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Un nuovo umanesimo

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) La pandemia che ha avvolto il nostro Paese e il pianeta intero costringerà i sistemi sociali e le infrastrutture sanitarie  a ripensarsi, non per retrocedere o per dichiarare avventatamente il fallimento di quelle esistenti. La nascita del welfare state alla fine della seconda guerra mondiale, soprattutto in Europa, ha contraddistinto una stagione che pur nelle sue contraddizioni ha segnato positivamente  il secolo scorso, e fondato il patto tra capitalismo e democrazia. Quel patto ha subito nei decenni successivi, soprattutto negli anni di fine secolo, numerose incrinature, metamorfosi profonde sospinte dalla  ideologia  liberista  e dalla finanziarizzazione   dell’economia a scapito di quella reale fatta di persone e comunità. La pandemia ha solo scoperchiato tutto quanto era già evidente a coloro che in questi anni hanno scandagliato  e analizzato le trasformazioni sociali, ponendo l’attenzione a quelle più sotto traccia, meno evidenti ma più profonde. Tra queste il sistema di protezione per la popolazione anziana cresciuto in questi  decenni  confusamente,  senza alcuna programmazione seria e lungimirante, pensiamo alle residenze sociosanitarie, case famiglia, il “badantato”, fenomeno unico in Italia per le sue dimensioni rispetto al resto dell’Europa. Per non parlare della mancanza di  un progetto promozionale del valore dell’anzianità, difeso eroicamente dalle sole associazioni di volontariato.

Il presidente Patriarca e mons. Paglia

Il presidente Patriarca e mons. Paglia

Mons.  Paglia alla Summer School di Anla ha lanciato lo slogan “tutti gli anziani a casa propria”: ci  indica  la via, una direzione e richiama  il valore dello stare a casa, un luogo di relazioni, di amicizia, di cura e di memoria. E allora aboliamo le Residenze? Penso piuttosto che occorra mettere a sistema una strumentazione ricca e articolata che mantenga  viva la dimensione dello “stare a casa”. Le residenze vanno ripensate  anche  come centri di servizi qualificati, vanno moltiplicate le esperienze di social housing, riconosciute le convivenze tra persone anziane, riformulato un sistema di assistenza domiciliare davvero strutturato anche con gli ausili che oggi mette a disposizione la tecnologia digitale, educatori professionisti e personale socio sanitario di qualità. Per non parlare della  emersione delle assistenze familiari (le badanti) dal nero e dal silenzio colpevole  promuovendo formazione e legalità,  e del  controllo/monitoraggio delle case famiglie.  Non da ultimo l’approvazione della legge sui Caregiver familiari e quella sull’invecchiamento attivo che riconosca l’anzianità come un valore prezioso, nel volontariato e nei molteplici ambiti in cui opera, nella trasmissione dei saperi esperienziali alle nuove generazioni.

Basterebbe che questo mosaico di tessere in frammenti  e sparse trovino una politica lungimirante che dia loro l’immagine di un nuovo umanesimo.

 

 

Una possibilità per il Mezzogiorno

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) Abbiamo celebrato a Pietrelcina, la settimana scorsa, la Summer School alla quale ANLA è stata presente per la seconda volta. Lo spirito che ha animato gli organizzatori in questi anni è  quello dei navigatori, spesso andando di “bolina”, controvento, nello studio esigente del presente  per pensare  al futuro, correggendo il nostro modo di guardare il Mezzogiorno, e cercando con ostinazione  nuove prospettive di osservazione.

L’edizione conclusa ha seguito la medesima traccia culturale. La tesi riproposta, suffragata da elementi concreti di analisi, e che la pandemia  ha posto ancor più in luce, è che l’Italia dei “margini”, o l’Italia dei “vuoti”come la chiamano alcuni studiosi – tra questi il prof. Cersosimo -  oggi appaia  più che mai centrale per rompere l’assedio di un presente che percepiamo  sempre più sconfortante.

