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Webinar ANLA: 22 aprile, prof. Giorgio Fiorentini

Terzo appuntamento con il ciclo di incontri “Generazione pandemia, una storia da scrivere” organizzati da Associazione Nazionale Lavoratori Anziani (ANLA). In dialogo con il presidente nazionale Edoardo Patriarca il prof. Giorgio Fiorentini, Professore di Management delle Imprese Sociali –docente senior università Bocconi; Area Imprese sociali e Aziende non profit del CERGASS – Università Bocconi. I temi: volontariato, impresa sociale e volontariato d’impresa.

Se ve le siete perse…

… ecco qualche info utile sulla settimana trascorsa (di Antonello Sacchi)

Dal 1 febbraio si amplia la possibilità di visitare musei e altre istituzioni culturali ma solo dal lunedì al venerdì. Hanno riaperto infatti i luoghi della cultura in Piemonte, Liguria, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Marche, Abruzzo, Lazio e Calabria, aggiungendosi  a quelli di Toscana, Campania, Basilicata e Molise già riaperti al pubblico dal 18 gennaio scorso. I musei saranno aperti secondo le modalità esposte nei rispettivi siti internet. È un primo passo, speriamo presto possano crearsi le condizioni per essere riaperti quando papà e mamma che lavorano riescono veramente a frequentarli con i figli, cioè nel fine settimana.

Roma capitale d’Italia compie 150 anni. La legge che formalmente la istituisce come tale porta la data del 3 febbraio 1871 e sancisce il trasferimento del governo italiano da Firenze a Roma.  Vivere a Roma è un’esperienza unica, anche perché ci sono più realtà: la Roma sacra, la Roma politica, la Roma delle ambasciate e delle Nazioni Unite, la Roma della storia etc etc… occorre coniugare le esigenze di una moderna metropoli europea con l’eredità che i secoli ci hanno lasciato, un’eredità che non ha eguali nel mondo e di cui dobbiamo essere all’altezza.

Lunedì è partita la “lotteria degli scontrini”. Giovedì 11 marzo è la data della prima estrazione mensile ma ci sarà anche un’estrazione annuale e da giugno anche una settimanale, naturalmente ognuna con differenti premi e regole. Per partecipare occorre avere il codice lotteria, un codice a barre e alfanumerico che si può ottenere inserendo il proprio codice fiscale sul Portale della lotteria (www.lotteriadegliscontrini.gov.it). Tanti biglietti quanti sono gli euro spesi ma attenzione alle regole e alle modalità di partecipazione: per maggiori informazioni consultate il sito dell’Agenzia delle Entrate cliccando qui https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/cs-del-30-gennaio-2021-modifiche-provvedimento-lotteria-degli-scontrini

2021

(di Antonello Sacchi) 2021. Vi passo qualche veloce appunto. Cosa chiedere a questo anno? Che tutto passi velocemente, ma anche che non passi invano. La grande sofferenza che stiamo vivendo e che non è ancora finita facciamo si che non sia stata vana.  Ripenso ai racconti dei miei nonni e di mio padre sui tempi di guerra. Quei racconti che tornavano sempre uguali e da cui volevo scappare ma che ora, che non posso più sentirli, vorrei riascoltare ogni sera. Anche allora una terribile sofferenza, un nemico da combattere, la mancanza di un orizzonte.

2021

2021

Terminata la guerra? Non solo voglia di festeggiare, ma anche il desiderio di aiutare e essere aiutati, rispettare e essere rispettati. Spero che la sofferenza che stiamo vivendo purifichi la nostra società e radichi di nuovo il senso del rispetto. Cosa significa oggi rispetto? Provo a darne qualche possibile definizione. Rispettare non significa parlare sempre e comunque  ma saper anche stare zitti, ascoltare e poi eventualmente  parlare rispettando le competenze. Rispettare significa non venir meno alle proprie idee o non citare le persone perché qualcuno potrebbe turbarsi, ma capire che da qualsiasi persona dotata di intelletto, purché sia con cuore sincero, disinteressato  e umile, può venire una parola di verità o un suggerimento. Rispettare significa non vivere nel passato, Lucrezio direbbe laudator temporis acti, ma capire che le idee vanno attualizzate e declinate nell’oggi del tempo che viviamo e capire che a volte è necessario passare la mano. Rispettare tutti significa non vanificare i sacrifici fatti per uscire ma da questa pandemia ma anche non esasperare le persone già provate. Rispettare significa anche voler bene, in primo luogo il bene comune attraverso cui progredire come società e come paese.

