Tempo di digiuno

(di Roberta Greco) Quando si parla di feste si parla sempre e solo di cibo, cosa mangiare, come cucinarlo al meglio secondo le regole della nonna o semplicemente della città di appartenenza ed è guerra delle pentole per chi fa, e mangia, i manicaretti più squisiti. Ma c’è anche un periodo in cui ci si deve astenere, come preparazione all’evento che seguirà, e non solo fisicamente ma anche spiritualmente. Tutti possono digiunare, giovani, adulti e anziani, tutti possono farlo senza che ciò arrechi alcun danno, molte persone non digiunano perché immaginano che sia una cosa molto difficile da fare ed anche “dolorosa” e che non ci riusciranno mai, ma non è così, anche se una buona dose di disciplina e perseveranza ne è la base.

Il digiuno prescritto dalla Chiesa 

Così è chiamato quello prescritto per tutta la Chiesa e che, perciò, è estremamente semplice perché adatto a qualsiasi persona. Questo modo di digiunare viene dalla tradizione della Chiesa e può essere praticato da tutti, senza eccezione. La base di questo tipo di digiuno è che si faccia colazione come d’abitudine, poi si consumi solo un pasto durante il resto della giornata. Si può scegliere tra pranzo o cena, secondo le proprie abitudini, la propria salute e il proprio lavoro. L’altro pasto sarà sostituito da un semplice spuntino, secondo le proprie necessità. In questo modo. per esempio, se si sceglie il pranzo come pasto completo, a cena si mangi solo qualcosa che metta nella condizione di trascorrere il resto della notte senza accusare la fame. L’importante, e qui sta l’essenza del digiuno, è, la disciplina, il non mangiare niente oltre questi tre pasti. Quello che importa è, troncare l’abitudine di “mangiucchiare”, di aprire il frigorifero più volte al giorno. Evitare completamente, in questo giorno, le caramelle, i dolci, i cioccolatini, i biscotti e cose di questo tipo. Lasciare da parte le bevande rinfrescanti ed il caffè. In questo tipo di digiuno non si soffre la fame. Più le persone si impongono una disciplina, più mettono a freno la gola! Ed è proprio questa la finalità del digiuno. Chiunque può praticarlo, perfino gli ammalati, poiché, l’acqua e le medicine non lo interrompono; neanche se fosse necessario del latte per assumere queste ultime, poiché, la disciplina sarebbe comunque mantenuta.

Il digiuno a pane e acqua

Questo digiuno consiste nel mangiare pane quando si ha fame e bere acqua quando si ha sete: nient’altro, ma non assumerli contemporaneamente. E meglio mangiare un poco di pane alla volta durante tutto il giorno. Si potrà constatare che questo acquisterà un nuovo sapore. Come pure si deve bere acqua varie volte nel corso della giornata. L’organismo ne ha bisogno. Perciò occorre berne anche quando non se ne ha voglia. La cosa più importante, la regola è, che si mangi solo pane e si beva solo acqua. Ripeto: non è per tacitare la fame e ancora meglio la sete. Questa è una forma di digiuno che frena maggiormente la nostra gola che, in genere, ci fa agire solo per la pura e semplice soddisfazione di sé. Impone dunque la disciplina che combatte il vizio di mangiare tutto il giorno. Nel digiuno a pane e acqua si consiglia di consumare pane di manioca o il pane integrale. Questi tipi di pane, essendo di grano integrale, sono sostanziosi ed evitano eventuali disturbi. Ma anche un comune panino è, sufficiente per fare un buon digiuno, senza essere assaliti dalla fame.

Il digiuno a base di liquidi

Il terzo tipo di digiuno richiede che si trascorra una intera giornata senza mangiare nulla, limitandosi ad assumere liquidi: ci si alimenterà soltanto di questi. E’ una modalità di digiuno molto efficace che tiene a freno la nostra gola e garantisce la disciplina. Trattandosi di liquidi, si ha una grande varietà di opzioni e di combinazioni possibili, che mantengono bene alimentati e in forma senza interrompere il digiuno. Si raccomanda di bere tè, caldo, con un poco di zucchero o miele, il tè nutre e mantiene caldo lo stomaco: cosa importante. Chi non può fare uso di zucchero o miele può usare dolcificanti o prendere la bevanda pura: così facendo si priverà del glucosio, che è un alimento, ma conserverà i vantaggi del tè, e del calore. Preferendolo si può bere freddo o gelato, specialmente d’estate.