Siamo convinti  che  in questa Italia dei margini potremo sperimentare nuove economie, nuove relazioni sociali, nuove istituzioni civili come lo sono le nascenti fondazioni e cooperative di comunità. Nelle due sessioni abbiamo provato ad assumere altre “posture”,  punti di vista diversi per accogliere la sfida di una Italia da  riabitare (come recita il Manifesto del prof. Cersosimo), un Paese non solo affidato ai “centri”, ai “pieni” delle grandi città e delle aree metropolitane,  ma  anche agli   spazi urbani intermedi, alle aree interne, ai  borghi. Con nuove interconnessioni, nuove strutture fisiche e digitali, progetti di welfare comunitari,   una manutenzione diffusa  dei territori nei quali i giovani potranno cogliere opportunità inedite e progetti imprenditoriali sostenibili. 

Non abbiamo mai coltivato una cultura rivendicazionista, ci siamo attenuti ai dati di realtà: siamo fermamente convinti che  il Mezzogiorno sia la  maggiore riserva di crescita per l’Italia, esso   dispone  di una gran  quantità  di risorse inutilizzate, in primis quelle umane, i giovani e le donne. Ma può  dare un  contributo prezioso solo se è messo in grado di poterlo fare, per sé e a vantaggio di tutto il Paese. L’agenda è nota a tutti noi, la conosciamo da tempo, i titoli sono retoricamente elencati in tante dichiarazioni pubbliche. Garantire i diritti di cittadinanza, costruire reti territoriali innovative di welfare e sanità, l’investimento nella istruzione pubblica per accrescere quantità e qualità degli apprendimenti lungo tutta la filiera scolastica, una mobilità sostenibile per ricucire i territori, la valorizzazione delle diversità territoriali, quelle agricole, i beni culturali, il turismo sostenibile. Per non parlare della questione demografica affrontata in altre edizioni della Summer School: nel sud la popolazione si è ridotta più che in altre parti,  l’Italia si riempie da una parte e si svuota lentamente dall’altra, un fenomeno lento, non immediatamente percepibile, un po’ come lo scioglimento dei ghiacciai i cui effetti si manifestano tragicamente nel tempo. Per non parlare dello spreco dei talenti di    giovani e  donne, uno spreco immenso di energia lavorativa già bassa in Italia rispetto all’Europa, ancor più nel Mezzogiorno.

Una agenda conosciuta, ahimè,  ma rimasta in gran parte sulla carta, una pagina bianca. 

Abbiamo fatto altre scelte.  Davanti a noi stanno  i decenni passati, decenni nei quali l’economia della conoscenza ha dato un forte impulso alle grandi agglomerazioni urbane, le città si sono estese inglobando porzioni importanti di territori come ci raccontano i casi di Milano, Roma, e di gran parte delle capitali europee. Sono seguiti  investimenti strutturali  per aeroporti, alta velocità, metropolitane, ferrovie leggere, edilizia residenziale, Università, sedi di multinazionali. Non  v’è dubbio che vivere nelle  città offra oggi un accesso a reti di valore formali e informali, di conoscenza e saperi, di innovazioni e opportunità lavorative,  inimmaginabili in altri territori. Ma è pur vero   che i territori pieni hanno generato anche disuguaglianze, periferie povere, lavoro indegno, scarsa qualità ambientale.

È possibile ripensare a questo modello così  evocato dal mainstream della riflessione culturale e politica odierna? Un riequilibrio, una trasformazione!

La domanda che ci poniamo, ora più stringente con la diffusione della pandemia, è    se siano maturi i tempi per trasformare  l’attuale articolazione territoriale dei sistemi economici, delle politiche sanitarie e di welfare,  in una prospettiva di benessere diffuso e inclusivo. È una idea romantica? Un ritorno ai “bei tempi”? Oppure  vi sono concrete possibilità di rianimare   una Italia più  rispettosa delle diversità, insomma  più inclusiva, fatemi dire più bella? Non  isole o localismi gretti, ma un arcipelago  potentemente connesso e  aperto, sostenuto da  una azione collettiva ricostruttiva come recita il titolo della Summer School 2020 di Pietrelcina. 

