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Mi chiamavo Salmon

(di Annalisa Gatti) In libreria a volte sono attratta da libri di cui non so assolutamente nulla. Capita che sia proprio la copertina a incuriosirmi, a volte il titolo bizzarro, a volte senza un perché, mi trovo a curiosare intorno a testi scritti da autori a me sconosciuti. E’capitato così anche con il libro che ho appena finito di leggere: “Amabili resti” di Alice Sebold. La copertina aveva un disegno che ho trovato, nella sua semplicità, dolcissimo: un’ esile figuretta di bambina che cammina dandoci le spalle, una andatura tra l’incerto e il sognante, la testa leggermente reclinata, lunghi capelli morbidi, lisci, lasciati sciolti, un vestitino che ondeggia facendo immaginare che ci sia della leggera brezza, degli stivaletti bassi e morbidi che lasciano delle orme sulla neve e delle chiazze rosse di sangue. Colori tenui e morbidi accompagnano la figura sottile.

Ho preso il libro in mano e ho letto sulla quarta di copertina: «Mi chiamavo Salmon, come il pesce. Nome di battesimo Susie. Avevo quattordici anni quando fui uccisa, il 6 dicembre del 1973». Ho pensato che fosse davvero un romanzo tristissimo ma ho letto poi il riassunto e mi ha colpito. Con mia sorpresa, il racconto è affidato alla voce della stessa ragazzina che senza alcun sentimentalismo narra l’accaduto. Leggo: Le vite dei genitori e dei fratelli e degli amici di Susie, spezzate dalla sua tragica scomparsa, vengono raccontate con lo spirito allegro e senza compromessi dell’adolescenza.» Sono tornata a casa con il libro e l’ho letto con grandissima partecipazione emotiva.

Susie racconta la sua storia da un luogo molto particolare, lei lo chiama Il mio Cielo in realtà non è il Paradiso perché non è ancora pronta per quel luogo. E’ stata strappata alla vita con la violenza, è ancora troppo arrabbiata per poter abbandonare del tutto la sua famiglia. Dal suo Cielo, un luogo di mezzo, osserva, controlla e segue i suoi cari che vivono una vita ormai ferita irrimediabilmente ma in continua evoluzione. Loro sentono e a volte avvertono la sua presenza. In particolare il papà, non si rassegna alla sua scomparsa e tantomeno alla ricerca del suo assassino. Passa in secondo piano il brutale gesto compiuto da un uomo che sembrava essere innocuo e insignificante. Solo nel quindicesimo capitolo e per poche pagine abbiamo una descrizione di quella che fu l’infanzia dell’assassino, George Harvey, di soli 8 anni che con a sua mamma viveva esperienze terribili. In poche righe ci si rende conto che la psicologia di un bambino e quindi tutto il suo futuro dipendono dai suoi genitori, da quello che nei primi anni di vita si respira intorno, gioia, serenità oppure paura, violenza, indifferenza. George Harvey adulto è quello che ha vissuto. Non si nasce pazzi e violenti, ci si diventa.  Susie ci racconta invece della sua famiglia: della fragilità della sua mamma, che per disperazione scappa altrove, lontano dalla sua cameretta, lontano da tutto ciò che le avrebbe ricordato la sua bambina. Cerca di costruirsi e di vivere un’altra vita per non affrontare il futuro senza la sua amata Susie, sperando di confondersi, di perdersi in una esistenza fatta di nulla. Lei non ha più forza per vivere e affrontare il futuro; sua sorella più piccola, Lindsey, con la quale aveva un rapporto speciale, piccole gelosie e competizioni condite da tanto amore e tanta complicità. Lindsey cresce e vive momenti che lei non avrà mai la possibilità di vivere: il suo amore per Samuel, i suoi progetti per il futuro, il suo modo di prendersi cura di tutta la famiglia semplicemente “tenendo d’occhio”, -presente, attenta -e anche- bellissima sorella- così la descrive Susie. Racconta del suo fratellino più piccolo, della sua fragilità, del suo legame profondo con il papà, un uomo protettivo e coraggioso. In ogni riga traspare il suo amore profondo e tenero per suo padre, coraggioso, ostinato e insieme ferito, dolorante, debole e fragile ma con la ferma volontà di non girare pagina, di affrontare e chiamare per nome quello che era accaduto. Susie si accorge, dal suo Cielo che la nonna Lynn poi, è davvero una nonna speciale, una roccia, forte, coinvolgente, positiva e anche un poco ubriacona, forse- si chiede Susiesarà anche per questo che è così simpatica.

La casa, il cane, il giardino, visti con gli occhi di una adolescente che voleva diventare una fotografa naturalista. Susie è innamorata di Ray, un ragazzo della sua scuola. Sogna, dal suo Cielo, di poterlo baciare ancora una volta. Un amore pulito, fresco, tenerissimo.

Il libro scorre veloce ed è avvincente come un giallo, Susie aiuterà tutti a riconciliarsi con il dolore, ma le vite che sono narrate e che cambiano passo dopo la tragedia sono descritte con una sensibilità particolare.

Con oltre dieci milioni di copie vendute nel mondo, Amabili resti è uno dei maggiori successi editoriali degli ultimi anni. Il tema purtroppo è sempre di attualità: violenza sulle donne, bambini scomparsi, ma viene tutto raccontato con una energia che è solo positiva. La famiglia di Susie troverà altre strade, si apriranno altre porte, e per tutti c’è la prospettiva futura di un “Cielo” che risponde pienamente ai nostri sogni, ai nostri desideri. Speranza di una vita davvero felice. Bellissimo.

L’autrice, Alice Sebold nel 1999 ha pubblicato Luchy, un libro di ricordi sullo stupro subito nel 1981. Ho capito il perché questo libro aveva un’anima tanto ricca e intensa.

Da non perdere neppure il film che ho trovato su Netflix: la regia affidata a Peter Jackson, “Lovely Bones” il titolo originale. Jackson affida i membri della famiglia Salmon, a attori di grande talento: da Susie , interpretata da Saoirse Ronan davvero deliziosa, al padre Jack con il coinvolgente Mark Wahlberg, la mamma Abigail  affidata alla bellissima Rachel Weisz, la simpatica nonna Lynn ha il volto di Susan Sarandon e  il pedofilo Harvey è Stanley Tucci, perfetto nel suo essere anonimamente freddo, malvagio e ributtante.

Le lunghe sequenze, dove Susie vaga, incapace di staccarsi dalla sua vita terrena sono tutte realizzate in computer grafica, tanti gli effetti speciali: alberi che si trasformano in stormi di uccelli, campi di grano assolati, specchi d’acqua immersi nella nebbia…. Il film non mi ha deluso come spesso accade dopo aver letto il libro. Tiene comunque incollati alla poltrona. Il messaggio principale tra i tantissimi spunti di riflessione: il nostro destino non ci porta sempre verso i nostri desideri, verso quello che ci aspettiamo ma nonostante le salite, i dispiaceri, le tribolazioni c’è un meraviglioso riscatto e le tracce di amore che si sono lasciate in vita, le relazioni intrecciate con gli altri, rappresentano una ricchezza fondamentale per chi resta, un legame indissolubile in eterno. I nostri cari non sono lontani da noi, tutt’altro.

 

Letture estive VII parte

(di Annalisa Gatti)  Il 17 luglio scorso è stato il primo anniversario della scomparsa di Andrea Camilleri che ci ha lasciato all’età di 93 anni.

Scrivo perché è sempre meglio che scaricare casse al mercato centrale; Scrivo perché non so fare altro; Scrivo perché dopo posso dedicare i libri ai miei nipoti; Scrivo perché così mi ricordo di tutte le persone che ho amato; Scrivo perché mi piace raccontarmi storie; Scrivo perché mi piace raccontare storie; Scrivo perché alla fine posso prendermi la mia birra; Scrivo per restituire qualcosa di tutto quello che ho letto”.