Aranciata, limonata e succhi di frutta sono pure indicati per questo giorno. Lo stesso dicasi per i succhi di legumi, di carote, barbabietole e verdure in genere. Occorre però stare attenti di bere solo il succo e non la polpa. Combinando frutta, legumi e verdure le possibilità di una buona alimentazione aumentano di molto. I vari succhi, addolciti con zucchero, miele o dolcificanti. oppure bevuti assoluti, sono sempre nutrienti e lasciano leggeri e meglio disposti alla preghiera e alle altre attività intellettuali o fisiche. Altra opzione possibile. per questo tipo di digiuno, è, l’acqua di cocco, alimento completo che contiene tutti gli elementi per mantenere il fisico idratato e nutrito. Si può far ricorso ad una bevanda “casalinga”, che soddisfa molto bene le nostre necessità alimentari. Un bicchiere di acqua, con un cucchiaio di zucchero ed un pizzico di sale è, un’ottima bevanda. Possiamo superare senza problemi un giorno intero ingerendo soltanto questa mistura.

Vi è, chi passa l’intera giornata bevendo soltanto acqua: in questo caso si tratta di un digiuno totale che è possibile soprattutto a chi ha avuto modo di allenarsi in questo. Ci si può arrivare gradatamente con l’assunzione di soli liquidi fino ad arrivare al digiuno totale: succhi, tè, acqua di cocco, bibita casalinga e, infine, soltanto acqua. Niente impedisce di cominciare dal digiuno a pane e acqua. La persona allenata smette a poco a poco di mangiare riuscendo così ad arrivare al digiuno solo di acqua. Si tratta di acquisire allenamento e disciplina: e qui sta l’essenza del digiuno. Oltre a tè, succhi, acqua di cocco e bibite fatte in casa, si possono prendere in considerazione anche i brodi. Questi alimenti, in genere, si consumano caldi e, per di più. contengono sale, cosa altamente raccomandabile.

Occorre fare attenzione, però, che dicendo brodi, non mi riferisco a zuppe e a minestre, sebbene si possono consumare anche brodi di carne. L’importante è, che si consumi solo il liquido che, oltre tutto, ha il vantaggio di essere caldo, nutriente e di contenere sale.

La cosa importante è, che questi tipi di digiuno lasciano il corpo leggero, ben idratato e lasciano riposare l’apparato digerente. La testa è rischiarata, la mente è aperta e ben disposta alle attività spirituali. Non soltanto alla preghiera e alla contemplazione; ma è anche più ricettiva allo studio, alla riflessione, alla lettura, agli scritti, ai calcoli, ai progetti, alle attività creative musicali e poetiche. Tutte le attività, nei campi in cui si vuole ottenere un miglioramento, sono favorite dal digiuno.

Il digiuno totale

In questo tipo di digiuno non si prende nulla: si beve solo acqua. E’ fondamentale mettersi in testa che non ci si sta sottoponendo ad un test di resistenza. Non abbiamo bisogno di provare niente a nessuno: né a noi stessi, né al Signore. L’obiettivo del digiuno è l’incontro con Dio, è il favorire la preghiera, è il darsi una disciplina.  Come abbiamo detto sopra, il nostro organismo ha bisogno di acqua, di essere ben idratato, per agire e reagire nel campo spirituale. E poiché il digiuno è destinato ai “soldati” che, “combattono per Dio” nella dimensione spirituale, occorre bere acqua diverse volte al giorno quando si fa quello totale. Riguardo all’ora di porre fine al digiuno, soprattutto a quello totale si può terminarlo alle 4 del pomeriggio oppure prolungarlo sino alle 8 della sera. L’importante è essere nutriti ed agire con buon senso.

