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Summer School ANLA 2020 a Castel Gandolfo (ROMA)

(di Antonello Sacchi) Cari amici, il presidente nazionale Edoardo Patriarca guiderà la seconda edizione della Summer School che si terrà a Castel Gandolfo, famosa località dei Castelli Romani a pochi chilometri dalla capitale. Abbiamo scelto il Centro Mariapoli Internazionale per la bellezza del luogo, la capacità ricettiva, le strutture ampie e confortevoli in grado di assicurare lo svolgimento dei lavori in piena sicurezza. S.E. Mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia accademia per la vita e gran cancelliere del Pontificio istituto Giovanni Paolo II, Ester Dini, Responsabile Centro Studi alla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, Ivo Lizzola,  professore di Pedagogia sociale e di Pedagogia della marginalità e della devianza presso l’Università degli Studi di Bergamo, Maria Rita Parsi, psicologa, docente e scrittrice, Alberto Brambilla, Presidente Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, saranno i relatori della tre giorni che prenderà il via venerdì 25 settembre con la seguente articolazione (il programma potrà subire variazioni nei titoli degli interventi e negli orari):

Centro_Mariapoli_aula

Centro_Mariapoli_aula

Venerdì 25 settembre

- Introduzione del presidente nazionale Edoardo Patriarca (ore 15.30)

- La nuova situazione   (dott.ssa Ester Dini) (ore 16.00).  

- Gli anziani nel post Covid-19  (S.E. Mons. Vincenzo  Paglia) (ore 17.00)

- Cena in Mariapoli.

Sabato 26 settembre

- Visita alla Residenza Pontificia di Castel Gandolfo e ai giardini (mattina)

- pranzo in Mariapoli

- L’orizzonte (prof. Ivo Lizzola) ore 15

-  Gli anziani e i bambini oltre la pandemia (prof.ssa Maria Rita Parsi)  ore 17

- Cena in un locale caratteristico a Castel Gandolfo ore 20

Domenica 27 settembre

- S.Messa (per chi desidera parteciparvi) in Mariapoli  ore 09.00

- Previdenza 2021: aggiornamenti (prof. Alberto Brambilla)  ore 10

- pranzo e arrivederci all’anno prossimo

Centro_mariapoli_giardino

Centro_mariapoli_giardino

Per partecipare è previsto un contribuito una tantum di euro 50,00 ed è necessario iscriversi: occorre pertanto contattarci all’indirizzo e-mail  iscrizione@anla.it e seguire le indicazioni che verranno date. Potete vedere la struttura del Centro Mariapoli cliccando qui 

Vi aspettiamo!

 

Con ANLA in Portogallo!

Dopo l’esperienza del viaggio a Terra Santa fra novembre e dicembre dello scorso anno, la presidenza nazionale di ANLA organizza un nuovo viaggio aperto a tutti i tesserati:  questa volta siamo diretti in Portogallo!

Lisbona, Coimbra, Fatima sono le principali località che saranno toccate in questo viaggio che inizierà il 18 novembre e si concluderà il 22 novembre. Affrettatevi perché c’è tempo fino al 15 luglio per iscriversi!

Qui potete scaricare il NUOVO programma

Lisbona

Lisbona

Per iscriversi, dovete seguire le indicazioni contenute nel modulo di iscrizione che Qui potete scaricare

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Solidarietà

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) Oggi dedico la riflessione alla parola solidarietà.
E parto, come mio solito, dal suo significato etimologico. Solidarietà deriva dal latino solidus, solido, o solidum che significa moneta, e dall’espressione del diritto romano in solidum obligari («obbligazione in solido»).
Ci tornerò su fra un po’. Per noi la parola solidarietà indica un sentimento, un atteggiamento che è parte costitutiva della dimensione umana; una virtù praticata da tanti, la vicenda del coronavirus l’ha riportata potentemente   alla nostra attenzione. Sembrerebbe dunque una parola  antica, da sempre presente nei nostri scritti.  In realtà   il termine è entrato tardi nella lingua italiana, e ci  è arrivato dal  francese  solidarité, che negli anni della Rivoluzione francese ha assunto il significato di “sentimento di fratellanza”. Nella nostra lingua il termine si è diffuso a metà dell’Ottocento ed è  comparsa  per la prima volta nel Dizionario politico popolare pubblicato nel 1851,  definita come «responsabilità reciproca e comune fra più persone».
Voi mi direte che sulla solidarietà è stato scritto tutto, e che sia inutile approfondire. È vero, c’è poco da aggiungere. Eppure questa  parola bella come tante altre rischia di essere abusata e utilizzata come condimento in troppe   pietanze tanto da farci  dimenticare il suo sapore. Non voglio tediarvi nel  descrivere   le  nuove forme attraverso le quali la solidarietà oggi si esprime: ricerche, studi, indagini ci rappresentano i tratti e l’evoluzione  del mondo della solidarietà.  Per di più L’Istat annualmente ci descrive l’arcipelago del non profit  con elementi di conoscenza sempre  più dettagliati.

