Archivio tag: bambini

I Bambini di Svevia

(di Annalisa Gatti) Bambini e ancora bambini, piccoli protagonisti di storie incredibilmente dure e difficili. Tanta vita spesso dimenticata. Avevo letto poco tempo fa “Il treno dei bambini” di Viola Ardone.  Amerigo, il piccolo protagonista mi è rimasto nel cuore. Una vicenda poco conosciuta, una storia dura: migliaia di bambini meridionali che nel secondo dopoguerra venivano affidati a famiglie più ricche, del nord e del centro per strapparli alla miseria. Un romanzo appassionante e scritto benissimo, la storia di questo bambino e la sua lotta per la sopravvivenza. Anche questa volta il libro che mi ha appassionato parla di bambini.

Entrando in libreria sono stata incuriosita da tantissimi scatoloni appena arrivati che contenevano un libro da un titolo che mi ha subito catturato: I Bambini di Svevia di Romina Casagrande. Mi sono incuriosita e ho letto il libro. Bellissimo. I bambini di Svevia, chi erano?  Erano poveri figli di contadini, età compresa dai 5 ai 14 anni, provenienti dal Tirolo, Alto Adige, Liechtenstein e Svizzera che, a partire dal XVII secolo fino all’inizio del XX secolo, venivano acquistati e impiegati in Svevia (Germania) dai proprietari terrieri per lavori stagionali.

Le famiglie di quelle zone di montagna erano solitamente numerose e spesso poverissime. Migliaia di bambini erano allora impiegati come contadini nelle campagne. Quando la disoccupazione era insostenibile e le risorse a disposizione delle famiglie erano troppo scarse, per non morire di fame una soluzione fu quella di cercare lavoro stagionale nelle regioni più ricche a settentrione, come la Svevia. Il 19 marzo (festa di San Giuseppe) si svolgeva il mercato in piazza dove venivano scelti i “lavoratori” in base alle qualità fisiche e alle esigenze dei compratori. Le retribuzioni consistevano per lo più in indumenti e pochi soldi a fronte di un impegno lavorativo di diversi mesi. I giovani restavano al servizio dei loro compratori fino alla fine di ottobre e al ritorno erano sollevati dall’obbligo di frequenza scolastica invernale. I bambini per raggiungere la Svevia partivano a piedi, da soli o accompagnati da un giovane parroco, vestiti di stracci, e dovevano affrontare un viaggio lungo, faticoso, lungo sentieri di montagna spesso ancora innevati, dormendo in stalle e bivacchi di fortuna, al freddo, perché partivano a marzo e la temperatura in montagna in quel periodo è ancora molto rigida. Potevano capitare in famiglie che li trattavano con rispetto oppure essere trattati come schiavi, spesso le bambine, che venivano impiegate nei lavori domestici, tornavano incinte. A volte capitava che non tornassero proprio a casa, poteva essere una scelta restare nelle regioni più ricche per poter lavorare e costruirsi una vita meno dura, a volte invece non sceglievano loro ma il destino. Una storia dimenticata, quella dei “bambini di Svevia” sepolta tra le vallate della Val Venosta. Romina Casagrande, insegnante di lettere classiche, conoscendo bene i luoghi di cui scrive per averci anche insegnato rivela: “Ho provato imbarazzo per essere all’oscuro di fatti che sono andati avanti per tre secoli, ma che il territorio custodisce quasi come un segreto. Pochissimi conoscono queste vicende al di fuori dell’Alto Adige. Nella società contadina molte cose non si raccontavano, restavano nascoste. La valle si era chiusa su questo segreto perpetrato.” E ancora: “Ho trovato di profonda attualità questa storia, i bambini di Svevia mi hanno ricordato i bambini che oggi arrivano sui barconi, quella parte di società sempre sacrificata nei periodi di crisi. La forma narrativa del romanzo mi ha permesso d raccontare quel viaggio visto dagli occhi dei bambini. Nonostante la povertà, le difficili condizioni, il dolore di lasciare la famiglia, nei bambini c’era sempre la meraviglia del viaggio. Anche se poi si trovavano costretti a crescere di colpo, in solitudine, lottando per la sopravvivenza.”

