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Summer School 2020 ANLA, ripensare l’età attuale

Gli interventi di S.E. Mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia della Vita e da pochi giorni chiamato dal ministro Speranza a presiedere una commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana, e della dott.ssa Ester Dini, Esperta di mercato del lavoro e attualmente responsabile del Centro Studi della Fondazione Consulenti del Lavoro, hanno aperto ieri la Summer School ANLA 2020 organizzata dall’Associazione al Centro Mariapoli Internazionale di Castel Gandolfo. Commenta il presidente ANLA Edoardo Patriarca: “La sessione è stata dedicata a comprendere in profondità ciò che è accaduto nella vita delle comunità nell’anno del coronavirus. Mons. Paglia  ha offerto una riflessione sulle tante solitudini  incontrate  e al contempo sulla ricchezza di relazioni  riscoperte, sul significato profondo di amicizia e del prendersi cura. L’analisi puntuale dei dati economici e occupazionali forniti da Ester Dini  ha consentito di individuare le sfide che ci attendono e il ruolo cruciale che potranno svolgere le associazioni,  Anla in particolare”.

Il presidente Patriarca con Ester Dini

Il presidente Patriarca con Ester Dini

Monsignor Paglia ha richiamato l’urgenza di un nuovo paradigma per gli anziani, di una nuova comprensione di questa età della vita così importante per la società italiana: “tutti abbiamo purtroppo dovuto assistere ad una tragedia che non ci aspettavamo: il Coronavirus si è abbattuto in una maniera spietata soprattutto sugli anziani e noi siamo stati senza sapere cosa fare, assistendo persino all’impossibilità di tenere la mano, persino di condurre al cimitero. In questo senso è urgente un sussulto di pensiero e a mio avviso anche di amore. Dobbiamo ripensare il modo in cui tutti noi dobbiamo essere prossimi agli anziani diventati sempre più numerosi, diventati anche sempre più problematici nella quotidianità. È chiesto a tutti noi un sussulto di pensiero creativo perché gli anziani restino a casa accuditi e aiutati dai familiari, dai parenti, dai vicini e perché no anche dalla comunità cristiana perché questo è il senso del quarto  comandamento, onora il padre e la madre. Onoriamo i nostri anziani, è un grande compito perché tutte le altre generazioni possano apprendere il senso stesso della vita, perché la vita è lo sviluppo delle generazioni”.

Ester Dini ha svolto un’analisi del tempo presente mettendo in evidenza criticità e possibili punti di sviluppo: “Veniamo da mesi che hanno inevitabilmente segnato la vita degli italiani, non solo per la crisi economica e le incertezze legate al lavoro. In  questi mesi di lockdown gli italiani hanno maturato un approccio nuovo: ci sono stati fenomeni importantissimi, lo smart working, un processo amplissimo di alfabetizzazione digitale che ha riguardato anche la popolazione più anziana… gli italiani hanno fatto i conti con il loro tempo a disposizione, si sono trovati a poter dar sfogo ai propri interessi: elemento del tutto eccezionale hanno messo al primo posto lo studio, la lettura, aspetti che forse non ci si aspettava. Gli italiani hanno fatto anche il punto sulla loro condizione di vita, tantissimi hanno vissuto in solitudine, soprattutto gli anziani, il periodo del lockdown e molti hanno vissuto in abitazioni strette. Il lockdown ha per molti versi accelerato cambiamenti che erano già in atto e occorre mettere a fuoco le direttrici di sviluppo di questa nostra società oggi segnata incredibilmente dall’esperienza dello smart working e dal nuovo modello di organizzazione sociale che potrebbe scaturire dalla nuova concezione del lavoro, rispetto alla tecnologia che è diventata essenziale per tutte le nostre operazioni. Si pone oggi dunque un dilemma tecnologico… pensiamo poi al mito della globalizzazione che il lockdown ha arrestato, ponendo interrogativi sui rischi che un interscambio così globale può determinare per la nostra contemporaneità”.

 

Oggi la Summer School di ANLA prevede gli interventi del prof. Ivo Lizzola, professore di Pedagogia sociale e di Pedagogia della marginalità e della devianza presso l’Università degli Studi di Bergamo, e della prof.ssa Maria Rita Parsi, psicologa, psicoterapeuta, psicopedagogista docente, saggista e scrittrice.

