Siamo tutti divi

Siamo davvero diventati più cattivi? Il Censis oggi ci ha dato una chiave di lettura della situazione odierna che nascerebbe da due cocenti delusioni: dal fatto che si è visto “sfiorire” la ripresa e che l’atteso “miracoloso” cambiamento in effetti non è avvenuto. Il primo motivo è presto detto: il PIL ristagna  e dopo quattordici trimestri in positivo, nel terzo trimestre 2018 è passato in negativo, (vedi ISTAT), i consumi delle famiglie non ripartono, a settembre l’indice della produzione industriale diminuisce rispetto al mese precedente (anche qui, vedi ISTAT) e anche l’export rallenta. Il secondo motivo nasce da una constatazione statistica: il 56,3% degli italiani dichiara che non è vero che le cose nel nostro Paese hanno iniziato a cambiare veramente. 

Leggiamo questo passo del comunicato Censis: “Sono sotto gli occhi di tutti: lo squilibrio dei processi d’inclusione dovuto alla contraddittoria gestione dei flussi migratori; l’insicura assistenza alle persone non autosufficienti, interamente scaricata sulle famiglie e sul volontariato; l’incapacità di sostenere politiche di contrasto alla denatalità; la faticosa gestione della formazione scolastica e universitaria; il cedimento rovinoso della macchina burocratica e della digitalizzazione dell’azione amministrativa; la scarsità degli investimenti in nuove infrastrutture e nella manutenzione di quelle esistenti; il ritardo nella messa in sicurezza del territorio o nella ricostruzione dopo le devastazioni per alluvioni, frane e terremoti. La società vive una crisi di spessore e di profondità: gli italiani sono incapsulati in un Paese pieno di rancore e incerto nel programmare il futuro. Ogni spazio lasciato vuoto dalla dialettica politica è riempito dal risentimento di chi non vede riconosciuto l’impegno, il lavoro, la fatica dell’aver compiuto il proprio compito di resistenza e di adattamento alla crisi. L’impresa che ha saputo ristrutturarsi, anche a costo di sacrifici e di tagli occupazionali, non trova risposte nella modernizzazione degli assetti pubblici, nel fisco, nella giustizia, nelle reti infrastrutturali, nella ricerca. L’operaio, il dirigente, il libero professionista o il commerciante che hanno affrontato la crisi economica hanno atteso, troppo spesso invano, il miglioramento del contesto che a quegli sforzi dava senso e direzione. Le famiglie e le aziende che si sono sostituite al welfare pubblico hanno sperato in una uscita dalla provvisorietà, ma hanno finito per rimanere via via più isolate”. Per la lettura del comunicato completo vi rimando a questa altra pagina.

Il Censis parlava oggi di coscienza infelice degli italiani che non si concilia con il luogo e il tempo che stiamo vivendo. Dell’aspetto economico abbiamo parlato, vi invito ora a soffermarvi sull’aspetto sociale del nostro “vivere insieme”. Abbiamo subito gli effetti di una rivoluzione alla quale nessuno di noi era preparato. Abbiamo sottovalutato la potenza dei social media che hanno azzerato ogni distanza rendendo ognuno di noi protagonista. “Siamo tutti divi” scrive il Censis, sottolineando che una società di protagonisti non ha più bisogno di modelli da imitare e a cui tendere, venendo quindi a mancare la spinta a innalzarci culturalmente. Non sto demonizzando i media, che come ogni tecnologia sono neutri; la bontà o la cattiveria dipende dall’uso che se ne fa. Sto solamente dicendo che si sente la mancanza di una preparazione “civile”, di un’etica condivisa che dia parametri o categorie in grado di “ricapitolare” la realtà e anche questa nuova realtà aumentata. Siamo cresciuti dal punto di vista tecnologico ma non dal punto di vista morale. E dal punto di vista sociale? Stiamo invecchiando come popolazione, facciamo meno figli, insicuri ci attacchiamo a diritti acquisiti che il Paese reale non è più in grado di comprendere. O forse, più semplicemente, abbiamo più paura.

Perché? 

Una piccola nota del Rapporto ci spiega che aumenta la rottura di relazioni affettive stabili. Non diminuiscono solo i figli, diminuiscono i matrimoni, in caduta libera quelli religiosi (-33%) mentre aumentano quelli civili. Siamo un Paese che crede sempre di meno e meno compie scelte di carattere spirituale. Forse occorre partire proprio da questo dato, forse è proprio questa la chiave di volta: domandiamoci cosa veramente detta le nostre azioni e in cosa riponiamo veramente fiducia. Siamo tutti divi… divo deriva da divus,che in latino significa “di natura divina”. Se smettiamo di guardare al cielo, anche la terra fa più paura.

Antonello Sacchi