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Tre riflessioni sull’emergenza

(di Edoardo Patriarca) Cari amici,

le crisi, sanitaria, umana, sociale, economica, che attraversiamo ci interpellano e provocano due possibili reazioni: il chiudersi a riccio o l’affrontare a viso aperto l’emergenza. I provvedimenti del Governo intervengono sulle criticità sanitaria e  economica  e vi comunico che come ANLA abbiamo avanzato all’Esecutivo una precisa richiesta, ripresa dalle agenzie stampa come potete leggere cliccando qui, in cui chiediamo di anticipare da parte dello Stato il pagamento del 5×1000 per ridare fiato a tutto il Terzo Settore. Le  crisi però portano con sé anche più opportunità per riguadagnare quelle dimensioni che abbiamo trascurato e quindi condivido con voi tre riflessioni.

Il presidente nazionale Edoardo Patriarca

Il presidente nazionale Edoardo Patriarca

Anzitutto il valore delle persone anziane, delle nonne e dei nonni. Sono le persone più fragili, quelle più aggredibili dal coronavirus e dalle malattie infettive. Eppure i nonni e le nonne, con  attenzione e premura e nel rispetto delle regole indicate dalle autorità,  stanno svolgendo il compito di sempre.  La chiusura degli asili nido, delle scuole di ogni ciclo, hanno riproposto all’attenzione dei media il servizio  di cura e di presa in carico che essi svolgono nei confronti dei  propri nipoti. Le reti familiari e amicali vanno curate sempre, si costruiscono con amore e pazienza, sono luoghi nei quali si apprende il  dialogo tra le generazioni. Guardarsi negli occhi, ascoltare  storie che i nipoti mai hanno ascoltato, il prendersi cura, i gesti di cortesia e di reciprocità, il trapasso di saggezza e di sogni che ti possono essere solo donati e  trasmessi da chi la saggezza l’ha nel cuore: perché non provarci anche dopo la fine dell’emergenza?

La seconda riflessione ci spinge a riscoprire la  fragilità come costitutiva della vita tutta.  Il coronavirus ha isolato migliaia di persone anziane nelle loro case: l’abbandono colpisce il cuore, fa sentire la propria vita inutile, innesca patologie depressive. Su questo difficile crinale i volontari stanno compiendo  un lavoro  davvero straordinario rischiando anche la propria salute. Non sono sole le malattie che portano alla non autosufficienza,  ma la solitudine e l’isolamento sociale che oramai colpisce oltre il 70 per cento delle persone in età avanzata.  Occorre   investire  sulla risorsa anziana con politiche che sostengano l’invecchiamento attivo nella fase di uscita dal lavoro, sostenendo il volontariato degli anziani (sono più di un milione), i centri di aggregazione, il turismo sociale, la formazione permanente.

Infine, le famiglie: oggi sono architrave nella gestione dell’emergenza. Meritano più attenzione, risorse e  servizi per la cura dei figli  e delle persone anziane. Le esperienze di smart working messe in cantiere dalle aziende diventino strumento stabile per la conciliazione  tra vita familiare e vita lavorativa. I congedi parentali per la cura  dei propri figli, attivati in questo difficile momento,   assumano una dimensione finalmente ordinaria e non più emergenziale.

Proviamo a ricordarcene quando sarà tutto finito. Coraggio, #andratuttobene