Il presidente nazionale Edoardo Patriarca

Il presidente nazionale Edoardo Patriarca

Vi propongo un altro percorso.  Mi piace riprendere il  primo significato,   solidus solido, un attributo  che   poco si addice con una pratica saltuaria o occasionale, nel caso della solidarietà per esempio con una azione scaturita dalla commozione provata per aver ascoltato una toccante storia  o per una catastrofe ambientale o per uno stato di necessità. Nella Evangelii gaudium di Papa Francesco della solidarietà si  dice che  non è «una mera somma di piccoli gesti personali nei confronti di qualche individuo bisognoso, il che potrebbe costituire una sorta di “carità à la carte”, una serie di azioni tendenti solo a tranquillizzare la propria coscienza». Una persona è solidale se è anche solida, cioè se assume la solidarietà come  tratto peculiare del proprio stile di vita, e del modo di pensare tutte le dimensioni della vita personale e collettiva. Non  è filantropia o beneficenza (pure importanti, ci mancherebbe!), non è partecipare alle raccolte fondi o firme per appelli, pure importanti. È qualcosa di più.  Nella Sollicitudo Rei Socialis  di Giovanni Paolo II in un passaggio  la questione viene chiarita con una  sorprendente sintesi. “Questa [la solidarietà], dunque, non è un sentimento di vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone, vicine o lontane. Al contrario, è la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno perché tutti siamo veramente responsabili di tutti”.
Si parla di determinazione ferma e perseverante. E  una determinazione è ferma e perseverate solo se ha un respiro lungo, se è solida e ben progettata, se non si affida alle emozioni del momento, se ha la cifra della durata, del prendersi  cura sul serio e non per un attimo.
La pandemia potrebbe fornirci una opportunità inaspettata  per dare forza al dovere di solidarietà previsto nella Costituzione: più giustizia sociale, un welfare di comunità, spazio maggiore alla sussidiarietà che chiama tutti i soggetti  alla responsabilità di operare per il ben comune. Non solo per  il valore straordinario che porta con sé  ma per l’ impatto positivo  che ha  sulla economia, necessariamente  più civile, più sostenibile,  più democratica. E quindi più profittevole.

Comunicato stampa – Lavoro, il Governo ascolti veramente la voce di chi è in difficoltà

Il presidente nazionale Edoardo Patriarca: “Lavorare è una cosa seria, occorre che il Governo ascolti veramente la voce dei più deboli economicamente, che ora sono tutti coloro che hanno perso il lavoro o che senza adeguati aiuti non possono ripartire, a cominciare dal cosiddetto popolo delle partite IVA, perché la nostra società, la nostra Repubblica che è fondata sul lavoro, possa veramente superare unita questa difficile prova”.