In tutto questo, sottolineo l’estrema importanza del ruolo che hanno e che avranno le Associazioni, e in particolare ANLA, con il suo bagaglio di valori e di competenze, rappresenta una risorsa che  può giocare un ruolo importante nelle regioni del Mezzogiorno.

L’Italia dei margini

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) Ci siamo ritrovati a fine settembre alla nostra Summer School, a Castelgandolfo,  per studiare il tempo presente al futuro. Il numero di Esperienza che  sta giungendo a casa  propone una bella sintesi dei contenuti proposti. Vi invito a leggerlo, è un utile strumento per sentirci ancora protagonisti come recitava il titolo della nostra “scuola”.

La Summer School organizzata da Cives a Pietrelcina, e che ci vede coprotagonisti,  segue la medesima traccia culturale, stavolta  lo sguardo si fa attento al  Mezzogiorno. La tesi che proponiamo, suffragata da elementi concreti di analisi, è che l’Italia dei “margini”, o l’Italia dei “vuoti” come la chiamano alcuni studiosi, oggi appaia  più che mai centrale (ancor più con la pandemia) per rompere l’assedio di un presente sempre più sconfortante. Forse in questa Italia dei margini potremo sperimentare nuove economie, nuove relazioni sociali, nuove istituzioni civili come lo sono le nascenti fondazioni e cooperative di comunità. Nella due giorni di Pietrelcina proveremo ad assumere altre “posture”,  punti di vista diversi per accogliere la sfida di una Italia da  riabitare come recita il Manifesto del prof.Cersosimo, un Paese non solo affidato ai “centri”, ai “pieni” delle grandi città e delle aree metropolitane,  ma  anche agli   spazi urbani intermedi, alle aree interne, ai  borghi. Con nuove interconnessioni, nuove strutture fisiche e digitali, progetti di welfare comunitari,   manutenzione diffusa  dei territori nei quali i giovani potranno cogliere opportunità inedite e progetti imprenditoriali sostenibili.

Davanti a noi sono  i tre decenni nei quali l’economia della conoscenza ha dato un forte impulso alle grandi agglomerazioni urbane, le città si sono estese inglobando porzioni importanti di territori come ci raccontano i casi di Milano, Roma, e di gran parte delle capitali europee. Sono seguiti  investimenti strutturali imponenti per aeroporti, alta velocità, metropolitane, ferrovie leggere, edilizia residenziale, Università, sedi di multinazionali . Non  v’è dubbio che vivere nelle  città offra un accesso a reti di valore formali e informali, di conoscenza e saperi, di innovazioni e opportunità lavorative  inimmaginabili in altri territori. Ma è pur vero   che i territori pieni hanno generato anche disuguaglianze, periferie povere, lavoro indegno, scarsa qualità ambientale.

È possibile ripensare a questo modello tanto evocato dal mainstream della riflessione culturale e politica odierna? Un riequilibrio, una trasformazione!

Già nelle precedenti edizioni della Summer School questa traccia di pensiero è stata approfondita, potremmo dire che è stata la postura con la quale ci siamo posti nell’indagare la risorsa  Mezzogiorno. La domanda che ci poniamo, ora più stringente con la diffusione della pandemia, è    se siano maturi i tempi per trasformare  l’attuale articolazione territoriale dei sistemi economici, delle politiche sanitarie e di welfare,  in una prospettiva di benessere diffuso e inclusivo. È una idea romantica? Un ritorno ai “bei tempi”? Oppure  vi sono concrete possibilità di rianimare un’Italia più  rispettosa delle diversità,  più connessa? Non  isole o localismi gretti, ma un arcipelago  potentemente connesso e  aperto, sostenuto da  una azione collettiva ricostruttiva come recita il titolo della Summer School 2020.