Buon 2021, in attesa di tempi migliori che sicuramente verranno.

Cercatori di verità

(di Antonello Sacchi) Oggi desidero parlarvi di una ricorrenza. Il 28 agosto 2020 sono esattamente trascorsi 1590 anni dalla morte di Aurelio Agostino, vescovo, santo e dottore della Chiesa. Il pensiero filosofico, la psicologia, la pedagogia e ovviamente la teologia, sono profondamente legati a questo nordafricano di nascita, romano per cultura, cattolico per religione, e infine italiano per sepoltura (riposa a Pavia in San Pietro in Ciel d’Oro).

Perché ancora oggi, ogni giorno, viene pubblicato un libro su Agostino d’Ippona? Perché nonostante le centinaia di anni che ci separano, il suo testo più noto, Le Confessioni, è letto ancora oggi in ogni parte del mondo? Per quello che Agostino ha cercato e per quello che ha voluto essere. Agostino ha desiderato più di ogni altra cosa essere felice, l’unica vera aspirazione che accomuna ognuno di noi. In questo percorso esistenziale Agostino non si è mai fermato alla prima risposta che gli è stata data. Il suo itinerario biografico parla da solo: tiepidamente cristiano, giovane gaudente, manicheo – quindi lontano dalla fede cattolica – filosofo pagano, retore imperiale, cercava di appagare la sua inquietudine esistenziale che lo spingeva a cercare la verità, qualunque e dovunque essa fosse. La sua intelligenza lo ha portato a mettere in discussione ogni nozione acquisita per il semplice fatto che una cosa, per essere fatta propria, deve essere guadagnata sulla propria pelle, vissuta e fatta propria attraverso un incontro personale, perché in fin dei conti riusciamo ad amare veramente solo ciò che abbiamo visto e conosciuto. La poliedrica personalità di Agostino è talmente complessa che non è presentabile in poche righe. Vi richiamo solo il suo accanirsi contro la superbia. Nella ricerca della felicità. Agostino si imbatte nel problema del male: nel darvi adeguata riposta Agostino comprende che è centrale la riflessione sulla superbia. La superbia è vista da Agostino come il desiderio di un’altezza perversa perché l’anima umana, staccatasi dal Principio a cui nell’ordine divino deve restare attaccata, diventa principio a sé stessa: un vizio che mentre spinge verso l’alto provoca la più rovinosa delle cadute. Effetto della superbia è l’incapacità di cogliere la verità e Agostino lo dice anche in riferimento all’esperienza personale. Agostino pensa, immagina, vive emozioni che trasmette attraverso le sue parole in un pensiero quasi “biologico” a testimoniarne la vitalità e l’evoluzione, grazie al suo cuore inquieto, che non ha riposato prima di trovare la Verità.

Esperienza 7-8/2020

(di Antonello Sacchi) E’ in corso di stampa il nuovo numero di Esperienza, relativo al bimestre luglio-agosto. Tanti i temi presenti nel periodico, a cominciare dall’annuncio della Summer School di ANLA che vivremo a Castel Gandolfo dal 25 al 27 settembre con il relativo programma. Benessere, medicina, corretta alimentazione, equilibrio psicologico ed emotivo dopo il lockdown sono alcuni fra gli argomenti trattati nelle tradizionali rubriche ma anche tanta attenzione al tempo libero perché, pur nella difficoltà del presente, possiamo attraverso la bellezza che ci circonda recuperare serenità. Vogliamo avere consapevolezza del difficile momento che stiamo vivendo facendo memoria delle tante vite spezzate o comunque segnate dalla pandemia e allo stesso tempo aprirci alla speranza vivendo con accortezza ma in pienezza il tempo che ci è dato. Ci aiuta in questa riflessione l’editoriale del nostro presidente Edoardo Patriarca di cui qui riproduciamo l’inizio: “È il tempo della ri-partenza! Non intendo usarlo come uno slogan già consumato, uno dei tanti luoghi comuni che hanno accompagnato il tempo della pandemia e del distanziamento sociale. Ma non abbiamo alternative, la nostra specie è maturata camminando sulle strade, siamo migranti per vocazione, viaggiatori curiosi e determinati. Ri-partire è l’unico modo per vincere la paura che prende cuore e pensieri e che rischia di rattrappire la nostra intelligenza forse oggi assopita e un po’ rassegnata.  Il pensiero di Hannah Arendt, ripreso da alcuni commentatori in questi ultimi giorni, ci viene incontro e ci illumina: “gli uomini non sono nati per morire ma per incominciare”. Dobbiamo imparare a ri-nascere in ogni momento della nostra vita, più che “mortali” siamo strutturalmente dei “natali” scrive Arendt: se nella prima nascita siamo venuti alla terra, la seconda nascita corrisponde alle azioni, alle opere e ai gesti che ognuno di noi mette in atto nella relazione con gli altri. Come declinare questo rinascere, questo incominciamento dopo il Covid 19?”.

