che questo anno non va dimenticato:  ci aiuterà a ripensare il Paese, a rigeneralo su prospettive più giuste e sostenibili. A questo auspicio occorre però dare gambe e alla retorica del “non sarà più come prima” affianchiamo il nostro impegno di adulti responsabili, che guardano lontano e sanno vigilare. La storia ci insegna a non dare nulla per scontato: dopo la pandemia della spagnola il “non sarà più come prima” si tramutò in una guerra mondiale, la inutile strage come la definì Papa Benedetto XV. Non sono in vista guerre mondiali grazie a Dio, ma non vogliamo un  mondo trafitto dalle ingiustizie e dalle mille guerre. La visita coraggiosa di Papa Francesco (un anziano adolescente di 83anni) ci insegna che si può sperare e che i sogni appartengono anche a noi.

 

Fare memoria per ripartire

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA)

Questi pensieri giungeranno nella settimana nella quale molti di noi passeranno alcuni giorni di riposo in famiglia. I mesi che ci siamo lasciati dietro li ricorderemo per tanti anni, un virus che ha ucciso migliaia e migliaia di persone, il dolore di tanti, il tempo del lockdown, il distanziamento fisico, la solidarietà verso i più soli, la gran parte delle attività produttive sospese. Siamo stati un modello per l’intero pianeta, abbiamo appuntato nella  memoria  collettiva le nostre fragilità  già note  e che la pandemia ha riproposto con brutalità, mostrandocele senza  possibilità alcuna di passare oltre.   Ma abbiamo retto, hanno tenuto le nostre istituzioni, il governo ha  gestito – talvolta con fatica-   una crisi mai vista in tempi recenti. La società civile si è mostrata più fraterna, meno rabbiosa, con più senso civico e più che mai propensa al rispetto delle norme. Per usare un termine che ho commentato nelle nostre newsletter,  siamo stati resilienti, abbiamo affrontato i momenti difficili senza che il cuore e i pensieri fossero conquistati dalla rassegnazione, dalla cattiva tristezza, dall’accidia.

Non mi avventuro a fare previsioni, ma ritengo che i mesi che ci attendono non saranno semplici,  soprattutto sul fronte del lavoro. La minaccia di una disoccupazione diffusa non può che inquietarci: dovremo abilitare tutti gli strumenti che il Paese ha a disposizione, sperabilmente non solo di assistenza (pure importanti, ci mancherebbe) ma progetti seri di riforme e investimento. Le risorse ingenti  che l’Unione europea metterà a disposizione non vanno sprecate in mille rivoli, in provvedimenti parziali o a corto respiro, sarebbe un disastro soprattutto per le giovani generazioni e per  quelle future che si troveranno gravate di un debito pubblico già oggi  spaventoso, quasi il 160% per cento del Pil. Occorrono un investimento forte sulla qualità della istruzione oggi tra le più basse in OCSE, una formazione professionale adeguata alle richieste di competenze che provengono  dalle aziende, centri per l’impiego più efficienti (oggi marginali rispetto all’incontro tra domanda e   offerta),  sostegno fiscale al welfare aziendale, nuovi modelli di lavoro ( lavoro agile ma non solo…), contrasto al lavoro indegno e premi alle imprese che assumono a tempo indeterminato,  valorizzazione dei lavoratori senior e iniziative per favorire un invecchiamento attivo. Sono solo alcuni dei possibili punti di una agenda  che potremmo scrivere insieme e presentare come ANLA,  in autunno, alla politica, alle istituzioni, alle altre associazioni.

#zainoinspalla

#zainoinspalla

Per intanto buon Ferragosto, buona Assunta: sia un tempo di riposo e di serenità per tutti voi. Con lo zaino lì a fianco, vicino all’uscio, pronti a ripartire, con spirito di ascolto e di discernimento – una brezza leggera…- stupendamente evocato nella lettura biblica tratta dal Primo Libro dei Re :

“In quei giorni Elia essendo giunto al monte di Dio, l’Oreb, entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: esci e fermati sul monte alla presenza del Signore. Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.”

 

 

#IlCortiledeiGentili

Per la tradizione popolare oggi è Pasquetta, o il lunedì dell’Angelo. Sono due dizioni che non appartengono al calendario liturgico della Chiesa che  celebra la giornata come l’ottava di Pasqua. Mi hanno colpito alcuni passaggi delle letture bibliche di questi giorni. Vorrei condividerli con voi.
Nel Vangelo di oggi, come in quello di domenica, ricorre il verbo correre. Le scene sono occupate dalla corsa dei due discepoli, ieri, e delle donne oggi:  “In quel tempo, abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli” .
È  una metafora molto presente nella Bibbia, la parola correre è intesa come un  affrettarsi alla volta di…, un proseguire la propria corsa…Anche per Paolo la vita è una corsa: “È ora il momento di sciogliere le vele. Ho combattuto la buona battaglia. Ho terminato la corsa. Ho conservato la fede“ (2Timoteo 4,6-7).

#zainoinspalla

#zainoinspalla

Ne possiamo trarre un insegnamento per noi tutti, credenti e non, nel tempo del coronavirus?  Anche per non far passare queste giornate pasquali preziose come una sorta di happy day o happy end.
Direi così:
il tempo della vita è assai prezioso, non va sprecato, va corso con impegno e dedizione;
è una buona corsa solo se ha un significato, un obiettivo, un fine: altrimenti è solo un movimento frenetico inutile e triste;
ha bisogno di allenamento, di punti di ristoro, di soste sennò non ce la si fa, e si rischia di non avere più fiato.
Ecco,  viviamo queste giornate di quaresima prolungata come una sosta utile – faticosa e obbligata- per prendere fiato, per riguardare  la “cartina“ e aggiustare il percorso se necessario; verifichiamo che bussola o sestante siano  funzionanti; e più di tutto che lo zaino sia pronto per ripartire. Raccomando a tutti uno zaino leggero, ben dimensionato, che contenga l’essenziale: se non c’è l’essenziale ti perdi, se c’è troppo non arriverai mai.
#zainoinspalla dunque, pronti a riprendere la corsa!