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Riaprono le scuole

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA)

Riaprono le scuole di ogni ordine e grado, non vorrei esagerare ma ho vissuto la giornata  del 14 settembre come una vera e propria festa nazionale al pari della festa della Repubblica del 2 giugno. In questi mesi, alcuni terribili, noi tutti – i ragazzi e le ragazze in primis, i genitori, le rappresentanze sociali ed economichev-   siamo stati  ri-acculturati sulla funzione vitale che svolgono le istituzioni scolastiche, un plasma che circola nelle vene e nei capillari  del paese senza farsi notare troppo. In questi decenni, anche da docente, ho partecipato a convegni, seminari, ho contribuito  alla stesura di agende, manifesti, piattaforme.  Per non parlare delle riforme che si sono succedute (inutilmente?) nei decenni. Quale lezione possiamo trarre dalla lunga quarantena a cui la pandemia ci ha costretto?

L’apprendimento vive di relazioni sociali, tra pari e tra generazioni: un contesto che motiva, sostiene, sospinge alla curiosità, al pensiero critico, all’incontro con le stupefacenti diversità che percorrono la vita anche di una piccola comunità di bambini e bambine. Di più:   i ragazzi e le ragazze  incontrano adulti appassionati (non sempre ahimè) di conoscenza, ricchi di esperienza di vita, che ascoltano e si prendono cura, che proteggono nel rispetto della libertà di ognuno a cercare la propria strada. L’apprendimento non è dunque solo “trapasso di nozioni”, e neppure un “parcheggio mentale” perché i genitori lavorano e non sanno dove mettere i figli. È un processo affascinante, che  racconta in filigrana   l’avventura del nostro farci uomini e donne. E non coinvolge solo le menti ma  pure i  corpi, il fare  gruppo e gli inevitabili conflitti. I   bambini e le bambine già lo sapevano: forse oggi anche  il mondo degli adulti, gli stessi genitori ne hanno compreso il valore, paradossalmente  nella mancanza e  nel vuoto di mesi e mesi di distanziamento fisico.  Cosa mi auguro nel prossimo futuro? L’ennesima riforma? No grazie! Ma una immissione di  risorse materiali e immateriali ingenti quello sì, me lo aspetterei,  lo dobbiamo alle giovani generazioni che dovranno sopportare un debito stratosferico (ad oggi il 160 per cento del Pil). La politica e le parti sociali, l’associazionismo,  tutti  sono interpellati ad operare una svolta culturale attesa da decenni: patti educativi di comunità, il corpo docente e gli educatori continuamente formati, aggiornati e retribuiti con dignità, strutture al passo con i tempi, tempo pieno offerto a tutti, potenziamento dei servizi 0/6 anni, i canali professionalizzanti ripensati ( quello professionale e tecnico, gli its…), borse di studio ai meritevoli.

E’ mancata una visione, una prospettiva di lungo termine. È ora di darsi una mossa.

Premiazione del Concorso Letterario Nazionale

(di Fiorenza Ciullini, presidente regionale Anla Toscana) Siamo lieti di informarvi che la premiazione del Concorso Letterario nazionale “la penna racconta” II.a edizione, si svolgerà a Firenze venerdì 2 ottobre alle ore 16,30 presso l’Auditorium al Duomo in via Cerretani 54r.  Il luogo da noi scelto per la manifestazione, si trova nello splendido palcoscenico di un Teatro che ben si presta alla premiazione che sarà preceduta da uno spettacolo che sarà allestito dalla Compagnia Teatri d’imbarco per una suggestiva rappresentazione a difesa dei diritti umani degli anziani. Questo sarà un vero gioiello che, per il 2 ottobre Festa dei Nonni, darà un valore aggiunto a tutto quello che è stato presentato nei loro racconti, dagli scrittori che hanno partecipato al Concorso.

Bando del Concorso nazionale

Bando del Concorso nazionale

 

Al termine della serata non mancherà un drink per poterci scambiare un caro saluto e festeggiare i premiati e tutti coloro che hanno partecipato al Concorso inviando i loro racconti.  L’ingresso e’ libero ma per motivi di sicurezza potra’ contenere  un massimo di 100 posti. Vi aspettiamo numerosi!