Solo queste sue parole, proposte nella quarta del libro Come la penso,  fanno intuire la sua straordinaria umanità e intelligenza. Tutti noi abbiamo letto almeno un suo libro, anche solo per curiosità ma soprattutto abbiamo visto almeno una puntata della serie televisiva di grande successo: Il Commissario Montalbano trasmessa su Rai 1.  Scrittore, sceneggiatore, drammaturgo e regista, ha venduto più di 10 milioni di copie e i suoi libri sono stati tradotti in almeno 120 lingue; non si può scrivere in poco spazio quanto sia stato importante il suo lavoro, raccontare del suo carattere, della sua carriera, delle sue numerose opere, si può soltanto invitare, chi non ha mai letto nulla di scritto da lui, a prendere in mano un suo libro, ad esempio La forma dell’acqua, che Camilleri diede alle stampe nel 1994. Questo è il primo romanzo poliziesco con protagonista il famoso commissario Salvo Montalbano, interpretato in TV dal bravissimo Luca Zingaretti. Uno dei personaggi più noti del giallo all’italiana è siciliano, amante della buona cucina, della lettura, delle donne e della propria terra, Salvo Montalbano ha un carattere sbrigativo, diretto e insofferente ai metodi tradizionali.

Continua a leggere

Letture estive IV parte

(di Annalisa Gatti)

Si legge sempre meno, lo dicono le statistiche. Anche i cosiddetti Kindle o ebook non hanno avuto molto successo, siamo rimasti a metà strada: non si leggono i libri di carta ma non ha nemmeno sfondato la tecnologia. I motivi possono essere moltissimi: Il mondo del libro è in mano ai distributori e ai grandi gruppi editoriali che decidono cosa deve essere in evidenza negli scaffali delle librerie, quindi la qualità è penalizzata e un lettore non attento a volte fa scelte sbagliate.  Di fatto l’offerta è troppo vasta e dispersiva. Siamo quasi in difficoltà per la troppa scelta. Però proprio per questo motivo è quasi impossibile non trovare qualcosa di adatto alla nostra richiesta, in mezzo a tanti titoli. A diminuire l’interesse per la lettura poi c’è la televisione o internet, inoltre siamo sempre connessi con lo smartphone.

Oggi siamo disabituati anche a leggere testi lunghi, sempre pieni di messaggi da mandare e a cui rispondere; insomma la tendenza è a velocizzare, ad avere subito risposte, magari superficiali, di cui ci accontentiamo.

Regalare un libro non è difficile se si conosce bene la persona a cui il libro è indirizzato. Cercare di trovare tra tantissima scelta il testo giusto significherà che avete investito del tempo per una persona a cui tenete. La lettura è personale, ed è consigliabile prima dare un’occhiata ai titoli già presenti in casa, o informarsi sui gusti di genere, anche i film preferiti oppure gli  hobby, le passioni, possono essere un’indicazione degli argomenti verso cui orientarsi. Per quanto riguarda gli hobby ci sono passatempi che diventano professionali quanto un lavoro, ed è quindi difficile sapere con certezza quale testo può mancare alla collezione. Diciamo che è più semplice se l’hobby è allo stadio iniziale prima di fare brutte figure. Bisogna anche evitare di regalare il libro primo in classifica, infatti è molto probabile che l’autore sia in tutte le trasmissioni tv, radio, web, e la troppa pubblicità avrà convinto qualche altro amico/a ad acquistarlo e regalarlo prima di noi. 

regalare un libro

regalare un libro

Mi piacerebbe in questo spazio poter dare qualche spunto su qualcosa di veramente unico da leggere o da regalare; come ho già scritto vi sono un’infinità di romanzi e classici che potrei citare ma alcuni a mio avviso sono davvero imperdibili, (e la lista è lunga); se ancora non li avete letti spero possiate trovare il tempo per farlo. 

Eccone qualcuno:

L’amico ritrovato di Fred Uhlman: un romanzo breve, circa 90 pagine, la storia di una amicizia ambientata nella Germania Nazista nel 1932. Le atrocità della guerra però non sono in primo piano, l’uomo con i suoi comportamenti bestiali non può fare nulla per cancellare l’amicizia tra Konradine, un ragazzo di nobile famiglia e Hans figlio di un famoso medico di origine ebrea.

Io non ho paura di Niccolò Ammaniti: un romanzo bellissimo circa 200 pagine ambientato nel Sud Italia nel 1978; il protagonista e narratore del racconto si chiama Nicola Amitrano, ha 9 anni e vive assieme ai genitori in un piccolo paesino, poco più di un pugno di case. Povertà e arretratezza ovunque. La dolcezza e l’ingenuità di Michele si scontreranno con una brutta storia con protagonisti uomini adulti. Amore, brutalità e una moralità deviata prendono via via forma in questo libro che è molto più di un thriller agghiacciante.

Il buio oltre la siepe di Harper Lee: i temi trattati sono sicuramente impegnativi e tutt’altro che semplici. Si parla di razzismo, pregiudizi, e paura del diverso. Un racconto di grande insegnamento nel quale si accende la speranza per un mondo più giusto. Siamo in Alabama, all’inizio degli anni trenta durante la grande depressione. La protagonista Scoutvive col fratellino ed il padre avvocato di professione che dovrà difendere un bracciante di colore ingiustamente accusato di aver ucciso una giovane ragazza bianca. Tutta la famiglia di Scout viene accusata di essere “negrofila”  dalla comunità. Sullo sfondo la misteriosa presenza del vicino di casa Boo che, per evitare il riformatorio, è segregato in casa dal padre. Sarà lui ad aiutare Scout e il fratellino quando ne avrà l’occasione.

Quando il respiro si fa aria di Paul Kalanithi: un libro molto profondo; uno di quei libri capaci di infondere entusiasmo e coraggio, ma che porta alla riflessione sulla natura  fugace della nostra esistenza. Quale è il senso della vita umana? C’è veramente un senso? Quali sono le priorità che dobbiamo individuare? E’ un neurochirurgo americano di origine indiana Paul Kalanithi, che a soli 37 anni, deve affrontare la disperata battaglia contro la sua malattia. Paul abituato a combattere la morte come medico vive l’esperienza soggettiva della malattia come l’occasione per cominciare a vedere le cose con lo sguardo da paziente e per riflettere sul destino che ci accomuna, nascere, crescere e morire. Kalanithi non cede mai all’autocommiserazione e ci fa innamorare della vita.

 

letture estive

(di Annalisa Gatti) Sole e mare, lettino sotto l’ombrellone, oppure al fresco, sotto l’ombra di un abete, con lo zainetto come cuscino, ma anche semplicemente sdraiati sul divano di casa con accanto un buon libro a tenerci compagnia.

Open book

Un’università del Sussex ha pubblicato uno studio secondo il quale la lettura diminuisce lo stress del 68%. Anche la biblioterapia grazie alla lettura, aiuta chi è in difficoltà: il libro scelto dovrebbe far acquisire consapevolezza della propria condizione e dei propri disturbi, rendendoli più facili da affrontare. La lettura di libri può servire anche da tecnica psicoeducativa. L’individuo leggendo, attua un processo di introspezione che lo induce a riflettere su di sé. Posso dire per esperienza diretta che un buon libro, di quelli che proprio ti danno soddisfazione, migliora anche la qualità del sonno; invece di prendere un sonnifero o un tranquillante, proviamo con un buon libro: la scelta è pressoché infinita e adatta a ogni caso, insomma, a cercarlo bene, c’è sempre un libro che sembra scritto appositamente per noiAggiungo che non ci sono controindicazioni e neppure effetti collaterali come con le medicine, costa molto di meno e le biblioteche solitamente ti danno anche la possibilità di usufruirne   gratuitamente, tra amici si può prestare e non serve nessuna ricetta medica! Eventualmente può servire solo qualche suggerimento.

