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Covid-19, emergenza educativa da 0 a 6 anni, possibile fonte di disagio per le famiglie

Oggi abbiamo diramato il seguente comunicato:

“Ci stanno a cuore i nostri anziani ma ci stanno a cuore anche i nostri bambini: la nostra Associazione da sempre ha nel dialogo intergenerazionale uno dei punti di riferimento del suo agire e come tale non possiamo non interrogarci sul futuro di entrambe le generazioni” esordisce il presidente nazionale di ANLA Edoardo Patriarca.

Continua il presidente Patriarca: “Siamo lieti che prosegua il confronto sulla riapertura delle scuole, su quanto investire, sulla manutenzione degli stabili, sulla formazione dei docenti e in genere su ciò che è necessario perché riparta il settore scolastico. Questo però non esaurisce le vere necessità delle famiglie. Come ANLA desideriamo richiamare l’attenzione su un settore che necessita di maggiore aiuto: i servizi educativi da zero a 6 anni”. Il presidente Patriarca richiama con forza questo aspetto, vitale per tutte quelle famiglie in cui entrambi i genitori dovranno tornare al lavoro ma non potranno contare sull’aiuto di nidi, asili e neppure su quello dei nonni, costretti a stare lontano nell’attuale situazione sanitaria in cui ancora non è chiaro neppure quali norme le persone anziane dovranno rispettare.

Logo ANLA

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Prosegue il presidente Patriarca: “Come ANLA abbiamo precise domande che rivolgiamo ai decisori istituzionali: esiste un piano di riapertura di nidi e asili in tempi brevi in cui la salute dei nostri piccoli sia realmente tutelata? I comuni e il privato attivo nel sociale sono coinvolti? Come faranno i genitori con bimbi a tornare a lavorare senza questi servizi? È prevista una aspettativa retribuita in attesa della riapertura? O si sta immaginando che alla fine saranno le mamme a pagare il prezzo più alto di tutto ciò dovendo rinunciare al lavoro? L’Italia è uno dei paesi a più basso tasso di occupazione femminile: vogliamo abbassarlo ulteriormente?”.

Il presidente Patriarca auspica un gruppo di lavoro tra enti locali e privato attivo nel sociale per definire una strategia chiara con risorse adeguate. Conclude il presidente Patriarca: “Il dopo Covid-19 può ridisegnare una nuova stagione di attenzione all’infanzia anche in sinergia con le generazioni più anziane, in un paese con uno dei più bassi tassi di natalità e di povertà infantile ed educativa. Si sblocchino i fondi per istituire nuovi servizi per l’infanzia attenti alla conciliazione tra vita lavorativa e famigliare. Si ascoltino i territori, le migliori esperienze in atto nel paese. Le crisi se vissute con speranza ci possono aiutare a fare quel salto di qualità auspicato da tanti e poco praticato”.

Covid-19, ripensare il sistema di presa in carico delle persone vulnerabili

Oggi abbiamo diramato il seguente comunicato stampa.

“Non entriamo nella polemica politica e tantomeno vogliamo interferire con la dovuta azione della magistratura” esordisce il presidente di ANLA Edoardo Patriarca, “Ma l’emergenza Coronavirus ha messo a nudo la fragilità del sistema di presa in carico delle persone vulnerabili, anziani in primis, ma pure delle Case Famiglia, delle persone disabili, delle Comunità di accoglienza.

Il presidente nazionale Edoardo Patriarca

Il presidente nazionale Edoardo Patriarcardo 

Viviamo oggi un tempo eccezionale segnato profondamente dalla devastazione che la pandemia ha portato nei nostri affetti e nella vita di tutti i giorni: un’intera generazione sta scomparendo prematuramente e non sono numeri, sono persone! L’emergenza e la pandemia non devono essere scuse: da anni le cronache sono piene di denunce della situazione irregolare di alcune case di riposo o presunte tali, come pure di alcune comunità per i minori.

Il problema non è nuovo ma attenzione a non commettere l’errore opposto, cioè generalizzare al peggio perché anche in questa pandemia emergono molti esempi di conduzioni virtuose di RSA e di strutture dedicate, dove all’abnegazione del personale sanitario si accompagna la preparazione della dirigenza, segno che lavorar bene si può e si deve soprattutto quando si ha a che fare con la salute delle persone”.