L’associazionismo e  la società civile tutta non possono starne fuori.

 

Summer School 2020, riflessioni

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) Difficile fare una sintesi dei contenuti della nostra Summer School: la quantità di contenuti che ci sono stati offerti meriteranno approfondimenti, una presa in carico da parte di noi tutti affinché nulla vada disperso. Il prossimo numero di Esperienza sarà  dedicato alle relazioni svolte a Castel Gandolfo, saranno motivo di riflessione e di sintesi per mettere a disposizione dell’associazione una griglia di lavoro utile a renderci presenti sui territori. Vorrei dedicare questo poche righe al tema del welfare degli anziani riprendendo i passaggi più significativi proposti nelle conversazioni. Partirei dalla immagine che ci ha consegnato Mons. Paglia: abbiamo costruito un palazzo senza scale e ascensori, con uno scantinato nel quale abbiamo relegato i più fragili, e con balconi senza cielo. Si tratta non tanto di proporre alcuni cambiamenti, ma di operare una vera e propria trasformazione del  palazzo (il welfare) che oramai appare vetusto e inadeguato rispetto alle sfide che provoca il COVID 19. Anzitutto sconfiggere le tante e troppe solitudini: occorre svuotare gli scantinati, munire il caseggiato di scale e ascensori. E dotare la nuova architettura di una visione, di un pensiero generativo sull’anzianità senza il quale i “balconi sono senza il cielo”.

Il presidente Patriarca e mons. Paglia

Il presidente Patriarca e mons. Paglia

Ne deriva un primo messaggio: l’anzianità non è un problema, un inciampo, una spesa ma una grande risorsa se ben valorizzata e sostenuta. Una “vecchiaia adolescente” che mette a disposizione le proprie competenze e capacità alle nuove generazioni, una vera e propria “consegna” del testimone. Non solo abilità  tecniche ma la competenza del vivere-bene che si acquisisce   dalla esperienza vissuta e che nessun libro può insegnare. Una alleanza tra generazioni per vincere le due paure entrambe da sconfiggere: la paura dei giovani di perdere il futuro e la paura degli anziani di perdere il passato,  per scrivere un nuovo umanesimo segnato inevitabilmente dalle nuove teologie.

Secondo messaggio. Perché questo accada e si faccia storia occorre reinventare le città e i suoi spazi, rafforzare le competenze digitali, promuovere luoghi di incontro  intergenerazionali, cohousing, servizi di welfare integrati, nuove politiche abitative, una legge per l’invecchiamento attivo che riconosca il ruolo di cittadinanza gratuita offerta da molte persone anziane. Non da ultimo il rafforzamento dei servizi territoriali o socio sanitari, le RSA non possono più rappresentare  il modello di welfare principale per persone sole e non autosufficienti.

Terzo messaggio, il ruolo strategico dell’associazionismo:  per sconfiggere la solitudine, per un impegno condiviso in comunità, per fare esperienze generative, per continuare a formarsi e a vivere  la vita con la speranza nel cuore.

Summer School 2020 ANLA, ripensare l’età attuale

Gli interventi di S.E. Mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia della Vita e da pochi giorni chiamato dal ministro Speranza a presiedere una commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana, e della dott.ssa Ester Dini, Esperta di mercato del lavoro e attualmente responsabile del Centro Studi della Fondazione Consulenti del Lavoro, hanno aperto ieri la Summer School ANLA 2020 organizzata dall’Associazione al Centro Mariapoli Internazionale di Castel Gandolfo. Commenta il presidente ANLA Edoardo Patriarca: “La sessione è stata dedicata a comprendere in profondità ciò che è accaduto nella vita delle comunità nell’anno del coronavirus. Mons. Paglia  ha offerto una riflessione sulle tante solitudini  incontrate  e al contempo sulla ricchezza di relazioni  riscoperte, sul significato profondo di amicizia e del prendersi cura. L’analisi puntuale dei dati economici e occupazionali forniti da Ester Dini  ha consentito di individuare le sfide che ci attendono e il ruolo cruciale che potranno svolgere le associazioni,  Anla in particolare”.

