Festa del lavoro 2021, intervento del presidente Edoardo Patriarca

Signor Presidente, le siamo grati per questo incontro in presenza, in presenza almeno per noi relatori, un modo per esprimere il desiderio di tanti   di riprendere, pur con le dovute cautele, una vita meno isolata e impaurita. Un desiderio che trova la sua radice di senso oggi nella celebrazione della Festa  del Lavoro,  una giornata  “repubblicana”  a me piace dire perché essa  richiama a tutti noi il primo articolo della  Costituzione.

Signor Presidente, signor Ministro, signori Presidenti dei Maestri del Lavoro e dei Cavalieri del Lavoro, la pandemia l’anno scorso ci ha impedito di celebrare coralmente la Festa del Lavoro: questo tempo sospeso ha lasciato un solco di dolore in tutti noi.

Il presidente Edoardo Patriarca durante il suo intervento alla Festa del lavoro 2021

Il presidente Edoardo Patriarca durante il suo intervento alla Festa del lavoro 2021. Fonte: Presidenza della Repubblica

 

Come Presidente dell’Associazione Nazionale Lavoratori Anziani, A.N.L.A.,  non posso non  ricordare le persone anziane che ci hanno lasciato, una generazione che ha servito il Paese con dedizione e passione civile, una generazione che ha contribuito a generare  un’economia  tra le più prospere in Europa. Tuttavia tradiremmo la loro memoria se non guardassimo avanti, se non accompagnassimo il cammino di ripresa che vedrà protagoniste soprattutto le giovani generazioni.

 

Gli uomini, anche se devono morire, sono nati non per morire ma per incominciare”, scriveva Hanna Arendt, richiamando la  “natalità” che ognuno di noi mette in atto attraverso le proprie azioni quotidiane, con gli altri, nella speranza  di un destino condiviso, solidale e più fraterno.

Una “natalità” urgente e pressante dopo questa lunga quaresima civile, un nuovo inizio sociale, culturale e morale che veda nel lavoro il cuore della ripartenza.

 

Le nostre generazioni hanno potuto permettersi molto. Certamente non ci è stato regalato nulla, ma abbiamo usufruito di situazioni favorevoli che ora mancano. Come anziani lavoratori non vogliamo arroccarci in difesa dei cosiddetti  diritti  acquisiti, avremmo vanificato saggezza e esperienza che il tempo ci ha donato. Neppure vogliamo accartocciarci su noi stessi: vogliamo sognare, progettare, respirare e vivere il nostro tempo per contribuire alla costruzione del bene comune. E cosa è il bene comune se non la vita dei nostri figli e dei nostri nipoti, la possibilità di vivere in un ambiente non degradato?

Viviamo per trasmettere alle future generazioni la bellezza che il nostro Paese promana e che in parte abbiamo anche noi contribuito a costruire. Questa bellezza va alimentata investendo sul “capitale umano” che sono le persone, le famiglie, i giovani. Per questo, abbiamo bisogno di un nuovo patto che coinvolga le Istituzioni, l’economia e la finanza, le imprese e i lavoratori, un patto che ponga al centro il bene delle persone e delle comunità, una convergenza che guardi non agli interessi particolari, pur legittimi, ma a quell’interesse generale evocato frequentemente nella Costituzione. Ci pare questo l’insegnamento che dobbiamo trarre nei tempi segnati dalla crisi pandemica

 

Oggi Celebriamo la Festa del lavoro. Ricordo che negli anni passati questa giornata era anche occasione per festeggiare i neo Maestri del lavoro per la cui concessione della Stella al merito del lavoro noi di ANLA concorriamo in virtù della legge 5 febbraio 1992, n. 143. Auspichiamo che si possa tornare presto in persona a riprendere questa bella tradizione.

 

Il lavoro è la persona: quante volte come Associazione lo abbiamo scritto e testimoniato. Ed è per questo che il lavoro o è degno o non è lavoro, sono troppi i casi di cronaca, anche recenti, che raccontano lavori troppo indegni. Non possiamo più utilizzare parole di per sé positive nei loro significati per nascondere realtà e situazioni nelle quali sono traditi i diritti.  Parole come  flessibilità, merito, competitività, innovazione sono  oggi strategiche per la ripresa a condizione  che vengano  ben governate e non mascherino,  come accade  in alcuni settori,  situazioni di    precarietà e incertezza, disuguaglianze e  retribuzioni ingiuste.

