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Festa del Lavoro 2021, intervento del presidente ANLA Edoardo Patriarca

Il video dell’intervento del presidente nazionale di ANLA prof. Edoardo Patriarca durante la celebrazione della Festa del Lavoro 2021 al Quirinale al cospetto del Capo dello Stato. Si ringrazia l’ Ufficio per la Stampa e la Comunicazione del Presidente della Repubblica Settore Video per le immagini gentilmente concesse.

 

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Festa del lavoro 2021, intervento del presidente Edoardo Patriarca

Signor Presidente, le siamo grati per questo incontro in presenza, in presenza almeno per noi relatori, un modo per esprimere il desiderio di tanti   di riprendere, pur con le dovute cautele, una vita meno isolata e impaurita. Un desiderio che trova la sua radice di senso oggi nella celebrazione della Festa  del Lavoro,  una giornata  “repubblicana”  a me piace dire perché essa  richiama a tutti noi il primo articolo della  Costituzione.

Signor Presidente, signor Ministro, signori Presidenti dei Maestri del Lavoro e dei Cavalieri del Lavoro, la pandemia l’anno scorso ci ha impedito di celebrare coralmente la Festa del Lavoro: questo tempo sospeso ha lasciato un solco di dolore in tutti noi.

Il presidente Edoardo Patriarca durante il suo intervento alla Festa del lavoro 2021

Il presidente Edoardo Patriarca durante il suo intervento alla Festa del lavoro 2021. Fonte: Presidenza della Repubblica

 

Come Presidente dell’Associazione Nazionale Lavoratori Anziani, A.N.L.A.,  non posso non  ricordare le persone anziane che ci hanno lasciato, una generazione che ha servito il Paese con dedizione e passione civile, una generazione che ha contribuito a generare  un’economia  tra le più prospere in Europa. Tuttavia tradiremmo la loro memoria se non guardassimo avanti, se non accompagnassimo il cammino di ripresa che vedrà protagoniste soprattutto le giovani generazioni.

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Il Piano nazionale di ripresa e resilienza

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA)  “In questo Piano c’è in gioco il destino del Paese, la sua credibilità e reputazione come fondatore dell’Unione Europea”. Mario Draghi è intervenuto alle Camere per presentare il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) approvato sabato scorso dopo un lungo Consiglio dei Ministri, e dopo un confronto piuttosto travagliato  con la Commissione europea. Proviamo a spiegare in poco spazio in che cosa consiste il Piano  e perché rappresenta un passaggio decisivo per il futuro del paese.

Anzitutto le cifre stanziate. Parliamo di 248 miliardi sommando i 191,5 miliardi messi a disposizione della Ue, gli ulteriori 26 messi per  la realizzazione di opere specifiche e stanziati entro il 2032 e i 30 già annunciati nei giorni scorsi di risorse nazionali tutte in deficit.  Fuori dal computo le somme del programma React Eu, per altri 13 miliardi ancora.

L’obiettivo generale possiamo riassumerlo  in due obiettivi: riparare i danni economici e sociali provocati dalla crisi pandemica, e finanziare le riforme che da decenni bloccano lo sviluppo del Paese. 6 le missioni del Piano, 39 gli assi di intervento,137 i progetti, 7 le riforme.

Vediamo brevemente le missioni: digitalizzazione per 49,2 miliardi (banda larga in tutta Italia, nuove tecnologie, pubblica amministrazione in cloud); rivoluzione verde 68,6 mld (riciclo, bus e treni locali, ristrutturazione degli edifici, sostegno alla filiera dell’idrogeno, efficientamento della rete idrica); mobilità sostenibile  31,4 mld (treni ad alta velocità, potenziamento delle linee ferroviarie regionali, ammodernamento del sistema portuale, digitalizzazione della catena logistica… ); istruzione  e ricerca  31,9 mld (asili nidi e scuole materne, risanamento edifici scolastici, riforma di orientamento, programmi di dottorato…); inclusione e coesione 22,4 mld (formazione al lavoro, politiche attive, centri per l’impiego, fondo impresa donna, interventi per i più fragili, zone economiche speciali e periferie…); salute 18,5 mld (assistenza territorio, assistenza a casa, telemedicina, attrezzature ospedaliere, fascicolo sanitario elettronico…).