 

Saranno presenti:

  • Rappresentanti delle Istituzioni, Personalità della Cultura Fiorentina
  • La Presidente della Giuria Lucia Bruni
  • il Presidente Nazionale ANLA Edoardo Patriarca
  • il Presidente Regione Toscana ANLA Fiorenza Ciullini
  • Il Direttore del giornale Esperienza Antonello Sacchi

Inoltre, chi avesse necessità di pernottare a Firenze, potrà contattare Hotel Laurus**** (accanto all’Auditorium) chiamando il n. 055238175 e segnalando di essere di ANLA TOSCANA. Il prezzo a noi riservato è di 98,00 € per la camera doppia, incluso colazione e 88,00 € per la camera singola sempre colazione inclusa.

“… E passavano i giorni… “Questo l’incipit del 2° Concorso letterario ANLA Nazionale. E non poteva essere diversamente dato il periodo straordinario che stiamo vivendo, … e passavano i giorni … in attesa di una soluzione che richiede tempi di ricerca e di sperimentazione che non sono così imminenti. Pensiamo ai nostri anziani che ci hanno lasciato ma anche a quelli che vivono in solitudine un periodo storico che mai come ora, è così pieno di incertezze. Ecco perché, nonostante le difficoltà, la Premiazione abbiamo voluto fortemente mantenerla per il 2 ottobre, per dare un profondo significato ai nonni, ai così detti diversamente giovani, coloro che sono ancora  oggi la linfa vitale della nostra società. Tutti noi di Anla, in tutta Italia, cerchiamo di fare qualcosa per alleviare le sofferenze e per dare un significato più profondo alla nostra quotidianità, chi nel campo sanitario, chi nel sociale, chi mette a disposizione risorse per sostenere coloro  che hanno problemi di salute e chi cerca di donare un momento di leggerezza, come la piuma che si alza con il vento  nel film Forrest Gump… Abbiamo bisogno anche di questo! E quindi eccoci qui, per un momento di leggerezza, così ben rappresentato dal Concorso letterario che ha voluto raccogliere tutto quello che un pensiero, un ricordo, un flash potranno donare a chi si ferma a riflettere. Eccoci qui anche con una rappresentazione teatrale che, armoniosamente con il contesto, sarà l’attimo più rappresentativo della nostra Manifestazione, artisti che girano l’Europa portando un messaggio di leggerezza ma anche di profonda attenzione verso una generazione molte volte dimenticata. Non ci resta che aspettarvi tutti a Firenze il 2 ottobre e, approfitto di questo spazio per rivolgere un sentito ringraziamento a tutti coloro che hanno partecipato, sono tanti e da tutta Italia e anche se soltanto uno come da regolamento, sarà il vincitore  Vorremmo premiarVi tutti per la sensibilità, la poesia ed il cuore che ci avete messo. Un sentito grazie anche alla giuria per l’impegno e la disponibilità.

VI ASPETTIAMO!

La cortesia

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA)

Vorrei dedicare un pensiero alla morte di Willy e ai molti  eventi di cronaca di questi giorni segnati da una violenza barbara, gratuita, insensata (sempre che si possa dare alla violenza un barlume di sensatezza). Prendo ispirazione dalla legge degli scout (i ragazzi) e delle guide (le ragazze) che al quinto articolo dichiara “lo scout e la guida sono cortesi”. È declinato al presente, non si utilizza il futuro o il condizionale. Un impegno morale “qui e ora”, a dire che la cortesia non è un obbiettivo vago, moraleggiante e buonista  da conquistare  nel tempo. Se non sei cortese e non eserciti questa virtù nel quotidiano semplicemente “non sei”, ti acconci ad appartenere al mondo dei mammiferi e alla legge del branco, non appartieni più a quello degli umani.

