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Mi chiamavo Salmon

(di Annalisa Gatti) In libreria a volte sono attratta da libri di cui non so assolutamente nulla. Capita che sia proprio la copertina a incuriosirmi, a volte il titolo bizzarro, a volte senza un perché, mi trovo a curiosare intorno a testi scritti da autori a me sconosciuti. E’capitato così anche con il libro che ho appena finito di leggere: “Amabili resti” di Alice Sebold. La copertina aveva un disegno che ho trovato, nella sua semplicità, dolcissimo: un’ esile figuretta di bambina che cammina dandoci le spalle, una andatura tra l’incerto e il sognante, la testa leggermente reclinata, lunghi capelli morbidi, lisci, lasciati sciolti, un vestitino che ondeggia facendo immaginare che ci sia della leggera brezza, degli stivaletti bassi e morbidi che lasciano delle orme sulla neve e delle chiazze rosse di sangue. Colori tenui e morbidi accompagnano la figura sottile.

Ho preso il libro in mano e ho letto sulla quarta di copertina: «Mi chiamavo Salmon, come il pesce. Nome di battesimo Susie. Avevo quattordici anni quando fui uccisa, il 6 dicembre del 1973». Ho pensato che fosse davvero un romanzo tristissimo ma ho letto poi il riassunto e mi ha colpito. Con mia sorpresa, il racconto è affidato alla voce della stessa ragazzina che senza alcun sentimentalismo narra l’accaduto. Leggo: Le vite dei genitori e dei fratelli e degli amici di Susie, spezzate dalla sua tragica scomparsa, vengono raccontate con lo spirito allegro e senza compromessi dell’adolescenza.» Sono tornata a casa con il libro e l’ho letto con grandissima partecipazione emotiva.

Susie racconta la sua storia da un luogo molto particolare, lei lo chiama Il mio Cielo in realtà non è il Paradiso perché non è ancora pronta per quel luogo. E’ stata strappata alla vita con la violenza, è ancora troppo arrabbiata per poter abbandonare del tutto la sua famiglia. Dal suo Cielo, un luogo di mezzo, osserva, controlla e segue i suoi cari che vivono una vita ormai ferita irrimediabilmente ma in continua evoluzione. Loro sentono e a volte avvertono la sua presenza. In particolare il papà, non si rassegna alla sua scomparsa e tantomeno alla ricerca del suo assassino. Passa in secondo piano il brutale gesto compiuto da un uomo che sembrava essere innocuo e insignificante. Solo nel quindicesimo capitolo e per poche pagine abbiamo una descrizione di quella che fu l’infanzia dell’assassino, George Harvey, di soli 8 anni che con a sua mamma viveva esperienze terribili. In poche righe ci si rende conto che la psicologia di un bambino e quindi tutto il suo futuro dipendono dai suoi genitori, da quello che nei primi anni di vita si respira intorno, gioia, serenità oppure paura, violenza, indifferenza. George Harvey adulto è quello che ha vissuto. Non si nasce pazzi e violenti, ci si diventa.  Susie ci racconta invece della sua famiglia: della fragilità della sua mamma, che per disperazione scappa altrove, lontano dalla sua cameretta, lontano da tutto ciò che le avrebbe ricordato la sua bambina. Cerca di costruirsi e di vivere un’altra vita per non affrontare il futuro senza la sua amata Susie, sperando di confondersi, di perdersi in una esistenza fatta di nulla. Lei non ha più forza per vivere e affrontare il futuro; sua sorella più piccola, Lindsey, con la quale aveva un rapporto speciale, piccole gelosie e competizioni condite da tanto amore e tanta complicità. Lindsey cresce e vive momenti che lei non avrà mai la possibilità di vivere: il suo amore per Samuel, i suoi progetti per il futuro, il suo modo di prendersi cura di tutta la famiglia semplicemente “tenendo d’occhio”, -presente, attenta -e anche- bellissima sorella- così la descrive Susie. Racconta del suo fratellino più piccolo, della sua fragilità, del suo legame profondo con il papà, un uomo protettivo e coraggioso. In ogni riga traspare il suo amore profondo e tenero per suo padre, coraggioso, ostinato e insieme ferito, dolorante, debole e fragile ma con la ferma volontà di non girare pagina, di affrontare e chiamare per nome quello che era accaduto. Susie si accorge, dal suo Cielo che la nonna Lynn poi, è davvero una nonna speciale, una roccia, forte, coinvolgente, positiva e anche un poco ubriacona, forse- si chiede Susiesarà anche per questo che è così simpatica.

La casa, il cane, il giardino, visti con gli occhi di una adolescente che voleva diventare una fotografa naturalista. Susie è innamorata di Ray, un ragazzo della sua scuola. Sogna, dal suo Cielo, di poterlo baciare ancora una volta. Un amore pulito, fresco, tenerissimo.

Il libro scorre veloce ed è avvincente come un giallo, Susie aiuterà tutti a riconciliarsi con il dolore, ma le vite che sono narrate e che cambiano passo dopo la tragedia sono descritte con una sensibilità particolare.

Con oltre dieci milioni di copie vendute nel mondo, Amabili resti è uno dei maggiori successi editoriali degli ultimi anni. Il tema purtroppo è sempre di attualità: violenza sulle donne, bambini scomparsi, ma viene tutto raccontato con una energia che è solo positiva. La famiglia di Susie troverà altre strade, si apriranno altre porte, e per tutti c’è la prospettiva futura di un “Cielo” che risponde pienamente ai nostri sogni, ai nostri desideri. Speranza di una vita davvero felice. Bellissimo.

L’autrice, Alice Sebold nel 1999 ha pubblicato Luchy, un libro di ricordi sullo stupro subito nel 1981. Ho capito il perché questo libro aveva un’anima tanto ricca e intensa.

Da non perdere neppure il film che ho trovato su Netflix: la regia affidata a Peter Jackson, “Lovely Bones” il titolo originale. Jackson affida i membri della famiglia Salmon, a attori di grande talento: da Susie , interpretata da Saoirse Ronan davvero deliziosa, al padre Jack con il coinvolgente Mark Wahlberg, la mamma Abigail  affidata alla bellissima Rachel Weisz, la simpatica nonna Lynn ha il volto di Susan Sarandon e  il pedofilo Harvey è Stanley Tucci, perfetto nel suo essere anonimamente freddo, malvagio e ributtante.

Le lunghe sequenze, dove Susie vaga, incapace di staccarsi dalla sua vita terrena sono tutte realizzate in computer grafica, tanti gli effetti speciali: alberi che si trasformano in stormi di uccelli, campi di grano assolati, specchi d’acqua immersi nella nebbia…. Il film non mi ha deluso come spesso accade dopo aver letto il libro. Tiene comunque incollati alla poltrona. Il messaggio principale tra i tantissimi spunti di riflessione: il nostro destino non ci porta sempre verso i nostri desideri, verso quello che ci aspettiamo ma nonostante le salite, i dispiaceri, le tribolazioni c’è un meraviglioso riscatto e le tracce di amore che si sono lasciate in vita, le relazioni intrecciate con gli altri, rappresentano una ricchezza fondamentale per chi resta, un legame indissolubile in eterno. I nostri cari non sono lontani da noi, tutt’altro.