Esistono oltre 200 generi letterari diversi: autobiografia, biografia, romanzo storico, epistolare, di appendice, giallo, thriller, avventura, fantascienza, umoristico… Posso parlarvi e proporvi, nel poco spazio a disposizione, alcuni titoli che, almeno a me, sono rimasti nel cuore; forse non sono adatti come lettura sotto l’ombrellone, ma comunque prima o poi nella vita sono da leggere: Cent’anni di solitudinedi Gabriel García Márquez : un grande successo nonché una delle opere più significative del Novecento: la storia della famiglia Buendía raccontata per 7 generazioni. Impossibile riassumere la trama: figli, nonni, bisnonni e nipoti si susseguono ereditando nomi e carattere. Tutto questo genera confusione e un vago senso di smarrimento, si ha la sensazione di perdersi in un labirinto. Un libro incredibile, una atmosfera magica, personaggi indimenticabili, io non finivo mai di andare avanti e tornare indietro con sempre il desiderio di riprenderlo in mano e sognare ancora un poco. Mi ha fatto tanto riflettere Il deserto dei Tartaridi Dino Buzzati, la storia di Giovanni Drogo che una mattina parte per raggiungere la fortezza Bastiani e qui trascorrerà tutta l’esistenza aspettando che qualcosa si muova. Una storia che investe tutti gli uomini e il senso delle loro azioni e della loro esistenza. Bellissimo. Novecento, un monologo, primo testo teatrale di Alessandro Baricco. Circa 60 pagine che narrano la storia di un pianista straordinario, capace di suonare una musica mai sentita prima, nato su un piroscafo, il Virginian e che da li non scese mai.

Ultimamente ho letto: I leoni di Sicilia di Stefania Auci e mi è piaciuto molto, un romanzo che racconta la storia della Famiglia Florio, la loro ascesa commerciale, le loro vicende private sullo sfondo di un’Italia inquieta, dai moti del 1818 allo sbarco di Garibaldi in Sicilia. Una saga familiare di incredibile forza, lo consiglio senz’altro. Altro libro che secondo me è da leggere anche se di tutt’altra natura è: Solo l’amore crea di Don Fabio Rosini. Non so se avete mai sentito parlare dell’autore, un sacerdote romano molto amato soprattutto dai giovani, (leggete la sua storia è incredibile) è un libro che ci aiuta a vivere la misericordia tutti i giorni e aiuta noi a essere misericordiosi con gli altri. Ultima sua fatica: L’arte di guarire. L’emorroissa e il sentiero della vita sana. In questo nuovo ultimissimo volume don Fabio Rosini propone un cammino personale di guarigione della vita interiore e affettiva. Un libro attento alla spiritualità di ognuno di noi se vogliamo ma possiamo trovare un aiuto, una luce nuova ad illuminare nostro proprio cammino. 

I sondaggi su quali sono i libri più amati, quelli da leggere assolutamente sono una lista lunga, più di cento e tra quelli alcuni dei miei preferiti che vi consiglio vivamente: Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen ; Se questo è un uomo di PrimoLevi Cime Tempestose di Emily Bronte Il Nome della Rosa di Umberto EcoIl Gattopardo di Tommasi di LampedusaVia col Vento di Margaret Mitchell, (il film l’ho visto troppe volte!); Guerra e Pace di Leo Tolstoy ; Il Cacciatore di Aquiloni di Khaled Hosseini e Mille splendidi soli, la storia di Mariam e Laila che la guerra farà incontrare in modo imprevedibile. Una storia indimenticabile dove l’amicizia e l’amore sembrano ancora l’unica salvezza. Sempre di Khaled Hosseini. La Fattoria degli Animali di George OrwellIl Codice da Vinci di Dan Brown; I Malavoglia di Giovanni Verga; Il Vecchio e il Mare di Ernest Hemingway; L’ombra del vento di Carlos Ruiz Zafon; Amabili resti di Alice Sebold; Il Piccolo Principe di Antoine De Saint-ExuperyUn Uomo di Oriana Fallaci; I Miserabili di Victor Hugo. Tutti diversi nel loro genere ma tutti davvero bellissimi; libri che quando giri l’ultima pagina ti senti come se avessi perso un amico, ti senti improvvisamente solo.

Segnalo alcuni tra i libri più venduti di questo momento: thriller o gialli: La casa delle voci di Donato Carrisi ; Gli omicidi del Colosseo di Fausto BertoliniDoppia verità di Michael Connelly; L’ultima storia di Jhon Grisham. Tra i libri Fantasy: Il dono del mare di Laura Fiamenghi, la storia di Kate e la sua passione per le onde e il suo strano incontro. I romanzi più letti: Portami a vedere il mare di Daniel Vascan, la storia di Giulia della sua adolescenza tra dubbi, paure e insicurezze; Quella piccola libreria in fondo alla strada di Camilla d’Amore

 Leggere è l’unica dipendenza che non nuoce ed è la miglior cura per l’anima. Firmato Dumitru Novac, autore del libro Viaggio in prima classe, anche questa è una storia commovente e meravigliosa, testimonianza di una fuga sofferta per la libertà, alla ricerca di una vita migliore, un invito a sorridere alla vita sempre, anche e soprattutto nei momenti più duri. Da leggere.

Molti altri di libri sarebbero da citare, da suggerire ma la scelta del libro è molto personale. Trovate del tempo libero, entrate in una libreria e guardatevi attorno. Sono certa che qualcosa attirerà la vostra curiosità. E’ tempo speso bene.

 

 

Essere attenti

(di Annalisa Gatti)  Si torna alla vita a cui eravamo abituati, l’Italia riparte. Diciamo pure che stiamo provando a rimetterci in piedi, a muovere i primi passi incerti verso un futuro ancora più incerto.

Mentre guardavo fuori dal finestrino della macchina riflettevo su quanto noi, esseri umani siamo fragili. Guardavo i passanti camminare affaccendati, distratti, frettolosi, ma quasi tutti con indosso la mascherina, qualcuno anche con i guanti. “Sono attenti” pensavo tra me e me. La paura del contagio da Covid ha portato a una prudenza a cui non eravamo abituati: mantenere le distanze tra di noi, indossare le mascherine, lavarsi o igienizzarsi le mani molto spesso, non toccarsi occhi e bocca, starnutire o tossire nella piega del gomito, evitare assembramenti, sono gesti, accortezze che dobbiamo imparare a rendere naturali.

Perché e per chi? Per noi stessi certamente ma soprattutto per proteggere chi amiamo e tutta la collettività. Abbiamo capito che inavvertitamente possiamo essere proprio noi a portare il virus in casa, magari dai nostri nonni anziani. Stiamo leggendo notizie incoraggianti circa la carica virale che sembra essersi ridotta e i dati registrano un calo costante dei ricoveri in particolare quelli in terapia intensiva. Certamente le misure di igiene personale e le temperature più alte hanno contribuito a questo risultato (cosi dicono gli esperti) e tutti noi siamo d’accordo nel continuare a prestare attenzione e a non abbassare la guardia.

attenzione

attenzione

Riflettevo sul termine ATTENZIONE e sul suo significato e applicazione.

Anche solo nel pronunciarlo colgo una nota di dolcezza, sembra che il suono sia di per se    tranquillizzante, un sussurro, un consiglio. Viene dal latino attentio-onis “rivolgere l’animo”.

Alcuni sinonimi: concentrazione, impegno, applicazione, considerazione, interesse, tensione, riflessione, cura, diligenza, precisione, sollecitudine, cortesia, premura, riguardo, gentilezza e tanti altri ancora.