Siamo solo all’inizio, passato il vaglio parlamentare, il Consiglio dei Ministri  dovrà reintervenire sul testo entro il 30 aprile, recependo eventuali indicazioni operative contenute nelle risoluzioni approvate in Parlamento. Poi inizierà  era un vero e proprio tour de force: da maggio a fine anno dovrà  produrre 11 provvedimenti legislativi, tra decreti, riforme e deleghe.

Il primo appuntamento è quello con il decreto semplificazioni che il governo si è impegnato ad adottare entro la prima settimana di maggio, a seguire quello sulla governance e per il reclutamento nella pubblica amministrazione. Poi la sfida immensamente complicata  per la riforma della  giustizia, la legge delega sul fisco, a seguire quella su ambiente e appalti.

Non sarà una passeggiata, ora inizia il tempo della operatività  e sappiamo bene che su questo il nostro paese ha mostrato da decenni le sue fragilità: ritardi, inefficienze, miopi visioni, burocrazia, sprechi e  corruzione. Non ce lo possiamo più concedere, sprecare queste risorse così straordinarie significherebbe consegnare  alle prossime generazioni un paese irreversibilmente in declino , impoverito e senza speranza.

 

 

Volontariato d’Impresa

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) Martedì scorso la Fondazione Sodalitas, emanazione di Assolombarda, ha presentato la  terza edizione della ricerca  “Volontariato di impresa: la partecipazione attiva dei dipendenti”, pensata per mappare e raccontate i programmi di Volontariato di  una ventina di aziende   impegnate a sostenere   progetti sociali sui territori.   L’inserto” Buone Notizie”  del Corriere della Sera ne ha dato un’ampia anticipazione.

Il quadro che ne risulta apre una prospettiva di grande interesse per i gruppi aziendali della nostra associazione. Esperienze che ancora non si possono dire diffuse ad ampio raggio, ciò nonostante  coloro che vi hanno partecipato la considerino un’opportunità di crescita  personale e del gruppo di lavoro a cui appartengono. Questa indagine si è dedicata in particolari ai dipendenti di diciassette imprese:  Coca-Cola Italia, Enel, Eni, Falck, Italgas, Poste  italiane, Snam….per citarne alcune.  Sono 2831 i dipendenti interpellati, di  questi una metà circa hanno dichiarato di aver avuto esperienze di volontariato. Ecco alcuni risultati più in dettaglio: il 52% afferma di aver partecipato 1 sola volta, il 17% solo 2 volte, quote minori 4- 5 volte, mentre una   quota del 9% dichiara di aver fatto volontariato più di 6 volte. Nello specifico si tratta di persone già particolarmente  orientate al volontariato con esperienze pregresse e continuative. Quali sono le attività svolte dai lavoratori volontari? In gran parte attività pratiche come la preparazione di pacchi, raccolta di prodotti e servizio  pasti,  attività di formazione e consulenza. Gli enti con cui i volontari dipendenti hanno collaborato si occupano in prevalenza di ambiente, famiglie in difficoltà, poveri, persone disabili…

Perché  le aziende  favoriscono queste esperienze? Dalla indagine emergono due motivazioni: una  verso  l’esterno rivolta al miglioramento della reputazione aziendale, alla costruzione di migliori relazioni con le comunità locali e la creazione di valore sociale. La seconda  interna,  volta a rafforzare lo spirito di squadra, a sviluppare il senso di responsabilità sociale e creare una sintonia valoriale con l’azienda,  e una condivisione di esperienze con i colleghi che va oltre l’attività lavorativa cosicché  anche in azienda si possa  vivere uno spirito di amicizia. Quali sono le frontiere da percorrere e da esplorare nel rapporto tra impresa, lavoratori e Terzo Settore?