Il presidente Patriarca con Ester Dini

Il presidente Patriarca con Ester Dini

Monsignor Paglia ha richiamato l’urgenza di un nuovo paradigma per gli anziani, di una nuova comprensione di questa età della vita così importante per la società italiana: “tutti abbiamo purtroppo dovuto assistere ad una tragedia che non ci aspettavamo: il Coronavirus si è abbattuto in una maniera spietata soprattutto sugli anziani e noi siamo stati senza sapere cosa fare, assistendo persino all’impossibilità di tenere la mano, persino di condurre al cimitero. In questo senso è urgente un sussulto di pensiero e a mio avviso anche di amore. Dobbiamo ripensare il modo in cui tutti noi dobbiamo essere prossimi agli anziani diventati sempre più numerosi, diventati anche sempre più problematici nella quotidianità. È chiesto a tutti noi un sussulto di pensiero creativo perché gli anziani restino a casa accuditi e aiutati dai familiari, dai parenti, dai vicini e perché no anche dalla comunità cristiana perché questo è il senso del quarto  comandamento, onora il padre e la madre. Onoriamo i nostri anziani, è un grande compito perché tutte le altre generazioni possano apprendere il senso stesso della vita, perché la vita è lo sviluppo delle generazioni”.

Ester Dini ha svolto un’analisi del tempo presente mettendo in evidenza criticità e possibili punti di sviluppo: “Veniamo da mesi che hanno inevitabilmente segnato la vita degli italiani, non solo per la crisi economica e le incertezze legate al lavoro. In  questi mesi di lockdown gli italiani hanno maturato un approccio nuovo: ci sono stati fenomeni importantissimi, lo smart working, un processo amplissimo di alfabetizzazione digitale che ha riguardato anche la popolazione più anziana… gli italiani hanno fatto i conti con il loro tempo a disposizione, si sono trovati a poter dar sfogo ai propri interessi: elemento del tutto eccezionale hanno messo al primo posto lo studio, la lettura, aspetti che forse non ci si aspettava. Gli italiani hanno fatto anche il punto sulla loro condizione di vita, tantissimi hanno vissuto in solitudine, soprattutto gli anziani, il periodo del lockdown e molti hanno vissuto in abitazioni strette. Il lockdown ha per molti versi accelerato cambiamenti che erano già in atto e occorre mettere a fuoco le direttrici di sviluppo di questa nostra società oggi segnata incredibilmente dall’esperienza dello smart working e dal nuovo modello di organizzazione sociale che potrebbe scaturire dalla nuova concezione del lavoro, rispetto alla tecnologia che è diventata essenziale per tutte le nostre operazioni. Si pone oggi dunque un dilemma tecnologico… pensiamo poi al mito della globalizzazione che il lockdown ha arrestato, ponendo interrogativi sui rischi che un interscambio così globale può determinare per la nostra contemporaneità”.

 

Oggi la Summer School di ANLA prevede gli interventi del prof. Ivo Lizzola, professore di Pedagogia sociale e di Pedagogia della marginalità e della devianza presso l’Università degli Studi di Bergamo, e della prof.ssa Maria Rita Parsi, psicologa, psicoterapeuta, psicopedagogista docente, saggista e scrittrice.

Summer School 2020, protagonisti e non attivisti

Con l’introduzione del presidente nazionale Edoardo Patriarca ha preso il via l’edizione 2020 della Summer School ANLA presso il Centro Mariapoli Internazionale di Castel Gandolfo, via S. Giovanni Battista De La Salle. Spiega il presidente nazionale di ANLA Edoardo Patriarca: “Anni ’20: da sopravvissuti a protagonisti è il titolo che abbiamo voluto dare alla nostra Summer School. Ci troveremo insieme per formarci ancora, per capire il tempo che viviamo, per mettere a frutto la nostra esperienza di vita, le nostre competenze ancora importanti per pensare il futuro delle nuove generazioni”.

