Il dopo

(di Annalisa Gatti) Ancora oggi, ogni giorno, mattina e sera, accendendo la Tv e ascoltando i notiziari tra le primissime notizie si parla di Covid: i dati aggiornati, le sperimentazioni per il vaccino, i personaggi conosciuti che si sono ammalati, la situazione in Italia e nel mondo e ipotesi di vita quotidiana, consigli… Le notizie sono davvero tante, forse troppe e confuse. Ho letto un libro poco tempo fa che, tra i tantissimi in libreria, mi ha incuriosito: “IL DOPO – Il virus che ci ha costretto a cambiare mappa mentale” di Ilaria Capua.

Medico veterinario di formazione, la abbiamo vista spesso in televisione e il suo sorriso era per me davvero rassicurante. Per oltre trent’ anni ha diretto gruppi di ricerca in laboratori, italiani ed esteri, nel campo delle malattie trasmissibili dagli animali all’uomo e del loro potenziale epidemico. In collegamento dalla Florida dove vive con la sua famiglia e dirige all’università il Centro di Eccellenza One Health, la abbiamo spesso ascoltata dare risposte e spiegazioni alle numerose domande che le venivano poste sul Covid. Questa voce autorevole ma chiara e pacata, ha cercato in questo libro di dare uno sguardo oltre questo “tempo di mezzo” -cosi lo chiama- e mette a fuoco sia le cause, sia le opportunità che nasconde. La comparsa di questo virus Ilaria Capua lo considera uno “stress test”, in grado di far emergere e misurare le fragilità di questo nostro sistema paese. Uno dei motti della scienziata è - ogni nuvola ha una cornice d’argento- per dire che anche questo virus, che ci ha fatto vivere nella paura per mesi, ha tirato fuori molti temi di riflessione, ha qualcosa da insegnarci.

Per prima cosa va detto che se vogliamo una società formata e matura, pronta alle sfide dobbiamo rimettere la scienza al primo posto, deve avere un ruolo centrale, deve avere ricerca e formazione all’avanguardia. Stiamo andando incontro ad un mondo nuovo, la tecnologia ha rivoluzionato il tempo e lo spazio e, nel bene e nel male, ci sono delle conseguenze. La prima riflessione a cui ti porta la virologa è questa: da soli non contiamo niente, uscire da questa situazione non dipende dal singolo ma da tutti noi uomini. Conosciamo tutti le dinamiche che hanno portato alla diffusione del virus, nel libro è molto ben raccontato, ma troviamo anche un ampio spazio dato al tema della biodiversità. Spiega che non esiste solo una biodiversità delle piante e degli animali ma anche dei microorganismi, quindi anche dei virus. Ogni volta che si spostano o sono spostati animali o piante portano anche il loro personale patrimonio di microorganismi, alcuni dei quali sono in grado di provocare malattie nei loro ospiti. Una cosa è certa, la presenza di virus dello stesso tipo attraverso una vasta diversità di specie si verifica perché il pianeta è sempre più interconnesso e popolato ed è sempre più difficile tracciare i confini tra ecosistemi urbani e aree non urbane. Si legge: Se non fosse per l’uomo, ogni ecosistema ospiterebbe patogeni che può gestire. E questo in condizioni naturali  è perfettamente accettabile: i continenti si sono separati centinaia di milioni di anni fa, creando ambienti che la natura non prevede entrino in contatto, se non in modo controllato (ovvero attraverso le migrazioni di determinate specie animali). La natura accetta il cambiamento, si adatta al nuovo ma nei tempi che le sono propri, e che sono ben diversi da quelli cui l’uomo si è abituato.  Siamo una specie animale che si è spinta in territori che ecologicamente non le sono propri e aggiungiamo che anche spostare da un continente all’altro creature che non hanno predatori naturali è un modo per sbilanciare la catena alimentare e l’ecosistema. Di fatto una specie invasiva si troverà dove non dovrebbe essere. Anche il clima purtroppo ha influito sui cambiamenti globali: le foreste che ci forniscono ossigeno sono habitat di buona parte degli animali selvatici, proteggono il terreno, sono essenziali alla sopravvivenza del paese e noi cosa facciamo? Disboschiamo.  Normale che i virus passino da una specie all’altra, anche l’uomo è una specie e quindi li ospitiamo anche noi. Però non è normale disinteressarsi e non proteggere il nostro habitat, perchè inquinarlo? Dovremmo non alterare equilibri così delicati e fragili. Dice Ilaria Capua- Ma non sarà che Madre Natura ha voluto dirci qualcosa con questa sorta di potentissimo starnuto allergico? – Noi siamo fragili e non lo sapevamo, il nostro sistema è fragile e non lo sapevamo. La virologa insiste sul fatto che siamo stati avvertiti, che è importante cercare di individuare le ragioni della nostra fragilità. Dobbiamo diventare più forti e strutturati ma in modo sostenibile, rispettando l’ambiente e le creature che lo abitano. E’ evidente che siamo tutti legati gli uni agli altri e dipendenti dalle altre forme di vita sulla terra. La salute è un bene primario che non appartiene solo a noi. Il punto è questo, dobbiamo evitare che: “Il battito di ali di una farfalla in Cina possa provocare un tornado dall’altra parte del mondo: che fosse vero lo sapevamo ma quanto tempo siamo disposti a concedere all’effetto domino per dare corpo al tornado?” Interessante anche una parte del libro che invece si intitola: -Stare in quarantena nel 2020- Inizia così:- Di quarantena si parla già nella Bibbia… In realtà è pieno di riflessioni intelligenti e pratiche sul nostro essere sociali e sulle modifiche che saremo portati a fare. Si può arginare la diffusione del Sars-CoV-2 fermando le persone, insomma abbiamo una grande responsabilità siamo parte della soluzione e non del problema. Bisognerà studiare la giusta modalità di ripresa di una quotidianità ma con intelligenza e su base scientifica, questo significa un enorme sforzo culturale per superare le nostre abitudini mentali. Il virus dice la dottoressa Capua ci costringe ad infilare nuove lenti con cui guardare il mondo. Un libro che raccoglie tanti pensieri e fa ordine in mezzo a tanta confusione con uno stile semplice, scorrevole e chiaro.