Il presidente Patriarca esorta a azioni concrete: “Dobbiamo ora muoverci, in sinergia con tutte le parti coinvolte, Ministero della Salute in primis e associazioni di categoria, per aggiornare leggi e norme, e dar vita a un sistema di controlli serio ed efficace  ma soprattutto alla riformulazione di questi centri sul territorio perché non siano lasciati soli in emergenze come questa che stiamo vivendo. ANLA, come già fece agli inizi del nuovo millennio, propone un nuovo censimento delle RSA per una valutazione qualitativa dell’esistente. Occorre creare posti di lavoro per personale qualificato e ben retribuito, occorre dar vita a una linea chiara di azione sinergica fra struttura sanitaria e territorio, una nuova alleanza fra Pubblica Amministrazione e Terzo Settore, rispettando le regole e con risorse adeguate. Andrà pure ripensato il raccordo tra Sanità e il territorio perché la salute degli italiani sia gestita nella maniera più tutelata possibile.

La pandemia sta dimostrando che non è più consentito ritenere il sociale, la cura delle persone più vulnerabili, la povertà educativa una sorta di Cenerentola: i fondi dedicati vanno rafforzati e finanziati in maniera adeguata, occorre poi mettere persone capaci e competenti nei posti chiave decisionali”.

La voce di ANLA nei media

Oggi due nostri esponenti hanno commentato la situazione attuale sui media nazionali e internazionali.

Il presidente nazionale Edoardo Patriarca è intervenuto al Tg di Tv2000 delle 18.30 per un commento della situazione: potete ascoltarlo al minuto 1 e 18 secondi del seguente servizio di Luigi Ferraiuolo

La presidente regionale dell’Emilia Romagna Tiziana Marchetti è intervenuta al programma In prima linea di Radio Vaticana dove ha dialogato con la conduttrice Paola Simonetti, potete ascoltarla cliccando qui sul link di Radio Vaticana  e cliccando sul simbolo play nel podcast.

 

 

 

#IlCortiledeiGentili

Per la tradizione popolare oggi è Pasquetta, o il lunedì dell’Angelo. Sono due dizioni che non appartengono al calendario liturgico della Chiesa che  celebra la giornata come l’ottava di Pasqua. Mi hanno colpito alcuni passaggi delle letture bibliche di questi giorni. Vorrei condividerli con voi.
Nel Vangelo di oggi, come in quello di domenica, ricorre il verbo correre. Le scene sono occupate dalla corsa dei due discepoli, ieri, e delle donne oggi:  “In quel tempo, abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli” .
È  una metafora molto presente nella Bibbia, la parola correre è intesa come un  affrettarsi alla volta di…, un proseguire la propria corsa…Anche per Paolo la vita è una corsa: “È ora il momento di sciogliere le vele. Ho combattuto la buona battaglia. Ho terminato la corsa. Ho conservato la fede“ (2Timoteo 4,6-7).

#zainoinspalla

#zainoinspalla

Ne possiamo trarre un insegnamento per noi tutti, credenti e non, nel tempo del coronavirus?  Anche per non far passare queste giornate pasquali preziose come una sorta di happy day o happy end.
Direi così:
il tempo della vita è assai prezioso, non va sprecato, va corso con impegno e dedizione;
è una buona corsa solo se ha un significato, un obiettivo, un fine: altrimenti è solo un movimento frenetico inutile e triste;
ha bisogno di allenamento, di punti di ristoro, di soste sennò non ce la si fa, e si rischia di non avere più fiato.
Ecco,  viviamo queste giornate di quaresima prolungata come una sosta utile – faticosa e obbligata- per prendere fiato, per riguardare  la “cartina“ e aggiustare il percorso se necessario; verifichiamo che bussola o sestante siano  funzionanti; e più di tutto che lo zaino sia pronto per ripartire. Raccomando a tutti uno zaino leggero, ben dimensionato, che contenga l’essenziale: se non c’è l’essenziale ti perdi, se c’è troppo non arriverai mai.
#zainoinspalla dunque, pronti a riprendere la corsa!

Prudenza e pazienza

(di Edoardo Patriarca) Siamo alla vigilia della Pasqua 2020, un contributo di riflessione per pensare al dopo. Prudenza e pazienza le parole sulle quale vorrei avventurami assieme con voi.

Due virtù bistrattate, due parole che sanno di antico e vetusto,  condannate e soffocate da luoghi comuni ostinati e persistenti: tempo perso inutilmente, eterna  indecisione, mancanza di coraggio, rassegnazione codarda sono le affermazioni più ricorrenti. Prudenza e Pazienza: la tesi che vi propongo è  che nel tempo del coronavirus entrambe riconquisteranno  il valore  che meritano.   Per iniziare, qualche quesito, qualche interpello vale la pena porselo. E mi domando se non siamo stati abbindolati da  idee errate su come debba essere una  vita buona e felice; se la dipendenza tossica     dalle cose di cui siamo circondati  non ci abbia  resi più poveri di  relazioni; se l’ossessione per la salute a tutti costi non abbia obnubilato il senso del limite che penetra l’esistenza; per non parlare del consumo compulsivo di eventi, o della   mobilità forsennata e insostenibile  per una cena o un aperitivo a kilometri  di distanza;  all’esserci per un attimo, per un selfie, piuttosto che sostare e  gustare quell’evento, piccolo o grande che sia.

