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Webinar ANLA: incontro con S.E. Mons. Vincenzo Paglia

Giovedì 8 aprile si è svolto il secondo webinar del Ciclo di incontri “Generazione Pandemia, una storia da scrivere” organizzati da ANLA: S.E. Mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia accademia per la vita, presidente della Commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana, in dialogo con il presidente nazionale di ANLA Edoardo Patriarca. Numerosi i temi toccati, centrale il convincimento che far vivere la persona anziana nel suo ambiente di riferimento è non solo importante per il suo benessere ma è anche di giovamento a tutta la comunità e la constatazione che l’individualismo ha fatto perdere il senso della comunitas. Come ha sottolineato più volte mons. Paglia, “Noi o ci salviamo insieme o non ci salviamo”.. Si tratta di una sorta di “Progetto Italia” cone ha commentato il presidente Patriarca, che riguarda il futuro, le generazioni, la cura, la prossimità, il volersi un po’ più di bene.
Chi desidera rivedere l’incontro può farlo qui:

Salute e scuola, priorità

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) Due passaggi del discorso di mercoledì del Presidente Draghi in Parlamento meritano di essere ripresi da parte nostra.

La denuncia di quanto sta accadendo in alcune Regioni

“Per quanto riguarda la copertura vaccinale di coloro che hanno più di 80 anni, persistono purtroppo importanti differenze regionali che sono molto difficili da accettare. Mentre alcune regioni seguono le disposizione del ministro della salute, altri trascurano i loro anziani in favore di gruppi che vantano priorità, probabilmente in base a qualche loro forza contrattuale. Dobbiamo essere uniti”.

La Corte per parte sua ha ribadito che durante una emergenza nazionale sanitaria le decisioni finali spettano al Governo. Ciò nonostante le anomalie e le discrasie riscontrate in questo anno terribile mettono in luce le differenze che marcano le venti sanità regionali che vanno a discapito della popolazione più fragile, persone anziane e non solo. Una riflessione andrà posta con intelligenza, evitando inutili contrapposizioni o ideologie tardo novecentesche. Lo abbiamo ribadito anche noi di ANLA in questi lunghi mesi: la salute è un bene comune, la vita e la dignità delle persone sono inviolabili e vanno tutelate su tutto il territorio nazionale. Non può più valere il noto refrain secondo il quale in Italia, per vedere tutelati i propri diritti costituzionali (non solo la salute), conta dove nasci. Non è più tollerabile perché a pagare non è la popolazione benestante che può consentirsi le trasferte extra regionali in ospedali di altre regioni, ma le persone più fragili e povere che sono tante, più di quanto si possa immaginare.

Ci ha fatto piacere anche il richiamo alla scuola. 

“Se la situazione epidemiologica lo permette cominceremo a riaprire la  scuola in primis . Cominceremo a riaprire almeno le scuole primarie e la scuola dell’infanzia, anche nelle zone rosse, allo scadere delle attuali restrizioni, ovvero speriamo – sottolineo che è una speranza – di poterlo fare subito dopo Pasqua”.

Classroom

Quante volte lo abbiamo scritto e comunicato che la nostra Associazione, composta in gran parte da adulti anziani-adolescenti, ha a cuore i bambini e le bambine: è nel rapporto intergenerazionale che si gioca il futuro di una comunità. Non vogliamo apparire la generazione dei diritti acquisiti, e contrastiamo lo scontro spesso raccontato dai media tra generazioni. E dunque, presidente Draghi, sì riapriamo le scuole per l’infanzia e le scuole primarie, proviamoci per davvero. La scuola non è solo apprendimento, è scuola di vita, socialità, relazioni vive con gli adulti, uno spazio di libertà. Liberiamo così le famiglie, soprattutto le mamme, da un compito improbabile: il dover contemporaneamente lavorare a casa e al contempo  accudire e seguire i propri figli. La Salute, la tutela dei più fragili, come il diritto allo studio sono entrambi valori irrinunciabili.