Summer School 2020, protagonisti e non attivisti

Con l’introduzione del presidente nazionale Edoardo Patriarca ha preso il via l’edizione 2020 della Summer School ANLA presso il Centro Mariapoli Internazionale di Castel Gandolfo, via S. Giovanni Battista De La Salle. Spiega il presidente nazionale di ANLA Edoardo Patriarca: “Anni ’20: da sopravvissuti a protagonisti è il titolo che abbiamo voluto dare alla nostra Summer School. Ci troveremo insieme per formarci ancora, per capire il tempo che viviamo, per mettere a frutto la nostra esperienza di vita, le nostre competenze ancora importanti per pensare il futuro delle nuove generazioni”.

S.E. Mons. Vincenzo Paglia

S.E. Mons. Vincenzo Paglia

Ad aprire i lavori S.E. Mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia della Vita e da pochi giorni chiamato dal ministro Speranza a presiedere una commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana.  Il presule ha richiamato l’attenzione sul significato che non riusciamo a dare agli anni di vita in più che le nostre generazioni hanno saputo conquistare: “Non sappiamo che farcene… manca una riflessione organica sul significato di questi anni… Quanto è accaduto durante la pandemia ha mostrato l’incapacità della società contemporanea a porsi rispetto alla vecchiaia. Papa Francesco ha ragione: l’anzianità è un tempo di fatto scartato, di fatto appeso, e quel che è accaduto è perché non c’è pensiero, non c’è riflessione sul tema”. La nostra società sente di fatto ancora gli anziani come un peso enorme e mons. Paglia sottolinea “C’è bisogno di ripensare in maniera globale l’assetto della società cominciando anche dagli anziani, occorre comprendere gli anni dell’anzianità come opportunità da capire”. Il vescovo sottolinea la forza della debolezza, la forza della fragilità: “la debolezza della vecchiaia ricorda a tutti noi il senso del limite a cui apparteniamo” e ci invita a una riflessione sul tempo che ci è dato. Mons. Paglia ha posto in evidenza il rischio dell’attivismo: “il malato che non può più muoversi è contraddizione all’imperativo dell’autosufficienza”. Il Vescovo ha evidenziato il narcisismo come  vero protagonismo di oggi: ”Tuttavia Narciso muore su se stesso. L’annuncio cristiano di una famiglia nuova deve avere nuovi linguaggi contro Narciso. Questo è la grande avventura e la grande opportunità: il tempo della vecchiaia è il tempo in cui l’oltre acquista una qualche importanza”. Mons. Paglia ha concluso il suo intervento con un invito: “Gli anziani devono stare in casa e non negli Istituti”: certo si apre un grande discorso che riguarda più aspetti della vita sociale, dall’assistenza all’edilizia per anziani ma il senso dell’umano  non può che volgere a questo.

Il presidente di ANLA Edoardo Patriarca ha quindi annunciato la grande manifestazione nazionale di ANLA a favore dei nonni il prossimo 2 ottobre: a Firenze, presso l’Auditorium al Duomo via de Cerretani 54r. Sala Anfiteatro Andrey Tomaszewski dalle ore 16,30 per la premiazione del Concorso letterario nazionale dedicato ai nonni dal tema  “la penna racconta”. Il pensiero va ai nostri anziani che ci hanno lasciato ma anche a quelli che vivono in solitudine un periodo storico pieno di incertezze. Ecco perché, nonostante le difficoltà, la Premiazione è stata mantenuta al 2 ottobre, per dare un profondo significato ai nonni, ai così detti diversamente giovani, coloro che sono ancora  oggi la linfa vitale della nostra società. 

 

Riaprono le scuole

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA)

Riaprono le scuole di ogni ordine e grado, non vorrei esagerare ma ho vissuto la giornata  del 14 settembre come una vera e propria festa nazionale al pari della festa della Repubblica del 2 giugno. In questi mesi, alcuni terribili, noi tutti – i ragazzi e le ragazze in primis, i genitori, le rappresentanze sociali ed economichev-   siamo stati  ri-acculturati sulla funzione vitale che svolgono le istituzioni scolastiche, un plasma che circola nelle vene e nei capillari  del paese senza farsi notare troppo. In questi decenni, anche da docente, ho partecipato a convegni, seminari, ho contribuito  alla stesura di agende, manifesti, piattaforme.  Per non parlare delle riforme che si sono succedute (inutilmente?) nei decenni. Quale lezione possiamo trarre dalla lunga quarantena a cui la pandemia ci ha costretto?