Ho trovato questa spiegazione del termine che mi è piaciuta e la riporto: selezione, da parte della mente, dei contenuti dell’esperienza attuale o passata, che sono presentati alla coscienza per un’elaborazione che li rende consapevoli.

In altre parole si tratta di un meccanismo estremamente utile ai fini della sopravvivenza dell’uomo in quanto consente di organizzare le informazioni provenienti dall’ambiente esterno, in continuo mutamento, e di regolare di conseguenza i processi mentali.

Pagine e pagine sono state scritte sull’Attenzione, selettiva, divisa, disturbata, controllata; non avrei nessuna competenza per trattare dal punto di vista psicologico tutti i processi attentivi ma l’uso riflesso verso gli altri esseri umani credo sia una luce che porta l’amore.

Ho letto: “Ho imparato che le  persone  possono dimenticare ciò che hai detto, possono dimenticare ciò che hai fatto, ma non dimenticheranno mai come le hai fatte sentire.” Non so chi abbia scritto queste parole ma le ho trovate vere.

Un termine ATTENZIONE “buonopositivo” che viene usato in tanti contesti diversi, sempre per fare bene qualcosa: avvertire di un pericolo o esortare a essere cauto, concentrato, studiare con attenzione porta buoni frutti; una applicazione concentrata della nostra mente su qualcosa ci aiuta a capire di più ad apprezzare di più, guardare o ascoltare un film, una musica, delle parole; fare molta attenzione ad eseguire un compito, non è facile per tutti, bisogna esercitarsi, ma porta anche questo a dei risultati; oppure avere delle attenzioni per qualcuno, del riguardo della premura.

L’Attenzione è faticosa, non sempre viene naturale, più facile se c’è un interesse vivo e forte, più faticoso se non si vede una finalità positiva.

Molto spesso l’attenzione viene confusa con uno sforzo muscolare”, questo scriveva Simone Weil, filosofa e scrittrice francese del 900. “ L’attenzione consiste nel sospendere il proprio pensiero, nel lasciarlo disponibile, vuoto e permeabile all’oggetto” e scriveva ancora” Formare l’attenzione è capire che l’intelligenza non può essere guidata dalla volontà: l’intelligenza si esprime nel desiderio e perché ci sia desiderio devono esserci gioia e piacere.” E ancora ”Considero l’attenzione la forma più rara e pura della generosità.”

L’attenzione è una virtù importantissima senza dubbio, siamo poco disposti ad ascoltare, siamo un poco sordi spiritualmente, non siamo molto bravi a metterci in relazione con gli altri. “Rivolgere l’animo” volgere la mente verso qualcosa o qualcuno, essere attenti è un atto spontaneo e naturale quando amiamo qualcosa. Che bello e quanto ci fa stare bene! Essere attenti ai bisogni dell’altro, avere empatia, mettersi nei panni dell’altro.

Disinteresse, distacco, indifferenza, superficialità, questi sono spesso i nostri comportamenti. Non ci accorgiamo, semplicemente passiamo oltre. Forse dopo questo difficile periodo qualcosa sarà cambiato nelle nostre sensibilità. Attenzione a non calpestare, a non ferire non denigrare. Attenzione a proteggersi e proteggere. Più che mai in questo delicato momento.

Concludo così con questo passo del Vangelo: «Prestiamo attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone» (Eb 10,24) . Il bene è ciò che protegge e promuove la vita, la fraternità e la comunione. La responsabilità verso il prossimo significa allora volere e fare con attenzione il bene dell’altro.

 

 

L’Italia riparte

(di Annalisa Gatti) Vorrei aggiungere che per ripartire l’Italia ha proprio bisogno di noi Italiani e del nostro essere bravi cittadini, quindi si fa un appello al nostro “senso civico”. Mi riferisco a quell’insieme di comportamenti e atteggiamenti che sono rivolti al rispetto degli altri e delle regole di vita in una comunità. Di conseguenza la prima cosa che dovremmo fare noi cittadini è quella di rispettare la legge e non di accomodarla a seconda delle nostre necessità. Per ignoranza o per la “logica del comodo” spesso ci facciamo le nostre leggi trovando mille attenuanti ai nostri comportamenti, diciamolo pure, maleducati e a volte disonesti.

Ad esempio: parcheggiamo in doppia fila, in sosta vietata, perché andiamo di fretta, perché non c’è alternativa, ci scusiamo dicendo: “tanto è solo un attimo”; leggiamo messaggi in macchina, addirittura scriviamo in macchina perché è urgente; passiamo con il semaforo rosso; dimentichiamo di chiedere lo scontrino nel negozio, per timidezza o per leggerezza; gettiamo il mozzicone di sigaretta per strada, perché non c’è un cestino nelle vicinanze; accettiamo a volte prestazioni professionali pagate in nero; siamo pigri con la nostra raccolta di rifiuti e non ci impegniamo nel suddividere tutti i prodotti; paghiamo in ritardo il condominio; facciamo rumore rientrando a casa la sera tardi o la mattina presto senza pensare che qualcuno potrebbe riposare; facciamo il nostro lavoro svogliatamente; lasciamo libero il cane incuranti del fatto che qualcuno potrebbe avere paura; giriamo lo sguardo se qualcuno ha bisogno di noi…. sarebbe troppo facile e anche deprimente continuare con questo elenco. Tutti conosciamo i comportamenti incivili. Sembrano piccole cose ma non lo sono.   Egoismo, avarizia, ipocrisia, quanto siamo deboli e fragili noi esseri umani.

Ama il tuo prossimo come te stesso. Gesù chiama l’uomo all’azione, ad agire nei confronti del fratello, a fare del bene. Pensiamo alle nostre relazioni e a come sarebbero diverse e migliori se tutti applicassimo queste parole: ama il prossimo tuo come te stesso. Roberto Benigni nel suo spettacolo I dieci Comandamenti dice: “Dobbiamo amare noi stessi, per diventare la misura dell’amore per gli altri. Non solo ognuno di noi ha il dovere di amare, ma ha il diritto di essere amato. Affrettiamoci ad amare, noi amiamo sempre troppo poco e troppo tardi.”

Ma chi è il mio prossimo? Chi devo amare come me stesso? Papa Francesco spiega che non dobbiamo giudicare gli altri per decidere chi è il mio prossimo e chi non lo è, dipende da noi essere o non essere prossimo. “Dipende da noi essere o non essere prossimo della persona che incontro e che ha bisogno di aiuto, anche se estranea o magari ostile“. E’ un invito a uscire dalla nostra tranquillità, e ci dice di farci “prossimo del fratello e della sorella che vedi in difficoltà”. Fare opere buone.  “Mi faccio prossimo o semplicemente passo accanto?” Questa è la domanda che ci pone il Vescovo di Roma.

Ma cosa c’entra il rispettare le leggi e il senso civico? In questi giorni dalla fine del lockdown appena leggo la prima pagina di un quotidiano qualsiasi mi rendo conto di quanto siamo lontani dalla capacità vera di amare senza condizioni. Oggi i titoli citavano un Ministro minacciato e sotto scorta; il presidente Trump che litigava con i social; un articolo, parlando del governo titolava: il valzer dei dispetti; ancora violenza sulle donne, spaccio, furti e altro, tanto altro e tutte notizie brutte. Possiamo sempre dire che noi non ci entriamo in queste vicende così tristi, che non rubiamo, non uccidiamo, che, in pratica, non facciamo nulla di male. E se questa fosse solo una scusa per cercare di vivere tranquilli? L’indifferenza ci aiuta e anche l’indolenza ci accompagna verso un grande egoismo.  Credo purtroppo che non ci siano leggi e tantomeno rispetto per gli altri, se prima di tutto nel nostro cuore manca l’amore.