Bressanone, Brixen Trentino Alto Adige, Italia

Bressanone, Brixen Trentino Alto Adige, Italia

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Covid-19, emergenza educativa da 0 a 6 anni, possibile fonte di disagio per le famiglie

Oggi abbiamo diramato il seguente comunicato:

“Ci stanno a cuore i nostri anziani ma ci stanno a cuore anche i nostri bambini: la nostra Associazione da sempre ha nel dialogo intergenerazionale uno dei punti di riferimento del suo agire e come tale non possiamo non interrogarci sul futuro di entrambe le generazioni” esordisce il presidente nazionale di ANLA Edoardo Patriarca.

Continua il presidente Patriarca: “Siamo lieti che prosegua il confronto sulla riapertura delle scuole, su quanto investire, sulla manutenzione degli stabili, sulla formazione dei docenti e in genere su ciò che è necessario perché riparta il settore scolastico. Questo però non esaurisce le vere necessità delle famiglie. Come ANLA desideriamo richiamare l’attenzione su un settore che necessita di maggiore aiuto: i servizi educativi da zero a 6 anni”. Il presidente Patriarca richiama con forza questo aspetto, vitale per tutte quelle famiglie in cui entrambi i genitori dovranno tornare al lavoro ma non potranno contare sull’aiuto di nidi, asili e neppure su quello dei nonni, costretti a stare lontano nell’attuale situazione sanitaria in cui ancora non è chiaro neppure quali norme le persone anziane dovranno rispettare.

Logo ANLA

Logo ANLA

Prosegue il presidente Patriarca: “Come ANLA abbiamo precise domande che rivolgiamo ai decisori istituzionali: esiste un piano di riapertura di nidi e asili in tempi brevi in cui la salute dei nostri piccoli sia realmente tutelata? I comuni e il privato attivo nel sociale sono coinvolti? Come faranno i genitori con bimbi a tornare a lavorare senza questi servizi? È prevista una aspettativa retribuita in attesa della riapertura? O si sta immaginando che alla fine saranno le mamme a pagare il prezzo più alto di tutto ciò dovendo rinunciare al lavoro? L’Italia è uno dei paesi a più basso tasso di occupazione femminile: vogliamo abbassarlo ulteriormente?”.

Il presidente Patriarca auspica un gruppo di lavoro tra enti locali e privato attivo nel sociale per definire una strategia chiara con risorse adeguate. Conclude il presidente Patriarca: “Il dopo Covid-19 può ridisegnare una nuova stagione di attenzione all’infanzia anche in sinergia con le generazioni più anziane, in un paese con uno dei più bassi tassi di natalità e di povertà infantile ed educativa. Si sblocchino i fondi per istituire nuovi servizi per l’infanzia attenti alla conciliazione tra vita lavorativa e famigliare. Si ascoltino i territori, le migliori esperienze in atto nel paese. Le crisi se vissute con speranza ci possono aiutare a fare quel salto di qualità auspicato da tanti e poco praticato”.

Il grande contributo delle nonne e dei nonni

Il presidente nazionale di ANLA Edoardo Patriarca sottolinea in questo breve messaggio il valore dell’impegno delle nonne e dei nonni in questi giorni difficili. Il loro contributo, già grande nella quotidianità, assume ora nell’emergenza i tratti dell’indispensabilità  anche solo nel seguire i bambini che devono restare a casa per la chiusura delle scuole.

Coronavirus, il Paese non si ferma, noi non ci fermiamo, ANLA non si ferma

Coronavirus, il Paese non si ferma, noi non ci fermiamo, ANLA non si ferma. Questo il senso dell’intervento del  presidente di ANLA Edoardo Patriarca, ribadito anche ai microfoni di Uno Mattina lo scorso 25 febbraio.  Il presidente ANLA richiama con forza l’attenzione verso le fasce più deboli della popolazione, bambini e anziani, che stanno particolarmente a cuore di ANLA, e lancia un invito alle famiglie per una ritrovata coesione sociale.