Buona lettura!

Copertina di Esperienza 7-8/2020

Copertina di Esperienza 7-8/2020

Memorie del Portogallo

(di Antonello Sacchi) Ho fatto in tempo a vedere le guardie di frontiera portoghese timbrare i passaporti… papà  e mamma ad agosto ci portavano in un affascinante, faticoso ma emozionate, viaggio in macchina che dalla Lombardia faceva tappa in Occitania e poi via lungo la Spagna che attraversavamo tutta quando ancora non c’erano le attuali comode e rettilinee autostrade. Siamo entrati in Portogallo in direzione Guarda, importante centro climatico, dopo un interminabile viaggio attraverso la meseta spagnola, in un valico che a me piccolo viaggiatore italiano appariva abbandonato ma che in realtà abbiamo scoperto poi frequentatissimo. Qui seduta dietro a un banco che pareva preso da una scuola elementare una guardia di confine portoghese scrutava gli abitacoli delle macchine e, appunto, timbrava i passaporti. In questi anni  ho visto il Portogallo crescere, abbandonare le strade in pavé a schiena d’asino – ci sono ancora in qualche remoto tratto – e assumere i tratti comuni all’Unione europea di cui entrava a far parte il 1 gennaio 1986. Ci siamo tornati con mia moglie poco prima che nascesse la nostra piccolina e questa nazione ci avvince con il verde delle sue dolci colline, il blu profondo e smaltato delle sue azulejos, i colori delle oniriche costruzioni di Sintra, il profumo di storia e di cultura di Coimbra, la dolcezza di Lisbona, l’oro delle spiagge di Cascais… Non sono mai cambiati il carattere aperto e accogliente dei suoi abitanti, una certa evidente sicurezza che si è sempre percepita – negli anni ’80 a Lisbona si entrava in banca senza le cabine di sicurezza già presenti nelle banche italiane – un clima fantastico, caldo e ventilato come solo certe mattine sulla costa a nord della capitale si può avvertire, la gioia di vivere nonostante la malinconia di una passata grandezza. Due ricordi mi accompagnano da quei lontani anni ’80 in cui visitavo per le prime volte questa nazione una volta posta al confine della terra, ricordi che si imprimevano nella mia mente di bambino perché testimoni di una realtà già così distante da quella che vivevo: il primo, le lunghissime colonne formate da tante persone di ogni condizione che  a piedi, lungo il bordo delle strade, da nord e da sud convergevano lentamente ma senza indugio verso Fatima; il secondo, la notte dell’apparizione tutta l’enorme esplanade di Fatima ricoperta di materassi e di tende e giacigli improvvisati di pellegrini che dormivano, vegliavano, pregavano. La grandezza della semplicità degli umili.

Torre di Belem

Torre di Belem

In stampa il nuovo numero di Esperienza

(di Antonello Sacchi) E’ andato in stampa, e presto verrà distribuito mediante spedizione postale ai tesserati, il nuovo numero di Esperienza, il nr. 5-6/2020. Ho scelto le Frecce Tricolori, che hanno sorvolato l’Italia intera in occasione della Festa della Repubblica, per la copertina di questo nuovo numero di Esperienza. Vogliamo così rendere omaggio alle vittime della pandemia, agli eroi noti che hanno salvato vite umane e agli eroi ignoti, ognuno di noi, che con un comportamento responsabile durante il lockdown hanno fermato il dilagare della pandemia, al nostro Paese intero che ha saputo soffrire e resistere, unito.