 

Quello che mi più mi fa male è lo  svilimento volgare e cafone del corpo, lo strumento che abbiamo per amare, per comunicare, per coltivare la bellezza che possediamo dentro di noi. La cronaca di questi giorni mostra  le immagini di  corpi maschili muscolari,  capelli rasi,  tatuaggi ( che nelle religioni asiatiche hanno un significato di valore) che più che comunicare amicizia spaventano, immagini  tragicamente contrapposte al viso dolce di Willy.  Corpi che annunciano violenza e sopraffazione. Eppure abbiamo vissuto una tradizione culturale che assegna al corpo delle persone  un valore di preziosità tale da renderlo inviolabile a tutti. Nella religione cristiana il corpo degli uomini  è il tempio di Dio,  l’immagine stessa del Creatore. Questa violenza diffusa, le tante maleducazioni che  avvelenano la vita feriale e lo scambio nevrotico e allucinato sui social non ci aiutano a riconquistare quell’umanesimo di cui dovremmo essere orgogliosi: il  Rinascimento (la rinascita per l’appunto) è un dono tutto Made in Italy fatto a tutto il mondo, non  dimentichiamolo.

E noi come possiamo contrastare e contenere questi comportamenti  intolleranti e volgari così diffusi, soprattutto verso i più fragili e gli indifesi?  Non abbiamo altre armi che il nostro amore per la buona educazione, per la bellezza che mostrano  i volti delle persone che incontriamo, per l’attenzione premurosa ai gesti cortesi della vita quotidiana. E non da ultimo possediamo l’arma ferma, determinata, intransigente  della mitezza in risposta ai violenti.

 

Il valore della formazione

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) In queste settimane tanto si è discusso della prossima riapertura delle scuole, dei ritardi, dei timori, delle occasioni perdute. La lunga quarantena ha fatto emergere come non mai il valore dell’educazione e della formazione nella costruzione della identità personale, e delle opportunità che esse aprono al futuro della vita di ciascuno. Uno degli asset strategici che vengono indicati nel Recovery Fund è l’ investimento in  formazione e ricerca per le nuove generazioni,  a significarne il valore prezioso e inestimabile che esso ha.

Solo chi possiede conoscenze trasversali, competenze e abilità,  abitudine al lavoro in equipe, flessibilità e adattabilità, avrà  gli strumenti necessari per realizzare  una vita buona. Abbiamo a cuore il futuro delle nuove generazioni ma è bene rammentare che la formazione continua è per tutta la vita, è quella che  assicura una vita degna anche quando si è anziani e che allontana nel tempo la non autosufficienza. Lo confermano le tante ricerche svolte in questi anni a livello internazionale. Da qui nasce il progetto di promuovere una Summer School per la nostra associazione, una occasione per formarci e continuare a dare un proprio contributo di pensiero per comprendere il tempo che viviamo. Per noi stessi anzitutto, ma più che altro per offrire ai nostri associati, ai nostri amici un punto di vista assai particolare e  raro perché  si nutre di una esperienza di vita e al tempo stesso di una tensione spirituale che ti porta oltre, un mix  di ingredienti che le giovani generazioni non riescono a possedere,   non per manchevolezza ma perché hanno intrapreso da poco il cammino della vita. Formazione per tutta la vita dunque: è questo l’imperativo che ci consegna questa lungo distanziamento fisico provocato dal Covid19.

Summer School ANLA 2020

Summer School ANLA 2020

Dunque, formazione come diritto e come dovere. Un diritto tutelato dalla Costituzione e che va garantito a tutti i bambini e le bambine, saremo vigili affinché la riapertura dell’anno scolastico avvenga in sicurezza e in qualità, non faremo mancare il nostro sostegno e se necessario suggerimenti e critiche. Un dovere per noi tutti: siamo una associazione di adulti impegnati a vario modo, non abbiamo rinunciato al nostro impegno di cittadinanza attiva, siamo presenti sui nostri territori e nelle aziende per tessere ponti   tra le generazioni, per mantenere vivo il testimone di una storia personale e comunitaria preziosa anche per il futuro. Il testimone lo si consegna se siamo ancora persone generative, aggiornate e soprattutto formate ai tempi nuovi. Un compito al quale non vogliamo rinunciare.