L’apprendimento vive di relazioni sociali, tra pari e tra generazioni: un contesto che motiva, sostiene, sospinge alla curiosità, al pensiero critico, all’incontro con le stupefacenti diversità che percorrono la vita anche di una piccola comunità di bambini e bambine. Di più:   i ragazzi e le ragazze  incontrano adulti appassionati (non sempre ahimè) di conoscenza, ricchi di esperienza di vita, che ascoltano e si prendono cura, che proteggono nel rispetto della libertà di ognuno a cercare la propria strada. L’apprendimento non è dunque solo “trapasso di nozioni”, e neppure un “parcheggio mentale” perché i genitori lavorano e non sanno dove mettere i figli. È un processo affascinante, che  racconta in filigrana   l’avventura del nostro farci uomini e donne. E non coinvolge solo le menti ma  pure i  corpi, il fare  gruppo e gli inevitabili conflitti. I   bambini e le bambine già lo sapevano: forse oggi anche  il mondo degli adulti, gli stessi genitori ne hanno compreso il valore, paradossalmente  nella mancanza e  nel vuoto di mesi e mesi di distanziamento fisico.  Cosa mi auguro nel prossimo futuro? L’ennesima riforma? No grazie! Ma una immissione di  risorse materiali e immateriali ingenti quello sì, me lo aspetterei,  lo dobbiamo alle giovani generazioni che dovranno sopportare un debito stratosferico (ad oggi il 160 per cento del Pil). La politica e le parti sociali, l’associazionismo,  tutti  sono interpellati ad operare una svolta culturale attesa da decenni: patti educativi di comunità, il corpo docente e gli educatori continuamente formati, aggiornati e retribuiti con dignità, strutture al passo con i tempi, tempo pieno offerto a tutti, potenziamento dei servizi 0/6 anni, i canali professionalizzanti ripensati ( quello professionale e tecnico, gli its…), borse di studio ai meritevoli.

E’ mancata una visione, una prospettiva di lungo termine. È ora di darsi una mossa.

La cortesia

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA)

Vorrei dedicare un pensiero alla morte di Willy e ai molti  eventi di cronaca di questi giorni segnati da una violenza barbara, gratuita, insensata (sempre che si possa dare alla violenza un barlume di sensatezza). Prendo ispirazione dalla legge degli scout (i ragazzi) e delle guide (le ragazze) che al quinto articolo dichiara “lo scout e la guida sono cortesi”. È declinato al presente, non si utilizza il futuro o il condizionale. Un impegno morale “qui e ora”, a dire che la cortesia non è un obbiettivo vago, moraleggiante e buonista  da conquistare  nel tempo. Se non sei cortese e non eserciti questa virtù nel quotidiano semplicemente “non sei”, ti acconci ad appartenere al mondo dei mammiferi e alla legge del branco, non appartieni più a quello degli umani.

 

Quello che mi più mi fa male è lo  svilimento volgare e cafone del corpo, lo strumento che abbiamo per amare, per comunicare, per coltivare la bellezza che possediamo dentro di noi. La cronaca di questi giorni mostra  le immagini di  corpi maschili muscolari,  capelli rasi,  tatuaggi ( che nelle religioni asiatiche hanno un significato di valore) che più che comunicare amicizia spaventano, immagini  tragicamente contrapposte al viso dolce di Willy.  Corpi che annunciano violenza e sopraffazione. Eppure abbiamo vissuto una tradizione culturale che assegna al corpo delle persone  un valore di preziosità tale da renderlo inviolabile a tutti. Nella religione cristiana il corpo degli uomini  è il tempio di Dio,  l’immagine stessa del Creatore. Questa violenza diffusa, le tante maleducazioni che  avvelenano la vita feriale e lo scambio nevrotico e allucinato sui social non ci aiutano a riconquistare quell’umanesimo di cui dovremmo essere orgogliosi: il  Rinascimento (la rinascita per l’appunto) è un dono tutto Made in Italy fatto a tutto il mondo, non  dimentichiamolo.

E noi come possiamo contrastare e contenere questi comportamenti  intolleranti e volgari così diffusi, soprattutto verso i più fragili e gli indifesi?  Non abbiamo altre armi che il nostro amore per la buona educazione, per la bellezza che mostrano  i volti delle persone che incontriamo, per l’attenzione premurosa ai gesti cortesi della vita quotidiana. E non da ultimo possediamo l’arma ferma, determinata, intransigente  della mitezza in risposta ai violenti.