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca

“Senza diritto al lavoro e senza diritti nel lavoro non ci può essere sviluppo sostenibile”: oggi ricordiamo i 50 anni dello Statuto dei Lavoratori e questa frase del Presidente della Repubblica ci spinge a ricapitolare l’eccezionale periodo che stiamo vivendo, riportando al centro gli interessi reali del Paese” spiega il presidente ANLA Edoardo Patriarca che prosegue: “Stiamo uscendo dalla pandemia con grande difficoltà – il pericolo non è del tutto scongiurato, dobbiamo convivere con il virus e dobbiamo fare molta attenzione alla nostra vita sociale – e questo grazie al coraggio e alla determinazione degli italiani che, tranne poche eccezioni, confermano il nostro essere capaci di grandi sacrifici e di poter raggiungere gli obiettivi che vogliamo. Quello che ora vogliamo è lavorare. Non un sussidio o un bonus, vogliamo un lavoro serio in cui ogni lavoratore possa ritrovare libertà, solidarietà e giustizia, un lavoro che possa dare dignità alla persona perché il lavoro vero è lavoro dignitoso, sicuro, qualificante della dimensione sociale di ognuno di noi. Dovremo affrontare una sfida senza precedenti, dettata dall’emergenza sanitaria che il nostro Capo dello Stato ha sottolineato averci dimostrato “che la protezione sociale, la sicurezza, la stessa possibilità di progettare il futuro poggia anzitutto sul lavoro”. Cosa scriverebbero oggi gli autori dello Statuto dei Lavoratori? Mi sono più volte posto questa domanda, e vedendo in queste giornate di lockdown donne e uomini continuare a fare il proprio dovere con abnegazione e senza risparmiarsi, ho pensato che il bene comune è il collante della nazione, che anche il lavoro non può fare a meno della solidarietà che non si improvvisa ma che deve essere tratto peculiare di ogni persona, determinazione a occuparsi del bene di tutti e di ciascuno perché tutti siamo responsabili di tutti come ci ricorda la Sollicitudo rei socialis di Giovanni Paolo II di cui abbiamo appena ricordato il centenario della nascita. Allora il lavoro non può che essere giusto, sicuro, dignitoso ma anche flessibile, capace non di rivendicazioni ma di adattamenti allo spirito del tempo perché non ha più senso la sopravvivenza di antichi privilegi. Anche questo concorre a definire giusto il lavoro, che per definizione deve essere scevro da privilegi. Poi penserei che il lavoro è una cosa seria, e la nostra ANLA, fatta dai lavoratori anziani d’Italia, lo dimostra: la serietà non va a braccetto con le parole al vento, ma si lega alla concretezza della vita e della quotidianità, che è fatta di sacrificio, di aiuto, di condivisione”.  Conclude il presidente Patriarca: “Non è più tempo di proclami, ma di aiuti concreti verso tutti i lavoratori e non solo verso alcune corporazioni a scapito di altre: penso alle scuole paritarie, alle strutture private per l’infanzia che non hanno ricevuto aiuto adeguato, a tutti quei giovani che vorrebbero impegnarsi nel servizio civile ma che dovranno fare i conti con una dotazione data al settore dal recente decreto che definire insufficiente è un eufemismo. Lavorare è una cosa seria, occorre che il Governo ascolti veramente la voce dei più deboli economicamente, che ora sono tutti coloro che hanno perso il lavoro o che senza adeguati aiuti non possono ripartire, a cominciare dal cosiddetto popolo delle partite IVA, perché la nostra società, la nostra Repubblica che è fondata sul lavoro, possa veramente superare unita questa difficile prova”.

Viaggio nell’arte: la cupola del Brunelleschi

La “cupola delle meraviglie”, cioè la cupola del Duomo di Firenze, ancora oggi una delle più grandi costruzioni in muratura esistenti al mondo. Un viaggio nella storia dell’opera costruita “senza centine” cioè senza supporti di sostegno da parte di Filippo Brunelleschi attraverso aneddoti e curiosità narrati da Federico Napoli, storico dell’arte.

#andratuttobene

(di Antonello Sacchi) Stiamo in casa. Non è un consiglio, è un obbligo, per la nostra salute e per la salute del nostro prossimo. Questo non significa che fra le pareti domestiche ci si debba lasciare andare, tutt’altro: la tecnologia ci offre la possibilità di effettuare un gran numero di attività, dalla lettura al lavoro, telelavoro o smart working che sia. Ora siamo costretti per necessità a modificare le nostre abitudini lavorative  ma cerchiamo di farne tesoro per quando supereremo questa difficile situazione.

Come ANLA, lo avete letto la settimana scorsa, abbiamo rinviato al prossimo 19 maggio il Convegno che terremo a Milano sul tema “Anni ’20. Pensione e Welfare, cosa resterà?” originariamente previsto in questi giorni, stiamo lavorando al prossimo numero di Esperienza che cercheremo di far uscire prima di Pasqua, stiamo lavorando già sui prossimi appuntamenti, in primis la Summer School di ANLA che quest’anno si terrà a Castel Gandolfo (Roma) dal 25 al 27 settembre.

#restiamoincasa dunque cercando di far tesoro di alcune suggestioni che qua e là si palesano. Questa pandemia può segnare una differenza fra un prima e un dopo, mi riferisco alla diffusione del virus, spingendoci a dare una personalissima risposta alla domanda su cosa sia superfluo e cosa sia essenziale nella nostra vita. Vedremo tutto con occhi nuovi, una volta finita la pandemia, e torneremo a interrogarci sul senso delle cose proprio perché maggiormente consapevoli del nostro limite, cosa che avevamo un po’ perso.

