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Semplificazione (di cuore)

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA)
In un discorso scritto nel 1944 Aldo Moro  invitava  la politica ad  operare con la stessa semplicità di  cuore con la quale  si fa il proprio lavoro quotidiano. Con  rammarico devo ammettere che  di semplicità di cuore in politica oggi se ne vede assai poca.  Per stare alla attualità basti  pensare a come sono stati scritti i Dpcm, o alla comunicazione sul lockdown che tutto ha avuto fuorché l’impronta della  semplicità.
Il significato  di semplicità è  racchiuso nella sua etimologia, dal latino simplex composto dalla radice sem
- uno solo- e da quella di plectere – piegare; possiamo dire che  semplicità è un qualcosa senza pieghe, rappresenta tutto ciò che è  libero dagli ostacoli e aiuta a  custodire e ricercare le cose più importante. Non è facile parlare di “semplicità di cuore”: dire che una persona è semplice è spesso un modo benevolo per definirla un po’ stupida o ignorante. Ho voluto  aggiungere  “di cuore”  perché la semplicità non è una tecnica ma un atteggiamento interiore, di cuore per l’appunto. Una persona semplice ha    tratti che la contraddistinguono: non è mossa da calcolo, è trasparente e autentica, non è ingenua o sprovveduta,  infantile o “sempliciotta” . La semplicità implica conoscenza e valutazione obiettiva della realtà concreta,  impegno, pazienza e approfondimento esigente. Difficile farlo comprendere, hanno voluto farci credere  che “complicato”   stia con   intelligente mentre “semplice” con    facile e un po’ stupido . È un falso luogo comune, a   guardarci bene   nella pratica del lavoro o nelle piccole esperienze di ogni giorno scopriamo che le soluzioni più efficaci sono quasi sempre le più semplici.


Se la persona “semplice” ha i suoi tratti ingenui quella  “complicata” appare più seria, tutta d’un pezzo e al passo con il tempo:   è malata di narcisismo senza farlo intendere,   tende   a servirsi del proprio ruolo come schermo dietro il quale proteggersi, ama il dire e non dire,  tende ad essere reticente, si guarda bene dal manifestare i propri sentimenti, non ama la comunicazione diretta con le persone,  predilige  il linguaggio ad effetto. Potremmo dire un perfetto uomo pubblico.
Viceversa la semplicità di cuore  praticata ci porta alla  concentrazione sull’essenziale, ci libera  da quei pesi inutili che impediscono di orientarci e di scegliere,  aiutandoci al passo dopo passo, senza strafare.
Per sorridere mi verrebbe da dire, doniamoci  reciprocamente  un po’ di semplificazione in qualcuna delle tanto inutili complicazioni che ci rovinano la vita ogni giorno. Abbiamo bisogno di semplicità, sentiamo un desiderio grande di semplicità, la stiamo scoprendo ancora di più in queste lunghe settimane di quarantena.
Esempi di semplicità?  Penso  a quella utilizzata dai Padri costituenti per scrivere la nostra Carta. O a quella dei poeti che non si lasciano sommergere dalle troppe parole ma cercano di liberarsi da  quelle inutili. Un lampo di chiarezza  proviene   dal  dialogo tra la Volpe e il Piccolo Principe di Saint-exupery . “Addio”, disse la volpe. “Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”. “L’essenziale è invisibile agli occhi”, ripeté il piccolo principe, per ricordarselo. Ecco le persone semplici sono quelle che si  concentrano sull’essenziale, non sempre facile da scoprire. Ci vuole cuore e tanta competenza.