 

I giorni che verranno

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) Molti soci ANLA,  concluse le giornate di ferie,  torneranno al lavoro: l’associazione non è composta solo di pensionati, abbiamo tanti iscritti che dopo il lungo lockdown hanno ripreso le loro attività, molti non  hanno mai smesso per garantire servizi essenziali a tutti noi,  costretti a casa per il Covid-19. Questo tempo e le esperienze che ne sono scaturite –  lo smart working, le ferie solidali, la flessibilità degli orari, una maggiore attenzione alla conciliazione -  hanno riconquistato alle comunità  il senso e il significato del lavoro  che non   è riconducibile ad una  attività strumentale utile solo per guadagnare uno  stipendio – importante, ci mancherebbe! -   con il quale  dedicarsi  alla “vita vera”. È una stortura  che  colpisce molti giovani, illudendoli, o le persone che vivono di un lavoro indegno e di un salario  neppure sufficiente per la propria sopravvivenza. È meglio fuggire dal tempo del lavoro, viverlo come un obbligo inevitabile, come una sorta di condanna! Ma non è così…o non dovrebbe esserlo.

Summer School ANLA 2020

Summer School ANLA 2020

Il lavoro riguarda la persona, la sua umanità – quante volte lo abbiamo scritto -,  è ben  più di una attività strumentale: oso nell’affermare che  qualsiasi azione umana nasconde sempre,  magari solo in nuce,  un progetto, un desiderio, una ambizione che va ben oltre quello che appare concretamente. Se davvero crediamo che questa sia la via da perseguire e da sostenere,  per confermare che “tutto non sarà come prima” anche nel fare impresa e creare  buon lavoro, ci  attende come Associazione un compito arduo ed entusiasmante al tempo stesso. A fine settembre approveremo un nuovo Statuto e un Regolamento che ci consentiranno  di camminare celermente,   al passo con i tempi. La seconda edizione della Summer School indagherà con occhi saggi e curiosi le tracce di futuro già presenti in mezzo a noi e che la lunga quarantena hanno evidenziato come non mai. Non avremo tempi semplici, soprattutto per i giovani e  le persone più  fragili e  in difficoltà. Staremo su questi crinali per percorrerli con coraggio e prudenza,  forti di una storia nata più di settanta anni fa, metteremo a disposizione saperi e competenza là dove siamo presenti, accanto  alle imprese che ci sostengono e nei territori dove operiamo.  Le sfide che si pongono davanti a noi sono già note: la necessaria riconversione energetica per contrastare il cambiamento climatico, la digitalizzazione imponente che le nuove tecnologie imporranno alle imprese, i robot e l’intelligenza artificiale, una formazione tutta da ripensare per rendere le giovani   generazioni attrezzate a gestire il futuro prossimo. Non da ultimo una politica non tarata sul “qui e ora”, sull’ultimo sondaggio e “sull’aria che tira” o sull’intervento emergenziale pure necessario e doveroso, ma orientata da una progettualità che sa guardare nel  decennio che verrà. Avremo poco tempo se non vorremmo raccontare il declino di un grande paese che non lo merita.

Mi domanderete: ma noi che possiamo fare? Che ruolo  svolgere come associazione di adulti? Domande complicate che attendono una risposta:  è certo che tra noi non possono valere i refrain:  “va così… non ne vale la pena… ci penseranno gli altri… difendiamo i  diritti acquisiti… gli altri si arrangino…”.  Potremo essere protagonisti se saremo cittadini attivi e informati, se ci porremo a fianco di coloro che intendono aprire un rinascimento, una ri-nascita per un paese più libero e responsabile, più uguale e coeso.

Alla Summer School proveremo insieme ad andare a “caccia di tracce” di futuro. Vi aspettiamo!

Linee guida per l’Italia

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) Qualche giorno fa Vittorio Colao ha consegnato al presidente Conte il frutto di otto settimane di lavoro, iniziato in piena emergenza pandemica, del Comitato di esperti in materia economica e sociale istituita con DPCM del 10 aprile 2020; ricordo en passant che fra di loro c’è anche Enrico Giovannini che abbiamo avuto gradito relatore al convegno del settantesimo di fondazione di ANLA che abbiamo celebrato al Senato l’anno scorso.