 

I giorni che verranno

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) Molti soci ANLA,  concluse le giornate di ferie,  torneranno al lavoro: l’associazione non è composta solo di pensionati, abbiamo tanti iscritti che dopo il lungo lockdown hanno ripreso le loro attività, molti non  hanno mai smesso per garantire servizi essenziali a tutti noi,  costretti a casa per il Covid-19. Questo tempo e le esperienze che ne sono scaturite –  lo smart working, le ferie solidali, la flessibilità degli orari, una maggiore attenzione alla conciliazione -  hanno riconquistato alle comunità  il senso e il significato del lavoro  che non   è riconducibile ad una  attività strumentale utile solo per guadagnare uno  stipendio – importante, ci mancherebbe! -   con il quale  dedicarsi  alla “vita vera”. È una stortura  che  colpisce molti giovani, illudendoli, o le persone che vivono di un lavoro indegno e di un salario  neppure sufficiente per la propria sopravvivenza. È meglio fuggire dal tempo del lavoro, viverlo come un obbligo inevitabile, come una sorta di condanna! Ma non è così…o non dovrebbe esserlo.

Summer School ANLA 2020

Summer School ANLA 2020

Il lavoro riguarda la persona, la sua umanità – quante volte lo abbiamo scritto -,  è ben  più di una attività strumentale: oso nell’affermare che  qualsiasi azione umana nasconde sempre,  magari solo in nuce,  un progetto, un desiderio, una ambizione che va ben oltre quello che appare concretamente. Se davvero crediamo che questa sia la via da perseguire e da sostenere,  per confermare che “tutto non sarà come prima” anche nel fare impresa e creare  buon lavoro, ci  attende come Associazione un compito arduo ed entusiasmante al tempo stesso. A fine settembre approveremo un nuovo Statuto e un Regolamento che ci consentiranno  di camminare celermente,   al passo con i tempi. La seconda edizione della Summer School indagherà con occhi saggi e curiosi le tracce di futuro già presenti in mezzo a noi e che la lunga quarantena hanno evidenziato come non mai. Non avremo tempi semplici, soprattutto per i giovani e  le persone più  fragili e  in difficoltà. Staremo su questi crinali per percorrerli con coraggio e prudenza,  forti di una storia nata più di settanta anni fa, metteremo a disposizione saperi e competenza là dove siamo presenti, accanto  alle imprese che ci sostengono e nei territori dove operiamo.  Le sfide che si pongono davanti a noi sono già note: la necessaria riconversione energetica per contrastare il cambiamento climatico, la digitalizzazione imponente che le nuove tecnologie imporranno alle imprese, i robot e l’intelligenza artificiale, una formazione tutta da ripensare per rendere le giovani   generazioni attrezzate a gestire il futuro prossimo. Non da ultimo una politica non tarata sul “qui e ora”, sull’ultimo sondaggio e “sull’aria che tira” o sull’intervento emergenziale pure necessario e doveroso, ma orientata da una progettualità che sa guardare nel  decennio che verrà. Avremo poco tempo se non vorremmo raccontare il declino di un grande paese che non lo merita.

Mi domanderete: ma noi che possiamo fare? Che ruolo  svolgere come associazione di adulti? Domande complicate che attendono una risposta:  è certo che tra noi non possono valere i refrain:  “va così… non ne vale la pena… ci penseranno gli altri… difendiamo i  diritti acquisiti… gli altri si arrangino…”.  Potremo essere protagonisti se saremo cittadini attivi e informati, se ci porremo a fianco di coloro che intendono aprire un rinascimento, una ri-nascita per un paese più libero e responsabile, più uguale e coeso.

Alla Summer School proveremo insieme ad andare a “caccia di tracce” di futuro. Vi aspettiamo!

