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Il mercato del lavoro

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA)

L’ultima rilevazione Istat sull’andamento del mercato del lavoro ci consegna una fotografia purtroppo già nota: ad essere maggiormente colpiti sono giovani e donne, e il Mezzogiorno in particolare. La crisi sanitaria e a seguire quella economica  già tra noi hanno accentuato questi divari che da tempo collocano il nostro Paese  nelle ultime posizioni   delle classifiche europee. Non riporto i dati di Istat facilmente  reperibili  sul web, piuttosto vi proporrei alcuni snodi critici, i crocevia da attraversare per uscire da uno situazione che non porta nulla di buono al benessere delle persone e delle famiglie. Sarebbe altresì auspicabile che Governo e Parlamento, a seguito dell’accordo sul Recovery Fund, ponessero questi temi al centro di una agenda finalmente declinata al futuro e non tarata sul “qui e ora”, alla ricerca di un consenso tanto facile sull’immediato quanto drammaticamente fragile e velleitario per le generazioni future.

La questione giovanile e quella femminile si incrociano da decenni,  questioni irrisolte da troppo tempo:   hanno assunto oramai  forme patologiche  profonde che meriterebbero di  essere trattate   con ricette e farmaci adeguati. Non sono più utili – semmai lo sono stati- interventi tampone, cure palliative spot, bonus di vario genere. Le questioni vanno prese di petto con una strategia riformatrice paziente e coraggiosa, che dispieghi i suoi effetti nel medio e lungo periodo.

Ma andiamo nel merito.

Il primo crocevia attiene alla qualità del sistema  istruzione-formazione nel nostro Paese. I dati ISTAT ci raccontano che questo punto è un discrimine attraverso il quale passa il destino dei ragazzi. Le fasce meno istruite sono quelle più fragili e soggette a disoccupazione oltreché a emarginazione sociale e culturale. Se il sistema di istruzione continua a produrre una dispersione scolastica tra le più alte in Europa, e se il sistema non è capace di ridurre la povertà educativa che coinvolge più di un milione di bambine e bambini, mi domando, cosa si aspetta ad agire  per assumere decisioni serie? Abbiamo bisogno di una nuova task force o piuttosto di una “decisione”. Per non parlare della qualità del sistema universitario che ha sì tante eccellenze, ma non sufficienti ad alzare la qualità media e il tono di tutto il settore. Domandiamoci come mai in Italia stanno nascendo come funghi le università telematiche, come mai non vi sia una formazione professionalizzante parallela a quella universitaria degna di questo nome. Domandiamoci come mai, salvo poche Regioni, l’offerta di servizi per l’infanzia sia tra quelle più basse in Europa.

Il secondo crocevia interconnesso con il primo è il mercato del lavoro, poco conosciuto ahimè da molti politici e decisori pubblici. I dati lo dicano senza timore di smentite: i Paesi che hanno i minori divari di genere (un tasso di occupazione femminile al pari di quella maschile) sono quelli più progrediti. Se una donna su tre è costretta a lasciare  il proprio lavoro dopo la nascita del primo figlio la questione che si pone è chiara davanti a noi, non ha bisogno di riflessioni e dibattiti ulteriori. Altro esempio,  se non viene praticata la parità  retributiva,  imprese e sindacati  dovrebbero far chiarezza ogniqualvolta rinnovano i  contratti senza attendere l’ennesimo decreto ministeriale. Perché la parità è iscritta nella Costituzione e andrebbe praticata nell’azione politica come  pure nella autonomia dei corpi intermedi (quante sono le presidenti di associazioni,  sindacati o rappresentanze di vario gente?). Non da ultimo: occorre  ridurre a zero il cuneo fiscale per l’assunzione dei giovani, promuovere la formazione permanente, l’apprendistato duale, l’alternanza  scuola lavoro,  Garanzia Giovani, i centri per l’impiego radicalmente riformati.….

Potrei proseguire.. Mi preme ribadire che di analisi e approfondimenti ne abbiamo fatti tanti. Questo è il tempo di decidere, e per ritornare alla triade cara alla mia generazione vedere-giudicare- agire, ecco,  mi pare sia giunto il tempo (… che non fa sconti) di agire, con saggezza e prudenza,  certo, ma con quella determinazione  attesa da tutti noi.

Violenza di genere, nuova forma di schiavitù

Sulla Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne che oggi si celebra in tutto il mondo interviene il presidente ANLA Edoardo Patriarca: “In Italia stiamo assistendo ad una escalation impressionante di femminicidi, 142 nel 2018, 94 da gennaio a ottobre 2020. Una violenza sulle donne ogni 15 minuti. Abbiamo approvato nel 2013 la Convenzione  di Istambul, il codice rosso, i fondi che a quanto pare sono stati finalmente  sbloccati, per gli orfani di femminicidio, i centri antiviolenza ahimè poco finanziati. Ma non basta. Plaudo alle parole pronunciate poco fa dal Presidente della Repubblica, come al solito punto di riferimento solido per la democrazia in Italia, e in particolare quando sottolinea con forza che “Ogni donna deve sentire le istituzioni vicine. Tutti noi dobbiamo continuare ad adoperarci nella prevenzione del fenomeno, nel concreto sostegno delle vittime e dei loro figli, nella applicazione rigorosa degli strumenti esistenti, nel reperimento delle risorse necessarie e nell’elaborazione di ciò che serve per intercettare e contrastare i segnali del maltrattamento delle donne”. È una questione istituzionale, civile e sociale ma non solo. Penso che oggi più che mai ci troviamo di fronte ad una vera e propria sfida educativa e sentimentale che chiama all’appello i genitori, le famiglie, la scuola, le associazioni educative e sportive. Oggi più che mai il mondo del volontariato, il mondo dell’Associazionismo, Associazioni come ANLA che presiedo, possano fare molto in questa sfida educativa.  Ogni persona è tale per quell’unicum che è la miscela di ragione e cuore, sentimento e passione, intelletto e orientamento e come tale questo unicum rende ogni persona umana in generale e ogni donna in particolare unica, irripetibile, libera di generare futuro, indipendente. Nessuno può essere padrone di qualcuno, perché la violenza di genere altro non è che una nuova forma di schiavitù. Prestiamo attenzione noi uomini, perché la questione riguarda anzitutto il genere maschile nella relazione con il femminile, e questo va detto con chiarezza altrimenti ci si nasconde troppo facilmente nella retorica delle dichiarazioni altisonanti. È nella quotidianità che si deve costruire impegno e rispetto, e Giornate come queste sono pietre miliari che devono essere ben presenti nella mente di tutti”.

Logo ANLA

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Auguri a tutte le donne

Auguri a tutte le donne, alle nostre tesserate, alle nonne e alle mamme d’Italia, alle donne che con la loro fondamentale presenza fanno andare avanti le famiglie, sono preziose sul luogo di lavoro, sono indispensabili nella costruzione del bene comune.

Auguri a tutte le donne nella convinzione che questa Festa dell’8 marzo duri tutto l’anno in termini di attenzione, sensibilità, rispetto, collaborazione.

Facciamo gli auguri a tutte le donne con un’opera d’arte, realizzata dal Maestro Franco Artese di Grassano, in provincia di Matera, che dedichiamo alla loro sensibilità, bellezza e intelligenza.

Festa della donna 2016

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