Copertina di Esperienza nr. 5-6/2020

Copertina di Esperienza nr. 5-6/2020

È tempo ora di voltare pagina, di guardare al futuro di questo nostro Paese, ce lo impongono i nostri figli. Ripartiamo dunque, ma come? Abbiamo bisogno di lavorare, di un lavoro giusto perché nella giustizia c’è dignità, e non di sussidi che creano dipendenza e clientelismo. Abbiamo bisogno di lavorare tutti, con giustizia, dicendo basta ai privilegi che ancora sussistono tanto nel pubblico quanto nel privato: è tempo di parlare di doveri e non di diritti acquisiti. Abbiamo bisogno di una nuova pace sociale perché i toni esasperati del dibattito sociale e politico che nei mesi del lockdown sembravano sopiti rischiano di riprendere forza e logorare il tessuto civile. Non è un bel segnale che responsabili locali e nazionali debbano viaggiare sotto scorta. Non dimentichiamo tanto facilmente i mesi di silenzio e di “confino” nelle nostre case, le riflessioni che la pandemia ci ha ispirato, la spiritualità che abbiamo riscoperto: ripartire non significa rifare esattamente le stesse cose di prima, significa farle nuove.

Belle parole, ma concretamente, se manca il lavoro? Ecco, diamoci da fare perché ci sia il lavoro, perché l’emergenza possa avere termine, evitando tuttavia l’errore dell’Unione Europea che ha guardato solo all’ aspetto economico, anche se necessario, per sperare in un’integrazione ancora lontana da realizzarsi. Il nostro Paese ha bisogno della famiglia, nella copertina del nr. 1/2014 di Esperienza già lo scrivevamo, ha bisogno anche di solidarietà, di volontariato, di capacità di dono, di attenzione all’altro: sono valori di tutti e, se condivisi, possono diventare fondanti di un Paese capace di guardare al futuro con meno apprensione.

Verso quale normalità?

(di Antonello Sacchi) Non entro nella polemica politica, i fatti sono sotto gli occhi di tutti e aggiungere parole non servirebbe perché ognuno di noi si è fatta la sua opinione che prima o poi esprimerà nei luoghi opportuni, e poi perché non voglio aggiungere parole fini a se stesse in un momento così drammatico che ci ha separato da persone a noi care. Dobbiamo tuttavia guardare avanti, ce lo impongono i nostri figli.

Entro nella concretezza della quotidianità  ricordando che vivere è il contrario della paura. In un certo senso, con l’allentamento del lockdown, siamo tutti messi a una duplice prova, una sociale e una progettuale. Sociale perché dopo mesi di quarantena ci è stato detto che qualcosa possiamo fare ma di fare attenzione perché se andrà male dipenderà solo da noi… ebbene non dimentichiamo per favore che, pur con differenti intensità a seconda dei vari territori, il Covid-19 circola ancora fra la popolazione cioè fra di noi. Detto questo, non cadiamo preda della paura, un veleno che ottenebra la mente e gela gli arti: seguendo le disposizioni delle Autorità possiamo lentamente, senza affanno ma con prudenza e buon senso, riaffacciarci alla vita, rivedere i nostri parenti. Viviamo un nuovo inizio, che necessita di continue e periodiche verifiche, ma inizio di cosa? Della vita di prima dell’inizio della pandemia? Mi ha colpito il Rapporto Istat diffuso nei giorni scorsi sul l’impatto dell’epidemia Covid-19 sulla mortalità totale  della popolazione residente nel primo trimestre 2020. Colpito perché, confrontando gli stesi periodi del 2020 e del 2019, le cifre per le zone della classe di alta diffusione sono impressionanti per l’aumento dei decessi, e ogni unità significa un fratello, una sorella, un nonno, una nonna, un padre, una madre strappato all’affetto dei suoi cari, mentre nelle zone a bassa diffusione del Covid-19, dove cioè la vita ha avuto una parvenza di maggiore sicurezza pur nella chiusura di ogni attività dovuta al lockdown, è stato registrato un impatto negativo sulla mortalità, ad esempio a Roma circa  un -9% di persone decedute rispetto alla media dei cinque anni precedenti (mese di marzo).  Tutto ciò cosa significa?