Concretezza, rigore morale, realismo lungimirante

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale Anla)  L’apertura del Meeting di Rimini è stata contrassegnata dal messaggio del Presidente Mattarella e dall’intervento introduttivo di Mario Draghi. Due passaggi densi di contenuti, riflessioni prospettiche, precisazioni e puntualizzazioni sul nostro tempo. Merce assai rara in questa contingenza. Entrambi hanno rivolto ai protagonisti pubblici  l’invito a preservare la comunità nazionale coesa e unita,  e  ad una progettualità politica  che pensi coraggiosamente il paese prediligendo maggiormente  beni comuni come sanità e istruzione. Non da meno la Presidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia: alla cerimonia annuale  in memoria di Alcide De Gasperi ha tenuto  una lectio che merita la nostra attenzione personale e associativa. “In questo frangente è più che mai fecondo riandare alle fonti della storia costituzionale da cui è nata la Repubblica italiana, attingendo a quella saggezza che seppe ricostruire il Paese sulle rovine delle due guerre mondiali e sulle macerie dei totalitarismi, dando vita ad una nuova forma di convivenza civile”.

De Gasperi era un uomo di confine, nato e cresciuto sui confini. Questo tratto esistenziale  ha caratterizzato la sua  persona e l’avventura politica che lo ha visto protagonista nel dopoguerra. Le  virtù che ha testimoniato oggi appaiono di grande attualità: l’assunzione della complessità del reale (la realtà è superiore all’idea direbbe Papa  Francesco), il senso del limite e al contempo lo sguardo lungo  sugli orizzonti,   la ricerca esigente e faticosa  delle tracce presenti nella storia delle comunità, sono  tratti esistenziali   che connotano   coloro che vivono sulla frontiera. Marta Cartabia definisce il realismo di De Gasperi come  lungimirante, non prigioniero della realtà stessa che lo ridurrebbe  ad un fatale immobilismo, o alla conservazione dello status quo mortifero e cinico. Parliamo di un realismo che parte dall’esistente ma sa dare   un respiro profondo al proprio agire nutrendosi di grandi ideali, e della consapevolezza che una politica vera  misura i  passi e le distanze e sa attendere i tempi della maturazione.

È  Lo stile del montanaro, del passo lungo senza fretta o accelerazioni, che evita  le facile scorciatoie ( ti sfiancano e rompono il ritmo del tuo passo) e percorre la via più lunga e certa, quella  che  permette di raggiungere la vetta o il rifugio.Oggi si parla tanto di innovazione, di riformismi, di trasformazione piuttosto che di cambiamento: i protagonisti non saranno  gli innovatori del nulla, o i trasformisti che vogliono tutelare i privilegi di sempre. Occorre conoscere,  far tesoro del passato e amare i confini, le frontiere.

Siamo una grande associazione, abbiamo da poco compiuto i settant’anni: anche a noi spetta il compito di testimoniare queste virtù (concretezza, rigore morale, realismo lungimirante) donando saperi e competenze alle generazioni giovani, aiutandoli a stare sulle frontiere, standoci anche noi, rifuggendo lo stereotipo di una anzianità che pensa a se stessa, un po’ in pantofole, accartocciata sui propri problemi, in difesa dello status quo.

Fare memoria per ripartire

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA)

Questi pensieri giungeranno nella settimana nella quale molti di noi passeranno alcuni giorni di riposo in famiglia. I mesi che ci siamo lasciati dietro li ricorderemo per tanti anni, un virus che ha ucciso migliaia e migliaia di persone, il dolore di tanti, il tempo del lockdown, il distanziamento fisico, la solidarietà verso i più soli, la gran parte delle attività produttive sospese. Siamo stati un modello per l’intero pianeta, abbiamo appuntato nella  memoria  collettiva le nostre fragilità  già note  e che la pandemia ha riproposto con brutalità, mostrandocele senza  possibilità alcuna di passare oltre.   Ma abbiamo retto, hanno tenuto le nostre istituzioni, il governo ha  gestito – talvolta con fatica-   una crisi mai vista in tempi recenti. La società civile si è mostrata più fraterna, meno rabbiosa, con più senso civico e più che mai propensa al rispetto delle norme. Per usare un termine che ho commentato nelle nostre newsletter,  siamo stati resilienti, abbiamo affrontato i momenti difficili senza che il cuore e i pensieri fossero conquistati dalla rassegnazione, dalla cattiva tristezza, dall’accidia.