S.E. Mons. Vincenzo Paglia

S.E. Mons. Vincenzo Paglia

Ad aprire i lavori S.E. Mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia della Vita e da pochi giorni chiamato dal ministro Speranza a presiedere una commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana.  Il presule ha richiamato l’attenzione sul significato che non riusciamo a dare agli anni di vita in più che le nostre generazioni hanno saputo conquistare: “Non sappiamo che farcene… manca una riflessione organica sul significato di questi anni… Quanto è accaduto durante la pandemia ha mostrato l’incapacità della società contemporanea a porsi rispetto alla vecchiaia. Papa Francesco ha ragione: l’anzianità è un tempo di fatto scartato, di fatto appeso, e quel che è accaduto è perché non c’è pensiero, non c’è riflessione sul tema”. La nostra società sente di fatto ancora gli anziani come un peso enorme e mons. Paglia sottolinea “C’è bisogno di ripensare in maniera globale l’assetto della società cominciando anche dagli anziani, occorre comprendere gli anni dell’anzianità come opportunità da capire”. Il vescovo sottolinea la forza della debolezza, la forza della fragilità: “la debolezza della vecchiaia ricorda a tutti noi il senso del limite a cui apparteniamo” e ci invita a una riflessione sul tempo che ci è dato. Mons. Paglia ha posto in evidenza il rischio dell’attivismo: “il malato che non può più muoversi è contraddizione all’imperativo dell’autosufficienza”. Il Vescovo ha evidenziato il narcisismo come  vero protagonismo di oggi: ”Tuttavia Narciso muore su se stesso. L’annuncio cristiano di una famiglia nuova deve avere nuovi linguaggi contro Narciso. Questo è la grande avventura e la grande opportunità: il tempo della vecchiaia è il tempo in cui l’oltre acquista una qualche importanza”. Mons. Paglia ha concluso il suo intervento con un invito: “Gli anziani devono stare in casa e non negli Istituti”: certo si apre un grande discorso che riguarda più aspetti della vita sociale, dall’assistenza all’edilizia per anziani ma il senso dell’umano  non può che volgere a questo.

Il presidente di ANLA Edoardo Patriarca ha quindi annunciato la grande manifestazione nazionale di ANLA a favore dei nonni il prossimo 2 ottobre: a Firenze, presso l’Auditorium al Duomo via de Cerretani 54r. Sala Anfiteatro Andrey Tomaszewski dalle ore 16,30 per la premiazione del Concorso letterario nazionale dedicato ai nonni dal tema  “la penna racconta”. Il pensiero va ai nostri anziani che ci hanno lasciato ma anche a quelli che vivono in solitudine un periodo storico pieno di incertezze. Ecco perché, nonostante le difficoltà, la Premiazione è stata mantenuta al 2 ottobre, per dare un profondo significato ai nonni, ai così detti diversamente giovani, coloro che sono ancora  oggi la linfa vitale della nostra società. 

 

Il valore della formazione

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) In queste settimane tanto si è discusso della prossima riapertura delle scuole, dei ritardi, dei timori, delle occasioni perdute. La lunga quarantena ha fatto emergere come non mai il valore dell’educazione e della formazione nella costruzione della identità personale, e delle opportunità che esse aprono al futuro della vita di ciascuno. Uno degli asset strategici che vengono indicati nel Recovery Fund è l’ investimento in  formazione e ricerca per le nuove generazioni,  a significarne il valore prezioso e inestimabile che esso ha.