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca

Ecco la dichiarazione del presidente Edoardo Patriarca: “ In queste giornate difficili il pensiero corre ai più deboli, bambini e anziani, che maggiormente sentono la pesantezza della situazione, la paura della malattia, la difficoltà della ricerca di un nuovo baricentro sociale per le mutate condizioni di vita. Desidero ribadire con forza che, nell’attenzione generale che le nuove condizioni sanitarie ci ricordano e che dobbiamo seguire, occorre vincere la paura e con coraggio riprendere la nostra vita. Abbiamo cura dei nostri anziani perché non si sono fermati un attimo, mai hanno “congelato” il loro esser nonni né sono venuti meno al sostegno alle famiglie, come sempre, come ogni giorno! Desideriamo stare particolarmente vicini alle nonne e ai nonni delle zone rosse d’Italia, che abbracciamo e che attendiamo come prima con il loro sorriso e la forza degli anni che segna il loro volto, rassicuranti come sempre, non appena la quarantena sarà terminata. Desideriamo ringraziare le nonne e i nonni d’Italia che, forti di una saggezza frutto di tanti anni e di tante esperienze vissute, sanno rassicurare le famiglie perché ogni emergenza passa, usando buon senso e seguendo le indicazioni sanitarie che ci verranno date. Ricordiamo anche le tante volontarie e volontari di Anla, i lavoratori anziani d’azienda, che non hanno mai interrotto le loro attività continuando a organizzare, programmare, gestire incontri, convegni, occasioni di svago, tenendo aperte le sedi, con grande fiducia nel futuro. Grazie nonne e nonni, anche in questi frangenti così delicati la vostra saggezza e la vostra esperienza sono utili al nostro Paese”.

Bambini e nonni, speranza di un popolo!

Dal Vatican Information Center:

Città del Vaticano, 11 aprile 2014 (VIS). Questa mattina, nel ricevere nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, quattrocentosettanta membri del Movimento per la Vita Italiano, il Santo Padre Francesco ha salutato in particolare i responsabili del “Progetto Gemma” (servizio per l’adozione prenatale a distanza di madri in attesa in difficoltà) che “in questi venti anni – ha ricordato – ha permesso, attraverso una particolare forma di solidarietà concreta, la nascita di tanti bambini che altrimenti non avrebbero visto la luce”.

“La vita umana è sacra e inviolabile – ha ribadito il Pontefice – Ogni diritto civile poggia sul riconoscimento del primo e fondamentale diritto, quello alla vita, che non è subordinato ad alcuna condizione, né qualitativa né economica né tantomeno ideologica. ‘Così come il comandamento ‘non uccidere’ pone un limite chiaro per assicurare il valore della vita umana, oggi dobbiamo dire ‘no a un’economia dell’esclusione e della inequità’…. “Uno dei rischi più gravi ai quali è esposta questa nostra epoca, è il divorzio tra economia e morale, tra le possibilità offerte da un mercato provvisto di ogni novità tecnologica e le norme etiche elementari della natura umana, sempre più trascurata.
Abbiamo parlato dei bambini: ce ne sono tanti! Ma io vorrei anche parlare dei nonni, l’altra parte della vita! Perché noi dobbiamo aver cura anche dei nonni, perché i bambini e i nonni sono la speranza di un popolo. I bambini, i giovani perché lo porteranno avanti, porteranno avanti questo popolo; e i nonni perché hanno la saggezza della storia, sono la memoria di un popolo. Custodire la vita in un tempo dove i bambini e i nonni entrano in questa cultura dello scarto e vengono pensati come materiale scartabile. No! I bambini e i nonni sono la speranza di un popolo!“.

Papa Francesco

Papa Francesco