Un errore molto comune che le persone commettono è di fare un giorno di digiuno saltando la colazione del mattino. Così facendo si comincia a digiunare partendo dall’ultimo pasto fatto la sera prima e non dalla mattina ed è una cosa che lascia la persona indisposta per il resto del giorno, la rende irritabile e sempre pronta a perdere la pazienza e questo è, totalmente in opposizione a quanto si spera di raggiungere. E’ come se non bastasse, tutti questi inconvenienti e il mal di testa impediscono alla persona di realizzare bene le sue attività spirituali specialmente la preghiera, opponendosi allo scopo stesso del digiuno.

E perché succede tutto ciò? Perché, gli acidi dello stomaco diventano molto attivi quando la persona fa trascorrere diverse ore senza alimentarsi, particolarmente dopo una notte di riposo. E’ bene che si faccia regolarmente la colazione della mattina, come si fa tutti i giorni, e, a partire da lì, iniziare il digiuno. Facendo così si evitano l’iperattività dei succhi gastrici, il dolore di testa, l’irritabilità e ogni indisposizione. Se si è abituati a non mangiare nulla al mattino, oppure si decide di non volerlo fare, occorre, almeno bere qualcosa, preferibilmente qualcosa di caldo. Questo farà bene all’apparato digerente preparandolo al giorno di digiuno. Ma se non si vuole fare un intero giorno di digiuno e si preferisce cominciare nel pomeriggio, allora è bene bere ugualmente un buon bicchiere di acqua lievemente intiepidita. Questo favorisce l’attività dell’apparato digerente evitando che soffra per le indisposizioni su menzionate.

Durante il cammino quaresimale si raccomanda la pratica del digiuno, ma quali radici ha l’usanza e che senso ha digiunare?

Il digiuno ha una radice biblica. Anche in Atti 27,9 è ricordato il giorno del digiuno. Per gli Ebrei era questo il giorno dell’Espiazione (Yom Kippur), che si celebra nel mese di Tishri, settimo mese del calendario lunare, che cade dopo l’equinozio d’autunno, quindi tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre. Il digiuno rappresenta una pratica tradizionale sia nell’ebraismo che nell’islam, dove viene praticato per tutto il mese di Ramadan, nono mese del calendario lunare.  Nel Libro di Tobia (cfr. 12,8) leggiamo: «Buona cosa è la preghiera con il digiuno e l’elemosina con la giustizia». Ogni gesto o atto esteriore deve essere accompagnato da un cambiamento interiore. Questo cammino di conversione dell’uomo (metanoía) è sotto il segno della giustizia e della misericordia (cfr. Os 6,6).

In origine il digiuno era legato ai riti funebri, alla penitenza, per ottenere l’aiuto divino e per evitare calamità. Pensiamo al Libro di Giona (cfr. 3,7), con la penitenza collettiva di Ninive che scongiura il castigo divino. Anzi, per ordine del re anche gli animali partecipano al digiuno penitenziale, con un’immagine che resta vivida: «Uomini e animali, grandi e piccoli, non gustino nulla, non pascolino, non bevano acqua». Tradizionalmente il digiuno comportava l’astinenza da cibi, bevande e anche il divieto di lavarsi e profumarsi. E’ chiaro che oggi, nella società dei consumi, il digiuno del cibo può sembrare una pratica alla moda, come una dieta. Le forme di digiuno del nostro tempo possono, quindi, essere diverse.

Un esempio tipico è il digiuno televisivo, finalizzato però a recuperare il dialogo in famiglia, a scrivere una lettera a un amico lontano, a visitare una persona cara, un anziano. Il digiuno, quale che sia la forma scelta, non deve essere una rinuncia fine a se stessa, una sorta di allenamento spirituale, un training dell’anima, ma deve servire a realizzare qualcosa di costruttivo. Ecco perché il digiuno dal cibo serve a finanziare una piccola o grande opera di carità, accantonando il denaro risparmiato, come suggerivano anche i testi più antichi della tradizione cristiana.

Altre forme di digiuno consigliate agli uomini e donne del nostro tempo possono essere il buon uso del denaro, evitare sprechi, rinunciare a cose inutili come sigarette, alcool, dolciumi oppure all’uso inutile dell’automobile, e cosi via, secondo la sensibilità e il buon senso di ciascuno per migliorare il nostro rapporto con gli altri e con il mondo che ci circonda