Solo chi possiede conoscenze trasversali, competenze e abilità,  abitudine al lavoro in equipe, flessibilità e adattabilità, avrà  gli strumenti necessari per realizzare  una vita buona. Abbiamo a cuore il futuro delle nuove generazioni ma è bene rammentare che la formazione continua è per tutta la vita, è quella che  assicura una vita degna anche quando si è anziani e che allontana nel tempo la non autosufficienza. Lo confermano le tante ricerche svolte in questi anni a livello internazionale. Da qui nasce il progetto di promuovere una Summer School per la nostra associazione, una occasione per formarci e continuare a dare un proprio contributo di pensiero per comprendere il tempo che viviamo. Per noi stessi anzitutto, ma più che altro per offrire ai nostri associati, ai nostri amici un punto di vista assai particolare e  raro perché  si nutre di una esperienza di vita e al tempo stesso di una tensione spirituale che ti porta oltre, un mix  di ingredienti che le giovani generazioni non riescono a possedere,   non per manchevolezza ma perché hanno intrapreso da poco il cammino della vita. Formazione per tutta la vita dunque: è questo l’imperativo che ci consegna questa lungo distanziamento fisico provocato dal Covid19.

Summer School ANLA 2020

Summer School ANLA 2020

Dunque, formazione come diritto e come dovere. Un diritto tutelato dalla Costituzione e che va garantito a tutti i bambini e le bambine, saremo vigili affinché la riapertura dell’anno scolastico avvenga in sicurezza e in qualità, non faremo mancare il nostro sostegno e se necessario suggerimenti e critiche. Un dovere per noi tutti: siamo una associazione di adulti impegnati a vario modo, non abbiamo rinunciato al nostro impegno di cittadinanza attiva, siamo presenti sui nostri territori e nelle aziende per tessere ponti   tra le generazioni, per mantenere vivo il testimone di una storia personale e comunitaria preziosa anche per il futuro. Il testimone lo si consegna se siamo ancora persone generative, aggiornate e soprattutto formate ai tempi nuovi. Un compito al quale non vogliamo rinunciare.

 

I giorni che verranno

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) Molti soci ANLA,  concluse le giornate di ferie,  torneranno al lavoro: l’associazione non è composta solo di pensionati, abbiamo tanti iscritti che dopo il lungo lockdown hanno ripreso le loro attività, molti non  hanno mai smesso per garantire servizi essenziali a tutti noi,  costretti a casa per il Covid-19. Questo tempo e le esperienze che ne sono scaturite –  lo smart working, le ferie solidali, la flessibilità degli orari, una maggiore attenzione alla conciliazione -  hanno riconquistato alle comunità  il senso e il significato del lavoro  che non   è riconducibile ad una  attività strumentale utile solo per guadagnare uno  stipendio – importante, ci mancherebbe! -   con il quale  dedicarsi  alla “vita vera”. È una stortura  che  colpisce molti giovani, illudendoli, o le persone che vivono di un lavoro indegno e di un salario  neppure sufficiente per la propria sopravvivenza. È meglio fuggire dal tempo del lavoro, viverlo come un obbligo inevitabile, come una sorta di condanna! Ma non è così…o non dovrebbe esserlo.