 

La riforma del Terzo Settore ha rilanciato la coprogettazione  e co-programmazione con gli enti locali. Perché non applicare le medesime modalità nel rapporto  con imprese e lavoratori? Dall’indagine si evince che molti vorrebbero approfondire  il progetto a cui partecipano seppur non con continuità, incontrare i beneficiari, capire  l’impatto sociale che genera,  sapere tutto dell’associazione. Ci pare una frontiera da percorrere. Concludo con la dichiarazione di Enrico Falk presidente di Fondazione Sodalitas: ”Il Volontariato d’Impresa è evoluto in pochi anni da semplice ‘nice to have’ a elemento portante dell’impegno aziendale per la generazione di valore sociale. Crediamo che oggi i tempi siano maturi per un ulteriore e importante salto di qualità. Il Volontariato d’Impresa può assumere infatti un ruolo centrale nel contribuire ad attuare compiutamente il modello della cosiddetta ‘Stakeholder Economy’. Sempre più imprese considerano l’attenzione alla comunità non più una questione di filantropia e generico impegno sociale, ma un elemento fondamentale della propria strategia di sviluppo e far crescere il Volontariato d’Impresa rappresenta un tassello importante di questa sfida”.

 

 

Antony e Filippo

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA)  Questa settimana vorrei commentare due eventi che hanno coinvolto due persone anziane piuttosto note:  la cittadinanza onoraria che  il comune di Sciacca ha consegnato  ad Antony Fauci,  e la morte del Principe Filippo.

“Sono  emozionato, onorato e profondamente commosso  nell’accettare le chiavi di Sciacca in nome dei miei nonni paterni Antonino  e Calogera Fauci. Entrambi sono nati a Sciacca, dove la famiglia di mio nonno gestiva un centro termale. All’inizio del ventesimo secolo, loro e i miei nonni materni emigrarono a New York in via Ellis Island, ed è così che sono nato e poi vissuto a Brooklyn. Nella mia esperienza molti immigrati Italo americani erano imbevuti dello spirito di gratitudine trasmesso dai nonni ai genitori e ai nipoti. Questo spirito era l’amore per il nuovo Paese, l’America,  e il desiderio di restituirgli qualcosa. E da mio padre è arrivato a me”.

È uno stralcio della lettera di Fauci pubblicata sul Corriere della Sera alcuni giorni fa, la testimonianza di intere generazioni di italiani  che hanno lasciato l’Italia per motivi economici e    onorato i paesi nei quali sono emigrati. Storie anche di tribolazioni e di emarginazione: come non ricordare le cronache dei primi anni del secolo scorso  dei giornali americani sugli “italiani sporchi e tutti mafiosi”. Fauci ha fatto memoria, gliene siamo grati, ci rammenta che siamo  un popolo di migranti,  ancora oggi con i centomila e più  ragazzi che hanno lasciato il Paese  in questi ultimi anni, a volte per la fatica a trovare un lavoro degno, a volte per scelta. Porto nel cuore la testimonianza di una giovane italiana che  abita da anni a Toronto: “Torneresti in Italia?” gli ho chiesto;  “ Per ora no, sto bene, mi sono inserita dopo anni di fatica, i canadesi stanno molto sulle loro; però  se posso fare qualcosa da qui  per la mia Patria, sono  a disposizione”.

“Voglio morire a casa” è stata l’ultima richiesta del  Principe Filippo  a sua moglie, la Regina Elisabetta irremovibile garante di questo desiderio.  Ho letto la bella riflessione di Mario Giro sul quotidiano “Domani” di alcuni giorni fa, la  riprendo e la faccio mia. Filippo ha espresso un desiderio caro a tutti noi:  morire a casa!, non in un ospedale,  intubati e soli, seppur  aiutati da infermieri generosi. Tempo  fa  si moriva prima  e a casa, la morte era un passaggio condiviso in famiglia, con figli e nipoti. I progressi della scienza e della medicina hanno allungato i tempi di vita, una benedizione per le nostre generazioni, ma  si è “allontanata” la morte,  è   stata rimossa, esiliata negli ospedali o nelle case di cura. Non ne parliamo volentieri, evitiamo le  situazioni  che ce la rammentano: le fragilità che troviamo in noi stessi, le  malattie croniche, le menomazioni, le piccole disabilità che si affacciano con l’avanzare dell’età . Abbiamo sposato il paradigma  efficientistico secondo il quale   l’unica vita degna è quella autosufficiente e in buona salute, le altre vite hanno  meno  valore tanto che  si riparla di una legge sulla eutanasia. Argomento complesso indubbiamente,  ma che nasconde  una cultura nichilista, di solitudine e  abbandono, e individualistica tanto pervasiva  da chiedere allo Stato  la tutela di un diritto ( per me inesistente) alla morte.  La pandemia con  ferocia ci ha fatto vivere questa realtà del “ morire da soli”: neppure una carezza, un bacio, un funerale per ricordarli nei nostri cuori. “Morire a casa”, stare a casa   per quanto possibile , fino a quando non giungerà la partenza:  è  un tema non solo morale ma che tocca la politica tutta e il welfare della prossimità. In questi anni abbiamo combattuto contro le reclusioni  imposte ai più fragili: ai bambini abbandonati mai più orfanotrofi, ai malati di mente mai più  ospedali  psichiatrici, alle persone disabili mai più  strutture segreganti …