18 marzo, primo anniversario

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) Ieri abbiamo ricordato i 160 anni dell’unità d’Italia, oggi e per i prossimi anni, il 18 marzo ricorderemo le centomila e più vittime provocate dalla pandemia. È stata decimata un’intera generazione di persone per lo più anziane, come abbiamo scritto più volte, depositarie della memoria del Paese, la generazione artefice della ricostruzione e del miracolo economico degli anni ’60. Non vorrei essere pessimista, ma noi italiani siamo facili all’entusiasmo e altrettanto alla dimenticanza, liquidiamo con una certa rapidità emozioni e buoni propositi, ricadiamo alla prima occasione nelle nostre furbizie italiche come il  saltare la fila durante la  campagna vaccinale… Da non crederci!

Ricorderemo le persone decedute, ANLA sarà pronta all’appuntamento 2022.

La memoria va onorata  non solo con un rito ben preparato, curato nella sua bellezza e intensità; va amata coltivando i pensieri al futuro che essa racchiude e porta con sé, carica di quel  passaggio così cruento che si vuole ricordare. Lo hanno scritto in tanti in questo anno quaresimale:  la sofferenza e il dolore, l’emergenza economica e sociale,  talvolta la rabbia e il risentimento, hanno svelato  le verità su noi stessi e sulle nostre comunità,  le  fragilità delle politiche praticate in questi decenni che non hanno affrontato i nodi che andavano sciolti per rendere praticato e vissuto quell’articolo 3 della nostra Costituzione, a noi tutti molto caro, che impone alla Repubblica  la rimozione degli ostacoli per un’autentica uguaglianza tra i cittadini.

La memoria delle centomila vittime dovrà rammentare a noi tutti che la prima uguaglianza da garantire è il diritto all’istruzione e alla formazione delle giovani generazioni. Questo diritto non può essere consegnato alla mercé di una pandemia o emergenza; gli asili nido, le scuole materne e di ogni grado vanno ripensate in qualità e solidità, un sistema resiliente che non chiude mai. Occorreranno più risorse, personale formato alle nuove sfide pedagogiche, patti educativi che coinvolgano tutte le realtà di un territorio.

La memoria ci ricorderà che il principio di uguaglianza si fonda sul diritto alla vita, alla vita buona, in salute per quanto possibile. I tagli alla sanità, i divari territoriali, l’ospedalizzazione e l’abbandono dei presidi territoriali hanno tragicamente evidenziato le falle di un sistema sanitario che pensavamo il più bello del mondo.

La memoria ci riproporrà   la riforma delle nostre istituzioni troppo farraginose, una architettura confusa nei rapporti tra stato centrale e regioni, tra governo e parlamento, tra elettori ed eletti.  In questo anno di pandemia più che a una orchestra di suoni, come avremmo desiderato, abbiamo assistito ad una cacofonia insopportabile e stonata. Garantire l’uguaglianza dei cittadini è costruire una democrazia partecipata e informata.

Non da ultimo la memoria riscalderà i nostri cuori rinnovando la nostra promessa ai “doveri di solidarietà” senza i quali non vi sono   diritti garantiti e esigibili.

Una Repubblica fondata sui diritti, una Repubblica fondata sui doveri di cittadinanza.

Pandemia, anno uno

(di Edoardo Patriarca presidente nazionale ANLA) Un anno fa il paese veniva sottratto alla sua vita con il sopraggiungere della pandemia, inizialmente sottovalutata nonostante gli avvisi dei virologi più avveduti. Gli hashtag #andratuttobene #Milanononsiferma, i balconi con il tricolore, l’inno nazionale spopolavano tra i social. Era il Paese della resilienza e della solidarietà. Nel breve tempo la pandemia si è impossessata della nostra vita, ci ha costretto ad una quaresima civile di mesi, ci siamo scoperti soli e malati di solitudine, un’astinenza dalle relazioni che si è fatta giorno dopo giorno più pesante e difficile da sopportare. Pure la nostra fisicità, le nostre mani, l’abbracciarci  hanno subito limitazioni penose, abbiamo inventato una gestualità a gomitate sgraziate e burattinesche, niente a che vedere con le strette di mano, il bacio sulle guance, l’abbraccio a due mani.