#restiamoincasa e dedichiamo più spazio alla famiglia, ai nostri cari, alla lettura:  la tecnologia può aiutarci con le video chiamate per vedere i nostri cari che non abitano con noi e se vogliamo leggere un buon libro, le edizioni e-book sono ormai talmente diffuse che con un click è possibile avere sul proprio smartphone o pc o Mac il libro desiderato.

lIbri e e-book

lIbri e e-book

 

Insomma, guardiamo avanti, cerchiamo di non restare tutto il giorno davanti alla tv ma abituiamoci a sentire le informazioni su canali istituzionali e a intervalli, per restare informati in maniera sobria e corretta – sulla comunicazione di questi giorni tornerò più avanti – per sapere esattamente cosa fare e cosa accade. Cerchiamo di mantenere la calma, di seguire in maniera rigorosa le indicazioni che ci verranno date dalle Autorità e così facendo, ma facendolo sul serio a cominciare dallo stare tutti a casa, #andratuttobene

Impresa

La parola che vi propongo oggi è impresa. L’emergenza ci fa riscoprire l’impresa e il suo ruolo. Un ruolo che il  tempo del mercatismo  e del liberismo hanno voluto ridurre   a solo macchina per  profitti e fornitrice  di lavoro salariato.  Se si aggiunge  altro,  a detta del pensiero economico mainstream,  si tradirebbe la sua vocazione originaria. Da  tempo, ma ora con l’emergenza tutto appare più  evidente,  abbiamo compreso  che le imprese  sono un “bene comune”. Vi apparirà   una forzatura, un azzardo. Un forzatura per coloro che pensano che le imprese devono  macinare profitti per i propri azionisti e nient’altro; un azzardo  per coloro che vedono l’impresa luogo strategico e simbolico per guadagnare le  “magnifiche sorti e progressive” riattizzando lo scontro ideologico capitale/lavoro.

Il presidente nazionale Edoardo Patriarca

Il presidente nazionale Edoardo Patriarca

Non è una forzatura e neppure un azzardo. Un filone del pensiero economico da sempre minoritario si sta affacciando   e sta guadagnando spazio. Le imprese sono anche attori sociali!  Non  in automatico, è una funzione che va “guadagnata”: senso di responsabilità verso la comunità,   competitività e solidarietà tenute assieme, competenze  dei propri dipendenti da valorizzare e garanzie per la loro salute; sostenibilità sul fronte ambientale e sociale  promuovendo  welfare aziendale, volontariato di impresa, rapporto generativo con il territorio nel quale  vivono.

Ecco forse si aprirà una nuova stagione, un capitalismo 2.0  con imprese che fanno profitto (non vivrebbero senza) e distribuiscono ricchezza, ma  che arricchiscono al contempo la democrazia di un paese, producono beni e servizi, fanno cultura e innovano stili  di vita sostenibili.  Dal shareholder value ( massimizzazione dei profitti e quotazioni in borsa) si passa al stakeholder value ( il valore dei lavoratori, il territorio, la comunità locale, i consumatori).

Queste imprese saranno chiamate a modificare i modi di produrre di matrice fordista , a riorganizzare le filiere produttive forse troppo lunghe, a favorire la ricerca e  l’innovazione valorizzando il proprio  personale, e nuovi modi di lavorare per la conciliazione tra vita familiare e lavoro ( perché non incentivare lo smartworking?  Non da ultimo, anche in economia  va coltivata la biodiversità: accanto alle imprese profit vanno aiutate le altre forme: quella sociale, quella cooperativa e quella pubblica. Quest’ultima,  negli anni delle privatizzazioni,  non sempre riuscite,  sono state ingiustamente  demonizzate. Ma la crisi del #coronavirus ci ripropone il loro valore strategico in  alcuni settori:  penso alla sanità e alle aziende ospedaliere,  alla infrastrutture strategiche come   trasporti, energia ,  comunicazioni…. Non il  ritorno ad uno stato che si fa imprenditore occupando impropriamente spazi  affidati alla libera iniziativa economica come prevede la costituzione , ma uno Stato  che protegge i  settori che presidiano i  beni  comuni.