Ecco, che non accada   agli anziani non più autosufficienti,  come ci ha ricordato Mons. Paglia nell’ultimo webinar.

Formazione e lavoro

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) Abbiamo celebrato la Pasqua come cifra della speranza in cammino che noi di ANLA sentiamo da sempre  appello e chiamata all’impegno. In occasione dell’insediamento del nuovo Governo abbiamo pubblicato una lettera aperta al Presidente Draghi con alcune proposte di programma.  Ci permettiamo di riprenderle per  manifestare alcune preoccupazioni su un punto  che sentiamo dirimente e che riguarda il futuro dei giovani, i nostri figli e nipoti. Formazione e lavoro sono i passaggi cruciali che vanno affrontati se vogliamo uscire da questa profonda crisi.

Non vogliamo partecipare alle tifoserie sconclusionate dell’“apertura sì / apertura no”. Sono i dati sperabilmente attendibili che ci indicano la via da intraprendere, una via comunque faticosa e tribolata.  Detto ciò annotiamo con rammarico che non tutte le scuole hanno riaperto: il  Ministero sta forse approntando un piano solido per programmare aperture che  durino nel tempo tali da non essere sconfitte alla pur minima ripresa dei contagi? Non solo, avremmo voluto leggere nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, tra le sei previste, una missione dedicata esclusivamente alle nuove generazioni che stanno pagando il prezzo più alto: 16 miliardi spalmati su un Piano di 200 miliardi  a noi   sembrano davvero  pochi. I dati pubblicati da Istat e Centri di ricerca ci inchiodano alla realtà: 1 milione e più i bambini in povertà, 160 mila senza il pasto di mezzogiorno delle mense scolastiche e che rischiano di non nutrirsi a sufficienza, 850 mila i ragazzi che la Dad neppure l’hanno vista.

Anche sul mercato del lavoro gli ultimi dati consegnati da Istat sono inquietanti: quasi un milione i posti di lavoro persi, per gli under 25 il tasso di disoccupazione è del 29,7 %,  peggio di noi solo Grecia e Spagna; siamo sempre ultimi nella classifica dei Neet, dei giovani che non studiano, non  lavorano e non si formano,  quasi due milioni. Le donne e i giovani, intrappolati in contratti flessibili e a tempo, sono l’anello debole del mercato del lavoro italiano a differenza di quanto accadde nella crisi del 2008/11 che colpì   soprattutto adulti  uomini.

Non abbiamo la bacchetta magica, sappiamo che l’uscita dal tunnel richiederà tempo, chiarezza di obiettivi e la necessaria determinazione per perseguirli. Soprattutto concordia e unità del Paese, nelle pur rispettabili diversità di opinioni.  Siamo un’Associazioni di adulti anziani, non abbiamo un centro studi ma siamo presenti nelle realtà locali, e nelle imprese in cui ancora lavoriamo: con molta umiltà ci permettiamo di riproporre alcuni punti che a noi paiono strategici per pensare il futuro delle prossime generazioni.