Non mi avventuro a fare previsioni, ma ritengo che i mesi che ci attendono non saranno semplici,  soprattutto sul fronte del lavoro. La minaccia di una disoccupazione diffusa non può che inquietarci: dovremo abilitare tutti gli strumenti che il Paese ha a disposizione, sperabilmente non solo di assistenza (pure importanti, ci mancherebbe) ma progetti seri di riforme e investimento. Le risorse ingenti  che l’Unione europea metterà a disposizione non vanno sprecate in mille rivoli, in provvedimenti parziali o a corto respiro, sarebbe un disastro soprattutto per le giovani generazioni e per  quelle future che si troveranno gravate di un debito pubblico già oggi  spaventoso, quasi il 160% per cento del Pil. Occorrono un investimento forte sulla qualità della istruzione oggi tra le più basse in OCSE, una formazione professionale adeguata alle richieste di competenze che provengono  dalle aziende, centri per l’impiego più efficienti (oggi marginali rispetto all’incontro tra domanda e   offerta),  sostegno fiscale al welfare aziendale, nuovi modelli di lavoro ( lavoro agile ma non solo…), contrasto al lavoro indegno e premi alle imprese che assumono a tempo indeterminato,  valorizzazione dei lavoratori senior e iniziative per favorire un invecchiamento attivo. Sono solo alcuni dei possibili punti di una agenda  che potremmo scrivere insieme e presentare come ANLA,  in autunno, alla politica, alle istituzioni, alle altre associazioni.

#zainoinspalla

#zainoinspalla

Per intanto buon Ferragosto, buona Assunta: sia un tempo di riposo e di serenità per tutti voi. Con lo zaino lì a fianco, vicino all’uscio, pronti a ripartire, con spirito di ascolto e di discernimento – una brezza leggera…- stupendamente evocato nella lettura biblica tratta dal Primo Libro dei Re :

“In quei giorni Elia essendo giunto al monte di Dio, l’Oreb, entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: esci e fermati sul monte alla presenza del Signore. Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.”

 

 

Ogni anziano un nonno

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA). “Ogni anziano un nonno” e l’hastag #sendyourhug raccolgono il cuore dell’ultimo intervento di Papa Francesco che da mesi segue il fil rouge che congiunge le estremità della  vita per comprenderla tutta, l’infanzia e l’anzianità, due stagioni straordinarie per tutte le persone. In questi anni di presidenza anche noi di ANLA abbiamo  voluto comprendere tutta la  vita, giovani e anziani, nonni e nipoti, in un rapporto fecondo di reciprocità e donazione. Non abbiamo partecipato al gioco della contrapposizione generazionale come troppo spesso accade nel dibattito politico, abbiamo piuttosto difeso una relazione preziosa che cresce e matura dentro le famiglie e nelle case. Non siamo l’associazione dei “diritti acquisiti” quando i privilegi non sono meritati, siamo al contrario l’associazione dei diritti tout court, soprattutto quando  i diritti non sono tutelati e non garantiscono una vita degna ai bambini e alle bambine e agli anziani tutti. La lunga quarantena ha fatto emergere le nostre fragilità, il Covid 19 non è stato affatto democratico come alcuni commentatori l’hanno descritto, ha colpito selettivamente le persone più anziane, le ha colpite soprattutto nelle residenze sanitarie mostrando le manchevolezze di un sistema di assistenza che va ripensato daccapo e che oggi spesso offre servizi sulla base del censo degli ospitati.

La pandemia ha colpito in altro modo i bambini e le bambine, più di 1 milione e mezzo, privi di sostegni formativi, poveri di strumenti digitali, costretti  spesso in case troppo piccole e a rapporti, già rarefatti, con nonni e coetanei  azzerati nei mesi di quarantena. Una generazione che rischia il proprio futuro già minacciato  per la cronica  mancanza di servizi diffusi per la prima infanzia. Su entrambe le “estremità” della vita ANLA non rinuncerà a dire la sua, lo ha fatto in questi mesi con pubbliche dichiarazioni e continuerà a farlo.