Non mi soffermo a commentare l’intera opera, potete trovarla agevolmente in internet ed è di rapida lettura, ricordo qui solo il fatto che sono tre gli “assi di rafforzamento” identificati da questa task force per la trasformazione del Paese: digitalizzazione e innovazione, rivoluzione verde, parità di genere e inclusione.

Sei le aree di azione strategiche per il piano di rilancio: le Imprese e il Lavoro, motore della ripresa, le Infrastrutture e l’Ambiente, volano del rilancio, il Turismo, l’Arte e la Cultura, brand iconico dell’Italia, la Pubblica Amministrazione che deve diventare alleata dei cittadini,  l’Istruzione, la Ricerca e le Competenze, fattori chiave per lo sviluppo, gli Individui e le Famiglie, cito testualmente “da porre al centro di una società equa e inclusiva, perché siano attori del cambiamento e partecipi dei processi di innovazione sociale”. Non so che fine farà questo studio, tanti sono i temi qui trattati da sempre  cari alla nostra Associazione, welfare, lavoro, impresa… leggo con piacere che il gruppo guidato da Colao propone di completare la riforma del Terzo Settore e in particolare per la fiscalità delle imprese sociali.

Inclusione

 

Mi soffermo qui brevemente su Famiglia e inclusione perché nella ripartenza dell’Italia dopo mesi di lockdown dobbiamo ripartire dal mattone della società e una comunità la si crea con legami relazionali e interpersonali. Il volontariato è ancora una volta la chiave di volta perché welfare inclusivo e territoriale di prossimità non sia un vuoto slogan. L’isolamento imposto dalla pandemia ha accentuato un triste fenomeno già presente, la solitudine delle persone fragili, per cui è chiaramente necessaria un’azione strutturale da parte della collettività ma la prossimità inizia dalla telefonata di una persona amica e qui ricordo e ringrazio tutti i nostri volontari che durante la pandemia hanno trascorso ore al telefono per chiamare persone che sapevano essere sole o spaventate per stare loro accanto, per parlare con loro. Parlare poi di parità di genere può essere facile in linea di principio, ma concretamente ho in mente il grande disagio delle famiglie dove, con la chiusura dei nidi e degli asili, la responsabilità dei bambini è crollata, senza rete di protezione, sulle madri. Non possiamo parlare di parità di genere quando alle donne e mamme non viene riconosciuto adeguatamente questo status e parimenti non viene incentivata la possibilità di formare una famiglia, “mattone” della vita sociale. C’è stato chi ha detto che per capire il futuro di una società basta guardare lo “stato di salute” della famiglia. Il piano elaborato dal Comitato guidato da Colao parla di azioni per favorire la Conciliazione dei tempi di vita e sostegno alla genitorialità e rilancia la possibilità di estendere il Servizio Civile, ampliandone i partecipanti, orientandolo a “ridurre il digital divide dei bambini e delle famiglie più povere e fornire assistenza alle persone anziane e alle persone con disabilità”.

Mi piacerebbe che queste cose non rimanessero sulla carta…

La benevolenza

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA)

Si sta concludendo il  lockdown  (lo speriamo davvero): vorrei  terminare  questo  racconto a puntate (è la ventesima) con la  parola benevolenza. L’ho scelta perché sono convinto    che abbia positivamente  attraversato – forse senza rendercene conto  - la vita di ognuno di noi in questi lunghi mesi di quarantena. Se questa percezione fosse confermata sarebbe  assai utile  che ne mantenessimo la    memoria per non essere travolti dalla malevolenza, dalla maldicenza,  dalle  “maledizioni” che hanno avvelenato in questi anni il dibattito pubblico e che potrebbero riaffacciarsi con prepotenza. Come mia abitudine parto   dalla etimologia, la scienza che ci rimanda alle origini delle parole:  la loro storia e come hanno vissuto il passare delle epoche.  La benevolenza (dal latino benevolentia derivato di benevŏlens «benevolente») viene definita nella cultura romana come «voluntate benefica benevolentia movetur»: in breve,   la benevolenza è messa in moto da una  voluntas, da un atteggiamento spirituale volontario che genera il desiderio di fare del bene (benevolentia).  È interessante indagare anche la derivazione greca:  benevolenza viene dal termine greco “krestotes” (κρεστοτες) e dalla sua radice “krestos”, che vuol dire utile e adatto per qualcosa. Anche il  termine ebraico  indica una spontaneità, una volontarietà che mira all’aspetto utile e proficuo delle cose. Non da ultimo i francesi che per definire  un volontario usano il termine bénévole.