Su formazione e istruzione riteniamo urgente giungere al dimezzamento numerico delle classi attuali, una revisione dei programmi scolastici e il potenziamento dei corsi di formazione per i docenti, una scuola a tempo pieno su tutto il territorio nazionale per contrastare la dispersione scolastica, programmi per l’orientamento,  l’incremento  delle esperienze all’estero dei ragazzi delle superiori, un servizio civile davvero universale.

L’inserimento nel mercato  del lavoro al termine degli studi  in Italia è il più lungo e difficile tra i paesi europei, il mismatch, la mancata corrispondenza tra  formazione e lavoro,  è tra i più alti.  Come aiutare i giovani a “incontrare” le imprese durante il percorso formativo? Anche qui andiamo per punti necessariamente sintetici e non esaustivi: proponiamo di  rivedere l’alternanza scuola lavoro, la valorizzazione  degli istituti tecnici superiori e l’obbligo   di retribuzione per stage, tirocinio e praticantato; politiche attive e potenziamento dei Centri per l’impiego; non da ultimo un progetto con le associazioni “professionali” (come la nostra) per  il “trapasso nozioni” , di quelle competenze trasversali (soft skills) ritenute  essenziali oggi da tutte le aziende.

Noi siamo pronti al confronto.

Webinar ANLA

(di Antonello Sacchi) Con l’intervento del prof. Fabrizio Pregliasco, docente di igiene all’Università degli studi di Milano, direttore sanitario IRCCS Galeazzi del capoluogo lombardo e presidente nazionale ANPAS lo scorso 19 marzo, in dialogo con il presidente nazionale Edoardo Patriarca, è iniziato il ciclo di conferenze sul web dal tema Generazione Pandemia,  una storia da scrivere.  In questi incontri ci rivolgiamo a alcuni  “esperti”  che ci aiutano a capire l’oggi per preparare il nostro domani, con uno sguardo speciale agli anziani che hanno sofferto e pagato un tributo altissimo, e al Terzo Settore al quale ANLA appartiene e nel quale opera.

I prossimi appuntamenti di aprile saranno: giovedì 8 aprile alle 18 quando ascolteremo, in dialogo con il nostro presidente Patriarca,  S.E. Mons. Vincenzo Paglia, presidente della “Commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana” istituita dal ministro Speranza; giovedì 22 aprile sempre alle 18 quando sarà la volta del prof. Giorgio Fiorentini, docente senior e professore di Management delle Imprese Sociali – Università Bocconi.

Il webinar, offerto ai tesserati ANLA, è a numero chiuso e si svolge su piattaforma digitale. La partecipazione è consentita previa registrazione e è limitata ai posti disponibili. Chi volesse assistere all’incontro è pregato di segnalare la sua partecipazione scrivendo una e-mail a newsletter@anla.it entro martedì 6 aprile per l’incontro con S.E. Mons. Paglia e entro martedì 20 aprile per l’incontro con il prof. Fiorentini. 

Ci desidera, può rivedere l’incontro con il prof. Pregliasco:

Anziani, RSA, inclusione: l’importanza di una rete sociale

Oggi abbiamo diramato il seguente comunicato stampa:

“Le recenti dichiarazioni del ministro del Lavoro Orlando in tema di RSA e di inclusione sociale ci inducono a pensare che finalmente si voglia mettere mano concretamente a questo delicato settore, così duramente colpito dalla pandemia” commenta il presidente nazionale di ANLA Edoardo Patriarca in merito all’ audizione del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Andrea Orlando, sulle linee programmatiche del suo dicastero effettuata davanti alle Commissioni riunite Lavoro e Affari sociali della Camera. “Non dobbiamo generalizzare perché a fronte di situazioni irregolari nelle RSA che la pandemia ha portato alla luce nei mesi scorsi ci sono tante strutture che hanno sempre operato e tuttora operano nel pieno rispetto delle regole, nella massima dedizione agli ospiti, con grande abnegazione e sacrificio degli operatori specializzati. Tuttavia è il modello a dover essere ripensato perché queste strutture cessino di essere “centri di declino” e tornino ad essere “centri di vita” che consentano alla persona anziana o non autosufficiente di recuperare il gusto alla vita, alla socialità, alla condivisione. Il ministro ha parlato di reti di appartamenti autonomi, anche non adiacenti, che possano essere monitorati anche da remoto attraverso l’uso della tecnologia. Tutto ciò va nella direzione da noi auspicata della permanenza della persona anziana sul territorio dove è sempre vissuta, ma secondo noi non basta. Come ANLA sosteniamo la famiglia perché è il primo centro di aggregazione sociale e mattone della comunità, quindi va benissimo far sì che l’anziano possa rimanere nei luoghi in cui è vissuto ma non basta creare una rete tecnologica, occorre far sì che la rete sociale, di condivisione, di relazioni umane possa continuare ad esistere e questo può accadere solo in famiglia o in una comunità che sappia farsi carico dei più deboli con un tessuto di relazioni amicali. Va benissimo la rete tecnologica di supporto ma accompagniamola con un tessuto di relazioni umane, con politiche volte a favorire la famiglia e le nuove nascite, dove le persone anziane possano anche trovare una nuova dimensione di nonne e nonni. Perché è la solitudine il male con cui spesso l’anziano si trova a dover combattere”.