La politica non è stata sempre all’altezza: due governi in un anno  nella più grave crisi del dopoguerra a conferma della sua fragilità oramai strutturale, e con un ceto politico in parte lontano e distante dai bisogni delle persone. Noi di ANLA continuiamo a credere nella politica, nella buona politica, un servizio immensamente importante per costruire una società più fraterna e attenta al bene comune. La nostra associazione ha reagito rafforzando la comunicazione interna, la rivista e le newsletter settimanali, sostenendo le numerose  attività  solidali dei gruppi ANLA che hanno continuato ad operare pur nel rispetto delle norme di sicurezza. La Summer School di Castel Gandolfo è stata testimonianza di questa chiamata alla responsabilità e alla vita, al desiderio di esserci, all’amore per le “parole belle”.

È passato un anno: ci apprestiamo a vivere un’altra Pasqua in formato ridotto, abbiamo raggiunta la cifra inimmaginabile di  100 mila vittime, la  generazione della memoria e dei valori che hanno reso grande questo Paese ci ha lasciato, spesso in solitudine.  Una strage pari a quella provocata dalla prima guerra mondiale; non pensavamo  potesse accadere illusi da una “sanità la più bella del mondo” , certi che la scienza e le tecnologie mai avrebbero consentito un epilogo così drammatico. Il pensiero unico nel quale siamo vissuti ci aveva convinto che controllavamo tutto, che possedevamo  il Pianeta e lo potevamo governare. Un virus, piccolo e assassino, ha fatto crollare le nostre certezze arroganti.

Nelle newsletter  abbiamo scritto che questo anno non va dimenticato:  ci aiuterà a ripensare il Paese, a rigeneralo su prospettive più giuste e sostenibili. A questo auspicio occorre però dare gambe e alla retorica del “non sarà più come prima” affianchiamo il nostro impegno di adulti responsabili, che guardano lontano e sanno vigilare. La storia ci insegna a non dare nulla per scontato: dopo la pandemia della spagnola il “non sarà più come prima” si tramutò in una guerra mondiale, la inutile strage come la definì Papa Benedetto XV. Non sono in vista guerre mondiali grazie a Dio, ma non vogliamo un  mondo trafitto dalle ingiustizie e dalle mille guerre. La visita coraggiosa di Papa Francesco (un anziano adolescente di 83anni) ci insegna che si può sperare e che i sogni appartengono anche a noi.

 

Salute, diritto fondamentale

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) I giornali di alcuni giorni fa hanno fatto circolare la bozza del piano pandemico per gli anni 2021/23, un documento assolutamente necessario e indispensabile per superare questa epidemia e per prepararci  ad un’altra eventuale emergenza sanitaria. Un passaggio del testo ha lasciato tutti sconcertati:  “i medici curino prima chi può salvarsi”. Una dichiarazione inaccettabile da un punto di vista etico e anticostituzionale. Il Ministero si è  affrettato a dichiarare che si trattava solo di una bozza. Ma gli interrogativi si affollano: come può un dirigente ministeriale, o comunque l’estensore della bozza solo immaginare uno scenario di questo tipo?

L’articolo 32 della Costituzione recita : “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.”

La salute è un fondamentale diritto dell’individuo, sta qui il cuore della dichiarazione. Non  si tratta di giovani o anziani, di dare precedenze o salvaguardare particolari settori della popolazione. È un diritto fondamentale perché attorno alla tutela della salute si cela un caposaldo della nostra cultura umanistica, il diritto inviolabile alla  vita di ogni persona. La pandemia ha rivelato le fragilità del nostro sistema sanitario troppo frettolosamente evocato come il “migliore del mondo”. I tagli di questi decenni, il pregiudizio economicistico  secondo il quale   sanità e salute siano  da annoverare nel capitolo sprechi  e ruberie di vario tipo  ha fatto il resto. Si tratta ora di ricostruire una sanità più a misura di persone, soprattutto di quelle più fragili e bisognose di cure. Prevenzione, medicina territoriale, telemedicina, ammodernamento dei dispositivi tecnologici e delle strutture ospedaliere sono i capitoli da approntare con progetti concreti e fattibili. Senza sprechi, con lo sguardo lungo. E va da sé che un piano pandemico non possa che prevedere la tutela della salute e della vita di tutte le persone che risiedono nel nostro paese.