L’Italia riparte. Piano piano ricominciamo a vivere la nostra giornata sentendoci più liberi, meno spaventati e meno soli. Quando le nostre strade erano vuote, quando i negozi erano chiusi, quando nell’aria c’era un silenzio pesante, tutti avevamo voglia di un abbraccio, tutti ci siamo sentiti soli, tanta era la voglia di socialità. Ci siamo preoccupati per i nostri genitori, per i nostri parenti lontani, per i medici, per gli infermieri, per i poveri senza tetto. Chi ha potuto ha fatto donazioni alla protezione Civile, alla Caritas, ad associazioni umanitarie, passava sottotraccia il continuo battibecco dei partiti politici, eravamo spaventati e volevamo aiutarci gli uni con gli altri.

Ora si riparte ma con quali propositi? Ci siamo già lasciati alle spalle il ricordo di questa terribile quarantena oppure questa esperienza ci sarà servita a qualcosa? I giornali e i telegiornali hanno ricominciato a darci le solite cattive notizie a cui siamo abituati e che ascoltiamo distrattamente nella maggioranza dei casi, per strada siamo tornati ad essere prepotenti, maleducati, egoisti. L’Italia riparte più povera e acciaccata di prima (e già non se la passava proprio bene), una ferita così profonda ha creato tante criticità diverse. Ci sarà ancora più povertà, ancora più disuguaglianza, ancora più rabbia e delusione da parte dei cittadini più esposti, più deboli.

Ci siamo commossi guardando le immagini delle infermiere, dei medici, dei volontari, ora possiamo fare qualcosa anche noi per gli altri, per il nostro vicino. Possiamo partire dall’amare la nostra terra, la nostra città, i nostri prodotti, i nostri vicini di casa. Possiamo cercare di preferire le vacanze italiane, il cibo italiano, possiamo ospitare qualcuno nella nostra casa al mare, qualcuno meno fortunato che non può permettersi una vacanza, possiamo fare una spesa solidale, possiamo essere meno arroganti in macchina, possiamo cercare di essere generosi e altruisti, per noi stessi e per chi ci vive intorno.L’Italia ha bisogno dei suoi cittadini, della loro generosità, della loro creatività, del loro altruismo, del loro saper amare. Dobbiamo insieme ricucire le tante ferite che si sono create, ognuno facendo la sua parte con le sue capacità. Basta con le polemiche, basta con gli insulti, basta con l’ arroganza; i politici è vero dovrebbero dare il buon esempio per primi ma anche tutti noi dobbiamo imparare a fidarci gli uni degli altri. Ama il tuo prossimo difficile ma non impossibile.

Vacanze italiane

(di Annalisa Gatti) Questo lungo periodo alle prese con la pandemia e le sue conseguenze ha portato tutti noi a una grande voglia di evasione. Sfuggire al quotidiano, dai problemi, dalle incertezze, dalle brutte notizie; una parte della nostra mente sente di aver bisogno di staccare la spina.

Pensare alle vacanze: dopo tutto quello che è capitato e che ancora stiamo vivendo, con tante famiglie in difficoltà, con tanti ostacoli ancora da superare e tante incertezze da chiarire, chi può permettersi una vacanza non ha tanta voglia di esultare e di parlarne.

Ci si sente privilegiati. Forse è davvero così e credo sia doveroso trovare il modo di donare a chi ha bisogno un “poco” del “tanto” che si ha. In questo momento abbiamo visto il nostro Paese mostrare il suo lato solidale, un aspetto poco reclamizzato che però è stato di vitale importanza. Altruismo e generosità hanno accompagnato tantissimi volontari, operosi e silenziosi, alle prese con le più svariate necessità. E’ forte la consapevolezza che insieme si possono affrontare le difficoltà, tante mani tese per sorreggere i più deboli sono in grado di salvare tante vite senza essere medici e infermieri. Che bello! Grazie a chi si è adoperato senza riserve, grazie per chi in silenzio soccorre e aiuta come può chi ha bisogno.

Torno con il pensiero alle vacanze. Non è un pensiero leggero e superficiale quello di organizzare una vacanza: qualche giorno di pausa dopo un inverno e una primavera tanto pesanti aiuta a ripartire più dinamici, riposati e ottimisti.

L’indagine di Confturismo-Confcommercio, avverte che più della metà degli italiani intervistati non si muoverà in località di villeggiatura. Non c’è da stupirsi, ancora troppa è la preoccupazione per il rischio Covid. I più tenderanno a riscoprire e sostenere l’Italia. Sono tante le domande che ci facciamo: al mare e in montagna con le mascherine? E gli aeroporti, come si tornerà a volare? Si potrà andare in crociera? Come sarà protetta la nostra salute?

Reggia di Caserta

Reggia di Caserta

Sappiamo che il 3 giugno riaprono le frontiere italiane. Sarà quindi possibile spostarsi tra le regioni, ma saranno aperti anche i confini nazionali a tutti i cittadini dell’area Schengen, senza quarantena e senza autocertificazione. Invece tante le difficoltà per uscire dall’Italia: l’Austria, ad esempio, ha confermato la chiusura delle frontiere all’Italia, altri Paesi consentono i viaggi solo per motivi di lavoro, altri ancora chiedono un periodo di quarantena all’arrivo.

Meglio a mio avviso restare nel nostro bellissimo Paese che non ha nulla da invidiare al resto d’Europa. Vogliamo parlare delle nostre città ricche di arte, di storia, con i loro preziosi musei? Dei piccoli borghi arrampicati su alture verdissime che offrono prodotti di artigianato locale? I nostri laghi, il mare cristallino, le spiagge bianche, le coste rocciose, le montagne delle Alpi e degli Appennini? Non manca proprio nulla, siamo davvero fortunati a vivere in Italia. La nostra gastronomia e i prodotti della nostra terra sono famosi in tutto il mondo e non hanno paragone. Eccellenti. Anche il clima è vario, il più delle volte gradevole, le temperature miti ci accompagnano gran parte dell’anno. Lo sanno bene i turisti che sono sempre venuti e che hanno portato il paese nel 2019, ad essere il quarto più visitato al mondo.

Le nuove misure del governo hanno previsto un bonus vacanze fino a 500 euro per chi sceglierà di trascorrere le sue ferie in Italia. Queste agevolazioni sono rivolte alle famiglie con redditi medio-bassi. Gli utenti potranno godere subito di una riduzione del prezzo della vacanza, mentre l’operatore turistico sarà rimborsato. Credo che quest’anno in molti approfitteranno di questa opportunità e godranno della nostra bella Italia, magari privilegiando i luoghi meno noti e affollati (e ce ne sono davvero tanti), poco turistici ma non per questo meno belli.

Molti anni della mia villeggiatura li ho passati in Toscana, andavo al mare all’Argentario e come quasi tutti i turisti frequentavo spiagge davvero bellissime. Proprio lo scorso anno, stufa della troppa gente che affollava gli stabilimenti ho cominciato a cercare con più attenzione luoghi più tranquilli. Ho scoperto sentieri con panorami mozzafiato, cale e calette nascoste alla folla, raggiungibili solo in escursioni dal monte o con la barca. E’ stato bello percorrere in bicicletta la riserva naturale, passeggiare in laguna…. Tanti i panorami maremmani da vedere: Castiglione della PescaiaMassa MarittimaOrbetello e la sua laguna, PitiglianoRoselle (una delle principali città etrusche), ScansanoSovana con i suoi ricordi etruschi e medievali, Talamone e altro, tantissimo altro.

Un altro esempio è il Lazio con tutta la zona del lago di Bracciano a pochi chilometri da Roma. Il lago è di origine vulcanica, molto conosciuto e frequentato ma tutto intorno si snoda una strada panoramica che vi permetterà di visitare i borghi più caratteristici, presenti sulle sue sponde, fra cui i più interessanti: Trevignano Romano e Anguillara Sabazia.