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca

Prudenza e pazienza, parole  tanto bistrattate quanto ricche di attesa e di speranza. Ecco la domanda:   come possono aiutarci  rideclinare  la  vita personale , sociale e politica? A  “masticare” con prudenza e pazienza la speranza, altra parola  tanto declamata quanto poco agita. Perché “La speranza non è la convinzione che ciò che stiamo facendo avrà successo. La speranza è la certezza che ciò che stiamo facendo ha un significato. Che abbia successo o meno” …ci ricorda Vaclav Havel.
Partiamo da Prudenza. Etimologicamente  riporta al  latino  Prudentem contratto da Providens participio presente di Providere: vedere innanzi, osservare prima di agire, decidere  con  coraggio  e responsabilità. È l’annuncio di una decisione prossima che valuta  con calma e lungimiranza   il presente,     cogliendone  l’essenziale  senza lasciarsi ottundere dalle   apparenze. E va da sé che la Prudenza  non ama la fretta, la precipitazione nella scelta, la sciatteria e la banalità delle  argomentazioni a supporto.    È una virtù che matura con l’esperienza, una virtù adulta che si acquisisce nell’agire quotidiano e dal  ritornare su se stessi e sui propri errori.
Anche la  Pazienza nell’era della velocità, delle notizie istantanee e delle scelte immediate,  è ritenuta  una  pratica  inutile se non dannosa. La  si considera  una perdita di tempo, una virtù inadeguata e malata nel tempo dei bit,  dei click o dei like. Come per la Prudenza, la Pazienza viene avvolta di luoghi comuni e  confusa con inerzia , compromesso al ribasso o  accettazione remissiva della sconfitta. L’impazienza, al contrario,  appare vittoriosa e necessaria  per la conquista del potere,  è segno di forza, di risolutezza e  determinazione. Eppure è proprio la pazienza,  con il suo passo “montanaro”, da fondista,  e con lo sguardo lungo, che consente di attendere e comprendere   il tempo  giusto della decisione. Come la Prudenza anche la Pazienza è una virtù indispensabile per l’impegno sociale e  politico,  per  acquisire un consenso solido e consapevole. La politica in-paziente, dei Twitter in rima, degli annunci strepitosi, e dei risultati  qui-e-ora assai improbabili,  non porta da nessuna parte. Lo hanno capito sulla loro pelle anche i politici di questa stagione: quando hai troppa fretta, e non comprendi  la realtà per quella che è, se dividi piuttosto che unire, rischi di deragliare e di perdere il treno della storia. Torneremo a vivere! Se riscopriremo prudenza e pazienza come virtù da coltivare nella vita quotidiana,  nell’assumere decisioni che riguardano noi e la nostra comunità, e nel    tessere pazientemente   relazioni di amicizia pubblica,  questo tempo di quaresima civile non sarà passato inutilmente. Gli artigiani meglio di tutti testimoniamo prudenza e pazienza nel creare i loro manufatti: proviamo  a divenire artigiani esperti del bene!
Buona Pasqua.

Buona S. Pasqua!

Cari amici,
In questi difficili momenti troviamo la forza di guardare al domani.
Dobbiamo aiutare a far ripartire il nostro Paese, lo dobbiamo fare per i nostri figli a cui dobbiamo assicurare un futuro e per le persone che ci hanno lasciato, perché il loro agire non sia stato vano.
Che sia per tutti una S. Pasqua di Risurrezione
Edoardo Patriarca

Auguri Pasqua 2020

Auguri Pasqua 2020

Lavoro

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) La parola che vi propongo oggi è lavoro

Nella nostra Costituzione  la parola riecheggia  13 volte. Il principio lavoristico  declamato nell’art.1,  assieme a quello solidaristico e democratico,  mette al centro la persona e la sua dignità. Il cuore del lavoro è la persona, rifugge la sola dimensione contrattualistica (occupazione e retribuzione),  è di più, è anche  un atto creativo, un fare bene ciò che ti è stato affidato. Papa Francesco  in linea   con il dettato costituzionale, e va da sé con la dottrina sociale della Chiesa,   descrive  il  “lavoro  degno” con quattro aggettivi: libero, creativo, partecipativo e solidale. Risuonano    nella  Costituzione in forma diversa:  “Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società” (art.4).