benevolenza

L’etimologia  ci ha indicato la via,  ora proviamo ad indagare e a rileggere la benevolenza nel tempo di oggi. Per stare alla lettera una persona benevolente è colei che compie il suo compito,  che vede uno scopo buono da realizzare, che  coglie l’aspetto costruttivo in ogni vicenda umana,  anche di fronte  a quelle negative. Non  è dunque un generico voler bene, tutto cuore e emozioni:    è piuttosto il saper  cogliere  il bene in ogni cosa, in ogni anfratto della vita  alla ricerca incessante e appassionata di  una bellezza, di un’utilità, di un gesto buono.

Possiamo descriverla come una attitudine personale, o una prospettiva,   una visione antropologica positiva che abilita le persone a   posare uno sguardo buono  (non ingenuo)   sulle cose della vita sostenuto da  sentimenti di compassione  e condivisione, di accoglienza e magnanimità.  Ne consegue che la persona benevolente non strilla, non è precipitosa nel giudizio, è paziente   nell’attesa,  perché il bene – a differenza del male-  per manifestarsi ha bisogno del tempo giusto.

La benevolenza non è molto amata, ne sono consapevole. Non è tanto amata neppure in politica,  il luogo per eccellenza per praticarla. È nota  la celebra frase di Adam Smith   nella “Ricchezza delle Nazioni” che ha tanto condizionato il pensiero economico e non solo quello: “Non è certo dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo il nostro pranzo, ma dal fatto che essi hanno cura del proprio interesse.” 

In questi decenni ne abbiamo pagato le conseguenze, le crisi hanno mostrato il fallimento di questa tesi. Non sono gli egoismi, gli interessi personali a muovere una economia giusta che costruisce  bene comune, o la vita di una intera comunità,  ma è la benevolenza e la pratica delle buone  virtù civili  che ho cercato di raccontare in questo mio diario. Antonio Genovese economista napoletano vissuto nel Settecento rovescia la logica di Adam Smith, non parla di benevolenza è vero, ma vi si avvicina parlando  di reciprocità,  fiducia, felicità pubblica, socievolezza…: “Niun uomo può rinunziare alla sua natura ; perché niun uomo può essere per suo capriccio altro da quel’ è nato . Un Cerchio non può essere che Cerchio e un Triangolo che Triangolo . Dunque niun uomo può rinunziare alle proprietà della sua natura . Se noi sìamo naturalmente socievoli, e socievoli per infinita pietà e ragione; questa socialità è un proprietà così indelebile dalla nostra natura, come quella di essere animali, e animali compassìonevoli e ragionevoli”

 

 

Solidarietà

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) Oggi dedico la riflessione alla parola solidarietà.
E parto, come mio solito, dal suo significato etimologico. Solidarietà deriva dal latino solidus, solido, o solidum che significa moneta, e dall’espressione del diritto romano in solidum obligari («obbligazione in solido»).
Ci tornerò su fra un po’. Per noi la parola solidarietà indica un sentimento, un atteggiamento che è parte costitutiva della dimensione umana; una virtù praticata da tanti, la vicenda del coronavirus l’ha riportata potentemente   alla nostra attenzione. Sembrerebbe dunque una parola  antica, da sempre presente nei nostri scritti.  In realtà   il termine è entrato tardi nella lingua italiana, e ci  è arrivato dal  francese  solidarité, che negli anni della Rivoluzione francese ha assunto il significato di “sentimento di fratellanza”. Nella nostra lingua il termine si è diffuso a metà dell’Ottocento ed è  comparsa  per la prima volta nel Dizionario politico popolare pubblicato nel 1851,  definita come «responsabilità reciproca e comune fra più persone».
Voi mi direte che sulla solidarietà è stato scritto tutto, e che sia inutile approfondire. È vero, c’è poco da aggiungere. Eppure questa  parola bella come tante altre rischia di essere abusata e utilizzata come condimento in troppe   pietanze tanto da farci  dimenticare il suo sapore. Non voglio tediarvi nel  descrivere   le  nuove forme attraverso le quali la solidarietà oggi si esprime: ricerche, studi, indagini ci rappresentano i tratti e l’evoluzione  del mondo della solidarietà.  Per di più L’Istat annualmente ci descrive l’arcipelago del non profit  con elementi di conoscenza sempre  più dettagliati.