Summer School ANLA 2020

Summer School ANLA 2020

Il lavoro riguarda la persona, la sua umanità – quante volte lo abbiamo scritto -,  è ben  più di una attività strumentale: oso nell’affermare che  qualsiasi azione umana nasconde sempre,  magari solo in nuce,  un progetto, un desiderio, una ambizione che va ben oltre quello che appare concretamente. Se davvero crediamo che questa sia la via da perseguire e da sostenere,  per confermare che “tutto non sarà come prima” anche nel fare impresa e creare  buon lavoro, ci  attende come Associazione un compito arduo ed entusiasmante al tempo stesso. A fine settembre approveremo un nuovo Statuto e un Regolamento che ci consentiranno  di camminare celermente,   al passo con i tempi. La seconda edizione della Summer School indagherà con occhi saggi e curiosi le tracce di futuro già presenti in mezzo a noi e che la lunga quarantena hanno evidenziato come non mai. Non avremo tempi semplici, soprattutto per i giovani e  le persone più  fragili e  in difficoltà. Staremo su questi crinali per percorrerli con coraggio e prudenza,  forti di una storia nata più di settanta anni fa, metteremo a disposizione saperi e competenza là dove siamo presenti, accanto  alle imprese che ci sostengono e nei territori dove operiamo.  Le sfide che si pongono davanti a noi sono già note: la necessaria riconversione energetica per contrastare il cambiamento climatico, la digitalizzazione imponente che le nuove tecnologie imporranno alle imprese, i robot e l’intelligenza artificiale, una formazione tutta da ripensare per rendere le giovani   generazioni attrezzate a gestire il futuro prossimo. Non da ultimo una politica non tarata sul “qui e ora”, sull’ultimo sondaggio e “sull’aria che tira” o sull’intervento emergenziale pure necessario e doveroso, ma orientata da una progettualità che sa guardare nel  decennio che verrà. Avremo poco tempo se non vorremmo raccontare il declino di un grande paese che non lo merita.

Mi domanderete: ma noi che possiamo fare? Che ruolo  svolgere come associazione di adulti? Domande complicate che attendono una risposta:  è certo che tra noi non possono valere i refrain:  “va così… non ne vale la pena… ci penseranno gli altri… difendiamo i  diritti acquisiti… gli altri si arrangino…”.  Potremo essere protagonisti se saremo cittadini attivi e informati, se ci porremo a fianco di coloro che intendono aprire un rinascimento, una ri-nascita per un paese più libero e responsabile, più uguale e coeso.

Alla Summer School proveremo insieme ad andare a “caccia di tracce” di futuro. Vi aspettiamo!

I nostri appuntamenti

Settembre si avvicina e con esso la ripresa delle attività associative di ANLA. Vi ricordiamo i principali appuntamenti:

innanzitutto, vi aspettiamo alla Summer School ANLA di settembre a Castel Gandolfo: iscrivetevi!

Per consultare il programma completo con tutte le iniziative previste, cliccate qui.

Per conoscere costi e logistica della Summer School ANLA 2020, cliccate qui.

Per chiedere informazioni e per iscriversi alla Summer School ANLA,  scrivete a iscrizione@anla.it

I 70 anni di ANLA

I 70 anni di ANLA

Concorso nazionale fotografico

ANLA, al fine di valorizzare l’impegno sociale e culturale dei propri tesserati, indice La 2^ edizione del Concorso Nazionale Fotografico sul tema “Kairòs19 – Istantanee al tempo della pandemia catturate attraverso gli occhi degli anziani”. Il Concorso ha l’obiettivo di raccogliere istantanee, attimi fermati nel tempo come solo le fotografie sanno fare: paure, sogni, sofferenze, speranze, emarginazioni e voglia di vivere; nella propria abitazione, nel condominio, nel quartiere, in un istituto, nei rapporti a distanza con figli e nipoti, anche nello schermo del telefonino, tablet o personal computer.

Clicca qui per informazioni e modalità di partecipazione

Concorso letterario nazionale

“… E passavano i giorni… “Questo l’incipit del 2° Concorso letterario ANLA Nazionale.

Un tema ispirato al periodo straordinario che abbiamo appena lasciato alle spalle ma che ancora abbiamo il dovere di tenere ben vivo nel presente. Non potevamo non abbinare questo concorso alla festa dei nonni, soprattutto nel ricordo di coloro che ci hanno lasciato, in questo difficile anno. Passavano i giorni, le settimane e poi i mesi… E non sarà stato uguale per tutti, ognuno di noi avrà avuto delle esperienze, delle sensazioni, delle fantasie da voler condividere con il prossimo, generosamente, riaprendo quel cassetto della memoria. Potrà essere doloroso ma anche liberatorio, questo ognuno di noi potrà scoprirlo con il proprio racconto.

Clicca qui per informazioni e modalità di partecipazione