Un sistema economico è competitivo se investe nel capitale umano, nelle tecnologie digitali, nella creatività, nella curiosità, nel rispetto dei diritti, nell’intelligenza animata dallo spirito di cooperazione.

 

Il lavoro è la persona, il lavoro è impresa, vive di imprese, private, pubbliche, sociali, cooperative.  Le imprese tuttavia, ci riferiamo in particolare a quelle socialmente responsabili e orientate al bene comune, hanno bisogno di un ecosistema favorevole, a partire dalle vocazioni imprenditoriali, soprattutto giovanili spesso costrette ad emigrare perché trascurate o non visibili ad un sistema economico che appare sordo e cieco.

Un ecosistema favorevole, necessario dunque per stimolare lo  spirito d’intraprendenza a nostro parere rattrappito da troppo tempo: è questo il terreno sul quale si misurano la forza ideale e la  capacità di tutti i soggetti economici e sociali, quello spirito  e quella  tenacia che hanno reso possibile il miracolo italiano degli anni ’60.

 

Il lavoro è la persona, le persone tutte, delle donne in particolare, da sempre penalizzate in termini di accesso e di retribuzioni, costrette a scegliere tra lavoro e maternità, scelta inaccettabile come quella che vuole contrapporre artatamente il diritto al lavoro al diritto alla salute. Uno spreco immenso di energie, di competenze e professionalità, e un inevitabile impoverimento progettuale delle famiglie tanto da provocare un vero e proprio inverno demografico. Al contrario un lavoro dignitoso per le donne, cioè giusto, onesto, assistito dalle opportune tutele istituzionali consente alle coppie di essere generative.

 

I lavori sono tutti degni: per troppi anni il lavoro di cura e nei servizi in generale è stato abbandonato a se stesso, mal pagato, poco qualificato perché ritenuto l’ultimo tassello di un sistema economico fondato soprattutto sulla centralità della produzione di beni materiali. Siamo sopravvissuti alla pandemia per l’impegno, la dedizione e il coraggio di milioni di lavoratori e lavoratrici che ci hanno “servito” e tutelato nei periodi di chiusura.

 

Ogni lavoro è sempre espressione di un sapere, anche se il pensiero mainstream di certa economia ci ha indotto a pensare che i lavori “semplici”  possano  essere svolti senza formazione e senza apprendistato, attività di poco valore e non meritevoli  di riconoscimento sociale. Non è così, tutti i lavori hanno uguale dignità.

 

Il lavoro dunque va creato e difeso nella sua dignità, esso si nutre di formazione continua, del trapasso di nozioni tra le generazioni, anche delle  competenze che si acquisiscono  sul campo:  il lavoro in gruppo, la capacità di progettare e darsi obiettivi, la flessibilità virtuosa, la resilienza di fronte alle difficoltà…  si imparano in  “laboratorio” come l’alternanza scuola-lavoro,  tirocini e stage,   l’apprendistato  duale, il servizio civile nelle organizzazioni non profit, garanzia giovani,  tutte opportunità che se ben progettate possono  avvicinare anzitempo  il mondo della formazione a quello delle imprese.

Nondimeno va ridotto il disallineamento, il mismatch, tra competenze e offerta di lavoro e rafforzato il sistema di politiche attive finalmente capace di far incontrare domanda e offerta.

 

Per concludere riprendo un passaggio dell’intervento del Presidente del Consiglio Draghi alle Camere durante la presentazione del PNRR, un passaggio che coglie lo spirito associativo con il quale viviamo questa stagione complessa eppure portatrice di opportunità di trasformazione inaspettate: “Sono certo che l’onestà, l’intelligenza, il gusto del futuro prevarranno sulla corruzione, la stupidità, gli interessi costituiti. Questa certezza non è sconsiderato ottimismo, ma fiducia negli Italiani, nel mio popolo, nella nostra capacità di lavorare insieme quando l’emergenza ci chiama alla solidarietà, alla responsabilità.”

 

Signor Presidente, l’Associazione Nazionale Lavoratori Anziani ha nella sua pluralità un punto di forza: è costituita da persone che pur ricordando il lavoro svolto non sono ripiegate su se stesse, ma piuttosto impegnate a donare i saperi e le competenze maturate nel tempo, nell’incontro con i giovani, nel colloquio fra generazioni nelle imprese, nel welfare aziendale, nell’animazione culturale. Siamo orgogliosi di appartenere al Terzo settore sempre più strategico, siamo orgogliosi di servire da volontari il nostro Paese.

 

Buon primo maggio.