Il presidente nazionale Edoardo Patriarca

Il presidente nazionale Edoardo Patriarca

Vi propongo un altro percorso.  Mi piace riprendere il  primo significato,   solidus solido, un attributo  che   poco si addice con una pratica saltuaria o occasionale, nel caso della solidarietà per esempio con una azione scaturita dalla commozione provata per aver ascoltato una toccante storia  o per una catastrofe ambientale o per uno stato di necessità. Nella Evangelii gaudium di Papa Francesco della solidarietà si  dice che  non è «una mera somma di piccoli gesti personali nei confronti di qualche individuo bisognoso, il che potrebbe costituire una sorta di “carità à la carte”, una serie di azioni tendenti solo a tranquillizzare la propria coscienza». Una persona è solidale se è anche solida, cioè se assume la solidarietà come  tratto peculiare del proprio stile di vita, e del modo di pensare tutte le dimensioni della vita personale e collettiva. Non  è filantropia o beneficenza (pure importanti, ci mancherebbe!), non è partecipare alle raccolte fondi o firme per appelli, pure importanti. È qualcosa di più.  Nella Sollicitudo Rei Socialis  di Giovanni Paolo II in un passaggio  la questione viene chiarita con una  sorprendente sintesi. “Questa [la solidarietà], dunque, non è un sentimento di vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone, vicine o lontane. Al contrario, è la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno perché tutti siamo veramente responsabili di tutti”.
Si parla di determinazione ferma e perseverante. E  una determinazione è ferma e perseverate solo se ha un respiro lungo, se è solida e ben progettata, se non si affida alle emozioni del momento, se ha la cifra della durata, del prendersi  cura sul serio e non per un attimo.
La pandemia potrebbe fornirci una opportunità inaspettata  per dare forza al dovere di solidarietà previsto nella Costituzione: più giustizia sociale, un welfare di comunità, spazio maggiore alla sussidiarietà che chiama tutti i soggetti  alla responsabilità di operare per il ben comune. Non solo per  il valore straordinario che porta con sé  ma per l’ impatto positivo  che ha  sulla economia, necessariamente  più civile, più sostenibile,  più democratica. E quindi più profittevole.

Semplificazione (di cuore)

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA)
In un discorso scritto nel 1944 Aldo Moro  invitava  la politica ad  operare con la stessa semplicità di  cuore con la quale  si fa il proprio lavoro quotidiano. Con  rammarico devo ammettere che  di semplicità di cuore in politica oggi se ne vede assai poca.  Per stare alla attualità basti  pensare a come sono stati scritti i Dpcm, o alla comunicazione sul lockdown che tutto ha avuto fuorché l’impronta della  semplicità.
Il significato  di semplicità è  racchiuso nella sua etimologia, dal latino simplex composto dalla radice sem
- uno solo- e da quella di plectere – piegare; possiamo dire che  semplicità è un qualcosa senza pieghe, rappresenta tutto ciò che è  libero dagli ostacoli e aiuta a  custodire e ricercare le cose più importante. Non è facile parlare di “semplicità di cuore”: dire che una persona è semplice è spesso un modo benevolo per definirla un po’ stupida o ignorante. Ho voluto  aggiungere  “di cuore”  perché la semplicità non è una tecnica ma un atteggiamento interiore, di cuore per l’appunto. Una persona semplice ha    tratti che la contraddistinguono: non è mossa da calcolo, è trasparente e autentica, non è ingenua o sprovveduta,  infantile o “sempliciotta” . La semplicità implica conoscenza e valutazione obiettiva della realtà concreta,  impegno, pazienza e approfondimento esigente. Difficile farlo comprendere, hanno voluto farci credere  che “complicato”   stia con   intelligente mentre “semplice” con    facile e un po’ stupido . È un falso luogo comune, a   guardarci bene   nella pratica del lavoro o nelle piccole esperienze di ogni giorno scopriamo che le soluzioni più efficaci sono quasi sempre le più semplici.