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca

Ora la pandemia ci ha posto di fronte ad un passaggio inaspettato e tragico,  una discontinuità dirompente pari a quella provocata da una guerra. Ne siamo consapevoli, lo sentiamo sulla nostra pelle,  lascerà tracce profonde e durature. Abiteremo diversamente il tempo che ci è dato di vivere: il declino, la povertà, la decrescita infelice saranno un destino inevitabile?   O l’opportunità per ripensare modelli organizzativi, e  archiviare la   scansione   spazio/tempo – grigia e inossidabile  da un secolo- ereditata dalla  prima rivoluzione industriale?    Perché non innescare  un processo di cambiamento,  un nuovo umanesimo, un Rinascimento nel modo di produrre e di lavorare? Le dichiarazioni “visionarie”  della  Costituzione, molte ancora da attuare, forse troveranno nuova linfa. Una premessa va fatta. Se riflettiamo sul  lavoro degno non possiamo non  denunciare quello indegno: quello dei lavoratori irregolari, in nero (si parla di quasi 4 milioni di persone),  coinvolti soprattutto  nei servizi  alla persona, in agricoltura, edilizia, trasporti, ristorazione, turismo, commercio…e i working poor , i lavoratori sottopagati che pur lavorando vivono nella miseria e nella povertà, senza orari . “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità  e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.  Ancora una volta c’è lo ricorda la Costituzione nell’ art.36).

Detto ciò, un primo abbozzo di riflessione.
In queste settimane sono state scritte parole per lo più sconosciute ai più: home working, lavoro agile, smart working, telelavoro… Hanno significati diversi, modelli contrattuali e regole differenti, ma   tutti hanno un unico denominatore: il lavoro si svolge in luoghi altri da quello aziendale ( generalmente a casa ) e in orari diversi dall’orario canonico.Stiamo vivendo queste esperienze per emergenza, costretti dalla pandemia. Possiamo trarne qualche insegnamento? E se proponessero in filigrana un nuovo paradigma, una sorta     di sgretolamento degli spazi e  dei tempi canonici, la  smaterializzazione del prodotto resa possibile dalla evoluzione delle tecnologie digitali?
Ma quali sono le condizioni perché lo smart working funzioni per davvero? Non funziona, è certo, se vige il modello fordista, il controllo a vista, la mentalità gerarchica  e burocratica in azienda. Funziona se si avviano   processi partecipativi che premiano la collaborazione e la cooperazione , la fiducia e la responsabilità, l’autorealizzazione e la messa a frutto dei propri talenti, il senso  di appartenenza e la programmazione  per obiettivi. Ma questi indicatori necessari per il lavoro agile non sono altrettanto generativi per tutte le tipologie di lavoro? Se già ora provassimo a vivere il cambiamento    rafforzando le piattaforme digitali, la banda larga, la formazione  dei dipendenti, il sostegno alle imprese che ci vogliono provare, avremo  sperimentato  nuovi modi per sostenere la conciliazione tra vita lavorativa e  vita familiare; daremo la possibilità  a molti giovani di poter abitare   nei territori cosiddetti periferici   (penso alle aree montane),  apriremo nuovi moduli  formativi per valorizzare i talenti di ognuno e avremo imprese più efficienti e produttive.

ANLA: Cura Italia, bene ma non basta

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca: “Si deve tuttavia fare di più. Lo chiedono le Associazioni come ANLA che sono parte del Terzo Settore che non si è fermato pur in questa forte prova”.

A proposito delle misure economiche varate dal Governo nel cosiddetto decreto “Cura Italia”riportiamo di seguito l’intervento del presidente Anla Edoardo Patriarca.

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca

Il decreto legge appena emanato dal Governo rappresenta un utile passo in avanti per fronteggiare la difficile attuale situazionesottolinea il presidente Patriarca che, pur apprezzando l’impegno messo in atto da parte dell’Esecutivo in questi difficili frangenti in cui purtroppo siamo costretti a “navigare a vista”, sprona il Governo a osare di più per il bene degli Italiani. “Si deve tuttavia fare di più. Lo chiedono le Associazioni come la nostra ANLA che sono parte del Terzo Settore che non si è fermato pur in questa forte prova. Ne danno testimonianza le migliaia di volontari che, bardati di mascherine, guanti e osservando tutte le disposizioni dell’Autorità competente, cercano di aiutare le persone che più sono oggi penalizzate, gli anziani spesso soli e psicologicamente provati, le persone diversamente abili, le famiglie già segnate dalla malattia di un loro caro. A tutti loro vada il nostro più sentito grazie e invitiamo il Governo a mettere in atto la proposta che stiamo da tempo ripetendo, anticipare ora alle Associazioni che ne hanno diritto il pagamento del 5×1000 di competenza che normalmente sarebbe corrisposto a fine estate