Non so se ne usciremo migliori, non so neppure se tutto non sarà più come prima. Gli uomini non cambiano all’improvviso, resistono ai cambiamenti, e se cambiano lo fanno con i tempi della vita. Certo è che il virus, con cattiveria, ha riproposto la verità sulla nostra natura umana. Noi siamo una relazione cercata quotidianamente con le persone, con gli altri essere viventi, persino con gli oggetti che ci sono più cari.  Senza relazione l’esistenza intristisce, guarda paranoicamente il proprio l’ombelico, si chiude in una scatola -dorata per i più fortunati-  ma vuota  di valori, colma solo di cianfrusaglie e poco altro.

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Summer School ANLA 2020, le ragioni di una scelta

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA). Da sopravvissuti a protagonisti! È il titolo che abbiamo voluto dare alla nostra Summer School. Tre giornate nei Castelli romani, a Castel Gandolfo, un luogo nel quale goderemo della bellezza di un paesaggio dolce e verde, ricco di storia e dal clima mite. Alcuni amici, ancora dubbiosi – pochi devo dire -  mi hanno chiesto perché  la presidenza nazionale promuova  - oramai da due anni -  un incontro con questo format, quali siano il senso e  i significati. Perché non proporre nel medesimo periodo una gita fuori porta piuttosto che ascoltare e discutere con persone esperte?  A che pro?  Non sarebbe meglio spender soldi per una iniziativa più leggera e più ludica?

Vi darò le mie risposte rinnovando l’invito ad essere con noi, iscritti e non, amici e familiari.

 

Il Centro Mariapoli Internazionale dove si svolgerà la Summer School ANLA 2020

Il Centro Mariapoli Internazionale dove si svolgerà la Summer School ANLA 2020

In questi mesi si è parlato tanto di formazione e istruzione, di bambini e bambine soprattutto. Si è parlato poco di adulti e adulti anziani. Eppure la formazione-per-sempre è posta dagli esperti come uno degli elementi da curare con assiduità per vivere bene la proprio vita, per invecchiare positivamente, per sentirsi protagonisti. È questa la prima risposta al perché di una Summer School: ci troveremo insieme per formarci ancora, per capire il tempo che viviamo, per mettere a frutto la nostra esperienza di vita, le nostre competenze ancora importanti per pensare il futuro delle nuove generazioni.

Siamo una associazione di volontari, siamo legati alle aziende da cui proveniamo, siamo legati alle nostre comunità. Proponiamo iniziative, eventi, scriviamo e prendiamo posizione quando necessario. L’associazione ha uno statuto, un progetto culturale, e valori che non tiene per sé, seduta sul divano: li propone, li traduce in opere e gesti. Ma per fare questo occorre essere comunità, condividere un sentire, per non perdere l’attitudine ad “annusare” il tempo che viviamo, per non essere “fuori gioco” ed essere invece generativi verso le nuove generazioni, e sapere che se parlerai avrai dietro gli amici.    Ecco la seconda risposta: facciamo una Summer school per sentirci più associazione, per non esaurire il capitale sociale e culturale maturato in   settant’anni di presenza, per non morire giorno per giorno.

Non solo formazione ma anche tempo libero. Si diventa amici pranzando e cenando insieme, facendo una chiacchierata negli intervalli, scambiandosi una battuta, raccontandosi qualcosa della propria vita personale, godendo insieme un bel luogo, una passeggiata. E questa è la terza risposta del perché di una Summer School: stare insieme per condividere e fare più amicizia in un tempo di solitudine e di individualismi esacerbati.

Venite a Castel Gandolfo: tre giorni di formazione, di amicizia e di tempo libero. Non vi annoierete. Vi aspettiamo.