La nostra Associazione in questi mesi non si è tirata indietro, quando è stato necessario abbiamo espresso le nostre critiche e osservazioni con responsabilità e rispetto delle istituzioni. Abbiamo voluto richiamare    la   “stagione  della libertà” che vivono in particolare  le persone anziane e i  bambini, due fasce di popolazione che hanno pagato pesantemente le conseguenze della pandemia. E riaffermare il diritto al  “ tempo della libertà” per entrambi, in questi mesi  costretti nelle mure  di casa, impauriti, spesso in solitudine.

Lo ribadiamo senza alcun indugio: invitiamo  i nostri aderenti a rispettare le indicazioni delle autorità, alla prudenza, a contrastare i  “populismi negazionisti” che non fanno parte del DNA associativo, siamo fiduciosi nella scienza e nella conoscenza, condanniamo l’ ignoranza manipolata, amiamo la cultura che costruisce legami e non si affida alla paura.   Rispettiamo le regole ma non rinunciamo a dire la nostra.

Si giunga al più presto ad una vaccinazione per tutti. E ricominci la vita e il tempo della libertà  responsabile. Noi siamo pronti.

Comunicato Stampa – Festa del Lavoro 2020: abbiamo bisogno di tornare a lavorare

Il presidente nazionale Edoardo Patriarca: “Nella Festa del Lavoro abbiamo sempre ricordato i neo insigniti della Stella al Merito del Lavoro al cui accertamento dei titoli di benemerenza concorriamo per legge anche noi di ANLA: anche quest’anno li festeggeremo. Oggi nel dire grazie a tutti coloro che in questi giorni non si sono mai fermati perché la nostra Italia continuasse anche in epoca di lockdown, voglio ricordare e ringraziare tutti quei lavoratori del mondo della Sanità, a cui molti di noi devono la vita, e che stanno lottando per fermare la pandemia”.

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca

 Quest’anno il nostro Paese celebra la Festa del Lavoro con maggior attenzione perché il lavoro dà dignità, definisce la persona umana all’interno della società ma soprattutto dà di che vivere e, nell’ambito dell’attuale pandemia, un’inaspettata crisi economica sta minando la nostra stabilità. Il presidente nazionale di ANLA Edoardo Patriarca interviene sul tema del lavoro sottolineando che non basta più limitarsi a ricordare il mandato costituzionale di una Repubblica che si vuole fondata sul lavoro, o a citare i testi della dottrina sociale della Chiesa: occorre metterli in pratica, oggi più che mai. Ricordando che ogni anno il presidente nazionale di ANLA interviene alla Festa del Lavoro al Quirinale, il presidente Patriarca sottolinea alcuni concetti che l’isolamento forzato della pandemia ha suggerito: “Il primo pensiero che avremmo detto al Presidente della Repubblica è che abbiamo bisogno di tornare a lavorare. Non è solo una questione economica, perché senza lavoro non vi è vita sociale: non si può vivere senza fare niente o immaginare la vita come una lunga vacanza sempre che sia sostenibile economicamente. Questo vale anche per i lavoratori meritatamente in pensione: hanno bisogno di essere cittadini attivi e impegnati, hanno bisogno, in sicurezza, della famiglia a cui dare una mano, le famiglie hanno bisogno di loro”. Il presidente Patriarca sottolinea l’urgente necessità di legalità: “Abbiamo finalmente tutti capito che il lavoro nero, sommerso, irregolare è inammissibile per un sistema economico che voglia costruire più comunità e più amicizia. Di fronte alle difficoltà questi lavoratori sono indispensabili: lo sanno le famiglie, i settori dell’agricoltura, dei servizi. Non sappiamo come intercettarli, sono invisibili e neppure riusciamo ad aiutarli. La ripartenza nel mercato del lavoro dovrà essere vera e giusta, basta con le baraccopoli, i caporalati, le intermediazioni delle mafie”. Altro tema di riflessione del presidente Patriarca è la relazione clientelare: “Abbiamo capito che il sussidio, il bonus, sono a volte utili ma solo il lavoro che dà futuro se retribuito in maniera onesta e giusta può salvare le persone. I nostri giovani non vogliono sussidi, vogliono lavorare! I nostri giovani non vogliono emigrare né tanto meno appartenere alla categoria dei working poor”. Il presidente Patriarca guarda anche al mondo delle imprese dove ribadisce che welfare sociale e aziendale devono essere integrati: “Abbiamo compreso che non esiste solo una organizzazione aziendale sul modello fordista, o una scala gerarchica rigida, o orari fissi e indiscutibili, ma che si può lavorare diversamente, in smart working e non solo, con orari più flessibili, più attenti ai tempi delle famiglie. La cooperazione e la condivisione in azienda sono strategiche per conquistare produttività e più qualità nella produzione di beni e servizi. Abbiamo riscoperto il ruolo originario, fondativo, delle imprese: esse non sono unicamente fonte di profitto ma sono presenze significative nei territori, soggetti anche “politici” nel senso di costruttori di comunità e bene comune. Abbiamo riscoperto la concertazione, che non è mercimonio di basso profilo o scambio utilitaristico di interessi, ma è trovare una via condivisa con ruoli definiti. L’innovazione tecnologica, le reti digitali, la sostenibilità ambientale, il welfare aziendale, la presenza sui territori non rubano lavoro ma lo rendono al contrario più umano e dunque più produttivo”. Il presidente Patriarca conclude le sue considerazioni con un auspicio: “Nella Festa del Lavoro abbiamo sempre ricordato i neo insigniti della Stella al Merito del Lavoro al cui accertamento dei titoli di benemerenza concorriamo per legge anche noi di ANLA: anche quest’anno li festeggeremo. Oggi nel dire grazie a tutti coloro che in questi giorni non si sono mai fermati perché la nostra Italia continuasse anche in epoca di lockdown, voglio ricordare e ringraziare tutti quei lavoratori del mondo della Sanità, a cui molti di noi devono la vita, e che stanno lottando per fermare la pandemia: buona Festa del Lavoro, con l’augurio cioè di un lavoro vero, giusto, sicuro per tutti”.