Tornare a sperare

Tornare a sperare

Parlavo prima di una sfida sociale e progettuale: la pandemia ci ha fatto finalmente tornare in noi stessi facendoci capire la fragilità connaturata al nostro essere donna e e uomini, lo abbiamo detto. La pandemia ci ha fatto riscoprire le relazioni di prossimità, lo abbiamo scritto. La quarantena ci ha posto sotto gli occhi che la carità e la pietà, nel senso latino dei termini, un trasporto di cuore e di mente che non è il minimo gesto dell’obolo, non possono fermarsi perché l’accresciuta povertà è sotto gli occhi di tutti e moltissimi volontari, anche di ANLA, non si sono mai fermati per aiutare i più sfortunati, e anche questo abbiamo documentato. La quarantena ci ha fatto capire che ci sono nuove forme di lavoro, abbiamo parlato tante volte di smart working, ma per le tantissime persone che vivono di relazioni, dal commercio al turismo alla ristorazione, e di impresa personale e non di sussidi o di tanto ambiti posti a stipendio sicuro, essa ha significato l’affanno economico, la rovina, la chiusura, la povertà. Che fare?

Tante, troppe domande, ma spero con esse di aiutare me e tutti noi nella riflessione. Ma vi ripropongo quella fondamentale: verso quale normalità vogliamo orientarci?

Penso che la sfida più grande che ci attende sia mettere in pratica le riflessioni che la quarantena ci ha indotto.

#andratuttobene

(di Antonello Sacchi) La seconda metà di aprile ci ha portato come regalo, più desiderato che mai,  la possibilità di una riapertura del nostro Paese dopo quasi due mesi di quarantena. Sono alla base fortissimi motivi economici, è chiaro, spero che, anche nei fatti, la salute sia ovunque tutelata: il particolare tipo di contagio del Covid-19 ci ha fatto comprendere che la disattenzione del singolo può mettere a rischio una comunità. Davvero la forza della catena che collega tutti i membri di una comunità è la forza dell’anello più debole e mi auguro che sul luogo di lavoro, a ogni livello, possano essere date istruzioni chiare e aiuti concreti perché tutti possano ritornare a lavorare in sicurezza, appena le condizioni di salute pubblica lo permetteranno.

smart working

smart working

Penso che sia sempre più evidente che, dove possibile,  lo smart working sia una necessità: purtroppo non sarà praticabile in ogni attività perché c’è tutta una serie di lavori che ne sono esclusi per la loro stessa natura. Dobbiamo incentivarlo e non solo come pio consiglio, sarebbe auspicabile diventasse obbligatorio là dove è possibile. Ne guadagneremmo in qualità della vita e dell’ambiente in cui viviamo, lo testimonia la riduzione dell’inquinamento in Europa dopo quanto già avvenuto in Cina nei mesi scorsi.

Dobbiamo fare attenzione in questa ripartenza, perché ci sono ancora zone d’ombra che riguardano certi meccanismi legati al contagio: ad esempio abbiamo davvero compreso cosa è accaduto nelle aree di grande contagio del nostro Paese?  Può funzionare il modello tedesco e/o quello sud-coreano di contenimento del virus? Stiamo forse avendo troppa fretta di riaprire? E lo stato sociale in italia in quali condizioni versa? Sul problema delle RSA e delle comunità di accoglienza delle persone fragili abbiamo emesso oggi un comunicato e vi rinvio alla sua lettura, aggiungo qui una nuova domanda: se i nidi, gli asili, le scuole non ripartono – e in assenza di sicurezza sanitaria non devono ripartire – e i  nonni devono stare lontani dai nipotini,  due genitori che lavorano entrambi cosa possono fare con i figli a casa?

In questo momento penso sia legittimo porsi delle domande e sperare che le risposte possano arrivare da persone competenti in materia e dotate di potere decisionale o che, per lo meno, siano ascoltate da chi deve puoi decidere.

Abbiamo una grande responsabilità, preservare la salute dei nostri cari e nostra, e una grande occasione, ripartendo, di cambiare davvero e in meglio la nostra vita. Ci riusciremo?