Letture estive – De Crescenzo

(di Annalisa Gatti)  La volta scorsa ho ricordato Andrea Camilleri, (Porto Empedocle, 6 settembre 1925 – Roma, 17 luglio 2019) famoso scrittore italiano, ideatore di uno dei personaggi più amati del mondo della letteratura e della televisione: il Commissario Montalbano. Il nostro Paese ha visto andarsene nello stesso anno, il giorno dopo, un altro grande scrittore e personaggio pubblico: Luciano De Crescenzo. Diversi tra loro, ma entrambi uomini del Sud, molto affabili e solari, accomunati dal fatto di aver raggiunto il successo in tarda età, hanno entrambi venduto milioni di libri; un vanto per la cultura italiana. Nonostante fossero tanto diversi, questi due gentiluomini hanno lasciato un grande vuoto umano ma per fortuna delle storie bellissime da leggere; Giorgio Faletti ha detto: “Gli scrittori non muoiono mai, smettono solo di scrivere”.

Luciano De Crescenzo, nato a Napoli il 18 agosto 1928 è morto a Roma all’età di 90 anni. Ingegnere ma soprattutto è stato scrittore, sceneggiatore, regista, attore e conduttore. Ha esordito come scrittore nel 1977 con “Così parlò Bellavista” pubblicato da Mondadori. Da allora ha pubblicato oltre 40 libri, tradotti in 21 lingue. Leggendo la sua biografia si resta colpiti da quanto questo personaggio sia stato prolifico e poliedrico.

Sono stato fortunato” titolo della sua autobiografia, è una sua frase che riassume lo spirito ottimista, positivo e scanzonato con il quale ha vissuto. Una vita ricca di passioni: ha lavorato come ingegnere elettronico fino a diventare dirigente alla Ibm, poi a metà degli anni settanta la decisione di dedicarsi alla scrittura. Ha spiegato: “La verità è che mi annoiavo. Ero circondato da bravissime persone, sia chiaro, ma ai miei occhi sembravano tutte uguali, identiche nei gusti e nei comportamenti. Spinto dal desiderio di novità, decisi di lasciare il lavoro e dedicarmi completamente alla scrittura. Se vogliamo chiamarlo un salto nel vuoto, oggi col senno di poi, posso affermare che non avrei potuto scegliere vuoto migliore”.

De Crescenzo ha sempre affiancato alla sua attività di scrittore quella di divulgatore, capace di introdurre anche il lettore più inesperto ai problemi sollevati dalla filosofia antica. Scrive “ La storia della filosofia greca” (1983/1986) un grande successo. Ha avuto il merito di aver reso popolare la filosofia antica: la figura di Socrate è diventata familiare, il lettore comune scopre con De Crescenzo il pensiero e la saggezza dei filosofi. E’ stato un bravissimo attore, regista e sceneggiatore ma in questo poco spazio che resta volevo scrivere qualcosa del suo primo lavoro: “Così parlò bellavista”.  Secondo il professore, don Gennaro Bellavista, partenopeo purosangue, troppe sono le banalità che si dicono e si scrivono su Napoli e i suoi abitanti. La vita a Napoli è un’arte sottile. “Il sorriso e il sentimento aiutano l’intelligenza nel mestiere di vivere” scrive de Crescenzo. Un libro molto divertente e scorrevole, ambientato in una Napoli dove l’arte di arrangiarsi è all’ordine del giorno. Racconti, che nascono da domande quotidiane e risposte filosofiche. Uno degli argomenti del professor Bellavista: la divisione umana in due categorie. Coloro che hanno fretta e vogliono consumare poco, come i milanesi, che si fanno la doccia. Coloro che, invece, vogliono riflettere e pensare, in comodità e solitudine, prendendo tempo per se stessi, come i napoletani, che si fanno il bagno. Un inno a Napoli e alla sua gente. Spunti originali per sorridere e trovare delle risposte alternative. Se ancora non lo avete letto e volete passare qualche ora spensierata lo consiglio vivamente.

Il suo ultimo lavoro: Napolitudine (2019) è firmato con Alessandro Siani: i due scrittori si incontrano tra le pagine e, in veste di moderni pensatori, si confrontano sulla Napoli di ieri e di oggi, osservandola con l’occhio amorevole di chi è consapevole delle sue eccellenze, ma anche delle sue contraddizioni.

La napolitudine è un tipo di nostalgia inspiegabile, perché a me Napoli manca sempre, persino quando sono lì. Io la napolitudine la sento sempre, anche mentre passeggio tra le bancarelle di San Gregorio Armeno e sfioro i pastori creati dai maestri artigiani. Mi si arrampica sulle papille gustative, stuzzicate dal profumo delle sfogliatelle appena sfornate. Mi accompagna come l’ammuina dei vicoli, che ritrovo immutata nel tempo, o come il profilo del Vesuvio, un paesaggio unico al mondo. Insomma, questa nostalgia avvolge tutti i miei sensi e mi agguanta lo stomaco come una mano fatta di tufo, la materia vulcanica nata dalla concentrazione di lava, pomici, cenere e lapilli, su cui è costruita l’intera città.”

Luciano de Crescenzo, scrittore simbolo dell’Italia dell’ultimo secolo. Ci mancherà.