Se la persona “semplice” ha i suoi tratti ingenui quella  “complicata” appare più seria, tutta d’un pezzo e al passo con il tempo:   è malata di narcisismo senza farlo intendere,   tende   a servirsi del proprio ruolo come schermo dietro il quale proteggersi, ama il dire e non dire,  tende ad essere reticente, si guarda bene dal manifestare i propri sentimenti, non ama la comunicazione diretta con le persone,  predilige  il linguaggio ad effetto. Potremmo dire un perfetto uomo pubblico.
Viceversa la semplicità di cuore  praticata ci porta alla  concentrazione sull’essenziale, ci libera  da quei pesi inutili che impediscono di orientarci e di scegliere,  aiutandoci al passo dopo passo, senza strafare.
Per sorridere mi verrebbe da dire, doniamoci  reciprocamente  un po’ di semplificazione in qualcuna delle tanto inutili complicazioni che ci rovinano la vita ogni giorno. Abbiamo bisogno di semplicità, sentiamo un desiderio grande di semplicità, la stiamo scoprendo ancora di più in queste lunghe settimane di quarantena.
Esempi di semplicità?  Penso  a quella utilizzata dai Padri costituenti per scrivere la nostra Carta. O a quella dei poeti che non si lasciano sommergere dalle troppe parole ma cercano di liberarsi da  quelle inutili. Un lampo di chiarezza  proviene   dal  dialogo tra la Volpe e il Piccolo Principe di Saint-exupery . “Addio”, disse la volpe. “Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”. “L’essenziale è invisibile agli occhi”, ripeté il piccolo principe, per ricordarselo. Ecco le persone semplici sono quelle che si  concentrano sull’essenziale, non sempre facile da scoprire. Ci vuole cuore e tanta competenza.

COMUNICATO STAMPA – Politiche familiari e welfare, occorre uno sguardo più ampio

Oggi abbiamo diramato il seguente comunicato stampa:

La ripartenza del Sistema Italia impone in questa delicata fase di “convivenza” con il virus alcune novità sostanziali in ogni ambito della nostra vita, e in maniera significativa nell’ambito del lavoro. In particolare viene chiesto, dove possibile, di incentivare forme di smart working per un dato periodo, si parla del 31 luglio, scadenza teorica del periodo di emergenza sanitaria in Italia, come data fino a cui avvalersene.

“Ci troviamo di fronte a un passaggio complesso della vita sociale e professionale nel nostro Paese che può offrirci modelli organizzativi differenti dal passato, prima impraticabili ma ora attuabili, capaci di conciliare vita privata e vita professionale” sottolinea il presidente nazionale di ANLA Edoardo Patriarca “viviamo un periodo paradossalmente ricco di opportunità a livello di welfare ma anche di possibili rischi”.

Logo ANLA

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Continua il presidente “Non possiamo che guardare con estremo favore a pratiche di smart workingperché abbiamo visto in questi giorni di lockdown come sia migliorata la qualità della vita, dell’ambiente che ci circonda, dell’aria che respiriamo. Dobbiamo però valutare tutte le conseguenze implicite nell’adozione di simili pratiche nell’ambito della famiglia, in un contesto in cui la quotidianità dei nuclei familiari allargati, intendo la presenza costante dei nonni, non è ancora possibile a livello sistematico e le strutture di aiuto come gli asili e i nidi sono ancora chiusi. Non vogliamo che ancora una volta le mamme siano penalizzate da forme che dovrebbero alleggerire e non appesantire la vita in questo particolare momento”.

Il presidente Patriarca auspica una più generale riforma da attuare non tempi lunghi ma che sia organica e possa guardare a tutta quanta la società: “Non possiamo indugiare o procedere ancora a tentativi parziali come l’adozione di questo o di quel provvedimento sulla spinta dell’emergenza o guardando a singole categorie sociali. Dobbiamo avere di nuovo il coraggio di guardare alla famiglia nel suo complesso come al mattone su cui si costruisce la società e quindi a partire da essa dar vita a tutta una serie di azioni virtuose come lo smart working, l’aiuto alle famiglie in difficoltà, la ripartenza quando possibile di asili e nidi con adeguati aiuti, la valorizzazione dei nuclei familiari con gli anziani che possano così recuperare il loro ruolo centrale nella società, la riforma del sistema delle RSA etc etc tutti argomenti che abbiamo più volte segnalato e che ora diventano non ulteriormente differibili. Come lavoratori anziani noi siamo pronti a fare la nostra parte”.