Le cose da fare e da vedere sul lago sono veramente tante e per tutti i gusti: porticcioli caratteristici e acque pulite dove nuotare o praticare sport d’acqua, come il windsurf o la canoa e per chi ama la pesca sportiva il lago è pieno di pesci. Per chi preferisce passeggiare è possibile effettuare rilassanti e semplici camminate nei dintorni all’interno del Parco Naturale Regionale di Bracciano – MartignanoIl Bosco di Manziana, vicinissimo a Bracciano (solo 5 km) si estende per 580 ettari. Bellissimo, qui si possono fare tante escursioni e gite in bicicletta.

Amo molto la montagna, soprattutto in estate e potrei dilungarmi sul Tirolo e tutto quello che offre ai turisti. Non ho abbastanza spazio per descrivere tutta la sua bellezza, aggiungo solamente che vale la pena almeno una volta recarsi in quei luoghi. Non parlo di cittadine affollate, conosciute e turistiche ma di piccoli paesi disseminati nelle valli verdissime. Un esempio: Gais, Campo Tures, FalzesPredoi, i cui abitanti, che hanno nel sangue l’arte dell’ospitalità, vi sapranno coccolare tanto da farvi tornare, anno dopo anno, come è successo a me.

Paesaggi stupendi e cibo genuino. Sono infiniti i sentieri tranquilli e poco frequentati per tutti i gusti. Anche in montagna si consiglia sempre di indossare la mascherina, sempre come barriera contro il virus, così come lo sono il distanziamento e l’igiene delle mani. Ovvio che se ci troviamo da soli su un sentiero possiamo anche farne a meno, salvo diverse disposizioni provinciali o regionali. Teniamola abbassata sul collo ma sempre a portata di mano in modo da indossarla il più rapidamente possibile in caso di necessità. Tenerla nello zaino, di sicuro, è inutile.

Quante sarebbero le località da ricordare! Ma di certo il nostro Paese non ci deluderà; e lasciamoci tentare dai nostri pregiati e prelibati prodotti locali; aiutiamo la nostra economia.

Ricordiamoci anche che le regole senza il buon senso non servono a molto, quindi tutti noi siamo chiamati a essere rispettosi delle norme locali e attenti anche agli altri. La parola d’ordine continuerà con ogni probabilità ad essere distanziamento. Buone vacanze.

 

Pensieri positivi

(di Annalisa Gatti)  Molti di noi stanno cercando di ritrovare la quotidianità vissuta prima della pandemia. Alcuni sono tornati a lavorare, magari in orari ridotti, altri lavorano ancora in smart working, altri ancora sono in attesa. Quasi tutti però, anche i più spaventati, in questa “fase 2”, con la complicità di giornate piene di sole, si sono concessi una bella passeggiata, un buon gelato, una foto con la mascherina sul lungomare; queste sono le immagini che abbiamo visto in televisione e sui social nei giorni passati di recente. Timidi i segnali di ripresa, tanta la voglia di tornare a essere liberi di vivere la propria giornata con una serenità ora dimenticata. Siamo tutti coscienti del fatto che dipenda dalla nostra educazione, dal nostro buon senso civico, il ritorno o meno del pericoloso contagio e quindi ci muoviamo con circospezione.  Dopo questi giorni di tanto dolore e tanta paura, una parte di noi cerca ancora sicurezza e vive  passo dopo passo senza fare programmi. Molti hanno subito la perdita di una persona cara, molti hanno perso il lavoro; la crisi economica ha già mietuto le sue vittime e in tanti stanno cercando di resisterle. A volte però solo la volontà non basta; speriamo tutti che il nostro Paese sia in grado di proteggere almeno i suoi cittadini più deboli.

In uno scenario così cupo, dove tutto sembra scricchiolare sotto i piedi, dove non ci sono certezze, dove intere famiglie sono in difficoltà, sembra difficile pensare in positivo. Abbiamo tutti subito un brutto stress; ci si sente davvero in difficoltà, però ci farebbe bene.  E’ un bene pensare positivo, un bene ridere, un bene sentirsi un poco leggeri con la mente, chiudere gli occhi e immaginare, progettare, sognare cose belle.  E’ la paura che causa disagio e brutti pensieri ed è il primo ostacolo alla nostra felicità. Ho letto che la paura è un’emozione del passato o del futuro: nella maggior parte dei casi, quando arriva bisogna ritornare al momento presente e la paura svanisce. In questi giorni però è proprio il presente a fare paura, oltre al futuro. Non so se sia proprio così, ma credo che vivere la propria giornata affrontandola con maggiore fiduciasicurezza ed entusiasmo, superando e sostituendo i pensieri negativi con dei nuovi, più ottimistici e sani, sia fondamentale per il nostro benessere.

Sembra tutto logico ma, come si fa? Come ci possiamo aiutare per essere più positivi?

Pensa positivo

Pensa positivo

Norman Vincent Peale scriveva: “Ogni avvenimento che ci riguarda non è così importante quanto l’atteggiamento che abbiamo verso di esso, perché quello determina il nostro successo o il nostro fallimento. Il modo in cui pensi ad un fatto può sconfiggerti prima ancora che tu faccia qualsiasi cosa a riguardo.” E’ necessario e importante credere innanzitutto che la realtà, più che qualcosa di oggettivo, è il risultato di un’interpretazione, in base agli schemi mentali che, magari a livello del tutto inconscio e inconsapevole, le applichiamo ogni giorno. Ho letto una storia su internet che viene attribuita alla sapienza orientale di Buddha, la riassumo: due cani, entrarono uno per volta in una stessa stanza : uno ne uscì festoso e scodinzolante, l’altro uscendo sembrava agitato e ringhiava. Che cosa poteva aver reso un cane tanto felice e un altro tanto arrabbiato? Una donna, per capire il perché i cani avessero reagito in modo tanto diverso una volta usciti dalla stanza entrò anch’essa e trovò alle pareti solo specchi. Capì allora che il cane felice aveva visto tanti cani felici che lo guardavano scodinzolanti; il cane arrabbiato, invece, aveva visto solo cani come lui che gli abbaiavano contro. 

Per dire: ciò che vedi nel mondo intorno a te è un riflesso di ciò che seiTutto ciò che sei è un riflesso di ciò che pensi. Non vorrei rendere banale e semplicistica questa affermazione, non sono una esperta della mente umana ma, proprio perché mi è più facile vedere il bicchiere mezzo vuoto invece che mezzo pieno, sono sempre curiosa e desiderosa di migliorarmi. Questa riflessione “sugli specchi “ mi ha colpito. C’è qualcosa di profondamente vero, qualcosa che ci spinge a lavorare su noi stessi, a essere meno diretti, meno risoluti e meno impulsivi.  Se il nostro pensiero dà una forma alla realtà, allora dobbiamo cercare di allenarci ad avere atteggiamenti positivi che portino a pensieri positivi o il contrario, perché coltivare pensieri positivi ci aiuta a stare meglio da tutti i punti di vista.  Non è facile mettere in pratica e assumere un reale cambiamento di atteggiamento e di prospettiva ma si può cominciare da piccole cose che possono aiutare. Qualche esempio: quando sono di cattivo umore tendo a impigrirmi a chiudermi e a restare da sola; tutto sbagliato! Se invece esco da casa e faccio una bella passeggiata, la luce naturale intanto aumenta la serotonina nel cervello e trasmette una positività e una rilassatezza immediate, se poi mi fermo a chiacchierare con il portiere piuttosto che con il salumiere o faccio una telefonata a una amica (se non la posso andare a trovare) sento che una buona parte della tensione si è allentata e non ho più voglia di arrabbiarmi. Una telefonata. E’ bello sapere che qualcuno ti ha pensato e ti ha telefonato, fa tanto piacere sentire una voce che ti chiede “come stai” senza altre richieste, solo con il sincero desiderio di sapere di te, per affetto, punto e basta. Non costa fatica, solo un poco di tempo ma dopo stiamo meglio noi e anche la persona che abbiamo chiamato.