Il mercato del lavoro

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA)

L’ultima rilevazione Istat sull’andamento del mercato del lavoro ci consegna una fotografia purtroppo già nota: ad essere maggiormente colpiti sono giovani e donne, e il Mezzogiorno in particolare. La crisi sanitaria e a seguire quella economica  già tra noi hanno accentuato questi divari che da tempo collocano il nostro Paese  nelle ultime posizioni   delle classifiche europee. Non riporto i dati di Istat facilmente  reperibili  sul web, piuttosto vi proporrei alcuni snodi critici, i crocevia da attraversare per uscire da uno situazione che non porta nulla di buono al benessere delle persone e delle famiglie. Sarebbe altresì auspicabile che Governo e Parlamento, a seguito dell’accordo sul Recovery Fund, ponessero questi temi al centro di una agenda finalmente declinata al futuro e non tarata sul “qui e ora”, alla ricerca di un consenso tanto facile sull’immediato quanto drammaticamente fragile e velleitario per le generazioni future.

La questione giovanile e quella femminile si incrociano da decenni,  questioni irrisolte da troppo tempo:   hanno assunto oramai  forme patologiche  profonde che meriterebbero di  essere trattate   con ricette e farmaci adeguati. Non sono più utili – semmai lo sono stati- interventi tampone, cure palliative spot, bonus di vario genere. Le questioni vanno prese di petto con una strategia riformatrice paziente e coraggiosa, che dispieghi i suoi effetti nel medio e lungo periodo.

Ma andiamo nel merito.

Il primo crocevia attiene alla qualità del sistema  istruzione-formazione nel nostro Paese. I dati ISTAT ci raccontano che questo punto è un discrimine attraverso il quale passa il destino dei ragazzi. Le fasce meno istruite sono quelle più fragili e soggette a disoccupazione oltreché a emarginazione sociale e culturale. Se il sistema di istruzione continua a produrre una dispersione scolastica tra le più alte in Europa, e se il sistema non è capace di ridurre la povertà educativa che coinvolge più di un milione di bambine e bambini, mi domando, cosa si aspetta ad agire  per assumere decisioni serie? Abbiamo bisogno di una nuova task force o piuttosto di una “decisione”. Per non parlare della qualità del sistema universitario che ha sì tante eccellenze, ma non sufficienti ad alzare la qualità media e il tono di tutto il settore. Domandiamoci come mai in Italia stanno nascendo come funghi le università telematiche, come mai non vi sia una formazione professionalizzante parallela a quella universitaria degna di questo nome. Domandiamoci come mai, salvo poche Regioni, l’offerta di servizi per l’infanzia sia tra quelle più basse in Europa.

Il secondo crocevia interconnesso con il primo è il mercato del lavoro, poco conosciuto ahimè da molti politici e decisori pubblici. I dati lo dicano senza timore di smentite: i Paesi che hanno i minori divari di genere (un tasso di occupazione femminile al pari di quella maschile) sono quelli più progrediti. Se una donna su tre è costretta a lasciare  il proprio lavoro dopo la nascita del primo figlio la questione che si pone è chiara davanti a noi, non ha bisogno di riflessioni e dibattiti ulteriori. Altro esempio,  se non viene praticata la parità  retributiva,  imprese e sindacati  dovrebbero far chiarezza ogniqualvolta rinnovano i  contratti senza attendere l’ennesimo decreto ministeriale. Perché la parità è iscritta nella Costituzione e andrebbe praticata nell’azione politica come  pure nella autonomia dei corpi intermedi (quante sono le presidenti di associazioni,  sindacati o rappresentanze di vario gente?). Non da ultimo: occorre  ridurre a zero il cuneo fiscale per l’assunzione dei giovani, promuovere la formazione permanente, l’apprendistato duale, l’alternanza  scuola lavoro,  Garanzia Giovani, i centri per l’impiego radicalmente riformati.….

Potrei proseguire.. Mi preme ribadire che di analisi e approfondimenti ne abbiamo fatti tanti. Questo è il tempo di decidere, e per ritornare alla triade cara alla mia generazione vedere-giudicare- agire, ecco,  mi pare sia giunto il tempo (… che non fa sconti) di agire, con saggezza e prudenza,  certo, ma con quella determinazione  attesa da tutti noi.