L’Italia sta facendo la sua parte: medici e infermieri stanno fronteggiando la pandemia, ancora oggi Papa Francesco nella quotidiana messa in Santa Marta ha ricordato il loro eroico sacrificio. Siamo ormai consapevoli che, al di là dei motivi improrogabili che ci sono stati ben specificati, noi italiani dobbiamo restare in casa, ma pensiamo anche a tutti quei nostri connazionali che non possono esimersi dall’andare fisicamente al lavoro perché impegnati in attività essenziali: senza il loro impegno si potrebbero fermare le infrastrutture, le comunicazioni, il rifornimento di generi di prima necessità. Pensiamo non solo ai dipendenti ma anche ai tantissimi italiani che vivono della propria libera professione: sono il cosiddetto “popolo della partita IVA” che ora più che mai è in profonda sofferenza e che deve essere maggiormente aiutato dal Governo. A tutti questi lavoratori, ANLA, i lavoratori anziani d’Italia, esprimono vicinanza, affetto e profonda gratitudine.

Come ANLA chiediamo allora al Governo un ulteriore necessario sforzo per far sì che quando tutto tornerà normale, e ci auguriamo presto, il Paese possa ripartire con forza, speranza e coesione: chiediamo che possano essere azzerati, e non solo sospesi, i versamenti delle ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e assimilati, gli adempimenti e i versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria. 

Non si tratta solo di superare un’emergenza globale, si tratta di assicurare la ripresa. Il mondo della solidarietà non è un complemento di cui si può anche fare a meno, è ciò che rende un Paese veramente vivibile”.

 

Coronavirus, anticipare il pagamento del 5×1000

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca: “Le Associazioni di Terzo Settore potrebbero riprendersi e continuare ad assicurare, nel rispetto delle normative emanate dallo Stato, il loro contributo così prezioso per la vita di tante e tanti cittadini italiani”.

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca

Il presidente ANLA Edoardo Patriarca

A proposito delle misure economiche allo studio da parte del Governo per contrastare la crisi derivata dalla pandemia di Covid-19, il presidente Anla Edoardo Patriarca interviene con una proposta che, se recepita dall’Esecutivo, aiuterebbe tutto  il Terzo Settore: “In questi momenti così difficili per gli italiani che a memoria d’uomo non hanno mai vissuto  un simile pericolo, la solidarietà cerca di non arrestare del tutto la propria macchina in favore dei più deboli e dei più esposti al rischio, penso ad esempio agli anziani che spesso restano soli e spaventati sia nelle grandi città che nei piccoli centri del nostro grande Paese. Il Governo sta studiando misure straordinarie per l’economia e la vita quotidiana degli italiani che per i prossimi mesi ancora sarà segnata dalla straordinarietà di questo periodo che stiamo attraversando. Come ANLA, come Associazione del Terzo Settore, chiedo al Governo una misura semplice da attuare ma concreta e importantissima: l’anticipo del  pagamento delle competenze del 5×1000 alle Associazioni di Terzo Settore. Normalmente la cifra che i contribuenti italiani mettono a disposizione di queste Associazioni viene fatta conoscere ad aprile e erogata dallo Stato ai soggetti aventi diritto a luglio e agosto. Se questo pagamento venisse effettuato ora e non più a fine estate, le Associazioni di Terzo Settore potrebbero riprendersi e continuare ad assicurare, nel rispetto delle normative emanate dallo Stato, il loro contributo così prezioso per la vita di tante e tanti cittadini italiani. Anche in queste grandi difficoltà, ricordiamoci sempre dei nostri anziani e dare una mano a chi li aiuta può essere un ulteriore mezzo per far ripartire il Paese appena possibile”.

 

Il grande contributo delle nonne e dei nonni

Il presidente nazionale di ANLA Edoardo Patriarca sottolinea in questo breve messaggio il valore dell’impegno delle nonne e dei nonni in questi giorni difficili. Il loro contributo, già grande nella quotidianità, assume ora nell’emergenza i tratti dell’indispensabilità  anche solo nel seguire i bambini che devono restare a casa per la chiusura delle scuole.