Ho letto che anche sorridere fa bene. Anche se non siamo particolarmente allegri dobbiamo provare a sorridere di più. Può capitare di incrociare lo sguardo di sconosciuti e di solito la nostra risposta è timida: abbassiamo gli occhi e voltiamo le spalle, siamo in totale imbarazzo o indifferenti. Invece se si sorride e si accenna ad un saluto accade il più delle volte un piccolo miracolo: come risposta ti arriva un altro sorriso che ci farà tanto bene al cuore anche se arriva da qualcuno che non conosciamo. Non siamo più abituati a gesti di gentilezza. Non aspettiamo che siano sempre gli altri a fare il primo passo, a salutarci, a sorriderci, a telefonarci, a invitarci per un aperitivo. La pigrizia e la timidezza non pagano anzi allontanano. Non dobbiamo avere paura di essere gentili, impariamo ad abbassare le nostre difese e cerchiamo di essere più disponibili e accoglienti. Sono piccoli accorgimenti, esercizi quotidiani perché i pensieri negativi, scuri e pesanti, possano assumere un colore brillante e un peso leggero. Sono sicurissima che la nostra giornata sarà migliore. Proviamo

Un lento ritorno alla normalità

(di Annalisa Gatti) Era il primo weekend di maggio e mancavano ormai poche ore alla tanto attesa fine della quarantena. Sentimenti contrastanti hanno accompagnato queste ultime giornate prima della fase 2: un timido ottimismo (viste le notizie confortanti della diminuzione dei contagi) ma anche una certa paura del futuro. Tanta la voglia di uscire, di riprendersi la propria vita rimasta congelata e in attesa. Prudenza, ecco cosa sento di consigliare. Abbiamo fatto fatica ad abituarci alla mancanza di un abbraccio, stare in casa tanti giorni sembrava una cosa impossibile a volte anche lontano dai nostri affetti, eppure il tempo è passato; è stato un banco di prova per le coppie, per le famiglie con bambini piccoli, per gli anziani, per chi è solito avere una vita attiva, sportiva …

distanziamento sociale

distanziamento sociale

Ho letto una barzelletta che mi ha fatto sorridere in cui una bimba chiede candidamente alla mamma: “cosa farai quando si potrà uscire mamma?” e la mamma con un sorriso furbo risponde: “ti lascerò dai nonni per tre mesi tesoro …” per sorridere un poco; i nonni, quanto sono mancati ai nipotini e le mamme, quanto ne hanno sentito la necessità! Immagino la difficoltà di molti nel restare a casa per tanto tempo: in un piccolo appartamento, da soli, lavorando in smart working con a casa bambini piccoli da accudire e intrattenere, tante le situazioni di disagio. E’ stata dura e abbiamo tutti fatto uno sforzo per organizzare al meglio le nostre giornate riscoprendo la lettura, la cucina, il giardinaggio, la ginnastica e altro, tanto altro e abbiamo anche apprezzato l’opportunità di riflessione che questo tempo ci ha regalato. Abbiamo rivalutato tante piccole cose della nostra quotidianità che ci sembravano ovvie e scontate, quasi un diritto, scoprendo con sorpresa, che le nostre giornate sono piene di tanti piccoli doni che per fretta e superficialità non abbiamo apprezzato a sufficienza. Ci siamo ricreati in questo tempo la nostra zona di comfort, le cose inusuali sono diventate familiari e giorno dopo giorno abbiamo cominciato a sentirci a nostro agio. Non ci ha mai abbandonato però l’ansia, la preoccupazione grande per il futuro, per la salute, per il lavoro, perché le notizie che avevamo facevano davvero paura. Per questo credo che la nostra casa, per noi, sia stata apprezzata come luogo sicuro, un posto dove ci siamo sentiti protetti, lontani da una realtà durissima e spaventosa.

Ora comincia una nuova fase, finalmente possiamo organizzare un lento ritorno alla normalità. Grande è la gioia perché vuol dire che le cose dal punto di vista sanitario stanno andando meglio ma altrettanto grande è l’insicurezza che ci fa sentire fragili e vulnerabili. Sono tante le domande che ci facciamo: come ci dobbiamo comportareA quali rischi andiamo in contro? Sappiamo che il virus non è sparito, in questa fase dobbiamo imparare a conviverci. Ora è possibile incontrare i nostri affetti più cari, ma sempre con divieto di assembramento anche al chiuso, sono possibili i rientri presso il proprio domicilio per chi si trova lontano da casa, finalmente si può fare una passeggiata al parco, anche l’attività sportiva è consentita rispettando le distanze di sicurezza. Sento intorno a me i rumori di cantieri edili che hanno ripreso a lavorare, insomma timidi segnali di vita “normale”. Vedo cittadini che finalmente fanno colazione con cappuccino e cornetto, per strada, camminando; immagini di file composte in attesa alla fermata dell’autobus, davanti al supermercato, uomini e donne che hanno solo occhi con cui esprimere emozioni, toni di voce più alti per farsi capire, la mascherina invade i tratti del nostro viso e ci rende anonimi.

Ma quale è lo spirito con cui affrontare questa ripresa parziale? Anche solo uscire per andare a fare la spesa è diventato un momento di preoccupazione e richiede una certa organizzazione: ricordarsi di prendere la mascherina, magari i guanti e il gel igienizzante da tenere in macchina insieme al portafoglio, le chiavi e il cellulare. Già prima della quarantena rimaneva sempre qualcosa in casa, ora salgo e scendo le scale almeno una volta di più per recuperare le cose che ho dimenticato. La mascherina è scomoda, mi fa caldo, gli occhiali sul naso si appannano continuamente, per non parlare dei guanti con i quali non riesco a digitare il pin del bancomat, oppure rispondere al telefono… forse sono io molto impacciata ma trovo faticoso essere tanto attenti a tutto. Attenzione a non avvicinarsi troppo al banco del supermercato o alla signora davanti a te, attenzione a igienizzare le mani al rientro a casa, attenzione a cercare di isolare e lavare cose che possiamo aver contaminato inavvertitamente, potrei fare un lungo elenco; tutto è importante e diventa fonte di ansia e stress notevoli. Però purtroppo è quello che dobbiamo fare ancora per molto tempo se vogliamo essere utili al nostro Paese e a noi stessi. Adesso conosciamo meglio il nostro nemico e dobbiamo combattere alcune resistenze al cambiamento che tutti noi abbiamo e che ci tengono bloccati, spesso per paura, che poi diventa ansia.  A volte un’emozione negativa è un campanello d’allarme che ci mette in guardia da un pericolo, ci spinge ad attivarci per non correre rischi, quindi ci protegge. Dobbiamo cercare però di reagire in modo positivo a questa nuova realtà di vita che ci si pone difronte, di modo da attivarci in maniera costruttiva. Preoccuparsi agitandosi e alla fine attuando comportamenti irrazionali e controproducenti non serve, si fa solo un’inutile fatica. Meglio occuparsi con serietà del problema, vincere il fastidio e la paura delle novità e affrontare la nuova quotidianità. Le nostre autorità sanitarie, hanno dato poche, chiare e semplici regole da seguire: ognuno di noi dovrebbe chiedersi: sto in questo momento, seguendo le indicazioni che mi hanno suggerito? Come ad esempio: lavarsi le mani frequentemente, non toccare bocca e occhi prima di essersi igienizzati, coprirsi naso e bocca con mascherine o altro quando si è in luoghi pubblici o comunque in compagnia, rispettare le distanze, non andare al Pronto Soccorso ma chiamare il numero dedicato nel caso di sintomi sospetti;  non è facile, non siamo abituati ma devono diventare delle abitudini di vita. Abbiamo tutti il desiderio di poter tornare a riabbracciarci, ad andare al cinema o a teatro ma dobbiamo essere attenti e diligenti per proteggere chi amiamo e noi stessi.