Generatori di rinascita

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) Pensavamo di avviarci oramai verso l’uscita dal tunnel, ma la recrudescenza della pandemia ci costringe a richiuderci di nuovo  in casa e a ridurre i nostri incontri peraltro già rarefatti; i  pensieri tornano ad appesantirsi di paure e preoccupazioni, soprattutto per  figli e nipoti, e per il paese e le nostre comunità. Abbiamo tuttavia sempre scritto in questo lungo anno di quaresima civile che alle generazioni adulte, a noi di ANLA, spetta un compito di cittadinanza in più, di resilienza come si usa dire oggi.

Una tenuta interiore che solo gli anziani-adolescenti possono garantire davanti  alle difficoltà e alla “presa”  che hanno le paure  sui cuori: sono attrezzati per  guardare con fiducia e   sano realismo il futuro che si annuncia oltre l’orizzonte.  Una tenuta  interiore per accompagnare   le giovani generazioni a ri-nascere  come ricorda Anna Harendt: più che esseri  “mortali”  noi siamo “natali”, e siamo “ natali” ogniqualvolta decidiamo di agire per il bene di chi ci è vicino, per le nostre comunità, nelle imprese nelle quali lavoriamo.

Una anzianità rancorosa, rinserrata nel proprio particolare non aiuta se stessa e gli altri alla natalità quotidiana. Ecco il compito che ci siamo dati come  associazione di amici e amiche: essere generatori di rinascita dove possiamo, con gli strumenti che abbiamo, pochi o tanti che siano conta poco. È la qualità dei gesti che cambia la vita delle persone che incontriamo, sta in questo la bellezza del ben vivere.

Possiamo condividere una prospettiva per il dopo pandemia? La Summer School di Castelgandolfo, i vostri contributi e riflessioni sulla rivista  l’hanno indicata: la crisi che stiamo vivendo, oltre che sanitaria ed economica, è soprattutto antropologica. Sono molti gli intellettuali che narrano il cambiamento in atto,  assai   profondo,  della civiltà occidentale: aumento dei suicidi, crisi familiari, demotivazione esistenziale, degrado della vita  pubblica, sfiducia diffusa, vittimismo, accidia culturale…   Per questi autori l’umanesimo europeo che tanto l’Italia ha contribuito a far nascere è dovuto all’oblio del “noi” sopraffatto  da un individualismo sfrenato e suicida.

La nostra associazione, la nostra ANLA, è un “noi” prezioso: possiamo contribuire  a ritessere pazientemente questo “noi” perduto laddove siamo presenti con  il  gusto per le relazioni interpersonali di cui siamo maestri. Aiuteremo le comunità a ri-nascere, a ridare  spessore alla ferialità,  a restaurare  un clima di fiducia e di affidamento reciproco. Non ci appartengono gli   interessi di parte o   gruppi autoreferenziali chiusi in se stessi: al centro dei nostri pensieri sono  la cura degli altri, relazioni sincere, l’accoglienza delle  fragilità, il coraggio  di cambiare e di giocarsi. Siamo  Anzianiadolescenti! E non anziani in dismissione.