Lavoro

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) La parola che vi propongo oggi è lavoro

Nella nostra Costituzione  la parola riecheggia  13 volte. Il principio lavoristico  declamato nell’art.1,  assieme a quello solidaristico e democratico,  mette al centro la persona e la sua dignità. Il cuore del lavoro è la persona, rifugge la sola dimensione contrattualistica (occupazione e retribuzione),  è di più, è anche  un atto creativo, un fare bene ciò che ti è stato affidato. Papa Francesco  in linea   con il dettato costituzionale, e va da sé con la dottrina sociale della Chiesa,   descrive  il  “lavoro  degno” con quattro aggettivi: libero, creativo, partecipativo e solidale. Risuonano    nella  Costituzione in forma diversa:  “Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società” (art.4).

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca

Ora la pandemia ci ha posto di fronte ad un passaggio inaspettato e tragico,  una discontinuità dirompente pari a quella provocata da una guerra. Ne siamo consapevoli, lo sentiamo sulla nostra pelle,  lascerà tracce profonde e durature. Abiteremo diversamente il tempo che ci è dato di vivere: il declino, la povertà, la decrescita infelice saranno un destino inevitabile?   O l’opportunità per ripensare modelli organizzativi, e  archiviare la   scansione   spazio/tempo – grigia e inossidabile  da un secolo- ereditata dalla  prima rivoluzione industriale?    Perché non innescare  un processo di cambiamento,  un nuovo umanesimo, un Rinascimento nel modo di produrre e di lavorare? Le dichiarazioni “visionarie”  della  Costituzione, molte ancora da attuare, forse troveranno nuova linfa. Una premessa va fatta. Se riflettiamo sul  lavoro degno non possiamo non  denunciare quello indegno: quello dei lavoratori irregolari, in nero (si parla di quasi 4 milioni di persone),  coinvolti soprattutto  nei servizi  alla persona, in agricoltura, edilizia, trasporti, ristorazione, turismo, commercio…e i working poor , i lavoratori sottopagati che pur lavorando vivono nella miseria e nella povertà, senza orari . “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità  e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.  Ancora una volta c’è lo ricorda la Costituzione nell’ art.36).

