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Verso quale normalità?

(di Antonello Sacchi) Non entro nella polemica politica, i fatti sono sotto gli occhi di tutti e aggiungere parole non servirebbe perché ognuno di noi si è fatta la sua opinione che prima o poi esprimerà nei luoghi opportuni, e poi perché non voglio aggiungere parole fini a se stesse in un momento così drammatico che ci ha separato da persone a noi care. Dobbiamo tuttavia guardare avanti, ce lo impongono i nostri figli.

Entro nella concretezza della quotidianità  ricordando che vivere è il contrario della paura. In un certo senso, con l’allentamento del lockdown, siamo tutti messi a una duplice prova, una sociale e una progettuale. Sociale perché dopo mesi di quarantena ci è stato detto che qualcosa possiamo fare ma di fare attenzione perché se andrà male dipenderà solo da noi… ebbene non dimentichiamo per favore che, pur con differenti intensità a seconda dei vari territori, il Covid-19 circola ancora fra la popolazione cioè fra di noi. Detto questo, non cadiamo preda della paura, un veleno che ottenebra la mente e gela gli arti: seguendo le disposizioni delle Autorità possiamo lentamente, senza affanno ma con prudenza e buon senso, riaffacciarci alla vita, rivedere i nostri parenti. Viviamo un nuovo inizio, che necessita di continue e periodiche verifiche, ma inizio di cosa? Della vita di prima dell’inizio della pandemia? Mi ha colpito il Rapporto Istat diffuso nei giorni scorsi sul l’impatto dell’epidemia Covid-19 sulla mortalità totale  della popolazione residente nel primo trimestre 2020. Colpito perché, confrontando gli stesi periodi del 2020 e del 2019, le cifre per le zone della classe di alta diffusione sono impressionanti per l’aumento dei decessi, e ogni unità significa un fratello, una sorella, un nonno, una nonna, un padre, una madre strappato all’affetto dei suoi cari, mentre nelle zone a bassa diffusione del Covid-19, dove cioè la vita ha avuto una parvenza di maggiore sicurezza pur nella chiusura di ogni attività dovuta al lockdown, è stato registrato un impatto negativo sulla mortalità, ad esempio a Roma circa  un -9% di persone decedute rispetto alla media dei cinque anni precedenti (mese di marzo).  Tutto ciò cosa significa?

Tornare a sperare

Tornare a sperare

Parlavo prima di una sfida sociale e progettuale: la pandemia ci ha fatto finalmente tornare in noi stessi facendoci capire la fragilità connaturata al nostro essere donna e e uomini, lo abbiamo detto. La pandemia ci ha fatto riscoprire le relazioni di prossimità, lo abbiamo scritto. La quarantena ci ha posto sotto gli occhi che la carità e la pietà, nel senso latino dei termini, un trasporto di cuore e di mente che non è il minimo gesto dell’obolo, non possono fermarsi perché l’accresciuta povertà è sotto gli occhi di tutti e moltissimi volontari, anche di ANLA, non si sono mai fermati per aiutare i più sfortunati, e anche questo abbiamo documentato. La quarantena ci ha fatto capire che ci sono nuove forme di lavoro, abbiamo parlato tante volte di smart working, ma per le tantissime persone che vivono di relazioni, dal commercio al turismo alla ristorazione, e di impresa personale e non di sussidi o di tanto ambiti posti a stipendio sicuro, essa ha significato l’affanno economico, la rovina, la chiusura, la povertà. Che fare?

Tante, troppe domande, ma spero con esse di aiutare me e tutti noi nella riflessione. Ma vi ripropongo quella fondamentale: verso quale normalità vogliamo orientarci?

Penso che la sfida più grande che ci attende sia mettere in pratica le riflessioni che la quarantena ci ha indotto.

#andratuttobene

(di Antonello Sacchi) Cari amici,

In questi giorni ci stiamo riappropriando del silenzio. Esso pervade le nostre città, i nostri pensieri, le nostre anime. Il silenzio per il rispetto delle  vittime della pandemia, il silenzio della riflessione, il silenzio dello spirito che contempla e vive il mistero della fede che in questi giorni abbiamo vissuto con Papa Francesco, basti pensare alla Via Crucis di ieri sera. E’ tempo di  un nuovo silenzio, il silenzio colmo di speranza. Speranza che questa pandemia possa finire presto – dipende anche da noi, dalla nostra capacità di rispettare le regole e di stare in casa -, speranza di guarigione per tutti i malati, speranza per il futuro. Abbiamo dato alle stampe in questa settimana il nuovo numero di Esperienza, il periodico che viene spedito a tutti i tesserati ANLA. Se volete riceverlo seguite le istruzioni qui pubblicate. Il titolo è proprio Apriamoci alla speranza. La copertina, come ho scritto nella mia rubrica su Esperienza, attraverso i volti sorridenti di due volontari, appartenenti a generazioni differenti, di ANLA dell’Emilia Romagna che in sinergia con le Autorità sanitarie non si sono mai fermati, vuole essere un affettuoso sprone a rialzarci e andare avanti, ricordando i nostri cari che ci hanno lasciato e costruendo il domani. Voglio con questo ricordare e ringraziare tutti i nostri volontari che anche in questi difficili frangenti hanno continuato a telefonare alle persone sole o hanno organizzato raccolte alimentari per le tante persone che sono nel bisogno o hanno continuato a portare un sorriso nelle corsie degli ospedali. Le persone in fin dei conti hanno bisogno di poco: di un sorriso e di un invito alla speranza, e questo poco è davvero tutto.

Buona S. Pasqua a tutti

Copertina del nr. 3-4/2020 di Esperienza

Copertina del nr. 3-4/2020 di Esperienza

 

Bambini e nonni, speranza di un popolo!

Dal Vatican Information Center:

Città del Vaticano, 11 aprile 2014 (VIS). Questa mattina, nel ricevere nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, quattrocentosettanta membri del Movimento per la Vita Italiano, il Santo Padre Francesco ha salutato in particolare i responsabili del “Progetto Gemma” (servizio per l’adozione prenatale a distanza di madri in attesa in difficoltà) che “in questi venti anni – ha ricordato – ha permesso, attraverso una particolare forma di solidarietà concreta, la nascita di tanti bambini che altrimenti non avrebbero visto la luce”.

“La vita umana è sacra e inviolabile – ha ribadito il Pontefice – Ogni diritto civile poggia sul riconoscimento del primo e fondamentale diritto, quello alla vita, che non è subordinato ad alcuna condizione, né qualitativa né economica né tantomeno ideologica. ‘Così come il comandamento ‘non uccidere’ pone un limite chiaro per assicurare il valore della vita umana, oggi dobbiamo dire ‘no a un’economia dell’esclusione e della inequità’…. “Uno dei rischi più gravi ai quali è esposta questa nostra epoca, è il divorzio tra economia e morale, tra le possibilità offerte da un mercato provvisto di ogni novità tecnologica e le norme etiche elementari della natura umana, sempre più trascurata.
Abbiamo parlato dei bambini: ce ne sono tanti! Ma io vorrei anche parlare dei nonni, l’altra parte della vita! Perché noi dobbiamo aver cura anche dei nonni, perché i bambini e i nonni sono la speranza di un popolo. I bambini, i giovani perché lo porteranno avanti, porteranno avanti questo popolo; e i nonni perché hanno la saggezza della storia, sono la memoria di un popolo. Custodire la vita in un tempo dove i bambini e i nonni entrano in questa cultura dello scarto e vengono pensati come materiale scartabile. No! I bambini e i nonni sono la speranza di un popolo!“.

Papa Francesco

Papa Francesco