Gli eventi stressanti vissuti fino ad oggi non potranno essere dimenticati, l’impatto emotivo è andato oltre il contagio fisico, ha colpito in modo molto forte le nostre abitudini e la nostra autonomia. Per gestire questo particolare periodo cerchiamo di fare affidamento sulle nostre risorse personali: conoscenze, competenze e abilità che crediamo di possedere sono nostri Punti di forza. Abbiamo sempre cercato di migliorare ciò che ci riusciva male, oggi abbiamo l’opportunità di riflettere su quello che siamo bravi a fare, mettere a disposizione i nostri talenti con generosità e altruismo e agire in modo collettivo, per un bene che va oltre noi stessi come singoli individui.

La responsabilità individuale sarà la nostra garanzia del ritorno alla normalità quanto prima.

#iorestoincasa

(di Annalisa Gatti) Coltivare un piccolo orto in casa fa bene alla salute.

Maggio, i prati si riempiono di fiori e di colori, le giornate si fanno sempre più lunghe, le temperature sono più miti. Questo mese, che ha sempre portato profumi dolcissimi e mille colori su prati e balconi, ci accompagnerà verso una fase che i tecnici chiamano “fase 2”: caute riaperture di luoghi di lavoro, timide visite a parenti ma con le solite importantissime cautele che abbiamo imparato a conoscere, qualche passeggiata nel parco ma, per la maggior parte di noi, ancora è un bene restare a casa, un atto di riguardo affettuoso per chi ci sta vicino, per i nostri genitori anziani, per la comunità tutta.

Quindi restiamo in casa e troviamo ancora il tempo di fare qualcosa di utile ma rilassante e divertente.

Coltivare un piccolo orto questo il suggerimento che vorrei dare anche a chi non ha un giardino e neppure un balcone. Con qualche idea e qualche accorgimento possiamo crearne uno anche tra le mura di casa.

Orto in casa

Orto in casa

Cominciamo dalle piantine aromatiche. Le piante di erbe aromatiche richiedono meno attenzioni rispetto alle altre piante dell’orto; senza le aromatiche molte ricette della cucina mediterranea perderebbero l’unicità che le contraddistingue. Scegliamo la stanza più luminosa della casa per sistemarle. Un orto a pochi passi dalla cucina: rosmarino, salvia, timo o basilico, nella zona più riparata, sono in grado di farci un grande servizio anche nel periodo invernale con una minima spesa. I mesi giusti per seminare le piante aromatiche sono quelli che vanno da aprile a maggio. Se sono state invasate da poco tempo avranno bisogno di un po’ più di acqua, ma dovremo sempre attendere che il terreno sia ben asciutto prima di intervenire nuovamente. Se l’estate sarà particolarmente calda, qualche abbondante annaffiatura potrà essere richiesta. Se le nostre piante sono in vaso sul balcone, ed hanno esposizione a sud, nei periodi più caldi dell’estate, potremo spostarle a mezz’ombra. Temono il freddo ma anche il troppo caldo. In vaso dovremo prestare particolare attenzione all’irrigazione, per non rischiare di favorire l’insorgenza di marciumi a carico dell’apparato radicale. Una buona idea può essere quella di posizionare il vaso sopra un sottovaso o un piattino dove mettere dei piccoli ciottoli e innaffiare da sotto, bagnando i ciottoli e lasciando che l’umidità salga alle radici. Tutte le piantine aromatiche sono potenzialmente adatte alla coltivazione in casa e in particolare le migliori sono queste: il basilico che cresce rigoglioso, purché la temperatura non salga troppo; molto spesso dura poche settimane: inaspettatamente troviamo la pianta con le foglie ingiallite, molli, dall’aspetto malato: il segreto per coltivare bene il basilico è il giusto bilanciamento tra il sole e acqua. In inverno poi dovrete scegliere la zona più illuminata, con un’esposizione che garantisca almeno sei ore di luce al giorno. La temperatura ideale è di 22 gradi circa, anche durante la notte. Il prezzemolo e la menta temono molto il freddo e sono perfetti per la coltivazione casalinga, il rosmarino, essendo una pianta perenne ha bisogno di una temperatura mite per crescere sano e forte. La salvia, invece, è la pianta aromatica che si adatta meglio perché non ha bisogno di cure particolari. Anche l’origano basta potarlo dopo la fioritura. Tutte le piantine hanno piacere di essere posizionate vicine, si crea così un microclima ideale per la crescita. Ricordatevi le piccole cure per mantenerle sane e forti: rimuovere tutte le parti secche, separare i ceppi troppo grossi e procedere con il rinvaso se la pianta è stretta, aggiungete un po’ di fertilizzante ogni tanto. Il segreto per avere un buon profumo e un buon sapore è semplice: esporre le piante in posizione ben soleggiata e moderare l’irrigazione.

Un secondo suggerimento, coltivare germogli: ovvero semi germogliati di cereali, legumi ed altre specie vegetali di cui si utilizza tutto: chicco e germoglio appunto. I più usati sono i legumifagioli, lenticchie, ceci e piselli, cereali (riso, grano, orzo, farro,) e  tanti altri, la lista sarebbe ancora lunga. Attenzione: evitare i semi delle solanacee (es. patata, pomodoro) perché contengono sostanze tossiche. Utilizzate solo semi conosciuti per non avere brutte sorprese.

Da dove cominciare? Ho seguito i consigli di una cara amica e riporto quello che mi ha spiegato e che ho visto utilizzare a casa sua ma su internet troverete moltissimi modi di coltivare i germogli.  Aveva utilizzato un recipiente di vetro bello largo ma va bene la plastica ma che sia adatta agli alimenti o la ceramica, meglio non sia di metallo: i semi devono poter crescere e avere ancora spazio perché ci sia aria intorno. I semi erano coperti di acqua (circa 4/5 cm.) tutti uguali, meglio non mischiare. Il recipiente era posizionato al buio, ricoperto da un telo, ma senza coperchio: il buio è necessario, come fossero sotto terra. Mi ha spiegato che dopo 3/5 giorni avverrà la germogliazione ma prima i semi dovranno restare in ammollo 8-10 ore circa. Passato questo tempo si gonfieranno e cominceranno a spaccarsi. Il 2° giorno si scolerà tutta l’acqua. L’imboccatura del recipiente dovrà essere ricoperta con una retina fine, come quella che si utilizza per i confetti, ma va bene anche una calza di nylon, da fissare con un elastico. Ciò faciliterà le operazioni di risciacquo dei germogli, che va fatta due o tre volte al giorno.  Il 3° giorno si dovrebbero veder germogliare i semi. Bisogna continuare a sciacquarli due volte al giorno. Il 4° giorno si potranno finalmente mangiare ben scolati! In frigorifero si possono conservare qualche giorno, non in busta di plastica, meglio un contenitore di vetro. Ho letto che i germogli hanno un contenuto energetico molto elevato, una grande quantità di carboidrati che vengono trasformati in zuccheri semplici, assimilabili molto velocemente e sono poverissimi di grassi. Le vitamine aumentano fino al doppio rispetto al seme e fino al triplo rispetto alla pianta adulta. Coltivare i propri germogli in maniera casalinga permette di avere sempre a disposizione un ingrediente leggero, saporito e salutare e potrete arricchire tutti i vostri piatti, avendo cura di consumarli sempre a crudo per mantenerne tutte le proprietà nutrizionali. Buon appetito!