Detto ciò, un primo abbozzo di riflessione.
In queste settimane sono state scritte parole per lo più sconosciute ai più: home working, lavoro agile, smart working, telelavoro… Hanno significati diversi, modelli contrattuali e regole differenti, ma   tutti hanno un unico denominatore: il lavoro si svolge in luoghi altri da quello aziendale ( generalmente a casa ) e in orari diversi dall’orario canonico.Stiamo vivendo queste esperienze per emergenza, costretti dalla pandemia. Possiamo trarne qualche insegnamento? E se proponessero in filigrana un nuovo paradigma, una sorta     di sgretolamento degli spazi e  dei tempi canonici, la  smaterializzazione del prodotto resa possibile dalla evoluzione delle tecnologie digitali?
Ma quali sono le condizioni perché lo smart working funzioni per davvero? Non funziona, è certo, se vige il modello fordista, il controllo a vista, la mentalità gerarchica  e burocratica in azienda. Funziona se si avviano   processi partecipativi che premiano la collaborazione e la cooperazione , la fiducia e la responsabilità, l’autorealizzazione e la messa a frutto dei propri talenti, il senso  di appartenenza e la programmazione  per obiettivi. Ma questi indicatori necessari per il lavoro agile non sono altrettanto generativi per tutte le tipologie di lavoro? Se già ora provassimo a vivere il cambiamento    rafforzando le piattaforme digitali, la banda larga, la formazione  dei dipendenti, il sostegno alle imprese che ci vogliono provare, avremo  sperimentato  nuovi modi per sostenere la conciliazione tra vita lavorativa e  vita familiare; daremo la possibilità  a molti giovani di poter abitare   nei territori cosiddetti periferici   (penso alle aree montane),  apriremo nuovi moduli  formativi per valorizzare i talenti di ognuno e avremo imprese più efficienti e produttive.

#andratuttobene

(di Antonello Sacchi) Stiamo in casa. Non è un consiglio, è un obbligo, per la nostra salute e per la salute del nostro prossimo. Questo non significa che fra le pareti domestiche ci si debba lasciare andare, tutt’altro: la tecnologia ci offre la possibilità di effettuare un gran numero di attività, dalla lettura al lavoro, telelavoro o smart working che sia. Ora siamo costretti per necessità a modificare le nostre abitudini lavorative  ma cerchiamo di farne tesoro per quando supereremo questa difficile situazione.

Come ANLA, lo avete letto la settimana scorsa, abbiamo rinviato al prossimo 19 maggio il Convegno che terremo a Milano sul tema “Anni ’20. Pensione e Welfare, cosa resterà?” originariamente previsto in questi giorni, stiamo lavorando al prossimo numero di Esperienza che cercheremo di far uscire prima di Pasqua, stiamo lavorando già sui prossimi appuntamenti, in primis la Summer School di ANLA che quest’anno si terrà a Castel Gandolfo (Roma) dal 25 al 27 settembre.

#restiamoincasa dunque cercando di far tesoro di alcune suggestioni che qua e là si palesano. Questa pandemia può segnare una differenza fra un prima e un dopo, mi riferisco alla diffusione del virus, spingendoci a dare una personalissima risposta alla domanda su cosa sia superfluo e cosa sia essenziale nella nostra vita. Vedremo tutto con occhi nuovi, una volta finita la pandemia, e torneremo a interrogarci sul senso delle cose proprio perché maggiormente consapevoli del nostro limite, cosa che avevamo un po’ perso.

#restiamoincasa e dedichiamo più spazio alla famiglia, ai nostri cari, alla lettura:  la tecnologia può aiutarci con le video chiamate per vedere i nostri cari che non abitano con noi e se vogliamo leggere un buon libro, le edizioni e-book sono ormai talmente diffuse che con un click è possibile avere sul proprio smartphone o pc o Mac il libro desiderato.

lIbri e e-book

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Insomma, guardiamo avanti, cerchiamo di non restare tutto il giorno davanti alla tv ma abituiamoci a sentire le informazioni su canali istituzionali e a intervalli, per restare informati in maniera sobria e corretta – sulla comunicazione di questi giorni tornerò più avanti – per sapere esattamente cosa fare e cosa accade. Cerchiamo di mantenere la calma, di seguire in maniera rigorosa le indicazioni che ci verranno date dalle Autorità e così facendo, ma facendolo sul serio a cominciare dallo stare tutti a casa, #andratuttobene